La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




lunedì 30 luglio 2012

Fiori d'arancio


LA VITA IN DUE

Grazie, Signore
perchè ci hai dato l'amore
capace di cambiare la sostanza delle cose.

Quando un uomo ed una donna
diventano uno nel matrimonio
non appaiono più come creature terrestri
ma sono l'immagine stessa di Dio.
Così uniti non hanno paura di niente.
Con la concordia, l'amore e la pace
l'uomo e la donna sono padroni
di tutte le bellezze del mondo.
Possono essere tranquilli,
protetti dal bene che si vogliono
secondo quanto Dio ha stabilito.

Sabato scorso ho partecipato al matrimonio di un amico e collega. Nel foglietto della Messa ho trovato questa riflessione. Nella sua semplicità mi è apparsa capace di trasmettere una verità che sarebbe opportuno meditare. Specialmente ai nostri giorni nei quali la famiglia formata da un uomo ed una donna viene disprezzata o relegata tra diverse altre possibilità di unioni, cioè tra persone dello stesso sesso. Mai come oggi l'ideologia relativista sta seminando confusione con lo scopo di sovvertire l'ordine naturale delle cose. L'aborto, il divorzio, le convivenze more uxorio, non sono altro che il doloroso epilogo di un lungo percorso della società che crede di poter vivere seguendo il proprio istinto e le proprie voglie, e che, credendo di aver raggiunto la vera libertà e i veri diritti umani, ha perso ogni buonsenso. Affrancarsi da Dio e dalle sue leggi porterà l'essere umano nell'abisso della perdizione, nella bestialità più brutale, nella volgarità, nella totale dimenticanza della vita dello spirito che invece genera bellezza ed armonia. Lontano da Dio l'uomo si abbruttisce e perde il senso della vita, della libertà, del dolore, della morte, dell'amore, del ripspetto, della dignità. Tutto si offusca in preda alle passioni insane. Tutto diventa possibile, lecito, permesso: la pornografia, la pedofilia, l'aborto, l'eutanasia, l'eugenetica, gli incontri intimi contro natura, le ruberie, gli omicidi, le truffe e ogni sorta di disonestà contro le leggi di Dio e degli uomini.      

venerdì 27 luglio 2012

La cella ed il dente di leone

Ho tra le mani un libro di Fabrice Hadjadj che non finisce mai di stupirmi. Lo leggo e lo rileggo ed ogni volta mi colpisce qualcosa di nuovo, mi sprona a riflettere sulla bellezza e l'importanza della terra, come materia concreta e tangibile in cui siamo immersi, per guadagnarci il Cielo.  In un capitolo l'autore scrive della necessità di comprendere ed amare la terra, di lavorarla sia con l'intelletto che con le mani, che entrambe le attività, l'intellettuale e la manuale, sono estremamente importanti per la sopravvivenza degli esseri umani e degli esseri viventi in generale e che l'una non esclude l'altra, anzi sono entrambe embricate in un'unità che permette all'essere umano di esprimere al meglio le sue potenzialità. Non è il tipo di lavoro che distingue un uomo dall'altro ma l'amore e la meraviglia che si sa sprigionare nell'usare le mani o l'intelletto. Quindi anche il luogo diventa secondario alla capacità di stupirsi, di saper trarre bellezza e di sapersi porre le giuste domande e darsi le giuste risposte (non come Cartesio che dalla sua stanzetta -Stube- riscaldata e tranquilla, al riparo dal freddo e dal gelo, mette in dubbio anche l'esistenza del mondo esterno!) A proposito di ciò e, pensando alla vita nascosta ma fruttuosa dei monaci, scrive: "....quando guardiamo attentamente il dente di leone siamo sorpresi di vedere che le sue radici traggono ultimamente la loro linfa dal Cielo. Si tratta sempre per noi di un distacco, che non consiste nel levitare sull'erba, ma nell'osservarlo fino a risalire alla sua Causa prima. E' bene, per far questo, raccogliersi in una cella monastica. Ma la cella di Tommaso non è la 'Stube' di Cartesio. Al suo interno il domenicano non si smarrisce nell'iperbole di un dubbio che la mano contraddice nella misura in cui lo mette per iscritto. Egli porta con sè nella cella la certezza della terra, la meraviglia di fronte alla sua consistenza, le luci della baia di Napoli e i pendii del Vesuvio."  

Fabrice Hadjadj - La terra strada del Cielo - Lindau

mercoledì 25 luglio 2012

Il vero linguaggio dell'arte


(frammento superstite della prima redazione della celeberrima 'Madonna della Perla' di Raffaello, oggi conservata al museo del Prado di Madrid)

"Non occorre che spieghiamo a voi — che lo sentite in voi stessi, spesso come nobile tormento — uno dei caratteri essenziali dell'arte, il quale consiste in una certa intrinseca « affinità » dell'arte con la religione, che fa gli artisti in qualche modo interpreti delle infinite perfezioni di Dio, e particolarmente della sua bellezza ed armonia. La funzione di ogni arte sta infatti nell'infrangere il recinto angusto e angoscioso del finito, in cui l'uomo è immerso, finchè vive quaggiù, e nell'aprire come una finestra al suo spirito anelante verso l'infinito.
Da ciò consegue che ogni sforzo — vano, in verità — inteso a negare e sopprimere qualsiasi rapporto fra religione ed arte, risulterebbe menomazione dell'arte stessa, poichè qualsiasi bellezza artistica che si voglia cogliere nel mondo, nella natura, nell'uomo, per esprimerla in suoni, in colori, in giuoco di masse, non può prescindere da Dio, dal momento che quanto esiste è legato a Lui con rapporti essenziali. Con quanto maggior chiarezza l'arte rispecchia l'infinito, il divino, con tanta maggior probabilità di felice successo essa s'innalza all'ideale e alla verità artistica. Perciò quanto più l'artista vive la religione, tanto meglio è preparato a parlare il linguaggio dell'arte, ad intenderne le armonie, a comunicarne i fremiti.
Naturalmente siamo ben lontani dal pensare che, per essere interpreti di Dio nel senso ora esposto, si debbano trattare esplicitamente soggetti religiosi; d'altra parte, non si può contestare il fatto che forse mai come in essi l'arte ha raggiunto i suoi più alti fastigi.In tal guisa i sommi Maestri dell'arte cristiana divennero interpreti oltre che della bellezza, anche della bontà di Dio Rivelatore e Redentore. Meraviglioso ricambio di servigi tra il Cristianesimo e l'arte. Coronate, diletti figli, i vostri ideali di arte con gl'ideali religiosi, che quelli rinvigoriscono ed integrano. L'artista è di per sè un privilegiato fra gli uomini; ma l'artista cristiano è, in un certo senso, un eletto, perché è proprio degli Eletti contemplare, godere ed esprimere le perfezioni di Dio.
Cercate Dio quaggiù nella natura e nell'uomo, ma innanzi tutto dentro di voi; non tentate vanamente di dare l'umano senza il divino, nè la natura senza il Creatore; armonizzate invece il finito con l'infinito, il temporale con l'eterno, l'uomo con Dio, e voi darete così la verità dell'arte, la vera arte."
DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AGLI ESPOSITORI DELLA VI QUADRIENNALE DI ROMA
Martedì, 8 aprile 1952
tutto il discorso si trova qui



martedì 24 luglio 2012

Surprised by joy


"Non trovo mai una tazza di tè abbastanza grande o un libro abbastanza lungo da soddisfarmi" (Clive Staples Lewis).

Clive Staples Lewis nasce il 29 novembre del 1898 a Belfast (Irlanda), da Albert James Lewis e Flora Augusta Hamilton. All'età di sei anni Lewis trasloca con la sua famiglia a Strandtowm ed è lì che nel 1908 muore la madre.  All'età di 15 anni Lewis prende un'importante decisione: quella di abbandonare la fede cristiana. I motivi si possono leggere nella sua autobiografia Sorpreso dalla gioia. Nel 1916 a 18 anni, Lewis vince una borsa di studio per lo University College di Oxford. Viene tuttavia richiamato subito alle armi nel 1917. Schierato in prima linea viene ferito nella battaglia di Arras e comincia a soffrire di depressione. Congedato nel dicembre del 1918 può ritornare ai suoi studi all'Università di Oxford. Nel 1920 Lewis riceve il First in Honour Moderations (Letteratura greca e latina), nel 1922 il First in Greats (Filosofia e storia antica) e nel 1923 il First in English. Comincia così una carriera accademica che lo porterà ad ottenere l'incarico di docente temporaneo di Lingua e Letteratura Inglese presso l'University College di Oxford, dove insegna fino al 1954. Qui incontra J.R.R. Tolkien e, dopo la primitiva antipatia, i due diventano amici, passando molto tempo assieme a discorrere dei loro argomenti preferiti: Asgard e i miti nordici. Discutono molto anche di religione e Tolkien, cattolico, contribuisce, assieme adHugo Dyson, al radicale cambiamento di Lewis che tra il 1929 e il 1931 decide di convertirsi al cristianesimo aderendo alla chiesa anglicana, che definirà "una via media tra cattolicesimo e protestantesimo". Nel 1950, riceve la prima lettera di Helen Joy Davidman-Gresham, un'americana appassionata delle sue opere. Con lei inizia subito un lungo rapporto epistolare finchè, nel 1952, Lewis incontra personalmente la donna ed inizia a frequentarla. Nel 1956 si unisce a lei con un matrimonio civile (ufficialmente solo per garantirle la cittadinanza inglese) e nel 1957 celebra anche le nozze religiose secondo il rito anglicano. Joy però si ammala di tumore alle ossa e muore nel 1960. L'incontro di Lewis con Joy è anche la trama di un film Viaggio in Inghilterra (uno dei miei preferiti). Il racconto dell'esperienza della morte della moglie e dei momenti successivi è affidato alle pagine di Diario di un dolore  pubblicato nel 1960 con lo pseudonimo di N. W.Clerk.
Lewis ha scritto moltissime opere ma è ricordato principalmente per 'Le cronache di Narnia'
Clive Staples Lewis muore il 22 novembre del 1963 in seguito all'aggravarsi di problemi cardiaci e nello stesso giorno in cui viene assassinato il Presidente degli USA J.F.Kennedy. E' sepolto nel cimitero di Headington Quarry Churchyard a Oxford.


Accostando la figura di C.S. Lewis non possiamo non rimanere stupiti dalla poliedricità della sua personalità e dalla vastità dei suoi interessi: professore di letteratura medievale e rinascimentale, conferenziere popolarissimo, appassionato di letteratura fantastica e fantascientifica, critico letterario, grande difensore della fede cristiana. La compagnia degli "Inklings" (Imbrattacarte), di cui facevano parte anche Tolkien, Williams, Barfield, valorizzò la sua vena brillante, ironica ma anche gagliardamente combattiva. Riscoprire Lewis non potrà che essere di aiuto a quanti desiderano imparare da grandi maestri. (tratto da cultura cattolica)

lunedì 23 luglio 2012

Le quindici orazioni di santa Brigida

Santa Brigida di Svezia, la cui memoria liturgica cade oggi(su mittite rete una breve biografia), ricevette da Cristo Gesù una lunga serie di rivelazioni mistiche. Tali rivelazioni le giungevano in uno stato di estasi e, dopo essere ritornata in sè, procurava di trascriverle personalmente o sotto dettatura venivano trascritte dal suo confessore in svedese e poi tradotte in latino. Cristo l'aveva scelta quale strumento per cercare di ristabilire la pace tra Francia ed Inghilterra, per avviare un processo di conversione presso la corte del Re Magnus e tra i cristiani del suo tempo e per preparare il ritorno del Santo Padre da Avignone a Roma ( impresa che santa Caterina da Siena porterà a compimento). Santa Brigida ebbe una vita mistica intensa, il Signore la fece oggetto delle sue grazie e benedizioni avendo molti colloqui con lei in cui si mostrava in tutto il suo splendore o piagato e martoriato. In una di queste visioni, essendo Brigida, desiderosa di sapere il numero dei colpi che Gesù aveva ricevuto durante la sua Passione, il Signore stesso le dice: "Figlia mia ho ricevuto sul mio corpo 5480 colpi. Se tu vorrai onorarli, dirai ogni giorno 15 Pater e 15 Ave Maria con le orazioni che ti do, durante un anno intero. Trascorso il quale tu avrai salutato ognuna delle mie Piaghe".
E aggiunse: "Chiunque dirà queste orazioni, per un anno intero, avrà questi benefici:
  1. Libererò da purgatorio 15 anime della sua stirpe.
  2. 15 giusti della sua stirpe saranno confermati e conservati in grazia.
  3. 15 peccatori della sua stirpe si convertiranno.
  4. La persona che le reciterà avrà il mio primo grado di perfezione.
  5. 15 giorni prima di morire riceverà il mio Prezioso Corpo.
  6. 15 giorni prima di morire avrà un'amara contrizione di tutti i suoi peccati e una perfetta conoscenza di essi.
  7. Metterò il segno della mia croce vittoriosa davanti a lei per soccorrerla.
  8. Prima della sua morte io verrò a lei con la mia amatissima e dilettissima Madre.
  9. Riceverò benignamente la sua anima e la condurrò alle gioie eterne.
  10. Conducendola fino là le darò da bere alla fonte della mia Deità.
  11. Perdonerò tutti i peccati a chiunque è vissuto per 30 anni in peccato mortale.
  12. Lo difenderò dalle tentazioni.
  13. Gli conserverò i suoi cinque sensi.
  14. Lo preserverò dalla morte improvvisa.
  15. Salverò la sua anima dalle pene eterne.
  16. La persona otterrà tutto quello che domanderà a Dio e alla Vergine Maria.
  17. E, se è vissuto sempre secondo la sua Volontà e se è dovuto morire l'indomani, la sua vita si prolungherà.
  18. Tutte le volte che reciterà queste orazioni guadagnerà indulgenze.
  19. Sarà sicura di essere aggiunta al coro degli Angeli.
  20. Chi insegnerà queste orazioni ad un altro avrà gioia e merito senza fine.
  21. Dove sono e saranno dette queste orazioni Dio è presente con la sua Grazia.
Le 'quindici orazioni' di santa Brigida si trovano qui e le considerazioni sulle stesse  qui   nel bel sito dei Padri Gesuiti della Chiesa del Gesù Nuovo (Napoli) dove è sepolto san Giuseppe Moscati.  



martedì 17 luglio 2012

L'allegra brigata


Mia sorella e famiglia nei giorni scorsi sono stati da me. I miei nipotini li conoscete già (altrimenti andate qui): Valerio (alias Lollo) a sinistra, Gioele (alias Lele) al centro e Flavio (alias Vavo non più Iaio)a destra. Ora, tutti insieme, si stanno godendo il mare della Sicilia!

domenica 15 luglio 2012

Un giorno felice


Un giorno davvero felice: l'anniversario della mia laurea.
Ricordo ancora l'emozione e la tensione di quel 15 luglio che svanirono in questo sorriso, dopo aver presentato la mia voluminosa tesi, risposto alle domande dei professori e visto la loro soddisfazione! Un 110 e lode, credo, meritato!
Oggi la Santa Chiesa ricorda san Bonaventura da Bagnoregio, un santo che mi è particolarmente caro e che ho descritto nel mio blog mittite rete

giovedì 12 luglio 2012

Labora

la Santa Regola di san Benedetto, attinge dalla Sacra Scrittura le sue linee guida. Ogni pagina è intrisa delle Sante Parole che sono vergate nel Libro della Vita.  Egli evidenzia in queste pagine d'oro lo scopo ed il senso della vita di ogni uomo che animato da buona volontà ascolta l'anelito più profondo della sua anima: la ricerca di Dio. La Sacra Scrittura insegna che Egli si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero, da chi si mette nella giusta disposizione per ascoltare ogni palpito, ogni sussurro che soffia dal Cielo. Il Signore si fa trovare nel silenzio, nel nascondimento, nella pace, nella serenità, nella gioia, ma anche negli affanni e nel più grande dolore. Egli si fa trovare nella preghiera ed anche nella fatica di ogni giorno. 'Labora', dice il Padre Benedetto, 'labora' così come preghi. Come il corpo è unito all'anima così il lavoro è unito alla preghiera.
"Prega e lavora, ossia contempla e fatica. Fatica con l'anima e contempla con le mani. Muta la tua spada in vomere, traccia ogni solco come se fosse una preghiera, canta ogni versetto come se fosse un seme, e scava, scava nel profondo di ogni cosa, fino a giungere a Dio" (F.Hadjadj - La terra strada del cielo Ed. Lindau).
Il Papa Giovanni Paolo II nell'enciclica 'LABOREM EXERCENS' scrive: "Dato che il lavoro, nella sua dimensione soggettiva, è sempre un'azione personale, actus personae, ne segue che ad esso partecipa l'uomo intero, il corpo e lo spirito, indipendentemente dal fatto che sia un lavoro manuale o intellettuale" (LE,5), e San Benedetto ordina che il lavoro sia manuale ed anche intellettuale soprattutto per combattere l'ozio e le cattive inclinazioni. Il Papa ancora nella LE parla di 'spiritualità del lavoro' in completa sintonia con san Benedetto.
Il lavoro onesto dell'uomo è partecipazione alla Creazione, è opera di arricchimento e di trasformazione dell'intero universo, un servizio d'amore, di collaborazione e di generosità reso alla magnificenza di Dio. Scrive Nicola Fedorov:"Il Cristo è venuto sulla terra per chiamare ogni uomo a collaborare con Lui in pieno all'opera della salvezza del mondo e di tutti gli uomini".
Il lavoro dell'uomo si inserisce nel grande, mistico progetto di Dio non soltanto della Creazione ma anche della salvezza del mondo. Il lavoro, inoltre rende l'uomo unito a Cristo che ha sofferto e patito nella Passione per la salvezza di ogni uomo. "Sopportando la fatica del dolore in unione con Cristo crocifisso per noi, l'uomo collabora in qualche modo col Figlio di Dio alla redenzione dell'umanità"(Walther Ruspi).
Ogni nostra fatica, ogni goccia di sudore, è lavoro che acquisisce rilievo a partire dal contesto dell'umiltà e del servizio, ad imitazione di Cristo che fino all'età di trent'anni è vissuto nel nascondimento e nel silenzio fruttuosi, tra le mura sante di una piccola casa e di una falegnameria.
 qui un passo della 'Laborem Exercens'  

venerdì 6 luglio 2012

Ora

La preghiera del cristiano è accogliere il Respiro di Dio dentro la nostra anima e nella nostra vita. Nella preghiera è il Signore stesso che ci chiama a vivere e condividere un momento con Lui. Ci chiama per far si che Egli ci possa amare, per lasciarci abbracciare e farci chiamare per nome. Nella preghiera la nostra anima spande il suo profumo, si schiude, come fiore profumato, nelle Mani del Signore. Nella preghiera mostriamo il lato più bello e profondo di noi stessi, diventiamo bellissimi e luminosi agli occhi del nostro Amato, che ci ascolta con grande tenerezza di Padre e di Sposo. Nella preghiera ogni nostra paura, sgomento, difficoltà, alienazione, viene bruciata nel grande Cuore di Dio. Nella preghiera entriamo in intimità con il Mistero, siamo immersi nel Mistero della Vita e dell'Eternità. Nella preghiera il Signore ci dona le Sue Parole, ci dona il Suo Unico Figlio, come una rinnovata incarnazione che germina nel nostro grembo di figli. Nella preghiera siamo capaci di perdono. Nella preghiera siamo capaci di introspezione. Nella preghiera siamo capaci di amore. Nella preghiera acquistiamo occhi che sanno guardare, orecchi che sanno ascoltare, bocca che sa parlare. Nella preghiera acquistiamo senso, valore e dignità. Nella preghiera diventiamo figli, sposi, madri e padri autentici......
La preghiera è il respiro della nostra anima e per questo non è fatta soltanto di parole e di richieste. Essa è anche contemplazione, ringraziamento, supplica e canto.
La Chiesa prega con la 'Liturgia delle Ore' ed anche la tradizione monastica vede nell''ufficio divino' la prerogativa primaria ed essenziale della vita del monaco.
L'Ufficio Divino, con la recita dei salmi, non è un semplice adempimento del dovere, ma è 'Opus Dei', opera che proviene da Dio stesso, è Dio che canta attraverso l'uomo (dom Gérard Calvet, OSB), è realizzare il progetto dell'intera Creazione nell'uomo che segue i ritmi della natura e delle stagioni. E' opera di bellezza, poema Divino di vita e di amore. La liturgia della Chiesa è il più vasto, il più grandioso, il più vivo dei poemi. La poesia è ovunque nella Liturgia, essa ci dona un anticipo della gioia del Cielo. (dom Prosper Guéranger, OSB).
La preghiera è mistero perchè è il Signore stesso che ci parla e ci ascolta....
Anche agli 'oblati benedettini' viene richiesta la recita dell''ufficio divino', secondo possibilità, per essere uniti al proprio Monastero in ogni aspetto della vita sia contemplativa che attiva.

giovedì 5 luglio 2012

Obsculta

Obsculta, o fili..... è l'inizio del prologo della Sancta Regula di san Benedetto. Ascolta, ascolta o figlio gli insegnamenti... La Regola pone il primo accento sull'ascolto: della Parola di Dio, scritta nelle Sacre Scritture e nelle righe del Tempo, della Storia e dell'intera Creazione. La Parola del Signore è infinita, affonda le sue radici nel non-tempo, dalla creazione del mondo e si protende nel futuro eterno delle cose create. Il Signore ha parlato tante volte ed in diversi modi fuori e dentro il Tempo, ma in Gesù Cristo, Verbo incarnato ha pronunciato la Sua Parola più concreta, più percepibile più grandiosa! Ascoltare la Parola, significa leggere tra le righe e le pieghe della concretezza la Voce di Colui che ci ascolta, ci parla, ci ama e ci chiama. Ascoltare significa lasciarsi rapire, penetrare dal bagliore della Luce Divina, lasciarsi riempire, nutrire, plasmare, rinnovare, abitare. Significa stupirsi, meravigliarsi come un bambino, di fronte alle bellezze del mondo, di fronte ad un sorriso, ad un abbraccio, ad una parola di conforto, ad un elogio, ad un bacio, ad un consiglio, ad un invito, ad un regalo. Significa essere consapevoli che le nostre parole saranno ascoltate e si fonderanno con la Parola. Ascoltare è avere fiducia, è affidamento, è bisogno di vuoto, di santità, di umiltà, di contemplazione.
Scrive l'Abbadessa Anna Maria Canopi: "Non si tratta di ricorrere alla Sacra Scrittura per farsi dire la Parola quasi sia una parola magica (..) sarebbe strumentalizzarla e fraintenderla. Occorre dimorare nella Parola, respirare in essa, sostanziarsi di essa in modo da esprimerla fedelmente, darle un volto concreto: Cristo, divenuto la realtà della nostra vita. Allora con l'Apostolo, potremo dire:'Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me'.
(PRIMA PARTE QUI)

Per approfondire il tema sulla Parola andate qui dove ho già scritto più volte. Oppure qui.

QUI HO GIA' TRATTATO IL TEMA DELLA MIA OBLAZIONE BENEDETTINA

martedì 3 luglio 2012

Obsculta, ora et labora

In queste tre piccole esortazioni si può racchiudere il segreto di una vita intessuta nell'amore e nella laboriosità feconda. San Benedetto scrive la 'Sancta Regula' negli anni della maturità, preoccupandosi di donare ai suoi figli, che avevano scelto la via del nascondimento e del dono totale di sè a Dio, una guida sicura e certa, un 'recto cursu' per giungere alla 'celsitudinem perfectionis'. La Regola di san Benedetto ha come modello immediato la Regula Magistri, un testo ignoto dal quale egli attinge tutto ciò che ritiene conveniente a rendere completo e chiaro il suo pensiero. Benedetto, nel redigere la sua Regola, non ebbe l'intenzione di scrivere un'opera originale a tutti i costi, quanto di ottenere lo scopo di dar prova di una certa serietà di vita, o di aver almeno mosso i primi passi sulla via della conversione (Cap. 73,1)(Regulam autem hanc desripsimus, ut hanc observantes in monasterii aliquatenus vel honestatem morum aut initium conversationis nos demonstremus habere). Benedetto definisce la Regola minima e scritta per principianti, ma assicura che la sua messa in pratica porterà con la protezione di Dio, a conoscere le sublimi altezze della sapienza e della virtù. (Cap 73,9) (...doctrinae virtutumque culmina, Deo protegente, pervenies). Sono consigli ed insegnamenti semplici ma profondi e seri che attingono dalla ricchezza della Sacra Scrittura e dagli insegnamenti dei Padri della Chiesa e dell'intera tradizione della Santa Chiesa. La Sancta Regula, per questo motivo, è molto attuale, nonostante abbia quasi 1500 anni di storia. Sulle sue fondamenta sono sorti i Monasteri di tutta Europa ed alle sue parole hanno attinto milioni di monaci alla ricerca di Dio, nel nascondimento, nel silenzio, nell'ascolto, nella preghiera e nel lavoro. Essa ai tempi nostri risulta essere ancora faro luminoso, guida sicura per chi è alla ricerca di Dio e della via perfetta, nella vita di ogni giorno. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II ebbe a dire a proposito della Regola: 'A quel piccolo augusto libro dobbiamo rifarci, e da esso ripartire per la ricostruzione morale e religiosa che urgentemente ci sollecita, e di cui con ogni cura siamo debitori verso il mondo'.

(CONTINUA QUI)


lunedì 2 luglio 2012

Le Furie Rosse vincono ancora!


Meritatissima vittoria quella delle Furie Rosse! Mi dispiace per gli Azzurri, ma perdere con la Spagna è molto meglio che con qualunque altra squadra! E gli Azzurri di ieri sera cosa avrebbero dovuto fare se non perdere? Ho visto una squadra, sfortunata, spenta, intimidita, intimorita, imprecisa, lenta, inconcludente, senza nerbo, carattere, forza, incisività e volontà. Per non parlare delle scelte sbagliate ed incaute di Prandelli (dall'inizio alla fine di questo campionato). I risentimenti fisici di Cassano, Chiellini, avrebbero dovuto orientarlo già all'inizio su scelte diverse. Per non parlare di Balotelli, un bambino viziato ed immaturo che si è montato la testa e crede di essere un grande campione! Forse, un giorno, lo diventerà ma ancora ha tanta strada da percorrere ed esercitarsi soprattutto nella virtù dell'umiltà.
Le Furie Rosse hanno meritato di vincere! Ho visto tanta bravura, grinta, determinazione, classe, spettacolo. Il più bravo? Iker Casillas: presente nel posto giusto al momento giusto, sempre!
Una squadra così non può che vincere.
Agli Azzurri auguro di rialzarsi presto e di cercarsi un nuovo allenatore! Un allenatore di talento, e che, soprattutto, non lasci a casa e mortifichi i veri campioni.......