La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




giovedì 31 ottobre 2013

A proposito di Halloween

Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino
«La festa dei Santi e la commemorazione dei fedeli defunti, tanto care alla tradizione anche familiare del popolo cristiano, da anni sono contaminate da Halloween. Tale festa non ha nulla a che vedere con la visione cristiana della vita e della morte e il fatto che si tenga in prossimità delle feste dei santi e del suffragio ai defunti rischia sul piano educativo di snaturarne il messaggio spirituale, religioso, umano e sociale che questi momenti forti della fede cristiana portano con sé. Halloween fa dello spiritismo e del senso del macabro il suo centro ispiratore».
 
Avv. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita.
"Halloween, in realtà, è tutt’altro che un’innocua festicciola per bambini. Profondamente radicata nel paganesimo e nel satanismo, continua ad essere una pericolosa forma di idolatria demoniaca.
Trae origine da un’antichissima celebrazione celtica diffusa nelle isole britanniche e nel nord della Francia, con cui i pagani adoravano una delle loro divinità, chiamata Samhain, Signore della morte. Era considerata una delle feste più importanti, e dava inizio al capodanno celtico. La notte del 31 ottobre in onore del sanguinario dio della morte, veniva realizzato, sopra un’altura, un enorme falò utilizzando rami di quercia, albero ritenuto sacro, sul quale venivano bruciati sacrifici costituiti da cibo, animali e persino esseri umani.


Di quest’ultima crudele e sanguinaria usanza ne dà testimonianza lo stesso Giulio Cesare nel suo De Bello Gallico (libro VI, 16), così come Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (XXX, 13), in cui parla di «riti mostruosi», e Tacito nei suoi Annales (XIV, 30), che definisce i sacrifici umani praticati dai druidi come «culti barbarici». (...)  per il moderno satanismo, Halloween continua ad essere una festa privilegiata. E’ uno dei quattro sabba delle streghe, delle quattro grandi “solennità” coincidenti con alcune delle principali festività pagane e dell’antica stregoneria. La prima e più importante è, appunto, quella di Halloween, considerata il Capodanno magico".

mercoledì 30 ottobre 2013

Une larme m’a sauvée!

Una lacrima mi ha salvata! E' questa la coinvolgente storia  di Angéle Leiby, raccontata in un libro edito da San Paolo. Angéle è una donna francese di Strasburgo che, il 14 luglio del 2009 in seguito ad una forte emicrania, viene portata in ospedale; di lì a pochissimo le sue condizioni precipitano, non riesce a parlare bene, fa fatica a respirare, diventa cieca, fino ad arrivare al coma. I medici decidono di intubarla e preparano il marito e la figlia al peggio:  Angèle non si risveglierà mai più. Ma questo è solo ciò che si vede. In realtà, Angèle sente tutto, sebbene – come racconta oggi – non riesca a vedere nulla, se non il buio, però riesce a sentire ed a capire tutto ciò che succede intorno a lei in quella stanza d'ospedale. Capisce di essere attaccata ad una macchina e di essere alimentata tramite un sondino, ma soprattutto comprende che i medici la danno per spacciata. Dopo tre giorni di coma in cui il suo corpo subisce continui peggioramenti, il 17 luglio un medico consiglia al marito di iniziare a contattare le pompe funebri.
Angèle sente tutto. Cerca di urlare, ma la sua è una voce muta. Si accorge che il marito le tiene la mano, ma non ha forza per fare alcun cenno. I medici si fanno sempre più insistenti col marito. Ormai la situazione è disperata, “occorre staccare la spina”, ma il marito e la figlia si oppongono e Angèle, cosciente di tutto recita il Padre Nostro. Il 25 luglio, anniversario del suo matrimonio, entra nella sua stanza la figlia Cathy che le rivela di aspettare il terzo figlio e che desidererebbe tanto che la nonna potesse almeno vederlo. È a quel punto che accade l’inaspettato. Dagli occhi di Angèle sgorga una lacrima. Una sola lacrima che consente alla figlia di avvertire i dottori. Poi il movimento di un mignolo. In quel corpo immobile c’è vita! Finalmente i medici compiono studi più approfonditi e fanno diagnosi di sindrome di Bickerstaff una encefalite troncoencefalica che permetterà ad Angèle di ottenere tutte le cure necessarie per guarire completamente dopo un periodo lungo e faticoso. Il 30 gennaio 2010 può tornare finalmente a casa. La vicenda, conclusasi felicemente, mi riporta indietro nel tempo. Penso a Terry Schiavo ed a Eluana Englaro che sono state più sfortunate di Angèle. Loro purtroppo non sono state salvate da nessuna lacrima! E credo che, per la loro salvezza, siano state versate tante lacrime, ma queste sono scivolate via sull'indifferenza dei medici e dei parenti che hanno deciso per la loro morte.  
  

lunedì 28 ottobre 2013

Sto tessendo un'altra tela

 
Si approssima per me un momento di grandi cambiamenti. E' in vista un trasloco in un'altra città. La prossima meta sarà infatti la provincia di Torino. Sto cercando di prepararmi prima di tutto psicologicamente. Ritengo che non sia facile per me, lasciare la cittadina dove ora vivo, la casa, il lavoro, gli amici, le abitudini, tutto insomma, per ricominciare a tessere un'altra tela nel ramo della vita. Questo non è il primo trasloco, non è la prima volta che sradico le mie radici per trapiantarle in altra terra, però ogni volta è come se fosse la prima. Mi sento smarrita tra le pieghe della nuova realtà che immagino molto diversa dall'attualità delle mie giornate. Guardo i nuovi fili sulla nuova tela e mi sembrano talmente fragili, che temo di spezzarli con le mie stesse fragilità. Le novità mi spaventano un po', mi destabilizzano, mi procurano un senso di vuoto, di troppo spazio pieno di niente. Il pensiero di dover ricominciare tutto dall'inizio mi provoca un senso di instabilità, di leggera vertigine che porta con sé nel turbine ogni certezza di mia realtà. Mi sento sull'orlo di un baratro, come chi, dopo affannosa corsa, si ferma, tutto trafelato, sul ciglio di un precipizio, convinto che sarebbe bastato un po' di velocità in più nella corsa e vi sarebbe precipitato senza potervi più risalire. Proprio lì mi coglie la vertigine guardando il vuoto, il buio del vuoto sotto di me. Mi viene in mente Puskin nel suo Evgenij Onegin che dice: "Dove, dove mai siete fuggiti, o giorni dorati della mia primavera? Cosa mi riserva il giorno entrante? Il mio sguardo tenta invano di coglierlo, è celato in una fitta oscurità. Non importa; giusta è la legge del destino. Che io cada trafitto dalla freccia, o che essa mi sorpassi volando, tutto è bene: per la veglia e per il sonno arriverà comunque l'ora prestabilita; sia benedetto il giorno degli affanni, benedetto sia anche l'avvento delle tenebre! Brillerà domattina il raggio dell'aurora e splenderà il chiaro giorno......"
Mi sembra che questo passo sia impregnato di realismo alquanto docile e sereno che riesce a vedere in ogni momento e situazione il respiro  della vita che si dipana giorno dopo giorno. Io vi scorgo la presenza del Signore: solo così posso dire sia benedetta ogni cosa, il giorno, la notte, gli affanni e persino le tenebre! Al di là di ogni mia tensione c'è il 'chiaro giorno' che mi aspetta e che pretende la mia totale fiducia ed il mio completo abbandono. Sono sicura che il mio domattina ci sarà e sicuramente brillerà della luce di Cristo che ordina i miei giorni nella tela della Sua eterna Essenza. Sono sicura che Egli mi accompagnerà nella mia nuova meta e saprà riempire i miei giorni e profumarli di santa novità. A me non resta che accogliere l'avvento delle tenebre per poi gioire e lasciarmi riscaldare dalla luce del nuovo giorno.

mercoledì 23 ottobre 2013

Simili ad una foresta

 "L’animo di un uomo è pieno di voci simili a quelle di una foresta; ci sono diecimila lingue simili a tutte le lingue degli alberi: fantasie, follie, assurdità, paure misteriose e speranze ancora più misteriose".

 (Gilbert K. Chesterton - La serietà non è una virtù)

lunedì 21 ottobre 2013

Un modello da seguire, il beato Carlo d'Asburgo

Oggi la Chiesa ricorda il beato Carlo d'Asburgo,  l'ultimo imperatore cattolico di una dinastia che ha guidato l'Impero Romano d'Occidente per quasi settecento anni, a partire dal capostipite Rodolfo I nel 1273.  Egli è espressione della cristianità occidentale che, dal punto di vista istituzionale termina, purtroppo, con la caduta dell'Impero Austro-Ungarico nel 1918, ponendo le basi della sua completa dissoluzione con l'avvio della prima guerra mondiale. Carlo d'Asburgo svolse un ruolo essenziale nella costruzione e nella difesa dell'identità europea e della cristianità, come ultimo  legittimo erede e strenuo difensore del Sacro Romano Impero, fondato da Carlo Magno e difeso da Carlo V. Oggi di questa grandiosa eredità non resta più nulla. Sulle ceneri del Sacro Romano Impero nacquero Stati disegnati a tavolino e totalitarismi brutali e sanguinari che provocarono una devastazione etica e sociale tale da annullare ogni ricordo del passato che aveva affondato le sue rigogliose radici nella fede in Cristo Gesù, e nasce l'Europa, questa Europa come la stiamo vivendo ora, laicista, anticristiana ed ideologicamente totalitaria. Preghiamo il beato Carlo d'Asburgo che dette la sua vita per il benessere dei suoi popoli, affinché illumini i nostri governanti e dia a noi la grazia di non lasciarci in loro balia e delle loro tasse!

mercoledì 16 ottobre 2013

Tra le pieghe della storia


Il 16 ottobre 1978 iniziava il pontificato di Giovanni Paolo II; esattamente trentacinque anni fa con l’elezione di Karol Wojtyła al Soglio pontificio s’interrompeva la successione dei Papi italiani che durava dal 1523. Nella cappella privata del Palazzo pontificio di Castel Gandolfo si possono ammirare, nelle pareti laterali, due dipinti che illustrano due avvenimenti fondamentali della storia polacca: la resistenza del santuario della Madonna Nera di Częstochowa contro gli svedesi nel 1665 e la vittoria dei polacchi sull’Armata Rossa nel 1920, noto come “il miracolo della Vistola”. I dipinti sono stati ordinati da Papa Pio XI in ricordo del fatto che era stato Nunzio apostolico a Varsavia. Papa Giovanni Paolo II, in un'intervista, a proposito di questi dipinti disse: "Per me, divenuto Papa, è stato un regalo inaspettato" e ancora: " Posso dire che la mia vita ha avuto inizio nel segno del miracolo della Vistola". Credo che Dio, che è il Signore della storia, che tutto conosce e tutto sa, lascia i suoi segni, le sue parole, i suoi scritti. Egli nulla misconosce dell'uomo e della sua natura e per amore lascia le sue tracce tra le pieghe, neanche tanto nascoste, della storia, per donarci una traccia luminosa, parole da leggere, ascoltare, capire ed amare per vivere sotto il suo sguardo amoroso di Padre. Fondamentale è capire questi innumerevoli segni, le sue orme, per camminarci dentro, per camminarGli accanto senza sbagliare un singolo passo: Egli sarà con noi, davanti, dietro, accanto.......
Non si può vivere un'intera esistenza senza capire, senza il desiderio di lasciarsi trovare e amare da Dio. Senza saper leggere, come analfabeti dell'Essenza, i suoi segni nella storia di ogni essere umano, nella storia della Chiesa e dell'intero universo. Non si può trascorrere la vita senza rendersi conto del respiro di Dio in questo mondo.     
Questo episodio del beato Giovanni Paolo II è solo uno dei tanti segni di Dio che hanno contraddistinto la sua vita, che lo hanno reso stampo visibile dell'Assoluto, che lo hanno contrassegnato con il sigillo della Forma Christi. Egli stesso è divenuto segno, parola, traccia visibile del dito di Dio tra le pieghe della storia.
 
E che dire di questa foto?
Non è un altro segno di Dio?

 

sabato 12 ottobre 2013

Libertà, Coscienza e Verità

Per non lasciarsi sviare da 'dottrine varie e peregrine' e per 'non conformarsi alla mentalità di questo secolo', come ci esorta san Paolo nella lettera ai Romani cap.12 vers.2, ecco un filo di perle preziosissime scaturite dalla penna del Beato Giovanni Paolo II:
 
30. Rivolgendomi con questa Enciclica a voi, Confratelli nell'Episcopato, intendo enunciare i principi necessari per il discernimento di ciò che è contrario alla « sana dottrina », richiamando quegli elementi dell'insegnamento morale della Chiesa che sembrano oggi particolarmente esposti all'errore, all'ambiguità o alla dimenticanza. Sono, peraltro, gli elementi dai quali dipende « la risposta agli oscuri enigmi della condizione umana che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell'uomo: la natura dell'uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l'origine e il fine del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l'ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, dal quale noi traiamo origine e verso il quale tendiamo.
 
32. In alcune correnti del pensiero moderno si è giunti ad esaltare la libertà al punto da farne un assoluto, che sarebbe la sorgente dei valori. In questa direzione si muovono le dottrine che perdono il senso della trascendenza o quelle che sono esplicitamente atee. Si sono attribuite alla coscienza individuale le prerogative di un'istanza suprema del giudizio morale, che decide categoricamente e infallibilmente del bene e del male.
 
All'affermazione del dovere di seguire la propria coscienza si è indebitamente aggiunta l'affermazione che il giudizio morale è vero per il fatto stesso che proviene dalla coscienza.
 
Ma, in tal modo, l'imprescindibile esigenza di verità è scomparsa, in favore di un criterio di sincerità, di autenticità, di « accordo con se stessi », tanto che si è giunti ad una concezione radicalmente soggettivista del giudizio morale.
 
La vera libertà è nell'uomo segno altissimo dell'immagine divina.
57. Se esiste il diritto di essere rispettati nel proprio cammino di ricerca della verità, esiste ancor prima l'obbligo morale grave per ciascuno di cercare la verità e di aderirvi una volta conosciuta.
 
58. In tal senso il Card. J. H. Newman, eminente assertore dei diritti della coscienza, affermava con decisione: « La coscienza ha dei diritti perché ha dei doveri ».
 

59. Alcune tendenze della teologia morale odierna, sotto l'influsso delle correnti soggettiviste ed individualiste ora ricordate, interpretano in modo nuovo il rapporto della libertà con la legge morale, con la natura umana e con la coscienza, e propongono criteri innovativi di valutazione morale degli atti: sono tendenze che, pur nella loro varietà, si ritrovano nel fatto di indebolire o addirittura di negare la dipendenza della libertà dalla verità. Se vogliamo operare un discernimento critico di queste tendenze, capace di riconoscere quanto in esse vi è di legittimo, utile e prezioso e di indicarne, al tempo stesso, le ambiguità, i pericoli e gli errori, dobbiamo esaminarle alla luce della fondamentale dipendenza della libertà dalla verità, dipendenza che è stata espressa nel modo più limpido e autorevole dalle parole di Cristo: « Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi » (Gv 8,32).

 
VERITATIS SPLENDOR
DEL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II
A TUTTI I VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA
CIRCA ALCUNE QUESTIONI FONDAMENTALI
DELL'INSEGNAMENTO MORALE DELLA CHIESA
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Data a Roma, presso San Pietro, il 6 agosto, festa della Trasfigurazione del Signore, dell'anno 1993, decimoquinto del mio Pontificato.

 
 
http://www.giovannipaolosecondo.rai.it/pastorale/encicliche
http://www.giovannipaolosecondo.rai.it/

giovedì 10 ottobre 2013

Grandi problemi per grandi incapaci

Carceri, sovraffollamento, indulto, amnistia, immigrati, reato di clandestinità, da un po' di giorni non si parla di altro. Video e carta stampata si fanno portavoce del delirio del governo attuale che intende risolvere questi spinose questioni con due provvedimenti quali l'indulto-amnistia e la cancellazione del reato di clandestinità, che non rendono giustizia a nessuno (tranne far smettere la cura dimagrante al quel digiunatore patentato di Pannella!) né eradicano i problemi legati a queste 'calamità' sociali che ultimamente ci affliggono. Che le carceri siano sovraffollate è una realtà inconfutabile e per questo l'Italia paga una multa salata all'Unione Europea; che vi siano suicidi dettati dalla disperazione per le cattive condizioni di vita dei carcerati è un'altra tremenda realtà che non si può negare, ma c'è da sapere che le carceri italiane pullulano di gente, 12.333 per l'esattezza, tra i quali molti non sospettati di crimini pericolosi, (sicuramente tra questi tanti veri innocenti, ma fino a prova contraria tutti sono da considerare tali) in attesa di giudizio e che, a detta del senatore della Lega Nord Gian Marco Centinaio, in Italia vi sono ben 40 istituti penitenziari totalmente vuoti che “potrebbero entrare in funzione in pochissimo tempo”. Dunque, se servono più posti letto, più posti letto si andranno a trovare! Sembra così difficile da capire? Bisognerebbe necessariamente assumere più personale di polizia, questo è ovvio, e rivedere la durata dei processi, la carcerazione preventiva in modo da evitare che gli innocenti non subiscano la detenzione preventiva ingiustamente. Invece il governicchio Letta&Co, lungi dal sobbarcarsi della riforma necessaria ed epocale della giustizia, pensa all'unica soluzione più facile ed immediata che rischia seriamente di mandare a spasso i delinquenti con i relativi problemi che tutti possiamo ben immaginare.
E poi c'è la volontà di cancellare il reato di clandestinità che comporterebbe un ampliamento del diritto d'asilo e il conseguente diritto d'invasione (che si potrebbe trasformare in breve tempo di massa!)legittimo ed inoppugnabile, perché questo provvedimento tenderebbe a trasformarsi nel diritto all’accoglienza definitiva di chiunque sia riuscito ad entrare anche illegalmente nel nostro Paese. A quanto pare la sicurezza nazionale non è una priorità. Ve lo ricordate Cimabue che fa una cosa e ne sbaglia due?   

mercoledì 9 ottobre 2013

Lampedusa: invasione barbarica

 
Questo video mostra l'altra faccia della verità su Lampedusa e gli sbarchi di clandestini. La realtà che nessun telegiornale racconta. L'altra verità che non interessa a nessuno tanto meno ai nostri governanti, presi dall'onda del buonismo e del politicamente corretto e da ben altre preoccupazioni marginali, soprattutto quella della distruzione di Berlusconi e di tenere in piedi, con ogni mezzo, il loro agonizzante, maldestro, miope e traballante governicchio. A Lampedusa urla una verità scomoda ma reale, una situazione insostenibile.  I lampedusani sono allo stremo, al limite della sopportazione. I clandestini si lasciano andare ad atti di vandalismo e violenza rubando ed occupando le abitazioni degli isolani. Tutto succede nell'indifferenza delle istituzioni civili e militari, italiane ed europee.   

martedì 8 ottobre 2013

Africa: benvenuti all' inferno!

L'Africa: un inferno dalle porte spalancate! Lungi dall'essere ciò che l'immaginario collettivo di questa terra ormai non pensa più. Da Nord a Sud, da Occidente ad Oriente  si è trasformata in un inferno a cielo aperto, dilaniata da regimi repressivi dittatoriali e corrotti, atti terroristici, guerre intestine, rivolte, odii tribali, siccità, carestie, fame, povertà, miseria,  arretratezza economica, sociale e strutturale, AIDS e tante altre malattie infettive e non, islamismo fondamentalista dilagante, persecuzione dei cristiani. Ogni giorno è un bollettino di guerra, ormai i morti non si contano più! Ogni giorno la terra d'Africa assiste alla fuga di migliaia di persone che migrano per motivi economici o politici da uno Stato all'altro o che salpano dalle coste della Libia per approdare in Sicilia. Gli sbarchi sulle coste italiane sono una tappa di uno dei percorsi migratori lungo i quali milioni di africani si spostano ogni anno.
Quasi sempre partono dalle campagne, dove ancora vive la maggioranza della popolazione del continente, e si dirigono verso i centri urbani, andandone a colonizzare le periferie e vivendo di espedienti per la scarsità di lavoro e di efficienza tecnologica ed economica. Nasce così il progetto di emigrare in altri paesi e in altri continenti in cerca di lavoro o comunque di una vita migliore. Ad essi si associano coloro che fuggono da guerre e persecuzioni andando ad affollare i campi profughi di Paesi vicini. Quelli allestiti nell’Est della Repubblica Democratica del Congo nel 1994, per accogliere gli Hutu in fuga dal Rwanda dopo il genocidio dei Tutsi, ne ospitarono più di due milioni. Il campo di Dadaab, nel nord del Kenya, attualmente il più grande del mondo, assiste circa mezzo milione di profughi quasi tutti somali. Uno dei percorsi migratori più seguiti, è quello che porta dal Corno d’Africa cioè da Somalia, Etiopia, Gibuti ed Eritrea allo Yemen o che attraverso l’Egitto, il Sudan e infine la penisola del Sinai ha come obiettivo Israele. Non scevra di pericoli è anche l'altra rotta che partendo dall’Africa orientale raggiunge la Libia risalendo il Sudan. Dall’Africa occidentale, invece, di solito gli emigranti confluiscono in Mauritania e di lì si dirigono in Marocco per imbarcarsi alla volta della Spagna o dirigersi anch’essi in Libia. È incalcolabile il numero di fuggitivi, profughi o migranti che purtroppo non riescono a raggiungere le coste del Mediterraneo: muoiono cercando di attraversare il deserto del Sahara o tentando la rotta di fuga più pericolosa, il Golfo di Aden o finiscono in mano ai predoni nel Sinai. Incalcolabili e terribili i pericoli ai quali vanno incontro durante il percorso diventando merce umana nelle mani di trafficanti senza scrupoli che osano sequestrarli anche nei campi profughi e chiederne il riscatto, pena, per chi non ha nessuno che sia in grado di riscattarlo, la schiavitù ed il conseguente lavoro in condizioni disumane nei campi o altrove o l'uccisione per espiantarne gli organi e venderli al mercato nero del Cairo. Non c'è pietà neanche per i bambini e per le donne sulle quali incombe non solo l'incubo delle violenze e delle sevizie ma anche quello degli stupri.
Eppure, l'Africa è una terra tra le più incantevoli al mondo! E' stata la culla di grandi civiltà ed è ricca di tantissime risorse. E' un'enorme terra disastrata e devastata, dove le guerre tra Stati e guerre civili hanno distrutto le infrastrutture, deviato l’uso di ingenti capitali dallo sviluppo, creato barriere e inimicizie che bloccano il libero commercio e ne limitano la crescita. L'Africa dei documentari, dei tramonti mozzafiato, dei cammelli e delle piramidi, della Savana, delle tigri e dei leoni, degli elefanti, delle zebre e delle giraffe, delle foreste tropicali e dei deserti, l'Africa dei Safari, dei grandi fiumi e laghi, della frutta esotica, del Serengeti, dell'artigianato, delle migliaia di lingue, l'Africa dei Pigmei e dei Watussi, dei bianchi e dei neri,  della grande varietà di ambienti ed ecosistemi unici al mondo, quest'Africa non esiste più, non ha diritto di esistere nelle nostre menti  fino a quando uno solo dei suoi figli continuerà a patire fame, sete, violenze e tutti i tormenti di questo tenebroso, doloroso e orribile inferno terreno!

lunedì 7 ottobre 2013

Milazzo, penisola del sole

Il matrimonio di cui vi parlavo qui si è celebrato a Milazzo, una città in provincia di Messina, zona Nord-Orientale della Sicilia; Essa è una Penisola che si protende nel mar Tirreno, porto di imbarco per le isole Eolie. Il promontorio, dove sorge Milazzo, alto 88 mt sul livello del mare, è emerso verso il 400.000 a.C. in seguito a movimenti tellurici. I primi insediamenti umani sono datati intorno al 4.500 a.C. Nell’età del ferro compaiono i Siculi.

Anche Milazzo, come l'intera Sicilia, è passata attraverso tante civiltà ognuna delle quali ha lasciato tracce, testimonianze e simboli a partire dal periodo Neolitico, alla civiltà greco-romana, alla Araba, che ebbe inizio nell'843 e che ricorda l'edificazione del Castello; a queste seguirono il periodo Svevo, Angioino, Normanno, fino alla Corona di Spagna. Nell'agosto 1571 fu scelta da Don Giovanni d'Austria quale centro di raduno e d'imbarco del contingente siculo-spagnolo aggregato all'armata cristiana di stanza a Messina, prossima a conseguire la gloriosa vittoria di Lepanto, il 7 ottobre 1571 e attribuita all'intercessione della Vergine Maria, della quale oggi si celebra la festa (Beata Vergine Maria del Santo Rosario). Nella guerra franco-spagnola seguita alla Rivolta antispagnola di Messina (1674-1678), Milazzo ospitò le massime autorità del Regno di Sicilia e tenne, per tutto quel periodo, il ruolo di capitale amministrativa dell'isola. Nel 1713 la sovranità della Sicilia passò a Vittorio Amedeo II di Savoia. Con l'avvento del regno d'Italia nel 1861 Milazzo perse la sua importanza strategica e militare.
Milazzo è ricca di numerosi monumenti e chiese, tra le quali spiccano il Castello, il Duomo ed il Santuario di san Francesco di Paola, costruito, tra il 1464 e il 1467, per volere del santo durante il soggiorno in città, dove operò numerosi miracoli. Proprio in questo santuario si è svolta la celebrazione del matrimonio. In esso si conserva l'urna con le spoglie della beata Candida Leoni (qui), giovane milazzese vissuta nel XV secolo, una delle prime discepole di San Francesco da Paola, che ha avuto il privilegio di conoscere durante il suo soggiorno a Milazzo.

UN PO' DI LEGGENDA:     
 si dice  che Milazzo fosse la terra dove Ulisse naufragò e incontrò il mitico Ciclope Polifemo. Infatti, gli antichi storici fissano la fondazione della città nel 716 a.C. in una zona tanto ricca e mite da essere chiamata con il nome di "Penisola del Sole".
Delle magiche isole dove vivevano Eolo, dio del vento, ninfe e satiri oggi è rimasto il fascino di un eden naturalistico unico aperto a visitatori curiosi di storia e di arte.
 
 


venerdì 4 ottobre 2013

Il matrimonio dell'anno

Credo che a tutti capiti di emozionarsi quando si partecipa ad un matrimonio in chiesa, di restare contagiati dalla gioia incontenibile degli sposi, di provare una sensazione di grande pace, serenità e di sentirsi come soggiogati da un sentimento interiore di profonda e mistica gratitudine mista a stupore e meraviglia! Ci chiediamo perché ci sposiamo, perché ancora ai giorni nostri, impastati di tante incertezze ed incongruenze, dove la crisi rabbuia i cuori spaventandoli del presente e togliendo la speranza nel domani, ci sono giovani che decidono di fidarsi di Dio e di cominciare un'avventura a tre per costruire una famiglia cristiana, con il coraggio e la determinazione di chi sa che sta costruendo la casa sulla roccia con l'aiuto di Dio e che potrà sempre contare sul Suo Aiuto e sulla Sua Divina Provvidenza.
Il significato di tale turbinio di sentimenti, sensazioni e conferme ce lo dona il Catechismo della Chiesa Cattolica ai punti 1603 e 1604 dove recita così: « L'intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale [...]. Dio stesso è l'autore del matrimonio ».
La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell'uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il matrimonio non è un'istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali.

Dio, che ha creato l'uomo per amore, lo ha anche chiamato all'amore, vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano. Infatti l'uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio che « è amore » (1 Gv 4,8.16). Avendolo Dio creato uomo e donna, il loro reciproco amore diventa un'immagine dell'amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l'uomo. È cosa buona, molto buona, agli occhi del Creatore.  E questo amore che Dio benedice è destinato ad essere fecondo e a realizzarsi nell'opera comune della custodia della creazione: « Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela" » (Gn 1,28).

Al punto 1653 il Catechismo ci ricorda il compito del matrimonio: "La fecondità dell'amore coniugale si estende ai frutti della vita morale, spirituale e soprannaturale che i genitori trasmettono ai loro figli attraverso l'educazione. I genitori sono i primi e principali educatori dei loro figli. In questo senso il compito fondamentale del matrimonio e della famiglia è di essere al servizio della vita.

Parimenti al punto 1654 ci ricorda che: "I coniugi ai quali Dio non ha concesso di avere figli, possono nondimeno avere una vita coniugale piena di senso, umanamente e cristianamente. Il loro matrimonio può risplendere di una fecondità di carità, di accoglienza e di sacrificio".
 
Al punto 1656 viene definito il ruolo fondamentale della famiglia nella società: "Ai nostri giorni, in un mondo spesso estraneo e persino ostile alla fede, le famiglie credenti sono di fondamentale importanza, come focolari di fede viva e irradiante. È per questo motivo che il Concilio Vaticano II, usando un'antica espressione, chiama la famiglia « Ecclesia domestica » – Chiesa domestica. È in seno alla famiglia che "i genitori devono essere per i loro figli, con la parola e con l'esempio, i primi annunciatori della fede, e secondare la vocazione propria di ognuno, e quella sacra in modo speciale". www.vatican.va/archive/catechismo
Avrete capito che sono stata ad un matrimonio! Ebbene sì, il 28 settembre scorso mio cognato (il fratello di mio marito) è convolato a nozze con la sua dolce metà. Un matrimonio bellissimo nella mia Sicilia! Agli sposi auguro ogni bene e felicità nella 'casa sulla roccia'.........
 
 Ecco una foto di famiglia con mio marito in primo piano, la raggiante e bella mamma della sposa alla sua sinistra, zia, sorelle e cognato dello sposo  e con quella bella signora dal vestito e dagli occhi di cielo che è mia suocera, la mamma dello sposo.
 

 
 
 

mercoledì 2 ottobre 2013

Un Angelo al nostro fianco

 Gli Angeli Custodi sono essere spirituali, messaggeri di Dio, di cui parla sia l’Antico Testamento che il Nuovo Testamento, tutta la tradizione della Chiesa, che assistono ogni creatura umana, in particolare dopo il Battesimo, dall’inizio dell’esistenza fino alla fine, anche nell’ultimo momento, quando si muore e si va verso il Regno dei Cieli.
Sono i nostri protettori, consolatori, quelli che ci illuminano e che ci guidano, ci difendono da ogni male, ci accompagnano con grande dedizione, amore, e con grande generosità. Sono veramente i nostri amici, i migliori, gli Angeli Custodi.
L’Angelo ha una presenza molto delicata, dolce, soave, ma costante. Tuttavia, richiede la nostra disponibilità ai valori che loro ci propongono e che sono quelli del bene, della verità, dell’onestà, della bontà, dell’amore. Come sappiamo, sono i valori evangelici che sono la nostra vera felicità anche su questa terra. Però, lo fanno con questo spirito di delicatezza, senza forzare. Occorre perciò, primo, una sensibilità interiore e, secondo, la preghiera.
Se la creatura umana vive sempre nel chiasso, nella grande confusione, senza avere mai dei momenti di concentrazione, anche di silenzio e di raccoglimento, fa fatica a percepire la loro presenza e perciò resta fuori da questo flusso di amore, di grazia che loro ci passano e ci comunicano. Perché loro non fanno niente di loro iniziativa. Trasmettono a noi ciò che Dio loro ordina e ciò che fa bene a noi, ma la fonte primaria della nostra salvezza è sempre in Dio, in Cristo, nella potenza dello Spirito. Loro sono intermediari, strumenti secondari, ma importanti affinché questa grazia di Dio arrivi a noi e porti frutto.
Con l’Angelo Custode intendiamo soprattutto l’angelo personale di ciascuno, che è irripetibile. Il mio Angelo Custode è commisurato alla mia personalità, alla mia sensibilità, alla mia struttura personale.
Nella tradizione della Chiesa, c’è anche l’Angelo che protegge le nazioni, come l’Angelo del Portogallo quando è apparsa Maria a Fatima. Poi, ci sono gli Angeli che custodiscono anche le comunità cristiane, come le parrocchie, le diocesi: nell’Apocalisse, appunto, si parla dei sette Angeli che stanno a guardia delle sette chiese. Quindi, anche le comunità cristiane, cioè le chiese, hanno il loro angelo. E così anche tutta la Chiesa universale, la Chiesa cattolica, ha il suo angelo protettore. In questo senso, quindi, la custodia degli Angeli si apre dall’individuo alle comunità e anche, in particolare, alle chiese diocesane locali, come dice il Vaticano II, che poi sono unite sotto l’unico pastore che è il vescovo di Roma. Tutto questo complesso, che è l’organismo vitale di Cristo, il suo Corpo mistico, naturalmente è accompagnato dagli Angeli Custodi.
(Intervista a don Renzo Lavatori)