La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




giovedì 30 giugno 2016

Il gigante ed il giglio

Entrambi sono tornati alla terra, polvere alla polvere, cenere alla cenere, nella speranza della risurrezione futura. Entrambi hanno riconsegnato l'anima a Dio, con gratitudine ed amore. Entrambi hanno atteso questo momento, il gigante nella saggia maturità della vecchiaia, il giglio nella sofferenza di una grave malattia. L'uno dopo una lunga vita piena, bella e gratificante, l'altra dopo una breve vita nascosta al mondo ma altrettanto bella, piena e gratificante. Il gigante prima di esalare l'ultimo respiro ha sussurrato 'grazie', il giglio ha sorriso.
 
Lui, il gigante, mai volgare, mai fuori posto, bonario, modesto, generoso, ecclettico, autoironico, un campione sportivo, un attore di successo, amato  ed apprezzato soprattutto all'estero e snobbato dalla critica italiana. Quanti personaggi ha interpretato, quanti film e quante risate! Nonostante il successo ha mantenuto la genuinità di chi ha una forte personalità e desidera rimanere se stesso senza lasciarsi condizionare né cambiare per ragioni professionali o di immagine. Un matrimonio durato 49 anni, dei figli, una fede salda che lo ha accompagnato da sempre fino alla fine: tutto questo è stato il mitico Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, che è morto l'altro ieri.
 


Lei, il giglio, suor Cecilia Maria, monaca di clausura nel Monastero carmelitano di Santa Fè in Argentina, morta, il 27 u.s. addormentandosi dolcemente, con un sorriso, nel Signore, dopo una malattia dolorosissima sopportata sempre con gioia e dedizione al suo Divino Sposo.
Due vite diverse, due persone diverse, eppure la storia è la medesima: la stessa morte, nell'amore, nella gratitudine, la stessa attesa dello Sposo e del suo eterno abbraccio.
 
RIP
  

lunedì 27 giugno 2016

Non vogliamo un'Europa così!

 
Trovo decisamente coraggiosa la decisione del popolo britannico di abbandonare la casa comune europea. Questo voto è un grande atto di libertà, di democrazia, di risveglio nazionale. Non possiamo prevedere i risvolti di questa decisione però ci si augura che possa essere di buon auspicio alla Gran Bretagna e all'intera Europa che, visto il totale fallimento delle sue politiche economiche, monetarie e soprattutto sociali, dovrà rivedere la sua esistenza e finalità. Sapranno mettersi in discussione i nostri euro-burocrati ed i nostri politici?
 
Mi sento di condividere in toto ciò che Giuseppe Rusconi scrive a proposito di Europa e di Brexit, sul suo blog rossoporpora:
 
"Il voto del popolo britannico si inserisce in modo non inatteso nel generale risveglio delle identità nazionali che si riscontra nell’intera Europa. E’ un risveglio derivato dalla mortificazione continua cui sono state (e sono) sottoposte le identità nazionali dall’imporsi forzato della globalizzazione planetaria di cui “Bruxelles” è espressione continentale. In sé la globalizzazione presenta anche aspetti positivi sul piano economico e sociale, ma di certo è negativa la tendenza a conculcare valori e identità in nome di una generica “fratellanza universale” (ricordate Imagine di Lennon, canzone sostanzialmente nichilista che purtroppo dilaga perfino in certe scuole e in certe chiese con preti secolarizzati?).
 
E’ un voto anti-“Bruxelles” e anti “Casta” nazionale (politica, economica, finanziaria) derivato soprattutto da una crisi economica che non passa (ma i soliti invece passano semmai da un Consiglio d’amministrazione all’altro), dal taglio generale delle prestazioni sanitarie e sociali, da una gestione incerta, contraddittoria e a volte scellerata della questione dell’immigrazione (una gestione che genera comprensibilmente e fatalmente paura per il proprio avvenire).
Ma è anche un voto contro quello che è percepito come un Grande Fratello europeo e mondiale che tassa e tartassa, controlla e prescrive, soffoca e reprime l’identità individuale, la libertà d’espressione, la libertà di coscienza.
E’ un Grande Fratello attivissimo al servizio dei poteri finanziari e della variegata lobby che vuole imporre uno stile di vita tale da rendere l’uomo un semplice oggetto materiale (da costruire magari artificialmente), un consumatore da manipolare a piacimento.
E’ un Grande Fratello che si serve dei poteri massmediatici - spavaldi e arroganti - sacerdoti della ‘Nuova Era’, stavolta però clamorosamente spernacchiati dalla maggioranza degli elettori britannici.
 
E’ un voto contro l’Europa senza un’anima, l’Europa relativista che rende incerti, smarriti i suoi cittadini, indebolendone i legami familiari e le certezze identitarie (anche in materia sessuale). Non solo: quest’Europa comunitaria (si fa per dire) emargina le fedi religiose dalla pubblica piazza, irride i credenti (quando non li umilia, li intimidisce e in certi casi già li perseguita). Gli unici credenti ‘buoni’ diventano allora quelli “che non disturbano”, i rassegnati e gli inciucioni (di esempi purtroppo non ne mancano, compreso quello di qualche vescovo, vergognosamente in ginocchio davanti alla nota lobby in versione Cagliari…e qui si potrebbe aprire un altro discorso).
 
Per “Bruxelles” (e propaggini nazionali) la lezione è dura. Ma “Bruxelles” capirà e saprà cambiare decisamente registro, tornando a perseguire con convinzione il sogno – fondato sostanzialmente sui valori della Dottrina sociale della Chiesa – della maggior parte dei suoi padri fondatori?   

sabato 25 giugno 2016

'Noi siamo Chiesa'

Il 6 aprile del 1995 il cardinale Hans Hermann Groer, arcivescovo di Vienna, fu costretto alle dimissioni con l’accusa di pedofilia(accusa provata, ma fatti prescritti). Due mesi dopo fu lanciata una raccolta di firme, sottoscritta in 22 giorni da oltre 500mila cattolici austriaci, con cui si chiedeva un rinnovamento profondo della Chiesa.

Cinque le richieste dell’ “Appello”.
 
Il primo: costruzione di una Chiesa fraterna con il superamento delle barriere tra clero e laici grazie alla corresponsabilità comune.
 
Il secondo: piena uguaglianza delle donne in ambito decisionale, diaconato femminile permanente, accesso delle donne al sacerdozio.
 
Il terzo: libera scelta tra forma di vita celibataria e non celibataria per i sacerdoti.
 
Il quarto: giudizio positivo sulla sessualità umana, libertà di coscienza in materia di contraccezione, più “umanità” verso i rapporti prematrimoniali e in tema di omosessesualità. Parlare meno di morale sessuale più di pace, giustizia sociale, ambiente.
 
Il quinto: il messaggio della Chiesa non dev’essere fondato sulla minaccia ma sulla gioia, meno prescrizioni e più accompagnamento.
 
Dall’“Appello dal popolo di Dio”, che in breve tempo varcò le frontiere austriache ottenendo un grande successo di firme come in Germania (quasi due milioni, tra i firmatari Eugen Drewerman, Hans Kűng e l’odierna ambasciatrice di Germania presso la Santa Sede Annette Schavan) e nei Paesi anglosassoni, nacque Wir sind Kirche (Noi siamo Chiesa) (promotori Marta Heizer e Thomas Plankensteiner). In Italia l’ “Appello” fu  diffuso nel gennaio 1996 e fu a Roma che nel novembre dello stesso anno si costituì -visto il numero consistente di firme raccolto in diversi Paesi occidentali- il movimento internazionale We are Church. Qualche settimana prima era stato fondato “Noi Siamo Chiesa” di lingua italiana che aggiunse poi un sesto punto ai cinque dell’ “Appello”: quello postulante gli obiettivi della pace, giustizia e salvaguardia del creato. Se sui cinque punti dell’ “Appello” si è ottenuto poco in vent’anni, sull’ultimo “si è invece ottenuto molto, con la svolta di papa Francesco” (ha detto Vittorio Bellavite, storico coordinatore nazionale).
 
E’ proprio per ricordare il ventennale del movimento che sabato 28 maggio 2016 “Noi Siamo Chiesa” (NSC) si è riunito a Milano, presso la chiesa di Santa Maria Incoronata.
  
Ne ha scritto esaustivamente Giuseppe Rusconi sul suo blog rossoporpora.org
 
E' evidente come sia in atto all'interno della Chiesa stessa (una sorta di fuoco amico) un'azione articolata di demolizione di Duemila anni di storia e tradizione della Chiesa così come l'ha voluta Nostro Signore. Un programma di demolizione del Magistero pontificio ed in particolare delle figure dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in relazione al Concilio Vaticano II, l'uno considerato troppo in linea con una visione di ermeneutica della continuità, l'altro,  in 'strisciante opposizione' a questo (lo scrive il gesuita Padre Luigi Scalia di Messina), con un pontificato fermo sul piano pastorale, dottrinale, morale e disciplinare.
 
Un programma di 'riforma' più che altro da eretici protestanti!     

venerdì 24 giugno 2016

Coscienza, morale e dottrina immutabile

55. (...)Volendo mettere in risalto il carattere «creativo» della coscienza, alcuni autori chiamano i suoi atti, non più con il nome di «giudizi», ma con quello di «decisioni»: solo prendendo «autonomamente» queste decisioni l'uomo potrebbe raggiungere la sua maturità morale. Né manca chi ritiene che questo processo di maturazione sarebbe ostacolato dalla posizione troppo categorica che, in molte questioni morali, assume il Magistero della Chiesa, i cui interventi sarebbero causa, presso i fedeli, dell'insorgere di inutili conflitti di coscienza.
 
56. Per giustificare simili posizioni, alcuni hanno proposto una sorta di duplice statuto della verità morale. Oltre al livello dottrinale e astratto, occorrerebbe riconoscere l'originalità di una certa considerazione esistenziale più concreta.
 
Questa, tenendo conto delle circostanze e della situazione, potrebbe legittimamente fondare delle eccezioni alla regola generale e permettere così di compiere praticamente, con buona coscienza, ciò che è qualificato come intrinsecamente cattivo dalla legge morale.
 
In tal modo si instaura in alcuni casi una separazione, o anche un'opposizione, tra la dottrina del precetto valido in generale e la norma della singola coscienza, che deciderebbe di fatto, in ultima istanza, del bene e del male.
 
Su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette «pastorali» contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un'ermeneutica «creatrice», secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare.

Non vi è chi non colga che con queste impostazioni si trova messa in questione l'identità stessa della coscienza morale di fronte alla libertà dell'uomo e alla legge di Dio. Solo la chiarificazione precedentemente fatta sul rapporto tra libertà e legge fondato sulla verità rende possibile il discernimento circa questa interpretazione «creativa» della coscienza.
 
(lettera enciclica 'VERITATIS SPLENDOR'di san Giovanni Paolo II)
 
Repetita iuvant.

giovedì 23 giugno 2016

La roccia della Chiesa

Esortazione liturgica rivolta al  Santo Padre quando per la prima volta siede sul Trono Petrino nella Sua Cattedrale in San Giovanni in Laterano.

Beatissimo Padre,
la Chiesa che è in Roma
gioisce mentre sali per la prima volta
alla tua Cattedra, che è la Cattedra romana di Pietro, sul quale è fondata la Chiesa.
Come il vignaiolo che sorveglia dall’alto la vigna sei posto in posizione elevata
per governare e custodire il popolo che ti è affidato.
Ricorda che occupi la Cattedra del pastore
per dedicarti al gregge di Cristo.
Il tuo onore è l’onore di tutta la Chiesa
ed è valido e sicuro sostegno per i tuoi fratelli nell’episcopato:
tu sarai veramente onorato
quando a ciascuno è riconosciuto l’onore che gli spetta.
Tu sei “Servo dei servi di Dio”. 

Dall’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini initio Romae Episcopi (Riti per l’inizio del ministero Petrino del Vescovo di Roma - Insediamento sulla Cattedra Romana in San Giovanni in Laterano).

 

mercoledì 22 giugno 2016

Persone dalla 'fede difettosa'

“Le espressioni come “sviluppo della dottrina” e “compassione pastorale” sono in genere dei pretesti per cambiare l’insegnamento di Cristo, contro il suo significato e la sua integrità perenne così come gli Apostoli l’hanno trasmessa a tutta la Chiesa e come è stata fedelmente preservata dai Padri della Chiesa e dagli insegnamenti dogmatici dei Concili Ecumenici e dei Papi.

“Alla fine quei religiosi vogliono un’altra Chiesa, ed anche un’altra religione: una religione naturalistica, adattata allo spirito del tempo. Dei simili chierici sono veri lupi travestiti da agnelli, e flirtano spesso col mondo. Non già pastori coraggiosi, ma vili conigli”. 
 
“La vera crisi della Chiesa di oggi consiste nel sempre crescente fenomeno che coloro che non credono pienamente e non professano l’integralità della fede cattolica occupano spesso posizioni strategiche nella vita della Chiesa, come professori di teologia, educatori nei seminari, superiori religiosi, parroci ed anche vescovi e cardinali”.
 
(S.E. Mons. A. Schneider, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maria Santissima di Astana, in Kazakhstan)

martedì 21 giugno 2016

La roccia che frana!

Ieri 20 giugno Papa Francesco ha visitato la Comunità di “Villa Nazareth” in Roma, creata nel 1946 dall’allora mons. Domenico Tardini, poi cardinale, per accogliere orfani e figli di famiglie numerose e povere al fine di valorizzare la loro formazione al servizio della società. Dopo la preghiera del Padre Nostro e la benedizione il Papa ha salutato il personale di servizio e si è spostato nel grande campo sportivo dove circa 1300 persone lo attendevano. Qui ha risposto ad alcune domande toccando vari temi tra cui quello della fede e ad uno dei ragazzi che gli ha chiesto se avesse mai avuto una crisi di fede, Papa Francesco ha risposto:
"Tante volte mi trovo in crisi con la fede, a volte ho avuto l'audacia di rimproverare Gesù e anche di dubitare.
Questo sarà la verità? Ma sarà un sogno?
 
Il Papa ha proseguito dicendo che gli è accaduto "da ragazzo, da seminarista, da religioso, da prete, da vescovo e anche da Papa".
E ha aggiunto che "Un cristiano che non ha sentito questo alcune volte" al quale "la fede non è entrata in crisi, gli manca qualcosa".
 
Il testo intero su www.avvenire.it
 
Trovo queste parole di una gravità sconcertante (e non sono le sole.....). Nel Vangelo di Matteo, al capitolo 8 versetti 18 e 19 Gesù dice: "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli".
 
Nel Vangelo di Luca al capitolo 22 versetto 32 Gesù da un compito specifico a Pietro dicendo:
"ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli".
 
Che il Santo Padre si debba forse ancora ravvedere?
Preghiamo per lui affinché venga confermato nella fede cattolica!  
 

Don Didimo Mantiero

Didimo Mantiero nasce a Novoledo, frazione del comune di Villaverla in provincia di Vicenza il 21 giugno 1912, quinto di dieci fratelli, da una famiglia contadina di sane tradizioni cristiane.
Entrò nel seminario di Vicenza a quindici anni e venne ordinato sacerdote nel giugno del 1937. Nel 1941 a Santorso (Vicenza) fondò La Dieci, un'associazione che, partendo dall'episodio narrato nel capitolo 18 della Genesi, nel quale Dio promette ad Abramo di risparmiare Sodoma e Gomorra se vi si fossero trovati dieci giusti, si propose di riunire un gruppo di persone di una stessa parrocchia che, avendo come madre la Madonna facessero proprio il 'patto di Abramo' con Dio e si impegnassero ad offrire a Dio un giorno della propria settimana per la salvezza della città, dei giovani e dei sacerdoti. Convinto della perenne validità di quel patto e sostenuto dall'invito di don Giovanni Calabria, don Didimo iniziò con discrezione la proposta pastorale della preghiera d'intercessione coinvolgendo nell'iniziativa le forze migliori della sua parrocchia, gli anziani e gli ammalati, ai quali chiedeva di impetrare quotidianamente a Dio la salvezza per i suoi giovani.
Tra i giovani contadini di Santa Croce di Bassano ebbe modo di meditare sul suo progetto educativo che vide pratica realizzazione nel 1962 con il sorgere del Comune dei Giovani nato, pur in mancanza di adeguate strutture.
La nascita del 'Comune dei Giovani', preceduta da un'intensa attività catechetica nella parrocchia, segnò lo sviluppo del metodo pastorale di don Didimo il quale aveva come obiettivo la responsabilizzazione dei giovani e che fondava la sua attività sull'associazione 'La Dieci'  e su un'intensa opera di catechesi.
Una delle priorità del suo apostolato fu la costruzione della scuola di catechesi. Considerava i suoi catechisti la pupilla della parrocchia, a preparare i quali venivano chiamati docenti universitari e grandi nomi della cultura cattolica.
 Il 'Comune dei Giovani', dopo una gestazione di due anni, nacque con il tentativo di creare unità organica tra le varie iniziative parrocchiali, con l'obiettivo finale di rendere i giovani responsabili e pronti a inserirsi nel tessuto sociale, dopo aver sperimentato la gestione in piccolo di un comune.
Nel 1974 si manifestarono per don Didimo i primi sintomi del morbo di Parkinson e nel 1979 fu costretto a lasciare l'incarico a causa dei gravi problemi di salute. Ritiratosi, non autosufficiente, in un piccolo appartamento reso disponibile nella scuola materna parrocchiale, fu amorevolmente assistito di notte a turno per ben dieci anni dai suoi giovani. Don Didimo morì il 13 giugno 1991 e fu sepolto nel cimitero di Bassano del Grappa.
 
Dall'intuizione di alcuni membri del "Comune dei Giovani" nel 1981 nasce la 'Scuola di Cultura Cattolica' di Bassano del Grappa, in un periodo storico in cui le idee politiche di Antonio Gramsci sembravano egemoni nella cultura italiana, al punto che anche alcune aree del mondo cattolico ne erano più o meno consapevolmente imbevute. Inoltre stava crescendo anche quella cultura che, dopo la caduta del comunismo, ne avrebbe preso il posto: il pensiero debole. Per molti membri, ormai adulti, del 'Comune dei Giovani', sembrò necessaria un'opera di recupero della tradizione cattolica. La "Scuola di Cultura Cattolica" alla quale partecipano i fuoriusciti dal Comune, che vanno dai 31 agli 80 anni, intende anzitutto sostenere e diffondere la cultura cattolica mediante tutti gli strumenti culturali adatti allo scopo (giornali, radiotelevisione, scuola, turismo) organizzando conferenze, convegni, presentazioni di libri e conferendo un premio internazionale a personalità di spicco, come Joseph Ratzinger, don Luigi Giussani, Eugenio Corti, Mary Ann Glandon, monsignor Carlo Caffarra e monsignor Luigi Negri. In secondo luogo intraprende iniziative per approfondire, sviluppare e diffondere il patrimonio ideale e culturale lasciato da Don Didimo Mantiero, trasmesso nelle istituzioni de 'La Dieci' e del 'Comune dei Giovani'.
Una nota molto significativa:
dei primi dieci giovani che aderirono a “La Dieci”, nove morirono dopo aver confessato a don Didimo di essere pronti a dare tutto per la causa. Un fatto che spaventò il sacerdote, il quale vedrà il frutto di questo martirio solo vent’anni dopo.
 
Tratto da lanuovabq e cathopedia
  
Per saperne di più:

lunedì 20 giugno 2016

Georges Edouard Lemaître - Cinquant'anni fa

Il fisico e astronomo Georges Edouard Lemaître, padre della teoria del Big Bang e pioniere della cosmologia contemporanea era un sacerdote! Nato a Charleroi in Belgio il 17 luglio 1894, studiò prima nel collegio gesuita di Charleroi e poi matematica e scienze fisiche all'Università cattolica della fiamminga Lovanio, dove ottenne il dottorato nel 1920; quello stesso anno entrò in seminario a Mechelen e ordinato sacerdote nel 1923.
Dopo diversi incarichi fuori dal Belgio, tra cui quello presso l'osservatorio astronomico di Cambridge, ritornò in Patria nel 1925 e venne nominato professore ordinario all'Università di Lovanio dove insegnò fino al 1964.
La teoria di Lemaître fu chiamata per la prima volta del 'Big Bang' da Fred Hoyle il 28 marzo 1949, durante una trasmissione radiofonica della BBC.
Negli ultimi anni della sua vita si interessò dei primi calcolatori elettronici e di informatica. Poco prima della sua morte, avvenuta il 20 giugno 1966 a Lovanio, riuscì a sapere che era stata individuata la radiazione cosmica di fondo che provava praticamente la sua teoria.
Lo scienziato che per primo propose l’idea della nascita del cosmo da un “atomo primitivo”, e cioè la teoria che sarebbe stata poi chiamata del Big Bang, fu dunque un sacerdote, che è stato tra l'altro per tanti anni anche presidente dell' Accademia Pontificia delle Scienze.
Scrive il Prof. Francesco Agnoli in merito (qui):
Il suo nome è stato per anni sepolto nell’oblio, per molteplici motivi:
 
1)la primitiva avversione alla sua teoria da parte di Einstein, e di tanti scienziati che bollavano la sua ipotesi come figlia del suo pensiero cristiano e non di un pensiero scientifico («si vede bene che Lei è un prete», gli disse Einstein, con cui Lemaître aveva un ottimo rapporto, alludendo ad una consonanza tra dottrina della creazione ex nihilo e Big Bang. «Questo è un complotto della Chiesa per far passare la creazione sotto veste scientifica», ripeteva il grande astrofisico britannico Fred Hoyle);
 
2)l’ostracismo dei fisici materialisti;
 
3)la sua umiltà, che lo portò per esempio a non rivendicare un’altra primogenitura, l’aver proposto l’espansione delle galassie due anni prima di E. Hubble.

Prima di morire pronunciò una delle sue più celebri frasi: "L'espansione dell'universo è provata soprattutto dalla costante espansione delle capacità umane
".

domenica 19 giugno 2016

Il 'Codice da Vinci'

'DE DIVINA PROPORTIONE' è questo il vero Codice da Vinci. Si tratta di un pregiato manoscritto del XV secolo del quale esistono solo due esemplari, uno conservato a Milano e l'altro a Ginevra, in cui l'autore, il matematico  francescano, frà Luca Pacioli, ci lascia il pensiero rinascimentale sulla natura divina della geometria e sull’armonia inscritta nel disegno di Dio Creatore. Cosa c'entra Leonardo da Vinci? L'artista era grande amico di frà Luca. Entrambi  hanno vissuto insieme per cinque anni, viaggiando di corte in corte, studiando e scambiandosi informazioni.  Il libro contiene le illustrazioni geometriche fatte da Leonardo da Vinci: 59 poliedri che cercano di immaginare la forma geometrica che sta in ogni cosa creata e che rimanda all'idea dell’ordine e dell’armonia di tutto ciò che esiste; un tentativo riuscito di cercare Dio-Creatore nella bellezza delle cose attraverso la geometria e la matematica.
 
Frà Luca Pacioli è stato un talento che ha dato un grande contributo alla cultura scientifica italiana, occupandosi sia di matematica che di economia. Un nome che nessuno conosce, purtroppo! (L'Enciclopedia Treccani ne da un dettagliato profilo biografico qui).
 

Frà Luca fa parte di quel gruppo francescano che san Francesco incoraggiò dando a sant'Antonio di Padova il permesso di studiare, con lo scopo di evangelizzare anche tramite la cultura.
 
Nasce a Borgo Sansepolcro in provincia di Arezzo verso il 1445. Muore a Roma il 19 giugno 1517, esattamente 499 anni fa. Una vita vissuta, attraverso lo studio e la ricerca, per la maggior gloria di Dio, affascinato dalla bellezza, dall'armonia e dalla perfezione delle cose create, condividendo la sua passione per le cose belle con numerosi artisti del tempo con i quali venne a contatto oltre a Leonardo da Vinci: Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì , Marco Palmezzano, il Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Giovanni Antonio Amadeo e forse Albrecht Dürer.
Lo Stato Italiano gli ha dedicato un francobollo ed una moneta da 500 lire.
 

giovedì 16 giugno 2016

16 giugno 1846

Centosettant'anni fa, il 16 giugno 1846 il cardinale Giovanni Maria, del nobile casato dei  Mastai-Ferretti, veniva eletto Papa col nome di Pio IX. Nato a Senigallia il 13 maggio 1792, morto a Roma il 7 febbraio 1878.  E' stato il 255° Vescovo di Roma e Papa italiano dal 16 giugno 1846 fino alla morte. Appartenente al terzo ordine francescano è stato proclamato beato nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II. Il suo pontificato, di 31 anni, 7 mesi e 23 giorni, rimane il più lungo della storia della Chiesa cattolica, dopo quello di San Pietro. Ebbe a soffrire molto a causa dei moti rivoluzionari che portarono all'unità d'Italia ed alla fine del Regno delle Sicilie, dove il Re Ferdinando II lo accolse esule a Gaeta dopo che nottetempo fu costretto a fuggire da Roma, travestito da prete. Il Santo Padre fece ritorno a Roma il 12 aprile 1850.
L'8 dicembre 1854 proclamò il dogma dell'Immacolata Concezione con la bolla 'Ineffabilis Deus'.
L'8 dicembre 1864 pubblicò l'enciclica 'Quanta cura'-in cui si misero in evidenza gli errori della Rivoluzione Francese e del Risorgimento italiano- e il 'Sillabo' una raccolta di ottanta proposizioni considerate dal Papa stesso «erronee», divise in dieci rubriche, in cui si condannavano le moderne ideologie (il 'modernismo').
Il 7 dicembre 1869 aprì il Concilio Vaticano I. Il 20 settembre del 1870, alla caduta di Napoleone III, le truppe dei Savoia entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo fine alla sovranità temporale dei "papi re". Il Papa stavolta, dopo l'esperienza del '48, era ben deciso a non abbandonare la sede pontificia, opinione peraltro condivisa dalla maggioranza dei cardinali: tra gli altri anche don Giovanni Bosco, interpellato, si espresse con la frase "Che la sentinella d'Israele resti al suo posto". Quindi Pio IX si ritirò in Vaticano rifiutando di riconoscere il nuovo stato e dichiarandosi prigioniero politico: peraltro questa situazione, indicata come Questione Romana, durò fino ai Patti Lateranensi del 1929.
Fino alla sua morte il Pontefice continuò a definirsi «prigioniero dello Stato italiano». Papa Pio IX morì a Roma il 7 febbraio 1878 dopo aver ripetuto più volte " Parti o anima cristiana" baciando il crocifisso e l'immagine della Madonna. Fu sepolto in Vaticano.
 
VITA PRIVATA
 
Pio IX, nonostante fosse il Pontefice, amava definirsi un "parroco di campagna". La sua vita privata infatti si svolgeva come quella di un semplice sacerdote.
Si alzava alle sei del mattino, per un'ora rimaneva nella sua camera in preghiera su un inginocchiatoio di fronte ad un crocifisso. Celebrava la Santa Messa e poi assisteva ad un'altra di ringraziamento, durante la quale recitava le ore canoniche e le preghiere di pietà con un libretto appartenuto alla madre. Dai tempi del Collegio degli Scolopi amava pregare la corona delle Dodici Stelle, una preghiera composta da san Giuseppe Calasanzio che prega Maria preservata dal peccato originale.
Dopo le preghiere si dedicava alle udienze concesse sia agli uomini importanti sia ai semplici fedeli. Ogni giovedì riceveva, inoltre, petizioni da chiunque e ogni 14 del mese riceveva tutti in pubblica udienza. Alle due terminava le udienze e si recava a pranzo. Non voleva che si consumassero più di uno scudo romano al giorno per i suoi pasti e alcuni biografi raccontano che aveva l'abitudine di prendere la frutta sempre dopo gli altri commensali.
Dopo pranzo amava fare passeggiate o andare in carrozza per la città.
Tornato in Quirinale scriveva e poi recitava il Vespro.
Dopo la cena riceveva il suo confessore e si ritirava nella cappella privata a pregare dinanzi al tabernacolo. Ricordava spesso l'importanza di pregare Gesù Eucaristico, al quale si poteva confidare tutto.
cathopedia.org
 
 
 

 

mercoledì 15 giugno 2016

Exsurge Domine


'Exsurge Domine' è la  bolla di papa Leone X, pubblicata il 15 giugno 1520 che costituisce la risposta con cui la Chiesa cattolica condanna le Novantacinque Tesi di Martin Lutero e gli scritti che egli compose in seguito. 
Il Papa chiede ufficialmente che, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della bolla, Martin Lutero ritratti 41 delle sue 95 tesi, così come altri errori di cui parla nello specifico. Inoltre la bolla vieta in tutti i paesi cattolici la stampa, la vendita e la lettura di qualsiasi libro contenenti gli errori e le eresie espresse nelle 95 tesi; il documento pontificio richiede alle autorità secolari il rispetto e l'applicazione di quanto espresso, nei loro domini.
Lutero lasciò scadere il tempo previsto, e il 10 dicembre 1520 bruciò la sua copia della bolla insieme ai volumi di diritto canonico. A seguito di questo atto, il 3 gennaio 1521 con la bolla 'Decet Romanum Pontificem' fu scomunicato.

Misericordia e conversione

(...)ci sono due modi profondamente sbagliati di narrare l’evento misericordioso della rinnovazione dell’alleanza fra Dio e l’uomo, spezzata dal peccato. Annunciare la misericordia di Dio senza esortare alla conversione; esortare alla conversione senza l’annuncio della misericordia.(....)La condizione dell’uomo è la libertà, la quale si realizza, all’interno dell’azione misericordiosa che stiamo considerando, nella figura della conversione dell’uomo. Parlare della misericordia di Dio che perdona lasciando in ombra l’atto libero della conversione, è parlare di un idolo creato dall’uomo, non del Dio vero e vivente. Un tale modo di parlare non solo è falso quanto al divino attributo della onnipotenza, ma nega il divino attributo della giustizia e della santità. Dio non può rinnovare la sua alleanza con l’uomo, come se la persona umana non si trovasse in una condizione di peccato.(...) Un annuncio della misericordia che non parlasse simultaneamente della necessità della conversione, ignorerebbe tutti i grandi temi del giudizio di Dio, dell’ira di Dio. Non meno falso sarebbe esortare alla conversione non alla luce del volto divino della misericordia. Un tale modo di pensare la proposta cristiana, sarebbe semplicemente la sua corruzione. La proposta cristiana infatti non è principalmente una proposta etica; non è la promulgazione di un codice morale più perfetto. È la narrazione di un evento di misericordia che ha in sé la forza di cambiare la vita; è l’offerta gratuita, incondizionata di una rigenerazione della propria umanità. È dono, non comandamento; è grazia, non legge.
Noi sappiamo che è stato l’errore pelagiano quello di negare questa intima trasformazione dell’uomo per opera della grazia. (...) 
 
Vorrei ora mostrarvi brevemente gli effetti devastanti che le due narrazioni sbagliate hanno.
In ordine al culto che noi dobbiamo a Dio, non è indifferente ciò che pensiamo di Dio. Ora la prima narrazione distrugge nella coscienza religiosa la verità su Dio, poiché cambia il significato del centro della rivelazione che Dio ha fatto di Sé: Colui che è misericordioso. Come abbiamo già lungamente esposto, misericordia divina significa che Egli in Gesù distrugge il peccato. Poiché non c’è perdono senza conversione, essendo la persona un soggetto libero ed in una condizione di peccato, la prima narrazione conduce la persona umana a pensare “non devo avere alcuna preoccupazione anche se rimango come sono; tanto Dio è misericordioso”. Si capisce allora quanto diceva secondo alcune testimonianze Padre Pio: ”temo di più la misericordia che la giustizia di Dio”. E Sant'Alfonso, Dottore della Chiesa: “ne manda più all’inferno la misericordia che la giustizia di Dio”.
La prima narrazione demolisce il “caso serio” del Cristianesimo, e rende inutile l’Atto redentivo di Cristo.
Essa conduce la persona ad una duplice menzogna: la prima quella di commettere il male più facilmente; la seconda di pensare che poi alla fine… Dio non se la prende poi tanto per questo. E toglie la possibilità di pensare un fondamento ultimo alla coscienza del dovere e dell’obbligazione morale.
La seconda narrazione, essendo una corruzione del Cristianesimo, allontana profondamente l’uomo da esso. La proposta cristiana così narrata, infatti, diventa noiosa, poiché una proposta di vita che consista solamente nella promulgazione di un codice morale, diventa scostante. Ma soprattutto allontana chi ha più bisogno di incontrare Cristo, cioè i peccatori, come viene continuamente detto nel Vangelo. (Card. Carlo Caffarra, Ancona 26.05.2016)
 

martedì 14 giugno 2016

Papa san Giovanni Paolo II su unioni omo

Carissimi fratelli e sorelle!
Siamo entrati nella Quaresima dell'anno 1994, Anno della Famiglia, voluto dall'ONU e dalla Chiesa. Tra i compiti che, durante questo Anno, occorre mettere in evidenza in campo sia ecclesiale che civile vi è il consolidamento del legame familiare e della vera identità della famiglia. Per questa ragione la 'Lettera alle Famiglie', che verrà pubblicata martedì prossimo, 22 febbraio, è prima di tutto un invito alla preghiera per le famiglie e con le famiglie. Gli insidiosi attacchi contro la famiglia nella moderna civiltà edonistica, che, malgrado tutte le dichiarazioni sui diritti dell'uomo, è nella sostanza contraria al suo vero bene, non possono essere respinti se non con la preghiera, il digiuno e l'amore vicendevole. Non mancano, certo, le famiglie che pregano per se stesse e per gli altri. In questo nostro mondo, esposto a così numerose minacce di ordine morale, si sta provvidenzialmente sviluppando l'apostolato delle famiglie.
Purtroppo si devono registrare, proprio in questo Anno della Famiglia, iniziative propagandate da notevole parte dei mass media, che nella sostanza si rivelano "antifamiliari".
 
Sono iniziative che danno la priorità a ciò che decide della decomposizione delle famiglie e della sconfitta dell'essere umano - uomo o donna o figli.
 
Vi si chiama, infatti, bene ciò che in realtà è male: le separazioni decise con leggerezza, le infedeltà coniugali non solo tollerate ma persino esaltate, i divorzi, il libero amore sono talora proposti come modelli da imitare. A chi serve questa propaganda? Da quali fonti essa nasce? "Ogni albero buono - osserva Gesù - produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi" (Mt 7, 17). Si tratta, dunque, di un albero cattivo che l'umanità porta dentro di sé, coltivandolo con l'aiuto di ingenti spese finanziarie ed il sostegno di potenti mass media.
 
Il pensiero va qui alla recente e ben nota risoluzione approvata dal Parlamento Europeo. In essa non si sono semplicemente prese le difese delle persone con tendenze omosessuali, rifiutando ingiuste discriminazioni nei loro confronti. Su questo anche la Chiesa è d'accordo, anzi lo approva, lo fa suo, giacché ogni persona umana è degna di rispetto. Ciò che non è moralmente ammissibile è l'approvazione giuridica della pratica omosessuale. Essere comprensivi verso chi pecca, verso chi non è in grado di liberarsi da questa tendenza, non equivale, infatti, a sminuire le esigenze della norma morale (cfr. Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 95). Cristo ha perdonato la donna adultera salvandola dalla lapidazione (cfr. Gv 8, 1-11), ma le ha detto al tempo stesso: "Va' e d'ora in poi non peccare più" (Gv 8, 11).
 
Questo dico con grande tristezza, perché tutti abbiamo grande rispetto della Comunità Europea, del Parlamento Europeo; conosciamo i tanti meriti di questa istituzione. Ma si deve dire che con la risoluzione del Parlamento Europeo si è chiesto di legittimare un disordine morale. Il Parlamento ha conferito indebitamente un valore istituzionale a comportamenti devianti, non conformi al piano di Dio: ci sono le debolezze - noi lo sappiamo - ma il Parlamento facendo questo ha assecondato le debolezze dell'uomo.
 
Non si è riconosciuto che vero diritto dell'uomo è la vittoria su se stesso per vivere in conformità con la retta coscienza.
Senza la fondamentale consapevolezza delle norme morali la vita umana e la dignità dell'uomo sono esposte alla decadenza ed alla distruzione. Dimenticando la parola di Cristo: "la verità vi farà liberi" (Gv 8, 32), si è cercato di indicare agli abitanti del nostro Continente il male morale, la deviazione, una certa schiavitù, come via di liberazione, falsificando l'essenza stessa della famiglia.
Non può costituire una vera famiglia il legame di due uomini o di due donne, ed ancor meno si può ad una tale unione attribuire il diritto all'adozione di figli privi di famiglia.
A questi figli si reca un grave danno, poiché in questa "famiglia supplente" essi non trovano il padre e la madre, ma "due padri" oppure "due madri".
 
Confidiamo che i Parlamenti dei Paesi d'Europa sapranno, su questo punto, prendere le distanze e, in occasione dell'Anno della Famiglia, vorranno proteggere le famiglie di antichissime società e nazioni da questo fondamentale pericolo. Non ci sono dubbi, però, che siamo in presenza di una terribile tentazione. La prima Domenica di Quaresima ci ricorda il Cristo che si è trovato faccia a faccia con l'eterno Tentatore dell'uomo e l'ha vinto: una vittoria che preannunciava il trionfo pasquale mediante la croce e la risurrezione. Cristo dice a noi - a noi cristiani, a noi abitanti dell'Europa - che questo genere di male non si vince se non con la preghiera e il digiuno. Sì, non possiamo vincere questo male, questa minaccia in altro modo. Le uniche istanze a cui possiamo appellarci sono la retta, la sana coscienza e il senso di responsabilità delle nazioni, le quali non devono permettere che si distrugga la famiglia, perché da essa dipende il futuro di ciascuno di noi.
 
All'inizio della Quaresima, la Chiesa riascolta la chiamata di Cristo e l'accoglie così come l'hanno accolta, un tempo, gli Apostoli. Smettiamo di essere uomini di poca fede e cerchiamo di diventare uomini di preghiera e di penitenza! " . . . Se non vi convertite, perirete tutti" (Lc 13, 3), dice Cristo. Non sono parole pronunciate invano; hanno avuto già molte volte conferma nella storia. Non sappiamo né il giorno né l'ora (cfr. Mt 25, 13)! La Quaresima ci serva al rinnovamento della nostra alleanza con Dio in Cristo. In Lui solo è la salvezza dell'uomo.
(Papa San Giovanni Paolo II, Angelus 20 febbraio 1994)
 
Tratto da vatican.va

lunedì 13 giugno 2016

Imago bestiae

L'essere umano, dopo il  salto da un genere sessuale ad un altro, con l'ideologia 'gender', ne ha compiuto un altro: il passaggio ad un'altra specie. Che fosse inevitabile lo si respirava già nei fumi delle rivendicazioni umane, dalla libertà di proporsi fautore assoluto di se stesso e del proprio destino, alla ricerca smodata di senso e soddisfazione, senza regole né padroni. Ma, come succede sempre, quando gli esseri umani, in virtù del loro libero arbitrio, si dimenticano di 'dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio', perdono la dignità ed anche la libertà, diventando schiavi di se stessi e delle proprie passioni. Aggrovigliati tra i lacci degli istinti, spinti soltanto dal bisogno di soddisfare le proprie voglie, si dimenticano di essere creature plasmate ad immagine e somiglianza di Dio. 
Si ripete lo scandalo del peccato originale: la ribellione dell'uomo a Dio per essere come Dio!
In tal modo l'essere umano si crede veramente affrancato e libero: di scegliere chi, cosa e come essere, di vivere e morire come vuole, di fare ciò che vuole, di amare e farsi amare come vuole, di pensare quello che vuole, e se decide di 'ricrearsi', di scegliere chi o cosa essere. Ecco il salto: sceglie di essere una bestia!
Oggi un cane, domani un gatto, un serpente, un orso, un rinoceronte, un drago e così via; da transgender a trans-specie il passo è stato brevissimo.  
L'uomo-drago esiste già (QUI) e da qualche tempo esiste anche l'uomo-cane (QUI).  Gli uomini-cane si fingono animali scodinzolanti, rivestiti di tute in lattice, per imitare in tutto e per tutto i comportamenti dei cani, per avere un padrone che si prenda cura di loro, che li porti a spasso per le vie della città con tanto di guinzaglio al collo, ricevere coccole, farsi dare da mangiare in una scodella, ringhiare contro le persone moleste ed avere anche rapporti sessuali (cosa che normalmente non succede tra uomini e cani, ma accade anche questo!).
 
Nel Regno Unito gli appartenenti a questa 'comunità' sono all'incirca 10 mila e provengono, nella maggior parte dei casi, dall'ambiente omosessuale ed in particolare sado-maso. Ne ha dato notizia, il 25 maggio scorso il canale Tv inglese Channel 4, mandando in onda un documentario dal titolo “La vita segreta dei cuccioli umani” (Secret life of the human pups) che ha raccolto testimonianze dirette in merito, con tanto di interviste.
 
L'uomo non ama essere 'dipendente' da Dio ma accetta una sudditanza che lo schiaccia, lo domina e gli toglie la dignità e con essa anche la libertà. 
Ed eccoli che già rivendicano il diritto di essere accettati e riconosciuti così come sono, così come si sentono di vivere e di essere, perché altrimenti sarebbe un'ingiustizia, una discriminazione.  Purtroppo si continua ad andare al di là di ogni criterio di realtà e di oggettività, a spostare sempre più in alto l'asticella della falsa libertà in ossequio ai dettami del proprio io irrazionale, illogico e caotico.
 
Mi piacerebbe credere che sia solo una trovata pubblicitaria!
 
L'articolo intero QUI su LaNuovaBussolaQuotidiana 
     
  

venerdì 10 giugno 2016

Lo sport dello struzzo

Ormai il modernismo è talmente penetrato nel campo della teologia e nella pubblicistica cattoliche, nelle diocesi, negli istituti religiosi, negli istituti accademici della Chiesa, nella gerarchia, nella Santa Sede e tra i collaboratori del Sommo Pontefice, che la Congregazione per la dottrina della Fede è adesso davanti ad un’alternativa drammatica, mai verificatasi prima in tutta la storia della Chiesa. Ha perso il controllo della situazione, come se dieci vigili urbani, da soli, dovessero regolare il traffico di Roma. Per qualche teologo di punta, la Congregazione per la dottrina della fede è un focolaio di reazionari, che converrebbe chiudere e sostituire con l’ecumenismo diretto dal Cardinale Walter Kasper, richiamato in servizio. 
Per non essere intervenuti a tempo, circa 50 anni fa, a causa di un imprudente temporeggiare, minimizzare e tergiversare, per un’eccessiva indulgenza, mancanza di vigilanza, di perspicacia e di coraggio, i vescovi hanno consentito al modernismo di invadere la Chiesa come una specie di metastasi.
Adesso non ci sarebbero che due alternative: o procedere a norma di diritto canonico, ma allora bisognerebbe processare e censurare decine per non dire centinaia di persone tra prelati, docenti, teologi, religiosi e sacerdoti nel mondo; oppure rinunciare a intervenire confidando nella Divina Provvidenza.
La Congregazione per la dottrina della fede ha scelto questa seconda strada. Da qui la sua assenza di interventi da alcuni anni. Siccome la situazione è umanamente insolubile, non resta che confidare nell’aiuto del Signore e nell’intercessione della Madonna e dei Santi, soprattutto di San Tommaso d’Aquino.
 
(P. Giovanni Cavalcoli, 09.06.2016)