La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




sabato 24 ottobre 2015

Diversi e uniti


 
L'uomo è la più elevata delle creature.
La donna è il più sublime degli ideali.
Dio fece per l'uomo un trono, per la donna un altare.
Il trono esalta, l'altare santifica.

L'uomo è il cervello. La donna il cuore.
Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.
La luce feconda, l'amore resuscita.
L'uomo è forte per la ragione.
La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.

L'uomo è capace di tutti gli eroismi.
La donna di tutti i martìri.
L'eroismo nobilita, il martirio sublima.
L'uomo ha la supremazia.
La donna la preferenza.
La supremazia significa forza;
la preferenza rappresenta il diritto.

L'uomo è un genio. La donna un angelo.
Il genio è incommensurabile;
l'angelo indefinibile.
L'aspirazione dell'uomo è la gloria suprema.
L'aspirazione della donna è la virtù estrema.
La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.

L'uomo è un codice. La donna un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
L'uomo pensa. La donna sogna.
Pensare è avere il cranio di una larva;
sognare è avere sulla fronte un'aureola.

L'uomo è un oceano. La donna un lago.
L'oceano ha la perla che adorna;
il lago la poesia che abbaglia.
L'uomo è l'aquila che vola.
La donna è l'usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio;
cantare è conquistare l'Anima.

L'uomo è un tempio. La donna il sacrario.
Dinanzi al tempio ci scopriamo;
davanti al sacrario ci inginocchiamo.

Infine:
l'uomo si trova dove termina la terra,
la donna dove comincia il cielo.

- Victor Hugo -

venerdì 23 ottobre 2015

Quarta tappa: Malaga

 
Malaga, capitale della Costa del Sole, è adagiata lungo la costa del Mar Mediterraneo in una stretta fascia. Offre al visitatore una fisionomia piacevole, tra mare e grandi viali alberati, caratterizzata da un ambiente urbanistico ed architettonico di pregio. La città ha origini fenice ed impronta romana e araba, in modo particolare quest'ultima è ben rappresentata dallo schema urbanistico del centro storico, mentre la prima la troviamo riccamente rappresentata nel bel Teatro Romano, posto ai piedi dell'Alcazaba.
 

Anche Malaga nella sua storia annovera la dominazione araba che terminerà con l'entrata nella città, il 18 agosto 1487, dei Re Cattolici che così la riconquistarono. 
Il monumento più rappresentativo ed imponente è la cattedrale, dedicata a Nostra Signora dell'Incarnazione, i cui lavori iniziarono nel 1528, sulla precedente moschea, a sua volta costruita su una precedente basilica. Essa contiene elementi gotici, rinascimentali, barocchi e neoclassici ed è ricca di opere preziose. Altro monumento è l'Alcazaba, fortificazione araba del secolo XI, insieme al Castello di Gibralfaro, dalla cui alta postazione si possono ammirare l'intera città e la splendida baia azzurra. Malaga è famosa anche per aver dato i natali a Pablo Picasso, la cui casa si trova in piazza della Mercede e per il museo a lui dedicato.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 15 ottobre 2015

¡Solo Dios basta!

Oggi è la festa liturgica di santa Teresa d'Avila, vergine e dottore della Chiesa e proprio quest'anno, dato che ricorre il 500.mo anniversario della sua nascita (28 marzo 1515), è dedicato in modo particolare a lei.  Santa Teresa è stata donna di eccezionali talenti dei quali si è avvantaggiato il mondo intero. Già, perché un santo appartiene a tutta l'umanità e la sua azione attraversa il mondo da nord a sud, da est ad ovest, senza esclusioni, anche se dovesse restare confinato in un luogo qualunque della terra, in una casa, in un monastero, da qui l'irradiazione della grazia raggiungerà il mondo intero.
 
Il Santo appartiene a Dio, è figura di Dio, opera in nome di Dio perché ha donato se stesso a Dio. Il Santo è strumento attraverso il quale Dio agisce nel mondo e sul mondo. Unico scopo del Santo è amare e servire Dio attraverso l'uomo e unico scopo di Dio è amare e salvare l'uomo anche attraverso il Santo.
Perché un Santo ci attira, ci entusiasma e ci interessa? Perché lo preghiamo al fine di ottenere una grazia?  Perché il Santo ci mostra Dio; attraverso la sua figura, le sue opere, le sue parole, i suoi miracoli traspare Dio con la Sua bontà ed onnipotenza. E' Dio che cerchiamo quando ci appassioniamo ad un Santo, in risposta ad un richiamo di Dio, ed è Dio che ci cerca quando preghiamo un Santo. E' la luce dell'Eternità che ci illumina quando ci lasciamo entusiasmare dalla vita di un Santo.
Qui si vede l'interdipendenza che esiste tra Dio e la sua creatura, tra Dio ed il Santo che è la creatura che meglio risponde alla Sua chiamata.
In fondo il nostro cuore sa di cosa ha bisogno la nostra vita per essere piena e felice.
E' solo Dio che cerchiamo......il suo fascino ci prende e ci attira proprio mentre ammiriamo il fascino che emana la personalità di un Santo. In quel corpo reale noi cerchiamo la realtà di Dio. Nei suoi occhi noi cerchiamo lo sguardo umano di Dio. Nel suo cuore noi cerchiamo la bontà di Dio ed il suo amore per noi. Nelle sue parole e nelle sue opere noi cerchiamo il Dio fatto Uomo che compie miracoli e prodigi nella quotidianità.
Dio non si vede ma si manifesta attraverso i Santi! Dio non smette mai di parlare al mondo e lo fa attraverso i Santi. Egli ci chiama, ci attira a Sé e noi, attirati misteriosamente dal fascino del Cielo, rispondiamo a questo richiamo d'amore lasciandoci affascinare dal Santo, perché nel Santo noi vediamo Dio che non disdegna di mostrarsi a noi nel Santo.............      

mercoledì 14 ottobre 2015

Terza tappa: Cordova

 
Il resoconto del mio viaggio in Andalusia continua con la visita della città di Cordova, una magnifica città che si trova nel cuore dell'Andalusia ed è attraversata da est ad ovest dal fiume Guadalquivir, dividendola in due parti.


Le prime notizie storiche di Cordova risalgono all'epoca cartaginese. I Romani la conquistarono nel 206 a.C mentre nel 756 d.C. vi entrarono gli Arabi.

 

Nel 1236 Cordoba fu riconquistata dai cristiani spagnoli. Dai monti delle Asturie partì la "Reconquista" da parte dei Re cattolici contro i musulmani invasori che finirà solo nel 1492 con la loro cacciata definitiva dalla Spagna. In tempo arabo la città godette del privilegio di essere la capitale dell'Andalusia, mentre alla corte di Isabella la cattolica si concretizzò la mirabile idea di Cristoforo Colombo di navigare l'Oceano alla scoperta delle Americhe.
Come le altre città andaluse anche Cordova esprime la sua storia attraverso l'arte e l'architettura, tanto da essere definita una città monumentale, dove l'arte si rivela ad ogni angolo. Da non perdere la Cattedrale ricavata nel centro dell'antica moschea eretta a sua volta su di una cattedrale visigota ed ultimata nel X secolo. Il complesso monumentale che ne viene fuori è unico ed originale.
Della moschea restano le splendide colonne (850 delle mille iniziali!), l'atrio dal quale vi si accede, il Patio de los Naranjos e l'antico minareto ormai trasformato in Torre campanaria di 83 metri di altezza. Quando Cordova fu riconquistata dai cristiani di Ferdinando III di Castiglia, nel 1236, la moschea fu convertita in cattedrale. L'apertura tra il cortile e la sala di preghiera fu murata, conservando una sola porta d'entrata (la Puerta de las Palmas). Inoltre vennero abbattute alcune file di colonne per lasciar libero lo spazio per la Cappella Reale decorata con stucchi mudéjar. In seguito, durante il regno di Carlo V venne avviato il progetto di costruirvi all'interno una cattedrale che avrebbe comportato la demolizione di una parte importante del centro dell'edificio, rompendo la prospettiva della foresta di colonne. La cattedrale venne iniziata nel 1523 e conclusa nel 1776 ed è dedicata all'Immacolata Concezione di Maria Santissima .
 
 
Pertanto, vista la storia alquanto singolare, è normale che in essa vi convivano diversi stili architettonici, oltre a quello islamico anche e soprattutto quelli gotico, rinascimentale e barocco.
 
 
 
 
 
Continuando la visita in questa città da non perdere l'Alcazar de los Reyes Cristianos, (la "fortezza dei Re Cristiani") che è un palazzo-fortezza militare costruito nel 1328 da Re Alfonso XI sul luogo in cui sorgeva un antico palazzo arabo.

Fu alloggiamento dei Reali durante i loro soggiorni a Cordova, qui i Re Cattolici passarono più di otto anni, dirigendo la campagna militare contro il Regno islamico di Granada. In questo luogo (nella torre del Homenaje) Cristoforo Colombo chiese i fondi per l'avventura marittima e vi nacque l'Infanta Maria, futura regina del Portogallo.
Dopo la campagna di Granada e la conclusione delle campagne contro i musulmani in Spagna, Ferdinando e Isabella cedettero il palazzo alle autorità ecclesiastiche, che lo convertirono nel Tribunale del Santo Uffizio. Nel 1812, in seguito all'abolizione dell'Inquisizione e con l'introduzione della Costituzione spagnola, il palazzo si trasformò in un carcere civile fino al 1931 per poi essere utilizzato per scopi militari fino al 1955 quando venne ceduto all'Ayuntamiento (municipio) di Cordova. Ora è un museo che ospita una bella collezione di mosaici e sarcofagi romani, unico disappunto aver sconsacrato e distrutto la cappella ivi presente! Da visitare assolutamente i giardini.
 

Nella piazza d'ingresso dell'Alcazar si nascondono, nel sottosuolo, i Bagni Califfali del X secolo.

 
 

venerdì 9 ottobre 2015

Seconda tappa: Granada

 
Altra tappa del mio viaggio in Andalusia è stata questa meravigliosa città situata ai piedi della maestosa Sierra Nevada. Anche Granada, come Siviglia subì la conquista araba con le armi e nel 1492 venne riconquistata dai Re Cattolici, quindi in essa l'arte araba si fonde a quella occidentale creando un unicum sontuoso e magnificente che rende onore all'architettura e all'arte, soprattutto barocca e rinascimentale. Tra gli edifici arabi spicca il complesso architettonico detto dell'Alhambra, costituito da una fortezza, l'Alcazaba e dai Palazzi Nazaries, dove risiedevano i monarchi arabi.
 
All'esterno dell'Alhambra, ma strettamente unita a questo, si trova il Generalife, residenza estiva dei sovrani del regno nazarì ed il palazzo di Carlo V che egli fece costruire nel 1526 in raffinato stile rinascimentale. Da non perdere in città la Cattedrale e la Cappella Reale dove sono sepolti i Re Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia insieme ai loro figli e poi l'antico quartiere arabo Albaicin e l'Alcaiceria, antico mercato arabo della seta e dove oggi vi sono un'infinità di piccoli negozi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

mercoledì 7 ottobre 2015

Supplica alla Regina delle Vittorie

La festa della Madonna del Rosario fu istituita dal papa San Pio V nella festa della ‘’Madonna della Vittoria’’ (1572) la prima Domenica di ottobre, in azione di grazia per la vittoria di Lepanto dove, all’entrata del golfo di Corinto, la flotta cristiana, sotto il comando di Don Giovanni d’Austria, aveva distrutto la flotta turca di Ali Pascià (7 ottobre 1571).

Il papa Gregorio XIII, che attribuiva la vittoria di Lepanto alle processioni fatte a Roma dalle confraternite del santo Rosario, cambiò la festa di ‘’Madonna della Vittoria’’ in quella del ‘’Santo Rosario’’ e la fissò alla Prima Domenica di ottobre (1573). La festa fu obbligatoria per le chiese romane che possedevano una cappella o una confraternita del Santo Rosario.

Il papa Clemente XI estese la festa alla Chiesa universale (1716), celebrata il giorno dell'ottava della solennità dell’Assunzione, in seguito alla vittoria di Peterwaradin che il principe Eugenio di Savoia aveva riportato sui turchi, il 5 agosto 1716. Leone XIII aggiunse alle litanie di Loreto l’invocazione ‘’Regina del Santissimo Rosario’’. San Pio X fissò la festa al 7 ottobre, nel 1913.
 
SUPPLICA
O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.
Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.


Ave Maria

 
È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!
 
Ave Maria

Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.
Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti, Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.
 

Ave Maria

 
Chiediamo la benedizione a Maria
 
Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante ed in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla Società umana. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne.
E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.
Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo.
Amen.
Salve Regina
 
 

martedì 6 ottobre 2015

Prima tappa: Siviglia o Sevilla

 
 Il filosofo e saggista spagnolo José Ortega y Gasset descrisse la città di Siviglia come la 'città dei riflessi' ed io credo di aver capito cosa intendesse, perché questi riflessi li ho visti tutti......
Siviglia è la città provincia dell'Andalusia, è adagiata sulla riva sinistra del Gaudalquivir. E' una città dalla quale sono passate civiltà millenarie: il popolo di Tartesso, i Fenici, i Romani, i Vandali, gli Arabi ed i Castigliani. Ognuno ha lasciato un'impronta, nei monumenti, nelle chiese, nelle viuzze del centro storico, nelle case imbiancate di calce, nei cortili, donandole una caratteristica unica nel suo genere e che ha ispirato pittori come Francisco de Zurbarán (apprendista a Siviglia nel 1614),  Diego Velázquez (nato a Siviglia il 6 giugno 1599) Bartolomé Esteban Murillo (nato a Siviglia il 1 gennaio 1618), lo scultore Juan de Mesa (vissuto e morto a Siviglia tra il 1606 ed il 1627), artisti come il poeta e scrittore Gustavo Adolfo Bécquer (nato a Siviglia il 17 febbraio 1836)o lo scrittore francese Prosper Mérimée (da uno dei suoi racconti fu tratta l'opera 'Carmen') ed il musicista italiano Gioacchino Rossini che scrisse 'Il barbiere di Siviglia'.

 
Entrando in città, non si può non notare la Torre dell'Oro eretta nel 1220 a difesa del porto, che insieme alla Torre detta della 'Giralda' costituiscono i due monumenti più singolari della città. Ma il suo più prezioso gioiello la città di Siviglia lo custodisce in Avenida de la Constitución: la sua maestosa cattedrale completata dalla torre Giralda! 


La Santa Chiesa Cattedrale Metropolitana di Santa Maria della Sede, un imponente edificio gotico che occupa lo spazio di un ettaro di terra. Eretta nel luogo occupato dalla moschea maggiore e consacrata quale chiesa cristiana il 23 dicembre 1248: un enorme scrigno che racchiude un numero incalcolabile di tesori artistici (di famosi artisti!)come dipinti, retabli, sculture, pregiati pezzi di oreficeria, cancelli, vetrate, stampe, manoscritti, oltre ad accogliere le spoglie di re e familiari, del santo Re Ferdinando e di Cristoforo Colombo.

 
 
                          Altri bei monumenti sono l'Alcazar Reale di Siviglia, l'Università - sorta nella ex fabbrica reale di tabacco - considerato il monumento più grande di Spagna dopo l'Escorial di Madrid, la famosa Plaza de Toros, la Plaza de España e poi fontane, parchi, tanto verde, fiori ed ampi spazi..... e tanto altro ancora.......
 
 
 
 
 








 
 
   
 
 
 
 
 
 

sabato 3 ottobre 2015

3 ottobre 1995

Il 3 ottobre 1995, esattamente vent'anni fa, moriva all'età di 87 anni, il Professor Plinio Corrêa de Oliveira a San Paolo del Brasile. Era nato, sempre nella città di San Paolo, il 13 dicembre 1908. Dedicò la sua intera esistenza all'apostolato cattolico, alla difesa della Chiesa ed alla restaurazione della civiltà cristiana, prima attraverso l'impegno in politica e poi per mezzo dell’insegnamento accademico (fu docente di Storia moderna e Contemporanea presso la Pontificia Università Cattolica di San Paolo) e l’incessabile attività di conferenziere, per questo venne definito il «Crociato del XX secolo». 
 Nel 1960 fondò l’associazione “Tradizione, Famiglia e Proprietà” (TFP), oggi diffusa in tutto il mondo, attraverso la quale si batté per i valori cristiani. Fu un grande intellettuale cattolico, uno studioso ed autore di una ventina di libri e di migliaia di articoli: tra i suoi scritti il più importante e profetico il saggio 'Rivoluzione e Contro Rivoluzione' stampato per la prima volta nel 1959 in cui, attraverso l'analisi dei grandi eventi della storia moderna, traccia una trama che si struttura e prende forma nell'obiettivo di destabilizzare e distruggere la civiltà cristiana occidentale che aveva impregnato tutta la storia dell'intero Medio Evo.
Di famiglia patrizia, il suo motto è stato: «L’aristocrazia è dimenticare se stessi per servire gli altri». Ed egli questo motto lo mise in atto per l'intera vita nella coerenza dei suoi atti e pensieri e nella santità della sua morte.
Per saperne di più cliccare su questo profilo illustrato e questo bel video che, in pochi minuti, ne delinea un profilo bellissimo.
 
 

giovedì 1 ottobre 2015

¡Hola España!

 
Sono appena tornata da un viaggio nel profondo sud della Spagna: l'Andalusia. Una regione punto d'incontro tra l'Europa e l'Africa, il mar Mediterraneo e l'oceano Atlantico, in cui si profilano grandi varietà di paesaggi che spaziano dalle vette innevate della Sierra Nevada, ai panorami lunari del Cabo de Gata, passando tra le pinete della Sierra di Carzola alle maremme del Guadalquivir, e poi ancora  le sterminate coltivazioni di uliveti, i vigneti, le piantagioni di cotone e gli allevamenti di tori. L'Andalusia è un crogiuolo di culture frutto di una ricca storia che passa attraverso la coesistenza di popolazioni autoctone con i Fenici, i Romani, i popoli germanici, i Visigoti ed in ultimo la dominazione araba che va dal 711 al 1492, quando con la resa di Granada, le truppe casigliane riconquisteranno queste terre. L'Andalusia è la terra che ha visto il prepararsi della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo, infatti fu proprio a Granada che il grande navigatore italiano chiese ed ottenne dalla Regina di Castiglia Isabella l'aiuto e la protezione per questa grande impresa, e fu proprio da un paese di questa regione che salpò alla volta del Nuovo Mondo, cioè da Palos de la Frontera a pochi chilometri da Huelva.
Le grandi città di questa regione spagnola sono: Siviglia, Granada, Malaga, Cordova, Jaen, Almeria, Cadice, Huelva. Ognuna esprime la sua storia con un'innumerevole serie di cattedrali e monumenti che si stagliano imponenti tra le vie di caratteristici centri storici dalle case per la maggior parte bianche e le viuzze lastricate da pietre colorate.   
Questo viaggio mi ha affascinata e conquistata. E' stata un'esperienza molto gratificante e piacevolmente sorprendente.  Quante cose ho visto, quante foto ho fatto, quante cose ho imparato! Più di tutto ho imparato ad apprezzare ancora di più il popolo spagnolo che, visto da vicino, è meravigliosamente incantevole: la lingua, i modi, il comportamento, l'affabilità, il senso civico, il tutto a sottolineare un animo fiero, poderoso e nobile. In ultimo, ma non per questo meno importante, sottolineo la religiosità del popolo andaluso che mi ha edificata. Non dimenticherò mai lo splendore, la ricchezza, la luce delle chiese, piene di fedeli anche durante la Messa feriale, la devozione alla Madonna addolorata e a Gesù Crocifisso.
Il Signore benedica la Spagna!