La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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venerdì 18 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana /4

3) Comunismo

Nel protestantesimo erano nate alcune sette che, trasponendo direttamente le loro tendenze religiose nel campo politico, avevano preparato l'avvento dello spirito repubblicano. S. Francesco di Sales, nel secolo XVII, mise in guardia il duca di Savoia contro queste tendenze repubblicane (Sainte -Beuve, Etudes des lundis -XVIIème siècle- Saint Francois de Sales, Librairie Garnier, Parigi 1928, pag. 364). Altre sette, spingendosi più avanti, adottarono principi che, se non si possono chiamare comunisti in tutto il senso odierno del termine, sono perlomeno pre-comunisti.

Dalla Rivoluzione Francese nacque il movimento comunista di Babeuf. E più tardi, dallo spirito sempre più attivo della Rivoluzione, sorsero le scuole del comunismo utopistico del secolo XIX e il comunismo detto scientifico di Marx". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5D)

La Rivoluzione Francese, apparentemente chiusa con l'instaurazione dell'Impero, si propagò per tutta Europa negli zaini dei soldati di Napoleone. Le guerre e rivoluzioni che segnarono il periodo dal 1814 al 1918, furono un insieme di convulsioni nel corso delle quali tutta l'Europa si trasformò secondo lo spirito della Rivoluzione Francese.
La tesi ugualitaria si espresse nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo - magna carta della Rivoluzione Francese e dell'era storica da questa inaugurata - in tutta la sua nudità: "Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti". E' chiaro che questo principio è suscettibile di una interpretazione 'pro bono'. Ma il testo della famosa Dichiarazione era per lo più generico: affermava l'uguaglianza e la libertà senza menzionare alcuna restrizione. Esso propiziava una interpretazione larga e sfavorevole: una uguaglianza e una libertà assolute e totali (questo problema è trattato più a fondo in "RCR" Parte I, cap. VII, 3: gli uomini sono uguali per natura, e diversi solo nei loro elementi accidentali). Ben inteso, è questa interpretazione quella che corrispondeva allo spirito della Rivoluzione nascente. Lungo il suo corso, essa andò scaricando tutti i suoi partigiani che non concordassero con questo spirito. La caccia ai nobili e ai chierici fu seguita dalla caccia ai borghesi. Doveva rimanere solo il lavoratore manuale.
Finito il Terrore, la borghesia, desiderosa di eliminare in tutta l'Europa le antiche classi privilegiate, continuò ad affermare gli "immortali principi" del 1789. Essa lo faceva in modo ambiguo ed imprudente, non temendo di suscitare nelle masse popolari la tendenza all'uguaglianza e alla libertà complete, al fine di ottenere il loro appoggio nella lotta contro la monarchia, l'aristocrazia ed il clero. Questa imprudenza facilitò in larga misura lo sbocciare del movimento che avrebbe messo in scacco il potere della borghesia. Se tutti gli uomini sono liberi e uguali, con che diritto esistono i ricchi? Con che diritto i figli ereditano, senza lavorare, i beni dei loro padri?

Già prima che l'industrializzazione formasse le grandi concentrazioni di proletari sottonutriti, il comunismo utopistico proclamava essere una illusione la mera uguaglianza politica istituita dalla borghesia, ed esigeva l'uguaglianza sociale ed economica assoluta. L'anarchismo, che sognava una società senza autorità, si propagava. Questi principi radicali minarono dopo poco la mentalità di numerosi monarchi, di potestà e nobiltà civili ed ecclesiastiche, ed istillarono in larghissime fasce di beneficiari dell'ordine allora vigente una certa simpatia per la "generosità" degli ideali libertari e ugualitari, così come una "cattiva coscienza" quanto alla legittimità dei poteri di cui si trovavano investiti. I leaders marxisti conoscono, in misura maggiore o minore, le idee di Marx, ma la base comunista generalmente non ne conosce la dottrina. Quello che la spinge a radunarsi attorno ai suoi capi sono vaghe idee di uguaglianza e giustizia, diffuse dal socialismo utopistico. Se i marxisti incontrano fuori dal loro ambiente, in certe zone dell'opinione pubblica, un'aura di simpatia, lo devono ancora all'irradiazione universale di principi ugualitari della Rivoluzione Francese e al sentimentalismo romantico del socialismo utopistico.
"E cosa vi può essere di più logico? Il deismo dà come frutto normale l'ateismo. La sensualità, in rivolta contro i fragili ostacoli del divorzio, tende di per sè stessa al libero amore. L'orgoglio, nemico di ogni superiorità, attaccherà necessariamente l'ultima disuguaglianza, cioè quella economica. E così, ebbro del sogno di una Repubblica Universale, della soppressione di ogni autorità ecclesiastica e civile, dell'abolizione di qualsiasi Chiesa e, dopo una dittatura operaia di transizione, anche dello stesso Stato, ecco ora il neobarbaro del secolo XX, il più recente e più avanzato prodotto del processo rivoluzionario". ("RCR", del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5D).
 
Conferme dai documenti del Magistero Ecclesiastico.

Oltre alla solida dimostrazione storica, fino ad oggi non confutata da alcuno, la teoria delle tre rivoluzioni trova fondamento in numerosi documenti del Magistero della Chiesa, di cui ne citiamo alcuni emblematici a diverso titolo.

A proposito dell'esecuzione di Luigi XVI, nel 1793, Papa Pio VI diresse una allocuzione al Concistoro nella quale mostra il vero carattere della Rivoluzione Francese. Egli afferma che Luigi XVI fu assassinato in odio alla fede, da una cospirazione preparata da calvinisti alleati ai filosofi atei del secolo XVIII. Ciò dimostra il legame esistente fra protestantesimo e Rivoluzione Francese. Entrambi avevano lo stesso obiettivo finale e lo stesso spirito.
Papa Leone XIII, nella Lettera Apostolica "Pervenuti all'anno vigesimo quinto", dimostra
 splendidamente come il libero esame protestante aprì la strada al filosofismo del sec. XVII e questi, a sua volta, preparò l'ateismo moderno.
Papa Pio XII espone il legame esistente tra le tre tappe della Rivoluzione in numerosi documenti, e, in modo particolarmente efficace, sia dal punto di vista teologico che da quello sociale, nel discorso "Nel contemplare" del 12/10/1952.

Durante il Concilio Vaticano II, fu presentata una petizione, firmata da 213 Vescovi, che chiedeva la condanna del comunismo. In questa petizione si affermava che gli errori comunisti hanno la loro origine nei principi della Rivoluzione Francese. L'importanza di questo documento sta nel fatto che quei Vescovi avevano sottoscritto questa affermazione.
 
 

venerdì 29 marzo 2019

Una dichiarazione apostata

La Dichiarazione di Abu Dhabi di papa Francesco implica "la fine della Cristianità" ed è "l'eresia di tutte le eresie", ha detto il filosofo Josef Seifert a Gloria.tv

La dichiarazione afferma che Dio ha voluto religioni diverse.

Tuttavia, il 1° marzo, Francesco ha
spiegato al vescovo Athanasius Schneider che intendeva solo la volontà permissiva di Dio ("Dio permette") e non la volontà positiva ("Dio vuole").

Seifert definisce questa spiegazione "insufficiente”, perché la dichiarazione è "completamente inaccettabile" e non può essere corretta da una conversazione privata, deve essere revocata pubblicamente.

Inoltre, la spiegazione di Francesco è fallace, perché non serve alcuna dichiarazione solenne per precisare che nulla esiste se non "permesso" da Dio, anche la caduta di Satana o lo sterminio di milioni di persone ad Auschwitz, spiega Seifert.


Il filosofo fa un esempio: "Immaginiamo che il Papa abbia detto: 'Dalla creazione, Dio ha voluto la diversità di uomo e donna e l'omicidio di milioni di persone ad Auschwitz.’ Allora, tutto il mondo si sarebbe scandalizzato e il Pontefice si sarebbe dovuto scusare per una dichiarazione così terribile".

Il fatto che Dio permetta tali malignità è totalmente diverso dalla sua volontà creativa e positiva: "Non si possono citare entrambe nella stessa frase".
 
Tratto da Gloria.Tv

martedì 5 marzo 2019

La dottrina di san Tommaso è quella della Chiesa

Da decenni ormai l'insegnamento della Chiesa Cattolica non si affida più agli studi di san Tommaso D'Aquino, considerati dalla corrente modernista in gran parte superati.
Si rigetta il passato per fare spazio alla 'teologia nuova' che ha sovvertito, attraverso tesi eterodosse, l'insegnamento bimillenario della Tradizione Cattolica. Invero san Tommaso D'Aquino ha reso alla Chiesa e, principalmente a Dio, un servizio di Verità difficilmente superabile e questi due brevi passaggi di papa Leone XIII e Benedetto XV ne sono la prova;   

Papa Leone XIII nella Lettera al Generale dei Francescani il 13 dicembre 1885 scrisse:

«L’allontanarsi dalla dottrina del Dottore Angelico è cosa contraria alla Nostra volontà, e, assieme, è cosa piena di pericoli. […]. Coloro i quali desiderano di essere veramente filosofi, e i religiosi sopra tutti ne hanno il dovere, debbono collocare le basi e i fondamenti della loro dottrina in S. Tommaso d’Aquino».

Papa Benedetto XV, il 7 marzo 1917 decise che «le XXIV Tesi dovevano essere proposte come regole sicure di direzione intellettuale. […]

Nell’Enciclica 'Fausto appetente die' (29 giugno 1921)scriveva:

«La Chiesa ha stabilito che la dottrina di S. Tommaso è anche la sua propria dottrina».

Nel 1917 il ‘CIC’ nel canone 1366 § 2 diceva: “Il metodo, i princìpi e la dottrina di S. Tommaso devono esser seguiti santamente o con rispetto religioso”.

 

giovedì 6 dicembre 2018

Un punto di vista diverso

La tradizione rappresenta l'unico futuro possibile per la Chiesa. Don Fausto Buzzi ha le idee chiare. Sacerdote della Fraternità San Pio X, la stessa fondata da Marcel François Lefebvre il primo novembre del 1970 in seguito al Concilio Vaticano II, Buzzi oggi è assistente del superiore italiano. Ha militato per alcuni anni nell'associazione Alleanza Cattolica. Poi, nel 1972, l'incontro con Monsignor Lefebvre e l'ingresso nel seminario di Ecône. In questa intervista esclusiva, il sacerdote della San Pio X ha parlato, tra i punti affrontati, del ricongiungimento dottrinale col Vaticano.

Cosa divide ancora la comunità San Pio X dalla Chiesa cattolica?
"E’ bene precisare che la Fraternità S Pio X non ha niente che la divide dalla Chiesa cattolica. Noi siamo uniti alla Chiesa cattolica e non ci siamo mai separati da essa malgrado le divergenze con le autorità della Chiesa. Ora queste divergenze non vengono da noi. Mons. Lefebvre diceva sempre che lo condannavano per quello per cui prima i Papi lo lodavano, in particolare Pio XII. E’ Roma che ha cambiato e con il Concilio Vaticano II si è allontanata dalla plurisecolare Tradizione della Chiesa. Per essere sintetici si può dire che ciò che ci divide con Roma sono dei gravi e fondamentali problemi dottrinali".

Un parroco cattolico una volta mi ha detto: "Si fa un gran parlare di scisma, ma questi non hanno la caratura teologica di Marcel Lefebvre". E' così?
"Molti criticano o condannano la Fraternità S. Pio X senza conoscerla e senza capire i motivi gravi che la mettono in condizione di ostilità con le autorità ecclesiastiche. Oggi molti, sacerdoti e laici, cominciano a domandarsi che cosa stia succedendo nella Chiesa e aprono gli occhi sul fatto che coloro che sono stati etichettati per molti anni come scismatici forse sono coloro che sono rimasti i più fedeli alla Chiesa cattolica e, paradossalmente, i più fedeli al papato. Nei nostri seminari Mons. Lefebvre ha voluto che si studiasse la Summa di S. Tommaso d’Aquino e sugli altri testi classici della teologia. Le assicuro che per noi è stata una grade grazia ricevere una così profonda e solida formazione".

Qual è la vostra opinione su Papa Francesco?
"Per noi Papa Francesco non è né peggiore né migliore degli altri papi del Concilio e del post Concilio. Lui lavora nello stesso cantiere inaugurato da Giovanni XXIII, quello dell’autodemolizione della Chiesa cattolica per costruirne un'altra che fosse conforme allo spirito liberale del mondo. Anzi le dirò di più: l’attuale Papa non è così responsabile come lo è stato Paolo VI. Questo Papa ha fatto il Concilio, lo ha finito, e ha fatto tutte le riforme. Ora tutto questo è la causa della gravissima crisi che vediamo nella Chiesa. Certo i gesti e le parole di papa Francesco sembrano più gravi di quelli dei suoi predecessori. Ma non è cosi. Oggi è l’effetto mediatico che fa molto più cassa di risonanza che una volta. Nella sostanza però gli atti di Paolo VI sono molto più gravi di quelli di Francesco".

Però Bergoglio sembra aver fatto dei passi avanti nei vostri confronti...
"Certo non ha fatto passi dottrinali in avanti nei nostri confronti. Egli però ci considera una realtà della “periferia”. Come tali siamo oggetto di certe sue benevolenze. Quando era cardinale a Buenos Aires un nostro sacerdote gli portò da leggere la vita del nostro fondatore. Lui la lesse e ne rimase seriamente impressionato forse anche questo ha contribuito a fargli avere un occhio di riguardo nei nostri confronti. Molti si domandano però perché non è stato così benevolo con i Francescani dell’Immacolata che stavano decisamente abbracciando la tradizione cattolica. Anzi in questo caso, a scapito della misericordia, li ha trattati duramenti e con estrema severità".

Molti vi considerano gli "estremisti" della fede...
"Guardi che la fede è una virtù teologale, e una virtù teologale può crescere all’infinito perché l’oggetto è Dio stesso e quindi non c’è limite nelle fede. In questo senso sarebbe virtuoso essere estremisti. Detto questo le posso citare le parole di nostro Signore quando dice ad esempio “Chi non è con me è contro di me” o le parole di S. Pietro “non c’è altro nome [Gesù Cristo] sotto il cielo che ci possa salvare”. Mi dica un po’ lei se queste non sono parole “estremiste”. Se poi consideriamo i martiri che sono morti piuttosto che tradire la loro fede, come li giudichiamo? Estremisti? Mi pare che si stia perdendo il senso della fede".

Cosa ne pensa del dibattito dottrinale attorno ad "Amoris Laetitia"?
"Vede con questa domanda mi spinge a ripetermi. Se da una parte sono state lodevoli tutte le iniziative per far correggere questo documento e difendere la famiglia cristiana indissolubile e sacralizzata da un sacramento, il vero problema però è a monte. Lei sa dove affondano le radici di Amoris Laetitia? Le troviamo in un documento del Concilio 'Gaudium et Spes'. Quindi come le dicevo la spaventosa crisi nella Chiesa è da ricondurre al suo DNA ossia al Vaticano II. Pensi un po’ se invece della 'Gaudium et Spes' fosse stata pubblicata al suo posto l’Enciclica di Pio XI 'Casti Connubi', avremmo oggi il catastrofico Amoris Laetitia? Non credo proprio".

E sulla riabilitazione di Lutero?
"Cosa vuole che le dica? Riabilitare il più grande eresiarca della storia, colui che ha laicizzato tutta la religione cristiana, che ha fatto perdere alla Chiesa popoli interi, è un suicidio dottrinale e un falso storico. La riabilitazione di Lutero fa parte dell’utopia ecumenica di questi ultimi 50 anni. Un'utopia che porta i cattolici ad una apostasia ormai non più silenziosa ma assordante. Consiglio di leggere un nuovo libro su Lutero uscito da poco: “Il vero volto di Lutero” edizioni PIANE, scritto da un nostro sacerdote professore di ecclesiologia al seminario di Ecône. Leggendo questo libro si capirà l’assurdità di questa pretesa riabilitazione".

Vede possibile, in futuro, il ricongiungimento dottrinale tra voi e il Vaticano?
"Non sono profeta. Ci auguriamo che questo avvenga soprattutto per la salvezza di tante anime che rischiano di perdersi per l’eternità. Ma se mi permette vorrei dirle quello che oggi possiamo fare per contribuire al trionfo della tradizione nella Chiesa. Dobbiamo noi stessi, ogni cattolico, vescovi, sacerdoti fedeli, ritornare alla tradizione cattolica di sempre, e nessuno deve temere di sentirsi contro le autorità della Chiesa. Perché di fatto non è andare contro, ma al contrario è il modo più efficace per aiutarle a capire che si deve tornare alla tradizione che è l’unico e solo futuro della Santa Chiesa".
 

sanpiox.it - Intervista di Francesco Boezi - Il Giornale -
2 febbraio 2018

lunedì 17 settembre 2018

Il Papa: è supremo pastore

E’ incontestabile che Gesù abbia voluto un capo per la sua Chiesa e che lo scelse nella persona di Pietro. A tal riguardo l’episodio di cesarea di Filippo è chiarissimo:  “Ed io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa...A te darò le chiavi del regno dei cieli, e quanto tu legherai sopra la terra, sarà legato nei cieli, e quanto tu scioglierai sopra la terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16, 13-19).
Ma vediamo però se i Vangeli in altre loro parti confermano questa scelta. 
 
- Prima della sua Passione, Gesù avverte gli apostoli che Satana tenderà loro gravi insidie ma aggiunge però di aver pregato per la fede di Pietro, garantendo che questa non verrà mai meno, perché a Pietro è affidato l’incarico di confermare nella fede gli altri apostoli. Più chiaro di così.
 
Pietro ha il compito di confermare nella fede: “Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli.” (Luca 22, 15-17)
 
- Dopo la resurrezione, Gesù conferma Pietro capo della Chiesa, malgrado questi lo avesse rinnegato per tre volte (poi faremo una considerazione su questo). Infatti, Gesù chiede per tre volte a Pietro se lo amasse davvero e Pietro per ben tre volte risponde affermativamente. Ma le parole interessanti ai fini di ciò che stiamo dicendo è quando Gesù gli dà l’incarico di “pascere le sue pecorelle”; parole queste che chiaramente alludono ad un potere di giurisdizione da parte di Pietro: “Quando ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: ‘Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?’ Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti amo .’ Gli disse ‘Pasci i miei agnelli.’ Gli disse di nuovo: ‘Simone di Giovanni, mi ami?’ Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti amo.? Gli disse: ‘Pasci le mie pecorelle’. Gli disse per la terza volta: ‘Simone di Giovanni, mi ami?’ Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: ‘Mi ami?’, e gli disse: ‘Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo .’ Gli rispose Gesù: ‘Pasci le mie pecorelle.” (Giovanni 21, 15-17)
 
Ma -ci chiedevamo- i Vangeli davvero sviluppano la loro narrazione confermando questa scelta di Pietro come capo della Chiesa? La risposta è senz’altro affermativa. Si può dire che la posizione preminente di Pietro è chiara in ogni pagina del Vangelo laddove si parla degli apostoli.
 
- Quando gli Apostoli vengono elencati, il nome di Pietro compare sempre per primo. Da san Matteo è chiamato chiaramente “il primo”, malgrado non sia stato il primo ad essere stato scelto come apostolo da Gesù. (cfr. Matteo 10, 2)
 
- Nei quattro Vangeli e negli Atti, Pietro viene nominato ben 195 volte. Giovanni è nominato solo 29 volte e gli altri apostoli ancora meno.
 
- Gesù fa l’onore di salire sulla barca di Pietro, di abitare nella sua casa e di pagare il tributo per sé e per lui.
 
- Pietro parla spesso a nome di tutti gli apostoli.
 
Dunque i Vangeli a tal riguardo sono molto chiari. Adesso però andiamo ad indagare fino a che punto e da quando si è esercitato il cosiddetto “primato  petrino”. Chi infatti lo vuole negare, afferma che esso è venuto fuori nella storia come una sorta di “invenzione posticcia”. Vediamo come stanno davvero le cose.
 
- I primi dodici capitoli degli Atti degli Apostoli dimostrano che Pietro sin dal primo giorno agì come capo della Chiesa e come capo fu riconosciuto da tutti.  E’ Pietro che subito dopo l’Ascensione di Gesù propone di sostituire Giuda con un altro apostolo, che poi sarà Mattia. (cfr. Atti 1, 15-26) E’ Pietro che fa il primo discorso il giorno di Pentecoste e converte circa tremila persone. (Cfr. Atti 2, 14-36) E’ Pietro che per primo compie miracoli (la guarigione dello storpio alla porta del Tempio). (Cfr. Atti 3, 1-10) E’ sempre Pietro che rivendica dinanzi ai membri del Sinedrio il diritto da parte degli apostoli di evangelizzare. (cfr. Atti 4, 1-12) E’ a Pietro che il Signore annuncia -con una visione- che è ormai venuto il tempo di accogliere i gentili nella Chiesa. (Cfr. Atti 10, 11-15) E’ Pietro che per primo li accoglie battezzando il centurione Cornelio e la sua famiglia. (Cfr. Atti 10, 48) E’ Pietro che parla per primo (e tutti acconsentono alle sue parole) al Concilio di Gerusalemme. (cfr. Atti 11, 1-18) E’ Pietro che visita (oggi potremmo dire “ispeziona”) le chiese fondate dagli altri apostoli. E’ Pietro che viene cercato da Paolo affinché questi si senta autorizzato ad iniziare la sua predicazione.
 
- I Vescovi di Roma si sono sempre ritenuti e hanno sempre dichiarato di essere i successori di Pietro. Inoltre, nessuno ha mai affermato nell’antichità che il successore di Pietro fosse qualcun altro e non il vescovo di Roma.
 
- Ancora non si è alla fine del I secolo, che papa Clemente (terzo successore di Pietro), in una sua lettera ai cittadini di Corinto, interviene per decidere dall’alto della sua autorità una grossa questione sorta in quella città. Scrive:“Se vi saranno alcuni che non obbediranno a ciò che il Cristo ha detto per mezzo nostro, sappiano che si espongono a una colpa e un pericolo grave.” (I lettera ai Corinzi, 63, 2-3) E questo -badate bene- quando ancora era vivo l’apostolo Giovanni.
 
- Papa Vittore (II secolo) impone a tutte le chiese la sua decisione nella controversia riguardante la celebrazione della Pasqua.
 
- Papa Stefano (metà del III secolo) s’impone a tutti nella controversia riguardante il battesimo degli eretici.
 
- Sant’Ignazio, vescovo di Antiochia, verso l’anno 110, mentre viene condotto prigioniero a Roma, scrive da Smirne una lettera nella quale afferma chiaramente il primato della Chiesa di Roma su tutte le altre chiese. Egli parla della Chiesa di Roma come la Chiesa che “presiede alla purezza della fede e alla carità universale.”(Lettera ai Romani, Prologo)
 
- Nel II secolo, sant'Ireneo, vescovo di Lione, così scrive nella sua opera Adversus haereses: “E’ con la Chiesa di Roma, a causa dell’alta sua preminenza, che si deve accordare ogni altra Chiesa, ed è per mezzo della comunione con essa che i fedeli di ogni paese hanno conservato la Tradizione apostolica.” (III, 3, 2)
 
- San Cipriano (metà del III secolo) afferma che la chiesa di Roma è radice e madre di tutte le chiese.
 
- Costantemente si ricorreva ai Vescovi di Roma (paradossalmente anche da parte degli eretici) per la soluzione di controversie che di volta in volta venivano a crearsi. Controversie non solo nelle comunità occidentali, ma anche in quelle dell’oriente.
 
- Tutti gli antichi concili ecumenici (tutti, anche quelli in cui il Papa non fu presente) affermano il primato del Vescovo di Roma. Quello famoso di Nicea (325) affermò che la Chiesa di Roma aveva sempre avuto il primato. Quel concilio fu presieduto dai legati di papa Silvestro. Il settimo concilio ecumenico (che ebbe luogo sempre a Nicea nel 787) dichiarò: “La sede di Pietro tiene il primato su tutta la terra e sta a capo di tutte le chiese di Dio.”
 
- Questo primato del Vescovo di Roma venne riconosciuto tutte le volte che (anche se per breve tempo) le chiese scismatiche d’oriente si riunirono con la Chiesa cattolica. Ci riferiamo al Concilio di Lione del 1274 e al Concilio di Firenze del 1439.
 
- Per finire va detto che il riconoscimento universale del primato del Vescovo di Roma su tutti gli altri vescovi durò per ben dieci secoli. Certamente, con la scelta di Costantinopoli a capitale dell’Impero, fatta da Costantino nel 330, i vescovi di quella città iniziarono ad ambire al titolo di “patriarca” pretendendo di avere nella Chiesa universale il secondo posto in dignità dopo quello del Vescovo di Roma. Ma ciò è ben altra cosa dal negare il Primato Petrino.
 
Chiediamoci adesso: ma Pietro è stato davvero a Roma? Ci sono prove a riguardo? Senz’altro. Pochi anni dopo la resurrezione di Gesù, precisamente nell’anno 41, Pietro arrivò a Roma e ne divenne il primo vescovo. Dopo 20 anni di attività, fu martirizzato sul colle Vaticano durante la persecuzione di Nerone. Lo storico Eusebio di Cesarea ci racconta che Pietro, non ritenendosi degno di fare la stessa morte di Gesù, chiese ed ottenne di essere crocifisso a testa in giù. Il suo corpo fu riposto sullo stesso colle Vaticano in un cimitero che già esisteva. In corrispondenza della sepoltura fu costruito l’altare prima della Basilica costantiniana poi di quella michelangiolesca. Tra gli anni ’50 e ’60, grazie al prezioso lavoro dell’archeologa Margherita Guarducci, è stato ritrovato il corpo dell’Apostolo dando conferma definitiva alla tradizione.
 
Adesso tocchiamo un altro argomento. La questione dell’infallibilità del Papa. Prima di capire in che cosa essa consista, diciamo subito che non è affatto un’“invenzione” della Chiesa così come si afferma da molti parti, tanto protestantiche quanto laiciste.
 
Torniamo all’episodio di Cesarea di Filippo. Gesù loda chiaramente Pietro dicendogli: “Beato te, Simone figlio di Giovanni, perché queste cose non te le ha rivelate né il sangue né la carne, ma il padre mio che è nei cieli.” Il che vuol dire che Simone, se avesse voluto dire queste cose da se stesso, si sarebbe trovato nelle stesse difficoltà di rispondere in cui si sono trovati i suoi compagni. Egli tanto ha risposto esattamente perché glielo ha rivelato Dio. Dunque, Pietro, all’interno del collegio apostolico, è oggetto di una particolare rivelazione da parte di Dio, una particolare rivelazione che gli altri apostoli non hanno. E subito dopo Gesù aggiunge: “E io ti dico che tu sei cefa ecc…” Ora, queste parole sono chiaramente un’attestazione dell’infallibilità di Pietro e dei suoi legittimi successori. Attenzione però. Lo stesso Pietro arriverà a rinnegare Gesù per ben tre volte: peccato gravissimo. Ebbene, Gesù, dopo la resurrezione, riconfermerà Pietro capo della Chiesa. Questo vuol dire che il Vangelo stesso distingue tra infallibilità dottrinale e fallibilità comportamentale. Il Papa è sì infallibile dottrinalmente (in alcune condizioni che adesso vedremo) ma non a livello comportamentale. Anzi, da questo punto di vista –Dio non voglia- un papa potrebbe anche dannarsi.
 
Ma adesso vediamo perché, in che cosa e quando il Papa è infallibile.
Prima di tutto perché il Papa è infallibile.
 
- Per esplicita volontà di Gesù. Egli infatti l’ha posto come pietra fondamentale della sua Chiesa (Cfr. Matteo 16, 16), come supremo pastore del gregge cristiano (Cfr. Giovanni 20, 15-17) e come colui che deve confermare nella fede i suoi fratelli senza che (particolare importante) la sua fede possa venir meno. (cfr. Luca 22, 32)
 
- La stessa struttura della Chiesa richiede l’infallibilità del suo capo. Se infatti il Papa potesse errare, la Chiesa lo dovrebbe seguire e dunque cadrebbe in errore. Allora -dovremmo chiederci- perché Gesù è arrivato a dire che la Chiesa poggia sulla pietra di Pietro?
 
Veniamo a conoscere quando il Papa è infallibile.
 
- Quando vuole chiaramente “definire” una verità che ha relazione con la fede e i costumi.
- Quando parla in qualità di pastore e maestro supremo di tutti i cristiani.
 
A chi obietta dicendo che alcuni papi si sono comportati in maniera indegna, bisogna rispondere ciò che abbiamo già detto, ovvero che un conto è l’infallibilità dottrinale altro la fallibilità comportamentale.
 
Adesso leggiamo il testo con cui il 18 luglio 1870 il Concilio Vaticano I decretò l’infallibilità pontificia: “Definiamo che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, vale a dire quando, compiendo il suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani e facendo uso della sua suprema autorità apostolica, definisce doversi tenere da tutta la Chiesa una dottrina circa la fede e i costumi, per l’assistenza divina a lui promessa nel beato Pietro, gode della stessa infallibilità di cui il divin Redentore volle fosse munita tutta la Chiesa.”
 
Corrado Gnerre
Tratto da  QUI

martedì 7 agosto 2018

Una visione non ideologica di Gesù Cristo e del Cattolicesimo

In altri ambienti è di moda, quando si tocca la questione sociale, mettere anzitutto da parte la Divinità di Gesù Cristo, e poi parlare soltanto della sua sovrana mansuetudine, della sua compassione per tutte le miserie umane, delle sue pressanti esortazioni all’amore del prossimo e alla fraternità.
Certo, Gesù ci ha amati di un amore immenso, infinito, ed è venuto sulla terra a soffrire e a morire affinché, riuniti attorno a Lui nella giustizia e nell’amore, animati dai medesimi sentimenti di carità reciproca, tutti gli uomini vivano nella pace e nella felicità.
Ma, per la realizzazione di questa felicità temporale ed eterna, Egli ha posto, con un’autorità sovrana, la condizione che si faccia parte del suo gregge, che si accetti la sua dottrina, che si pratichi la virtù e che ci si lasci ammaestrare e guidare da Pietro e dai suoi successori.
Inoltre, se Gesù è stato buono con gli smarriti e con i peccatori, non ha rispettato le loro convinzioni erronee, per quanto sincere sembrassero; li ha tutti amati per istruirli, per convertirli e per salvarli.
Se ha chiamato a Sé, per consolarli, quanti piangono e soffrono, non è stato per predicare loro l’invidia di un’uguaglianza chimerica.
Se ha sollevato gli umili, non è stato per ispirare loro il sentimento di una dignità indipendente e ribelle all’ubbidienza.
Se il suo Cuore traboccava di mansuetudine per le anime di buona volontà, ha saputo ugualmente armarsi di una santa indignazione contro i profanatori della casa di Dio, contro i miserabili che scandalizzano i piccoli, contro le autorità che opprimono il popolo sotto il carico di pesanti fardelli, senza muovere un dito per sollevarli.
Egli è stato tanto forte quanto dolce; ha rimproverato, minacciato, castigato, sapendo e insegnandoci che spesso il timore è l’inizio della saggezza e che a volte conviene tagliare un membro per salvare il corpo.
Infine, non ha annunciato per la società futura il regno di una felicità ideale, da cui sarebbe bandita la sofferenza; ma, con le sue lezioni e i suoi esempi, ha tracciato il cammino della felicità possibile sulla terra e della felicità perfetta in Cielo: la via regale della Croce.
Sono insegnamenti che si avrebbe torto ad applicare soltanto alla vita individuale in vista della salvezza eterna; sono insegnamenti eminentemente sociali e ci mostrano in Nostro Signore Gesù Cristo una realtà ben diversa da un umanitarismo senza consistenza e senz’autorità.
Sua Santità San Pio X
Lettera apostolica 'Notre charge apostolique'
del 25 agosto 1910

mercoledì 27 giugno 2018

Pascendi dominici gregis /2

Qui il Santo Padre descrive brevemente la figura di coloro che con le loro idee moderniste cercano di scardinare la verità della fede cattolica dal di dentro della Chiesa, in quanto, come propagatori di eresie e di opinioni azzardate, demoliscono la fede intaccando la radice stessa di questa divina istituzione. Egli non può giudicare le loro intenzioni, il cui vaglio spetta solo a Dio, ma mette in guardia da costoro che con furbizia ed accortezza, superbia ed ostinazione, camuffate con uno stile di vita operoso ed austero, disprezzano l'autorità papale ed il magistero. Il Santo Padre riferisce di aver percorso tutti i gradi di richiamo per riportare sulla retta via della coscienza e del ragionamento tutti costoro che, attentando alla verità cattolica, sono da considerarsi, benché cattolici, come nemici della Chiesa e di Cristo stesso.
 
Pericolo delle dottrine moderniste
 
Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare.
 
Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde.
 
Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l'albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare.
 
Inoltre, nell'adoperare le loro mille arti per nuocere, niuno li supera di accortezza e di astuzia: giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto; e poiché sono temerari quanto altri mai, non vi è conseguenza da cui rifuggano e che non ispaccino con animo franco ed imperterrito. Si aggiunga di più, e ciò è acconcissimo a confonder le menti, il menar che essi fanno una vita operosissima, un'assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi, e, il più sovente, la fama di una condotta austera.
 
Finalmente, e questo spegne quasi ogni speranza di guarigione, dalle stesse loro dottrine sono formati al disprezzo di ogni autorità e di ogni freno; e, adagiatisi in una falsa coscienza, si persuadono che sia amore di verità ciò che è infatti superbia ed ostinazione. Sì, sperammo a dir vero di riuscire quando che fosse a richiamar costoro a più savi divisamenti; al qual fine li trattammo dapprima come figli con soavità, passammo poi ad un far severo, e finalmente, benché a malincuore, usammo pure i pubblici castighi.
 
Ma voi sapete, o Venerabili Fratelli, come tutto riuscì indarno: sembrarono abbassar la fronte per un istante, ma la rialzarono subito con maggiore alterigia. E potremmo forse tuttora dissimulare se non si trattasse che sol di loro: ma trattasi invece della sicurezza del nome cattolico. Fa dunque mestieri di uscir da un silenzio, che ormai sarebbe colpa, per far conoscere alla Chiesa tutta chi sieno infatti costoro che così mal si camuffano.
 
E poiché è artificio astutissimo dei modernisti (ché con siffatto nome son chiamati costoro a ragione comunemente) presentare le loro dottrine non già coordinate e raccolte quasi in un tutto, ma sparse invece e disgiunte l'una dall'altra, allo scopo di passare essi per dubbiosi e come incerti, mentre di fatto sono fermi e determinati; gioverà innanzi tutto raccogliere qui le dottrine stesse in un sol quadro, per passar poi a ricercar le fonti di tanto traviamento ed a prescrivere le misure per impedirne i danni.
 
QUI il testo intero

Ecco la traduzione in spagnolo:

2. Tales hombres se extrañan de verse colocados por Nos entre los enemigos de la Iglesia. Pero no se extrañará de ello nadie que, prescindiendo de las intenciones, reservadas al juicio de Dios, conozca sus doctrinas y su manera de hablar y obrar. Son seguramente enemigos de la Iglesia, y no se apartará de lo verdadero quien dijere que ésta no los ha tenido peores. Porque, en efecto, como ya hemos dicho, ellos traman la ruina de la Iglesia, no desde fuera, sino desde dentro: en nuestros días, el peligro está casi en las entrañas mismas de la Iglesia y en sus mismas venas; y el daño producido por tales enemigos es tanto más inevitable cuanto más a fondo conocen a la Iglesia. Añádase que han aplicado la segur no a las ramas, ni tampoco a débiles renuevos, sino a la raíz misma; esto es, a la fe y a sus fibras más profundas. Mas una vez herida esa raíz de vida inmortal, se empeñan en que circule el virus por todo el árbol, y en tales proporciones que no hay parte alguna de la fe católica donde no pongan su mano, ninguna que no se esfuercen por corromper. Y mientras persiguen por mil caminos su nefasto designio, su táctica es la más insidiosa y pérfida. Amalgamando en sus personas al racionalista y al católico, lo hacen con habilidad tan refinada, que fácilmente sorprenden a los incautos. Por otra parte, por su gran temeridad, no hay linaje de consecuencias que les haga retroceder o, más bien, que no sostengan con obstinación y audacia. Juntan a esto, y es lo más a propósito para engañar, una vida llena de actividad, constancia y ardor singulares hacia todo género de estudios, aspirando a granjearse la estimación pública por sus costumbres, con frecuencia intachables. Por fin, y esto parece quitar toda esperanza de remedio, sus doctrinas les han pervertido el alma de tal suerte, que desprecian toda autoridad y no soportan corrección alguna; y atrincherándose en una conciencia mentirosa, nada omiten para que se atribuya a celo sincero de la verdad lo que sólo es obra de la tenacidad y del orgullo.
A la verdad, Nos habíamos esperado que algún día volverían sobre sí, y por esa razón habíamos empleado con ellos, primero, la dulzura como con hijos, después la severidad y, por último, aunque muy contra nuestra voluntad, las reprensiones públicas. Pero no ignoráis, venerables hermanos, la esterilidad de nuestros esfuerzos: inclinaron un momento la cabeza para erguirla en seguida con mayor orgullo. Ahora bien: si sólo se tratara de ellos, podríamos Nos tal vez disimular; pero se trata de la religión católica y de su seguridad. Basta, pues, de silencio; prolongarlo sería un crimen. Tiempo es de arrancar la máscara a esos hombres y de mostrarlos a la Iglesia entera tales cuales son en realidad.

AQUI

 

lunedì 18 giugno 2018

Pascendi dominici gregis /1

 
 
E' questa una lettera enciclica del Sommo Pontefice san Pio X scritta per denunciare gli errori del Modernismo. E' stata data in Roma presso san Pietro l'8 settembre 1907, nel quinto anno di pontificato. Visto che si tratta di un documento magisteriale importantissimo, senza tempo, anzi di grande attualità, vorrei proporlo in pillole, in modo da permetterne la meditazione e l'assimilazione. Un buon cattolico non può disinteressarsi di questo documento in quanto richiama l'attenzione di ciascuno a porre attenzione ai mali che inesorabilmente corrodono la fede e con questa la vita di devozione con il pericolo della dannazione eterna.
 
Nell'introduzione il Santo Padre, conscio del grave incarico ricevuto dal Signore, per successione apostolica, di difendere e custodire la fede, mette in guardia dai nemici di Cristo che, purtroppo, andandosi ad associare a quelli dichiarati e conosciuti, si celano nel cuore stesso della Chiesa. Il Santo Padre riconosce in questo modo, esserci dei nemici, sovvertitori del messaggio di Cristo e quindi della Verità, tra il laicato cattolico e tra il ceto sacerdotale, i quali si sono lasciati influenzare dalla dottrine pericolose.      
 
Introduzione
L'officio divinamente commessoCi di pascere il gregge del Signore ha, fra i primi doveri imposti da Cristo, quello di custodire con ogni vigilanza il deposito della fede trasmessa ai santi, ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome. La quale provvidenza del Supremo Pastore non vi fu tempo che non fosse necessaria alla Chiesa cattolica: stanteché per opera del nemico dell'uman genere, mai non mancarono "uomini di perverso parlare (Act. XX, 30), cianciatori di vanità e seduttori (Tit. I, 10), erranti e consiglieri agli altri di errore (II Tim. III, 13)". Pur nondimeno gli è da confessare che in questi ultimi tempi, è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo; che, con arti affatto nuove e piene di astuzia, si affaticano di render vana la virtù avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti, se venga lor fatto, lo stesso regno di Gesù Cristo. Per la qual cosa non Ci è oggimai più lecito di tacere, seppur non vogliamo aver vista di mancare al dovere Nostro gravissimo, e che Ci sia apposta a trascuratezza di esso la benignità finora usata nella speranza di più sani consigli.
 
Ed a rompere senza più gl'indugi Ci spinge anzitutto il fatto, che i fautori dell'errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista.
 
Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò ch'è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d'ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gittano su quanto vi ha di più santo nell'opera di Cristo, non risparmiando la persona stessa del Redentore divino, che, con ardimento sacrilego, rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo.
 
QUI il testo intero

Il testo in spagnolo:
 
INTRODUCCIÓN
 
Al oficio de apacentar la grey del Señor que nos ha sido confiada de lo alto, Jesucristo señaló como primer deber el de guardar con suma vigilancia el depósito tradicional de la santa fe, tanto frente a las novedades profanas del lenguaje como a las contradicciones de una falsa ciencia. No ha existido época alguna en la que no haya sido necesaria a la grey cristiana esa vigilancia de su Pastor supremo; porque jamás han faltado, suscitados por el enemigo del género humano, «hombres de lenguaje perverso»(1), «decidores de novedades y seductores»(2), «sujetos al error y que arrastran al error»(3).
 
Gravedad de los errores modernistas
1. Pero es preciso reconocer que en estos últimos tiempos ha crecido, en modo extraño, el número de los enemigos de la cruz de Cristo, los cuales, con artes enteramente nuevas y llenas de perfidia, se esfuerzan por aniquilar las energías vitales de la Iglesia, y hasta por destruir totalmente, si les fuera posible, el reino de Jesucristo. Guardar silencio no es ya decoroso, si no queremos aparecer infieles al más sacrosanto de nuestros deberes, y si la bondad de que hasta aquí hemos hecho uso, con esperanza de enmienda, no ha de ser censurada ya como un olvido de nuestro ministerio. Lo que sobre todo exige de Nos que rompamos sin dilación el silencio es que hoy no es menester ya ir a buscar los fabricantes de errores entre los enemigos declarados: se ocultan, y ello es objeto de grandísimo dolor y angustia, en el seno y gremio mismo de la Iglesia, siendo enemigos tanto más perjudiciales cuanto lo son menos declarados.
Hablamos, venerables hermanos, de un gran número de católicos seglares y, lo que es aún más deplorable, hasta de sacerdotes, los cuales, so pretexto de amor a la Iglesia, faltos en absoluto de conocimientos serios en filosofía y teología, e impregnados, por lo contrario, hasta la médula de los huesos, con venenosos errores bebidos en los escritos de los adversarios del catolicismo, se presentan, con desprecio de toda modestia, como restauradores de la Iglesia, y en apretada falange asaltan con audacia todo cuanto hay de más sagrado en la obra de Jesucristo, sin respetar ni aun la propia persona del divino Redentor, que con sacrílega temeridad rebajan a la categoría de puro y simple hombre.
 

martedì 5 giugno 2018

Sul celibato sacerdotale: scelta sponsale

 
Celibato sacerdotale
 
24. I Padri sinodali hanno voluto sottolineare che il sacerdozio ministeriale richiede, attraverso l'Ordinazione, la piena configurazione a Cristo. Pur nel rispetto della differente prassi e tradizione orientale, è necessario ribadire il senso profondo del celibato sacerdotale, ritenuto giustamente una ricchezza inestimabile, e confermato anche dalla prassi orientale di scegliere i Vescovi solo tra coloro che vivono nel celibato e che tiene in grande onore la scelta del celibato operata da numerosi presbiteri.
 
In tale scelta del sacerdote, infatti, trovano peculiare espressione la dedizione che lo conforma a Cristo e l'offerta esclusiva di se stesso per il Regno di Dio.(75)
 
Il fatto che Cristo stesso, sacerdote in eterno, abbia vissuto la sua missione fino al sacrificio della croce nello stato di verginità costituisce il punto di riferimento sicuro per cogliere il senso della tradizione della Chiesa latina a questo proposito.
 
Pertanto, non è sufficiente comprendere il celibato sacerdotale in termini meramente funzionali. In realtà, esso rappresenta una speciale conformazione allo stile di vita di Cristo stesso.
 
Tale scelta è innanzitutto sponsale; è immedesimazione con il cuore di Cristo Sposo che dà la vita per la sua Sposa. In unità con la grande tradizione ecclesiale, con il Concilio Vaticano II (76) e con i Sommi Pontefici miei predecessori (77), ribadisco la bellezza e l'importanza di una vita sacerdotale vissuta nel celibato come segno espressivo della dedizione totale ed esclusiva a Cristo, alla Chiesa e al Regno di Dio, e ne confermo quindi l'obbligatorietà per la tradizione latina.
 
Il celibato sacerdotale vissuto con maturità, letizia e dedizione è una grandissima benedizione per la Chiesa e per la stessa società.
 
QUI

ESORTAZIONE APOSTOLICA
POSTSINODALE 'SACRAMENTUM CARITATIS' DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI


(75) Cfr Propositio 11.
(76) Cfr Decr. sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum Ordinis, 16.
(77) Cfr Giovanni XXIII, Lett. enc. Sacerdotii nostri primordia (1 agosto 1959): AAS 51 (1959), 545-579; Paolo VI, Lett. enc. Sacerdotalis coelibatus (24 giugno 1967): AAS 59 (1967), 657-697; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), 29: AAS 84 (1992), 703-705; Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (22 dicembre 2006): L'Osservatore Romano, 23 dicembre 2006, p. 6

martedì 8 maggio 2018

Gaudete et Exsultate: la demagogica pietà in marcia

Non nascondo che ogni atto papale mi inquieti e mi lasci nel contempo  pensierosa, dubbiosa ed anche a volte sconcertata. La lettura dell'ultima esortazione non mi convince, anche se a tratti vi sono bei pensieri che elevano l'animo. La disamina di Ferrara rispecchia lo stato d'animo di tanti cattolici che, come me, si sentono perplessi, avviliti e nel peggiore dei casi, rimproverati dalle parole del supremo pastore.
 
(Christopher A. Ferrara, Una Vox – 8 aprile 2018) Gaudete et Exsultate è esattamente quello che ci si aspetta da questo pontificato tristemente prevedibile. Per citare Carl Olsen del Catholic World Report: “molte buone qualità e passaggi sostanziali.... spsso oscurati, o persino indeboliti, dagli uomini di paglia, argomenti discutibili e colpi bassi”.
Le dichiarazioni bergogliane in generale sono precisamente veicoli per la consegna di uomini di paglia, argomenti discutibili e colpi bassi, tutti invariabilmente diretti contro l’ortodossia e l’ortoprassi. Le espressioni di pietà sono avvolte in una grossolana demagogia ecclesiastica, un guanto di velluto sul pugno chiuso dell’umiltà militante così tipica del gergo zotico dei chierici della sinistra latinoamericana.
L’appello del documento ad una relazione vivente con Dio animata dalla carità è smentita dalla ripetuta discesa nella caricatura poco caritatevole e nella vera e propria calunnia di quei membri tra i fedeli che Bergoglio percepisce come ostacoli ai suoi disegni maniacali.

Di seguito alcuni esempii dell’invettiva avvolta nei pii passaggi presente nel documento:
1) Gli ordini contemplativi appartati dal mondo sono malsani:
«(26) Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione.»
2) La Chiesa non ha tutte le risposte e non dovrebbe dire alla gente come vivere (a meno che a dirlo non sia Bergoglio):
« (41) Quando qualcuno ha risposte per tutte le domande, dimostra di trovarsi su una strada non buona ed è possibile che sia un falso profeta, che usa la religione a proprio vantaggio, al servizio delle proprie elucubrazioni psicologiche e mentali. (43) Perciò non possiamo pretendere che il nostro modo di intenderla ci autorizzi a esercitare un controllo stretto sulla vita degli altri.»
3) La dottrina cattolica è soggetta a diverse interpretazioni a seconda delle circostanze:
« (43) Voglio ricordare che nella Chiesa convivono legittimamente modi diversi di interpretare molti aspetti della dottrina e della vita cristiana che, nella loro varietà, “aiutano ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola”»
5) Il forte attaccamento alla dottrina e alla disciplina cattoliche è pelagianesimo:
«(49) Quelli che rispondono a questa mentalità pelagiana o semipelagiana, benché parlino della grazia di Dio con discorsi edulcorati, “in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico” [del passato]»
6) Coloro che resistono al cambiamento – cioè, a qualunque cosa voglia Francesco – hanno ceduto alle forze del male:
«(168) Questo risulta particolarmente importante quando compare una novità nella propria vita, e dunque bisogna discernere se sia il vino nuovo che viene da Dio o una novità ingannatrice dello spirito del mondo o dello spirito del diavolo. In altre occasioni succede il contrario, perché le forze del male ci inducono a non cambiare, a lasciare le cose come stanno, a scegliere l’immobilismo e la rigidità…»
7) Coloro che dicono che tutte le cose sono possibili con la grazia sono veramente pelagiani:
«(49) Quando alcuni di loro si rivolgono ai deboli dicendo che con la grazia di Dio tutto è possibile, in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana, come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui si aggiunge la grazia.»
8) Anche con l’aiuto della grazia è impossibile per i “deboli” mantenere la legge morale dati i loro limiti “concreti”; solo un progresso graduale è possibile (esaltando così la fragilità della volontà umana a fronte della grazia proprio nel modo pelagiano che Francesco condanna):
« (49) Si pretende [da parte degli immaginari cattolici pelagiani] di ignorare che “non tutti possono tutto” e che in questa vita le fragilità umane non sono guarite completamente e una volta per tutte dalla grazia.»
« (50) La grazia, proprio perché suppone la nostra natura, non ci rende di colpo superuomini. Pretenderlo sarebbe confidare troppo in noi stessi. In questo caso, dietro l’ortodossia, i nostri atteggiamenti possono non corrispondere a quello che affermiamo sulla necessità della grazia, e nei fatti finiamo per fidarci poco di essa.
«Infatti, se non riconosciamo la nostra realtà concreta e limitata, neppure potremo vedere i passi reali e possibili che il Signore ci chiede in ogni momento, dopo averci attratti e resi idonei col suo dono. La grazia agisce storicamente e, ordinariamente, ci prende e ci trasforma in modo progressivo.»
9) L’attaccamento alla dottrina e alla disciplina cattoliche è un’aridità pelagiana che rifiuta “lo Spirito”:
«57. Ci sono ancora dei cristiani che si impegnano nel seguire un’altra strada: quella della giustificazione mediante le proprie forze, quella dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore. Si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro: l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa.....
«In questo alcuni cristiani spendono le loro energie e il loro tempo, invece di lasciarsi condurre dallo Spirito sulla via dell’amore, invece di appassionarsi per comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo e di cercare i lontani nelle immense moltitudini assetate di Cristo.»
10) I cattolici osservanti sono pelagiani senza cuore, curatori di un museo religioso che rigetta “lo Spirito”:
« (58) Molte volte, contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. Questo accade quando alcuni gruppi cristiani danno eccessiva importanza all’osservanza di determinate norme proprie, di costumi o stili. In questo modo, spesso si riduce e si reprime il Vangelo, togliendogli la sua affascinante semplicità e il suo sapore. E’ forse una forma sottile di pelagianesimo, perché sembra sottomettere la vita della grazia a certe strutture umane. Questo riguarda gruppi, movimenti e comunità, ed è ciò che spiega perché tante volte iniziano con un’intensa vita nello Spirito, ma poi finiscono fossilizzati... o corrotti.»
11) I tentativi di limitare la migrazione musulmana di massa (principalmente maschi di età militare) sono moralmente equivalenti all’uccisione nel grembo materno:
« (101) La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo.
« (102) Spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi “seri” della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano, a cui si addice solo l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli. »
12) Qualsiasi opposizione pubblica da parte dei fedeli ai disegni bergogliani è diffamazione ispirata dal diavolo (la cui dimora non è chiara, viste le interviste con Scalfari):
« (115) Anche i cristiani possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui.
«E’ significativo che a volte, pretendendo di difendere altri comandamenti, si passi sopra [da parte dei difensori dell’ortodossia che si oppongono a Bergoglio] completamente all’ottavo: “Non dire falsa testimonianza”, e si distrugga l’immagine altrui senza pietà. Lì si manifesta senza alcun controllo che la lingua è «il mondo del male» e «incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna” (Gc 3,6)».
13) I difensori dell’ortodossia sono giudici senza cuore che guardano dall’alto in basso gli altri (dice Bergoglio che costantemente giudica e guarda gli altri dall’alto in basso):
«(117) Non ci fa bene guardare dall’alto in basso, assumere il ruolo di giudici spietati, considerare gli altri come indegni e pretendere continuamente di dare lezioni.»
14) Dio esige che accettiamo il “magistero odierno” di Bergoglio e guardiamo al Vangelo sotto una nuova luce piuttosto che seguire semplicemente ciò che la Chiesa ha sempre insegnato (compresi tutti i Papi precedenti); tutto il resto è rigido dogmatismo:
« (134) Come il profeta Giona, sempre portiamo latente in noi la tentazione di fuggire in un luogo sicuro che può avere molti nomi:... ripetizione di schemi prefissati, dogmatismo, nostalgia, pessimismo, rifugio nelle norme.»
« (173) Non si tratta di applicare ricette o di ripetere il passato, poiché le medesime soluzioni non sono valide in tutte le circostanze e quello che era utile in un contesto può non esserlo in un altro.
«Il discernimento degli spiriti ci libera dalla rigidità, che non ha spazio davanti al perenne oggi del Risorto. Unicamente lo Spirito sa penetrare nelle pieghe più oscure della realtà e tenere conto di tutte le sue sfumature, perché emerga con altra luce la novità del Vangelo.»
Ovviamente, i media gioiscono di questo ultimo esempio di pugnalate alle spalle dei credenti cattolici. Particolarmente gradita è la dichiarazione dell’equivalenza morale tra gli omicidi di massa nel grembo materno e tentativi di limitare la migrazione di massa dei musulmani, la maggior parte dei quali sono maschi in età militare forniti di cellulari e presentati in modo ridicolo come “rifugiati indifesi”. La CNN ha esultato per questo “rimprovero agli attivisti cattolici contro l’aborto che si concentrano su questa questione escludendo tutte le altre”.
Sono tutte cose che abbiamo già sentito, più e più volte, incessantemente, negli ultimi cinque anni. A questo punto, la questione va al di là di un’analisi delle dichiarazioni bergogliane per scoprire le pillole di veleno che in esse si trovano sempre. Non è necessario continuare l’esercizio di verifica dopo aver constato che anche un cattolico come Marcello Pera può affermare che «Bergoglio è poco o per niente interessato al cristianesimo come dottrina, all’aspetto teologico”, “apparentemente le sue affermazioni sono basate sulla Scrittura, in realtà sono fortemente secolariste” e che il suo pontificato rappresenta una “rottura con la dottrina e la tradizione”.
Ora la questione sollevata dai fedeli, dal clero e dai laici, è se ci sia qualche meccanismo con cui la Chiesa possa essere liberata dalle grinfie di Bergoglio prima che infligga ad essa danni maggiori. A riguardo vediamo i commenti delle maggiori fonti di notizie cattoliche che ne hanno parlato in un convegno dal titolo «I cardinali possono dichiarare che un papa eretico “perde il suo ufficio”: storico della Chiesa». Anche il vescovo in pensione di Corpus Christi, nel Texas, René Henry Gracida , parla apertamente nel suo blog della prospettiva di un concilio imperfetto di cardinali che dichiari invalida l’elezione di Bergoglio e proceda ad un nuovo conclave.
Per cominciare, citiamo Roberto de Mattei, «Abbiamo bisogno di avere il coraggio di dire: ‘Santo Padre, tu sei il primo responsabile della confusione che esiste oggi nella Chiesa. Santo Padre, tu sei il primo responsabile delle eresie che circolano oggi nella Chiesa.’» Ma oltre a questo, il clero e i laici devono unirsi ovunque possibile per fare ciò che San Roberto Bellarmino diceva bisognava fare per affrontare lo scenario di un Papa che tenta di distruggere la Chiesa: un’ipotesi che oggi è diventata realtà:
«Com’è lecito resistere al Pontefice che aggredisce il corpo, così pure è lecito resistere a quello che aggredisce le anime o perturba l’ordine civile, o, soprattutto, a quello che tenta di distruggere la Chiesa. Dico che è lecito resistergli non facendo quello che ordina ed impedendo l’esecuzione della sua volontà....» [De Controversiis: Sul Romano Pontefice, trans. Ryan Grant (Mediatrix Press: 2015), Book II, Chapter 29, p. 303.]
Andando oltre una semplice diagnosi di “questo disastroso papato”, che tale è già stato confermato centinaia di volte, dobbiamo opporci direttamente ai suoi disegni in ogni campo d’azione che ci compete. Incredibilmente, i fedeli devono difendere la Chiesa cattolica contro un “Papa dittatore” che la distruggerà e la ricostruirà secondo la sua visione, come egli stesso ha chiarito nel suo megalomane manifesto Evangelii Gaudium:
49. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli....
27. Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione.
Possa il Buon Dio liberare la Sua Santa Chiesa dal Papa che oggi l’affligge. E possa la Beata Vergine intercedere presto per l’adempimento del piano divino per l’inevitabile restaurazione della Chiesa e il trionfo del suo Cuore Immacolato.
 
Tratto da QUI