La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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martedì 20 ottobre 2020

Via turpitudinis

Alla bellezza non solo individuale di questo o quel santo, ma alla “bellezza sociale” di un’intera civiltà cristiana, si oppone una via turpitudinis che è allo stesso tempo sintomo e simbolo di quell’altrettanto plurisecolare processo di aversio a Deo, di apostasia delle società, che la scuola contro-rivoluzionaria e in specie Plinio Corrêa De Oliveira definisce Rivoluzione.
Le cattive istituzioni, come le cattive idee da cui scaturiscono, hanno la loro prima origine nelle tendenze disordinate del cuore dell’uomo. Per verificare quanto accade in ambito spirituale, per avere una radiografia dell’invisibile, il rapporto di una società con il bello – o con il brutto - è un’efficace cartina di tornasole. E forse non è casuale che il nostro mondo attualmente sia divenuto un coacervo di asfalto, graffiti e grigiore e che le metropolitane siano frequentate anche da aspiranti suicidi, stanchi di vivere in un mondo complessivamente non bello e quindi percepito come non amabile – poiché nessuno ama ciò che percepisce come brutto.

venerdì 18 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana /4

3) Comunismo

Nel protestantesimo erano nate alcune sette che, trasponendo direttamente le loro tendenze religiose nel campo politico, avevano preparato l'avvento dello spirito repubblicano. S. Francesco di Sales, nel secolo XVII, mise in guardia il duca di Savoia contro queste tendenze repubblicane (Sainte -Beuve, Etudes des lundis -XVIIème siècle- Saint Francois de Sales, Librairie Garnier, Parigi 1928, pag. 364). Altre sette, spingendosi più avanti, adottarono principi che, se non si possono chiamare comunisti in tutto il senso odierno del termine, sono perlomeno pre-comunisti.

Dalla Rivoluzione Francese nacque il movimento comunista di Babeuf. E più tardi, dallo spirito sempre più attivo della Rivoluzione, sorsero le scuole del comunismo utopistico del secolo XIX e il comunismo detto scientifico di Marx". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5D)

La Rivoluzione Francese, apparentemente chiusa con l'instaurazione dell'Impero, si propagò per tutta Europa negli zaini dei soldati di Napoleone. Le guerre e rivoluzioni che segnarono il periodo dal 1814 al 1918, furono un insieme di convulsioni nel corso delle quali tutta l'Europa si trasformò secondo lo spirito della Rivoluzione Francese.
La tesi ugualitaria si espresse nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo - magna carta della Rivoluzione Francese e dell'era storica da questa inaugurata - in tutta la sua nudità: "Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti". E' chiaro che questo principio è suscettibile di una interpretazione 'pro bono'. Ma il testo della famosa Dichiarazione era per lo più generico: affermava l'uguaglianza e la libertà senza menzionare alcuna restrizione. Esso propiziava una interpretazione larga e sfavorevole: una uguaglianza e una libertà assolute e totali (questo problema è trattato più a fondo in "RCR" Parte I, cap. VII, 3: gli uomini sono uguali per natura, e diversi solo nei loro elementi accidentali). Ben inteso, è questa interpretazione quella che corrispondeva allo spirito della Rivoluzione nascente. Lungo il suo corso, essa andò scaricando tutti i suoi partigiani che non concordassero con questo spirito. La caccia ai nobili e ai chierici fu seguita dalla caccia ai borghesi. Doveva rimanere solo il lavoratore manuale.
Finito il Terrore, la borghesia, desiderosa di eliminare in tutta l'Europa le antiche classi privilegiate, continuò ad affermare gli "immortali principi" del 1789. Essa lo faceva in modo ambiguo ed imprudente, non temendo di suscitare nelle masse popolari la tendenza all'uguaglianza e alla libertà complete, al fine di ottenere il loro appoggio nella lotta contro la monarchia, l'aristocrazia ed il clero. Questa imprudenza facilitò in larga misura lo sbocciare del movimento che avrebbe messo in scacco il potere della borghesia. Se tutti gli uomini sono liberi e uguali, con che diritto esistono i ricchi? Con che diritto i figli ereditano, senza lavorare, i beni dei loro padri?

Già prima che l'industrializzazione formasse le grandi concentrazioni di proletari sottonutriti, il comunismo utopistico proclamava essere una illusione la mera uguaglianza politica istituita dalla borghesia, ed esigeva l'uguaglianza sociale ed economica assoluta. L'anarchismo, che sognava una società senza autorità, si propagava. Questi principi radicali minarono dopo poco la mentalità di numerosi monarchi, di potestà e nobiltà civili ed ecclesiastiche, ed istillarono in larghissime fasce di beneficiari dell'ordine allora vigente una certa simpatia per la "generosità" degli ideali libertari e ugualitari, così come una "cattiva coscienza" quanto alla legittimità dei poteri di cui si trovavano investiti. I leaders marxisti conoscono, in misura maggiore o minore, le idee di Marx, ma la base comunista generalmente non ne conosce la dottrina. Quello che la spinge a radunarsi attorno ai suoi capi sono vaghe idee di uguaglianza e giustizia, diffuse dal socialismo utopistico. Se i marxisti incontrano fuori dal loro ambiente, in certe zone dell'opinione pubblica, un'aura di simpatia, lo devono ancora all'irradiazione universale di principi ugualitari della Rivoluzione Francese e al sentimentalismo romantico del socialismo utopistico.
"E cosa vi può essere di più logico? Il deismo dà come frutto normale l'ateismo. La sensualità, in rivolta contro i fragili ostacoli del divorzio, tende di per sè stessa al libero amore. L'orgoglio, nemico di ogni superiorità, attaccherà necessariamente l'ultima disuguaglianza, cioè quella economica. E così, ebbro del sogno di una Repubblica Universale, della soppressione di ogni autorità ecclesiastica e civile, dell'abolizione di qualsiasi Chiesa e, dopo una dittatura operaia di transizione, anche dello stesso Stato, ecco ora il neobarbaro del secolo XX, il più recente e più avanzato prodotto del processo rivoluzionario". ("RCR", del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5D).
 
Conferme dai documenti del Magistero Ecclesiastico.

Oltre alla solida dimostrazione storica, fino ad oggi non confutata da alcuno, la teoria delle tre rivoluzioni trova fondamento in numerosi documenti del Magistero della Chiesa, di cui ne citiamo alcuni emblematici a diverso titolo.

A proposito dell'esecuzione di Luigi XVI, nel 1793, Papa Pio VI diresse una allocuzione al Concistoro nella quale mostra il vero carattere della Rivoluzione Francese. Egli afferma che Luigi XVI fu assassinato in odio alla fede, da una cospirazione preparata da calvinisti alleati ai filosofi atei del secolo XVIII. Ciò dimostra il legame esistente fra protestantesimo e Rivoluzione Francese. Entrambi avevano lo stesso obiettivo finale e lo stesso spirito.
Papa Leone XIII, nella Lettera Apostolica "Pervenuti all'anno vigesimo quinto", dimostra
 splendidamente come il libero esame protestante aprì la strada al filosofismo del sec. XVII e questi, a sua volta, preparò l'ateismo moderno.
Papa Pio XII espone il legame esistente tra le tre tappe della Rivoluzione in numerosi documenti, e, in modo particolarmente efficace, sia dal punto di vista teologico che da quello sociale, nel discorso "Nel contemplare" del 12/10/1952.

Durante il Concilio Vaticano II, fu presentata una petizione, firmata da 213 Vescovi, che chiedeva la condanna del comunismo. In questa petizione si affermava che gli errori comunisti hanno la loro origine nei principi della Rivoluzione Francese. L'importanza di questo documento sta nel fatto che quei Vescovi avevano sottoscritto questa affermazione.
 
 

mercoledì 16 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana /3

1) Pseudo-Riforma e Rinascimento.
Dopo aver descritto la decadenza del medioevo, occorre parlare delle successive tappe del processo rivoluzionario.
Questo nuovo stato d'animo conteneva un desiderio possente, sebbene più o meno inconfessato, di un ordine di cose fondamentalmente diverso da quello che era giunto al suo apogeo nei secoli XII e XIII. Anche nell'Umanesimo e nel Rinascimento troviamo perciò l'ostilità al soprannaturale e al Magistero della Chiesa, così come all'austerità dei costumi.

"Il tipo umano, ispirato ai moralisti pagani, che quel movimento introdusse come ideale in Europa, e la cultura e la civiltà coerenti con esso, è il precursore dell'uomo avido di guadagni, sensuale, laico e pragmatista dei nostri giorni, della cultura e della civiltà materialistiche in cui ci andiamo immergendo sempre più.

In alcune parti d'Europa, esso si sviluppò senza portare all'apostasia formale. Notevoli resistenze gli si opposero. Ed anche quando si installava nelle anime, non osava chiedere - almeno all'inizio - una rottura formale con la fede.

Ma in altri paesi attaccò apertamente la Chiesa. L'orgoglio e la sensualità, nel cui soddisfacimento consiste il piacere della vita pagana, suscitarono il protestantesimo.
L'orgoglio diede origine allo spirito di dubbio, al libero esame, all'interpretazione naturalistica della Scrittura. Produsse la rivolta contro l'autorità ecclesiastica, espressa in tutte le sette con la negazione del carattere monarchico della Chiesa universale, cioè con la rivolta contro il papato. Alcune, più radicali, negarono anche quella che si potrebbe chiamare l'alta aristocrazia della Chiesa, ossia i Vescovi, suoi prìncipi. Altre ancora negarono lo stesso sacerdozio gerarchico, riducendolo ad una semplice delegazione del popolo, unico vero detentore del potere sacerdotale.
Sul piano morale, il trionfo della sensualità nel protestantesimo si affermò con la soppressione del celibato ecclesiastico e con l'introduzione del divorzio". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5B)


2) Rivoluzione Francese

Questa tendenza ugualitaria, che si era già manifestata in materia religiosa, passò anche nel campo politico.

"Allo scopo di evitare qualsiasi equivoco, conviene sottolineare che questa esposizione non contiene l'affermazione che la repubblica sia un regime politico necessariamente rivoluzionario. Leone XIII ha messo in chiaro, parlando delle diverse forme di governo, che 'ognuna di esse è buona, purché sappia procedere rettamente verso il suo fine, ossia verso il bene comune, per il quale 'autorità sociale è costituita'. (Enciclica Au milieu des sollicitudes, del 16.2.1892)
Qualifichiamo come rivoluzionaria, questo sì, l'ostilità professata, per principio, contro la  monarchia e contro l'aristocrazia, come se fossero forme essenzialmente incompatibili con la dignità umana e l'ordine normale delle cose.
E' l'errore condannato da S. Pio X nella lettera apostolica Notre Charge Apostolique, del 25 agosto 1910". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5E)
Una prima manifestazione di egualitarismo politico, fu la Rivoluzione Inglese, che decapitò Carlo I, proclamò la repubblica in Inghilterra, ed abolì virtualmente i titoli di nobiltà. Precisamente fu la setta di Cromwell, i Puritani, la quale non ammetteva disuguaglianze religiose, che, coerentemente, insorse anche contro le disuguaglianze civili. Perché se qualcuno odia le disuguaglianze a causa dell'orgoglio, questi è disturbato sia dalla disuguaglianza religiosa quanto da quella civile, e finisce con scagliarsi contro ambedue. Questa Rivoluzione suscitò una reazione dopo la morte di Oliver Cromwell. Suo figlio Richard rimase al governo molto poco tempo, e subito dopo ebbe luogo il ristabilimento della monarchia con Carlo II.

La continuità del processo rivoluzionario

Ma questa tendenza rivoluzionaria esplose sopratutto in Francia, paese che era stato fortemente lavorato dal protestantesimo.

Nel secolo XVI, una gran parte della Francia divenne protestante, e se non fosse stato per l'ausilio di Federico II, Re di Spagna, e l'influenza dei Papi, lo sarebbe divenuta interamente. La Rivoluzione continuò ad avere un carattere religioso, e diede vita al Giansenismo, una forma travestita di Protestantesimo. Il Giansenismo produsse un progressivo raffreddamento religioso, che culminò nello scetticismo, ossia nello spirito di dubbio nei confronti della religione. Coi giansenisti incontriamo i gallicani, che sono cattolici, ma negano l'autorità del Papa sulla Chiesa di Francia.
Il naturalismo rinascimentale si sviluppò, e divenne Deismo, ossia accettazione vaga di un Dio impersonale. Il Deismo genera una mentalità atea che si esprime nella corrente culturale detta dell'enciclopedismo, che elaborò la dottrina della completa uguaglianza civile.

Uno studio attento dell'Assolutismo monarchico, dimostra che la politica dei monarchi assoluti, in tutto quel che non pregiudicava la loro autorità, era segnata dallo spirito ugualitario. La riduzione dei privilegi del clero e della nobiltà, fatta in modo progressivo dai Re assoluti, andava nella direzione di un'equiparazione politica di tutti i cittadini, sotto il potere dello Stato. I favoritismi continui dei Re, nei confronti della parte più attiva e sviluppata della plebe, cioè della borghesia, contribuì ancor più ad una situazione di uguaglianza politica.
La corruzione dei costumi, che era cresciuta dalla fine del medioevo, raggiunse nel 1700 un grado inimmaginabile.
La Rivoluzione Francese, continuatrice del Rinascimento e del Protestantesimo

La Francia, imbevuta degli elementi che nei paesi nordici avevano prodotto il protestantesimo, si preparava, attraverso l'enciclopedismo e l'assolutismo, ad una convulsione profonda, che altro non sarebbe stata se non la proiezione, nella sfera religiosa, filosofica, politica, sociale ed economica, dei principi protestanti.
Alla fine del secolo XVIII il protestantesimo era consumato, minato al suo interno dai progressi crescenti del dubbio e dello scetticismo, stancato ed invecchiato, mancava di forza di espansione. Umanesimo e Rinascimento erano sorti da molto tempo. Ma ciò che questi 3 movimenti avevano di più dinamico e fondamentale, ossia lo spirito che li aveva suscitati, sopravviveva ed era più forte che mai. Questo spirito doveva lanciare la Francia, e poi l'intera Europa, in un cataclisma liberale e ugualitario.

La Rivoluzione Francese fu notevolmente segnata dallo spirito protestante; la Chiesa Costituzionale da lei organizzata, altro non era se non uno strumento mal nascosto per impiantare in Francia un vero protestantesimo. Lo spirito ugualitario, anti-monarchico ed anti-aristocratico della Rivoluzione Francese è la proiezione, nella sfera civile, della tendenza ugualitaria che portò il protestantesimo a rifiutare gli elementi aristocratico e monarchico della gerarchia ecclesiastica.
Il fermento comunista che lavorava all'estrema sinistra di questa Rivoluzione, e che finì per esplicitarsi in movimenti come quello di Babeuf, non era se non la copia laica dei movimenti pre-comunisti, come quello dei Fratelli Moravi, che brulicavano in quella che si potrebbe chiamare la estrema sinistra protestante.
 
La completa laicizzazione dello Stato, la continua evocazione dei modelli del paganesimo classico, mostrano nella Rivoluzione Francese gli effetti dell'Umanesimo, del Rinascimento e dell'Enciclopedismo.



martedì 15 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana /2

La grandezza della civiltà cristiana.
La civiltà medievale, quando ben studiata, appare tanto grande e forte che non si capisce come possa essere caduta. In verità, è quando si considerano i resti che ancora sopravvivono della Civiltà Cristiana, e la forza dei medesimi dopo 400 anni di Rivoluzione, che si capisce quanto fu grande il medioevo.

Ma allora, come è riuscita la Rivoluzione ad abbattere questo ordine?

Il tallone d'Achille: l'orgoglio e la sensualità

Per quanto fosse sacrale, la Civiltà Cristiana, come tutto quanto esiste sulla terra, aveva i suoi punti deboli. Essa presentava due talloni d'Achille, due punti vulnerabili.

Questi due talloni sono l'orgoglio e la sensualità.

Di tutte le debolezze dell'uomo, quella che più urta contro tutta la struttura della società medievale è l'orgoglio. L'orgoglioso rifiuta una enorme serie di gerarchie che stanno sopra di lui, si irrita con esse fino al punto di non poterle sopportare. A sua volta la sensualità cozza contro ogni freno. Un individuo orgoglioso e sensuale fino in fondo è un anarchico. Lo sviluppo dell'anarchia avviene in modo progressivo, di generazione in generazione, per mezzo dell'abolizione di tutte le disuguaglianze che disturbano l'orgoglio e di tutte le leggi che frenano la sensualità.

La struttura gerarchica solidissima del medioevo, che si erse nella bufera e che resistette ai peggiori marosi, cadde quando essa era nella sua fase trionfale: non per opera dei suoi avversari - non furono i barbari o i turchi ad abbatterla - ma a causa di un veleno interno, del peccato. I responsabili, coloro che iniziarono a peccare, furono i membri della Cristianità che non reagirono come avrebbero dovuto.

Immenso peccato della Cristianità

Vi fu, in un determinato momento, un peccato che potremmo chiamare il peccato immenso. Cluny, l'ordine religioso che diede origine alla fase più splendente del medioevo, si rilassò, e rilassandosi distrusse le condizioni di resistenza di quell'ordine sacrale e gerarchico. La marea montante dell'orgoglio e della sensualità, incontrando anche queste complicità, giunse ad un grado tale che, nel secolo XVI, quel che doveva accadere accadde. Le acque si erano alzate a tal punto che finirono con l'aprire una prima breccia nella diga.
Come si sviluppò il processo di deterioramento.
Quando in una società l'orgoglio e la sensualità crescono senza essere seriamente combattuti, tutto l'edificio crolla. L'uguaglianza completa è il sogno esplicito o implicito dell'individuo che si consegna all'orgoglio, che, se non frenato, provoca la caduta di tutte le gerarchie. D'altro canto a causa dell'orgoglio, che porta l'uomo a rifiutare la dottrina della Chiesa, e a causa della sensualità, che porta le persone a vivere abitualmente in stato di peccato mortale e perciò in stato di ribellione contro la dottrina della Chiesa, comincia a nascere il sogno di una Chiesa senza Gerarchia, che ammette il divorzio, l'immoralità, che non condanna le mode indecenti, che lascia la sensualità espandersi a piacimento.

Qual è la conseguenza? Secondo Paul Bourget, quando gli uomini non vivono in accordo con le loro idee, finiscono con mettere le idee d'accordo con la loro vita. Quando un uomo diviene abitualmente orgoglioso, sebbene riconosca che la umiltà è una virtù, egli tende ad ammettere dottrine che, in ultima analisi, nascono dall'orgoglio. Quando vive in modo sensuale, tende ad ammettere dei principi che muovono nella direzione del libertarismo. Se egli non pone le azioni in accordo con le idee, finisce col porre le idee in accordo con gli atti. Le eresie esplodono da questo genere di cause. E tutta la struttura sociale rovina a partire da questo punto.

Niente di più forte di una società cattolica, sacrale, gerarchica, con uomini umili e casti. Niente di più debole di questa società se gli uomini divengono orgogliosi e sensuali.

Il medioevo conosce degli alti e bassi, che in qualche parte d'Europa vengono superati, e crisi di orgoglio e sensualità, anch'esse dominate. Fra queste crisi c'è quella del secolo XIII, quando Nostro Signore suscita l'ordine del francescani, che praticano in modo esimio l'umiltà e la purezza; suscita pure l'ordine dei domenicani, per combattere su un terreno più intellettuale di quello dei soli costumi, quegli stessi difetti. S. Francesco, S. Domenico, S. Alberto Magno, S. Tommaso d'Aquino, S. Bonaventura e tanti altri santi di questi ordini, respingono la marea montante della sensualità e dell'eresia e salvano il medioevo. Nel secolo XV l'orgoglio e la sensualità cresceranno di nuovo, in modo enorme, forse senza precedenti. I santi che predicano la necessità di una riforma dei costumi per ridare vita alla purezza e all'umiltà, come S. Bernardino da Siena, non vengono ascoltati.

San Vincenzo Ferreri comincia a predicare che la fine del mondo è vicina, e che egli è l'angelo predetto dall'Apocalisse per annunciare tutta una serie di catastrofi. E le catastrofi cominceranno di fatto nel secolo XVI, col protestantesimo. Come ha dimostrato il prof. Plinio Correa de Oliveira nell'opera RCR, questo processo di decadenza della civiltà medievale diede origine alle tre grandi Rivoluzioni della storia dell'Occidente:
 
la Pseudo-Riforma, la Rivoluzione Francese ed il Comunismo.

Queste tre Rivoluzioni sono di fatto tre tappe di una sola Rivoluzione, che "vuole distruggere tutto un ordine di cose legittimo, e sostituirlo con una situazione illegittima. Infatti l'ordine di cose che si sta distruggendo è la Cristianità medievale. Ora, la Cristianità non è stata un ordine qualsiasi, possibile come sarebbero possibili molti altri ordini. E' stata la realizzazione, nelle condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell'unico vero ordine tra gli uomini, ossia della Civiltà Cristiana.
Nell'enciclica Immortale Dei, Leone XIII ha descritto in questi termini la Cristianità medievale:

'Fu già tempo che la filosofia del Vangelo governava gli Stati, quando la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata bene addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in tutti gli ordini e ragioni dello Stato, quando la religione di Gesù Cristo posta solidamente in quell'onorevole grado che le conveniva, traeva su fiorente all'ombra del favore dei Prìncipi e della dovuta protezione dei magistrati; quando procedevano concordi il Sacerdozio e l'Impero, stretti avventurosamente fra loro per amichevole reciprocanza di servigi. Ordinata in tal guisa la società, recò frutti che più preziosi non si potrebbe pensare, dei quali dura e durerà la memoria, affidata ad innumerevoli monumenti storici, che niuno artifizio di nemici potrà falsare od oscurare'.
Così quanto è stato distrutto dal secolo XV ad ora e la cui distruzione è oggi ormai quasi interamente compiuta, è la disposizione degli uomini e delle cose secondo la dottrina della Chiesa, maestra della Rivelazione e della legge naturale. Questa disposizione è l'Ordine per eccellenza. Ciò che si vuole instaurare è, per diametrum, il suo contrario. Quindi, la Rivoluzione per eccellenza". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. VII, 1E ed 1F)


martedì 8 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana: le tre rivoluzioni /1


La decadenza del medioevo

"Nel secolo XIV si può cominciare ad osservare, nell'Europa cristiana, una trasformazione di mentalità che nel corso del secolo XV diventa sempre più chiara. Il desiderio dei piaceri terreni si va trasformando in bramosia. I divertimenti diventano sempre più sontuosi. Gli uomini se ne curano sempre di più. Negli abiti, nei modi, nel linguaggio, nella letteratura e nell'arte, l'anelito crescente a una vita piena dei diletti della fantasia e dei sensi va producendo progressive manifestazioni di mollezza. Si verifica un lento deperimento della serietà e dell'austerità dei tempi antichi. Tutto tende al gaio, al grazioso, al frivolo. I cuori si distaccano a poco a poco dall'amore al sacrificio, dalla vera devozione alla Croce, e dalle aspirazioni alla santità e alla vita eterna.
La Cavalleria, in altri tempi una delle più alte espressioni della santità e dell'austerità cristiana, diventa amorosa e sentimentale, la letteratura d'amore invade tutti i paesi, gli eccessi del lusso e la conseguente avidità di guadagni si estendono a tutte le classi sociali. Questo clima morale, penetrando nelle sfere intellettuali, produsse chiare manifestazioni di orgoglio, come ad esempio il gusto per le dispute pompose e vuote, per i ragionamenti sofistici e inconsistenti, per le esibizioni fatue di erudizione, e adulò vecchie tendenze filosofiche, delle quali la Scolastica aveva trionfato, e che ormai, essendosi rilassato l'antico zelo per l'integrità della fede, rinascevano sotto nuove forme. L'assolutismo dei legislatori, che si pavoneggiavano nella conoscenza vanitosa del diritto romano, trovò in prìncipi ambiziosi una eco favorevole. E di pari passo si andò estinguendo nei grandi e nei piccoli la fibra d'altri tempi per contenere il potere regale nei legittimi limiti vigenti al tempo di S. Luigi di Francia e di S. Ferdinando di Castiglia." ( Tratto da "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" del Prof. Plinio Correa de Oliveira, I parte, Cap. III, 5.b).

mercoledì 5 aprile 2017

Vertiginoso spavento!


Il 31 ottobre 1983 Papa Giovanni Paolo II scrive una lettera
al cardinale Willebrands, pubblicata sull'Osservatore Romano il 5 novembre dello stesso anno, in occasione delle celebrazioni protestanti per il cinquecentenario della nascita di Martin Lutero (1483-1546)in cui dichiara che, sulla base delle recentissime ricerche storiche, si deve ammettere che «è stato messo in luce in modo convincente il profondo spirito religioso di Lutero, animato da una cocente passione per la questione della salvezza eterna»
 
Scrive a tal proposito il Prof. Plinio Correa de Oliveira:
 
"La lettera è impregnata di tanta benevolenza e amabilità che mi sono chiesto se il suo Augusto firmatario abbia dimenticato le terribili bestemmie lanciate dal monaco apostata contro Dio, Gesù Cristo Figlio di Dio, il Santissimo Sacramento, la Vergine Maria e lo stesso Papato.
Quel che è certo è che egli non le ignora, perché esse sono alla portata di qualsiasi cattolico colto, in libri di buona qualità che a tutt’oggi non sono difficili da ottenere".
 
Ecco le bestemmie di Lutero contro il Signore
 

  • Cristo ha commesso l'adulterio una prima volta con la donna della fontana di cui parla Giovanni. Poi con la Maddalena, quindi con la donna adultera. Così Cristo, tanto pio, ha dovuto anche lui fornicare prima di morire” (Discorsi a tavola, n. 1472, ed. di Weimar, II, 107; cfr. op. cit., p. 235).
  •  “certamente Dio è grande e potente, buono e misericordioso (...) ma è stupido. Deus est stultissimus” (Discorsi a tavola, n. 953, ed. di Weimar, I, 487).
  • È un tiranno.
  • "Non pensate che Cristo ubriaco, perché aveva bevuto troppo all'Ultima Cena, abbia sconcertato i Suoi discepoli col suo parlare a vanvera"?
Contro il Papa e la Chiesa Cattolica:
  • In un pamphlet intitolato "Contro il pontificato romano fondato dal diavolo", del marzo 1545, Lutero chiama il Papa "infernalissimo"
  • a Melantone, a proposito delle sanguinose persecuzioni di Enrico VIII contro i cattolici inglesi, scrive: “È permesso abbandonarsi alla collera, quando si sa che specie di traditori, ladri ed assassini sono i papi, i loro cardinali, i loro legati. Piacesse a Dio che vari re d'Inghilterra si impegnassero a farli scomparire”. Poi ancora:
  • Basta con le parole: il ferro! il fuoco!”, “Puniamo i ladri con la spada; perché non acchiappiamo papa, cardinali e tutta la cricca della Sodoma romana e ci laviamo le mani con il loro sangue?

Questo odio accompagnò Lutero fino alla fine della sua vita.
Afferma Funck Brentano: “La sua ultima predica pubblica a Wittemberg è del 17 gennaio 1546: ultimo grido di maledizione contro il papa, il sacrificio della Messa, il culto della Vergine” .
 
Non stupisce che grandi persecutori della Chiesa abbiano festeggiato la sua memoria. Così “Hitler fece proclamare festa nazionale in Germania l'anniversario del 31 ottobre 1517, quando il monaco agostiniano ribelle fece affiggere alle porte della chiesa del castello di Wittemberg le famose 95 proposizioni contro la supremazia e le dottrine pontificie”.

L'esimio Professore Correa De Oliveira riferisce fatti accaduti nel 1983:
A dispetto di tutto l'ateismo ufficiale del regime comunista, il dr. Erich Honecker, presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio di Difesa, primo uomo della Repubblica democratica tedesca, ha accettato di capeggiare il comitato che in piena Germania rossa ha organizzato quest'anno le rimbombanti celebrazioni di Lutero (cfr. German Comments, di Onnsbruck, Germania occidentale, aprile 1983).
 
Niente di più naturale del fatto che il monaco apostata abbia risvegliato tali sentimenti nel leader nazista come, più recentemente, in quello comunista.

Niente di più sconcertante, perfino di vertiginoso, di quanto è accaduto in occasione della recentissima commemorazione del cinquecentesimo anniversario della nascita di Lutero, nello squallido tempio protestante di Roma, l’11 dicembre 1983.
A questo atto festivo di amore e di ammirazione verso la memoria dell'eresiarca ha partecipato il prelato che il conclave del 1978 ha eletto Papa e al quale pertanto spetterebbe la missione di difendere contro gli eresiarchi e gli eretici i santi nomi di Dio e di Gesù Cristo, la Santa Messa, la Sacra Eucarestia e il Papato!
 
“Vertiginoso, spaventoso” - è stato, a questo proposito, il gemito del mio cuore di cattolico che, tuttavia, con ciò ha raddoppiato la sua fede e la sua venerazione verso il Papato.
 
(Plinio Corrêa de Oliveira)
 




 

martedì 12 aprile 2016

La virtù dell' intolleranza

 
Tolleranza: di solito, oggi, si dà a questa parola un senso elogiativo. Quando diciamo che qualcuno è “tollerante”, affermiamo implicitamente che è una persona di grande anima, cuore generoso, larghe vedute, disinteressata, comprensiva, simpatica, giudiziosa, benevola e via dicendo. Al contrario, il qualificativo di “intollerante” porta con sé una lunga scia di rimproveri: spirito grezzo, temperamento bilioso, malevolo, incline alla diffidenza, odioso, vendicativo, pieno di risentimento, ecc.
 
In realtà, nulla di più unilaterale. Infatti, se vi sono casi in cui la tolleranza può essere un bene, vi sono altri casi in cui è un male. E può costituire perfino un crimine. Quindi, nessuno merita plauso per il fatto di essere metodicamente tollerante, oppure intollerante, bensì per essere l’uno o l’altro secondo le circostanze.
Il problema, quindi, si sposta. Non si tratta di sapere se dobbiamo essere tolleranti o intolleranti, come norma. Si tratta, piuttosto, di chiederci quando dobbiamo essere l’uno o l’altro. Innanzitutto, va notato che vi è una situazione in cui il cattolico deve essere sempre intollerante. E questa regola non ammette eccezioni. È quando, o per compiacere qualcuno o per evitare un male maggiore, gli si chiede di commettere un peccato. Ogni peccato è un’offesa a Dio. Ed è assurdo pensare che vi siano situazioni in cui Dio possa essere virtuosamente offeso. Così, ad esempio, con il pretesto di riscuotere la loro simpatia, nessuno ha il diritto di essere tollerante nei confronti di amici che vestono in modo immorale, hanno una vita dissoluta, vantano atteggiamenti licenziosi o frivoli, difendono idee temerarie o sbagliate e via dicendo. Un altro esempio: un cattolico ha un dovere di lealtà nei confronti della filosofia scolastica. Non gli è lecito, con il pretesto di attirare la simpatia di un determinato ambiente, professare un’altra filosofia. È una forma di tolleranza inammissibile. Pecca contro la verità chi professa un sistema di pensiero nel quale sa che vi sono errori, anche se non sono direttamente contro la Fede.
In tali casi, i doveri dell’intolleranza vanno oltre. Non è sufficiente astenersi dal fare il male. Non bisogna mai approvarlo, sia per azioni sia per omissioni.
Un cattolico che, di fronte al peccato o all’errore, assume un atteggiamento di simpatia o di indifferenza, pecca contro la virtù dell’intolleranza. Questo succede, per esempio, quando assiste con un sorriso, senza restrizioni, a una conversazione o una scena immorale, o quando, in una discussione, riconosce che l’altro ha il diritto di professare qualsiasi punto di vista in tema di religione. Questo non è rispettare l’avversario, bensì acconsentire ai suoi errori e suoi peccati. Qui si sta approvando il male. E questo non è mai lecito per un cattolico.
(Plinio Corrêa de Oliveira)
Tratto da qui
 
 
 
 
 
 
 
 

 

giovedì 4 febbraio 2016

La Santissima Vergine

 
Ecco un bel ritratto che ne fa Plinio Corrêa de Oliveira:
 
'Era la più completa, intransigente, categorica, inequivocabile e radicale antitesi del proprio tempo. Il vocabolario umano non è sufficiente per esprimere la santità della Madonna. Nell'ordine della natura, i santi e i dottori la paragonano al sole. Ma, se ci fosse un astro inconcepibilmente più splendente e glorioso del sole, è ad esso che la paragonerebbero, e concluderebbero dicendo che questo astro ne darebbe una immagine pallida, difettosa, insufficiente. Nell'ordine morale, essi affermano ch'Ella ha superato di molto tutte le virtù, non solo di tutti gli uomini e donne insigni dell'antichità, ma anche - e questo è incommensurabilmente superiore - di tutti i santi della Chiesa cattolica. Immaginiamo una creatura che abbia tutto l'amore di san Francesco di Assisi, tutto lo zelo di san Domenico di Guzman, tutta la pietà di san Benedetto, tutto il raccoglimento di santa Teresa, tutta la sapienza di san Tommaso, tutta l'intrepidezza di sant'Ignazio, tutta la purezza di san Luigi Gonzaga, tutta la pazienza di san Lorenzo, lo spirito di mortificazione di tutti gli anacoreti del deserto: ebbene, non si arriverebbe ai piedi della Madonna. Più ancora. La gloria degli Angeli è qualcosa d'incomprensibile all'intelletto umano. In certe occasioni apparve a un santo il suo Angelo custode: era tale la sua gloria, che il santo pensò che si trattasse dello stesso Dio e stava per adorarlo, quando allora l'Angelo rivelò la propria identità. Pertanto, gli Angeli custodi non appartengono abitualmente alle più alte gerarchie celesti. Eppure la gloria della Madonna è incommensurabilmente superiore a quella di tutti i cori angelici'.
 
(Plinio Corrêa de Oliveira - "Catolicismo", Settembre 1954)
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mercoledì 6 gennaio 2016

E' apparsa la gloria di Dio, alleluia!


Riposate, Signore, nel vostro poverissimo quanto augustissimo presepio, sotto lo sguardo della Vergine, vostra Madre, che riversa su Voi i tesori ineffabili del suo rispetto e della sua tenerezza. Mai una creatura adorò con così profonda e rispettosa umiltà il suo Dio. In nessun tempo un cuore materno amò più affettuosamente suo figlio. Reciprocamente, mai Dio amò tanto una mera creatura. E in nessun momento un figlio amò tanto pienamente, tanto interamente, tanto sovrabbondantemente sua madre. Tutta la realtà di questo sublime dialogo di anime può essere racchiusa in queste parole, che indicano qui un intero oceano di felicità e che, in un'occasione ben diversa, avreste detto un dì dall'alto della Croce: "Madre, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre" (Giov. 19, 26). E, considerando la perfezione di questo reciproco amore, tra Voi e vostra Madre, udiamo il cantico angelico che si innalza dalle profondità di ogni anima cristiana: "Gloria a Dio nel più alto dei Cieli, e pace in Terra agli uomini di buona volontà" (Luca 2, 14).
(Plinio Correa de Oliveira)
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domenica 27 dicembre 2015

Il vero Babbo Natale

La leggenda natalizia di San Nicola (di Bari) che porta doni ai bambini, di origine cattolica, è stata modificata a fini ideologici per impedire la diffusione della realtà storica di un uomo - di un vescovo - esempio di carità amorevole verso i bambini e gli ultimi. In modo particolare i poteri occulti di Francia che l'hanno sostituito con la figura di "Babbo Natale" (Perè Noel) e anche i riformatori protestanti che hanno invece preso la vicenda storica di San Nicola mescolandola volontariamente con tradizioni pagane e magiche inventando cosi la figura di "Santa Claus" a motivo del loro feroce rifiuto del culto cattolico dei santi.

San Nicola è nato in Patara in Licia, una provincia dell'Asia Minore, nel IV secolo da genitori benestanti. E' stato nominato vescovo di Myra, ed è divenuto famoso per la sua santità, per la carità e per i miracoli. Fu imprigionato a causa della sua fede durante la persecuzione di Diocleziano. Fu presente al Concilio di Nicea (325 d.C.) e denunciò l'eresia ariana. Morì a Myra nel 350 d.C. Nel 1087 alcune sue reliquie furono trasferite a Bari, italia, e molti miracoli sono stati ottenuti per sua intercessione, fatto che costituisce la sua straordinaria popolarità in occidente. I genitori di quello che sarebbe stato San Nicola da Tolentino, infatti, ottennero la grazia di avere questo figlio proprio per intercessione di San Nicola di Bari, il cui nome diedero al figlio avuto miracolosamente dal cielo.

Approfittando della ricchezza dei suoi genitori, S. Nicola desiderava fare doni a coloro che erano chiamati i "Poveri imbarazzati" cioè le persone che si trovano in bisogno economico ma che si vergognano di andare a mendicare in strada. Il Santo trovò diversi modi per aiutare questa gente: arrivò persino a lasciare doni anonimi attraverso il camino (chi vi ricorda?).
 
Un caso emblematico: un padre con tre figlie non poteva dare loro una dote e organizzare loro matrimoni dignitosi. L'uomo, disperato, pensava che la loro unica sorte fosse quella della pubblica vergogna. In tre diverse occasioni S. Nicola venne in loro aiuto lasciando una borsa con dell'oro per permettere alle sue figlie di sposarsi con una discreta dote.

Da questa e da altre opere di carità da lui compiute si diffuse poi l'idea generale che il vescovo Nicola sarebbe sceso dal cielo ogni anno la vigilia di natale per portare regali ai bambini e ai poveri. Questa storia aveva lo scopo di ispirare ai bambini il bene e insegnando loro che una vita ben vissuta è sempre premiata dall'alto.

In Francia i poteri occulti - che non volevano che la popolarità del vescovo cattolico si prolungasse nel tempo e nell'intensità - crearono la figura di Perè Noel. Il titolo di "perè" è comune tra gli uomini anziani che hanno un ruolo di tipo patriarcale nella società e tra le persone semplici. La parola Noel rimanda alla gioia. E' un'esclamazione simile ad "Alleluja" normalmente riservato per la festività del Natale (cattolicamente e rettamente intesa). L'obiettivo era quello che poi è stato raggiunto: de-cattolicizzare la figura storica di San Nicola per diffondere la laicissima figura di Babbo Natale, in tutto simile al vescovo cattolico ma senza alcun riferimento al divino. Questo per quanto riguarda l'azione dei poteri occulti in Francia.

Per quanto riguarda invece l'azione dei protestanti, avversi al culto cattolico dei santi, la figura di S. Nicola fu modificata accuratamente seguendo i racconti della leggenda nordica di un mago. Mescolarono elementi della vita del mago - la renna e le slitte su tutte - e le attribuirono alla figura rinnovata di Santa Claus. Deviarono così l'ammirazione dei bambini e dei poveri, da una figura cattolica a una di fantasia. E' utile per noi imparare come il male - il maligno - attraverso i suoi vari strumenti (consapevoli o inconsapevoli) opera contro la tradizione cattolica perfino nei dettagli che possono apparire insignificanti, e così, con la vigilanza, imparare a discernere le sue seduzioni e inganni.


(Prof. Plinio Correa de Oliveira)
http://www.traditioninaction.org/SOD/j050sdNicholas12-6.htm
 
Tratto da qui