La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




giovedì 27 ottobre 2016

Medici obiettori sotto attacco

“L’obiezione di coscienza è una piaga per l’Italia”.
Con queste parole sprezzanti il noto scrittore e giornalista napoletano Roberto Saviano ha attaccato decine di migliaia di medici italiani obiettori di coscienza che ogni giorno sacrificano se stessi, la loro vita familiare e spesso anche quella professionale per restare fedeli al cuore della loro vocazione: promuovere sempre la vita, mai sopprimerla.
Le parole di Saviano sono solo le più vergognose tra quelle sentite negli ultimi giorni contro il diritto dei medici di non praticare l’aborto, neanche indirettamente.
Infatti, dopo la recente, tragica morte di una donna a Catania, ricoverata per gravi complicanze durante la gravidanza gemellare avuta con procreazione medicalmente assistita, si è scatenata l’ennesima persecuzione contro i medici obiettori di coscienza.
 
Subito dopo la morte della donna e dei due bambini che aveva in grembo, si è iniziato a dire che la tragedia era colpa di un medico dell’ospedale che aveva omesso di soccorrere la signora invocando il diritto all’obiezione di coscienza previsto dalla legge 194 sull’aborto. Una versione dei fatti subito rilanciata da tutti i media: giornali, riviste, talk-show, tg, radio, web, social network.
 
Ed è così che in molti, tra cui appunto Roberto Saviano, hanno ricominciato a dire che il diritto all’obiezione di coscienza in Italia dovrebbe essere limitato se non del tutto soppresso, perché deve valere in assoluto il “diritto” della madre di abortire il figlio che ha nel grembo, e questo “diritto” dovrebbe vincolare la libertà della società intera. Di tutti noi.
 
Oggi però conosciamo la verità.
 
La dirigenza dell’ospedale, i magistrati che hanno aperto un’inchiesta e gli ispettori mandati sul posto dal Ministero della Salute hanno accertato in modo definitivo che nessun medico con cui la donna ha avuto a che fare ha mai fatto appello all’obiezione di coscienza, e ciò perché non si è verificata nessuna situazione che lo avrebbe giustificato.
 
In definitiva, questa tragedia è stata sfruttata in modo vergognoso solo come un pretesto per l’ennesima campagna denigratoria contro i medici obiettori di coscienza, che sono invece degli eroi del servizio sanitario nazionale.
 
Per questo motivo, firmiamo QUI  per chiedere al Ministero della Salute di esprimersi chiaramente e pubblicamente a sostegno di questi eroi e di ribadire che l’obiezione di coscienza è un diritto fondamentale che non può in alcun modo essere messo in dubbio e anzi merita la massima protezione dello Stato.
 
 

mercoledì 26 ottobre 2016

Clima: allarmismi ingiustificati

 
Dal 7 al 18 novembre si svolgerà a Marrakech in Marocco la 'Cop 22', la Conferenza annuale sul clima che dovrà fare il punto sull’accordo firmato l’anno scorso a Parigi (Cop 21), entrato in vigore dopo la ratifica del Parlamento Europeo il 4 ottobre scorso.  Su giornali e telegiornali è già iniziato il sistematico bombardamento psicologico ed ideologico che vede protagonista la terra e le catastrofi ambientali verso le quali è inesorabilmente condotta dal riscaldamento climatico, del quale ne porta colpa l'inquinamento atmosferico causato dalle opere dell'uomo. Siamo alle solite: ci attendono, nell'arco dei prossimi cinquanta-cento anni, scenari apocalittici a causa dell'aumento dell'anidride carbonica e dello scioglimento dei ghiacciai se non corriamo ai ripari. Il suono delle sirene allarmiste, che urlano menzogne spacciandole per verità scientifiche, sono ormai al limite del sopportabile, proprio perché hanno la pretesa di appiattirci ed uniformarci all'unica idea fortemente ideologizzata che vuole la terra in pericolo, gli animali in via di estinzione e l'essere umano il cancro della vita sulla terra, il nemico da sconfiggere, l'unico responsabile delle sofferenze di Gaia.
Per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacciai è vero che  il ghiacciaio Thwaites, un blocco importante sulla costa occidentale dell’Antartide, da qualche anno registra una lenta erosione che potrebbe nei prossimi decenni renderlo instabile, ma è anche vero che non è una questione di riscaldamento globale. Se così fosse non si potrebbe constatare nelle zone occidentali ed orientali dello stesso Antartide una crescita dei ghiacciai. A tal proposito un interessante studio della NASA pubblicato un anno fa mostra che c’è un accumulo di neve in Antartide iniziato 10mila anni fa e che compensa abbondantemente le perdite registrate in alcuni ghiacciai.
Per quanto riguarda l'Anidride Carbonica (CO2) è vero che è aumentata, è vero che esiste una relazione tra questa e la temperatura, ma è pur vero che non esistono prove convincenti sul rapporto causa effetto; esistono studi che dicono che è la CO2 ad aumentare o a diminuire in seguito alle variazioni climatiche, non il contrario, questo perché quando la temperatura si raffredda gli oceani assorbono CO2 che rilasciano nell'atmosfera quando la temperatura aumenta. Inoltre parlare di CO2 in termini negativi è una stortura ed una bugia che non rende giustizia a questo elemento che è invece un mattone della vita, senza il quale non vi sarebbe la vegetazione sulla terra. QUI il sito del prof. Sherwood Itso con una marea di articoli e studi su questo tema. Inoltre, per rendere onore alla verità ed alla scienza, bisogna dire come negli ultimi 30 anni,
grazie all’aumento della CO2 in atmosfera, la superficie forestale sul pianeta è aumentata del 14%, un incremento che interessa tutti i paesi del mondo, dalla foresta equatoriale alla tundra.
 
Per quanto riguarda il famoso effetto-serra: il 95% è prodotto dal vapore acqueo e solo lo 0,054% di tutta l’atmosfera terrestre è costituito da CO2 del quale meno dell’1% è dovuto ad attività umana (molto di più ne producono la flora e la fauna del pianeta).
 
E' vero che la Terra sta cambiando clima, ma è pure vero che, con grande probabilità, il mutamento è dovuto soprattutto all’influsso del Sole, attualmente in una fase di attività estremamente elevata.
Ed è pur vero che la nostra Terra ha vissuto altri periodi di riscaldamento. Un esempio su tutti: il cosiddetto Ottimo climatico medievale, tra i secoli IX e XIV, dove le temperature terrestri medie furono ancora più alte di quelle odierne.
 
Credo sia estremamente importante non farci spaventare da tutte le notizie che generano paura ed allarme ingiustificati. Notizie che sono solo mere congetture non verificate e spacciate per verità scientifiche, per soddisfare la galassia ambientalista e favorire i  perversi giochi egemonici, altamente remunerativi, dei vari sistemi mondani, politici ed economici, che gravitano intorno alle strutture di potere che contano e che al momento dominano il mondo.
 
Questo bel video, con sottotitoli in italiano, rende bene l'idea della grande truffa del riscaldamento ambientale.  
 
 
 
 
 
 
 
 

    

martedì 25 ottobre 2016

Ennio De Giorgi

Il Professor Ennio De Giorgi nasce a Lecce l'8 febbraio del 1928. Studierà a Roma dove si laurea in matematica nel 1950. Otto anni dopo, come vincitore di una cattedra di Analisi Matematica si trasferisce all'Università di Messina, ma dopo un anno viene chiamato a insegnare presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, città dove resterà fino alla morte avvenuta il 25 ottobre del 1996.
Il suo nome divenne noto nel mondo scientifico quando, nel 1957, risolse il 19° problema di Hilbert, problema alla cui soluzione si erano dedicati per oltre mezzo secolo numerosi studiosi di matematica. Purtroppo non ebbe la fortuna di vedersi riconosciuto, alla sua epoca, questo merito, che andò invece a John Nash, il celebre protagonista del film A Beautiful Mind. Però Nash, in più occasioni, ebbe modo di tributare a De Giorgi il merito di averlo preceduto nella scoperta ed in particolare, nel 1994 durante il ritiro del Premio Nobel per l’economia, ebbe a citare pubblicamente il matematico italiano, dichiarando: “Ha raggiunto la vetta prima di me”.
Nash e De Giorgi sono oggi uniti da un teorema che prende il loro nome: il Teorema di De Giorgi-Nash.
 
De Giorgi nella sua lunga carriera ha dato contributi fondamentali nel campo delle equazioni, delle derivate parziali, nella teoria geometrica della misura, nel calcolo delle variazioni, senza trascurare i fondamenti della matematica e della logica.
 
Oltre che un grande matematico è stato anche un uomo di rara umanità e impegno civile. Grande la sua disponibilità nei confronti di chiunque avesse bisogno dei suoi consigli, del suo tempo ed anche del suo denaro. Sostenitore della responsabilità degli uomini di cultura nel promuovere l'amicizia e la comprensione tra i popoli, e nel prevenire le guerre, si spese, tra le altre cose, per la difesa degli scienziati perseguitati dai regimi comunisti. Scienziato dalla fede profonda, rifletté molto sul rapporto tra scienza e fede.
Quanto alla matematica e alla scienza, De Giorgi ci ha lasciato molti pensieri profondi.
 
Uno su tutti:
“La scienza interroga il mondo, cerca le risposte. Ma nessuna scienza potrà mai svelare il senso ultimo dell’esistenza. L’abisso è nero, è profondo. Come Socrate, come Salomone, possiamo solo ammettere di sapere di non sapere. Ma ecco che dall’oscuro giunge insperato un raggio di speranza: la consapevolezza della nostra ignoranza è il presupposto di una visione più profonda, per una conoscenza vera. E la conoscenza vera non è nella scienza. Cieca è la scienza perchè non sa il suo scopo. L’unica vera conoscenza è in Dio. L’unica vera conoscenza è nella Sapienza immensa che era con Dio, quando Dio creò il mondo“.
 
Tratto da qui

lunedì 24 ottobre 2016

Le conquiste del Modernismo

L'avanzata del fronte modernista sta avendo conseguenze tragiche all'interno della Chiesa Cattolica. Se da un lato la confusione dottrinale ed il disprezzo della Tradizione  bimillenaria, col relativo abbondono della pratica morale e religiosa dei laici, e dall'altro l'umiliazione che la Cristianità sta subendo da parte della gerarchia ecclesiastica e da tanti suoi consacrati - preoccupati più di inchinarsi, piuttosto che davanti a Nostro Signore, alla scena del mondo laicista ed ateo in completo delirio, per compiacerlo - stanno inevitabilmente minando la Chiesa stessa - che di conseguenza sta perdendo autorità e credibilità - sul fronte interno, tra i fedeli laici, la situazione è diventata talmente incandescente da far pensare che si sia scatenata una guerra fratricida. E' vero che la Chiesa ha vissuto lo scontro al suo interno di fazioni contrapposte, da sempre, ma oggi la situazione sembra essere peggiore che nel passato. La Chiesa, nel corso della storia, ha attraversato momenti difficili per ragioni politiche e di potere e, se non sono neanche mancati scontri dottrinali su principi, dogmi di fede, errori ed eresie, non sono mai mancati pastori che, con autorità e fermezza, si sono spesi per riportare la sovranità di Cristo e della Sua Dottrina al giusto posto, con pronunciamenti magisteriali risolutivi e chiari, mantenendo intatto nei secoli il 'Depositum Fidei'. Tutto questo fino al Concilio Vaticano Secondo, dal quale prende il via la 'linea morbida' della Chiesa che non risponde più all'errore condannandolo né all'errante ammonendolo. Questa nuova Chiesa, senza autorità né fermezza, si è votata, purtroppo alla confusione ed al relativismo, grazie allo 'spirito del Concilio' che chiede dialogo ed aperture al mondo, alquanto spericolate. 
Guardare al mondo è giusto e doveroso ma per portarvi la luce di Cristo Signore, non certo per restare impantanati nella melma del peccato e delle ideologie e per assecondarne i desideri. La Chiesa sta vivendo un momento di confusione: il deragliamento dottrinale dei suoi pastori, che crea caos e sgomento, e l'evidente contraddizione con il Magistero di sempre ne è la cartina di tornasole.
 
E' scioccante la notizia dell'adesione della CEI alla marcia dei radicali qui e qui. E' scioccante la frattura aperta durante i due Sinodi sulla famiglia e mai ricucita. E' scioccante ricevere un Magistero confuso ed ambiguo. E' scioccante vedere festeggiare in Vaticano l'eretico Lutero qui e  qui. E' scioccante vedere come la Chiesa si inginocchi davanti ad atei ed anticlericali per incensarli ed additarli come esempi da seguire qui e qui. E' scioccante vedere come invece si mettono al bando tutti coloro che amano e difendono la Chiesa ed il Magistero di sempre, marchiandoli coll'infamante stigma di farisei, rigoristi, fondamentalisti o cospirazionisti qui. E' scioccante apprendere del viaggio del Santo Padre, in Svezia,  per commemorare Lutero e l'eresia protestante. E' scioccante constatare che, alla fine, il 'fumo di Satana' (parole di papa Paolo VI) sia entrato all'interno della Chiesa, in modo massiccio perché lo spiraglio è diventato un grande buco e che si sia affermato il pensiero di tipo non-cattolico all'interno del mondo cattolico (parole di papa Paolo VI).
 
Per la cronaca:
 
1) i Radicali sono coloro che da anni lottano per l’eutanasia, l’aborto, le droghe libere, l’utero in affitto, il divorzio, le unioni omosessuali, l’inseminazione artificiale.
 
2)  i vescovi italiani, che parteciperanno alla marcia insieme ai radicali, sono gli stessi che hanno pubblicamente declinato l’invito a partecipare alla “Marcia per la Vita” e al recente “Family Day”.
 
3) i festeggiamenti in Vaticano (con tanto di statua commemorativa) dell’eretico Lutero coincidevano con il giorno dell’ultima apparizione della Vergine a Fatima, avvenuta il 13 ottobre 1917, ed il miracolo del sole visto da migliaia di persone ivi convenute. 
 
 
 
 

giovedì 20 ottobre 2016

L'autunno di Thomas Kinkade


Detto 'il pittore della luce' Thomas Kinkade nasce a Sacramento (California Stati Uniti d'America)  il 10 gennaio del 1958. Si sposa con Nanette, l'amore della sua vita, che gli dona quattro figlie. E' il pittore americano più collezionato al mondo ed anche uno dei più boicottati dalla critica, perché ritenuto da arte commerciale priva di sostanza. Possiamo definirlo un impressionista contemporaneo che imprime nella tela, con colori brillanti e caldi, le emozioni suscitate dall'osservazione e dalla contemplazione di un paesaggio, nel tentativo di portare nel mondo valori positivi e belli (Egli stesso aveva detto che chi compra i suoi quadri “sceglie di appendere alle pareti i valori in cui crede: fede, famiglia, casa, semplicità di vita, la bellezza della natura, quiete, tranquillità, pace, gioia, speranza").  Si tratta di trarre ispirazione dal fascino della bellezza che emana la natura tutta in quanto porta l'impronta di Dio creatore. Thomas Kinkade cristiano convinto lascia trasparire questo suo sguardo amoroso e meravigliato sulla creazione nelle pennellate precise, nei colori pastello saturi e nei riflessi luminosi, come volesse lasciar emergere il sigillo di Dio dalla tela. Nasce un'opera gentile e delicata che racconta di paesaggi freschi ed ubertosi, che trovano riflesso in uno scenario interiore altrettanto fresco ed ubertoso. Ma l'opera di Kinkade non si esaurisce nella rappresentazione della natura, anche se è vero che tante opere spesso ritraggono idilliaci giardini, corsi d'acqua, case in pietra, fari ma non mancano le famose Main Streets, la sua città natale Placerville e vari temi cristiani, tra cui la croce e le chiese, nonché varie allusioni alla Bibbia. Nel novembre del 2008 è uscito in DVD un film autobiografico ed autoprodotto dal titolo Thomas Kinkade's Christmas Cottage
 
Purtroppo l'artista muore  improvvisamente il 6 aprile 2012, a soli 54 anni, nella sua casa in California.
 
Thomas Kinkade è stato un artista sui generis, ha posto l'accento sul valore dei piaceri semplici ed il suo intento era quello di comunicare, attraverso il suo lavoro, ispirazione e messaggi di affermazione della vita. Ha maturato la sua ispirazione dalla sua fede cristiana ed il suo lavoro era destinato a contenere una dimensione morale più grande. Egli ha anche detto che il suo obiettivo come artista è stato quello di toccare persone di tutte le fedi, di portare pace e gioia nella loro vita attraverso le immagini da lui create. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Da notare la grande N che campeggia sul cammino nella prima foto. Thomas Kinkade la inserisce in tutti i suoi dipinti: è un omaggio d'amore a Nanette, sua moglie. 

 
 

 
 

 
 
 
 
 

mercoledì 19 ottobre 2016

Tre donne ed un Papa


Giorno singolare quello di oggi dove vengono ricordate, a vario titolo, tre donne di nome Teresa, in un certo qual modo legate fra loro e celebrate dallo stesso Pontefice: san Giovanni Paolo II.
 
Il 19 ottobre 1986 papa Giovanni Paolo II beatifica Teresa Adelaide Cesira Manetti, conosciuta come suor Teresa Maria della Croce fondatrice della 'Congregazione delle Suore Carmelitane di santa Teresa', approvata da Papa Pio X nel 1904.
 
Teresa nasce a Campi Bisenzio il 2 marzo 1846. L'infanzia della giovane trascorre in mezzo alle serie difficoltà economiche della famiglia, succedutesi alla morte del padre, avvenuta quando la piccola aveva pochi mesi.
Fanciulla bellissima, Teresa scopre la sua vocazione nel 1865, durante un riposo forzoso a letto in seguito ad un incidente, e decide di seguire l'esempio di Teresa d'Avila, che le sarebbe apparsa in visione.
Nel 1906 comincia a soffrire per quello che si sarebbe poi rivelato un carcinoma all'utero che la portò alla morte il 23 aprile 1910.
qui un bel profilo  biografico scritto da don Divo Barsotti.
 
Il 19 ottobre 1997 con la Lettera Apostolica 'Divini Amoris Scientia' il papa Giovanni Paolo II dichiara 'Dottore della Chiesa' santa Teresa di Gesù Bambino, meglio conosciuta come Teresina di Lisieux.
Santa Teresa di Gesù Bambino, mistica, vergine e dottore della Chiesa, nasce ad Alençon (Francia)il 2 gennaio del 1873. Entrata ancora adolescente nel Carmelo di Lisieux, divenne, per purezza e semplicità di vita, maestra di santità in Cristo, insegnando la via dell’infanzia spirituale per giungere alla perfezione cristiana e ponendo ogni mistica sollecitudine al servizio della salvezza delle anime e della crescita della Chiesa. Nell'aprile del 1896 contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di diciotto mesi la portò alla morte. Concluse la sua vita terrena il 30 settembre 1897, all’età di venticinque anni.
 
 La lettera apostolica termina così:
 
...Venendo incontro ai desideri di un grande numero di Fratelli nell'Episcopato e di moltissimi fedeli di tutto il mondo, udito il parere della Congregazione delle Cause dei Santi ed ottenuto il voto della Congregazione per la Dottrina della Fede in ciò che attiene l'eminente dottrina, con certa conoscenza e matura deliberazione, in forza della piena autorità apostolica, dichiariamo Santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, vergine, Dottore della Chiesa universale. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo... 
 
Il 19 ottobre 2003 papa Giovanni Paolo II beatifica Madre Teresa di Calcutta, religiosa e fondatrice della congregazione delle 'Suore Missionarie della Carità'.
Teresa, al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu nasce a Skopje ex-Jugoslavia il 26 agosto 1910.  All'età di otto anni perde il padre e la sua famiglia si trovò in gravi difficoltà finanziarie. A diciotto anni, decide di prendere i voti entrando come aspirante tra le Dame Inglesi. Inviata nel 1929 in Irlanda a svolgere la prima parte del suo noviziato, nel 1931, dopo aver preso i voti e assunto il nome di Maria Teresa, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux parte per l'India per completare i suoi studi. Qui l'incontro con la povertà drammatica della periferia di Calcutta la spinge a svolgere la sua missione tra questa gente, tra i più poveri, malati ed abbandonati: missione che l'ha resa una delle persone più famose al mondo. Muore a Calcutta il 5 settembre 1997. 
Il 4 settembre scorso è stata proclamata santa da papa Francesco.
 

martedì 18 ottobre 2016

Il viaggio del Papa in Svezia


Bergoglio ha comunque a disposizione fior di specialisti che potrebbero ricordargli quanto così sintetizzò Henri Pirenne, uno dei maggiori storici del secolo scorso:

“Il luteranesimo, in gran parte dei Paesi che lo accettarono, fu imposto con la forza dai principi e dai nobili che concupivano i beni della Chiesa e non parve loro vero di poterli sequestrare. La convinzione religiosa ha avuto un ruolo assai modesto nella espansione della nuova fede. Gli adepti sinceri, convinti e disinteressati, almeno all’inizio erano assai pochi. Imposto d’autorità e accettato per obbedienza esso ha proceduto per annessione, spesso forzata“.
 
Proprio in Svezia, dove andrà Francesco, commosso di potere solennizzare i 500 anni dell’inizio della Riforma assieme ai fratelli protestanti, proprio in Svezia, violenza e cinismo raggiunsero il massimo.
 
Il fondatore della nuova dinastia scandinava, Gustavo I Wasa, ben lontano da preoccupazioni religiose, per mero interesse economico e politico vide nel luteranesimo un modo per riempire le casse vuote dello Stato e per legare a sé la nobiltà, suddividendo tra loro il bottino costituito dalle proprietà della Chiesa.
 
Il popolo ne fu indignato e più volte insorse, ma fu schiacciato da Gustavo. I suoi successori furono costretti, dal malcontento della gente nei confronti della nuova fede imposta manu militari, a tollerare almeno che restassero aperti alcuni santuari mariani.

Proprio a Lund, dove Francesco si recherà, tutte le chiese furono rase al suolo, tranne la cattedrale, pur ovviamente denudata di ogni decorazione, all’uso riformato.

Le pietre degli edifici cattolici abbattuti furono impiegate per la fortificazioni e la cinta muraria della città.

Insomma, per dirla chiara: è difficile capire che cosa ci sia, in Svezia da onorare e da festeggiare per un cattolico.
Ma, forse, il vescovo di Roma vorrà spiegarcelo, nel suo soggiorno scandinavo.
 
VITTORIO  MESSORI
(Vivaio)

lunedì 17 ottobre 2016

La protestantizzazione della chiesa cattolica


Nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II, l' 11 ottobre 1962, papa Giovanni XXIII disse:

 «Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando».
 
La medicina della misericordia va usata solo con l’errante o anche con l’errore? A tale quesito, apparentemente peregrino, la retta ragione non consente di dare se non questa risposta: solo con l’errante (qualora dia segni di disponibilità al ravvedimento e fino a che l’ostinazione non obblighi alla sanzione) e con il preciso scopo di ricondurlo al riconoscimento della verità. L’idea che si possa curare l’errore con la misericordia, invece, è semplicemente assurda: l’uomo ragionevole ha infatti l’obbligo di coscienza non solo di individuarlo, ma anche di confutarlo e di combatterlo.

L’errore è un male in sé e, come una malattia, va debellato prontamente perché non si propaghi, infettando le menti e corrompendo la vita morale. A maggior ragione questo ineludibile dovere grava sui Pastori della Chiesa, che devono rispondere a Dio non solo dell’anima propria, ma anche di quelle altrui.
 
Non intendiamo insinuare che papa Giovanni XXIII abbia positivamente voluto aprire un varco alle eresie; ma la sua affermazione, pronunciata in una circostanza che non poteva darle maggiore risonanza e autorevolezza, suona per lo meno ambigua: di fatto, come dimostra la storia degli ultimi cinquant’anni, essa è stata interpretata e applicata come un invito ad abbandonare l’apologetica e la vigilanza sulle deviazioni dottrinali, che continuamente minacciano la fede del popolo cristiano e mettono in pericolo la salvezza delle anime.
È forse possibile, del resto, esporre più chiaramente il valore dell’insegnamento della Chiesa senza al contempo condannare e correggere con rigore le opinioni che lo contestano o relativizzano?
 
È così che i principali assunti dell’eresia luterana, che erano del tutto estranei alla sensibilità e alla pratica religiosa dei cattolici, si sono potuti infiltrare nella teologia, nella catechesi e nella prassi, fino a generare in chierici, religiosi e fedeli una forma mentis tipicamente protestante.

Ciò non sarebbe stato possibile, ovviamente, se alcune menti perverse ormai libere di agire, con il pretesto dell’aggiornamento richiesto dal Vaticano II, non avessero gettato a piene mani, nell’insegnamento e nella pastorale, i germi della dissoluzione dottrinale e morale. La loro opera demolitrice si spacciò per una liberazione dal dogmatismo e rigorismo del passato, opportunamente denigrato e respinto in toto come oppressiva negazione clericale della libertà evangelica.
 
Dato che il popolo cristiano praticante era in genere efficacemente vaccinato contro gli errori del modernismo, la loro virulenza mortale doveva essergli iniettata per via endovenosa dietro apparenze innocue. La storiografia liberale aveva già ampiamente provveduto a creare leggende nere sulla storia della Chiesa, suscitando nei suoi confronti – almeno negli ambienti intellettuali – ostilità e pregiudizio. Ora sarebbe bastato renderle di pubblico dominio, ratificando in modo acritico le tesi dei massoni con il pretesto dell’apertura al mondo e instillando nei cattolici un atteggiamento aprioristicamente sfavorevole nei confronti del loro passato. Se il caso Galilei serviva ottimamente alla causa dello scientismo evoluzionistico, il caso Lutero si prestava benissimo ad attaccare la pretesa di verità del Magistero ecclesiastico.
 
Oggi qualsiasi “cattolico adulto” prova istintivo fastidio a proposito del Concilio di Trento (del quale, peraltro, sa poco o nulla), mentre è preso da innata simpatia per il “riformatore” del ‘500, incompreso e ingiustamente condannato da un Papato corrotto che prosperava sul denaro delle indulgenze e sulla sottomissione dei principi cristiani. Niente di strano, in fondo, se oggi lo si esalta come un mistico e un santo, benché la sua vita e la sua morte non abbiano granché di edificante; ma chi siamo noi per giudicare? Un po’ più strano è il fatto che, a compiere tale esaltazione, siano gli organi di stampa ufficiali e chi dovrebbe guidare il Popolo di Dio… Come non scorgere in tutto questo una strategia di lungo respiro? Ma veniamo a una breve considerazione dei principali aspetti di quella che si può a ragione chiamare protestantizzazione della Chiesa Cattolica, fenomeno che tocca praticamente tutti gli ambiti della sua vita.
 
1)Il libero esame della Sacra Scrittura è stato probabilmente l’arma più sottile e invasiva, che ha distrutto il principio di autorità. Chierici, religiosi e laici impegnati sono generalmente convinti che l’interpretazione del testo sacro sia un fatto privato, un esercizio col quale ognuno, secondo uno pseudo-monaco dei più letti e presenti a livello mediatico, ricava da esso le proprie norme di comportamento. È inopportuno ricordare che la Rivelazione scritta, provenendo dagli Apostoli e da persone della loro cerchia, va letta sotto la guida del Magistero perpetuato dai loro successori?
 
2)La Scrittura, inoltre, è inseparabile dalla Tradizione, con la quale forma un tutt’uno: quanti la leggono invece a prescindere dall’insieme delle verità di fede e dalla lettura costante che ne ha fatto la Chiesa, come se fosse un pretesto per fantasie soggettive o per dibattiti comunitari, distorcendola e dissacrandola con l’intento di attualizzarla?
 
3)Questo atteggiamento individualistico nell’accoglienza della Rivelazione divina sfocia in un fideismo selettivo, volontaristico e antropocentrico: le verità di fede sono accolte o scartate in base alle proprie convinzioni personali; l’adesione non è libera risposta alle interiori sollecitazioni dello Spirito Santo, ma decisione autonoma della volontà naturale; al centro del processo non c’è Dio che si svela, ma l’uomo con le sue idee e le sue velleità. In tale fideismo si respingono per principio i fondamenti razionali della fede perché limiterebbero la libertà di coscienza nelle scelte religiose; ma proprio questo rifiuto, paradossalmente, getta il “credente” sulla via del razionalismo, poiché egli si affida unicamente, in realtà, alla sua ragione naturale.
 
4)In campo morale, analogamente, egli è convinto di confidare nell’aiuto di Dio, che rende possibile quanto gli è difficile, ma ignora la necessità e la maniera di cooperare con la grazia, sottraendole così ogni supporto e rinchiudendosi, di conseguenza, in un agire puramente umano. A parole si proclama che Dio fa tutto, ma in realtà fa tutto l’uomo: è un quietismo che si risolve in attivismo.
 
5) La relazione personale con Dio salta molto spesso le diverse mediazioni ecclesiali (Magistero, Sacramenti, Gerarchia), che le impedirebbero di esser spontanea e diretta. Si persegue e incoraggia, su questa base, un’autenticità concepita come semplice accettazione del proprio essere peccatori, quasi questo bastasse ad assicurare al cristiano la benevolenza divina. In questo quadro la grazia, da comunicazione soprannaturale di Dio recepibile da chi abbia le disposizioni necessarie e capace di trasformarlo dall’interno, scade a mero favore esterno che coprirebbe i peccati anche in assenza di correzione, assicurando la salvezza senza merito a chiunque vi si affidasse per pura fede. Ecco allora una “misericordia” che chiude gli occhi sulle responsabilità umane lasciando tutto com’è, in paradossale contraddizione con il rigorismo scritturistico dei recenti movimenti evangelici.
 
6)Tale concezione estrinseca della grazia e della giustificazione (che con la dottrina cattolica ha in comune soltanto i termini, riempiti però di significati estranei), combinata con un falso rapporto con la Scrittura e con Dio, ha gravi ricadute sulla visione della coscienza individuale, che non accetta più indicazioni di alcun genere né tanto meno restrizioni alla libertà personale. Le scelte morali sono sottratte a qualsiasi giudizio che non sia quello soggettivo dell’individuo, legato agli umori e alle circostanze. Ai ministri della Chiesa non è più riconosciuta alcuna autorità in questo campo, con un completo capovolgimento dell’ordine ecclesiale anche sul piano del governo pastorale: essi devono limitarsi a “presiedere” un’assemblea liturgica composta di eguali, che si sentono uniti non da vincoli dottrinali, sacramentali e gerarchici, ma da una volontà naturale di amore reciproco e di servizio ai poveri – spesso una mera velleità priva di movente soprannaturale.
 
7)Per poter imporre questa visione sociologica della Chiesa e della vita cristiana, fondata sugli errori protestanti, bisognava tuttavia procedere allo smantellamento di quel baluardo vivente della fede e della grazia che è la liturgia. La “riforma” elaborata dopo il Concilio segue pedissequamente gli abusi introdotti da Lutero nella prima fase della sua rivoluzione, quando fece credere di voler semplicemente riportare il cristianesimo alla sua forma originale e ripristinare il “vero” carattere conviviale della Messa: eliminazione del latino a favore del volgare, soppressione dell’offertorio, cancellazione del linguaggio sacrificale, riedizione del memoriale ebraico, riduzione del sacerdozio a presidenza le stesse scelte che da mezzo secolo imperano nella Chiesa “rinnovata”. Si trattava in realtà di invenzioni che rompevano la continuità con l’età apostolica, pur sussistendo forse la validità della consacrazione finché vissero sacerdoti validamente ordinati che intendevano fare ciò che la Chiesa da sempre fa nel Sacrificio eucaristico.
Di fatto, la messa di Lutero si evolse nella Cena luterana, mera rievocazione comune del pasto in cui il Signore istituì l’Eucaristia, nella quale Egli si troverebbe momentaneamente in virtù della fede dei presenti e non per la formula consacratoria pronunciata dal celebrante. C’è da ritenere che molti chierici e fedeli, oggi, non credano più alla Presenza reale e permanente di Cristo sotto le specie consacrate; basti pensare al modo in cui le si tratta, affidandone la distribuzione a chiunque capiti, o alla facilità con cui si sono diffuse le nuove “preghiere eucaristiche” della conferenza episcopale svizzera, che sottendono una dottrina decisamente protestante: vi si parla di popolo radunato per la santa cena, mentre l’epiclesi non chiede infallibilmente il miracolo della transustanziazione, ma che Gesù sia «presente in mezzo a noi con il suo corpo e il suo sangue».
 
8)Il soggetto di questo rito è l’assemblea: il nuovo ordo missae (con una formula peraltro caduta in disuso) si apre invitando i fedeli a riconoscere i propri peccati «per celebrare degnamente i santi misteri»; il terzo canone esordisce con una lode al Padre che, per mezzo del Figlio e dello Spirito Santo, fa vivere e santifica l’universo (a prescindere dal sacrificio di Cristo?), pur continuando a radunare un popolo che offra al Suo nome il sacrificio perfetto (a quale scopo, a questo punto? E il prete che fa?)… Si comprende perché molti sacerdoti, specie di una certa età, si rifiutino di celebrare da soli ed esigano l’Amen di assenso dai comunicandi; essi, probabilmente, non sanno più chi sono e perché ci siano: c’è da meravigliarsi che non attirino vocazioni o, in caso contrario, allevino piuttosto futuri intrattenitori od operatori sociali?
 
9)La falsa idea dell’assemblea celebrante è connessa con quella del sacerdozio universale, che, compresa in maniera protestante, offusca il carattere ontologico del ministero ordinato, di modo che non lo si distingua più adeguatamente da quello che solo per lontana analogia può essere chiamato sacerdozio battesimale. Ne consegue un egualitarismo in diretta contraddizione con la costituzione divina del Corpo mistico, articolato in diversi gradi gerarchici necessari al suo sviluppo e alla sua sussistenza.
 
10)Perfino la Madonna e i Santi hanno subìto, nella sensibilità dominante, un livellamento democratizzante: è ormai proibito parlare di privilegi mariani o di grazie speciali riservate ad eletti, mentre il loro culto non è più inteso come un onorarli che ridonda ultimamente su Cristo e ci assicura la loro mediazione, ma come un sentirli fratelli che ci hanno semplicemente preceduto nel cammino in qualità di credenti, mentre le loro imprese sono ricordate in chiave umanitaria e progressista, con evidenti distorsioni della realtà storica.
 
A voler considerare gli eventi da un punto di vista provvidenziale, gli immensi mali provocati dalla rivoluzione protestante son stati ampiamente compensati dal bene che ne è indirettamente scaturito: il profondo rinnovamento e la fioritura straordinaria della Chiesa Cattolica determinati dal Concilio di Trento, grazie al quale gli sforzi di riforma già avviati per opera di diversi Santi furono assunti e rilanciati a livello universale.

La situazione odierna si differenzia per il fatto che ora l’errore è accolto e propagato da buona parte della gerarchia, la quale all’inizio, come Lutero, ha voluto far credere di voler giusto riformare la vita ecclesiale, piuttosto che costruire artificialmente un nuovo cristianesimo. (....)
 
(Don Giorgio Ghio)
Tratto da civiltacristiana

sabato 15 ottobre 2016

Motivazioni e moventi veri di Lutero

Con il termine “Riforma” s’intende quella importante rivolta religiosa che diede vita al Protestantesimo. Rivolta che ebbe origine con Martin Lutero (1483-1546), il quale, nella notte del 31 ottobre del 1517, espose al pubblico 95 tesi con cui si scagliò contro la Chiesa cattolica.
Perché nacque la Riforma? Prima di tutto va negato ciò che solitamente si afferma e cioè che la Riforma sarebbe nata dalla cosiddetta “vendita delle indulgenze”.
In quegli anni si costruiva la nuova Basilica di San Pietro e per finanziare i lavori si decise di raccogliere in tutta la cristianità offerte per lucrare indulgenze. In Germania l’operazione venne affidata ad un personaggio tutt’altro che edificante, Johan Tetzel.
 
Un altro mito da sfatare è quello secondo cui Lutero avrebbe voluto solo “riformare” la Chiesa. Faccio un esempio per farmi capire. Se prendo un vaso prezioso molto impolverato, un conto sarebbe se mi limitassi a spolverarlo, facendolo tornare alla lucentezza originaria, altro se lo scagliassi a terra facendolo in mille pezzi e poi pretendessi di ricostruirlo a mio piacimento. “Riformare” significa tornare alla forma originaria (ri-formare); ebbene, Lutero non riformò ma distrusse tutto. Un solo esempio: su sette sacramenti ne conservò solo due: il Battesimo e l’Eucaristia (ma sarebbe meglio dire uno e mezzo, poi vedremo perché).
Torniamo alle indulgenze. Che la Chiesa del tempo non navigasse in buone acque, è vero. Era quello un periodo assai triste e non era raro trovare cardinali e prelati che preferissero la lettura di Orazio e Seneca piuttosto che delle Scritture. Ma Lutero era fin troppo intelligente per non poter capire che la possibile non santità degli uomini di Chiesa non compromette la santità della Chiesa stessa. Lo aveva capito san Francesco, certamente più sapiente di Lutero ma indubbiamente meno colto, figuriamoci se non lo poteva capire lui, il monaco che tradurrà l’intera Bibbia in tedesco moderno. Tanto lo poteva capire che quando nel 1510 andò a Roma, da novizio, non si scandalizzò della corruzione nei sacri palazzi e concluse così come dovrebbe saper concludere ogni cristiano: un conto è la fallibilità degli uomini altro la santità della Chiesa. Ma poi, dopo l’affissione delle 95 tesi, iniziò ad affermare che il Vescovo di Roma (cioè il Papa) era un “anticristo”, e ciò indipendentemente dal comportamento, degno o indegno che fosse. Insomma, è Lutero stesso a dirlo: non faccio quello che faccio perché scandalizzato da monsignor Tizio o da monsignor Caio, ma perché la Chiesa così com’è non è la chiesa di Cristo. Scrisse a papa Leone X una lettera che accompagnava il suo trattato Sulla libertà religiosa: «Mi sono scagliato contro le dottrine empie, e ho severamente criticato i miei avversari, non a causa dei loro cattivi costumi, ma a causa della loro empietà».
 
Per quanto invece riguarda il secondo mito (cioè che Lutero avrebbe voluto solo riformare la Chiesa), basti vedere ciò che fece il monaco tedesco. Abolì il sacerdozio ministeriale, il primato di Pietro, il potere temporale. Affermò la salvezza solo attraverso la Fede, una giustificazione non reale ma apparente (la Grazia non rende veramente giusti ma spinge Dio a considerare giusto l’uomo quando invece non lo è davvero), la libera interpretazione delle Scritture. Negò l’esistenza del Purgatorio. Ridusse i sacramenti da sette a due: Battesimo ed Eucaristia; ma, come ho detto prima, sarebbe meglio dire a uno e mezzo, perché dell’Eucaristia rifiutò il concetto di transustanziazione per accettare solo quello di consustanziazione. In parole più semplici: con l’Eucaristia, secondo Lutero, l’ostia non si trasformerebbe solo in Corpo di Gesù, ma, accanto alla sostanza dell’ostia ci sarebbe la sostanza del Corpo di Gesù. Ciò comportava l’impossibilità di adorare il Santissimo Sacramento perché l’adorazione sarebbe stata rivolta non solo al Corpo di Gesù ma anche all’ostia e ciò avrebbe comportato un atto d’idolatria. Si capisce bene come questa teoria luterana costituisca la possibilità per i suoi seguaci di arrivare a negare totalmente la presenza reale di Gesù nell’ostia consacrata. Infine Lutero apportò modifiche sostanziali alla cristologia.
 
Dunque, Lutero non fu spinto da ciò che solitamente si dice: corruzione della Chiesa, “vendita delle indulgenze” e quant’altro. Ci fu dell’altro. Visto poi che è sapienza comune del cristiano il saper distinguere tra santità della Chiesa e peccabilità degli uomini di Chiesa, non ci si accorge che se si afferma che tutto ciò che Lutero fece, lo fece solo perché scandalizzato dalla corruzione della Chiesa del tempo (e molto spesso questo lo si dice per motivi ecumenici), a pagarne le conseguenze è la stessa memoria di Lutero. In tal caso, infatti, Lutero figurerebbe come un personaggio dall’intelligenza e dalla preparazione teologica tutt’altro che interessanti.
Allora quali furono i veri motivi che spinsero Lutero?
Mi sembra che si possano ridurre almeno a tre. Uno culturale, uno filosofico ed un altro psicologico.
 
1) Il motivo culturale
ci fa capire che Lutero era figlio dei suoi tempi; tempi di successo dell’umanesimo e del filologismo come “segni” di un evidente antiautoritarismo. Per umanesimo s’intende un vasto movimento culturale e spirituale sorto nei primi decenni del 1400 in Italia, incentrato sullo studio e sulla valorizzazione dell’uomo. Per filologismo s’intende lo studio critico dei testi comprendente la ricerca delle fonti e la loro analisi. L’abolizione luterana del Primato di Pietro, del sacerdozio ministeriale e del Magistero sono segni chiari di questo rifiuto del concetto di autorità.
 
2) Passiamo al motivo filosofico.
I tempi di Lutero segnavano il trionfo del cosiddetto nominalismo (negazione del valore degli universali) che fu un’estremizzazione della ragione per cui i fatti e le idee erano messi sullo stesso piano. Questo nominalismo avrebbe determinato nel protestantesimo tanto una causa scatenante quanto una causa reagente. Causa scatenante: il razionalismo che venne fuori dal nominalismo facilitò l’insorgere del soggettivismo (senza gli universali non è possibile la metafisica e, senza la metafisica, è possibile solo il soggettivismo). Causa reagente: la reazione allo scetticismo del razionalismo nominalistico condusse facilmente alla fiducia nella sola fede, cioè al fideismo; e infatti il Protestantesimo è convintamente fideista.
 
3) E infine il motivo psicologico.
Lutero, in realtà, non aveva la vocazione né alla vita monastica né al sacerdozio; da qui la sua infelicità. Una tesi molto accreditata afferma che quando era all’Università di Erfurt, si batté a duello con un compagno, Gerome Bluntz, uccidendolo. Ed entrò nel monastero degli agostiniani solo per sfuggire alla giustizia. Lui stesso lo dice: «Mi sono fatto monaco perché non mi potessero prendere. Se non lo avessi fatto, sarei stato arrestato. Ma così fu impossibile, visto che l’ordine agostiniano mi proteggeva». Questa assenza di vocazione lo rese nevrotico e infelice. Si narra che durante la sua prima Messa, al momento dell’offertorio, stava per fuggire e fu trattenuto dal suo superiore.
 
Potremmo chiederci: ma se eventualmente si sbaglia la vocazione, è possibile mai che il Signore non dia la grazia sufficiente per andare avanti? Certamente. Il problema di Lutero fu un altro e cioè che non volle rendersi docile alla Grazia. Quando si abbandona tutto e si tradisce la verità è sempre perché si è prima abbandonato la preghiera. Lutero stesso scrisse nel 1516, cioè prima della svolta della sua vita: «Raramente ho il tempo di pregare il Breviario e di celebrare la Messa. Sono troppo sollecitato dalle tentazioni della carne, del mondo e del diavolo».
 
Fu così che credette di trovare la soluzione della sua infelicità nella Lettera ai Romani (1,17): «Il giusto vivrà per la sua fede». Per la salvezza non occorre nessun sforzo di volontà se non quello di abbandonarsi ciecamente alla fede nel Signore (fideismo).
In Lutero dunque si ritrova tanto il volontarismo quanto il fideismo. Il volontarismo: darsi una vocazione che non si ha; il fideismo: negare totalmente qualsiasi contributo della volontà. Due errori completamente diversi, ma, proprio perché errori, dalla origine comune.
L’ipotesi di una successione diacronica di volontarismo e di fideismo in Lutero troverebbe conferma negli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, contemporaneo di Lutero, che impostò la spiritualità del suo Ordine (i Gesuiti) in chiara prospettiva antiluterana.

Scrive sant’Ignazio: «Ci sono tre tempi o circostanze per fare una buona e sana elezione. Il primo: è quando Dio nostro Signore muove e attrae tanto la volontà che, senza dubitare né poter dubitare, l’anima devota segue quello che le è mostrato, come fecero san Paolo e san Matteo nel seguire Cristo nostro Signore. Il secondo: quando si riceve molta chiarezza e conoscenza per mezzo di consolazioni e desolazioni, e per l’esistenza del discernimento degli spiriti. Il terzo: è il tempo di tranquillità. L’uomo, considerando prima perché è nato, e cioè per lodare Dio nostro Signore e salvare la sua anima, e desiderando questo, elegge come mezzo uno stato o un genere di vita nell’ambito della Chiesa, per essere aiutato nel servizio del suo Signore e nella salvezza della propria anima. È tempo di tranquillità quello in cui l’anima non è agitata da vari spiriti e usa delle sue potenze naturali liberamente e tranquillamente». Dunque, dice sant’Ignazio, è molto importante non sbagliare la propria vocazione avendo come unico scopo quello di rendere gloria a Dio.
Che ci sia anche un’allusione all’esperienza di Martin Lutero?
 
(Prof. Corrado Gnerre)
Tratto da civiltacristiana
 
 
 
 
 
 
 
 
 

venerdì 14 ottobre 2016

Lutero /5

Veniamo a noi
Cari amici, l’articolo è già molto lungo e quindi sarò diretto, anzi, direttissimo:
 
Amate l’Eucarestia? Ogni tanto fate l’adorazione eucaristica? Lutero nega la Transustanziazione. Nel mondo intero non vi sono il Corpo e il Sangue di Cristo.
 
Amate la Chiesa? Lutero rinnega la Chiesa.
 
Amate il papa e il clero (oggi pure troppo…)? Lutero li odia, li maledice, li offende con irripetibili volgarità e scurrilità, segno sicuro di un animo profondamente traviato.
 
Amate soprattutto la Beata Vergine Maria? Pregate il rosario? Lutero la offende apertamente e ne condanna il culto.
 
Pregate i santi? Lutero ne abolisce il culto.
 
Vi ritenete esseri liberi? Lutero nega il libero arbitrio.
 
Credete nella possibilità della redenzione umana, anche in punto di morte? Lutero lo nega.
 
Pregate per i vostri morti? Lutero nega l’esistenza del purgatorio.
 
Qualcuno a questo punto potrebbe chiedere: “ma, allora, come facciamo a definirli cristiani?”. Si definiscono tali solo perché non hanno negato la Trinità e la divinità di Cristo (che saranno poi negate comunque da alcune sette estremiste).

Ma tutto il resto è stato distrutto, a partire dall’Eucarestia per arrivare al culto della Vergine, a partire dal papato per arrivare ai sacramenti, a partire dal culto dei santi per arrivare alla responsabilità morale.
La vera domanda, quindi, è un’altra. Come è possibile che oggi principi della Chiesa (e non solo), vescovi, ecclesiastici, cattolici o sedicenti tali, possano riabilitare il protestantesimo e Lutero?
Come è possibile che i giornalisti scrivano che le differenze sono quasi superate? Certo, sarebbe bellissimo, se fosse vero. Ma per essere vero occorrerebbe che i protestanti riammettessero i sei sacramenti che hanno negato, la fedeltà alla Chiesa, l’amore al Papa, il culto della Vergine e dei santi, il purgatorio, il libero arbitrio ecc. ecc. A qualcuno di voi risulta che questo, anche solo in minima parte, sia avvenuto? No, non è mai avvenuto, in cinquant’anni di dialogo ecumenico. Non hanno mai rinunciato a nemmeno uno dei loro errori. Mai. Casomai, sono i cattolici ecumenisti che si sono fin troppo sbilanciati nella via dell’errore.
Come è possibile allora mentire al mondo intero così spudoratamente?
Questa è la vera domanda. Già, come è possibile? E come è possibile che quasi tutto il clero cattolico che si considera ancora fedele alla Chiesa di sempre stia fermo e zitto? Vi è stata solo una pronuncia di rifiuto da parte del cardinale Müller, il quale ha detto che non v’è nulla da festeggiare in questo cinque centenario. Già, come è possibile?
E poi c’è la seconda domanda: come dovrò regolarmi, io, che adoro l’Eucarestia, vado a Messa, amo la Madre di Dio, credo ai santi e al purgatorio, mi sento responsabile delle mie azioni, prego per i miei morti, ecc., se il mio clero di oggi mi dirà di ammirare Lutero e magari di ritenerlo un dottore della Chiesa, lui, che la Chiesa l’ha distrutta per centinaia di milioni di persone in questi cinque secoli?
Come dovrò regolarmi se le più alte gerarchie della Chiesa attuale mi dovessero porre come esempio di dottore colui che chiamava “anticristo” ogni papa, che definiva nelle maniere più scurrili possibili? Come potrò obbedire a queste gerarchie se mi dovessero dire di amare colui che ha detto “papa, sono stato il tuo incubo da vivo, sarò la tua tomba da morto”, senza cadere in contraddizione con me stesso e la mia coscienza di cattolico fedele al papato e al papa?
Come potrò non sentire questa contraddizione in termini ogni qual volta mi troverò dinanzi all’Eucarestia o a pregare la Madre di Dio?
E, tutto questo, senza voler nemmeno accennare a tutte le guerre di religione scoppiate per più di un secolo a causa sua in Germania, Francia, Inghilterra, Ungheria, Balcani, Svezia, Irlanda, Olanda, Danimarca, Ungheria, che hanno causato decine di migliaia di morti e a tutte le persecuzioni di cui è rimasta vittima un numero immenso di cattolici in questi secoli in quasi ogni parte del mondo protestante…
 
Concludo invitandovi a questa specifica considerazione fra tante altre possibili: a un certo punto, in tutti i paesi che hanno aderito al Protestantesimo spezzando per sempre l’unità religiosa di quella che era stata la Res Publica Christiana medievale, è morto l’ultimo vescovo consacrato, e poi l’ultimo sacerdote. In tutti questi paesi, si è spenta così la grazia dei sacramenti per centinaia di milioni di persone fino a oggi.
È questo che volete celebrare seguendo ancora i nostri ecclesiastici ecumenisti, chiunque siano, che dopo cinquant’anni di dialogo hanno ceduto molto sulla dottrina senza che i luterani facessero un solo passo verso il ritorno all’unica vera casa? Siete sicuri che sia questa la volontà di Nostro Signore Gesù Cristo?
 
Ecco, io vi ho invitato, per quel che potevo in un articolo, a riflettere, cari amici. Sono tempi non duri, ma terribili. E occorre coraggio, amore per la Verità immutabile, Fede. E attaccamento all’Eucarestia, ai sacramenti, alla Madre di Dio, Ausilio dei cristiani e Sede della Sapienza. Ovvero, a tutto ciò che Lutero ha cancellato, dando inizio non alla cosiddetta “Riforma protestante”, che riforma non è visto che ha distrutto quasi tutto, ma alla “Rivoluzione Protestante”, atto primo nella storia del processo della Rivoluzione gnostica, liberale ed egualitarista, con la quale il nemico di Dio e degli uomini ha dato inizio alla sua guerra finale contro la Chiesa e la società umana.
 
Sono i tempi della scelta. E Lutero, cinquecento anni dopo, è come se stesse attaccando nuovamente le sue 95 tesi sul portone delle nostre coscienze, stavolta con l’appoggio di buona parte del clero “cattolico”. E noi… dobbiamo scegliere da che parte stare.
Fine
(Prof. Massimo Viglione)
Tratto da civiltacristiana