La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




lunedì 6 ottobre 2014

Fedele al matrimonio pur nella separazione

“Accogliere fraternamente la persona separata o divorziata che vive la sofferenza della disunione coniugale ed essere compagno di cammino nel momento doloroso vissuto”. È questo lo scopo del gruppo “Santa Maria di Cana - Separati o divorziati fedeli agli impegni del matrimonio”, attivo a Baida, in provincia di Palermo, e sostenuto dalle suore di Carità del Principe di Palagonia. Da undici anni viene proposta una pastorale specifica per le persone separate/divorziate non risposate né conviventi: il percorso prevede di riedificare l’identità di figli di Dio, avviare il percorso del perdono e far riemergere l’identità nuziale. Ogni anno, a chiusura del ciclo di incontri, le persone separate o divorziate che lo desiderano possono comunitariamente rinnovare gli impegni del matrimonio e quest'anno, nel corso dell’evento, don Giuseppe Di Giovanni, vice postulatore della causa di beatificazione del servo di Dio Francesco Paolo Gravina, principe di Palagonia, ne ha rievocato le tappe terrene come esempio storico di fedeltà al matrimonio: il Principe, all'età di 29 anni, separatosi dopo dieci anni di matrimonio dalla moglie, donna Nicoletta Filangeri, per il costante tradimento di quest'ultima, in quanto ella si legò sentimentalmente ad un altro uomo del quale era follemente innamorata,preferì mantenersi fedele a Dio ed al Sacramento del matrimonio, per tutta la vita e divenne terziario francescano dedicando la sua vita ai poveri di Palermo, dove ricopre anche la carica di sindaco dal 1832 al 1835. Nato il 5 febbraio del 1800, ottavo e ultimo Principe di Palagonia e di Lercara Friddi, discendente di una delle più illustri e ricche famiglie nobili del Regno delle Due Sicilie, era un giovane ricco anche di fascino al quale lo sguardo delle fanciulle si rivolgeva con interesse.
All'età di 19 anni, il 14 marzo del 1819, si sposa con la principessa Nicoletta Filangeri Pignatelli. Purtroppo il matrimonio, tormentato e senza figli, naufragò dopo dieci anni perché nel frattempo l’affascinante principessa di Palagonia si era invaghita del giovanissimo e, dicono gli storici, aitante Francesco Paolo Notarbartolo e Vanni, principe di Sciara. Il palazzo dei Notarbartolo, sito nel popolare quartiere della Kalsa, distava solo pochi metri da quello dei Palagonia.
Nicoletta cominciò a frequentarlo anche la notte, rincasando spesso alle primi luci dell’alba. Ancora innamorato, dopo aver tentato inutilmente di riconciliarsi con la moglie, il Principe Francesco Paolo, una notte le fece trovare il portone sbarrato e un servo in livrea che, a suo nome, la «invitava a tornarsene da dove era venuta». Nicoletta andò allora ad abitare, fino alla fine dei suoi giorni, col Notarbartolo. Era il 1829. Tale separazione non fu facile per il Principe. Dicono gli storici che "La sua stessa vita fisica e morale appariva inizialmente demolita e l'uomo, che quando questo avveniva non era un santo, dovette compiere uno sforzo enorme per risalire la china dell'esistenza." Per tradizione si colloca in questo doloroso momento il suo ingresso nel Terz'Ordine Francescano.
Il Principe Francesco Paolo Gravina rimane dunque dinanzi a Dio in quello stato in cui è quando ne ode la voce. La sua condizione secolare resta il luogo nel quale gli viene rivolta la chiamata di Dio.
Così egli continua a vivere nel secolo, cioè implicato in tutti e singoli doveri e gli affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale di cui la sua esistenza è intessuta.
Egli non si liberò mai dalla malinconia nata dalla separazione dalla moglie, che amò sino alla fine. Si dedica alla carità spicciola, poi, nel 1835 scrive la sua lettera di accettazione dell'incarico di occuparsi dei mendicanti di Palermo. E' una lettera di gioia, per cinque mesi non ha pensato ad altro, è la svolta della sua vita, è la sua missione.
Non prete né frate, non predicatore né direttore di anime, ma Principe, sindaco ad amministratore di opere civiche, visse la carità con un'intensità che trasmise direttamente alle sue suore senza aver mai fatto a loro una conferenza o scritto un libretto di consigli spirituali.
Tutto questo presuppone un'intima vita di unione con Gesù.
Egli entrò nel Terzo Ordine Francescano e cinse quel cordone bianco di castità che avrebbe portato - invisibile - per tutta la vita, fino a svelarne l'esistenza il giorno della morte.
Quanto è creduto impossibile dai più - l'osservanza della castità perfetta - diventa per lui, con la grazia del Signore, possibile e autenticamente liberante. 
Il Principe si spense all'età di 54 anni, il 15 aprile 1854. Qualche giorno prima, aveva dettato le sue ultime volontà, poi era voluto rimanere solo e aveva aspettato in silenzio la morte. «Morì – conclude lo storico Castagna – per essersi speso senza riposo per i suoi poveri ma soprattutto morì di quello che allora si chiamava “crepacuore” o “mal d’amore”. Fino alla fine, infatti, era rimasto innamorato della moglie. Nel testamento mistico lascia anche una somma destinata per far celebrare le S. Messe per la moglie ancora viva. La vedova sposò poi il suo compagno, non ebbe figli, ma diventò donna di preghiera tanto che i parenti del marito conservano un libro di preghiera e la corona del rosario della principessa. Tratto da http://www.francescopaologravina.it

4 commenti:

  1. Un caso muy interesante. Pienso que ahora se habla mucho de acoger a las personas divorciadas como si fuera una novedad en la Iglesia. Sin embargo, no es nuevo, ya que el catecismo nos exhorta a ello desde hace mucho tiempo. Un abrazo!

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  2. ELIGELAVIDA, es verdad.......sin embargo, no es nuevo!
    Un abrazo

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  3. Una gran historia y, verdaderamente, muy interesante.

    Era desconocida para mí y me ha gustado conocerla.

    Un beso grande.

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    1. AMALIA, ho creduto fosse una storia da far conoscere, per dare coraggio a quanti, separati o divorziati, soffrono per la loro situazione perché ancora innamorati. Un grandissimo abbraccio ed un bacio anche a te

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