La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




giovedì 30 ottobre 2014

La Santa Messa

 
Cos'è la Santa Messa?  La Santa Messa non è un banchetto eucaristico, non è un incontro di preghiera, non è un momento di intrattenimento gioioso, né un momento di comunione con gli altri nè tantomeno uno dei tanti modi per pregare ed onorare Dio.
Di essa si può darne solo un'unica definizione: è il sacrificio di Gesù Cristo sull'altare della croce.
Egli ha istituito la Santa Eucarestia affinché sia perpetuata la Sua offerta sulla Croce, ogni giorno e lungo il corso dei secoli, fino alla Sua seconda venuta sulla terra; quella offerta che sola cancella i peccati e placa la giustizia divina -sacrificio propiziatorio-. Ogni giorno, infatti, nelle chiese del mondo, è necessario che sia offerto il Sacrificio di Cristo, perché il mondo si salvi dall'abisso. E' estremamente necessario che il popolo cristiano incentri la sua vita spirituale sulla Messa, che la faccia diventare fatto centrale e determinante di ogni sua giornata e non solo della domenica, per riscoprirne il vero significato e la vera essenza, per dare al Signore la giusta lode, per ricevere la grazia santificante, per salvarsi dalla morte eterna, per ottenere il coraggio di testimoniarlo nella vita di tutti i giorni, sul posto di lavoro e tra la gente con le quali si condivide un pezzo di quotidianità. Nella Santa Messa è presente Cristo stesso, nel sacerdote che, 'in persona Christi', offre il sacrificio a Dio Padre per la redenzione del mondo. Cristo inoltre è presente nel sacramento dell'Eucarestia, quell' ostia e quel vino che il sacerdote consacra affinché si trasformino(transustanziazione si chiama!)nel Corpo e Sangue di Gesù, che continua a donarsi a noi come fece duemila anni fa sulla croce. Nella Santa Messa  coesistono due grandi realtà: il sacrificio ed il sacramento. Diventa importante, capendo questo, il corretto atteggiamento del fedele durante la Messa e nel ricevere la sacra Ostia, che esige il non essere in peccato mortale.
San Pio da Pietrelcina diceva che bisogna assistere alla Santa Messa 'Come vi assistettero la santissima Vergine e le pie donne. Come assistette san Giovanni al sacrificio eucaristico e a quello cruento della croce'. Egli diceva che i benefici della Santa Messa li vedremo solo in Cielo e che questa dona a Dio infinita gloria. Per capire cosa è la Santa Messa basta leggere le pagine che descrivono Padre Pio mentre celebra, della Passione che in essa soffre e della crocifissione, segno che davvero la Messa è il perpetuarsi del sacrificio di Cristo sulla croce.  A descrivere la Messa di Padre Pio ci hanno provato in tanti e Frà Modestino da Pietrelcina a tal proposito disse che 'nessuno è riuscito a tratteggiare, in tutta la sua misteriosa realtà, ciò che per cinque decenni è avvenuto ogni mattina sull'altare, a San Giovanni Rotondo', questo perché la Messa è un mistero, è Dio che scende sulla terra, è il Paradiso che adora e rende lode al Signore del Cielo e della terra, che ancora una volta si immola sulla croce per la salvezza del mondo intero. Papa Francesco dice che nella Santa Messa 'entriamo nel mistero di Dio'. Ecco perché durante la Santa Messa non si dovrebbero battere le mani, né cantare a squarciagola, né chiacchierare, né leggere il giornale, annoiarsi o sbadigliare........ma sempre bisogna pensare di essere sul Calvario, accanto a Maria, sotto la croce di Gesù sofferente e sanguinante.  

La Messa di san Pio da Pietrelcina qui  


 
 








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venerdì 24 ottobre 2014

Il piano Kalergi


L’immigrazione di massa, non è un fenomeno spontaneo, esso è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente. Richard Coudenhove Kalergi è uno dei principali ideatori del processo d’integrazione europea, di unificazione dell'Europa, ed è anche colui che ha pianificato il genocidio programmato dei popoli europei. Si tratta di un oscuro personaggio che i politici considerano come il padre fondatore dell’Unione Europea. Nel 1922 fonda a Vienna il movimento “Paneuropa” che mira all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L’unificazione europea avrebbe costituito il primo passo verso un unico Governo Mondiale.Con l’ascesa dei fascismi in Europa, il Piano subisce una battuta d’arresto, e l’unione Paneuropea è costretta a sciogliersi, ma, dopo la Seconda Guerra Mondiale, Kalergi, grazie ad una frenetica e instancabile attività, nonché all’appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B’nai B’rith e di importanti quotidiani come il New York Times, riesce a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti.
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere.
Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea. La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy. Nel 2010 il premio è stato assegnato proprio ad Angela Merkel. Mentre nel 2012 il premio è stato conferito ad Herman Van Rompuy.
Le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt’oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi europei volte al genocidio dei popoli europei attraverso l‘immigrazione di massa.
G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS), dimostra di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma:
«Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle  nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale» (USA Magazine, 12/08/1955)
 
 
liberamente tratto da qui

giovedì 23 ottobre 2014

Attacco alla famiglia

 
La famiglia, fondata sul matrimonio, tra un uomo ed una donna, sull'amore coniugale, unico, indissolubile e aperto alla vita è estremamente necessaria per lo sviluppo psico-fisico dei bambini, per il bene comune ed anche per la crescita dell'economia.
In Italia, purtroppo, assistiamo al contrario: divorzio rapidissimo e privatizzato, fisco sempre meno a misura di famiglia, depenalizzazione dell'uso delle droghe cosiddette leggere, fecondazione artificiale eterologa, attacco ai medici e operatori sanitari che sull'aborto fanno obiezione di coscienza, sindaci che violano la legge trascrivendo 'matrimoni' omosessuali contratti all'estero, preparazione di una legge tutta italiana per unire in 'matrimonio' due persone dello stesso sesso. Questi atti politici ed ideologici rappresentano altrettante tessere di un mosaico dietro al quale è difficile non vedere la regia globale di una cultura ostile alla famiglia e alla vita.
 
Matteo Renzi assicura che non si tratterà di matrimonio, ma non è così e lo sa bene! Queste 'unioni civili' proposte da Renzi, introducono qualcosa che è uguale al matrimonio tranne che nel nome e in un limite posto all'adozione.
L'esperienza inglese insegna che queste 'unioni civili' dopo qualche anno cambiano nome in 'matrimonio' in modo pressoché naturale e indolore.
L'esperienza tedesca, invocata da Renzi, mostra come, introducendo la possibilità di adottare i figli biologici di uno dei conviventi, si offra un assist alla magistratura per allargare costantemente l'area dell'adozione in nome del principio di uguaglianza.
 
Dunque si scrive UNIONE si legge MATRIMONIO.
 
E che le 'unioni civili' di Renzi non sono l'alternativa ma il battistrada al 'matrimonio omosessuale' lo si comprende dalle parole del sottosegretario Scalfarotto che, in un'intervista al quotidiano la Repubblica il 16.10.2014 così si è espresso: «L'unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik». Evviva la sincerità!

mercoledì 22 ottobre 2014

O Maria


O Maria,
aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a Te la
causa della vita: guarda, o Madre, al numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall'indifferenza
o da una presunta pietà.
Fa' che quanti credono nel tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
il
Vangelo della vita. Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine
in tutta la loro esistenza
e il coraggio di
testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e dell'amore
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.


(San Giovanni Paolo II, 25 marzo 1995
LETTERA ENCICLICA EVANGELIUM VITAE)

Oggi la Santa Chiesa fa memoria del Santo Padre Giovanni Paolo II, (la biografia qui) un grande Pontefice che ha dato alla Chiesa ed al mondo un Magistero illuminante di respiro universale, dove tutti gli uomini di buona volontà possono accostarsi per abbeverarsi alla fonte della verità. Un pontefice che ha dato un grandissimo contributo alla vita ed alla sua promozione con i suoi scritti, in special modo con questa Enciclica -EVANGELIUM VITAE - il testo qui-.    

Adamo ed Eva


Giusto per la par-condicio, ecco una barzelletta sempre su Adamo ed Eva, che stavolta maltratta un po' Adamo (non si può sempre maltrattare Eva, poverina!).
Un giorno Adamo è andato da Dio per chiedergli: “Signore, perché hai fatto la donna così bella?”.
E Dio rispose: “affinché tu la amassi”.
Adamo chiese di nuovo: “E perché l’hai fatta così stupida?”.
Risposta dell’Onnipotente: “affinché lei ami te”.

martedì 21 ottobre 2014

Creazione di Adamo

 
Dio creò Adamo prima di Eva perché non voleva essere assillato dai consigli mentre faceva l’uomo.
 

lunedì 20 ottobre 2014

Humanae Vitae

 

“Negli anni che precedettero l’enciclica di papa Paolo VI ('Humanae Vitae' qui ) che ha riaffermato il costante insegnamento cristiano che la contraccezione non è in accordo con la volontà di Dio, c’era la diffusa aspettativa che la Chiesa stesse per cambiare il suo insegnamento.[…]Ma l’insegnamento cristiano è fondato sulla legge naturale che è scritta nei nostri cuori da Dio, e specialmente sulla parola rivelata di Dio.[…] Noi non modelliamo la volontà di Dio secondo ciò che attualmente ci pare meglio. Così, quando papa Paolo VI non cambiò ciò che non era nei suoi poteri cambiare, ma riaffermò la fede cristiana, molta, molta gente fu contrariata, e semplicemente decise di ignorare l’insegnamento. Questa è la nostra situazione presente. Io spero davvero che non abbiamo a soffrire una ripetizione di questo, mentre si diffondono infondate aspettative riguardo a un cambiamento da parte della Chiesa dell’esplicito insegnamento di Gesù sul matrimonio”.
 
(Cardinale Thomas Collins, arcivescovo di Toronto)

venerdì 17 ottobre 2014

Sete di appartenenza

 
Don Giussani, già 60 anni fa, aveva intuito che il problema più importante nella vita e della vita è l’educazione che lui definiva come la capacità dell’educatore di introdurre l’educando nella conoscenza della realtà nella sua totalità. Il problema non sono i ragazzi, ma la mancanza di “punti di riferimento certi”. I ragazzi oggi come ieri sono assetati di senso della vita. Il loro cuore come quello di ogni uomo vibra del desiderio di sapere se la vita vale la pena viverla o è una passione inutile. Se questa vibrazione non incontra un volto in cui nitidamente si legge ciò che il ragazzo cerca, inevitabilmente si trasforma in disperazione o viene appiattita dallo smog di quella mentalità nichilista che tutti respiriamo.(...)Tutti i giorni quando vado nelle 3 case che accolgono più di 50 bambini e ragazzi, vedo nei loro sguardi una sete impressionante di appartenenza. È evidente la loro esigenza di avere un punto da guardare. Ma un punto fisso come il papà, la mamma o un educatore non si inventa, non si costruisce a tavolino, è il frutto di un avvenimento che entra nella vita di una persona, la cambia e la rende attrattiva per gli altri.
Tutti si lamentano dell’inesistenza della famiglia e di una scuola a pezzi. Lo ascolto tutti i giorni dai miei ragazzi messi al mondo per istinto e poi abbandonati. Ma penso anche a quei bambini che rimangono soli perché i genitori, la madre soprattutto, non fanno altro che lavorare. Come possono rispondere al grido di affetto dei propri figli? A mio giudizio, guardando la mia esperienza, non bastano alcune ore della settimana per stare con i propri figli. Se io non vivessi con i miei bambini e stessi solo alcune ore con loro, non si sentirebbero voluti bene.
Mia madre è sempre stata con me e i miei fratelli e quando doveva andare al campo a lavorare ci portava con sé. Mio padre è dovuto emigrare. Nella loro semplicità ci hanno insegnato una cosa molto importante: la madre deve essere madre e dare ai figli l’affetto e il tempo di cui hanno bisogno. Se Dio mi avesse chiamato al matrimonio, io sarei andato a lavorare anche 24 ore al giorno pur di lasciare la mia sposa a casa con i figli.
Non si può mettere al mondo un figlio e poi consegnarlo alla Stato o alle scuole private. Solamente nel caso di vere difficoltà economiche non vedo alternativa per cui è necessario che anche la moglie vada a lavorare. La questione che voglio segnalare è la mentalità femminista che è entrata anche nelle famiglie più belle che conosco, per cui se una donna non ha un titolo universitario e non lavora fuori casa non si sente realizzata. La crisi dei figli adolescenti è sempre affettiva, cioè di appartenenza. Hanno bisogno di un calore umano vivendo in un mondo freddo. (Padre Aldo Trento)
Tratto da qui 

 
paldo.trento@gmail.com

 

Il linguaggio di Dio

Non a caso la regola dice che nel Dna sta scritto che si è maschi oppure femmine. E anche se uno si sottopone a un’operazione chirurgica privandosi dei suoi organi genitali il Dna continua a dare il responso originario.
 
Il Dna dunque parla come la Sacra Scrittura, perché la natura è il linguaggio di Dio: si nasce maschi o femmine.
 
Non è un’opzione culturale, che uno può decidere arbitrariamente, ma un dato di natura.

(Antonio Socci http://www.antoniosocci.com)

mercoledì 15 ottobre 2014

Saggezza del lontano passato

   
Agli inizi degli Anni ’80, si decise di finanziare un cantiere sul mare, che avrebbe dovuto consentire di far defluire, in caso di forti piogge, le acque del rio Fereggiano, affluente del Bisagno. L’opera non inizia neppure, perché bloccata da un’inchiesta giudiziaria. Le ditte vincitrici dell’appalto vengono pagate senza eseguire i lavori: 4,5 milioni di euro. L’ultima rata è stata dell’11 giugno 2013, di 624mila euro.
Fine della cronistoria di una tragedia annunciata.

lunedì 13 ottobre 2014

Dell'Amor la forma /7 - Il sacerdote

E' necessario che il vero cristiano, se desidera amare il Signore e mettere in pratica i suoi insegnamenti, si conformi, durante l'arco dell'intera vita,  non solo alle sue parole, che ci ha lasciato nel Vangelo, ma anche alla  sua stessa vita. La religione cattolica non è una religione fatta di divieti e di prescrizioni e basta, essa non determina la sfera d'azione del praticante relegandolo alla sola osservanza dei comandamenti e dei precetti della Chiesa ma è l'incontro con una Persona: Gesù Cristo, Dio incarnato, morto e risorto per la salvezza del genere umano. In questo modo la religione cattolica acquista una valenza diversa nel mondo, rispetto alle altre religioni, cosiddette grandi e monoteiste, una valenza non paragonabile a niente altro perché essa è altro, è Cristo stesso. Ecco perché il cristiano deve sentire in cuor suo l'esigenza di conformarsi al suo Signore, unico principio e fine della sua vita. Ecco perché ogni comandamento di Gesù ed ogni prescrizione della Santa Chiesa Cattolica, che custodisce e tramanda, da secoli, parole, insegnamenti ed opere di Gesù Cristo stesso, diventano per il fedele un atto di amore, di adorazione, un sì al Signore. Egli stesso ci ha detto che il suo giogo diventa leggero per chi lo accoglie con slancio, amore, dedizione, carità, perché scopo principale dell'amante è rendere felice l'amato! Come Gesù desidera donarci la felicità già su questa terra, con i suoi insegnamenti ed attraverso i Sacramenti, così il fedele rende 'felice' il Signore accettando, osservando ed amando le Sue leggi, che sono leggi giuste che operano per il bene di chi le osserva. Cosa c'è di più importante nella vita, per chi è innamorato, che rendere felice l'amato, conformarsi alle sue esigenze, prevenirle e sodisfarle? Il Signore rientra a pieno titolo, nella vita del fedele, come l'Amato, non rubando la scena a nessun amore terreno, che la sua divina presenza affianca e sublima.

La figura del sacerdote in questo scenario si staglia alta ed imponente più di tutte le altre. Egli è la persona, che più di ogni altra potrà mostrare al mondo intero la Figura, la Forma del suo Amato. Conformandosi alla vita di Gesù, egli stesso ne sarà l'icona più perfetta, ne porterà le piaghe ed anche la gloria! Il sacerdote, in modo particolare quando celebra la Santa Messa, diventa Cristo stesso che si offre in sacrificio. Ecco perché siamo molto addolorati ed anche arrabbiati quando veniamo a conoscenza di sacerdoti che peccano e danno scandalo a vario titolo, proprio perché coscienti del fatto che essi portano in sé, più di ogni altro credente, la forma di Cristo, il sigillo della Sua Umanità e Divinità. Ed ecco perché desideriamo che il sacerdote si distingua in ogni ambito della vita e tra i laici per santità di vita. Ed ecco perché desideriamo che il sacerdote vesta la sua meravigliosa talare, senso di appartenenza e distinzione. Ed ecco perché desideriamo che il sacerdote non abbia il cuore diviso tra Dio ed un amore terreno che ne svilirebbe il mandato, la missione, la sacralità della figura.
 
A tale proposito propongo le parole del Card. Walter Brandmüller il quale ci ricorda come riuscendo a comprendere che:
    
......il sacerdozio non è una funzione di servizio, esercitata in nome della comunità, ma che il sacerdote – in forza dei sacramenti ricevuti – insegna, guida e santifica in persona Christi, tanto più si comprenderà che proprio per questo egli assume anche la forma di vita di Cristo. 
E un sacerdozio così compreso e vissuto tornerà di nuovo a esercitare una forza di attrazione sull’élite dei giovani. 
Per il resto, bisogna prendere atto che il celibato, così come la verginità in nome del Regno dei Cieli, resteranno per chi ha una concezione secolarizzata della vita, sempre qualcosa di irritante. 
Ma già Gesù a tal proposito diceva: “Chi può capire, capisca”.
 
Dell'Amor la forma parte prima qui
Dell'Amor la forma parte sesta qui


venerdì 10 ottobre 2014

Dell' Amor la forma /6 IMAGO DEI

Al perché vivere (qui e qui)segue la domanda su come vivere. Plinio Corrêa de Oliveira ci riporta di nuovo alla contemplazione che è un atteggiamento del cuore e dell'anima, non solo del corpo. Un atteggiamento che l'essere umano, profondamente convinto della sua essenza spirituale, sente come necessario, utile, benefico. Un atteggiamento che pervade tutto l'essere e che innalza, eleva, in una continua ricerca dell'essenza.
 
L'essere umano ha bisogno di essere felice, ma per essere tale dovrà conformarsi a Dio, prendere 'dell'Amor la forma'. 
 

La 'forma' di Dio, l'IMAGO DEI, ogni essere umano già la possiede fin dal suo concepimento, anche la Sacra Scrittura insegna che siamo ad immagine e somiglianza di Dio (Gen 1, 26-27)
  
 Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza. [..] E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. 
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che:
 
 
Essendo ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad un'alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione. »
 
Sembrerebbe difficile capire questa immagine e somiglianza con Dio, dato che la nostra natura umana è terrena, fragile, peccatrice, mortale; ma essa la si comprende pienamente guardando a Cristo ed alla sua natura umana:
 
 
È in Cristo, "immagine del Dio invisibile" (Col 1,15; cfr. 2Cor 4,4), che l'uomo è stato creato ad "immagine e somiglianza" del Creatore. È in Cristo, Redentore e Salvatore, che l'immagine divina, deformata nell'uomo dal primo peccato, è stata restaurata nella sua bellezza originale e nobilitata dalla grazia di Dio.
 

DELL'AMOR LA FORMA
quinta parte qui
 

giovedì 9 ottobre 2014

Bugiardino bugiardo!

Non è un bisticcio di parole e, siccome sono un medico, ho l'obbligo di dire e difendere la verità per il bene dei miei pazienti e di tutti coloro che in merito non hanno le idee chiare. In Italia sta avanzando lo spettro della proibizione dell'obiezione di coscienza. Per questo si è già provveduto a modificare il Codice di Deontologia Professionale ed anche il giuramento di Ippocrate, che da oltre duemila anni (si ritiene sia stato scritto nel IV sec. A.C.) ricorda ai medici di essere i custodi della salute e del benessere psico-fisico dei loro simili.
 
Nelle università italiane questo giuramento non sempre viene fatto recitare ai neo laureandi, io per esempio non l'ho fatto. Sinceramente, per me, che mi reputo cattolica praticante ed osservante, pur con tutti i miei peccati, limiti e difetti, non è stato un grande problema,  anzi mi ha tolto dal grande imbarazzo di doverlo recitare! Ho preferito promettere al mio Signore Gesù Cristo, medico delle anime e dei corpi, di essere sempre un medico coscienzioso, animato da amore, compassione, tenerezza e pazienza verso tutti i miei malati, che giurare 'per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni.....'.
 
Forse per questo motivo il giuramento non funziona! Bisogna giurare e chiamare a testimoni del proprio futuro operato nientemeno che.......gli dei!!!!! E bisogna giurare di non aiutare mai una donna ad abortire!!!!!! Ma sì, diciamo che ormai il testo di Ippocrate è superato! Nessuno crede più agli dei né a Dio nè tantomeno al bigottismo di Ippocrate! Di questi tempi dove ormai l'aborto e l'eutanasia sono invocati come diritti sacri ed inviolabili e permessi per legge ed anche a carico del Servizio Sanitario Nazionale (leggi: cittadini) che senso ha un tale giuramento? Sarebbe da ipocriti recitarlo.
 
Però c'è da dire che lo scritto di Ippocrate è davvero meritorio, soprattutto in questo passaggio dove appunto dice:
 
'.....mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo'.
 
 A proposito di medicinale abortivo: è di questi giorni la notizia che un'infermiera dell'Ospedale di Voghera è stata denunciata  per aver cercato di convincere due giovani donne a non farsi prescrivere e assumere la pillola del giorno dopo.
Attendendo ulteriori chiarimenti sull’accaduto, il dato certo è che l’infermiera è stata costretta a dare le dimissioni a causa delle pressioni della stampa e, le minacce di azioni civili, penali e disciplinari da parte dell’ospedale, hanno poi ulteriormente contribuito alla decisione.
A questa infermiera, a cui va tutta la mia solidarietà e la mia ammirazione, sono stati negati il diritto fondamentale all'obiezione di coscienza ed il lavoro.
 
A proposito di bugiardino (si chiama così il foglietto esplicativo contenuto nelle scatole dei farmaci): mai questo termine è stato più appropriato come nei riguardi del NORLEVO, farmaco che fino a qualche mese fa era ritenuto un possibile abortivo e che da febbraio di quest'anno ha subito una trasformazione in quanto sulla Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata la revisione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) della sua scheda tecnica. Un aggiornamento che cancella la vecchia dicitura "il farmaco potrebbe anche impedire l'impianto", sostituendola con "inibisce o ritarda l'ovulazione".

Si tratta di un aggiornamento dettato da motivi ideologici e lo dimostra la dichiarazione fatta da Emilio Arisi, presidente della Società Medica Italiana per la Contraccezione (Smic) che così commenta la novità: “Cade definitivamente l’appiglio che consentiva ai medici obiettori di coscienza di precludere il diritto ad accedere alla contraccezione d’emergenza, nascondendosi dietro la sua presunta abortività”.
 

mercoledì 8 ottobre 2014

...pare che......


Per la verità, a noi, affezionati alla razionalità, alla natura e alla realtà, pare che continuino a nascere solo uomini e donne. Insieme al buon senso e alle ostetriche, lo dicono la scienza, la fisiologia e la biologia.
(Antonio Socci)
http://www.antoniosocci.com

martedì 7 ottobre 2014

Regina delle Vittorie

In data odierna la Chiesa Cattolica fa memoria della Madonna del Rosario di Pompei ed il corrente mese tradizionalmente è considerato il mese del Santo Rosario.
La celebrazione odierna venne istituita dal Papa San Pio V nell'anniversario della vittoria navale riportata dai Cristiani a Lepanto, il 07 ottobre 1571, per arginare l'espansione dell'Impero Ottomano. Vittoria che venne attribuita all'aiuto della Santa Madre di Dio invocata con la recita del rosario.
Clicca qui per saperne di più.
 
Il Papa san Giovanni Paolo II, il 16 ottobre 2002, donò alla Cristianità una preziosa enciclica, dal titolo ROSARIUM VIRGINIS MARIAE, dedicata proprio al rosario.
Qui l'intero testo che termina con l'ultima invocazione della supplica alla Madonna di Pompei scritta dal beato Bartolo Longo.
La cui biografia si trova qui  
 

 
 O Rosario benedetto di Maria,
catena dolce che ci rannodi a Dio,
vincolo di amore che ci unisci agli Angeli,
torre di salvezza negli assalti dell'inferno,
porto sicuro nel comune naufragio,
noi non ti lasceremo mai più.
 
Tu ci sarai conforto nell'ora d'agonia.
A te l'ultimo bacio della vita che si spegne.
E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave,
o Regina del Rosario di Pompei,
o Madre nostra cara,
o Rifugio dei peccatori,
o Sovrana consolatrice dei mesti.
Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo.
 
 (Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei)
 

lunedì 6 ottobre 2014

Fedele al matrimonio pur nella separazione

“Accogliere fraternamente la persona separata o divorziata che vive la sofferenza della disunione coniugale ed essere compagno di cammino nel momento doloroso vissuto”. È questo lo scopo del gruppo “Santa Maria di Cana - Separati o divorziati fedeli agli impegni del matrimonio”, attivo a Baida, in provincia di Palermo, e sostenuto dalle suore di Carità del Principe di Palagonia. Da undici anni viene proposta una pastorale specifica per le persone separate/divorziate non risposate né conviventi: il percorso prevede di riedificare l’identità di figli di Dio, avviare il percorso del perdono e far riemergere l’identità nuziale. Ogni anno, a chiusura del ciclo di incontri, le persone separate o divorziate che lo desiderano possono comunitariamente rinnovare gli impegni del matrimonio e quest'anno, nel corso dell’evento, don Giuseppe Di Giovanni, vice postulatore della causa di beatificazione del servo di Dio Francesco Paolo Gravina, principe di Palagonia, ne ha rievocato le tappe terrene come esempio storico di fedeltà al matrimonio: il Principe, all'età di 29 anni, separatosi dopo dieci anni di matrimonio dalla moglie, donna Nicoletta Filangeri, per il costante tradimento di quest'ultima, in quanto ella si legò sentimentalmente ad un altro uomo del quale era follemente innamorata,preferì mantenersi fedele a Dio ed al Sacramento del matrimonio, per tutta la vita e divenne terziario francescano dedicando la sua vita ai poveri di Palermo, dove ricopre anche la carica di sindaco dal 1832 al 1835. Nato il 5 febbraio del 1800, ottavo e ultimo Principe di Palagonia e di Lercara Friddi, discendente di una delle più illustri e ricche famiglie nobili del Regno delle Due Sicilie, era un giovane ricco anche di fascino al quale lo sguardo delle fanciulle si rivolgeva con interesse.
All'età di 19 anni, il 14 marzo del 1819, si sposa con la principessa Nicoletta Filangeri Pignatelli. Purtroppo il matrimonio, tormentato e senza figli, naufragò dopo dieci anni perché nel frattempo l’affascinante principessa di Palagonia si era invaghita del giovanissimo e, dicono gli storici, aitante Francesco Paolo Notarbartolo e Vanni, principe di Sciara. Il palazzo dei Notarbartolo, sito nel popolare quartiere della Kalsa, distava solo pochi metri da quello dei Palagonia.
Nicoletta cominciò a frequentarlo anche la notte, rincasando spesso alle primi luci dell’alba. Ancora innamorato, dopo aver tentato inutilmente di riconciliarsi con la moglie, il Principe Francesco Paolo, una notte le fece trovare il portone sbarrato e un servo in livrea che, a suo nome, la «invitava a tornarsene da dove era venuta». Nicoletta andò allora ad abitare, fino alla fine dei suoi giorni, col Notarbartolo. Era il 1829. Tale separazione non fu facile per il Principe. Dicono gli storici che "La sua stessa vita fisica e morale appariva inizialmente demolita e l'uomo, che quando questo avveniva non era un santo, dovette compiere uno sforzo enorme per risalire la china dell'esistenza." Per tradizione si colloca in questo doloroso momento il suo ingresso nel Terz'Ordine Francescano.
Il Principe Francesco Paolo Gravina rimane dunque dinanzi a Dio in quello stato in cui è quando ne ode la voce. La sua condizione secolare resta il luogo nel quale gli viene rivolta la chiamata di Dio.
Così egli continua a vivere nel secolo, cioè implicato in tutti e singoli doveri e gli affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale di cui la sua esistenza è intessuta.
Egli non si liberò mai dalla malinconia nata dalla separazione dalla moglie, che amò sino alla fine. Si dedica alla carità spicciola, poi, nel 1835 scrive la sua lettera di accettazione dell'incarico di occuparsi dei mendicanti di Palermo. E' una lettera di gioia, per cinque mesi non ha pensato ad altro, è la svolta della sua vita, è la sua missione.
Non prete né frate, non predicatore né direttore di anime, ma Principe, sindaco ad amministratore di opere civiche, visse la carità con un'intensità che trasmise direttamente alle sue suore senza aver mai fatto a loro una conferenza o scritto un libretto di consigli spirituali.
Tutto questo presuppone un'intima vita di unione con Gesù.
Egli entrò nel Terzo Ordine Francescano e cinse quel cordone bianco di castità che avrebbe portato - invisibile - per tutta la vita, fino a svelarne l'esistenza il giorno della morte.
Quanto è creduto impossibile dai più - l'osservanza della castità perfetta - diventa per lui, con la grazia del Signore, possibile e autenticamente liberante. 
Il Principe si spense all'età di 54 anni, il 15 aprile 1854. Qualche giorno prima, aveva dettato le sue ultime volontà, poi era voluto rimanere solo e aveva aspettato in silenzio la morte. «Morì – conclude lo storico Castagna – per essersi speso senza riposo per i suoi poveri ma soprattutto morì di quello che allora si chiamava “crepacuore” o “mal d’amore”. Fino alla fine, infatti, era rimasto innamorato della moglie. Nel testamento mistico lascia anche una somma destinata per far celebrare le S. Messe per la moglie ancora viva. La vedova sposò poi il suo compagno, non ebbe figli, ma diventò donna di preghiera tanto che i parenti del marito conservano un libro di preghiera e la corona del rosario della principessa. Tratto da http://www.francescopaologravina.it

mercoledì 1 ottobre 2014

VIVERE D’AMORE

 
Alla sera d’Amore, parlando senza parabole, Gesù diceva: “Se qualcuno mi vuole amare per tutta la vita, osservi la mia parola. Mio Padre ed Io verremo a visitarlo. E facendo del suo cuore la nostra dimora, venendo a lui lo ameremo sempre!
 
Vivere d'amore è custodirti, Verbo increato! Parola del mio Dio! Io t'amo, e tu lo sai, divino Gesù! Lo Spirito d'amore m'incendia col suo fuoco. Amando Te attiro il Padre, che il mio debole cuore conserva, senza scampo. O Trinità! Sei prigioniera del mio amore.
 
Viver d’amore è vivere della tua Vita, Re glorioso, delizia degli Eletti! Tu vivi per me, nascosto nell’ostia… Io voglio per Te nascondermi, o Gesù! Agli amanti occorre solitudine, un cuore a cuore che duri notte e giorno. Solo il Tuo sguardo fa la mia beatitudine.
Vivo D’amore! Morire d’amore, ecco la mia speranza. Quando vedrò spezzarsi i miei lacci, il mio Dio sarà la mia Gran Ricompensa: non voglio possedere altri beni. Del suo amore voglio essere infiammata, voglio vederlo, unirmi a Lui per sempre.
Ecco il mio cielo… ecco il mio destino.
Vivere d’Amore!
 
Tratto da poesie di santa Teresa del Bambino Gesù
Leggi anche Storia di un'anima di santa Teresa del Bambino Gesù
 
Oggi la Santa Chiesa ricorda santa Teresa del Bambino Gesù come Vergine e Dottore della Chiesa, qui la biografia