La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




domenica 28 settembre 2014

Saper vedere

Nessun uomo è banale.
 
Solo una cosa è banale: non saper vedere l’aspetto trascendentale delle cose.
 
I cattolici si dividono in due tipi: coloro che sanno vedere la bellezza della Fede, e quindi splendono con una luce speciale, e coloro che restano nella banalità, diventando quindi grigi e inespressivi.
 
(Plinio Corrêa de Oliveira)
 

mercoledì 24 settembre 2014

Contemplare

 
'L’uomo deve porre la sua massima attenzione in un ordine di realtà superiore, formando una sorta di santuario interiore, dall’alto del quale egli poi guarda tutto in modo contemplativo. I due punti cardine nella vita dell’uomo sono: l’attrazione continua al sublime e il desiderio di cancellare l’orrendo.
 
Se la persona costruisce la propria anima nella contemplazione, avrà un’allegria interiore in mezzo alle amarezze della vita. Mentre contempla, la persona conforma l’anima a qualcosa di luminoso.

Il cattolico dovrebbe impegnarsi a contemplare ciò che è meraviglioso nella Santa Chiesa. Quando comincia a vederne solo le imperfezioni, pecca contro la sublimità della Chiesa'.
 
(Plinio Corrêa de Oliveira)

martedì 23 settembre 2014

Vita in due


Il tempo scorre. Qualche ruga in più. Aumentano gli anni. Si continua a vivere uno accanto all'altra, insieme. Si continua a ringraziare del dono di condivisione della vita, di ogni sua piega e trama. Aumenta la certezza di essere sempre più indispensabili l'uno per l'altra, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, ora per ora, giorno per giorno. Sono stata tratta dalla sua costola, sono carne della sua carne, la mia anima è una con la sua, il mio corpo è uno con il suo. Creati per vivere insieme. Creati per lodare e benedire il Signore insieme. Per sempre.  

lunedì 22 settembre 2014

Pregare per il Santo Padre

Pregare per il Santo Padre è sempre doveroso per noi cattolici, nonché un atto di filiale devozione verso colui che il Signore ha voluto alla guida della Santa Chiesa. Da quando Papa Francesco è salito al Soglio Pontificio (ne ho già parlato altre volte) è come se un ciclone avesse investito il mondo cattolico e non solo, si è scatenata una sorta di guerra dove ideologie e morale stanno al centro delle contese. Questo Papa, lungi dall'essere ritenuto da tutti un conservatore, è stato osannato dalla stampa laicista ed anche filo-massonica e proclamato come colui che avrebbe 'cambiato' la Chiesa per proiettarla in un futuro non tanto lontano, dove essa esisterebbe come entità non dogmatica, né confessionale, né divina,  ma aperta, amica e dialogante col mondo, una chiesa tra le tante con un capo tra tanti. Ognuno ha fatto dire al Papa ciò che ha voluto che dicesse, ne sono prova le interviste rilasciate al quotidiano di Scalfari; ognuno si è ritagliato un Papa, come vorrebbe che fosse, secondo il proprio uso e consumo! Questo modo di approcciarsi al Santo Padre rivela la difficoltà a voler considerare la Chiesa Cattolica una struttura divina, istituita da Gesù Cristo stesso, ed il Papa il legittimo successore di Pietro, 'dolce Cristo in terra' come soleva definirlo santa Caterina da Siena.
Papa Francesco è stato molte volte strumentalizzato ma nello stesso tempo credo che i suoi discorsi, i suoi atteggiamenti e le sue scelte abbiano incoraggiato molto tutti coloro che, in cattiva o in male fede, lo hanno fatto. Per questi suoi stessi discorsi, scelte ed atteggiamenti è stato anche ampiamente criticato da tanti cattolici che vengono reputati 'tradizionalisti'. La cosa mi lascia amareggiata e perplessa. Con questo Papa si è creato un divario, una sorta di inimicizia tra cattolici stessi, tra coloro che, ligi alla Dottrina vorrebbero che il Santo Padre fosse più battagliero nel promuoverla e difenderla e quelli che invece vorrebbero la modificasse per andare incontro alle tante situazioni di irregolarità che esistono all'interno della comunità ecclesiale, cioè di fedeli laici cattolici che si reputano tali ma che, per vari motivi, non vivono seguendo le leggi di Cristo.  Questo stesso clima lo si ritrova tra i consacrati: sacerdoti, religiosi ed alti prelati.
La diversità di vedute e la difformità dal Magistero della Chiesa, del quale essi invece dovrebbero fermamente difenderne la peculiarità e promuoverne la diffusione, suscita perplessità, sconcerto e divisioni tra i fedeli laici. Il clima rovente di casa in Vaticano, che sta precedendo l'apertura del Sinodo per la famiglia, voluto dal Papa, è l'emblema di questo malcostume che serpeggia tra i cattolici di ogni ordine e grado. Vescovi contro vescovi, cardinali contro cardinali. Cardinali promossi e cardinali puniti a torto, a causa delle loro idee troppo conservatrici. Io non voglio giudicare il Papa, ma devo confessare che mi assilla una certa preoccupazione. Non mi fa piacere vedere come, strumentalizzando la Dottrina cattolica, si stia mietendo odio e separazioni tra fratelli della stessa fede; non mi fa piacere sapere che ci sono  Pastori che non la promuovono e la difendono, anzi che la vogliono cambiare per compiacere il peccato e la sregolatezza di vita di tanti cattolici; e non mi fa piacere vedere il Santo Padre tanto lontano da tali diatribe. Avrà una sua strategia? Un suo modo di affrontare i problemi? Sicuramente....ma intanto i demolitori della Dottrina e della Chiesa Cattolica avanzano........
A noi non resta che pregare...... 
 

venerdì 19 settembre 2014

Il matrimonio sacramentale



Questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna, in cui l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna, e la donna ha il compito di aiutare il marito ad essere più uomo”. 
(Papa Francesco, 14 settembre 2014)
 

mercoledì 17 settembre 2014

Comunicazione di servizio

Nei giorni scorsi la mia casella di posta elettronica è stata letteralmente invasa da tantissimi commenti anonimi fatti sui miei blog e mi sono trovata costretta ad inserire la prova di verifica quando si vuole commentare: chi commenta se ne sarà già accorto. A me è un po' antipatica però mi ha risolto il problema. 

lunedì 15 settembre 2014

I sette dolori di Maria

Sul Calvario, mentre si compiva il grande sacrificio di Gesù, si potevano mi­rare due vittime: il Figlio, che sacrifica­va il corpo con la morte, e la Madre Ma­ria, che sacrificava l'anima con la com­passione. Il Cuore della Vergine era il riflesso dei dolori di Gesù.
D'ordinario la madre sente le soffe­renze dei figli più delle proprie. Quanto dovette soffrire la Madonna a vedere morire Gesù in Croce! Dice San Bona­ventura che tutte quelle piaghe ch'erano sparse sul corpo di Gesù, erano nello stesso tempo tutte unite nel Cuore di Maria. - Più si ama una persona e più si soffre nel vederla soffrire. L'amore che la Vergine nutriva per Gesù era smisu­rato; lo amava di amore soprannatu­rale come suo Dio e di amore naturale come suo Figlio; ed avendo un Cuore delicatissimo, soffrì tanto da meritare il titolo di Addolorata e di Regina dei Martiri.
Il Profeta Geremia, tanti secoli pri­ma, la contemplò in visione ai piedi del Cristo morente e disse: « A che ti para­gonerò o a chi ti somiglierò, figlia di Ge­rusalemme? ... La tua amarezza infatti è grande come il mare. Chi ti potrà consolare? » (Geremia, Lam. II, 13). E lo stesso Profeta pone in bocca alla Ver­gine Addolorata queste parole: « O voi tutti che passate per la via, fermatevi e vedete se c'è dolore simile al mio! » (Geremia, I, 12).
Dice Sant'Alberto Magno: Come noi 'siamo obbligati a Gesù per la sua Passio­ne sofferta per nostro amore, così pure siamo obbligati a Maria per il martirio che ebbe nella morte di Gesù per la no­stra eterna salute'. 
La nostra riconoscenza verso la Ma­donna sia almeno questa: meditare e compatire i suoi dolori.
Gesù rivelò alla Beata Veronica da Binasco che molto si compiace nel vede­re compatita la Madre sua, perché gli sono care le lacrime che Ella sparse sul Calvario.
La stessa Vergine si dolse con Santa Brigida che sono molto pochi coloro che la compatiscono e la maggior parte di­mentica i suoi dolori; onde le raccoman­dò tanto di aver memoria delle sue pene.
La Chiesa per onorare l'Addolorata ha istituito una festa liturgica, che ricorre il quindici settembre.
Privatamente è bene ricordare tutti i giorni i dolori della Madonna. Quanti devoti di Maria recitano ogni giorno la corona dell'Addolorata! (per conoscere e pregare con questa corona clicca qui). Questa corona ha sette poste ed ognuna di queste ha sette grani. Che si allarghi sempre più la cerchia di coloro che onorano la Vergine Dolente!
E’ una buona pratica la recita quoti­diana della preghiera dei Sette Dolori, che trovasi in tanti libri di devozione, ad esempio, nel «Massime Eterne».
Nelle «Glorie di Maria» Sant'Alfon­so scrive: Fu rivelato a Santa Elisabetta Regina che San Giovanni Evangelista de­siderava vedere la Beata Vergine, dopo essere stata assunta in Cielo. Ebbe, la grazia e gli apparvero la Madonna e Gesù; in tale occasione intese che Maria domandò al Figlio qualche grazia spe­ciale per i devoti dei suoi dolori. Gesù promise quattro grazie principali:
 
1-Chi invoca la Divina Madre per i suoi dolori, prima della morte meriterà fare vera penitenza di tutti i suoi peccati.
2-Gesù custodirà questi devoti nel­le loro tribolazioni, specialmente al tem­po della morte.
3-Imprimerà loro la memoria della sua Passione, con grande premio in Cielo.
4-Gesù porrà questi devoti in ma­no di Maria, affinché Ella ne disponga a suo piacere e loro ottenga tutte le grazie che vuole.
 
ESEMPIO Un ricco signore, abbandonata la via del bene, si diede completamente al vi­zio. Accecato dalle passioni, fece espres­samente un patto con il demonio, prote­stando di dargli l'anima dopo la morte. Dopo settant'anni di vita di peccato giunse al punto della morte.
Gesù, volendo usargli misericordia, dis­se a S. Brigida: Va' a dire al tuo Con­fessore che corra al letto di questo mori­bondo; lo esorti a confessarsi! - Il Sa­cerdote andò per tre volte e non riuscì a convertirlo. In fine manifestò il segre­to: 'Non sono venuto da voi spontanea­mente; Gesù stesso mi ha mandato per mezzo di una santa Suora e vuole ac­cordarvi il suo perdono. Non resistete più alla grazia di Dio!' 
L'infermo, sentendo ciò, s'intenerì e ruppe in pianto; poi esclamò: 'Come pos­so essere perdonato dopo avere servito il demonio per settant'anni? I miei pec­cati sono gravissimi ed innumerevoli!'. Il Sacerdote lo rassicurò, lo dispose alla Confessione, lo assolvette e gli diede il Viatico. Dopo sei giorni quel ricco si­gnore moriva.
Gesù, apparendo a S. Brigida, così le parlò: 'Quel peccatore è salvo; al pre­sente è in Purgatorio. Ha avuta la gra­zia della conversione per intercessione della mia Vergine Madre, perché, seb­bene vivesse nel vizio, tuttavia conser­vava la devozione ai suoi dolori; quando ricordava le sofferenze dell'Addolorata, se ne immedesimava e la compiangeva'.
 
Tratto da  “MARIA REGINA E MADRE DI MISERICORDIA” - di DON GIUSEPPE TOMASELLI  
 
Clicca qui per l'intero testo

DON GIUSEPPE TOMASELLI, esempio luminosissimo di sacerdote santo, figlio di don Bosco, uno dei più richiesti esorcisti d'Italia, nato a Biancavilla, un paese in provincia di Catania, il 26 gennaio del 1902 in una famiglia profondamente cattolica. Il suo lungo ministero, durato quasi 63 anni, lo impegnò in vari incarichi: parroco, insegnante, cappellano presso comunità religiose, esorcista ed apostolo della buona stampa cattolica. Scrisse un centinaio di semplici libretti devozionali ed apologetici che stampò in milioni di copie e che diffuse in Italia e anche all'estero. Messina, la mia città, ha avuto il grande privilegio di potersi gloriare della sua presenza. Qui morirà la notte tra l'8 ed il 9 maggio del 1989.
Io purtroppo non ho avuto questo onore quantunque vivessi a Messina in quel periodo, già dal 1985.
  
Clicca qui per leggere la vita di don Giuseppe Tomaselli
 
 

 

venerdì 12 settembre 2014

Dell' Amor la forma /5



DELL'AMOR LA FORMA
 
Sono rimasta affascinata da queste parole e non ho mai smesso di pensarci, cercare di coglierne tutte le sfumature, anche le più nascoste ed improbabili, per capirla al meglio. Lo spunto per la continua riflessione me l'ha dato proprio il film "SHREK" (ne ho parlato qui per anticipare questa mia riflessione). In seguito mi sono imbattuta per caso nella frase di san Gregorio di Nissa (qui)ed il cerchio si è chiuso. 
Il sacro ed il profano sono sempre alla ricerca del bello, del vero e del bene, perché la Verità, che è Gesù Cristo Nostro Signore, chiama, affascina e parla al cuore di ogni essere umano. L'uomo di buona volontà cerca e trova, in quanto si lascia plasmare ed affascinare dallo splendore della vera bellezza e della Verità, mentre l'uomo superficiale si accontenta della copia. Il cuore umano cerca sempre di essere felice, di godere di ciò che lo appaga e questo ritengo sia bene perché è Dio creatore che ha reso il cuore dell'uomo capace di ammirare la bellezza, di percepire la gioia e di desiderarle per sè. Lo scopo di ciò però non si esaurisce con l'ammirazione, la contemplazione ed il desiderio di possesso, ma deve andare oltre la semplice materialità. Dio ha voluto e concepito così le sue creature perché, affascinate le une dalle altre, rispondessero ad un richiamo più sublime, profondo e più bello. Sant'Agostino ha scritto che il cuore dell'uomo è fatto per Dio e questo non riposerà fino a quando non Lo avrà trovato. Ecco allora da dove scaturisce il nostro bisogno di felicità, di amore, di godimento di ciò che di bello e gioioso la vita ci offre. Il desiderio di felicità ci spinge a cercare nelle persone e nelle cose Colui che solo ci può dare ciò che cerchiamo. Ma non è sbagliato cercare negli altri, nella persona amata, nei figli, negli amici il senso della nostra gioia e questo a motivo del fatto che abbiamo bisogno di concretezza, abbiamo bisogno di guardare e di toccare. Dio stesso ci ha insegnato il grande valore del nostro corpo con la sua santa incarnazione. Il rischio però di idealizzare i rapporti e le persone è concreto perché siamo fatti per rapportare tutto all'infinito, all'eternità, al per sempre, poiché siamo stati creati eterni, per sempre. Allora ci viene incontro, ancora una volta,  il Signore che ci ricorda che dobbiamo amare il prossimo come noi stessi e Lui più di ogni altro e più di ogni altra cosa al mondo: ecco l'ordine e le priorità ristabilite! Ma come si fa a fare questo? E' una domanda alla quale non so rispondere. Credo la cosa migliore sia amare di un amore disinteressato, fedele, caritatevole - i tanti modi ce li ha elencati san Paolo nel celeberrimo e bellissimo 'Inno alla carità' (1Cor 13, 1-13)- e avere la consapevolezza che solo in questo modo noi contempliamo ed amiamo il Signore e che Lo vediamo riflesso negli occhi e nel volto di chi amiamo e di chi serviamo. Ecco che allora prenderemo la forma di ciò che guardiamo e amiamo: il Signore riflesso negli altri. San Giovanni apostolo nella sua prima lettera al capitolo 4 dal versetto sette in poi ci spiega proprio come interpretare nella vita il comandamento dell'amore a Dio ed ai fratelli(qui tutta la lettera). In particolare ce lo rivela con questi versetti: 'Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello'(1 Giov. 4, 17-21).        
I santi hanno capito e messo in pratica questo comandamento nel migliore e più versatile dei modi, sicchè ognuno di loro mostra ed offre, all'ammirazione di tutti, un aspetto della multiforme grazia di Dio, un aspetto della Divinità e della maestosità di Dio stesso. Essi mostrano come si ama Dio ed il prossimo.


Dell'amor la forma parte quarta  

giovedì 11 settembre 2014

undici settembre duemilauno

L'undici settembre duemilauno si è consumato, con la distruzione delle Torri Gemelli di New York, un duro attacco a tutta la civiltà dell'Occidente;  un episodio terrificante e violento che ha reso palese l'odio mai nascosto dell'Islam verso la Cristianità: praticamente uno scontro di civiltà.
 
La storia dell'Islam, parte da una società tribale ed è vecchia di quindici secoli. Ha ridefinito valori e plasmato le istituzioni nonché piegato intere Regioni con la forza della violenza. Da mesi ormai nelle terre di Siria, Iraq soprattutto, ma anche in tante parte dell'Africa, si sta consumando un genocidio terribile perpetrato da fondamentalisti islamici che intendono distruggere ogni altro tipo di civiltà. I morti sono migliaia, gli sfollati molti di più. Preghiamo per i nostri fratelli nella fede.     

mercoledì 10 settembre 2014

Perchè vivere? /2


Perché vivere? Una meditazione sulla vita non si può certo esaurire con un solo post (la prima puntata qui)  e credo che non ci riuscirò comunque, neanche con questo o con altri eventualmente a seguire. Mi preme ancora ribadire ed ampliare un concetto per me fondamentale e cioè quello della contemplazione. Plinio Correa de Oliveira diceva che l'essere umano ha un compito basilare, indispensabile, primario: fare della sua vita un atto di contemplazione. Ma contemplare chi, che cosa? L'essere umano nasce, vive e muore avvolto in un mistero. Ma perché nasce, vive e muore? Non certo solo per se stesso, o solo per gli altri, vivrebbe una dimensione sterile e carente alla quale manca l'essenziale, capace di dare risposte concrete nel momento in cui si cercano. Ed il momento delle domande, nella vita arriva sempre, inevitabile, inesorabile, puntuale. Finchè va tutto bene, l'uomo non si pone domande, troppo impegnato a desiderare ancora di più, in una vita ferma ad una sola tappa, quella dell'infanzia, sempre vissuta nel bisogno di avere e possedere, proprio come i bambini, affamati di affermazione e bisogni. Nel momento in cui la vita, col suo carico oneroso, si presenterà con tutta la sua tragica realtà, egli comincerà a guardare aldilà dei propri bisogni materiali, che non lo soddisfano più. A questo punto l'essere umano è ad un bivio: scegliere tra la vita e la morte.
 
Tra la contemplazione e la bestialità. Potrà continuare a vivere la sua vita da eterno bambino, nella più crudele indifferenza, tra il tormento e la disperazione o nella più totale anestesia dei sentimenti, oppure dovrà alzare gli occhi al Cielo, sopra ed oltre se stesso.
Cosa dovrà contemplare se non il segreto della sua esistenza racchiusa nel segreto dell'eternità, nel cuore di Dio? Perché solo con la scelta di Dio l'essere umano e la sua esistenza diventano parte integrante del progetto divino di creazione e redenzione. Certamente, anche gli atei, gli indifferenti, i bestemmiatori, i peccatori incalliti, i tiepidi, sono creature pensate e amate da Dio, anche per loro Nostro Signore Gesù Cristo si è immolato sulla croce, anche per loro ha sparso il suo sangue, anche a loro ha donato Sua Madre, la Vergine Maria; ma il Suo Santo Sacrificio, fino a quando tali esseri umani non alzeranno lo sguardo, non sarà per loro fonte di comunione né di salvezza. Guardare sempre in alto, per non strisciare troppo sul ventre, ci eleva, ci sublima, in una maniera talmente omnicomprensiva che ogni cosa, ogni nostro gesto, anche il più piccolo ed apparentemente banale, diventa comunione e segno di appartenenza al Signore. Riguardo a questo San Paolo scrive: ' Dio ci ha destinati all'acquisto della salvezza per mezzo del Signor Nostro Gesù Cristo, perché sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui.' (1 Ts 5, 9-10).
La nostra dimensione umana non si esaurisce con i nostri bisogni materiali, ma questi hanno un senso ed un fine solo se rapportati a Cristo e vissuti con Cristo, in Cristo e per Cristo. Ecco il significato della contemplazione fatta di azione e di preghiera, di corpo e anima che insieme si lasciano illuminare dalla dimensione celeste per rendere gloria a Dio. La contemplazione quotidiana ci riporta all'essenziale, all'ordine, ad una scala delle priorità e nel contempo edifica in noi e intorno a noi la Città di Dio.     

martedì 9 settembre 2014

Grammatica italiana discriminatoria

 
Nella lingua italiana, come in altre lingue europee, esiste la differenza tra parole di genere femminile e parole di genere maschile.
Propongo di eliminare la differenza, togliendo il genere, per evitare che anche la lingua italiana sia discriminatoria e non rispettosa dei nuovi diritti.
 
RISCRIVO rispettando il codice 'gender' anti discriminazione applicato alla lingua italiana e conio la nuova lingua italiana:
 
Ne ling italian,  com in altr ling europ,  esist l differenz tr parol d gener femminil e parol d gener maschil.
Propong d eliminar l differenz, togliend gener,  per evitar che anch l ling italian si discriminatori e non rispettos d nuov diritt.
 
Suona bene, no? Mi sembra di avere cento canguri in bocca!!!!!
Devo correre per i diritti d'autore, voglio il copyright!
 
Oh, scusat: mi sembr d aver cent cangur in bocc!
Dev correr per diritt d'autor, vogli copyright!
 
La follia gender arriverà anche a proporre questo?
 

Cose da donne


Nuova Zelanda. La comunità omosessuale è insorta contro lo spot di un assorbente, a sua detta discriminatorio. Assorbenti sessisti ed omofobi! Siamo al ridicolo!!!!!

Chiedo scusa per l'immagine poco artistica e perché non vorrei fare pubblicità a questa nota marca di prodotti femminili, ma è doveroso scrivere questa nota. Sono felice che gli assorbenti siano sessisti e discriminatori, evviva! Ricordano a tutti che esiste il sesso femminile ed il sesso maschile e che i cari assorbenti, usati da milioni di donne in tutto il mondo sono........per sole donne per sole donne con le mestruazioni! Già, solo per le donne,  quelle vere, come la natura le ha fatte, perchè solamente le donne sono dotate di apparato riproduttivo necessitante di tali dispositivi, una volta al mese e per tutto il periodo fertile.
Servirebbe a tutti, uomini e donne, ma soprattutto a coloro che vorrebbero cancellare la realtà, un po' di sano realismo, lo stesso di cui sono dotati gli assorbenti che, senza studiare all'università, senza avere nè anima né corpo, insegnano fisiologia e anatomia..........

lunedì 8 settembre 2014

Maria Bambina

 
Dolce Bambina Maria,
che destinata ad essere madre di Dio
sei pur divenuta augusta sovrana
e amatissima madre nostra,
per i prodigi di grazie che compisti fra noi,
ascolta pietosa le mie umili suppliche.
Nei bisogni che mi premono da ogni parte,
e specialmente nell'affanno che ora mi tribola,
tutta la mia speranza è in te riposta.
O santa Bambina,,
in virtù dei privilegi che a te sola furono concessi
e dei meriti che hai acquistati,
mostrati ancora oggi verso di me pietosa.
Mostra che la sorgente dei tesori spirituali
e dei beni continui che dispensi è inesauribile,
perché illimitata è la tua potenza sul cuore paterno di Dio.
Per quell'immensa profusione di grazie
di cui l'Altissimo ti arricchì
fin dai primi istanti del tuo immacolato concepimento,
esaudisci, o celeste Bambina, la mia supplica,
e loderò in eterno la bontà del tuo cuore.
Amen
 
 
 

Impressioni d'estate



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

venerdì 5 settembre 2014

Il battito del tuo cuore


Ho sentito il battito del tuo cuore
Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell'unità di cuore e di mente
di un'assemblea di persone che ti amano.

 Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.

 Signore, ti ho trovato nella terribile grandezza
della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell'inspiegabile gioia
di coloro la cui vita è tormentata dal dolore.

 Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica
ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore io credo. Ma tu aiuta la mia fede.
 
(Madre Teresa di Calcutta)
(qui)

mercoledì 3 settembre 2014

Perchè vivere?

La vita è un bene, un dono prezioso. Ce ne rendiamo conto, in maniera più profonda, quando questa si rende prepotentemente visibile a noi, con tutta la sua maestosità ed il suo gravame, soprattutto nella morte, nella malattia, nelle pressanti difficoltà quotidiane. Quando nulla ci affligge e tutto va bene secondo i nostri desideri, sentiamo la brezza della vita accarezzarci leggermente il cuore e, quasi in modo impercettibile, sfiorarci, passarci accanto in punta di piedi. Ma quando lottiamo con le storture, le brutture, le difficoltà che la vita ci presenta, allora ci sembra che il peso dei giorni sia talmente oneroso e ruvido che presto ne resteremo schiacciati e vinti; questi sono i momenti in cui ci rendiamo conto che respiriamo, che viviamo, proprio quando la vita ci sta vivendo con tutte le sue rugosità ed asperità. Inizia, così la nostra lotta contro la vita stessa: nell'intento determinato, cocciuto, anche legittimo, di risolvere i nostri problemi e di allontanarli perché causa di sofferenze, ci apprestiamo a lottare contro di noi e contro la vita stessa! Ma la tenzone è impari......ci troviamo nella condizione di Davide che affronta Golia. E' vero che alla fine Davide vincerà su Golia.....ma la vita è più grande e più forte di noi. La vita è maestosità infinita che ci sovrasta, avvolge e travolge. La vita è splendore, bagliori di luce che ci accecano. Non si lotta contro di essa: non ne usciremo vincitori, come Davide. Anzi più cercheremo di combatterla più essa ci sovrasterà, avvilupperà e confonderà. La vita non è categoria che ci appartiene, come possono essere l'amore e i sentimenti del cuore, essa è qualcos'altro, al di fuori e nello stesso tempo dentro di noi. Come Dio. La vita è di Dio. Come noi. Siamo impastati dello stesso alito eterno. La vita ci appartiene nella misura in cui riusciamo a capire che è per noi e non ne siamo i padroni assoluti. La vita porta un carico eterno e finito: gioie e dolori in continuo miscelarsi, che ci appartengono nella misura in cui riusciamo a comprenderne il vero significato. E' legittimo restare turbati di fronte a tante crudeltà, morte, malattie, violenze, guerre e odii; è legittimo impegnarsi per rendere la vita più bella e pacifica; sono le giuste aspirazioni degli operatori di giustizia. Questo agire rende l'essere umano libero ed alleato di Dio e della vita che è nemica soltanto della nostra pavidità! Ma non è questo lo scopo della nostra esistenza. Non è fare di noi degli eterni combattenti, eterni Giasone in spedizione alla conquista del vello d'oro! Lo scopo è prendere coscienza della nostra condizione di creature che attendono da Dio, ogni giorno, la porzione anticipata di eternità nascosta nel fango della finitezza. 
 
Concludo questa meditazione con le parole del pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira che ha riassunto in modo magistrale il succo della vita:
  
'Vivere è contemplare.
Finché non afferra la dimensione meravigliosa delle cose, l’uomo non vive.
Per una persona intelligente, vivere è anzitutto contemplare.
Il motivo perché siamo su questa terra non è per mangiare, né per vivere a lungo, né per fare una bella carriera.

Noi esistiamo per contemplare.
 
Il resto non è vita. Piuttosto si avvicina all’animalità'.
 
 

martedì 2 settembre 2014

La vera rivoluzione

Ai tempi d'oggi, dopo due secoli di battaglie per l'emancipazione da Dio, dalla Chiesa, dalla morale cattolica, dalla legge naturale e dalle leggi comuni che regolano famiglia e società, la secolarizzazione ha raggiunto livelli per certi versi inaspettati ma ben consolidati e radicati nel tessuto socio-culturale e politico italiano. Non ci sorprendiamo più, né tantomeno ci sgomentiamo o ci scandalizziamo se sentiamo parlare di 'orgoglio' e 'matrimonio' omosessuale, abolizione del concetto di mamma e papà, utero in affitto, fecondazione artificiale, 'dolce' morte, interruzione volontaria di gravidanza. Termini ormai d'uso comune, entrati a far parte del linguaggio comune dell'uomo comune e, purtroppo, anche del costume di migliaia e migliaia di persone comuni, cattolici e non cattolici e non solo Italiani....... 
E' come se la rivoluzione del linguaggio, andata di pari passo a quelle degli usi e dei costumi, avesse anestetizzato la mente e la coscienza; cambiato il male in bene; mascherato il male dandogli la forma del bene per renderlo attraente, fruibile e facilmente accessibile da parte di tutti, giovani e vecchi, uomini e donne, appartenenti a qualunque condizione sociale. In una società dove per decenni si è sempre sentito parlare a suon di slogan, di uguaglianza, di rivoluzione sociale, di lotta di classe, di libertà, di emancipazione della donna, di uguaglianza, di diritti, la vera rivoluzione l'ha fatta il peccato! 
Il peccato ci ha resi liberi, emancipati, uguali e pieni di diritti.
L'essere umano in preda a questo delirio di onnipotenza ha acquistato:
  • la LIBERTA' di andare diritto all'inferno in corsia preferenziale e veloce, col telepass e senza l'incubo dell' autovelox
  • con l'EMANCIPAZIONE lo sdoganamento della parola PECCATO e le sue più turpi conseguenze
  • con l'UGUAGLIANZA un appiattimento a livello sociale, culturale e religioso, dove tutto è uguale ed ogni cosa deve essere uguale per non discriminare e far torto ad alcuno
  • il DIRITTO di vedere riconosciute per legge opinioni errate e balzane; di avere liberamente comportamenti turpi e volgari, linguaggio triviale, orientamento sessuale contro natura; uccidere il bambino che si porta in grembo, uccidere chi è vecchio o malato, affittare un utero e comprare un bambino, desiderare, concupire e sodomizzare un fanciullo senza essere giudicato un pederasta o un pervertito, convivere senza essere giudicati concubini e pubblici peccatori, avere bambini fuori dal matrimonio e da ogni regola, senza essere giudicati immorali e peccatori, fumare ogni sorta di droga ed iniettarsi nelle vene ogni sorta di veleno, senza sentirsi dire di essere un drogato, un pericolo per l'incolumità di se stessi e degli altri,  e condannare in nome della libertà, dell'uguaglianza e dei diritti, chi così non pensa e non agisce
I traguardi di questa rivoluzione sono sconcertanti. L'essere umano ha perso l'orientamento, il buon senso, il senso di sé e del peccato, la vera libertà di figlio di Dio, fatto a Sua immagine e somiglianza, ed ha acquistato la capacità di abbruttirsi e di somigliare sempre più al Principe del Male, il Demonio, che, da quando ha irretito Eva nel giardino dell'Eden, per far sì che si allontanasse da Dio insieme ad Adamo, continua nel suo instancabile lavorio delle anime per plasmarle con i suoi acuminati strumenti che, mentre si affondano nella carne lacerandola, danno la falsa impressione di accarezzarla ma lasciano un marchio, il marchio dell'appartenenza al peccato, il marchio di fuoco della Bestia.
 
Questa rivoluzione ha praticamente affrancato dalle regole anche il linguaggio, che è andato a riempire un vocabolario fatto ormai di parole che hanno perso il loro vero significato, che ne mascherano il contenuto, perché il significato oggettivo delle parole può ferire per la sincerità e la capacità di rimandare alla verità. E così in questa ubriacatura di senso si dice IVG invece di aborto-omicidio, amore gay invece di rapporti sodomitici,  diritto di avere un figlio, invece di egoismo e sfruttamento-schiavizzazione della donna, convivenza invece di concubinato,  debolezza, sbaglio, errore invece di peccato, dolce morte invece di assassinio, pillola anticoncezionale, invece di pillola abortiva, famiglia allargata invece di famiglia smembrata da un divorzio, genitore 1 e genitore 2 invece di papà e mamma, gender invece di maschio e femmina, poliamore invece di poligamia, diagnosi pre-impianto invece di eugenetica, etc, etc......
 
Perché la necessità di cambiare le parole? Perché non continuare a chiamare le cose con il loro nome di sempre? Perché la necessità di mascherare la concretezza quotidiana? Perché l'esigenza di abolire l'attualità della logica? Perché la prepotenza di cambiare un linguaggio che, in una società, diventa anche garanzia di verità?
La risposta è qui, nell'ultima domanda. Un idioma, un insieme di parole logiche, esprimono nei secoli una verità, una fedeltà, un popolo, con i suoi usi e costumi, una Patria, una comunanza, una religione, un'appartenenza, diventando segno e garanzia del bene comune, sigillo di regole e leggi da rispettare, quindi, il vanificare il significato delle parole, camuffandone il vero senso, diventa strumento per poter cambiare tutta la portata della verità e della sua vera natura, tutto il senso sociale, culturale e religioso, che la realtà di un popolo si porta sulle spalle da secoli, per far avanzare una nuova realtà, prepotentemente soggettiva, radicalmente relativistica, senza tradizione, né storia, senza arte né parte e cercare, in questo modo, di renderla positiva, apprezzabile, bella, affascinante, auspicabile ed accettabile. Si tratta di cancellare il peccato, perché lo si percepisce come tale, in tutta la sua oggettività e valenza. Allora, in tutta stoltezza, si pensa di agire sulle parole in modo da cambiarne il fine.
 
Ma cambiando le parole si possono cancellare il senso comune, il buon senso, la natura e la verità? Si può cancellare anche il peccato? 
Questo è il mondo dove si crede di essere immersi nella 'grande bellezza' ed invece siamo precipitati nel mondo della perdizione e della 'grande illusione'. Proprio come Adamo ed Eva, all'origine dei loro sogni e della loro vita immortale. Proprio là dove iniziava la realtà del mondo ed il mondo senza fine.....
 
Effettivamente la GRANDE BELLEZZA esiste veramente nel mondo, ma ci attende nella sua realtà di luce solo se ci incamminiamo nella via della Verità che è Cristo Gesù, Signore Nostro, il Dio incarnato, morto e risorto per la salvezza del genere umano. Solo la fedeltà a Lui ed alla Sua Chiesa, che la Tradizione Apostolica tramanda dalle origini, custodendo la Verità del Vangelo,  ci renderanno capaci di godere veramente e pienamente della vita e dei doni che essa ogni giorno ci offre, in simbiosi con il creato e con il Signore che quotidianamente soffia su tutti noi il Suo Divino Spirito.   

lunedì 1 settembre 2014

Colle don Bosco

 Su questa collina (oggi nota come «Colle Don Bosco») nella borgata Becchi, in frazione Morialdo e comune di Castelnuovo don Bosco(provincia di ASTI), praticamente a venti minuti da casa mia, il 16 agosto 1815 è nato san Giovanni Bosco. Visitare questi luoghi vuol dire riscoprire le origini della straordinaria personalità di Don Bosco e della sua opera diffusa in tutto il mondo.