La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




venerdì 27 luglio 2012

La cella ed il dente di leone

Ho tra le mani un libro di Fabrice Hadjadj che non finisce mai di stupirmi. Lo leggo e lo rileggo ed ogni volta mi colpisce qualcosa di nuovo, mi sprona a riflettere sulla bellezza e l'importanza della terra, come materia concreta e tangibile in cui siamo immersi, per guadagnarci il Cielo.  In un capitolo l'autore scrive della necessità di comprendere ed amare la terra, di lavorarla sia con l'intelletto che con le mani, che entrambe le attività, l'intellettuale e la manuale, sono estremamente importanti per la sopravvivenza degli esseri umani e degli esseri viventi in generale e che l'una non esclude l'altra, anzi sono entrambe embricate in un'unità che permette all'essere umano di esprimere al meglio le sue potenzialità. Non è il tipo di lavoro che distingue un uomo dall'altro ma l'amore e la meraviglia che si sa sprigionare nell'usare le mani o l'intelletto. Quindi anche il luogo diventa secondario alla capacità di stupirsi, di saper trarre bellezza e di sapersi porre le giuste domande e darsi le giuste risposte (non come Cartesio che dalla sua stanzetta -Stube- riscaldata e tranquilla, al riparo dal freddo e dal gelo, mette in dubbio anche l'esistenza del mondo esterno!) A proposito di ciò e, pensando alla vita nascosta ma fruttuosa dei monaci, scrive: "....quando guardiamo attentamente il dente di leone siamo sorpresi di vedere che le sue radici traggono ultimamente la loro linfa dal Cielo. Si tratta sempre per noi di un distacco, che non consiste nel levitare sull'erba, ma nell'osservarlo fino a risalire alla sua Causa prima. E' bene, per far questo, raccogliersi in una cella monastica. Ma la cella di Tommaso non è la 'Stube' di Cartesio. Al suo interno il domenicano non si smarrisce nell'iperbole di un dubbio che la mano contraddice nella misura in cui lo mette per iscritto. Egli porta con sè nella cella la certezza della terra, la meraviglia di fronte alla sua consistenza, le luci della baia di Napoli e i pendii del Vesuvio."  

Fabrice Hadjadj - La terra strada del Cielo - Lindau

4 commenti:

  1. Hai fatto proprio un bel post anche oggi, Martina! Appena avrò sotto mano una citazione sul tema te la copio, perchè a memoria non la ricordo.
    Ma a proposito di bei libri che leggi ... a quando il tuo B&B (BooksandBlog) ?? ;-))

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  2. Martina, tu escrito es interesante y muy bonito. Recibe mi recuerdo y un beso grande.

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  3. Carissima, si parte dalla terra per arrivare al cielo, la terra promessa.
    Grazie. Un abbraccio
    Adriana

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  4. ACQUACLUSTER: Bella l'idea del B&B....come vedi ancora non mi sono decisa....
    Scrivimi pure le citazioni sul tema mi faranno sicuramente piacere.

    AMALIA: mi fa piacere che il mio post ti sia piaciuto. Un abbraccio anche a te.

    ADRIANA: si parte sempre dalla terra! Siamo come gli alberi che hanno le radici ben fissate nella terra e le fronde che danzano verso il cielo. Un abbraccio

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