La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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mercoledì 19 ottobre 2016

Tre donne ed un Papa


Giorno singolare quello di oggi dove vengono ricordate, a vario titolo, tre donne di nome Teresa, in un certo qual modo legate fra loro e celebrate dallo stesso Pontefice: san Giovanni Paolo II.
 
Il 19 ottobre 1986 papa Giovanni Paolo II beatifica Teresa Adelaide Cesira Manetti, conosciuta come suor Teresa Maria della Croce fondatrice della 'Congregazione delle Suore Carmelitane di santa Teresa', approvata da Papa Pio X nel 1904.
 
Teresa nasce a Campi Bisenzio il 2 marzo 1846. L'infanzia della giovane trascorre in mezzo alle serie difficoltà economiche della famiglia, succedutesi alla morte del padre, avvenuta quando la piccola aveva pochi mesi.
Fanciulla bellissima, Teresa scopre la sua vocazione nel 1865, durante un riposo forzoso a letto in seguito ad un incidente, e decide di seguire l'esempio di Teresa d'Avila, che le sarebbe apparsa in visione.
Nel 1906 comincia a soffrire per quello che si sarebbe poi rivelato un carcinoma all'utero che la portò alla morte il 23 aprile 1910.
qui un bel profilo  biografico scritto da don Divo Barsotti.
 
Il 19 ottobre 1997 con la Lettera Apostolica 'Divini Amoris Scientia' il papa Giovanni Paolo II dichiara 'Dottore della Chiesa' santa Teresa di Gesù Bambino, meglio conosciuta come Teresina di Lisieux.
Santa Teresa di Gesù Bambino, mistica, vergine e dottore della Chiesa, nasce ad Alençon (Francia)il 2 gennaio del 1873. Entrata ancora adolescente nel Carmelo di Lisieux, divenne, per purezza e semplicità di vita, maestra di santità in Cristo, insegnando la via dell’infanzia spirituale per giungere alla perfezione cristiana e ponendo ogni mistica sollecitudine al servizio della salvezza delle anime e della crescita della Chiesa. Nell'aprile del 1896 contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di diciotto mesi la portò alla morte. Concluse la sua vita terrena il 30 settembre 1897, all’età di venticinque anni.
 
 La lettera apostolica termina così:
 
...Venendo incontro ai desideri di un grande numero di Fratelli nell'Episcopato e di moltissimi fedeli di tutto il mondo, udito il parere della Congregazione delle Cause dei Santi ed ottenuto il voto della Congregazione per la Dottrina della Fede in ciò che attiene l'eminente dottrina, con certa conoscenza e matura deliberazione, in forza della piena autorità apostolica, dichiariamo Santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, vergine, Dottore della Chiesa universale. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo... 
 
Il 19 ottobre 2003 papa Giovanni Paolo II beatifica Madre Teresa di Calcutta, religiosa e fondatrice della congregazione delle 'Suore Missionarie della Carità'.
Teresa, al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu nasce a Skopje ex-Jugoslavia il 26 agosto 1910.  All'età di otto anni perde il padre e la sua famiglia si trovò in gravi difficoltà finanziarie. A diciotto anni, decide di prendere i voti entrando come aspirante tra le Dame Inglesi. Inviata nel 1929 in Irlanda a svolgere la prima parte del suo noviziato, nel 1931, dopo aver preso i voti e assunto il nome di Maria Teresa, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux parte per l'India per completare i suoi studi. Qui l'incontro con la povertà drammatica della periferia di Calcutta la spinge a svolgere la sua missione tra questa gente, tra i più poveri, malati ed abbandonati: missione che l'ha resa una delle persone più famose al mondo. Muore a Calcutta il 5 settembre 1997. 
Il 4 settembre scorso è stata proclamata santa da papa Francesco.
 

giovedì 19 maggio 2016

Un richiamo che vale per oggi e per sempre!

Romani! La Chiesa di Cristo segue il cammino tracciatole dal Divin Redentore. Essa si sente eterna; sa che non potrà perire, che le più violente tempeste non varranno a sommergerla. Essa non mendica favori; le minacce e la disgrazia delle potestà terrene non la intimoriscono. Essa non s'immischia in questioni meramente politiche od economiche, nè si cura di disputare sulla utilità o il danno dell'una o dell'altra forma di governo. Sempre bramosa, per quanto da lei dipende, di aver pace con tutti (cfr. Rom. 12, 18), essa dà a Cesare ciò che gli compete secondo il diritto, ma non può tradire nè abbandonare ciò che è di Dio.
Ora è ben noto quel che lo Stato totalitario e antireligioso esige ed attende da lei come prezzo della sua tolleranza o del suo problematico riconoscimento. Esso, cioè, vorrebbe :
 
una Chiesa che tace, quando dovrebbe parlare;
 
una Chiesa che indebolisce la legge di Dio, adattandola al gusto dei voleri umani, quando dovrebbe altamente proclamarla e difenderla;

una Chiesa che si distacca dal fondamento inconcusso sul quale Cristo l'ha edificata, per adagiarsi comodamente sulla mobile sabbia delle opinioni del giorno o per abbandonarsi alla corrente che passa;
 
una Chiesa che non resiste alla oppressione delle coscienze e non tutela i legittimi diritti e le giuste libertà del popolo;

una Chiesa che con indecorosa servilità rimane chiusa fra le quattro mura del tempio, dimentica del divino mandato ricevuto da Cristo: Andate sui crocicchi delle strade (Matth. 22, 9); istruite tutte le genti (Matth. 28, 19).

Diletti figli e figlie! Eredi spirituali di una innumerevole legione di confessori e di martiri! È questa la Chiesa che voi venerate ed amate? Riconoscereste voi in una tale Chiesa i lineamenti del volto della vostra Madre? Potete voi immaginarvi un Successore del primo Pietro, che si pieghi a simili esigenze?

*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII,
Decimo anno di Pontificato, 2 marzo 1948 - 1° marzo 1949, pp. 389 – 391 .
In occasione dell’arresto e del processo al Cardinale Mindzenty

giovedì 14 aprile 2016

Così parla un Papa!

All’occhio illuminato dalla fede, come allo sguardo di ogni onesto, cui suffraga la coscienza naturale non offuscata da pregiudizi e da traviamenti, mentre sfolgora nella sua indefettibile chiarezza quella legge che incoraggia al bene e storna dal male, che precede e sovrasta tutti i codici della terra ed è una in tutti i popoli e in tutte le età, che è norma di ogni azione umana e base di ogni civile consorzio (cfr. Cic. De legibus 1. 2 c. 4); a quell’occhio non può sfuggire lo spettacolo miserando di un mondo in disfacimento per la rovina, in esso operata, delle fondamentali strutture morali della vita.
Alieni da ogni ingiustificato pessimismo, che contrasta con la stessa speranza cristiana, figli anzi del nostro tempo, non legati da irragionevoli nostalgie di età che furono, Noi non possiamo tuttavia non rilevare la crescente marea di colpe private e pubbliche, che tenta di sommergere le anime nel fango e di sovvertire tutti i sani ordinamenti sociali.
Primo e più grave stigma è la consapevolezza, che rende inescusabile l’oltraggio alla legge divina.
 
Una serie di spudorate e criminali pubblicazioni apprestano ai vizi e ai delitti i mezzi più obbrobriosi di seduzione e di traviamento. Velando l’ignominia e la bruttezza del male sotto l’orpello della estetica, dell’arte, della effimera ed ingannevole grazia, del falso coraggio; ovvero accondiscendendo senza ritegno alla morbosa avidità di sensazioni violente e di nuove esperienze di dissolutezza; l’esaltazione del malcostume è giunta fino ad uscire palesemente in pubblico e ad inserirsi nel ritmo della vita economica e sociale del popolo, facendo oggetto d’industria lucrosa le piaghe più dolorose, le più miserevoli debolezze dell’umanità.
 
Persino alle più basse manifestazioni di questo scadimento morale si osa talvolta cercare una giustificazione teorica, appellandosi ad un umanesimo di dubbia lega o ad una commiserazione, che indulge alla colpa per ingannare e traviare più facilmente le anime.

Falso umanesimo e commiserazione anticristiana, che finiscono con sovvertire la gerarchia dei valori morali e con attenuare a tal punto il senso del peccato da coonestarlo, presentandolo come normale espansione delle facoltà dell’uomo e quasi arricchimento della propria personalità.

È reato di lesa società la cittadinanza data al delitto col pretesto di umanitarismo o di tolleranza civile, di naturale defettibilità umana, quando tutto si lascia correre o peggio si mette in opera per eccitare scientemente le passioni, per allentare ogni freno che promana da un elementare rispetto della pubblica moralità o dal pubblico decoro, per raffigurare coi colori più seducenti l’infrazione del vincolo coniugale, la ribellione alle pubbliche autorità, il suicidio o la soppressione della vita altrui.

Ed ora misurate, se vi regge l’occhio e lo spirito, con l’umiltà di chi forse deve riconoscersene in parte responsabile, il numero, la gravità, la frequenza dei peccati nel mondo.
Opera propria dell’uomo, il peccato ammorba la terra e deturpa come macchia immonda l’opera di Dio.

Pensate alle innumerevoli colpe private e pubbliche, nascoste e palesi; ai peccati contro Dio e la sua Chiesa; contro se stessi, nell’anima e nel corpo; contro il prossimo, particolarmente contro le più umili e indifese creature; ai peccati infine contro la famiglia e la umana società.

Alcuni di essi sono tanto inauditi ed efferati, che sono occorse nuove parole per indicarli. Pesate la loro gravità: di quelli commessi per mera leggerezza e di quelli scientemente premeditati e freddamente perpetrati, di quelli che rovinano una sola vita o che invece si moltiplicano in catene d’iniquità fino a divenire scelleratezze di secoli o delitti contro intere nazioni.

Confrontate, alla luce penetrante della fede, questo immenso cumulo di bassezze e di viltà con la fulgida santità di Dio, con la nobiltà del fine per cui l’uomo è stato creato, con gl’ideali cristiani, per cui il Redentore ha patito dolori e morte; e poi dite se la divina giustizia possa ancora tollerare tale deformazione della sua immagine e dei suoi disegni, tanto abuso dei suoi doni, tanto disprezzo della sua volontà, e soprattutto tanto ludibrio del sangue innocente del suo Figliuolo.

Vicario di quel Gesù, che ha versato fin l’ultima goccia del suo sangue per riconciliare gli uomini col Padre celeste, Capo visibile di quella Chiesa che è il suo Corpo mistico per la salvezza e la santificazione delle anime, Noi vi esortiamo a sentimenti e ad opere di penitenza, affinchè si compia da voi e da tutti i Nostri figli e figlie sparsi per il mondo intero il primo passo verso la effettiva riabilitazione morale della umanità.

Con tutto l’ardore del Nostro cuore paterno vi domandiamo il sincero pentimento delle colpe passate, la piena detestazione del peccato, il fermo proposito di ravvedimento; vi scongiuriamo di assicurarvi il perdono divino mediante il sacramento della confessione e il testamento di amore del Redentore divino; vi supplichiamo infine di alleggerire il debito delle pene temporali dovute alle vostre colpe con le multiformi opere di soddisfazione: preghiere, elemosine, digiuni, mortificazioni, di cui offre facile opportunità ed invito il volgente Anno Santo.

(Pio XII, Anno Santo 1950)