La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




lunedì 29 febbraio 2016

Una voce fuori dal coro

A proposito della legge Cirinnà sulle unioni di persone dello stesso sesso ecco la voce del vescovo di Ascoli Piceno mons. Giovanni D'Ercole:
'A me però, come pastore della Chiesa, incombe il diritto-dovere di illuminare le coscienze secondo i dettami della legge naturale e di quella divina. E voglio farlo nel pieno rispetto di tutti, e anzitutto della verità, senza badare al successo mediatico e al plauso umano.
'Il rischio oggi – spiega il presule – è che nel filone libertario prorompente prevalga non il bene vero, ma quel che appare tale senza esserlo perché ritenuto opinione prevalente, ma non è l’opinione maggioritaria della gente che decide che cosa è verità e bene. Ad esempio, l’aborto è diventato, per referendum popolare, da decenni un diritto, ma non pochi si accorgono ora dei danni che ha prodotto e delle ferite insanabili che lascia nel cuore della donna, senza aver prodotto i risultati che si auspicavano… ma come tornare indietro? Potrebbe avvenire la stessa cosa per altri temi relativi alla famiglia e alla bioetica, ritenuti moderne aperture e conquiste di civiltà.
'Andare controcorrente – aggiunge il Vescovo di Ascoli Piceno – su questi temi è troppo facilmente giudicato come restare retrogradi e legati al passato. Eppure bisogna riflettere, specialmente chi non solo per logica umana, bensì anche per fede è spinto a non abbracciare l’opinione prevalente solo perché dominante'.
 
'Dico a Renzi: dove è finito  il suo spirito cristiano? Quando uno ha veramente fermi i valori  di Dio ragiona in modo diverso. In quanto a questa legge che è figlia delle tenebre e non della luce, l’esperienza negativa deve servire di stimolo ai cattolici per riconsiderare e rivedere la loro fede e cercare quello che nel concreto non va. Sento tanti cattolici dire che appoggiano questa legge per tutelare i diritti civili. In questa affermazione c'è qualcosa che non funziona. E allora bisogna svolgere, pastori in testa, un  approfondito e serio esame di coscienza e cercare di capire quello che non va'.

Complici del male

Quanta responsabilità ha la Chiesa cattolica, a partire dal suo vertice cioè il Santo Padre, nell'approvazione del ddl Cirinnà sulle unioni delle persone dello stesso sesso?
A questa domanda mi viene in aiuto Papa  san Felice III (citato da Leone XIII nella sua lettera ai Vescovi italiani 08/12/1892) che disse:
“Non resistere all’errore è approvarlo, non difendere la verità è ucciderla. Chiunque manca di opporsi ad una prevaricazione manifesta può essere considerato un complice occulto”.  

venerdì 26 febbraio 2016

Tacere è connivenza!

"Io non so come stanno le cose nel Parlamento italiano. Il Papa non si immischia nella politica italiana". Così il Papa sul ddl unioni civili. "Nella prima riunione che io ho avuto con i vescovi nel maggio del '13 una delle cose che ho detto: col governo arrangiatevi voi. Perché il Papa è per tutti e non può mettersi in politica, concreta interna di un paese. Questo non è il ruolo del Papa. E quello che penso io è quello che pensa la Chiesa e han detto in tanti perché questo non è il primo Paese che fa questa esperienza, ce ne sono tanti".(Papa Francesco,18.02.2016)
  
"Temo che, in questo caso , il tacere equivalga alla connivenza : temo che il nostro tacere sia più dannoso del loro parlare : in queste materie , infatti il silenzio non va esente da sospetto , poiché se la falsità ci dispiacesse veramente , difenderemo la verità : è dunque una colpa per noi , il silenzio che favorisce l'errore" .
(Papa Celestino , Lettera ai vescovi della Gallia, PL 221 Voll In 4°, t .IV, col.259)

giovedì 25 febbraio 2016

Ddl Cirinna'-Alfano-Galantino

Unioni (in)civili: accordo fatto nella maggioranza di governo. Per evitare la caduta dello stesso, Renzi lo sottoporrà al voto di fiducia. E' stata stralciata la stepchild adoption (adozione del figliastro) ed aggiustati gli articoli 2 e 3 per evitare l’equiparazione al matrimonio naturale, tra uomo e donna. In questo modo questo ddl sarà votato anche dall’NCD di Angelino Alfano, seguirà l'approvazione del Senato, sempre che non abbia qualche esito il ricorso alla Corte Costituzionale di una cinquantina di senatori per essere stato violato l’articolo 72 della Costituzione, che impone il passaggio di ogni disegno di legge dalla Commissione competente. Il ddl Cirinnà così modificato è diventato accettabile ed auspicabile, obiettivo congiunto voluto sia dal leader dell’NCD sia dal segretario della Conferenza Episcopale, mons. Galantino: sì alle unioni civili (distinte dal matrimonio), no alle adozioni. Renzi, il mister Bean di casa nostra, è l’attore principale ma una mano decisiva gliel’ha data il segretario della CEI che ha garantito il via libera alle unioni gay, se prive dell’adozione e di alcune attribuzioni matrimoniali. È questo senz’altro il dato più sconcertante! Soprattutto se messo a confronto con l’atteggiamento della CEI nel 2007, che promosse il Family Day per bloccare i Di.Co.
Cosa è cambiato da allora?  Considerato che le coppie omosessuali conviventi in Italia risultano essere 7500 su oltre 24 milioni di nuclei familiari, dove le coppie sono formate da un uomo e da una donna, nel rispetto della legge naturale? Purtroppo ciò che in realtà è cambiato è l’atteggiamento dei vertici della Chiesa italiana, Papa compreso (che ha asserito di non volersi immischiare nei fatti della politica italiana), che appaiono oggi più inclini al compromesso politico oltre che ad accettare una visione della Chiesa slegata dalla legge naturale, dalla morale cattolica ed in netto contrasto con il Magistero e gli insegnamenti di Gesù Cristo.

mercoledì 24 febbraio 2016

Santità, Vescovi, rispondeteci!

Le dieci domande scottanti in attesa di risposta!
Ricordando le famose dieci domande di Repubblica riceviamo e pubblichiamo dieci scottanti domande che negli ultimi tre anni di vita della Chiesa sono state suscitate ma rimangono ad oggi drammaticamente in attesa di risposta :
 
1)     Il cattolico che si impegna in una unione civile con persona dello stesso sesso compie un atto immorale contrario alla volontà di Dio? Si pone a rischio di salvezza eterna?

2)     Il politico che dà il suo suffragio alla legge sulle unioni civili , pur escludendone la possibilità di adozione, pone un atto morale gravemente disordinato? Detto in altri termini : la nota della Congregazione per la Dottrina della fede del 2003, voluta da Giovanni Paolo II e preparata dall'allora cardinale Ratzinger conserva la sua validità ?

3)     La pratica omossessuale è ancora , come dice il Catechismo, uno dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio? Se si perché non lo si dice più!

4)     Quale documento di Paolo VI o di qualsiasi altro pontefice prescrive delle eccezioni alla contraccezione ? Chi lo sa lo dica!

5)     Vi può essere un contrasto fra due comandamenti del decalogo?

6)     I comandamenti del decalogo obbligano ancora “semper et pro semper” come è stato sempre insegnato? C'è qualche autorità sulla terra che possa dispensarne l’osservanza?

7)     I principi non negoziabili, sanciti dal magistero ecclesiastico ( Benedetto XVI) sono ancora validi o su alcuni e possibile una contrattazione?

8)     L’indulgenza è ancora la remissione della pena temporale o indica una generica indulgenza ?

9)     La comunione esige sempre lo stato di grazia?

10)   La Chiesa possiede mandato e competenze per  poter discettare di riscaldamento climatico? E se non li possiede i suoi pronunciamenti in materia che valore hanno? Quello di mere opinioni?
Tratto da qui

martedì 23 febbraio 2016

Impastati di Cristianesimo

L'Italia ed il Cristianesimo sono una cosa sola. A tanti dà fastidio ammetterlo soprattutto di questi tempi così secolarizzati ed alieni alle cose del Cielo, ma questo è un dato di fatto, è una verità difficilmente cancellabile, è una realtà sotto gli occhi di tutti attenti o distratti che siano. Non solo l'Italia ma anche l'Europa è stata plasmata dalla fede in Gesù Cristo e dalla sua Chiesa.
 
Ecco cosa scrive Antonio Socci su 'Libero' il 6.12.2015:
 
Il fatto cristiano, che è rappresentato in gran parte del nostro patrimonio artistico, ha "inventato" le Cattedrali, gli ospedali e le università.

Anche la nostra lingua ha lì la sua origine, perché l'italiano è una lingua istituita avendo come paradigma il Poema sacro, la Divina Commedia, ed ha il Cantico delle creature come sua prima opera poetica (Cantico scritto dallo stesso san Francesco che ha "inventato" il presepio).
Se volessimo scavare nella nostra storia scopriremmo che pure l'Europa è stata forgiata dalla storia cristiana e così il diritto internazionale (vedi la Scuola teologica di Salamanca), così le banche (prima c'erano perlopiù usurai) e il sistema economico moderno.
 

Ma perfino le nostre delizie gastronomiche - dal parmigiano, al prosciutto, allo spumante - ci portano nelle abbazie medievali che insegnarono l'agricoltura a un'Europa barbarica e trasmisero la cultura classica e quella ebraica e inventarono la notazione musicale. Pure le origini della nostra tecnologia e della nostra scienza vanno cercate lì.

lunedì 22 febbraio 2016

Scopo della scienza


La scienza non ha mai dimostrato che Dio non esiste.
Non potrebbe mai farlo perché non si può dimostrare l’inesistenza di qualcosa che non esiste e perché il fine della scienza non è dimostrare che Dio non esista ma condurre l’uomo alla conoscenza e alla comprensione della realtà fisica che lo circonda. (Amir Aczel)

martedì 16 febbraio 2016

L'uomo contesta la propria natura



 
Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi.
La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà.

La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo.
PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI DELLA CURIA ROMANA
DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sala Clementina
Venerdì
, 21 dicembre 2012


giovedì 11 febbraio 2016

La crisi della Chiesa

 
«Vediamo moltiplicarsi da qualche anno i segni di una crisi spirituale quale raramente scosse la Chiesa. Sotto i nomi equivoci di 'nuova Chiesa', di 'Chiesa postconciliare', è una Chiesa diversa da quella di Cristo che rischia di essere instaurata, se si può parlare di instaurazione per designare un fenomeno che è prima di tutto di abbandono e di disintegrazione, una società antropocentrica, minacciata di apostasia immanente e che si lascia trascinare in un momento di generale dimissione, col pretesto del ringiovanimento, dell’ecumenismo e dell’adattamento».
 
(Card. Henri de Lubac)

martedì 9 febbraio 2016

La famiglia: sogno di Dio


'La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità.
 Come affermò il beato Paolo VI, la Chiesa ha sempre rivolto «uno sguardo particolare, pieno di sollecitudine e di amore, alla famiglia ed ai suoi problemi. Per mezzo del matrimonio e della famiglia Iddio ha sapientemente unito due tra le maggiori realtà umane: la missione di trasmettere la vita e l’amore vicendevole e legittimo dell’uomo e della donna, per il quale essi sono chiamati a completarsi vicendevolmente in una donazione reciproca non soltanto fisica, ma soprattutto spirituale. O per meglio dire: Dio ha voluto rendere partecipi gli sposi del suo amore: dell’amore personale che Egli ha per ciascuno di essi e per il quale li chiama ad aiutarsi e a donarsi vicendevolmente per raggiungere la pienezza della loro vita personale; e dell’amore che Egli porta all’umanità e a tutti i suoi figli, e per il quale desidera moltiplicare i figli degli uomini per renderli partecipi della sua vita e della sua felicità eterna'.
Dal “DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO
DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA” presso la Sala Clementina il giorno 22 gennaio 2016

 

giovedì 4 febbraio 2016

La Santissima Vergine

 
Ecco un bel ritratto che ne fa Plinio Corrêa de Oliveira:
 
'Era la più completa, intransigente, categorica, inequivocabile e radicale antitesi del proprio tempo. Il vocabolario umano non è sufficiente per esprimere la santità della Madonna. Nell'ordine della natura, i santi e i dottori la paragonano al sole. Ma, se ci fosse un astro inconcepibilmente più splendente e glorioso del sole, è ad esso che la paragonerebbero, e concluderebbero dicendo che questo astro ne darebbe una immagine pallida, difettosa, insufficiente. Nell'ordine morale, essi affermano ch'Ella ha superato di molto tutte le virtù, non solo di tutti gli uomini e donne insigni dell'antichità, ma anche - e questo è incommensurabilmente superiore - di tutti i santi della Chiesa cattolica. Immaginiamo una creatura che abbia tutto l'amore di san Francesco di Assisi, tutto lo zelo di san Domenico di Guzman, tutta la pietà di san Benedetto, tutto il raccoglimento di santa Teresa, tutta la sapienza di san Tommaso, tutta l'intrepidezza di sant'Ignazio, tutta la purezza di san Luigi Gonzaga, tutta la pazienza di san Lorenzo, lo spirito di mortificazione di tutti gli anacoreti del deserto: ebbene, non si arriverebbe ai piedi della Madonna. Più ancora. La gloria degli Angeli è qualcosa d'incomprensibile all'intelletto umano. In certe occasioni apparve a un santo il suo Angelo custode: era tale la sua gloria, che il santo pensò che si trattasse dello stesso Dio e stava per adorarlo, quando allora l'Angelo rivelò la propria identità. Pertanto, gli Angeli custodi non appartengono abitualmente alle più alte gerarchie celesti. Eppure la gloria della Madonna è incommensurabilmente superiore a quella di tutti i cori angelici'.
 
(Plinio Corrêa de Oliveira - "Catolicismo", Settembre 1954)
Tratto da qui

martedì 2 febbraio 2016

Lo scrigno della famiglia


In questa linea sentiamo il dovere di rilanciare la voce della famigliatesoro inesauribile e patrimonio universale – perché sia tutelata, promossa e sostenuta da politiche veramente incisive e consistenti: sono la condizione per aiutare – come già avviene in altri Paesi – la nascita dei figli che – come ha detto Papa Francesco – “non sono un problema di biologia riproduttiva”; tra l’altro, “una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa”(Papa Francesco 11.02.2015).
 
Per questa ragione, come abbiamo rilevato altre volte, l’indice di natalità è un segnale decisivo per valutare lo stato di un Paese, e pertanto dovrebbe essere da tutti meglio considerato.
Inoltre, sempre più vengono a galla – nel sentire della gente – l’amore e la convinzione per cui la famiglia, come prevede la nostra Costituzione,
è il fondamento e il centro del tessuto sociale, il punto di riferimento, il luogo dove ricevere e dare calore, dove uscire da sé per incontrare l’altro nella bellezza della complementarietà e della responsabilità di nuove vite da generare, amare e crescere.

Per questo ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perché riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità. Auspichiamo che nella coscienza collettiva mai venga meno l’identità propria e unica di questo istituto che, in quanto “soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia” (Compendio per la Dottrina Sociale).

Sul fronte vitale della famiglia si è accesa una particolare attenzione e un acceso dibattito.
È bene ricordare che i Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso, che tutti dobbiamo apprezzare e custodire come il patrimonio più caro e prezioso, coscienti che
“non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione” (Papa Francesco 22.01.2016)
In questo scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia, vi è una punta di diamante: i figli.

Il loro vero bene deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto,
sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali,dove respirare un preciso respiro: “I bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”(Papa Francesco 17.11.2014)
 
Conferenza Episcopale Italiana
CONSIGLIO PERMANENTE
Roma, 25 - 27 gennaio 2016
Prolusione del Presidente il card. Angelo Bagnasco