La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




giovedì 31 marzo 2016

Le Sacre Spine fiorite di Nostro Signore Gesù Cristo

 
Le Sacre Spine, attribuite alla corona della Passione di Nostro Signore, sono custodite ed esposte alla venerazione dei fedeli in varie parti del mondo. Già un primo calcolo effettuato nel sec. XIX dallo studioso Fleury ne contava circa 200, mentre il più recente censimento datato 2012 e realizzato da Menna ne annovera ben 2.283. L'Italia può vantarne 995 distribuite a L’Aquila, Sulmona, Lanciano, Vasto, Andria, Bari, Pompei, Crotone, Roma, Vicenza, Pisa, Barletta e San Giovanni Bianco.
Le Sacre spine di Andria e di San Giovanni Bianco, nei giorni scorsi, si sono rese artefici di un prodigio inspiegabile.
 
Nella città di Andria ha avuto inizio tra le 16.10 e le 17.10 di venerdì santo,  quando si sono notate in prossimità dell'apice della spina tre piccole gemme (l'ultimo evento miracoloso era avvenuto nell'anno 2005).
 
A San Giovanni Bianco la sera della Domenica di Pasqua, quando sulla spina sono spuntate piccole gemme e la stessa si sarebbe colorata di rosso vermiglio.
Entrambi gli eventi sono accomunati da una singolare coincidenza: l'Annunciazione della nascita di Gesù e la sua morte il Venerdì Santo sono cadute entrambe nella stessa data, il 25 marzo.
 

La prossima sovrapposizione del Venerdì Santo e dell'Annunciazione del Signore sarà nel 2157, fra 141 anni.
L'ultima volta che la spina a San Giovanni Bianco fiorì risale a 84 anni fa, nel 1932, un miracolo che interessò anche le altre spine conservate in Italia.
 
UN PO' DI STORIA
 
 
Tutto cominciò quando, secondo la tradizione cristiana, il re Luigi IX di Francia acquistò dall’imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II, insieme ad altre preziose reliquie, l’intera corona che, arrivata a Parigi nel 1239, fu custodita nella Sainte-Chapelle, costruita appositamente, mentre oggi è conservata nel tesoro della Cattedrale di Notre-Dame. In realtà, già in quest’epoca, la corona era solo un anello di giunchi, privo di spine, le quali erano state precedentemente donate dagli stessi sovrani bizantini e, dal momento dell’acquisto, anche dallo stesso Luigi IX, che aveva provveduto ad offrirle alle chiese più importanti della Francia.
Con Carlo d’Angiò alcune spine arrivarono in Italia. In particolare ad Andria, dove la presenza della Sacra Spina è attestata a partire dal 1308, in seguito ad un dono da parte di Beatrice d’Angiò, figlia di Carlo II d’Angiò, in occasione delle sue nozze con Bertrando del Balzo, duca di Andria.
A San Giovanni Bianco la Sacra Spina giunge tra il 1495 e il 1496 grazie a Vistallo Zingoni, di nobile famiglia bergamasca.
 
Ad Andria il primo  miracolo attestato avvenne il 25 marzo 1633 anno in cui il giorno dell’Annunciazione coincise con il Venerdì Santo, esso si è manifestò in vari modi: con rigonfiamenti, con la liquefazione in gocce di sangue vivo delle diciassette macchie violacee presenti sulla spina, fino alla comparsa di escrescenze biancastre argentee di pochi millimetri, mentre una vera e prodigiosa fioritura, avvenne per la prima volta nel 1842. I prodigi si susseguirono negli anni 1853, 1864, 1910, 1921, 1932 e 2005.
 
Il 23 marzo del 1799 la Sacra Spina di Andria venne trafugata durante il saccheggio dei giacobini francesi e di essa si persero le tracce fino al 1837, data in cui fu ritrovata a Venosa. Grazie all’intercessione di mons. Cosenza, la famiglia presso la quale fu ritrovata la spina la restituì alla Chiesa. In quella occasione, la spina manifestò il miracolo dal 24 ottobre, giorno in cui la reliquia fu nuovamente trasferita ad Andria, fino a metà novembre.
 
 
 
 

mercoledì 30 marzo 2016

Cristo è veramente risorto!

Cristo è morto ma è anche risorto e la Sacra Sindone ne è la testimonianza più viva e diretta.
 
Ha scritto Blaise Pascal:
'Con che ragione vengono a dirci che non si può risuscitare?
Cos'è più difficile nascere o risuscitare?
E' più difficile che ciò che non è mai stato sia o ciò che è stato sia ancora? E' più difficile essere o ritornare ad essere? L'abitudine ci fa sembrare facile l'essere; la mancanza di abitudine ci fa sembrare impossibile il ritornare ad essere'.   

giovedì 17 marzo 2016

Le eresie della gnosi moderna

L'economista Ettore Gotti Tedeschi ha appena dato alle stampe il libro dal titolo “Un mestiere del diavolo”. In un'intervista a la nuova bussola quotidiana illustra brevemente i temi trattati nel libro, tra cui il demonio e la crisi secolare di valori, di morale, che tocca tutte le categorie dell’umano dall'economia all'ambientalismo, dalle eresie alle ideologie, dalla religione cattolica al pensiero modernista.

Interessante scoprire come nella sua visione alla base della crisi morale ci sia la ripresentazione dell’eresia gnostica sviluppata in chiave moderna.
La spiega dicendo che nella Genesi al tema della Creazione 'sono esplicitate quattro volontà del Creatore
 
1°-  Il sesso delle creature(“maschio e femmina  li creò...”)
2°- Il loro impegno riproduttivo(“siate fecondi  e moltiplicatevi...”)
3°- Il compito verso la Creazione(“riempite la terra, soggiogatela...” )
4°- Il compito verso il resto del Creato(“dominate su ogni essere vivente …”).
 
La gnosi contrappone oggi, a queste quattro volontà del Creatore, rispettivamente  le sue quattro  eresie
 
1° - Teoria Gender
2° - Malthusianesimo
3° - Ambientalismo gnostico
4° - Animalismo 
 
 Alla domanda se le eresie che analizza nel libro possano nascondersi anche in economia risponde che alla prima eresia corrisponde la ribellione di Lucifero verso la Verità che porta come conseguenze economiche, dopo la cacciata dal paradiso, la fatica e la sofferenza nel lavoro, l’egoismo, l’invidia e l’attaccamento ai beni.
 
E poi c'è Caino, che è il primo ambientalista neomalthusiano nella storia che uccide Abele perché produce più di lui, sfruttando così la terra ed immola gli armenti migliori a Dio bruciandoli, uccidendo inutilmente animali e inquinando così l’atmosfera.
 
E continua ancora a proposito di eresie:
 
'Una successiva grande eresia, quella albigese, estinguendo l’uomo, provoca decrescita economica e povertà.
 
L’eresia protestante genera il capitalismo “disordinato”, quello su cui si scaglia Marx.
 
L’eresia naturalista negando che esistano leggi naturali che ispirano l’economia esalta “la natura buona” in sé stessa.
 
Una successiva eresia, l’americanismo, condannata da Leone XIII, afferma che le virtù vere sono solo quelle che creano valore economico'.
 
Conclude dicendo che 'le eresie che provocano impatto economico sono moltissime'.
 
Non ci resta che leggere il libro!

mercoledì 16 marzo 2016

Umanesimo orizzontale

Cosa sta succedendo all'interno della Chiesa? In una parte dei prelati e del clero? Pare che la società, non solo italiana, sia allo sbando materialmente e soprattutto spiritualmente ed una parte della Chiesa non è da meno, tutta intenta a dialogare col mondo per compiacerlo, nel tentativo di legittimare una sorta di visione della realtà moderna e secolarizzata lontana dalla legge naturale, tutta protesa verso un umanesimo orizzontale che ha dimenticato la dimensione verticale della vita.
Pare che il linguaggio semplice, evidente e lineare della legge naturale non sia più compreso ed è vergognoso che tale linguaggio, pur capito ed assimilato da ben duemila anni, non sia più tollerato all'interno della Chiesa.
Don Divo Barsotti commentò così: 'Nulla mi sembra più grave contro la santità di Dio della presunzione dei chierici che credono, con un orgoglio che è soltanto diabolico, di potere manipolare la verità […] L'episcopato cattolico ha creduto di poter rinnovare ogni cosa obbedendo soltanto al proprio orgoglio, senza impegno di santità, in una opposizione aperta alla legge dell'Evangelo' .
Da queste parole, si comprende chiaramente come tale situazione odierna affondi le sue radici in tempi meno recenti e che tale sbandamento sia dovuto appunto proprio al tentativo di alcuni, all'interno della Chiesa, di manipolare la verità del Signore, in opposizione alla legge del Vangelo, a proprio piacimento e compiacimento. Le verità di fede che oggi vengono manipolate, nel tentativo di cambiarle, se non nella sostanza almeno nella forma (questo vogliono farci credere!), hanno la radice nella Sacra Scrittura che è Parola di Dio, che la Santa Chiesa ha il dovere di tutelare, preservare e tramandare e che nessuno, neanche il Santo Padre, ha diritto di mutare.
Spesso si parla di cambiamento di “pastorale” ma non di Dottrina, ma il mutare di quella inevitabilmente porterà al mutare di questa in quanto, con il termine di 'cambiamento pastorale' si sottintende la negazione pratica degli insegnamenti morali, dunque un mutamento della verità e della Dottrina. In questo clima non sorprendono più di tanto i tentativi di trasformare la Chiesa da struttura gerarchica (voluta da Dio) ad assemblea di fedeli dove le conferenze episcopali rivendicano il potere di legiferare in materia di dottrina e di morale, così come non sorprende lo svilimento ed il decadimento in cui versano il Papato, la Divina Liturgia e la Santa Dottrina.

lunedì 14 marzo 2016

El ultimo soldado de Cristo

Lo scorso 18 febbraio, in Messico, all'età di 103 anni è morto Juan Daniel Macías Villegas, noto per essere l’ultimo soldato “cristero” vivente. La salma è stata tumulata nel cimitero della Guardia Nazionale Cristera, un'organizzazione che difende la memoria dei martiri durante la persecuzione religiosa in Messico agli inizi del Novecento. Juan Daniel è stato l’ultimo testimone di un cattolicesimo militante, capace di impugnare le armi, nella prima metà del secolo scorso, per difendere la fede minacciata da uno Stato massonico e violentemente anticlericale.Juan Daniel era nato il 21 luglio del 1912 a San Julián. Fu battezzato dal sacerdote, Narciso Elizondo, lo stesso che lo benedì quando, all'età di 13 anni, entrò a far parte della squadra del generale Victoriano Ramírez per lottare con i Cristeros a difesa della Cristianità e contro le leggi anti-cattoliche del governo di allora che scatenò un conflitto contro la società contadina, tradizionale, cattolica, un’aggressione perpetrata da uno Stato autoritario uscito da un processo rivoluzionario.
 Il nome Cristeros, contrazione di Cristos Reyes, fu dato spregiativamente dai governativi ai ribelli, a motivo del loro grido di battaglia: «¡Viva Cristo Rey!» (Viva Cristo Re!).
Questa rivoluzione lasciò una lunga scia di sangue di persone che per difendere l'onore di Gesù e della sua Chiesa, insieme ai valori della Cristianità violata e perseguitata non esitarono ad andare incontro alla morte, piuttosto che rinnegare la loro appartenenza alla Chiesa Cattolica.
Oggi alcuni sono stati canonizzati, altri sono beati ed altri ancora attendono di essere elevati agli onori degli altari. Lo scorso 22 gennaio Papa Francesco ha firmato il decreto per la canonizzazione del Beato José Sanchez del Rio, anch'egli piccolo cristero, barbaramente assassinato in odio alla fede cristiana a soli 14 anni.
Si stima che, in questo brutale conflitto, persero la vita tra le 75 e le 80 mila persone. A fronte di 4 mila e 500 sacerdoti presenti nel Paese all’inizio della ribellione, ne rimasero 334 alla fine delle ostilità. Tutti gli altri furono espulsi dal Paese o uccisi. Con l’aiuto di Dio e della Vergine di Guadalupe, i “cristeros” salvarono la fede in Messico.
Gli occhi Juan Daniel Macías Villegas hanno conosciuto quegli anni di tormento e anche di manifesto amore per Cristo e per la sua Chiesa. Hanno potuto assistere, decenni più tardi, anche agli effetti concreti di quell’impegno coraggioso: nel 1988 una riforma costituzionale ha riconosciuto personalità giuridica alla Chiesa cattolica, ha ristabilito relazioni diplomatiche tra Messico e Santa Sede e ha sancito l’inizio di una nuova fase di dialogo e di pace.
Gli artefici di questo risultato sono stati gente semplice come Juan Daniel Macías Villegas. Guerrieri nell’animo, che mantennero una fede ardente nei campi di battaglia così come nelle attività di tutti i giorni, tra moglie e figli, a dedicarsi alla produzione di latte e di carne nella propria fattoria.
Che il Signore lo accolga nella Sua Patria beata! RIP
Della storia dei Cristeros messicani ho scritto brevemente anche in questo post
 

giovedì 10 marzo 2016

No papolatria

Sono cattolica, praticante ed osservante, certamente con tutti i miei limiti e difetti. Ho in grande considerazione il Magistero e la Dottrina della Chiesa. Credo le verità di fede ed i dogmi che la Santa Chiesa propone a credere e non faccio mistero sul fatto che credo che il Papa sia il 'Dolce Cristo in terra', come soleva dire santa Caterina da Siena, dunque degno di venerazione e di devoto rispetto, e che sono completamente allineata alla Tradizione - che racchiude, conserva e trasmette il pensiero bimillenario della Chiesa - senza se e senza ma, ritenendola santa ed ispirata dal Signore, dunque non contestabile né opinabile. Questo fino a quel 'Buonasera' del 13 marzo di tre anni fa che mi lasciò esterrefatta e quasi senza fiato. Sono andata in crisi! Mai e poi mai avrei immaginato, di dovermi trovare, dentro la Chiesa - la mia Patria - alloggiata scomodamente, molto scomodamente! Ci troviamo, purtroppo, nel mezzo di un processo di autodemolizione della Chiesa che non ha precedenti, sulla scia della secolarizzazione che dagli anni Sessanta galoppa senza sosta sia nella società civile che in ambito religioso. Non avrei mai pensato di dover arrivare a pesare le parole del Papa, gli errori del suo comportamento e a criticarne gli atti non infallibili, soprattutto per quanto concerne le sue scelte politiche e pastorali che, spesso e volentieri, mi hanno lasciata sconcertata!
Nel turbinio delle vicissitudini della storia italiana di questi ultimi anni spicca l'atteggiamento disinvolto e sprezzante di quella parte di classe politica che a torto si definisce cattolica. Il tradimento di tale classe - che non è una novità dei nostri tempi - è sempre stato accompagnato dal tradimento storico dei vertici ecclesiastici, (ricordo però con soddisfazione anche le attuali voci fuori dal coro, poche ma buone!)ma non ci si 'abitua' ad un Papa che ama chiacchierare e scegliere un certo Eugenio Scalfari come suo confidente o che tace - non volendosi 'immischiare' nella politica italiana, su leggi come le unioni di persone dello stesso sesso, o che reputa Emma Bonino e Giorgio Napolitano, come grandi figure dell’Italia di oggi, e poi non rivolge nessuna parola o una semplice benedizione alle centinaia di migliaia di cattolici del Family Day. Ci sarebbe tanto altro da criticare ma forse è meglio pregare e meditare.
   

 

mercoledì 9 marzo 2016

Opere di misericordia


In questo anno giubilare della Misericordia siamo chiamati a mettere in pratica, con costanza e amore le opere di misericordia verso il nostro prossimo. Esse sono in tutto quattordici, distinte in opere di misericordia corporale e spirituale. Tutte le opere di misericordia scaturiscono dal comandamento del Signore di amare il prossimo come noi stessi in virtù dell'amore che portiamo al Signore stesso e trovano dunque fonte di ispirazione proprio dalle parole di Gesù narrate nel vangelo di san Matteo in merito al giudizio alla fine dei tempi quando Cristo, giusto giudice, tornerà sulla terra per dare compimento al disegno d'amore di Dio Padre sull'intera umanità:
 
«In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riuniti davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: ‘Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi’.
Allora i giusti risponderanno: ‘Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?’.
Rispondendo, il re dirà loro: ‘In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’. Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: ‘Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato’.
Anch’essi allora risponderanno: ‘Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?’. Ma egli risponderà: ‘In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me’. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”» (Mt 25, 31-46).
 

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE 

1 - Consigliare i dubbiosi.
2 - Insegnare agli ignoranti.
3 - Ammonire i peccatori.
4 - Consolare gli afflitti.
5 - Perdonare le offese.
6 - Sopportare pazientemente le persone moleste.
7 - Pregare Dio per i vivi e per i morti.


LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

1 - Dar da mangiare agli affamati.
2 - Dar da bere agli assetati.
3 - Vestire gli ignudi.
4 - Alloggiare i pellegrini.
5 - Visitare gli infermi.
6 - Visitare i carcerati.
7 - Seppellire i morti. 


               

 

mercoledì 2 marzo 2016

Tre lacci per condurre alla perdizione

Don Bosco è un santo che, dall'età di nove anni fino alla fine dei suoi giorni, avrà spesso sogni-rivelazioni che gli indicheranno la sua strada e lo faranno portavoce di profezie dirette ai singoli, alle società, ai suoi amati giovani, alla Congregazione salesiana.
 
La sera del 4 aprile 1869 raccontò ai suoi giovani un sogno sul sacramento della confessione che li impressionò vivamente.

«Sognai di trovarmi in chiesa, in mezzo a una moltitudine di giovani che si preparavano alla confessione. Un numero stragrande assiepava il mio confessionale sotto il pulpito.
Cominciai a confessare, ma presto, vedendo tanti giovani, mi alzai e mi avviai verso la sacrestia in cerca di qualche prete che mi aiutasse. Passando vidi, con enorme sorpresa, giovani che avevano una corda al collo, che stringeva loro la gola.

— Perché tenete quella corda al collo? — domandai — Levatevela!
E non mi rispondevano, ma mi guardavano fissamente.
— Orsù — dissi a uno che mi era vicino — togli quella corda!
— Non posso levarla; c’è uno dietro che la tiene.

Guardai allora con maggior attenzione e mi parve di veder spuntare dietro le spalle di molti ragazzi due lunghissime corna. Mi avvicinai per vedere meglio e, dietro le spalle del ragazzo più vicino, scorsi una brutta bestia con un ceffo orribile, somigliante a un gattone, con lunghe corna, che stringeva quel laccio.

Volli chiedere a quel mostro chi fosse e cosa facesse, ma esso abbassò il muso cercando di nasconderlo tra le zampe, rannicchiandosi per non lasciarsi vedere. Prego allora un giovane di correre in sacrestia a prendere il secchiello dell’acqua santa.
 
Intanto mi accorgo che ogni giovane ha dietro le spalle un così poco grazioso animale. Prendo l’aspersorio e domando a uno di quei gattoni:
— Chi sei?
L’animale mi guarda minaccioso, allarga la bocca, digrigna i denti e fa l’atto di avventarmisi contro.
— Dimmi subito che cosa fai qui, brutta bestia. Non mi fai paura. Vedi? Con quest’acqua ti lavo per bene, se non rispondi.
Il mostro mi guardò rabbrividendo. Si contorse in modo spaventoso e io scoprii che teneva in mano tre lacci.

— Che cosa significano?
— Non lo sai? Io, stando qui, con questi tre lacci stringo i giovani perché si confessino male.— E come? In che maniera?
— Non te lo voglio dire; tu lo sveli ai giovani.
— Voglio sapere che cosa sono questi tre lacci. Parla, altrimenti ti getto addosso l’acqua benedetta.
— Per pietà, mandami all’inferno, ma non gettarmi addosso quell’acqua.
— In nome di Gesù Cristo, parla dunque!

Il mostro, torcendosi spaventosamente, rispose:
Il primo modo col quale stringo questo laccio è con far tacere ai giovani i loro peccati in confessione.
— E il secondo?
Il secondo è di spingerli a confessarsi senza dolore.
— Il terzo?
— Il terzo non te lo voglio dire.
— Come? Non me lo vuoi dire? Adesso ti getto addosso quest’acqua benedetta.
— No, no! Non parlerò, si mise a urlare, ho già detto troppo.
— E io voglio che tu me lo dica.
E ripetendo la minaccia, alzai il braccio. Allora uscirono fiamme dai suoi occhi, e poi ancora gocce di sangue.
Finalmente disse:
Il terzo è di non fare proponimenti e di non seguire gli avvisi del confessore. Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni; se vuoi conoscere se tengo i giovani allacciati, guarda se si emendano.
— Perché nel tendere i lacci ti nascondi dietro le spalle dei giovani?
— Perché non mi vedano e per poterli più facilmente trascinare nel mio regno.

Mentre volevo domandargli altre cose e intimargli di svelarmi in qual modo si potesse render vane le sue arti, tutti gli altri orribili gattoni incominciarono un sordo mormorio, poi ruppero in lamenti e si misero a gridare contro colui che aveva parlato; e fecero una sollevazione generale. Io, vedendo quello scompiglio e pensando che non avrei ricavato più nulla di vantaggioso da quelle bestie, alzai l’aspersorio e gettai l’acqua benedetta da tutte le parti. Allora, con grandissimo strepito, tutti quei mostri si diedero a precipitosa fuga, chi da una parte e chi dall’altra. A quel rumore mi svegliai».

Tratto da qui

martedì 1 marzo 2016

Tempo della corruzione generale

 

“Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtú, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore”.  
(Karl Marx, Miseria della Filosofia)