La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




lunedì 12 dicembre 2016

Un 'No' benefico


Cosa ci siamo persi con il No al Referendum:
 
1)Una pericolosa accentuazione del centralismo statalista
dovuto alla modifica del titolo V della Costituzione, che, abbinato alla legge elettorale (“Italicum”) avrebbe favorito una deriva antidemocratica.

Non è vero che sarebbe stato abolito il bicameralismo: sarebbe rimasto un Senato che vota su grandi e importanti questioni istituzionali, che produce un risibile risparmio economico (50 milioni su una spesa di 530 milioni), che può interferire su ogni legge votata dalla Camera dei Deputati e che può creare importanti conflitti di competenze con Camera e Regioni.
 
2)Le Prefetture di napoleonica memoria
per il fatto che sopprimendo le Province, il Prefetto sarebbe stata la vera autorità “locale”, non eletta dal popolo ed agli ordini del potere centrale. Mentre sarebbero rimaste le Regioni  a statuto speciale.

3)La continuazione del Governo Renzi con tutti i suoi danni

Grazie al NO al Referendum non c'è stata la temuta soppressione
 
1)del principio di sussidiarietà
che si sarebbe verificato a causa del grande indebolimento dei poteri decentrati, creando un grande vulnus all'intera società

e

2)delle 'Corporazioni'
in modo particolare si è scampata la soppressione degli ordini professionali, da sempre nel mirino del liberalismo di matrice illuminista, in quanto la loro struttura comunitaria, tesa a garantire professionalità e rispetto della morale connessa all’esercizio di uno specifico lavoro intellettuale, contrasta con il dogma che è il mercato l’arbitro esclusivo del prezzo di una prestazione.
 
 

 
 

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