La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




giovedì 11 maggio 2017

Accoglienza indiscriminata

La carità e il suo esercizio si ordinano solo rispetto a Dio e non rispetto ai principi dell’antropocentrismo melenso.
 
Oggi purtroppo un pensiero non cattolico si è fatto strada ovunque, al punto che per l’uomo moderno -che va di pari passo con l’ecclesiastico modernista- si deve amare il prossimo senza stabilire un qualsivoglia ordine e ciò talvolta anche.....contro Dio o più di Dio. Oppure, quando il panteismo ha raggiunto livelli patologici, si giunge quasi all’affermazione esplicita che identifica il prossimo con Dio quasi metafisicamente. A quel punto nessun ragionamento -e nessun ordine nella carità- è più possibile.
 
Frasi frequenti come “il povero è Dio” per esempio, seppur pronunciate con intento retorico, alimentano -vogliamo sperare non intenzionalmente- tale confusione. Perché se è vero che nel volto del povero devo vedere l’impronta di Dio Creatore e l’azione di Dio Redentore, è anche vero che una creatura non potrà mai identificarsi col Creatore e l’amore da portare ad una qualsiasi creatura non sarà mai così incondizionato come l’amore che si deve portare a Dio.

 

L’oggetto dell’atto di carità riguarda dunque principalmente Dio, secondariamente le creature, nella misura in cui esse si riferiscono a Dio. Quest’ordine della carità che cerchiamo quindi -dice san Tommaso- si trova nelle cose stesse, nel loro essere rispetto a Dio. E’ un ordine oggettivo. Il prossimo non si ama incondizionatamente come fosse Dio, la bontà del prossimo non è assoluta, ma è “participative”, essa partecipa della bontà divina e in maniera diversa a seconda dei casi. Ci può essere quindi un “più” e un “meno” nella scala, poiché la misura è data dalla maggiore o minore vicinanza a Dio della cosa da amare.
 
“Obbligo d’accoglienza” dello straniero a qualsiasi costo anche contro il bene comune!? E’ il nuovo dogma, non rivelato da Dio, ma propagandato pressoché senza distinzioni da tutte le centrali del potere massonico. E’ evidente che un cuore cristiano, potendolo, presta soccorso a chi si trova in grave difficoltà, ma la “religione dell’uomo” -che sembra ormai aver conquistato la quasi totalità dei presidi cattolici- impone quello dell’accoglienza come un “imperativo categorico” al quale si può solo “obbedire”.

Lo smarrimento è poi alimentato dalle dichiarazioni di certe autorità ecclesiastiche che spesso propagandano la confusione, predicando come dottrina cattolica concetti che sembrano piuttosto i frutti maturi del peggior mondialismo che non della dottrina di Gesù Cristo.


Intorno alla singolare tipologia d’immigrazione dei nostri giorni si aprono certo più questioni, che partono dal serio discernimento sulla natura di questi flussi, all’aiuto doveroso verso i fratelli, in primis verso i cristiani d’Oriente; dalla necessità, per alcune realtà precise, di un possibile sostegno in loco - anche militare -, alla seria valutazione della presenza tra gli immigrati di molti lupi vestiti d’agnelli. Né è da dimenticare la questione fondamentale che ruota attorno alla nozione di “sovranità”, specie davanti a quella che si profila essere una vera e propria  “immigrazione di sostituzione”. Di qui il problema di determinare se la questione vada trattata sotto il profilo della mascherata invasione oppure se la questione sia solo relativa a quella che oggi con enfasi si chiama “accoglienza” e che si vorrebbe un’emanazione alla carità cristiana. L’accoglienza indiscriminata non testimonia l’amore di Dio, ma l’amore disordinato per alcune realtà terrene.

Il disordine nell’accoglienza dei popoli, nel favorire il loro spostamento sregolato, nell’alterare la pacifica convivenza di alcune Nazioni, alcune delle quali di tradizione cristiana, non è segno di carità. Anzi, è forse proprio uno dei segni che non si cammina nell’amore di Dio.
 
(Don Stefano Carusi)
 
Tratto da QUI

Che arroganza e che faccia tosta!
Si lamentano perché vogliono soldi, Wifi e cibo africano ed inveiscono contro gli Italiani dando loro dei razzisti.....

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