La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




giovedì 5 maggio 2016

Eccezioni alla regola

In questo passo dell'enciclica 'Veritatis Splendor' del Santo Papa Giovanni Paolo II vi è la preoccupazione del Sommo Custode della Fede per le situazioni di disobbedienza al Magistero in cui si ritiene opportuno e legittimo, a seconda del caso, contraddire la regola generale per legittimare ciò che la legge morale definisce essere invece contro la Parola del Signore e delle Sue Leggi. Purtroppo l'esortazione post-sinodale del Santo Padre Francesco 'Amoris Laetitia' contiene una simile 'ermeneutica' creatrice che di fatto porta delle innovazioni pastorali in disaccordo con il Magistero della Chiesa. Questo in particolar modo per quanto riguarda la comunione ai divorziati cattolici che si sono risposati civilmente e non hanno ottenuto l'annullamento del precedente matrimonio cattolico.
 
Ecco il brano:  
"Per giustificare simili posizioni, alcuni hanno proposto una sorta di duplice statuto della verità morale. Oltre al livello dottrinale e astratto, occorrerebbe riconoscere l'originalità di una certa considerazione esistenziale più concreta.
Questa, tenendo conto delle circostanze e della situazione, potrebbe legittimamente fondare delle eccezioni alla regola generale e permettere così di compiere praticamente, con buona coscienza, ciò che è qualificato come intrinsecamente cattivo dalla legge morale.
In tal modo si instaura in alcuni casi una separazione, o anche un'opposizione, tra la dottrina del precetto valido in generale e la norma della singola coscienza, che deciderebbe di fatto, in ultima istanza, del bene e del male.
Su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette «pastorali» contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un'ermeneutica «creatrice», secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare".
(San Giovanni Paolo II - 'Veritatis splendor' 56)

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