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Cosa sapeva padre Malachi Martin?
Solo pochissimi anni fa sarebbe stato non solo poco probabile, ma pure poco possibile pensare alla rinuncia di un Papa al munus petrino; nonché alla conseguente elezione di un successore – preparata da anni[1] – che avrebbe lentamente, ma inesorabilmente, aperto processi il cui fine è cambiare la Chiesa cattolica dall’interno, omologandola alle comunità protestanti[2] e scendendo a patti e a compromessi con le lobby massoniche del Nuovo Ordine Mondiale[3].
Fu uno dei pochi uomini al mondo che ebbe il privilegio di leggere – interamente – la terza parte del segreto di Fatima. Vincolato al giuramento di mantenere il segreto, non lo rivelò mai, ma qualcosa lasciò intendere nei suoi libri riguardanti la crisi nella Chiesa cattolica. Ebbene, c’è stato invece qualcuno che già dagli inizi degli anni ’90 aveva previsto tutto questo. Stiamo parlando di padre Malachi Brendan Martin (1921-1999)[4], sacerdote ed esorcista irlandese appartenente alla Compagna di Gesù (dalla quale uscì nel 1965)[5], che prestò servizio in Vaticano dal 1958 al 1964 come segretario del cardinale progressista ed ecumenista Agostino Bea.
Padre Martin, inoltre, fu il primo – proprio lui, ex gesuita ma sempre fedele a Sant’Ignazio di Loyola – a descrivere la deriva e il tradimento della Compagnia di Gesù in un libro ben documentato intitolato I Gesuiti. Il potere e la segreta missione della Compagnia di Gesù nel mondo in cui fede e politica si scontrano (Sugarco, 1987).
Stavolta però vogliamo parlarvi di due opere di padre Malachi, mai tradotte in italiano, in cui viene drammaticamente narrato ciò che sta avvenendo nella – e alla – Chiesa anche in questi giorni.
Cominciamo con The Keys of This Blood (Le Chiavi di questo Sangue, Simon & Schuster, 1990), un’analisi geopolitica riguardo ciò che accadrà intorno all’anno 2000 o poco dopo, ovvero l’istituzione di un governo mondiale che poterà a termine il progetto del Nuovo Ordine Mondiale. Padre Martin fa un resoconto di ciò che papa Giovanni Paolo II stava facendo per contrastare il mondialismo, opponendosi al materialismo liberale dell’Ovest e a quello comunista dell’Est. Ma la battaglia dell’allora Romano Pontefice era su due fronti. L’ex padre gesuita infatti spiega che vi era – e vi è ancora – una “super force” progressista nella Gerarchia cattolica fedele non a Cristo, ma al Nuovo Ordine Mondiale, il cui scopo è quello di cambiare il magistero della Chiesa dall’interno con il pretesto delle “riforme” e del dialogo con i “lontani”. Questa “super force” stava lavorando, secondo padre Malachi, per mettere sul Trono di Pietro un cardinale progressista, pur non facendo parte del loro gruppo.
Vi riportiamo alcuni estratti (il grassetto è nostro) tradotti dal giornalista e scrittore Francesco Colafemmina[6].
«[…] Alcuni vescovi e prelati assieme ai loro assistenti hanno elevato se stessi ad anti-Chiesa all’interno della Chiesa. Essi non vogliono abbandonare la Chiesa. Non intendono separarsi. Non intendono scuotere l’unità della Chiesa. Non intendono obliterare la Chiesa, ma cambiarla in base ai loro piani; ed è ad oggi banale nelle loro teste che i loro piani siano inconciliabili con il piano di Dio rivelato fino ai giorni nostri dal successore di Pietro [Giovanni Paolo II, ndt] e dalla sua autorità magisteriale. […] Essi sono convinti di poter riconciliare questa Chiesa e i suoi nemici attraverso un “decente compromesso”, di essere i soli a capire cosa sta accadendo, e di essere i soli a poter assicurare il successo della Chiesa di Cristo compattandola con quella dei leaders mondiali. Ma nella loro devota creazione dell’anti-Chiesa dentro la Chiesa – a partire dal Vaticano fino al livello della vita parrocchiale – hanno alfine minato l’unità della Chiesa […]» (pag. 662).
E, purtroppo, i “decenti compromessi” con il mondo, il cui principe è il diavolo (cfr. Gv 12, 31; 14, 30), sono le conseguenze dei peccati contro lo Spirito Santo[7]. Infatti, la “super force” lavora affinché «le precedenti regole di comportamento morale della Chiesa Cattolica Romana riguardo i principi collegati alla vita – concepimento, matrimonio, morte e sessualità – devono essere portati in un fraterno allineamento con le prospettive, i desideri e le pratiche del mondo intero. Altrimenti come potrebbero i membri di questa Chiesa proclamare di essersi aperti ai loro fratelli e sorelle?» (p. 681).
Padre Martin raccontò che la “super force” progressista[8] era già all’opera per trovare il giusto successore di Giovanni Paolo II. «Tutto sarà messo in atto nel prossimo Conclave da una struttura ecclesiale nella quale hanno lavorato per almeno 25 anni e non hanno fatto nulla per piegare, combattere o solo correggere le aberrazioni dello “spirito del Vaticano II”, ma lo hanno fomentato passivamente (non facendo nulla) o attivamente (perché sposavano lo stesso “spirito del Vaticano II”). Questi cardinali verranno da diocesi nelle quali la vasta maggioranza dei vescovi non conoscerà e non vorrà conoscere nulla di ciò che non gli sembrerà coerente con lo “spirito del Vaticano II”. Le parrocchie e le diocesi dietro di loro saranno già completamente lievitate nello stesso “spirito”. […]» (p.683).
Che succederà con l’elezione del candidato della “super force”? «I cattolici vedranno allora lo spettacolo di un Papa validamente eletto che separerà l’intero corpo della Chiesa, sciolto dalla sua unità tradizionale e la struttura apostolica orientata al papato che la Chiesa aveva finora creduto di istituzione divina. Il brivido che scuoterà il corpo della Chiesa Cattolica in quei giorni sarà il brivido della sua agonia. Perché le sue pene verranno dal suo interno, orchestrate dai suoi leaders e dai suoi membri. Nessun nemico esterno avrà portato a questa situazione. Molti accetteranno il nuovo regime. Molti resisteranno. Tutti saranno frammentati. […]» (p.684).
Ciò che padre Malachi Martin non ha potuto scrivere in The Keys of This Blood, lo ha però fatto nel libro di cui stiamo per parlarvi, intitolato Windswept House (La Casa spazzata dal Vento; Main Street Books, 1996). Si tratta di un romanzo, ma il nostro autore ha affermato che il 95% degli eventi nel libro è reale e l’85% dei personaggi sono persone vere[9].
Tutto avviene nei giorni nostri, ma comincia nel 1963, quando il 29 giugno (solennità dei Santi Pietro e Paolo e giorno scelto per l’incoronazione del nuovo Romano Pontefice, Paolo VI), un gruppo di prelati commette nella Cappella Paolina un orrendo delitto criminale: un rituale satanico in cui, col proprio sangue, giurano fedeltà a Satana e lo incoronano re del Vaticano e s’impegnano a cambiare la Chiesa cattolica dall’interno.
Fanta-religione? Libertà artistica o esagerazioni di un romanziere? Ai più scettici ricordiamo che papa Benedetto XVI, nel 2009, ha riconsacrato la Cappella Paolina a porte chiuse, che fu riaperta al pubblico in quello stesso anno dopo i restauri[10]. E che lo stesso papa Paolo VI, nella famosa omelia del 29 giugno del 1972 (nono anniversario della sua incoronazione), fece scalpore, affermando di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio»[11].
Nel libro, padre Malachi offre una rappresentazione di prelati di alto rango (cardinali, vescovi e membri della Curia) che, stringendo un’alleanza con le lobby del Nuovo Ordine Mondiale, lavorano per costringere il Papa regnante ad abdicare – ci riusciranno! – in modo che possa essere eletto il loro candidato, ovviamente di orientamento progressista e fedele allo “spirito del concilio”, che cambierà radicalmente la fede cattolica e allineerà l’operato del mondo cattolico all’agenda del Nuovo Ordine Mondiale.
Il Papa del racconto, inoltre, si opporrà totalmente al Nuovo Ordine Mondiale, difendendo col suo magistero la legge morale naturale, nonché cercando di rinvigorire la cristianità cattolica liberalizzando il Vetus Ordo Missae e provando a riformare il Novus Ordo Missae.
«Al Papa (il Papa Slavo lo definisce padre Martin, pensando ovviamente a Giovanni Paolo II, ndt) viene consegnato un dossier riservato che mette in luce le storture e i veri e propri crimini commessi da tanti chierici nel mondo. Ciò accade mentre monta la pressione mondialista perché la Chiesa, attraverso un pronunciamento magisteriale del Papa, proclami alcuni ripensamenti dell’etica cattolica. Nello stesso tempo il Papa già anziano e malato viene invitato da una cerchia ristretta di Cardinali a dimettersi onde affidare a loro il compito di nominare un Papa più “compiacente” rispetto alle esigenze del “mondo”».
Padre Malachi, circa 10 anni prima che scoppiasse lo scandalo dei “preti-pedofili”, scriveva che «omosessualità e satanismo erano fra i virus più antichi insinuatisi nel corpo politico della Chiesa. La differenza era adesso data dal fatto che l’attività omosessuale e satanica aveva ottenuto un nuovo status all’interno di quel corpo politico. (…)». Infatti la cosiddetta “lobby gay clericale” è più potente che mai.
Un’altra particolarità vogliamo segnalarvi prima di concludere. Ciò che padre Malachi Martin scrisse in quei due libri, si è avverato tutto (o quasi), tranne che in qualche dettaglio, benché non di poco conto. Il Papa che ha difeso i principi non negoziabili[12] e liberalizzato il Vetus Ordo Missae[13] e che, alla fine ha abdicato, non è Giovanni Paolo II, bensì Benedetto XVI [14].
Raccontando del rituale satanico nella Cappella Paolina, padre Martin sostiene che così si compiva una profezia moderna sul satanismo, in cui si sosteneva che l’avvio dell’era di Satana sarebbe cominciata quando un papa avrebbe assunto il nome di Paolo. L’ultimo Paolo – prima di Paolo VI (Giovanni Battista Montini) – fu Camillo Borghese, morto nel 1621. Ebbene, abbiamo fatto numerose ricerche, ma da nessuna parte abbiamo trovato questa profezia. In che modo il nostro autore ne venne a conoscenza?
Ribadiamo che padre Malachi Martin è stato uno dei pochi uomini al mondo ad aver letto la terza parte del Segreto di Fatima
[1] Francesco: elezione preparata da anni (Marco Tosatti, 24-09-2015).
[2] Roma ha perduto la fede? Papa Francesco festeggia Martin Lutero (Le Cronache di Babele, 31-10-2016)
[3] Il Vaticano svende la Chiesa all’ONU (Riccardo Cascioli, La Nuova BQ, 07-06-2018)
[4] Il padre Malachi Martin, dopo aver lasciato il Vaticano, si trasferì a New York e là svolse il suo ministero sacerdotale col permesso del vescovo diocesano. Non avendo il sostentamento del clero locale, svolse lavori molti umili per mantenersi. I suoi libri divennero best-sellers internazionali. Poco prima di morire, fu ricevuto in udienza privata da papa Giovanni Paolo II, ma non volle mai raccontare i particolari del loro colloquio.
[5] Come si può capire dalla nota precedente, padre Malachi lasciò l’ordine dei gesuiti, ma non chiese mai di essere dispensato dal suo ministero sacerdotale, a cui rimase fedele fino alla morte, celebrando solo col Vetus Ordo Missae.
[6] Francesco Colafemmina pubblicò queste traduzioni nel suo Fides et Forma, oggi non più online purtroppo.
[7] Che cosa è il peccato contro lo Spirito Santo? Risponde Don Mario Proietti (Cooperatores-Veritatis.org)
[8] Nel libro, padre Malachi Martin elenca qualche nome della “super force”: Joseph Louis Bernardin (1928-1996) di Chicago, Basil Hume (1923-1999) di Westminster, Paulo Evaristo Arns (1921-2016) di San Paolo, nonché Godfried Danneels di Bruxelles, il cardinale belga che rivelerà al mondo dell’esistenza della “mafia di San Gallo” e della scelta dell’argentino Jorge Mario Bergoglio come loro candidato a succedere a Giovanni Paolo II già dal 2002.
[9] catholiccitizens.org/press/contentview.asp?c=14897
[10] Riaperta al culto la Cappella Paolina. Con due novità (Sandro Magister, 06-07-2018).
[11] Omelia di S.S. Paolo VI nella solennità dei Santi Pietro e Paolo e nono anniversario della sua incoronazione. Purtroppo la Santa Sede non ha mai pubblicato la trascrizione integrale, né l’audio il video dell’omelia.
[12] Benedetto XVI espone i principi non negoziabili per la Chiesa nella vita pubblica (Zenit, 30-03-2006).
[13] Motu Proprio Summorum Pontificum (07-07-2007).
[14] Dichiarazione di rinuncia al ministero petrino (Benedetto XVI, 10-02-2013).
venerdì 18 ottobre 2019
Come decadde la civiltà cristiana /4
Nel protestantesimo erano nate alcune sette che, trasponendo direttamente le loro tendenze religiose nel campo politico, avevano preparato l'avvento dello spirito repubblicano. S. Francesco di Sales, nel secolo XVII, mise in guardia il duca di Savoia contro queste tendenze repubblicane (Sainte -Beuve, Etudes des lundis -XVIIème siècle- Saint Francois de Sales, Librairie Garnier, Parigi 1928, pag. 364). Altre sette, spingendosi più avanti, adottarono principi che, se non si possono chiamare comunisti in tutto il senso odierno del termine, sono perlomeno pre-comunisti.
Dalla Rivoluzione Francese nacque il movimento comunista di Babeuf. E più tardi, dallo spirito sempre più attivo della Rivoluzione, sorsero le scuole del comunismo utopistico del secolo XIX e il comunismo detto scientifico di Marx". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5D)
La Rivoluzione Francese, apparentemente chiusa con l'instaurazione dell'Impero, si propagò per tutta Europa negli zaini dei soldati di Napoleone. Le guerre e rivoluzioni che segnarono il periodo dal 1814 al 1918, furono un insieme di convulsioni nel corso delle quali tutta l'Europa si trasformò secondo lo spirito della Rivoluzione Francese.
Già prima che l'industrializzazione formasse le grandi concentrazioni di proletari sottonutriti, il comunismo utopistico proclamava essere una illusione la mera uguaglianza politica istituita dalla borghesia, ed esigeva l'uguaglianza sociale ed economica assoluta. L'anarchismo, che sognava una società senza autorità, si propagava. Questi principi radicali minarono dopo poco la mentalità di numerosi monarchi, di potestà e nobiltà civili ed ecclesiastiche, ed istillarono in larghissime fasce di beneficiari dell'ordine allora vigente una certa simpatia per la "generosità" degli ideali libertari e ugualitari, così come una "cattiva coscienza" quanto alla legittimità dei poteri di cui si trovavano investiti. I leaders marxisti conoscono, in misura maggiore o minore, le idee di Marx, ma la base comunista generalmente non ne conosce la dottrina. Quello che la spinge a radunarsi attorno ai suoi capi sono vaghe idee di uguaglianza e giustizia, diffuse dal socialismo utopistico. Se i marxisti incontrano fuori dal loro ambiente, in certe zone dell'opinione pubblica, un'aura di simpatia, lo devono ancora all'irradiazione universale di principi ugualitari della Rivoluzione Francese e al sentimentalismo romantico del socialismo utopistico.
Oltre alla solida dimostrazione storica, fino ad oggi non confutata da alcuno, la teoria delle tre rivoluzioni trova fondamento in numerosi documenti del Magistero della Chiesa, di cui ne citiamo alcuni emblematici a diverso titolo.
A proposito dell'esecuzione di Luigi XVI, nel 1793, Papa Pio VI diresse una allocuzione al Concistoro nella quale mostra il vero carattere della Rivoluzione Francese. Egli afferma che Luigi XVI fu assassinato in odio alla fede, da una cospirazione preparata da calvinisti alleati ai filosofi atei del secolo XVIII. Ciò dimostra il legame esistente fra protestantesimo e Rivoluzione Francese. Entrambi avevano lo stesso obiettivo finale e lo stesso spirito.
splendidamente come il libero esame protestante aprì la strada al filosofismo del sec. XVII e questi, a sua volta, preparò l'ateismo moderno.
Durante il Concilio Vaticano II, fu presentata una petizione, firmata da 213 Vescovi, che chiedeva la condanna del comunismo. In questa petizione si affermava che gli errori comunisti hanno la loro origine nei principi della Rivoluzione Francese. L'importanza di questo documento sta nel fatto che quei Vescovi avevano sottoscritto questa affermazione.
martedì 15 ottobre 2019
Come decadde la civiltà cristiana /2
Ma allora, come è riuscita la Rivoluzione ad abbattere questo ordine?
Il tallone d'Achille: l'orgoglio e la sensualità
Per quanto fosse sacrale, la Civiltà Cristiana, come tutto quanto esiste sulla terra, aveva i suoi punti deboli. Essa presentava due talloni d'Achille, due punti vulnerabili.
Questi due talloni sono l'orgoglio e la sensualità.
Di tutte le debolezze dell'uomo, quella che più urta contro tutta la struttura della società medievale è l'orgoglio. L'orgoglioso rifiuta una enorme serie di gerarchie che stanno sopra di lui, si irrita con esse fino al punto di non poterle sopportare. A sua volta la sensualità cozza contro ogni freno. Un individuo orgoglioso e sensuale fino in fondo è un anarchico. Lo sviluppo dell'anarchia avviene in modo progressivo, di generazione in generazione, per mezzo dell'abolizione di tutte le disuguaglianze che disturbano l'orgoglio e di tutte le leggi che frenano la sensualità.
La struttura gerarchica solidissima del medioevo, che si erse nella bufera e che resistette ai peggiori marosi, cadde quando essa era nella sua fase trionfale: non per opera dei suoi avversari - non furono i barbari o i turchi ad abbatterla - ma a causa di un veleno interno, del peccato. I responsabili, coloro che iniziarono a peccare, furono i membri della Cristianità che non reagirono come avrebbero dovuto.
Immenso peccato della Cristianità
Vi fu, in un determinato momento, un peccato che potremmo chiamare il peccato immenso. Cluny, l'ordine religioso che diede origine alla fase più splendente del medioevo, si rilassò, e rilassandosi distrusse le condizioni di resistenza di quell'ordine sacrale e gerarchico. La marea montante dell'orgoglio e della sensualità, incontrando anche queste complicità, giunse ad un grado tale che, nel secolo XVI, quel che doveva accadere accadde. Le acque si erano alzate a tal punto che finirono con l'aprire una prima breccia nella diga.
Qual è la conseguenza? Secondo Paul Bourget, quando gli uomini non vivono in accordo con le loro idee, finiscono con mettere le idee d'accordo con la loro vita. Quando un uomo diviene abitualmente orgoglioso, sebbene riconosca che la umiltà è una virtù, egli tende ad ammettere dottrine che, in ultima analisi, nascono dall'orgoglio. Quando vive in modo sensuale, tende ad ammettere dei principi che muovono nella direzione del libertarismo. Se egli non pone le azioni in accordo con le idee, finisce col porre le idee in accordo con gli atti. Le eresie esplodono da questo genere di cause. E tutta la struttura sociale rovina a partire da questo punto.
Niente di più forte di una società cattolica, sacrale, gerarchica, con uomini umili e casti. Niente di più debole di questa società se gli uomini divengono orgogliosi e sensuali.
Il medioevo conosce degli alti e bassi, che in qualche parte d'Europa vengono superati, e crisi di orgoglio e sensualità, anch'esse dominate. Fra queste crisi c'è quella del secolo XIII, quando Nostro Signore suscita l'ordine del francescani, che praticano in modo esimio l'umiltà e la purezza; suscita pure l'ordine dei domenicani, per combattere su un terreno più intellettuale di quello dei soli costumi, quegli stessi difetti. S. Francesco, S. Domenico, S. Alberto Magno, S. Tommaso d'Aquino, S. Bonaventura e tanti altri santi di questi ordini, respingono la marea montante della sensualità e dell'eresia e salvano il medioevo. Nel secolo XV l'orgoglio e la sensualità cresceranno di nuovo, in modo enorme, forse senza precedenti. I santi che predicano la necessità di una riforma dei costumi per ridare vita alla purezza e all'umiltà, come S. Bernardino da Siena, non vengono ascoltati.
San Vincenzo Ferreri comincia a predicare che la fine del mondo è vicina, e che egli è l'angelo predetto dall'Apocalisse per annunciare tutta una serie di catastrofi. E le catastrofi cominceranno di fatto nel secolo XVI, col protestantesimo. Come ha dimostrato il prof. Plinio Correa de Oliveira nell'opera RCR, questo processo di decadenza della civiltà medievale diede origine alle tre grandi Rivoluzioni della storia dell'Occidente:
Queste tre Rivoluzioni sono di fatto tre tappe di una sola Rivoluzione, che "vuole distruggere tutto un ordine di cose legittimo, e sostituirlo con una situazione illegittima. Infatti l'ordine di cose che si sta distruggendo è la Cristianità medievale. Ora, la Cristianità non è stata un ordine qualsiasi, possibile come sarebbero possibili molti altri ordini. E' stata la realizzazione, nelle condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell'unico vero ordine tra gli uomini, ossia della Civiltà Cristiana.
'Fu già tempo che la filosofia del Vangelo governava gli Stati, quando la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata bene addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in tutti gli ordini e ragioni dello Stato, quando la religione di Gesù Cristo posta solidamente in quell'onorevole grado che le conveniva, traeva su fiorente all'ombra del favore dei Prìncipi e della dovuta protezione dei magistrati; quando procedevano concordi il Sacerdozio e l'Impero, stretti avventurosamente fra loro per amichevole reciprocanza di servigi. Ordinata in tal guisa la società, recò frutti che più preziosi non si potrebbe pensare, dei quali dura e durerà la memoria, affidata ad innumerevoli monumenti storici, che niuno artifizio di nemici potrà falsare od oscurare'.
Così quanto è stato distrutto dal secolo XV ad ora e la cui distruzione è oggi ormai quasi interamente compiuta, è la disposizione degli uomini e delle cose secondo la dottrina della Chiesa, maestra della Rivelazione e della legge naturale. Questa disposizione è l'Ordine per eccellenza. Ciò che si vuole instaurare è, per diametrum, il suo contrario. Quindi, la Rivoluzione per eccellenza". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. VII, 1E ed 1F)
martedì 25 giugno 2019
Atto di riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù
AL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ
mercoledì 19 giugno 2019
Sacro Cuore di Gesù: in attesa della festa.
martedì 5 marzo 2019
La dottrina di san Tommaso è quella della Chiesa
Papa Leone XIII nella Lettera al Generale dei Francescani il 13 dicembre 1885 scrisse:
«L’allontanarsi dalla dottrina del Dottore Angelico è cosa contraria alla Nostra volontà, e, assieme, è cosa piena di pericoli. […]. Coloro i quali desiderano di essere veramente filosofi, e i religiosi sopra tutti ne hanno il dovere, debbono collocare le basi e i fondamenti della loro dottrina in S. Tommaso d’Aquino».
Papa Benedetto XV, il 7 marzo 1917 decise che «le XXIV Tesi dovevano essere proposte come regole sicure di direzione intellettuale. […]
Nell’Enciclica 'Fausto appetente die' (29 giugno 1921)scriveva:
«La Chiesa ha stabilito che la dottrina di S. Tommaso è anche la sua propria dottrina».
Nel 1917 il ‘CIC’ nel canone 1366 § 2 diceva: “Il metodo, i princìpi e la dottrina di S. Tommaso devono esser seguiti santamente o con rispetto religioso”.
giovedì 6 dicembre 2018
Un punto di vista diverso
Cosa divide ancora la comunità San Pio X dalla Chiesa cattolica?
"E’ bene precisare che la Fraternità S Pio X non ha niente che la divide dalla Chiesa cattolica. Noi siamo uniti alla Chiesa cattolica e non ci siamo mai separati da essa malgrado le divergenze con le autorità della Chiesa. Ora queste divergenze non vengono da noi. Mons. Lefebvre diceva sempre che lo condannavano per quello per cui prima i Papi lo lodavano, in particolare Pio XII. E’ Roma che ha cambiato e con il Concilio Vaticano II si è allontanata dalla plurisecolare Tradizione della Chiesa. Per essere sintetici si può dire che ciò che ci divide con Roma sono dei gravi e fondamentali problemi dottrinali".
Un parroco cattolico una volta mi ha detto: "Si fa un gran parlare di scisma, ma questi non hanno la caratura teologica di Marcel Lefebvre". E' così?
"Molti criticano o condannano la Fraternità S. Pio X senza conoscerla e senza capire i motivi gravi che la mettono in condizione di ostilità con le autorità ecclesiastiche. Oggi molti, sacerdoti e laici, cominciano a domandarsi che cosa stia succedendo nella Chiesa e aprono gli occhi sul fatto che coloro che sono stati etichettati per molti anni come scismatici forse sono coloro che sono rimasti i più fedeli alla Chiesa cattolica e, paradossalmente, i più fedeli al papato. Nei nostri seminari Mons. Lefebvre ha voluto che si studiasse la Summa di S. Tommaso d’Aquino e sugli altri testi classici della teologia. Le assicuro che per noi è stata una grade grazia ricevere una così profonda e solida formazione".
Qual è la vostra opinione su Papa Francesco?
"Per noi Papa Francesco non è né peggiore né migliore degli altri papi del Concilio e del post Concilio. Lui lavora nello stesso cantiere inaugurato da Giovanni XXIII, quello dell’autodemolizione della Chiesa cattolica per costruirne un'altra che fosse conforme allo spirito liberale del mondo. Anzi le dirò di più: l’attuale Papa non è così responsabile come lo è stato Paolo VI. Questo Papa ha fatto il Concilio, lo ha finito, e ha fatto tutte le riforme. Ora tutto questo è la causa della gravissima crisi che vediamo nella Chiesa. Certo i gesti e le parole di papa Francesco sembrano più gravi di quelli dei suoi predecessori. Ma non è cosi. Oggi è l’effetto mediatico che fa molto più cassa di risonanza che una volta. Nella sostanza però gli atti di Paolo VI sono molto più gravi di quelli di Francesco".
Però Bergoglio sembra aver fatto dei passi avanti nei vostri confronti...
"Certo non ha fatto passi dottrinali in avanti nei nostri confronti. Egli però ci considera una realtà della “periferia”. Come tali siamo oggetto di certe sue benevolenze. Quando era cardinale a Buenos Aires un nostro sacerdote gli portò da leggere la vita del nostro fondatore. Lui la lesse e ne rimase seriamente impressionato forse anche questo ha contribuito a fargli avere un occhio di riguardo nei nostri confronti. Molti si domandano però perché non è stato così benevolo con i Francescani dell’Immacolata che stavano decisamente abbracciando la tradizione cattolica. Anzi in questo caso, a scapito della misericordia, li ha trattati duramenti e con estrema severità".
Molti vi considerano gli "estremisti" della fede...
"Guardi che la fede è una virtù teologale, e una virtù teologale può crescere all’infinito perché l’oggetto è Dio stesso e quindi non c’è limite nelle fede. In questo senso sarebbe virtuoso essere estremisti. Detto questo le posso citare le parole di nostro Signore quando dice ad esempio “Chi non è con me è contro di me” o le parole di S. Pietro “non c’è altro nome [Gesù Cristo] sotto il cielo che ci possa salvare”. Mi dica un po’ lei se queste non sono parole “estremiste”. Se poi consideriamo i martiri che sono morti piuttosto che tradire la loro fede, come li giudichiamo? Estremisti? Mi pare che si stia perdendo il senso della fede".
Cosa ne pensa del dibattito dottrinale attorno ad "Amoris Laetitia"?
"Vede con questa domanda mi spinge a ripetermi. Se da una parte sono state lodevoli tutte le iniziative per far correggere questo documento e difendere la famiglia cristiana indissolubile e sacralizzata da un sacramento, il vero problema però è a monte. Lei sa dove affondano le radici di Amoris Laetitia? Le troviamo in un documento del Concilio 'Gaudium et Spes'. Quindi come le dicevo la spaventosa crisi nella Chiesa è da ricondurre al suo DNA ossia al Vaticano II. Pensi un po’ se invece della 'Gaudium et Spes' fosse stata pubblicata al suo posto l’Enciclica di Pio XI 'Casti Connubi', avremmo oggi il catastrofico Amoris Laetitia? Non credo proprio".
E sulla riabilitazione di Lutero?
"Cosa vuole che le dica? Riabilitare il più grande eresiarca della storia, colui che ha laicizzato tutta la religione cristiana, che ha fatto perdere alla Chiesa popoli interi, è un suicidio dottrinale e un falso storico. La riabilitazione di Lutero fa parte dell’utopia ecumenica di questi ultimi 50 anni. Un'utopia che porta i cattolici ad una apostasia ormai non più silenziosa ma assordante. Consiglio di leggere un nuovo libro su Lutero uscito da poco: “Il vero volto di Lutero” edizioni PIANE, scritto da un nostro sacerdote professore di ecclesiologia al seminario di Ecône. Leggendo questo libro si capirà l’assurdità di questa pretesa riabilitazione".
Vede possibile, in futuro, il ricongiungimento dottrinale tra voi e il Vaticano?
"Non sono profeta. Ci auguriamo che questo avvenga soprattutto per la salvezza di tante anime che rischiano di perdersi per l’eternità. Ma se mi permette vorrei dirle quello che oggi possiamo fare per contribuire al trionfo della tradizione nella Chiesa. Dobbiamo noi stessi, ogni cattolico, vescovi, sacerdoti fedeli, ritornare alla tradizione cattolica di sempre, e nessuno deve temere di sentirsi contro le autorità della Chiesa. Perché di fatto non è andare contro, ma al contrario è il modo più efficace per aiutarle a capire che si deve tornare alla tradizione che è l’unico e solo futuro della Santa Chiesa".
sanpiox.it - Intervista di Francesco Boezi - Il Giornale -
2 febbraio 2018
lunedì 12 novembre 2018
Il Papa: tra autorità ed obbedienza
Pubblichiamo la traduzione di una riflessione sull'autorità del Papa nella Chiesa scritta dal cardinale Gerhard Müller e pubblicata su First Things il 16 gennaio 2018.
Secondo Pio IX, nella loro risposta alla provocazione di Bismarck, i vescovi tedeschi avevano chiaramente mostrato che «non c’è assolutamente nulla nelle definizioni prese di mira che sia nuovo o che cambi qualcosa circa le nostre relazioni con i governi civili o che possano offrire un pretesto per proseguire nella persecuzione della Chiesa». Per poter valutare gli eventi, bisogna certamente tener presenti i presupposti culturali a partire dai quali Bismarck e i suoi liberali “guerrieri culturali” hanno agito.
Sebbene essi avessero in gran parte abbandonato il contenuto religioso della Riforma Protestante, che aveva segnato il loro paese, avevano invece ampiamente mantenuto i relativi pregiudizi contro la Chiesa cattolica. Secondo loro, l’ufficio magisteriale esercitato dal papa e dai concili della Chiesa pretendeva un’autorità maggiore di quella della stessa Parola di Dio. Non solo il magistero della Chiesa finiva per intralciare il rapporto immediato del fedele con Dio, ma si ergeva anche come elemento estraneo tra i cittadini e lo stato - uno stato, certamente, che nel caso della Prussia della fine del XIX secolo si attribuiva un’autorità assoluta, distaccata anche dalla legge morale naturale.
Contro questa totale caricatura della pienezza del potere del papa, i vescovi tedeschi sottolinearono che «in tutti gli aspetti essenziali la costituzione della Chiesa si basa su ordini divini, e pertanto non è soggetta ad arbitrarietà umane». Quanto ad essi, «l’opinione secondo cui il papa è ‘un sovrano assoluto a motivo della sua infallibilità’ si basa su una comprensione totalmente falsa del dogma dell’infallibilità pontificia». Infatti, il Magistero del papa «è limitato ai contenuti della Sacra Scrittura e della tradizione ed anche ai dogmi precedentemente definiti dall’autorità magisteriale della Chiesa».
Egli ha affidato loro “il messaggio di riconciliazione”, così che essi agiscano realmente nella persona di Cristo per la salvezza del mondo (cf. 2Cor. 5, 19f).
Il Signore risorto, al quale è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra, manda i suoi apostoli in tutto il mondo per fare discepoli da tutte le nazioni e battezzarli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Incaricando i suoi apostoli, Gesù incarica anche i loro successori, cioè i vescovi, insieme con il successore di Pietro, il papa, come loro capo.
Il mandato che Cristo conferisce loro è di “insegnar loro ad osservare tutto quello che vi ho comandato” (Mt. 28, 20). In questo modo egli chiarisce che il contenuto dell’insegnamento degli apostoli - il criterio di verità di quanto essi diranno - è il suo stesso insegnamento. La certezza della fede cristiana riposa in ultimo sul fatto che la parola umana degli apostoli e dei vescovi è la divina Parola di salvezza, non prodotta ma piuttosto testimoniata mediante una mediazione umana (cf. 1Ts. 2, 13).
Riguardo a coloro che ascoltano la Parola di Dio, questi maestri rappresentano la stessa autorità di Dio, avvalendosi di parole e di decisioni umane (quoad nos – per noi). Il compito dell’insegnamento autorevole e del governo non può essere lasciato unicamente al singolo fedele che nella propria coscienza giunge ad accettare una certa verità. Dopotutto la rivelazione è stata affidata alla Chiesa nel suo insieme. Quindi, il Magistero è una parte essenziale della missione della Chiesa. Solo con l’aiuto del magistero vivente del papa e dei vescovi la Parola di Dio può essere trasmessa nella sua integrità ai fedeli e a tutte le persone di ogni tempo e luogo.
Nel nostro credo noi professiamo la nostra fede usando parole umane. Queste parole sono soggette ad un certo cambiamento, per quanto concerne la modalità espressiva. Ciò è possibile e a volte è necessario, dal momento che, come afferma chiaramente S. Tommaso, «l’atto del credente non si ferma all’enunciato, ma va alla realtà» (S. Th. II-II, q. 1, a. 2, ad. 2). Dato che l’insegnamento degli apostoli - e anche l’insegnamento della Chiesa - è la Parola di Dio trasmessa mediante le parole di esseri umani, la Parola di Dio si delinea e si sviluppa nella consapevolezza della Chiesa della propria fede, abbastanza analogamente al modo in cui ciascuno dei fedeli è soggetto ad uno sviluppo spirituale e storico sotto la guida dello Spirito Santo. Senza dubbio, la missione dello Spirito Santo non consiste nell’inventare nuove dottrine, ma nel rendere presente nella Chiesa la pienezza della rivelazione di Gesù Cristo (cf. Gv. 16, 13).
Dal momento che il papa, in quanto capo del collegio dei vescovi, è il principio dell’unità della Chiesa nella verità, egli ha la missione sia di custodire la verità della rivelazione che di pronunciare nuove formulazioni concettuali del credo (il “simbolo”), laddove sia necessario. Facendo ciò, egli non può aggiungere nulla alla rivelazione dataci nella Scrittura e nella Tradizione, e neppure può cambiare il contenuto di precedenti definizioni dogmatiche. Ma al fine di proteggere l’unità della Chiesa nella fede, a certe condizioni egli ha il diritto e il dovere di dare una nuova formulazione al credo (nova editio symboli). Così spiega S. Tommaso: «nell’insegnamento di Cristo e degli Apostoli le verità di fede sono spiegate a sufficienza. Siccome però gli uomini perversi, secondo l’espressione di S. Pietro [2Pt. 3, 16], ‘travisano per loro propria rovina’ l’insegnamento apostolico e le altre Scritture, è necessario che nel corso del tempo ci sia un’esposizione della fede contro gli errori che insorgono» (S. Th. II-II, q. 1, a. 10, ad. 1, sottolineatura aggiunta).Ora, la pienezza dell’autorità apostolica non comporta un’illimitata pienezza di potestà secondo l’accezione secolare. Al contrario, questo potere è strettamente circoscritto dalla sua finalità: è a servizio della difesa dell’unità della Chiesa nella sua fede nel Figlio di Dio venuto nella “pienezza dei tempi” (Gal. 4, 4-6).
L’autorità del papa è legata molto strettamente alla rivelazione; infatti essa deriva dalla rivelazione. È solo per il potere di Dio che Pietro è in grado di custodire l’intera Chiesa nella fedeltà a Cristo, anche quando Satana la scuote e la vaglia, così che il grano venga separato dalla pula. Così dice Gesù: “ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede” (Lc. 22, 32). Nel suo magistero supremo, il papa unisce tutta la Chiesa e tutti i vescovi nella stessa confessione: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt. 16, 16). Ed è precisamente in questa confessione che egli è la roccia sulla quale il Signore Gesù continua ad edificare la sua Chiesa fino alla fine del mondo. È chiaro, allora, che le parole del papa sono a servizio dell’intera Tradizione della Chiesa e non il contrario.
Quando il Concilio di Trento definisce che ci sono tre atti del penitente che fanno parte del sacramento della penitenza (pentimento con la risoluzione di non peccare nuovamente, confessione e soddisfazione), allora anche i papi e i vescovi dei secoli successivi sono vincolati da questa dichiarazione. Essi non sono liberi di dare l’assoluzione sacramentale per i peccati, o di autorizzare i propri sacerdoti a darla, quando i penitenti non mostrano realmente segni di pentimento o quando essi esplicitamente non vogliono prendere la risoluzione di non peccare più. Nessun essere umano può annullare l’intima contraddizione tra l’effetto del sacramento - ossia, la nuova comunione di vita con Cristo nella fede, speranza e carità - e l’inadeguata disposizione del penitente. Nemmeno il papa o un concilio possono farlo, perché non ne hanno l’autorità e neppure potranno mai ricevere una tale autorità, perché Dio non chiede mai agli uomini di fare qualcosa che sia contraddittorio in se stesso e contrario a Dio stesso.
L’obbedienza dei fedeli verso i loro superiori ecclesiastici non è perciò un obbedienza assoluta e il superiore non può richiedere un’obbedienza assoluta, perché sia il superiore che coloro che sono affidati alla sua autorità sono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre e sono discepoli dello stesso Maestro.
Pertanto, è più arduo insegnare che imparare, perché l’insegnamento è associato ad una più grande responsabilità di fronte a Dio. L’affermazione «bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (Atti 5, 29) ha il suo valore anche e soprattutto nella Chiesa. Contro il principio di obbedienza assoluta vigente nello stato militare prussiano, i vescovi tedeschi ribadivano di fronte a Bismarck: «Non è certamente la Chiesa cattolica ad aver fatto proprio il principio immorale e dispotico che il comando di un superiore svincola incondizionatamente da ogni responsabilità personale».
Particolarmente illuminante è il modo in cui egli interpreta l’incidente avvenuto ad Antiochia, culminato con la pubblica correzione di Pietro da parte di Paolo (Gal. 2, 11). Secondo l’Aquinate, l’episodio ci insegna che a certe condizioni un apostolo può avere il diritto ed anche il dovere di correggere un altro apostolo in modo fraterno, e che anche un sottoposto può avere il diritto e il dovere di criticare il superiore (cf. Commento sulla lettera ai Galati, c. II, l. 3). Questo non significa che si possa ridurre il magistero ad un’opinione privata, così da essere dispensati dal potere vincolante dell’insegnamento autentico e definitivo della Chiesa (cf. Lumen Gentium, 37). Significa solamente che si deve comprendere bene il senso preciso dell’autorità nella Chiesa in generale e il ruolo del ministero petrino in particolare.
Ciò è particolarmente vero quando il conflitto non nasce tra l’insegnamento del papa e la sua idea personale, ma tra l’insegnamento del papa e l’insegnamento dei papi precedenti, che è in accordo con l’ininterrotta tradizione della Chiesa.








