La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




mercoledì 30 luglio 2014

Tindari e la Madonna Nera

Con la vittoria del Tour de France da parte di Vincenzo Nibali ho accennato alla Madonna di Tindari alla quale egli è devoto. Il Santuario della Madonna Nera si trova a

Tindari che è una piccola frazione di Patti, comune della provincia di Messina in Sicilia. È una nota località sita sul golfo di Patti. La città venne fondata da Dionisio di Siracusa nel 396 a.C. come colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine, nel territorio della città sicula di Abacaenum, e prese il nome di Tyndaris, in onore di Tindaro, re di Sparta e sposo di Leda, padre putativo di Elena e dei Dioscuri, Castore e Polluce.

Con Siracusa passò in seguito nell'orbita romana e fu base navale di Sesto Pompeo.  Presa da Augusto nel 36 a.C. divenne colonia romana col nome di Colonia Augusta Tyndaritanorum, una delle cinque della Sicilia che Cicerone citò come nobilissima civitas.

Nel I secolo d.C subì le conseguenze di una grande frana e nel IV secolo fu soggetta a due distruttivi terremoti. Nel 535, già sede vescovile, venne conquistata dai Bizantini e nell'836 cadde nelle mani degli Arabi che la distrussero!
Vi rimase il santuario dedicato alla Madonna Nera, ingrandito nel corso degli anni, che ospita una statua di Maria con il Bambino, scolpita in legno, considerata apportatrice di grazie e miracoli.
Il Santuario di Tindari si trova all'estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell'antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata.
La statua della Madonna Nera, scolpita in legno di cedro, venne collocata in epoca imprecisata, forse giunta qui dall'Oriente in seguito al fenomeno dell'iconoclastia dei secoli VIII e IX d.C.
La chiesa venne distrutta nel 1544 dai pirati algerini e ricostruita tra il 1552 ed il 1598. Dopodiché venne ampliata con la costruzione di una nuova chiesa più grande che fu consacrata nel 1979.
La festa del santuario si svolge ogni anno tra il 7 e l'8 settembre.
La storia della scultura della Madonna è avvolta nel mistero. Si narra che la nave che la stava trasportando, arrivata alla Baia di Tindari, ivi rifugiatasi per sfuggire ad una tempesta, non riuscì a ripartire se non dopo aver messo a terra il prezioso carico.
Infatti i marinai, depositarono a terra tutto il carico, pensando che fosse questo ad impedire il proseguimento del viaggio e solo quando scaricarono anche la statua, la nave poté riprendere il mare.
La statua venne quindi trasportata nella chiesa sita sul colle che cominciò ad accogliere migliaia di pellegrini attratti dalla fama miracolosa del simulacro. E qui si riallaccia la leggenda di Marinello o del mare secco: quella zona sabbiosa con una serie di piccoli specchi d'acqua, la cui conformazione si modifica in seguito ai movimenti della sabbia, spinta dalle mareggiate e che si trova alla base del promontorio. Si racconta che questa spiaggia si sarebbe formata miracolosamente in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata poi sana e salva sulla spiaggia appena creatasi per il ritiro del mare.
 
La madre della bambina, una pellegrina giunta da lontano, alla vista della Madonna nera, l'avrebbe disprezzata, ma in seguito all'incidente della sua bambina, salvata per miracolo, si sarebbe ricreduta sulla vera natura miracolosa della scultura, della quale aveva appunto dubitato proprio a causa dell'incarnato scuro della Vergine.
 


 
 
 
 
I resti della città antica, con le mura e l'Anfiteatro, si trovano nella zona archeologica, sono in discreto stato di conservazione e si possono visitare, gratuitamente.

martedì 29 luglio 2014

La fine di un' Epoca

Il 28 giugno 1914, l’erede al trono imperiale Francesco Ferdinando fu assassinato a Sarajevo. I colpi di rivoltella che lo uccisero furono la scintilla che fece detonare la Prima Guerra mondiale, che, con i Trattati di Pace che ad essa seguirono, fu uno sconvolgimento geopolitico, perché l’Europa con la scomparsa dell’Impero asburgico perse il suo baricentro, ma fu soprattutto una Rivoluzione nella cultura e nella mentalità dell’uomo europeo. Fu la fine di un’epoca.
(Prof. Roberto De Mattei)

lunedì 28 luglio 2014

Lo squalo di Messina

 
.......ha vinto il Tour de France!

Auguri!

Impresa da grandi campioni: ha trionfato al Giro d'Italia, alla Vuelta de España ed oggi al Tour de France.....lui si chiama Vincenzo Nibali ed è di Messina ed ha donato la sua maglia rosa del Giro d'Italia alla Madonna di Tindari. Grande!

Scrive di lui il 26 u.s. su Lanuovabussolaquotidiana (qui) Lorenzo Bertocchi:

Nel 2013 a Messina, prima di prender parte e vincere il Giro d'Italia, prese la Vespa del cugino per andare al famoso Santuario di Tindari(http://santuariotindari.it/) e fare una promessa alla Madonna Nera: «Ti porterò la maglia rosa». Tornato a casa confidò al padre Salvatore: «Sai, la Madonna mi ha chiesto di vincere il Giro».
 
 
 Non sappiamo se prima del Tour abbia ripetuto il viaggio in Vespa, di sicuro è a un passo dal poter regalare alla Madonna di Tindari anche la mitica maglia gialla del vincitore del Tour de France 2014.
 
Dicono che Vincenzo, oltre ad essere devoto alla Madonna, lo sia anche della sua famiglia, la moglie Rachele e la piccola Emma. Lo descrivono come un uomo sereno, capace di conservare tranquillità anche nei momenti più difficili. Il nostro ciclismo ha già il suo campione “cattolico”, quel Gino Bartali di cui proprio quest'anno corrono i cento anni dalla nascita.
 
Tanto è cambiato in questo sport, ma ancora si deve pedalare e magari qualche Ave Maria la dice anche lo “squalo”. Per ricordarci che la tecnologia potrà anche far miracoli, ma fino a un certo punto. Facci sognare Vincenzo, come i bambini che inforcano la bici e fanno finta di essere te, per tutti quelli che pedalano la loro dura quotidianità, facci sognare di essere “un uomo solo al comando”. La fantasia può finalmente correre, scriveva Mario Palmaro, perfino più veloce della bicicletta lanciata lassù, verso un traguardo che sembra, ma non è, irraggiungibile.
 
Forza Vincenzo, Parigi è vicina, la Madonna a Tindari vorrebbe indossare il giallo. 

mercoledì 23 luglio 2014

Time of Lunch

 
De, de, de, de, de, de, de, de....
Il suo italiano non è meglio......
 

venerdì 18 luglio 2014

L'intramontabile Gino Bartali

 
Oggi, cento anni fa, nasceva uno dei più grandi campioni che la storia dello sport e del ciclismo abbia mai avuto: Gino Bartali. Uno straordinario ciclista, un grande uomo di fede, per gli Ebrei 'uomo giusto'. Bartali ha vissuto la sua lunga vita da vero campione, esemplare sia nello sport che nella vita quotidiana. Lo ricordiamo come il Re della montagna: è stato il più grande scalatore della storia del Giro, più di tutti i grandi campioni del ciclismo. Nella sua carriera ha vinto sette volte il Gran Giro della Montagna, tre Giri d'Italia (1936,1937,1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni Trenta e Cinquanta. Proverbiale la sua rivalità sportiva con Fausto Coppi, del quale aveva molta stima e rispetto. Bartali comincia la sua carriera come ciclista dilettante negli anni Trenta. Nel 1936 passando alla Legnano, inizia la sua consacrazione da professionista inanellando una lunga serie di successi. La carriera di Bartali però, fu notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori.
Casa natale di G. Bartali
Infatti durante quel periodo fu costretto a fermarsi dalle gare agonistiche e a lavorare come riparatore di ruote di biciclette, per mantenere la famiglia. Bartali aveva sposato Adriana Bani nel 1940 che gli dette tre figli, Andrea, Luigi e Bianca. Fra il settembre del 1943 e il giugno del 1944, si prodigò in favore di centinaia di rifugiati ebrei, compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, trasportando documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga degli ebrei. Ma, nello stesso tempo, mise in salvo anche parecchi soldati alleati rimasti in campo tedesco, portandoli dai partigiani. Riprenderà a correre nel 1945,  ormai trentunenne mentre era dato per "finito" nel momento in cui emergeva un altro ciclista, Fausto Coppi, di cinque anni più giovane, considerato l'astro nascente del momento. Invece, determinato, forte e potente come un leone, Bartali vinse nel 1946 il Giro d'Italia, nel 1947 la Milano-Sanremo e nel 1948 il Tour de France. Chiuse la sua carriera di professionista nel 1954 dopo vent'anni di sacrifici, rinunce, dure lotte e trionfi.
 
Gino Bartali è stato un eroe nazionale, entrato nell'immaginario collettivo dell'Italia ed un cattolico vero, di solidi principi morali. E' stato un cattolico scomodo, in tempi di fascismo e successivamente di comunismo in rivolta nel dopoguerra. Amava dedicare le sue vittorie alla Vergine Maria, alla quale esprimeva il suo grazie per avergli permesso di vincere.  Nella sua casa di Firenze aveva un altare consacrato in cui veniva celebrata la Santa Messa. Il suo amore e la devozione alla Vergine Maria lo spinsero a farsi terziario carmelitano. Quando morì, nella bara non portava la maglia rosa, né la maglia gialla, ma il saio del terziario carmelitano, con i sandali, i piedi nudi ed il crocifisso sul petto.
 
Morì il 5 maggio del 2000.
Era nato a Ponte Ema, in provincia di Firenze, il 18 luglio 1914. Requiescat in pace.  
 

mercoledì 16 luglio 2014

Emozioni

Il mese di luglio ha portato con sé una ventata di bei momenti per me. La verità è che mi aspettano puntuali ogni anno, ma quest'anno si sono arricchiti di qualche altra esperienza in più. Ho visitato la mostra dei Preraffaelliti a Torino e che dire, di fronte a dipinti che trasmettono la nostalgia per il tempo degli eroi e dei santi, il desiderio di seminare e raccogliere bellezza, non si può non restare estasiati!  I Preraffaelliti sono i membri di una «confraternita» di pittori creata a Londra nel 1848 da Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e William Holman Hunt. Il nome nasce dall’idea secondo cui la decadenza dell’arte, iniziata con il Rinascimento, necessita di riconquistare la vera prospettiva, caratterizzata da una parte a rappresentare la realtà così come essa si presenta e dall’altra a trasmettere l’esperienza del mito, del rito e della fiaba. Per questo  è necessario risalire a prima di Raffaello Sanzio (1483-1520). L’esperienza dei Preraffaelliti, però si comprende mettendo in risalto il neogotico e l'epoca medievale rivalutati e difesi dall’architetto convertito al cattolicesimo Augustus Welby Northmore Pugin (1812-1851) e dal critico John Ruskin (1819-1900).
 
Ciò che più mi ha emozionata è stato l'incontro con i miei cari seminaristi, Legionari di Cristo, venuti da Roma in visita, Mathias ed Agustin (ne ho scritto anche qui). Il tempo trascorso con loro è sempre foriero di grazia, gioia, consolazione ed emozione!
E poi il mese di luglio porta ancora con sé la festa di San Benedetto, mio padre nella fede (qui); l'anniversario della mia laurea (qui)........San Bonaventura da Bagnoregio (qui) un santo a me particolarmente caro.....e poi la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (qui) che ricorre oggi.  

martedì 15 luglio 2014

Il cielo di Fossano



 
 
 
 
Ho vissuto sotto il cielo di Fossano per  dieci anni. Questo cielo mi manca......l'ho ammirato al mattino, al tramonto, d'inverno, d'estate, in primavera, in autunno.....mi ha sempre conquistata ed incantata col suo fascino luminoso colmo di colori, silenzio e lento divenire. Mi ha preservata, custodita, accompagnata, sovrastata benevolmente per dieci lunghi anni; ha vissuto con me gioie e dolori, condiviso fatiche quotidiane, speranze, affanni, delusioni, liberi pensieri, ricordi, ricorrenze ed accorate preghiere.
Il cielo di Fossano protegge e culla col suo candore il mio Monastero.

lunedì 14 luglio 2014

Fede razionale


Notate che il Concilio Eucumenico Vaticano I autorevolmente stabilisce questo fatto, che la ragione umana può conoscere delle verità naturali rispetto a Dio e scomunica (tuttora scomuniche valide, sapete, anche dopo il Vaticano II), scomunica chiunque osasse dire che non è possibile dimostrare l’esistenza di Dio e di tanti suoi attributi. Ci sono delle verità naturali che sono dei preamboli rispetto alla fede. E non solo San Tommaso, ma tutta la Chiesa, che fa sua la dottrina di San Tommaso a questo riguardo, ci insegna che bisogna approfondire i preamboli della fede, per avere una fede sempre più matura. Mi commuovo talvolta quando sento delle persone buone, ma un po’ fideistiche, e mi preoccupo per quelle anime. Uno potrebbe dire: "Ma no, padre, non si preoccupi per quelle anime, sono buoni, credono…" invece no, la fede emotiva non è fede, le emozioni non sono il soggetto della fede, soggetto della fede è l’intelletto speculativo, c’è poco da fare. Che uno possa amare visceralmente il Cristo, come dice San Paolo, nei suoi fratelli, va bene, però la fede è assoggettata all’intelletto speculativo.
Per questo motivo è estremamente importante che la fede sia coltivata, proporzionalmente alla cultura del singolo credente, ma sia coltivata in maniera razionale, teologica, teologico-filosofica, perché la teologia implica sempre filosofia. Come l’ordine soprannaturale suppone la natura, secondo quel bel detto dei medioevali, che San Tommaso spesso cita, che dice "gratia naturam non tollit, sed supponit et perficit", (questo scrivetelo a lettere d’oro nelle vostre anime beate, cioè la grazia non toglie la natura, ma la suppone e la porta a compimento), come la grazia suppone la natura, così analogicamente, secondo analogia di proporzionalità propria, la fede suppone l’intelligenza.
 
(P. Thomas Tyn)

venerdì 11 luglio 2014

Patrono da 50 anni


Quest’anno la festa di san Benedetto abate, che cade oggi, riveste un carattere di speciale solennità: ricorre infatti il 50° anniversario della proclamazione del Santo Padre Benedetto "Patrono d’Europa". Era il 24 ottobre 1964, quando Papa Paolo VI, riconsacrando la ricostruita Basilica di Montecassino, consegnava all’Abate Primate Benno Gut la Bolla di proclamazione "Pacis nuntius" (Messaggero di pace). Erano presenti all'evento tanti vescovi, tutti gli Abati Presidenti della Congregazioni monastiche, tanti altri Abati e Priori benedettini, tutto il Collegio di S. Anselmo in Roma. Alla celebrazione seguì un pranzo nel grande refettorio. Insieme con il Papa sedevano a tavola circa 400 persone, e servivano alla mensa i monaci di Montecassino.
Ecco un breve passo dell'omelia di quella storica giornata:

"la Chiesa ed il mondo, per differenti ma convergenti ragioni, hanno bisogno che San Benedetto esca dalla comunità ecclesiale e sociale, e si circondi del suo recinto di solitudine e di silenzio, e di lì ci faccia ascoltare l’incantevole accento della sua pacata ed assorta preghiera, di lì quasi ci lusinghi e ci chiami alle sue soglie claustrali, per offrirci il quadro d’un’officina del «divino servizio», d’una piccola società ideale, dove finalmente regna l’amore, l’obbedienza, l’innocenza, la libertà dalle cose e l’arte di bene usarle, la prevalenza dello spirito, la pace: in una parola, il Vangelo".. (Papa Paolo VI)


 

mercoledì 9 luglio 2014

Realtà autentica

Mi interrogo spesso sulla realtà delle cose, sulla storia del mondo e degli esseri umani. Quando osservo i bambini mi lascio conquistare dall'innocente limpidezza dello sguardo, del visino, dell'atteggiamento e se poi mi sorridono mi sembra che il Cielo intero sia sceso su quelle piccole labbra per potermi fare un dono: posare dentro di me un raggio divino. Questo, per me, è un mistero, il mistero della vita che si perpetua, ininterrottamente da secoli, sul cuore della terra. Solo osservando i bambini mi rendo conto che la vita intera è avvolta dal mistero. Un mistero, non un enigma, che intesse la trama e l'ordito dell'esistenza di ogni essere vivente e vi abita con tutto il suo carico, in un dipanarsi di gioia, di dolore, di fatica, di slanci e di tenerezza. Sento il profumo di questo mistero che ci avvolge tutti, quando guardo un tramonto, la luna, ogni cosa che di bello mi circonda ed ogni qualvolta, col sonno che ancora avvolge i miei occhi, lascio che l'aurora dia inizio alla mia giornata nel canto delle lodi. Solo nella preghiera riesco a comprendere la splendente bellezza ed il fascino incontenibile di questo mistero, che non si lascia prendere, non si lascia avvicinare e carpire se non in un lampo d'amore ed in un atto di affidamento totale e completo alla realtà, all'autentica realtà che si nasconde nel nostro quotidiano così normale ed a volte così monotono e ripetitivo. Eppure, così divinizzato.......
Lì, nelle nostre azioni, nel nostro lavoro, è nascosto Dio, che opera la sua realtà, il suo mistero attraverso le nostre opere e la nostra realtà.
Ecco la realtà autentica, ecco il mistero, nascosto dietro le apparenze!
 

venerdì 4 luglio 2014

Preghiera ecclesialmente scorretta


Liberaci, Signore dai sacerdoti che non vestono più la talare perché 'antica',
che non predicano più ricordando i tuoi Comandamenti,
che parlano come dei libri stampati in via delle Botteghe Oscure,
che hanno addosso l'odore nauseabondo delle pecore sporche di sudiciume liberista,
che sconvolgono e profanano la Divina Liturgia, come primi attori sul palcoscenico,
che disprezzano, abbandonano e disperdono le novantanove pecore del loro ovile,
che subiscono il fascino dell'unica pecora che ama sguazzare nella fogna melmosa delle nefandezze,
che decidono di sovvertire la Dottrina Cattolica per servire, compiacere ed imitare tale pecora,
che desiderano la carne di una donna piuttosto che la Tua Immacolata e Santissima,
che non credono più alla Tua reale presenza nell'Eucarestia,
che pensano di dover compiacere più il mondo che Te, unico e vero Signore della vita.
  
Liberaci, Signore dai monaci che non cantano più le tue lodi,
che non sanno più pregare, obbedire, immolarsi, espiare, donarsi e soffrire per Te,
che si perdono tra le pieghe pseudo-mistiche delle tecniche meditative orientali,
che hanno tradito la Regola in cerca di stimoli nuovi, diversi ed ecumenici.
  
Liberaci, Signore dai Vescovi innovativi, intraprendenti ed alla  moda,
che credono di usare grande misericordia ed invece diventano grandi complici del male,
che sono accomodanti ed accondiscendenti col peccato e non solo col peccatore,
che non parlano più di Te e della Tua Verità ma di sé e delle proprie verità,
che sognano una chiesa diversa da come Tu l'hai voluta,
che desiderano cambiare le Tue Leggi credendo di poterlo fare a piacimento,
che non sono più Pastori zelanti, santi, buoni e severi, bensì traghettatori nel mondo della predizione,
che non sono più i custodi della Santa Legge che governa il Cielo e la terra,
che credono di essere i protagonisti della storia Divina,
che non sanno più servire Te, ma solo se stessi, le proprie ideologie ed il peccato.
 
Liberaci, Signore dai Vescovi che si credono Papi e da Papi che si credono Vescovi ed anche meno.
Liberaci, Signore da chi non è custode fedele della Tua Chiesa e dispensatore dei Tuoi Misteri, 
da chi non crede di dover gridare al mondo intero che solo da Te viene la salvezza,
da chi, invece di difendere la Tua Chiesa, Una, Santa, Cattolica ed Apostolica, la espone al disprezzo ed al ridicolo,
da chi della Tradizione gloriosa e bimillenaria della Chiesa vuol disfarsene come cosa vecchia, ammuffita e sorpassata.

Liberaci, Signore dai lupi travestiti da agnelli,
da coloro che continuano a far entrare il fumo di satana nella Chiesa,
da chi tiene aperte le finestre per farlo entrare meglio
e da chi vorrebbe spalancare anche i portali per inondare i Sacri Palazzi del maleodorante fumo.

Liberaci, Signore dai falsi profeti e dai falsari che vivono nella tua casa.

Liberaci, Signore.
Liberaci da ogni male, ma soprattutto liberaci dal Male.
Amen

giovedì 3 luglio 2014

Dell'amor la forma /4

Gesù Cristo nel Vangelo ci dice di amare il prossimo come noi stessi. La linea tra l'amor di sé e l'egoismo può essere molto sottile e passa esclusivamente attraverso la contemplazione del Volto di Cristo. Solo uno sguardo puro e limpido ed orientato verso le realtà del Cielo, riesce a contemplare e ad amare tutta la realtà terrena - esseri umani compresi - e a capire di quale grande dignità gode la natura umana. In questo modo, ogni cosa osservata attraverso lo specchio della carne, già purificata dall'amore di Dio e conformata alla sua Immagine, assumerà allo sguardo attento ed amante, una vita nuova, una dignità mai vista, una sembianza trasfigurata, degna di essere amata e rispettata. L'essere umano, consapevole dell'appartenenza a Cristo e della sua signoria sul mondo intero, avrà la capacità di gettare uno sguardo pieno di amore, di verità e di giustizia sull'intera famiglia umana e sul singolo, ogni singola creatura umana che palpita, vive, pecca e muore accanto alla sua vita parallela. La peculiarità della vita vissuta nella fede in Cristo, in osservanza dei suoi comandamenti, ci trasforma in novità di vita, in 'uomo nuovo'- come ci ricorda san Paolo - ci dona la dignità propria dei figli di Dio ed una capacità di donarsi ed amare, libera dalla distorsione dello specchio dell'egoismo e sublimata attraverso lo specchio della Divinità di Dio, che ci ha creati a Sua immagine e somiglianza. L'io che si contempla e si ama attraverso lo sguardo di Dio, diventa capace di contemplare ed amare Dio ed il prossimo con la stessa intensità e la stessa coerenza.


la terza parte qui
la quinta parte qui