La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




venerdì 21 novembre 2014

La seconda piaga

Continuo con l'intervista a Mons. A. Schneider sulle piaghe del Corpo Mistico liturgico di Cristo. Il tema è abbastanza spinoso, perché mette il dito, davvero, su una piaga che affligge l'intero popolo cattolico, soprattutto praticante ed osservante, quello cioè del pericolo della secolarizzazione, dell'accoglienza della mondanità, che porta, inevitabilmente alla banalizzazione ed alla desacralizzazione della vita, della preghiera, di ogni rito sacro ed in modo particolare alla spettacolarizzazione della Santa Messa, riducendola ad un incontro festoso di preghiera, dove protagonisti sono i fedeli ed il sacerdote. 

'La seconda piaga è la comunione sulla mano diffusa dappertutto nel mondo.
Non soltanto questa modalità di ricevere la comunione non è stata in alcun modo evocata dai Padri conciliari del Vaticano II, ma apertamente introdotta da un certo numero di vescovi in disobbedienza verso la Santa Sede e nel disprezzo del voto negativo nel 1968 della maggioranza del corpo episcopale. Solo successivamente papa Paolo VI l'ha legittimata controvoglia, a condizioni particolari.
Papa Benedetto XVI, dopo la Festa del Corpus Domini 2008, non ha più distribuito la comunione che a fedeli in ginocchio e sulla lingua, e ciò non soltanto a Roma, ma anche in tutte le chiese locali alle quali ha reso visita. Attraverso ciò egli donò all'intera Chiesa un chiaro esempio di magistero pratico in materia liturgica. (Card. Athanasius Schneider)'.
 
A tal proposito la mia esperienza potrebbe essere illuminante per qualcuno. Io sin dalla nascita ho fatto la spola tra la Germania (Paese dove sono nata) e la Sicilia ma quando avevo nove anni la mia famiglia si è trasferita in Puglia, a Modugno, un paese in provincia di Bari e proprio qui ho fatto la Prima Comunione. Da allora in poi ho sempre preso l'ostia consacrata in bocca, non in ginocchio perché non si usava ed io non ero a conoscenza di questa modalità. All'età di 13 anni, riecco un altro trasferimento e mi ritrovo di nuovo in Germania. Qui sono entrata in contatto con una nuova realtà: ho visto che i fedeli (sia Tedeschi che Italiani)avevano l'abitudine di prendere l'ostia sulla mano e così mi sono adeguata, senza farmi tanti scrupoli né domande. La Chiesa da me frequentata era un edificio moderno, di mattoni rossi (orribile!) e senza balaustra che dividesse l'altare maggiore dal resto. La Messa era officiata da un sacerdote italiano. Però quando partecipavo ad una Messa tedesca in una Chiesa con la presenza della balaustra, vedevo tanti Tedeschi inginocchiarsi qui e prendere l'Ostia in ginocchio, questo soprattutto nelle festività, tipo Natale e Pasqua. Ebbene, confesso che questa modalità mi affascinava......non l'avevo mai vista! Sicuramente da piccina sì, l'avrò vista, ma purtroppo non ne portavo memoria. Ritornata in Italia, all'età di 19 anni, ho trovato una realtà cambiata, anche qui la comunione in mano era ormai una prassi e siccome io ero abituata in questo modo non mi fu difficile continuare così, fino a quando non cominciai a notare che non tutti usavano questo modo, soprattutto a Roma, soprattutto i più devoti. Allora mi misi ad esaminare bene la questione e finalmente capii che era un abuso e sono tornata a prendere l'Ostia consacrata in bocca e, quando mi è possibile, anche in ginocchio.     
 
LA PRIMA PIAGA QUI
 
Sul sito della Santa Sede (qui) si trova un breve scritto sull'opportunità di ritornare alla buona abitudine di comunicarsi in bocca ed in ginocchio, per un duplice motivo:
 
1) evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici
2) favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento.
 
E' vero che tanti fedeli prendono la Comunione in mano con tanta devozione e tanto amore, ma ciò non toglie che possano andare dispersi dei frammenti e che si possa incorrere nel rischio di commettere lo stesso un abuso o un sacrilegio.
 
Ho visto gente devota rigirarsi l'Ostia nella mano, baciarla, contemplarla prima di metterla in bocca. Ho visto gente meno devota andare a prendere la Comunione con una gomma da masticare in bocca; ho visto gente prendere l'Ostia in mano e poi non portarla alla bocca (e che solo su mia pressione lo hanno fatto); ho visto gente prendere l'Ostia in mano e poi portarla alla bocca in modo rocambolesco; ho visto Ostie cadere per terra..............
 
Riflettere su questo credo sia importante, per la nostra vita spirituale e per la nostra salvezza eterna.  
 

4 commenti:

  1. Questa è una buona descrizione della realtà. Così è. Noi, i fedeli devono mostrare i sacerdoti e dire le cose come stanno corretto. Grazie!

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  2. Has hecho una gran descripción y, además, muy interesante.

    Un buen tema, Martina.

    Un beso grande.

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    1. Amalia, ti ringrazio. Credo che le nostre esperienze servano per farci capire e così migliorare.
      Un abbraccio

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