La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




venerdì 30 maggio 2014

Credo la Chiesa

 
 
2032. La Chiesa, «colonna e sostegno della verità»(1 Tm 3,15),«ha ricevuto dagli Apostoli il solenne comandamento di Cristo di annunziare la verità della salvezza».
«È compito della Chiesa annunziare sempre e dovunque i principi morali anche circa l'ordine sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in quanto lo esigano i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime».
 
Tratto da QUI
(Catechismo della Chiesa Cattolica)
 

giovedì 29 maggio 2014

Miopia spirituale e santa ironia

Padre Pio, a chi gli faceva presente che forse le sue stimmate erano dovute al suo star sempre concentrato sulle Piaghe di Cristo, rispondeva: «Provate voi, a mettervi in un prato davanti a un toro e concentratevi per vedere quando vi spuntano le corna».

martedì 27 maggio 2014

Alla scuola di Maria


1. Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s'inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a " prendere il largo " (" duc in altum! ") per ridire, anzi 'gridare' Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come " la via, la verità e la vita " (Gv 14, 6), come " traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà ".1
Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell'intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio.2 In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l'opera dell'Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.
 
Lettera Apostolica - ROSARIUM VIRGINIS MARIAE -
DEL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II
16 ottobre 2002
 

mercoledì 21 maggio 2014

Dell'amor la forma /1


 
“L’uomo è come un libero specchio,
si trasforma a immagine
di ciò in cui affissa lo sguardo,
prende la forma da ciò che guarda”.

(San Gregorio di Nissa)
la seconda parte qui






 

lunedì 19 maggio 2014

Il potere della fede

 
Ecco un grande esempio di come la fede sia fonte di vita, coraggio e gioia anche nel dolore. La testimonianza della vedova Calabresi è disarmante, potente, impressionante. E' rimasta vedova molto giovane, con due bambini piccoli ed uno ancora in grembo, in procinto di nascere. Suo marito, il commissario Calabresi, ne ho scritto qui, è stato assassinato il 17 maggio 1972. Spesso quando succede un fatto di sangue si ha la tendenza a chiedere se si è pronti a perdonare. Anche la vedova Calabresi ha dovuto rispondere a questa domanda e la sua risposta è stata davvero originale: il suo perdono è maturato alla luce della fede e dell'esperienza di Gesù Crocifisso. Il perdono non è un atto banale, né scontato neanche e soprattutto per un cristiano. E' un percorso interiore, un cammino lungo ed accidentato verso il calvario, che porta prima alla crocifissione e poi alla risurrezione. Tra la morte e la risurrezione si staglia il perdono di Dio. L'originalità del perdono di Gemma Calabresi sta proprio nella sua richiesta al Signore di perdonare gli uccisori di suo marito così come Gesù, sulla croce, ha chiesto al Padre di perdonare i suoi crocifissori, perché 'non sanno quello che fanno'. Lei, per avere la forza di perdonare, ha chiesto aiuto al Signore ed alla sua illimitata misericordia. Il perdono della vedova Calabresi diventa fonte di grazia e di salvezza per lei e richiesta di conversione e di pentimento per gli assassini di suo marito; di certo non banalizza la giustizia di Dio e non esonera gli assassini dal dover chiedere perdono e pentirsi affinché il Signore possa salvarli.     

venerdì 16 maggio 2014

A lezione di bellezza

San Tommaso parla di estetica, anche se non ha scritto un trattato su questo tema. Ha una considerazione molto profonda del pulchrum, del bello. Tanto è vero che gli scolastici giustamente dicono che il pulchrum (San Tommaso esplicitamente lo dice) è un trascendentale, una perfezione che conviene all’ente. Ogni ente, in quanto ente è bello, e Dio, che è il sommo ente, è sommamente bello. Questo è un aspetto che la teologia moderna riesce ancora ad intravedere. Comunque questo è un aspetto dell’essere di Dio, Dio è anche sommamente bello. Notate che San Tommaso in questo si riallaccia al platonismo, sgancia la bellezza dalla materialità, belle sono non solo le cose materiali, opere d’arte o cose del genere, bello è l’essere, l’essere, in quanto essere, è bello.
 
Però che cosa fa sì che l’essere sia bello? E’ diciamo la bontà, quindi il pulchrum è un aspetto del bene, però è una bontà particolare, la bontà della verità, un certo splendore della verità. Una convenienza della verità al soggetto, che la conosce. San Tommaso dice che noi in ammirazione davanti ad un’opera d’arte, ammiriamo non tanto il rappresentato, ma il modo della rappresentazione. Cioè il rappresentato può essere anche qualche cosa di brutto, di violento, di distorto, però la rappresentazione deve essere bella, cioè deve piacere. Veramente qui faccio la mia confessione agostiniana, cesso di essere tomista a questo punto e scendo nella positività. Un’arte, miei cari, un’arte che rinuncia a servire il bello, cessa anche di essere un’arte e non ci sono scuse di sorta. Ogni tanto sento dire: "L’arte moderna è così brutta (non si può fare a meno di riconoscerlo), ma ha il diritto di essere brutta perché l’uomo moderno è tormentato". Ebbene, non c’è tormento che possa in qualche modo spiegare questa abdicazione al servizio del bello. L’artista deve sempre sentirsi al servizio del bello. Certe aberrazioni sono offensive, l’arte ha una certa affinità con la religione, profanare il bello è come profanare il sacro, una cosa spaventosa in sostanza.
 
Generalmente quando crolla una cultura, crollano tutte le idee platoniche, crolla questa triade: il bene, il vero, il bello. In tutti tre gli ambiti c’è una specie di crisi, sia rispetto al vero, soggettivismo, sia rispetto al bene, relativismo, sia rispetto al bello, il culto della bruttura, lo vedete da per tutto.
San Tommaso invece è convinto che è lecito rappresentare cose brutte, ma se le rappresento e sono un artista onesto, devo farlo in maniera bella, piacevole, con una grande dignità. Così si dice: "Io sono tormentato, quindi per offendere il prossimo, gli piazzo lì un oggetto orrendo". Certi musei di arte moderna ostentano oggetti veramente sgradevoli sotto ogni aspetto, alla vista, all’olfatto, non mi dilungo, che cose orrende! In ogni modo questo non è legittimato dal fatto che uno soffra, che è tormentato dentro.
 
L’arte, ogni arte, è obbligata rispetto alla bellezza. Può essere tormentata, spesso la poesia nasce dalla sofferenza, non c’è nessun poeta che non abbia sofferto, però è necessario che abbia questa dignità. E’ questione di una certa nobiltà spirituale, questo non perdere le staffe, in sostanza. Soffrire con dignità, quindi anche le cose più tormentate esprimerle con stile, San Tommaso ci tiene a questo aspetto.
Per quanto riguarda i sensi che sono in grado di percepire il bello, questo splendore del vero, questa bontà del vero, richiedono sempre l’intelletto. L’intelletto gode nel conoscere il vero. Per esempio la filosofia è questione anche di estetica, quando uno contempla un essere, contempla la struttura ontologica, metafisica, evidentemente ha un certo compiacimento nella bontà della verità che gli si manifesta e questa è proprio una percezione spirituale del bello. I sensi percepiscono il bello, ma solo a livello dei sensi più spirituali, più emancipati dalla utilità, perchè il bello, a questo livello, è onesto, imparentato con l’onesto, il bello è fine a sé stesso. L’uomo di oggi ha una grossa difficoltà ad amare le cose per sé stesse, una crisi di benevolenza, una crisi di affettività, per dire la verità, proprio una impossibilità di amare un bene semplicemente perché è buono, si insinua sempre la domanda: "E chi me lo fa fare? E a che cosa serve?" Socrate andava in escandescenze quando uno gli faceva la domandina: "E a che cosa mi serve?". Poverino, in Atene aveva ancora il paradiso in terra, al giorno di oggi chissà quali tribolazioni avrebbe dovuto subire. Ebbene, il fatto è che l’arte è sempre innamorata del bene, della verità per il bene stesso, non ha secondi fini, l’arte è un lusso, sempre è un lusso, inutile dire: "E’ possibile che qualche cosa sia bello ed utile nel contempo". E’ possibile, materialmente, che lo stesso oggetto sotto un aspetto sia bello, sotto un altro sia anche utile, però in quanto è bello, non è utile, in quanto utile, non è bello.
E’ per questo che solo i sensi più emancipati dalla materialità sono in grado di percepire il bello. Solo l’uomo ha sviluppato l’estetica, San Tommaso è convinto di questo. Solo i due sensi più spirituali ne sono capaci, che sono la vista e l’udito. L’olfatto, il tatto, il gusto partecipano in maniera molto oscura e molto ridotta. C’è chi dice che gli animali sono utilitaristi, un leone non si rallegra del muggito di un bue, è solo una preda. Tanto meno si rallegra di una sinfonia, la quinta di Beethoven, perché naturalmente non ci vede la preda. Invece l’uomo, il quale ha questa emancipazione della vista e dell’udito dalla pura utilità, legata al senso tattile, al puro istinto nutritivo e sessuale, l’uomo che si eleva al di sopra di questi istinti, ha questa emancipazione dei sensi e quindi la possibilità di godere del piacevole per sé stesso. Benché, sia detto fra parentesi, io abbia sentito dire che hanno trasmesso la musica rock a dei pesciolini e sembra che abbiano protestato. Pare che abbiano anche loro il buon gusto.
 
(Omelie di P. Tomas Tyn su San Tommaso d'Aquino).
 
Per sapere di più su Padre Tomas Tyn cliccare qui

giovedì 15 maggio 2014

Rivoluzione antropologica

Il Magistero del Santo Padre Benedetto XVI è sempre attuale. Ecco un discorso che ripropone, in perfetto stile ratzingeriano, elegante, dotto e profetico, un'analisi degli errori ideologici dell'uomo contemporaneo che senza Dio si è reso schiavo di se stesso, nell'illusione di aver trovato la libertà. Ecco cosa dice:
'L’amore cristiano trova fondamento e forma nella fede. Incontrando Dio e sperimentando il suo amore, impariamo a non vivere più per noi stessi, ma per Lui, e con Lui per gli altri. In ogni epoca, quando l’uomo non ha cercato tale progetto, è stato vittima di tentazioni culturali che hanno finito col renderlo schiavo. L'epoca moderna ha visto succedersi varie ideologie distruttive.  Negli ultimi secoli, le ideologie che inneggiavano al culto della nazione, della razza, della classe sociale si sono rivelate vere e proprie idolatrie; e altrettanto si può dire del capitalismo selvaggio col suo culto del profitto, da cui sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria. D’altro canto, purtroppo, anche il nostro tempo conosce ombre che oscurano il progetto di Dio. Mi riferisco soprattutto ad una tragica riduzione antropologica che ripropone l’antico materialismo edonista, a cui si aggiunge però un prometeismo tecnologico'.

Il Papa torna a un tema caratteristico del suo Magistero, la condanna della tecnocrazia: 'Dal connubio tra una visione materialistica dell’uomo e il grande sviluppo della tecnologia emerge un’antropologia nel suo fondo atea. Essa presuppone che l’uomo si riduca a funzioni autonome, la mente al cervello, la storia umana ad un destino di autorealizzazione. Tutto ciò prescindendo da Dio, dalla dimensione propriamente spirituale e dall’orizzonte ultraterreno. Nella prospettiva di un uomo privato della sua anima e dunque di una relazione personale con il Creatore, ciò che è tecnicamente possibile diventa moralmente lecito, ogni esperimento risulta accettabile, ogni politica demografica consentita, ogni manipolazione legittimata. L’insidia più temibile di questa corrente di pensiero è di fatto l’assolutizzazione dell’uomo: l’uomo vuole essere ab-solutus, sciolto da ogni legame e da ogni costituzione naturale.L’uomo contesta la propria natura … Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura  (Discorso alla Curia romana, 21 dicembre 2012). Si tratta di una radicale negazione della creaturalità e filialità dell’uomo, che finisce in una drammatica solitudine'.
Nello stesso discorso del 21 dicembre il Papa aveva puntato l'indice sulla sfida più grave alla Chiesa e al bene comune, l'ideologia del gender che porta nel diritto a riconoscere le unioni omosessuali come se fossero equivalenti a quelle fra un uomo e una donna. E anche alla plenaria di Cor Unum spiega che «la Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna, e il no a filosofie come quella del gender». Una posizione che «si motiva per il fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore».
 
Dall'intervento del cardinale Sarah il Pontefice riprende il monito alle organizzazioni di carità: non collaborate con le organizzazioni internazionali se queste promuovono pratiche contrarie ai principi non negoziabili, se promuovono gli anticoncezionali, l'aborto o l'ideologia del gender. «La giusta collaborazione con istanze internazionali nel campo dello sviluppo e della promozione umana non deve farci chiudere gli occhi di fronte a queste gravi ideologie, e i Pastori della Chiesa - la quale è "colonna e sostegno della verità" (2 Tm 3,15) - hanno il dovere di mettere in guardia da queste derive tanto i fedeli cattolici quanto ogni persona di buona volontà e di retta ragione. Si tratta infatti di una deriva negativa per l’uomo, anche se si traveste di buoni sentimenti all’insegna di un presunto progresso, o di presunti diritti, o di un presunto umanesimo».
Il Santo Padre conclude così:  «Di fronte a queste sfide epocali, noi sappiamo che la risposta è l’incontro con Cristo. In Lui l’uomo può realizzare pienamente il suo bene personale e il bene comune».

(19.01.2013) papa Benedetto XVI
Udienza ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio 'COR UNUM'



mercoledì 14 maggio 2014

La piaga della spalla

Una volta san Bernardo di Chiaravalle, domandò nella preghiera a Nostro Signore quale fosse stato il maggior dolore sofferto nel corpo durante la sua Passione.
Gesù gli rispose: “Io ebbi una piaga sulla spalla, profonda tre dita e tre ossa scoperte per portare la croce: questa piaga mi ha dato maggior pena e dolore di tutte le altre e dagli uomini non è conosciuta. Ma tu rivelala ai fedeli cristiani e sappi che qualunque grazia mi chiederanno in virtù di questa piaga verrà loro concessa; ed a tutti quelli che per amore di essa mi onoreranno con tre Pater, tre Ave e tre Gloria al giorno perdonerò i peccati veniali e non ricorderò più i mortali e non moriranno di morte improvvisa ed in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine e conseguiranno la grazia e la misericordia”. 

 
Preghiera alla Sacra spalla 

Dilettissimo Signore Gesù Cristo, mansuetissimo Agnello di Dio, io povero peccatore, adoro e venero la Santissima Vostra Piaga che riceveste sulla Spalla nel portare la pesantissima Croce al Calvario, nella quale restarono scoperte tre Sacratissime Ossa, tollerando in essa un immenso dolore; Vi supplico, in virtù e meriti di detta Piaga, di avere di me misericordia col perdonarmi tutti i miei peccati sia mortali che veniali, di assistermi nell’ora della morte e di condurmi nel vostro regno beato. Amen
Pater, Ave, Gloria (tre volte) 
 
 
San Pio e la piaga della spalla

San Pio da Pietrelcina, che portava i segni visibili della Passione di Gesù nel suo corpo, ha patito, anche lui, gli stessi atroci dolori per la stessa piaga alla spalla. La scoperta di tale piaga è stata fatta dopo la sua morte da un carissimo amico del Padre, nonché suo figlio spirituale, Fra’ Modestino da Pie­trelcina, il quale riferì: '... Dopo la morte di Padre Pio, continuai ad esplo­rare con cura ed oculatezza ogni lembo dei suoi indumenti che sistemavo e ar­chiviavo, con il presentimento che an­cora qualche altra sconcertante sco­perta avrei dovuto fare. Non mi sba­gliai! Quando fu la volta delle maglie, mi venne in mente che una sera del 1947, davanti alla cella N.5, Padre Pio mi confidò che uno dei suoi più grandi dolori era quello che provava quando si cambiava la maglia... avevo pensato che quel dolore fosse stato causato al venerato Padre dalla piaga che egli aveva sul costato. Il 4 febbraio 1971 però dovetti cam­biare opinione allorché, osservando con più attenzione una maglia di lana da lui usata, notai sopra di essa, con mia grande sorpresa, all'altezza della clavicola, una traccia indelebile di sangue. 
Non mi sembrava, come nella "camicia della flagellazione" una macchia di essudazione sanguigna. Si trattava del segno evidente di una ec­chimosi circolare di circa dieci centi­metri di diametro, all'inizio della spal­la, vicino alla clavicola. Mi ba­lenò l'idea che il dolore lamentato da Padre Pio potesse derivargli da quella misteriosa piaga. Rimasi scosso e per­plesso. D'altra parte avevo letto su qualche libro di pietà una preghiera in onore della piaga della spalla di Nostro Si­gnore, apertagli dal legno della Croce che, scoprendogli tre sacratissime ossa, Gli avevano procurato acerbissimo dolore. Se in Padre Pio si erano ripetu­ti tutti i dolori della Passione, non era da escludersi che egli avesse sofferto anche quelli provocati dalla piaga del­la spalla. La sua sofferenza nel con­templare Cristo carico del pesante le­gno e più ancora, carico dei nostri peccati, gli aveva procurato certamen­te sulla spalla quella ennesima ferita'. 

martedì 13 maggio 2014

La mistica scala

 
'Maria Santissima è veramente la mistica scala per la quale è disceso il Figlio di Dio sulla terra e per cui salgono gli uomini al cielo'.

Sant'Agostino d'Ippona (354 - 430)

lunedì 12 maggio 2014

Caro papà

 
Caro papà, la legge della vita dice che non ci sei più. La legge di Dio dice che hai aperto i tuoi occhi alla luce dell'eternità, nella pienezza del tuo tempo. La legge del mio cuore dice che sei ancora parte della mia vita, che tu stesso mi hai donato, cooperando con Dio, affinché anch'io potessi vedere le meraviglie del mondo. La legge dell'amore dice che sei sempre in mezzo a noi, tua famiglia terrena, per continuare con noi il cammino nella vita e verso l'eternità. La legge della speranza dice che un giorno ci ritroveremo di nuovo tutti insieme per amarci in modo perfetto nella vita che non muore più.

Riposa in pace.