La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




lunedì 13 marzo 2017

Insieme non si può!

Se l’indiscrezione fosse vera, sarebbe veramente un fatto di gravità apocalittica, che richiamerebbe alla mente la profezia di Daniele sugli ultimi tempi. Il fatto che la notizia sia stata fornita da più fonti indipendenti le conferisce una certa attendibilità, anche se non possiamo escludere a priori che un allarme fasullo sia stato messo in circolazione a bella posta come un diversivo, per distogliere la nostra attenzione da altre questioni sensibili, come l’eutanasia e l’adozione di bambini da parte di coppie sodomitiche.
 
 Di che si tratta, in ogni caso? Da qualche settimana si vocifera di una segreta commissione vaticana che avrebbe ricevuto l’incarico di revisionare ulteriormente il rito cattolico della Messa per rendere possibile una communicatio in sacris con anglicani e protestanti, compresa la “concelebrazione” di ministri delle diverse confessioni.
 
La questione, nella sua inverosimile paradossalità, richiede degli approfondimenti a più livelli. Se siamo arrivati al punto che si possano anche solo immaginare ipotesi del genere, è probabilmente perché il sentimentalismo imperante, fondato sull’ignoranza e sulla disinformazione, ha talmente offuscato le menti che ormai nemmeno le peggiori enormità vengono più percepite come tali. Ad ogni modo – anche se in tempi normali sarebbe del tutto superfluo – occorre anzitutto ricordare che il cosiddetto “ministero” esercitato nelle comunità protestanti non ha alcun valore sacramentale, dato che esse non hanno l’Ordine sacro.
 
I loro ministri sono semplici laici e nella loro Cena, di conseguenza, non avviene assolutamente nulla; per lo stesso motivo non le si può chiamare “chiese” (com’è purtroppo divenuto abituale in casa cattolica), poiché in assenza del sacramento dell’Ordine la successione apostolica si è interrotta ed è quindi venuto meno un elemento costitutivo della Chiesa, insieme all’unità della fede, della comunione gerarchica e della vita di grazia.
 
Un cattolico non può quindi partecipare al culto anglicano o protestante, sia perché, non essendo quello stabilito da Cristo e trasmesso dagli Apostoli, non ha validità, sia per non dare l’impressione di prenderlo per buono aderendo alla falsa dottrina che vi è connessa, ovverossia (tra le altre cose) alla negazione della transustanziazione. È vero che, nel corso dei secoli, la Chiesa è intervenuta sulla forma di alcuni Sacramenti e sulla sua determinazione, ma non ne ha mai toccato la sostanza e, in ogni caso, l’ha fatto in modo legittimo, cioè tramite una decisione della suprema autorità.
 
Perfino la nuova Messa, elaborata con l’intenzione esplicita di renderla accetta agli eretici, è valida, sebbene assomigli terribilmente a quella anglicana (tanto è vero che un loro ministro, già trent’anni fa, a Londra mi confidò candidamente che usava abitualmente il rito di Paolo VI). È evidente che una “concelebrazione” tra ministri di diverse confessioni è non solo una mostruosità, ma anche qualcosa di impossibile a livello metafisico, nonché sul piano giuridico e dottrinale: gli altri
 
non sono sacerdoti,
 
non hanno la nostra stessa fede nell’Eucaristia
 
non sono in comunione gerarchica con noi.
 
Anche la cosiddetta intercomunione, che in Germania è prassi corrente ed è stata purtroppo ammessa anche in importanti ricorrenze con grande afflusso di fedeli, è un abuso gravissimo: non solo chi vi accede non assolto da peccati gravi commette un sacrilegio (come quei poveri cristiani che non hanno la Confessione e non credono alla Presenza reale), ma di fatto, pur accedendo insieme al Sacramento dell’unità per eccellenza, siamo e rimaniamo divisi, non per motivi puramente storici o disciplinari, come si vorrebbe far credere, ma per ragioni più che sostanziali. L’unica via verso un’unità reale – piuttosto che immaginaria o velleitaria – è la conversione dei non-cattolici alla vera fede e il loro ritorno in seno all’unica Chiesa di Cristo.
 
Tratto da LA SCURE DI ELIA

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