La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




giovedì 30 aprile 2015

E' di nuovo primavera


Il mio tempo passa in fretta.
E' già trascorso un anno esatto dalla  morte di mio padre.
Un anno che mi pare ieri.
Un anno che non son capace di contare.
Un anno che non so quantificare nè definire se non me lo dicesse il calendario.
Eppure è passato un anno! 
Un anno volato via ma che comunque ha lasciato il suo peso dentro ed anche fuori di me.
Era primavera...........
Una stagione piena di vita e di colori, dove il risveglio della natura passa attraverso il profumo fresco dell'aria. Poi è arrivata l'estate ed il tentativo di continuare la mia vita nonostante tutto.
L'autunno, poi l'inverno.......... Tutto è arrivato. Tutto, puntualmente. Come sempre.
Rispondendo al comando del Signore.
Ed è già di nuovo primavera................

martedì 28 aprile 2015

Bambin*.....ovvero del ridere o del piangere....

 
In questo post(clicca qui) intuendo come l'ideologia gender avrebbe potuto continuare a colonizzare ancor di più i cervelli degli 'intellettuali' che fanno la cultura e indirizzarli verso una completa radicalizzazione mirata ad imperniare la società ed il suo linguaggio, avevo proposto di cambiare la lingua italiana per evitare che questa fosse, in un certo qual modo, discriminatoria.
 
Ebbene.......c'è qualcuno che già attua il mio metodo! Mi spiace non aver fatto in tempo a registrare come mia l'idea.....ho perso la possibilità del copyright e di chiedere i diritti d'autore.
Mi dovrò inventare qualcos'altro! 
La tizia che mi ha 'rubato' l'idea si chiama dott.ssa Irene Biemmi(autrice del libro 'Federico e Federica') e da tempo spende le energie della sua materia grigia sulle tematiche del gender. Orbene, la dott.ssa in questione, per evitare di fare torto a qualcuno, usa l’asterico quando per iscritto deve riferirsi al genere dei bambini. Non scrive bambino o bambina ma -bambin*-
 
Linguaggio sessualmente corretto!
 
Non sto scherzando..........qui l'articolo.

sabato 25 aprile 2015

Un altro 25 aprile

 
Oggi non è un giorno come gli altri. E oggi non c'è nulla da festeggiare e non c'è spazio per la retorica né per la demagogia. Oggi i cattolici italiani dovranno, almeno per un giorno, evitare di essere utili idioti della vulgata comune che vuole fare di questo giorno  l'emblema della libertà e della democrazia dell'Italia. Oggi è il giorno in cui tutta la verità dovrebbe essere finalmente rivelata a tutti gli Italiani. Oggi è un giorno di lutto in cui si dovrebbero ricordare le stragi dei comunisti, le vittime tra le quali tanti cattolici e tantissimi sacerdoti, assassinate dai partigiani comunisti in odium fidei, soprattutto in Emilia Romagna, in una zona nota come Triangolo della morte, che fu teatro alla fine della seconda guerra mondiale, tra il 1945 ed il 1948, di un numero particolarmente elevato di uccisioni a sfondo politico, attribuite appunto a partigiani e a militanti di matrice comunista. Questa è l'altra faccia del 25 aprile che nessun italiano dovrebbe ignorare.
 

venerdì 24 aprile 2015

Fu vero genocidio!

 
E' il 24 aprile 1915, esattamente cento anni fa. A Costantinopoli (l'odierna Istanbul, Turchia) una retata di intellettuali, scrittori, artisti e politici armeni, che furono prelevati dalle loro case e messi a morte, inizia la prima fase del genocidio degli Armeni ad opera del regime dei Giovani Turchi. Intanto però la persecuzione, la deportazione e l'eccidio delle comunità armene cristiane in Turchia era già iniziata da mesi. Si contano 1 milione e 400mila cristiani Armeni uccisi a causa della loro fede e della loro esistenza. L’insofferenza turca verso la comunità armena ebbe una sua prima fase tra il 1894 e il 1897 cui seguirono nel 1909 i cosiddetti “Vespri di Cilicia”, con oltre 30mila vittime.  L’obiettivo era semplicemente eliminare l’elemento estraneo.
Quello degli Armeni è stato il primo genocidio del Novecento e tale crimine si è consumato nel silenzio della comunità internazionale.
 
Genocidio non è mero sinonimo di “massacro”, è un neologismo, coniato ad hoc per supplire alle carenze della lingua di fronte a quel che i nazionalsocialisti fecero agli Ebrei: che non era un eccidio, come i tanti purtroppo narratici dalla storia, ma il progetto cosciente e preciso di annientare per sempre un’intera porzione del genere umano e la sua relativa messa in atto.
Genocidio significa sterminio sistematico rivolto contro un’intera etnia. 
Il Santo Padre Francesco domenica 12 aprile, nel saluto prima della Messa in San Pietro per i fedeli di rito armeno, proclamando dottore della Chiesa l’armeno san Gregorio di Narek (951-1003), alla presenza del presidente dell’Armenia Serž Sargsyan, del Patriarca e Catholicos di tutti gli armeni Karekin II, del Catholicos della Grande Casa di Cilicia Aram I e del Patriarca di Cilicia degli armeni cattolici Nerses Bedros XIX, ha ricordato solennemente il Metz Yeghérn (“Il grande male”), ovvero l’olocausto degli Armeni compiuto dai Giovani Turchi tra 1915 e 1923. Il Papa ha definito «genocidio» quell’eccidio, ricordando (in sintonia con san Giovanni Paolo II) che è stato il primo del Novecento, presupponendo che nella storia ce ne sono stati altri, sia prima che dopo quello armeno.
L'Ottocento finisce col genocidio della Vandea, una regione dell’Ovest francese identitariamente cattolica, il Novecento comincia con quello gli Armeni (e insieme a loro la follia genocida turca ha massacrato anche siri cattolici e ortodossi, assiri, caldei e quei greci che amano ancora definirsi antiocheni), prosegue con gli ebrei per continuare indisturbato in Russia, Ucraina, Cambogia, Ruanda, Burundi, Bosnia. Una scia di violenza, di morti e di sangue, che continua ancora oggi, nel nostro giovane secolo, per volontà di tiranni comunisti, di terroristi islamici o di governi che identificano come nemici della Nazione un popolo con un'altra identità religiosa o culturale.   
 
Oggi gli Armeni di tutto il mondo ricorderanno il centenario del genocidio del loro popolo commesso per mano della Turchia ottomana. Un genocidio che fa fatica a guadagnarsi lo status di verità storica e che la comunità internazionale fa fatica ad accettare, soprattutto le autorità del governo turco che, dopo le parole pronunciate dal Papa sul genocidio degli Armeni, hanno reagito duramente, richiamando il proprio ambasciatore presso il Vaticano e convocando il nunzio della Santa Sede ad Ankara Antonio Lucibello per esprimere il «disappunto» e la protesta del governo turco.
 
Il presidente dell’Armenia Sargsyan in occasione della Messa del Santo Padre il 12 aprile ha detto: «Il Santo Padre ha lanciato un vigoroso messaggio alla comunità internazionale» che «i genocidi non condannati rappresentano un pericolo per l’intera umanità».
 
Basterà riconoscere e condannare un genocidio per evitare che altri ne vengano commessi?
 
UN PO' DI STORIA
Su tutte valga la testimonianza del Console italiano Giovanni Gorrini che così scrisse: "Dal 24 giugno non ho più dormito ne mangiato. Ero preso da crisi di nervi e da nausea al tormento di dover assistere all'esecuzione di massa di quegli innocenti ed inermi persone. Le crudeli cacce all'uomo, le centinaia di cadaveri sulle strade, le donne  ed i bambini caricati a bordo delle navi e poi fatti annegare, le deportazioni nel deserto: questi sono i ricordi che mi tormentano l'anima e quasi fanno perdere la ragione."
Anche l'intervento della Santa Sede tramite il Papa Benedetto XV non produsse alcun effetto, in funzione anche del fatto che i turchi avevano proclamato la guerra santa.
Successivamente, approfittando degli sconvolgimenti in corso in Russia a causa della rivoluzione, gli armeni sotto il controllo dell'impero zarista si ribellano e, il 28 maggio 1918, dichiarano la propria indipendenza. In seguito, dopo la presa di alcuni territori nell'Armenia turca, verrà proclamata la nascita della Repubblica Armena. Durante i lavori del Trattato di Sevrès venne perfino riconosciuta l'indipendenza al popolo armeno e la sua sovranità su gran parte dei territori dell'Armenia storica ma, come altre volte in futuro, tutto resterà solo sulla carta. Infatti il successivo Trattato di Losanna (1923) annullerà il precedente negando alle popolo armeno persino il riconoscimento della sua stessa esistenza. La caduta del regime turco alla fine della Grande Guerra e la seguente ascesa alla guida del paese di Kemal Ataturk non cambiò la situazione. Infatti, tra il 1920 ed il 1922, con l'attacco alla Cilicia armena ed il Massacro di Smirne, il nuovo governo portò a compimento il genocidio. Dopo questi ultimi crimini non un solo armeno vivo lasciò traccia in Turchia.(Tratto da  qui).
 
QUELLA STRADA CHIAMATA PARADISO E MAYRIG
Entrambi i film in lingua originale francese, uno il seguito dell'altro, raccontano la storia di una famiglia benestante armena, i Zhakharian, rifugiatasi in Francia a Marsiglia dopo essere sfuggita al genocidio. Entrambi i film si possono considerare un'autobiografia del regista stesso, che racconta in modo appassionato, raffinato, delicato la bellissima storia della sua famiglia (padre, madre, due zie materne), costretta a fuggire in Francia, dopo aver perso i familiari e tutti i beni, unita dall'amore e dal reciproco dono di sé nella quotidianità fatta di sacrifici, rinunce e desiderio di riscatto, nel continuo nostalgico ricordo dei familiari uccisi e della terra perduta. 
 
Qui il genocidio è trattato a margine della storia però è un film che consiglio perché è davvero stupendo. La maestria degli attori protagonisti (Omar Sharif e Claudia Cardinale) è insuperabile. Purtroppo la pellicola non si trova in lingua italiana, io sono riuscita a registrarla su cassetta VHS (roba da preistoria!) tanti anni fa quando la RAI l'aveva mandata in onda. Un film(considero le due pellicole insieme) magistrale, commovente, per me uno tra i più belli; il mio preferito in assoluto.   
I due film, nonostante l'importanza storica del tema trattato, hanno avuto scarsa diffusione in Italia.
 
LA MASSERIA DELLE ALLODOLE
Turchia, 1915. In una cittadina vive la benestante famiglia armena degli Avakian. Nel giorno in cui vengono colpiti dal lutto per la morte del patriarca anche il generale Arkan, capo della guarnigione turca, è presente alle esequie. È il segno di un rapporto, se non di amicizia, di reciproco rispetto tra le due comunità. Ma i Giovani Turchi hanno già pronto un piano per creare la Grande Turchia in cui non ci sarà posto per i ricchi e ‘traditori' Armeni.
Nessuna mediazione si rivela possibile. Dalla capitale partono per ogni dove gruppi di militari con l'ordine di uccidere sul posto i maschi (di qualunque età essi siano) e di deportare le donne e le bambine per poi massacrarle nei pressi di Aleppo. La famiglia Avakian viene smembrata e la giovane e vitale Nunik farà di tutto per salvaguardare la vita delle più piccole. Il film dei fratelli Taviani è liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Antonia Arslan. Di questo film invece è possibile acquistare il DVD in italiano.

mercoledì 22 aprile 2015

Miele di timo: è primavera!

 
Il mio giardino è invaso dalle api, in modo particolare il tappeto di timo completamente fiorito e brulicante dei loro ronzii. E' un bellissimo spettacolo da vedere! Spero piacerà anche a chi passerà da qui. A me piace molto il miele, lo uso al posto dello zucchero nelle bevande calde, ma anche nei dolci, sui formaggi e nella macedonia di frutta. Il miele dal punto di vista nutrizionale è un alimento completo. E' composto principalmente da:
acqua, zucchero  (fruttosio e glucosio, maltosio), acidi, proteine, sali minerali (in prevalenza ferro, calcio potassio, sodio e fosforo), sostanze ed aromi dei fiori, tra cui i pigmenti (derivati della clorofilla), tannino, fosfati e vitamine. Il miele è formato quasi esclusivamente da zuccheri ed è molto importante, nella sua composizione, l'alta concentrazione di fruttosio.
Molte sono le proprietà terapeutiche del miele a seconda del nettare dei fiori con cui è stato prodotto. In generale  il miele è un ottimo antinfiammatorio per la gola ed ha effetti sedativi contro l'eccitazione nervosa e l'insonnia.
Cento grammi  di miele apportano circa 300 calorie; queste sono utilizzabili immediatamente subito dopo l'ingestione, in quanto non è necessaria una digestione preventiva.
Per questo motivo è consigliabile il consumo di miele a chi pratica attività fisica. Il miele di timo ha la particolarità di essere un antiinfiammatorio per l'intestino e le vie urinarie. Io preferisco il miele di agrumi, soprattutto di limone.
 
 

 


lunedì 20 aprile 2015

Sul lato giusto della storia


Dio sostiene il mondo, nei buoni e cattivi tempi.
 
I cattolici, assieme a molti altri, credono che solo una persona ha superato e riscattato la storia: Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore del mondo e capo del suo corpo, la Chiesa.
Coloro che si raccolgono ai piedi della sua croce e della sua tomba vuota, non importa la loro nazionalità, sono sul lato giusto della storia.

 
Quelli che mentono su di lui e minacciano e perseguitano i suoi seguaci, in qualsiasi epoca, possono illudersi di portare qualcosa di nuovo, ma finiscono solo per portare variazioni su una vecchia storia, quella del peccato e dell’oppressione umana.
 
Non c’è nulla di “progresso” nel peccato, anche quando viene promosso come qualcosa di “illuminato”.
 
(S.E. il cardinale Francis George
16 gennaio 1937-17 aprile 2015 - RIP)

giovedì 16 aprile 2015

Auguri a Papa Benedetto XVI


'Le misericordie di Dio ci accompagnano giorno per giorno. Basta che abbiamo il cuore vigilante per poterle percepire. Siamo troppo inclini ad avvertire solo la fatica quotidiana che a noi, come figli di Adamo, è stata imposta. Se però apriamo il nostro cuore, allora possiamo, pur immersi in essa, constatare continuamente quanto Dio sia buono con noi; come Egli pensi a noi proprio nelle piccole cose, aiutandoci così a raggiungere quelle grandi'.
(Omelia 15.04.2007)
 
 
Auguri Santità! Il Signore La benedica e La protegga!
 
Spero che la preghiera del santo Papa Leone Magno, quella preghiera che, proprio trent’anni fa, scrisse sull’immagine-ricordo della sua consacrazione episcopale, continui ancora oggi ad ispirarLa:
 
“Pregate il nostro buon Dio, affinché voglia nei nostri giorni rafforzare la fede, moltiplicare l’amore e aumentare la pace. Egli renda me, suo misero servo, sufficiente per il suo compito e utile per la vostra edificazione e mi conceda uno svolgimento del servizio tale che, insieme con il tempo donato, cresca la mia dedizione. Amen”.

Leggi di Più: Auguri Benedetto XVI (con le sue parole) | Tempi.it 

Il marchio della Chiesa Cattolica


ESPERTO DI MARKETING DAVANTI A 200 VESCOVI DICHIARA:
 ''LA CHIESA HA UN MARCHIO INIMITABILE''
Inoltre è proprio la Chiesa ad aver inventato il miglior display della storia e la prima campagna promozionale
da Tradizione Famiglia Proprietà
 
Pochi paesi hanno sofferto tanto le conseguenze della crisi post-conciliare come il Brasile, dove il numero di cattolici è calato del 35% negli ultimi trent'anni. Qualche anno fa, preoccupati per l'emorragia di fedeli, i vescovi brasiliani hanno arruolato un'importante azienda di marketing, l'ALMAP, il cui presidente, Alex Periscinoto, era stato nominato "miglior marketing manager" del Brasile.
I membri della Commissione esecutiva della Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile si aspettavano da Periscinoto un consiglio su come impostare la pastorale della Chiesa, offrendo una migliore immagine dell'istituzione, al fine di fermare l'emorragia di fedeli che, per lo più, stanno passando alle comunità evangeliche.
 
IL RISULTATO È STATO SORPRENDENTE

Periscinoto ha presentato i risultati del suo studio davanti a duecento tra vescovi e sacerdoti legati alla pastorale. Dire che siano rimasti scioccati dal discorso dell'esperto in marketing, è poco. Forse si aspettavano che egli consigliasse di dipingere le chiese in colori vivaci, di introdurre più musica pop, liturgie aggiornate e via dicendo. Invece...

«Il primo strumento di marketing della storia del mondo è stato la campana – ha esordito Periscinoto – ed era il migliore. Quando suonava, non solo raggiungeva il 90% degli abitanti, ma ne modificava il comportamento personale. Voi avete poi inventato uno strumento che è ancora utilizzato nel marketing commerciale. Si chiama "display". Il display è qualcosa che utilizziamo per enfatizzare, per proporre con forza qualcosa al pubblico. Quando tutte le case erano basse, voi costruivate chiese con torri e con campanili sei volte più alti. Questo permetteva l'immediato riconoscimento della chiesa: eccola! »
«Voi avete poi inventato il primo logotipo della storia. Il logo è un simbolo utilizzato per far sì che il marchio sia facilmente riconoscibile. Il vostro era il migliore: la Croce. Questo logotipo era collocato sempre sopra il punto più alto e visibile del display. Nessuno poteva sbagliarsi: quella era la chiesa cattolica! Questo logotipo inventato da voi era così efficace che perfino Hitler lo utilizzò, con alcune piccole modifiche, per mobilitare le masse. E quasi vinse la guerra».

«Voi avete inventato anche la campagna promozionale. Cos'è una processione religiosa? Per un paese di campagna, oppure per un quartiere di una grande città, niente è più promozionale di una processione, per esempio, in onore della Madonna. Quando noi, esperti in marketing, organizziamo un evento promozionale, utilizziamo molto di ciò che la Chiesa ha inventato. Noi sfoggiamo bandiere e stendardi, noi abbigliamo i nostri rappresentanti con costumi particolari per far sì che siano facilmente riconoscibili. Noi cerchiamo di creare una mistica commerciale. Ma la nostra mistica non sarà mai così ricca come la vostra».
«Purtroppo, voi avete cambiato il modo in cui è celebrata la Messa. Oggi la Messa non è più in latino e non si volgono più le spalle ai fedeli. Pensavate forse di far qualcosa gradita. Invece, ho una brutta notizia da darvi. Mia mamma mai pensò che il sacerdote le volgeva le spalle. Lei pensava invece che tutti, fedeli e celebrante, guardassero Dio. A lei piaceva il latino, anche quando non ci capiva un granché. Per lei, il latino era un linguaggio mistico col quale i ministri della Chiesa parlavano con Dio. Lei si riteneva privilegiata e ricompensata per aver assistito, in ginocchio, a una cerimonia così importante. Secondo me, il cambiamento che voi avete fatto nella liturgia della Messa, è stato un tremendo errore. Posso sbagliare. Io non sono un teologo. Io analizzo il problema dal punto di vista del marketing. E da questo punto di vista, è stato un disastro».



«Voi avete tolto il costume particolare, la talare, che contraddistingueva i vostri rappresentati commerciali, i preti. Avete così buttato via un marchio».

«Voi avete snaturato i vostri display, facendo le chiese sempre più simili ai palazzi civili».
«Tutto ciò che voi avete inventato contiene un'offerta, qualcosa che voi volete vendere. Il vostro prodotto si chiama Fede. Ma ho anche una buona notizia da darvi. Questo prodotto, oggi, trova una domanda sempre crescente. Il mercato, forse, non è mai stato tanto propizio per la Fede. Voi, però, parlate più di politica che di Fede. Potete, dunque, lamentarvi se le vostre chiese sono sempre più vuote, mentre i saloni dei gruppi evangelici sono sempre più pieni?»


Titolo originale: Chiesa e marketing: vince la tradizione
Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà, marzo 2015 (n.64)


 

mercoledì 15 aprile 2015

Una preghiera d'amore

Viviamo un tempo di guerre, di grandi violenze, di stermini, di persecuzioni. Una parte del nostro mondo soffre per la cattiveria e l'efferatezza di uomini che in nome di Dio si sentono legittimati a dare la morte per stabilire un ordine dettato da una legge che divide i fedeli dagli infedeli, gli amici di Dio dai suoi nemici. Questa è, senza ombra di dubbio, una legge spietatissima e non viene da Dio, il quale insegna l'amore, il rispetto, la misericordia, la prudenza, la condivisione, la concordia, l'accoglienza, la scoperta che ogni uomo è fratello e prossimo dell'altro.
 
 
Signore, Dio Creatore e Padre di tutti gli uomini,
volgi il tuo sguardo sull'umanità ferita e sfigurata
dalle violenze, dal sangue, dal peccato, dalla barbarie.
 
Chinati sui cuori lacerati dal dolore,
piagati dalla cattiveria.
Mostrati qual medico di misericordia,
risana i cuori affranti
perdona i cuori malvagi
dona a tutti un cuore nuovo e puro.
 
Dona occhi limpidi
che sappiano guardare con il tuo sguardo d'amore.
Concedi a tutti pace, concordia e desiderio di perdono.
Non permettere che nel mondo ci siano odio,
violenza e guerra.
Non permettere che nel cuore delle tue creature ci siano odio, violenza e guerra.
Attira tutti a te.
 
Compi di nuovo prodigi su questa terra
che già ti ha visto passare e beneficare tutti: 
rendi la vista ai ciechi, 
la vita ai morti,
la salute agli ammalati,
l'innocenza ai peccatori pentiti,
la parola ai muti,
l'udito ai sordi,
l'integrità fisica agli storpi.
 
Il tuo sacratissimo cuore,
illumini con i suoi raggi
l'universo intero,
le tenebre del male
annidate in ogni cuore malvagio,
le ombre grigie che offuscano le menti.
 
Rendici capaci di pentimento
e di lacrime d'amore.
  
 Amen  
 

martedì 14 aprile 2015

Pie Pellicane, Jesu Domine









Nel tempo di Pasqua è opportuno, per nutrire lo spirito, continuare a meditare sul sacrificio di Gesù Cristo sulla croce e del suo preziosissimo sangue versato per la nostra salvezza.

 San Tommaso utilizzò l’allegoria del pellicano per descrivere l’efficacia del sacrificio di Cristo nell'inno 'Adoro Te devote':

Pie pellicáne, Jesu Dómine,
me immúndum munda tuo sánguine,
cujus una stilla salvum fácere,
totum mundum quit ab ómni scélere




 

O Pio Pellicano, Signore Gesù
purifica me immondo, col tuo sangue
,
del quale una sola goccia
può salvare il mondo intero da ogni peccato.

Dante Alighieri la cita in riferimento all’episodio dell’ultima cena in cui l’apostolo Giovanni reclinò il capo sul petto di Gesù: “Questi è colui che giacque sopra ‘l petto del nostro Pellicano, (Paradiso, XXV, 112-114).
 


Il fatto che i pellicani adulti curvino il becco verso il petto per dare da mangiare ai loro piccoli i pesci che trasportano nella sacca, ha indotto alla credenza che questi si lacerino il torace per nutrire i pulcini col proprio sangue, fino a diventare emblema di carità”. 
Pertanto, il pellicano è assurto a simbolo dell’abnegazione con cui si amano i figli. 
Per questa ragione l’iconografia cristiana ne ha fatto l’allegoria del supremo sacrificio di Cristo, salito sulla Croce e trafitto al costato da cui sgorgarono il sangue e l’acqua, fonte di vita per gli uomini. (Sua Ecc. Mons. Ignazio Sanna - Oristano) 


Adóro te devóte, látens Déitas,
Quae sub his figúris, vere látitas:
Tibi se cor meum totum súbjicit,
Quia, te contémplans, totum déficit.
Visus, tactus, gustus, in te fállitur,
Sed audítu solo tuto créditur:
Credo quidquid díxit Dei Fílius;
Nil hoc verbo veritátis vérius.

In cruce latébat sola Déitas,
At hic látet simul et humánitas:
Ambo támen crédens átque cónfitens,
Peto quod petívit latro pœnitens.
Plagas, sicut Thomas, non intúeor,
Deum támen meum te confíteor.

Fac me tibi sémper mágis crédere,
In te spem habére, te dilígere.
O memoriále mortis Dómini,
Panis vivus, vitam praestans hómini,
Praesta meae menti de te vívere,
Et te illi semper dulce sápere.

Pie pellicáne, Jesu Dómine,
Me immúndum munda tuo sánguine,
Cujus una stilla salvum fácere,
Totum mundum quit ab ómni scélere.

Jesu, quem velátum nunc aspício,
Oro fíat illud, quod tam sítio:
Ut, te reveláta cernens fácie,
Visu sim beátus tuae glóriae.
Amen

C. Dolci - Cristo mostra il costato

Ti adoro devotamente, Dio nascosto,
che sotto queste apparenze Ti celi veramente:
a te tutto il mio
cuore si abbandona,
perché,
contemplandoTi, tutto vien meno.
La vista, il tatto, il gusto, in Te si ingannano[2]
ma solo con l'udito si crede con sicurezza:
credo tutto ciò che disse il
Figlio di Dio,
nulla è più vero di questa
parola di verità.
 
Sulla croce era nascosta la sola divinità,
ma qui è celata anche l'umanità:
eppure credendo e confessando entrambe,
chiedo ciò che domandò il ladrone penitente.
Non vedo le piaghe, a differenza di Tommaso,
tuttavia riconosco Te come mio Dio.

Fammi credere sempre più in Te,
che in Te io abbia
speranza, che io Ti ami.
Oh memoriale della morte del Signore,
pane vivo, che dai vita all'uomo,
concedi al mio
spirito di vivere di Te,
e di gustarTi in ciò sempre e dolcemente.
 
Oh pio Pellicano, Signore Gesù,
purifica me, immondo, col tuo sangue,
del quale una sola goccia
può
salvare il mondo intero da ogni peccato.
 
Oh Gesù, che velato ora ammiro,
prego che avvenga ciò che tanto bramo,
che, contemplandoTi col
volto rivelato,
a tal visione io sia
beato della tua gloria.

domenica 12 aprile 2015

Venga il Tuo Regno, Signore!



La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona.
Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. È la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato. A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi.
 
Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto.
Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo.
(Papa Francesco)

giovedì 9 aprile 2015

Tra agnelli, conigli, colombe e uova.......è ancora Pasqua!


 
Il coniglietto di cioccolato ha origine nelle culture dell'Europa occidentale, dove ha sembianze più simili ad una lepre che ad un coniglio. La lepre, nell'antica cultura europea, era un simbolo della primavera proprio perché era possibile vederla nei prati all'inizio di questa stagione, simbolo della rinascita della natura e della fertilità. Con l'avvento del Cristianesimo, la primavera coinciderà con la festività della Pasqua.
L'uovo  ha avuto tratti simbolici sin dai tempi antichi, rivestendo il ruolo del simbolo della vita e della sacralità. Nel tempo è divenuto uno dei simboli della Pasqua cristiana e simboleggia la risurrezione di Gesù dal sepolcro. L'uovo somiglia ad un sasso e appare privo di vita, dentro però c'è una nuova vita pronta a sbocciare, così come il sepolcro di pietra nel quale era stato sepolto Gesù e dal quale risorse a vita nuova.
La tradizione del classico uovo di cioccolato è recente, ma il dono di uova vere, decorate con qualsiasi tipo di disegni o dediche, è correlato alla festa pasquale sin dal Medioevo dove si sviluppa l'usanza dello scambio di uova decorate come regalo dapprima alla servitù.
La diffusione dell'uovo come regalo pasquale sorse probabilmente in Germania.
Ancora nel Medioevo l'uovo decorato, da simbolo della rinascita primaverile della natura, diviene il simbolo della rinascita dell'uomo in Cristo.
Sempre nel Medioevo ha origine una nuova tradizione e cioè la creazione di uova artificiali fabbricate o rivestite in materiali preziosi quali argento, platino ed oro.
 
La colomba di Pasqua, è un  dolce tipico della tradizione gastronomica Pasquale italiana e europea.
Fin dai tempi più antichi alla colomba era attribuito un forte valore simbolico di pace, rinascita e amore.
Nella Genesi, fu proprio una colomba, con un ramoscello d’ulivo nel becco, a tornare da Noè dopo il diluvio universale per testimoniare l’avvenuta riconciliazione fra Dio e il suo popolo.
Le origini della colomba come dolce nascono verso la metà del VI secolo quando, durante l’assedio di Pavia, durato tre anni, da parte di Re Alboino, gli venne offerto un dolce a forma di colomba in segno di pace alla vigilia della Pasqua del 572.
Un'altra leggenda vuole la colomba pasquale legata alla regina longobarda Teodolinda ed al santo abate irlandese Colombano. Si narra che egli al suo arrivo in città (Pavia), attorno al 612 venisse ricevuto dai sovrani longobardi e invitato con i suoi monaci ad un sontuoso pranzo. Gli furono servite numerose vivande con molta selvaggina, ma Colombano ed i suoi, benché non fosse di venerdì, rifiutarono quelle carni servite in un periodo di penitenza quale quello quaresimale. La regina Teodolinda si offese non capendo, ma l'abate superò con diplomazia l'incresciosa situazione affermando che essi avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. Colombano alzò la mano destra in segno di croce e le pietanze si trasformarono in candide colombe di pane, bianche come i loro sai monastici. Il prodigio colpì molto la regina che comprese la santità dell'abate e decise di donare il territorio di Bobbio dove nacque l'Abbazia di San Colombano. La colomba bianca è anche il simbolo iconografico del Santo ed è sempre raffigurata sulla sua spalla.
 
 
L'Agnello pasquale nell'Antico Testamento è il memoriale, eseguito con il sacrificio di un agnello, della liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù d'Egitto. Nel Nuovo Testamento l'agnello pasquale è identificato con Gesù Cristo, il vero agnello immolato per la salvezza del mondo. Egli è l'agnello che riscatta gli uomini a prezzo del suo sangue, tradizione questa risalente sin alle origini del Cristianesimo stesso.
Così come ci si è cimentati nel rendere dolci le uova, i coniglietti e le colombe, anche l'agnello pasquale è diventato un dolce tipico pasquale, soprattutto nelle Regioni del Sud Italia, tra le quali primeggia la Sicilia con i suoi agnelli di pasta reale. Famoso è quello della città di Favara, preparato per la prima volta tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, dalle monache del Collegio di Maria, sulla base di una ricetta tramandata oralmente dalle monache più anziane a quelle più giovani.

mercoledì 8 aprile 2015

L'Alleluia è di nuovo a noi!

  L'eternità felice è la vera Pasqua: ed è per questo che la Pasqua di quaggiù è la Festa delle feste, la Solennità delle solennità.
Il genere umano era in preda alla morte, si sentiva oppresso sotto la sentenza che lo aveva lasciato nella polvere del sepolcro: le porte della vita gli erano chiuse.
 
Ed ora ecco che il Figlio di Dio esce dalla tomba ed entra in possesso della vita eterna; e non sarà lui solo a non morir più; il suo Apostolo ci insegna che Egli "è il primogenito tra i morti" (Col 1,18). La Santa Chiesa vuole dunque che noi ci consideriamo risorti con lui, come fossimo già in possesso della vita che non ha fine.
 
I Santi Padri dicono che questi cinquanta giorni del tempo pasquale sono l'immagine della beatitudine eterna. Essi sono completamente consacrati alla gioia, esclusa ogni tristezza; e la Chiesa non sa più rivolgere la parola al suo Sposo senza intramezzarla con l'Alleluia, questo grido del ciclo che risuona nelle vie e nelle piazze della Gerusalemme Celeste, secondo quanto ci dice la Liturgia. Eravamo stati privati di quel canto di ammirazione, di allegrezza durante nove settimane: dovevamo immolarci insieme con Cristo, nostra vittima; ma adesso che siamo usciti con Lui dalla tomba e che non vogliamo più morire di quella morte che uccide l'anima e fa spirare sulla Croce il nostro Redentore, l'Alleluia è di nuovo a noi!
 
(Dom Prosper Gueranger, abate 
-Sablé-sur-Sarthe, 4 aprile 1805 – Solesmes, 30 gennaio 1875-
primo Superiore Generale dell'Abbazia Benedettina di Solesmes)