La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




giovedì 5 luglio 2012

Obsculta

Obsculta, o fili..... è l'inizio del prologo della Sancta Regula di san Benedetto. Ascolta, ascolta o figlio gli insegnamenti... La Regola pone il primo accento sull'ascolto: della Parola di Dio, scritta nelle Sacre Scritture e nelle righe del Tempo, della Storia e dell'intera Creazione. La Parola del Signore è infinita, affonda le sue radici nel non-tempo, dalla creazione del mondo e si protende nel futuro eterno delle cose create. Il Signore ha parlato tante volte ed in diversi modi fuori e dentro il Tempo, ma in Gesù Cristo, Verbo incarnato ha pronunciato la Sua Parola più concreta, più percepibile più grandiosa! Ascoltare la Parola, significa leggere tra le righe e le pieghe della concretezza la Voce di Colui che ci ascolta, ci parla, ci ama e ci chiama. Ascoltare significa lasciarsi rapire, penetrare dal bagliore della Luce Divina, lasciarsi riempire, nutrire, plasmare, rinnovare, abitare. Significa stupirsi, meravigliarsi come un bambino, di fronte alle bellezze del mondo, di fronte ad un sorriso, ad un abbraccio, ad una parola di conforto, ad un elogio, ad un bacio, ad un consiglio, ad un invito, ad un regalo. Significa essere consapevoli che le nostre parole saranno ascoltate e si fonderanno con la Parola. Ascoltare è avere fiducia, è affidamento, è bisogno di vuoto, di santità, di umiltà, di contemplazione.
Scrive l'Abbadessa Anna Maria Canopi: "Non si tratta di ricorrere alla Sacra Scrittura per farsi dire la Parola quasi sia una parola magica (..) sarebbe strumentalizzarla e fraintenderla. Occorre dimorare nella Parola, respirare in essa, sostanziarsi di essa in modo da esprimerla fedelmente, darle un volto concreto: Cristo, divenuto la realtà della nostra vita. Allora con l'Apostolo, potremo dire:'Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me'.
(PRIMA PARTE QUI)

Per approfondire il tema sulla Parola andate qui dove ho già scritto più volte. Oppure qui.

QUI HO GIA' TRATTATO IL TEMA DELLA MIA OBLAZIONE BENEDETTINA

3 commenti:

  1. Martina, has vuelto a escribir un texto muy bonito con el que estoy en todo de acuerdo. Lo malo es que algunos, muchos diría yo, ya escuchamos las palabras de Dios, de Cristo, cuando estamos muy cansados, cuando el peso de la vida, que nos ha pasado por encima, nos ha dejado exhaustos. Entonces es cuando esperamos no palabras, sino hechos, Dios sabe como valerse para ello, que no solo nos reconforten, sino que nos devuelvan nuestra dignidad ante nosotros mismos; y eso no llega, ni llega el descanso definitivo ante un sufrimiento que va más allá de nuestra capacidad de aguante o de sacrificio. En ese caso surge la desesperación, pues sufrimos hasta el deterioro progresivo y constante de nuestro ser, sin salvación ni final.

    Un abbraccio.

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  2. En nuestro paso por la vida, hay momentos difíciles en los que pedimos ayuda a Dios. Yo le he rogado muchas veces en la confianza plena de que iba a atender mi súplica. A veces ha sido así pero, otras, no ha sido posible. Creo que su Palabra nos hace seguir hacia adelante, a pesar de los sufrimientos. Había un poema que decía: "Por tu bondad y tu amor, porque lo mandas y quieres, porque es tuyo mi dolor,bendita sea,Señor, la mano con que me hieres". Un gran beso, Martina.

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  3. JUAN IGNACIO: il Signore sa sempre quello che fa e noi non riusciamo a comprenderLo. Anche davanti alle nostre sofferenze restiamo sgomenti, senza parole, senza forze, ma quello non è il momento giusto per comprendere. E' difficile non farsi delle domande, ma è ancora più difficile abbandonarsi, in ginocchio, a quella sofferenza che è stata permessa dal Signore. L'unica cosa da fare è chiedere a Lui, con tutte le nostre forze, di aiutarci a sopportare, a portare la croce e a non farci cadere mai nella disperazione.
    Un abbraccio

    AMALIA: è vero, a volte il Signore ci accontenta e a volte no e noi non riusciamo a capire. Quindi l'unica cosa da fare è fidarsi di Lui che è nostro Padre e ci ama... Sicuramente Egli conosce tutto meglio di noi! Il poema è un canto di amore e di fiducia al Signore, bellissimo...
    Un abbraccio

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