La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




mercoledì 25 novembre 2015

Il Concilio Vaticano II e la lunga giornata di buio


«Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta, invece, una giornata di nuvole, di tempesta, di buio». Così si espresse Papa Paolo VI dopo aver constatato, con seria preoccupazione, i venti innovatori che agitavano la Santa Chiesa, mentre si mutavano la liturgia, la pastorale, la teologia. 
Venti che dopo 50 anni ancora soffiano gelidi e rigidi sull'intera Cristianità, che portano ancora più buio, più sconforto, più scompiglio e confusione insieme ad altrettanta euforia modernista, alle prese con l'arrogante pretesa di cambiare la Chiesa stessa e di continuare a mutare la pastorale, la teologia, la liturgia in senso sempre più orizzontale, e sempre meno verticale, per una sacrilega idea di 'adattare' Dio al mondo e di andare 'incontro' alla modernità.   
 
Don Divo Barsotti, considerato l’ultimo mistico del Novecento, nel 1967 scrisse: «Sento un senso di rivolta che mi agita e mi solleva fin dal profondo contro la facile ubriacatura dei teologi acclamanti al Concilio. Si trasferisce all’avvenimento la propria vittoria personale, una orgogliosa soddisfazione che non ha nulla di evangelico.
Tutto il cristiano deve compiere in ‘trepidazione e timore’; al contrario qui il trionfalismo che si accusava come stile della curia diviene l’unico carattere di ogni celebrazione, di ogni interpretazione dell’avvenimento.
Del resto io sono perplesso nei riguardi del Concilio, la pletora dei documenti, la loro lunghezza, spesso il loro linguaggio, mi fanno paura.
Sono documenti che rendono testimonianza di una sicurezza tutta umana più che di una fermezza semplice di fede.
 
Ma soprattutto mi indigna il comportamento dei teologi.
Crederò a questi teologi quando li vedrò veramente bruciati, consumati dallo zelo per la salvezza del mondo....
Tutto il resto è retorica....
Solo i santi salvano la Chiesa.
E i santi dove sono?
Nessuno sembra crederci più». 
 
Il 22 gennaio 1968 scrisse ancora: «Mi sento polemico, duro e intollerante. Certi adattamenti non li capisco, certi rinnovamenti mi sembra siano solo tradimenti.
 
Non riesco a capire chi sia Dio per tanti teologi, per tanti scrittori, per tanti preti e religiosi. Non riesco a credere che quello che fanno, che quello che dicono, che quello che scrivono, derivi davvero da una fede vissuta, da una vita religiosa profonda, dalla preghiera. Come potrei accettare il loro discorso?»
 
 

2 commenti:

  1. Si - un oscuro, lunga notte:
    "Sento un senso di rivolta che mi agita e mi solleva fin dal profondo contro la facile ubriacatura dei teologi acclamanti al Concilio. Si trasferisce all’avvenimento la propria vittoria personale, una orgogliosa soddisfazione che non ha nulla di evangelico."

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