La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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martedì 16 maggio 2017

Tolkien: il segreto per un matrimonio felice


di Sonia Ritondale
J.R.R. Tolkien era un romantico. Quando incontrò la sua futura moglie, Edith, all'età di 16 anni, s'innamorò all'istante e iniziò mmediatamente un corteggiamento informale, invitandola regolarmente nelle sale da tè locali. Quando il sacerdote che gli faceva da tutore scoprì la sua storia d'amore, tuttavia, gli proibì di avere contatti con Edith sino all'età di 21anni, per non farlo distogliere dai suoi studi. Tolkien seppur a malincuore obbedì. Per 5 lunghi anni, attese l'unica donna certo che fosse la sua anima gemella. La sera del suo 21.mo compleanno, scrisse una lettera a Edith, dichiarandole il suo amore e chiedendola in sposa. Una settimana dopo, erano fidanzati in attesa del matrimonio.
 
Durante la sua vita, Tolkien scrisse poesie d'amore alla moglie e, nelle sue lettere agli amici, scrive di lei in maniera brillante. Ma forse il più famoso e intramontabile contributo alla sua amata sposa fu l'intrecciare la sua storia d'amore con la mitologia del Middle Earth nella storia di Beren e Luthien.
 
Scrisse al figlio, Christopher: "Non l'ho mai chiamata Edith Luthien - ma ella fu la fonte della storia che a quel tempo divenne la parte principale del Silmarillion. Fu all'inizio pensata in una piccola foresta, una radura traboccante di cicuta a Roos nello Yorkshire (dove fui per un breve periodo al comando di un avamposto di Humber Garrison nel 1917, e lei poté vivere con me per un pò). In quei giorni i suoi capelli color corvino, la sua carnagione chiara, i suoi occhi più brillanti come non li avevo visti mai......."
 
Neppure dopo la morte, Tolkien avrebbe lasciato la sua Edith. Fu seppellito accanto a lei e sotto un'unica lapide erano scritti i nomi di Beren e Luthien.
 
J.R.R. Tolkien fu felicemente sposato per 55 anni. Che cosa aveva Tolkien che molti matrimoni non hanno? Come lo fece funzionare? La risposta è semplice: capì che il vero amore implica l'abnegazione.
 
La nozione moderna di amore è puro sentimento e si focalizza soprattutto sull'io. Se qualcuno ti eccita, se ti fa palpitare allora si che puoi dire di essere innamorato secondo le definizioni moderne.
Proprio perché era profondamente legato a sua moglie Tolkien rigettava questa idea squallida sull'amore. Egli abbracciava invece l'idea cattolica del vero amore fondato sull'altro- qualcosa che richiede il sacrificio degli istinti naturali e un'azione determinata sulla volontà.
 
 
In una lettera al figlio Michael scrisse: 
"Nessun uomo può amare la sua sposa in anima e corpo senza un esercizio consapevole e deliberato della volontà, senza abnegazione. Ho sentito questo troppe poche volte in Chiesa, quasi mai fuori...
Quando il fascino finisce, o semplicemente le cose non vanno al meglio, l'uomo pensa di aver fatto un errore, che la vera anima gemella sia ancora da trovare. In realtà, la vera anima gemella risulterà essere solo la prima persona sessualmente attraente che gli capiterà davanti...
In realtà, la "vera anima gemella" è quella che hanno sposato... In questo mondo decaduto abbiamo come nostre uniche guide la prudenza, la saggezza (così poca in gioventù, troppo tardi nella vecchiaia), un cuore puro e la fedeltà nella verità..." 
 
Lo sforzo per la castità e la fedeltà non finisce mai...
L'essenza dell'amore è un atto di volontà. I sentimenti vanno e vengono nel matrimonio. Quelli che hanno matrimoni felici sono quelli che scelgono- scelgono di amare le loro mogli più di se stessi, che scelgono di sacrificare i loro desideri "a breve termine" per una felicità a lungo termine, quelli che "scelgono di dare invece che di prendere".
 
La vera gioia e la felicità senza fine nel matrimonio sono possibili. Innumerevoli matrimoni, incluso quello di Tolkien dimostrano il fatto. Ma non troveremo mai la gioia se siamo concentrati su noi stessi. Il paradosso è che ti devi dimenticare di te stesso per trovare la felicità che cerchi.
 
 
 Titolo originale: Tolkien: il segreto per un matrimonio felice
Fonte: Aleteia, 31/07/2015
 
TOLKIEN E IL SEGRETO PER UN MATRIMONIO FELICE
La vera gioia senza fine nel matrimonio è possibile, ma non la troveremo mai se siamo concentrati su noi stessi.

Nota di BastaBugie:
per leggere la biografia di Tolkien clicca QUI
Per approfondimenti sul Signore degli Anelli e Lo Hobbit, i capolavori di Tolkien, clicca QUI
 
 
 

giovedì 30 marzo 2017

Laudato si: una forzatura!


 
L'Enciclica di Papa Francesco 'Laudato sì' è stato un testo molto sofferto, sottoposto ad innumerevoli revisioni, limature ed aggiustamenti vari. Il Papa in un'intervista aerea, prima della pubblicazione, aveva detto che, essendo una qualunque enciclica magistero pontificio che vincola i fedeli cattolici, essa "deve andare avanti soltanto sulle sicurezze", ed aggiunge che le teorie possono essere inserite a piè di pagina, come informazione, ma che non possono entrare a far parte del corpo del documento in quanto la Chiesa non sposa ipotesi scientifiche, né spetta ad essa dire l'ultima parola sulla scienza. E questo riferendosi nello specifico all'enciclica in questione. Allora cosa è successo, visto che tutta la prima parte di questa è fondata su tesi pseudo-scientifiche di tipo eco-catastrofista tutt'altro che certe e non ci sono note a piè di pagina in cui si spiegano le diverse posizioni? Ci saranno state forse, forti pressioni, soprattutto da parte di circoli ambientalisti e teorici del riscaldamento globale antropogenico che contano sul Papa e sulla Chiesa cattolica per dare una spinta decisiva agli accordi internazionali sul clima?
'Salva il pianeta, suicidati'
Questa enciclica (mi chiedo se possiamo chiamarla enciclica) rompe col Magistero precedente, ponendosi in chiara discontinuità, introducendo concetti che il mainstream ecologista propina da decenni, quali quello di 'sviluppo sostenibile', ponendo maggiormente l'accento sugli ecosistemi, sull'equilibrio del pianeta, piuttosto che continuare ad insistere sulla centralità della persona, tanto cara a Giovanni Paolo II e a Benedetto VXI che aveva elaborato il concetto di 'sviluppo umano integrale' per un'antropologia a misura di uomo e per una natura al servizio dell'uomo, così come stabilito da Dio nella creazione. Un'enciclica che adotta il linguaggio delle pseudo-teorie e che invita i cattolici alla 'conversione ecologica', con la raccolta differenziata, la rinuncia a spostarsi con l'auto, fare economia di acqua nel farsi la doccia, ecc.... devo ammettere mi sgomenta alquanto. La conversione alle mondane ideologie, contro l'uomo e Dio-Creatore, per lo meno in Vaticano c'è stata ed è passata in primis attraverso la scandalosa proiezione di pesci, scimmie, leoni, tigri ed altre bestie sulla facciata della Basilica di san Pietro in occasione dell’apertura dell’Anno Santo nel dicembre 2015,
per poi continuare con la presenza in Vaticano di personaggi come Jeffrey Sachs, un economista dai ruoli di rilievo all’ONU, ora direttore dell’UN 'Sustainable Development Solutions Network', fanatico sostenitore del controllo delle nascite, che è stato nominato membro della Pontificia Accademia delle Scienze, Mathis Wackernagel un altro campione dell’antinatalismo,  Paul Ehrlich teorico dell'aborto forzato ed infine John Schellnhuber, fondatore e direttore del 'Postdam Institute for Climate Impact Research' invitato come relatore alla conferenza stampa di presentazione dell'enciclica, (presenze inquietanti ai piani alti del Vaticano) ed infine con una non meno scandalosa e scioccante dichiarazione del cardinale Peter Turcson, Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che ha dichiarato alla BBC che «il controllo delle nascite può offrire una soluzione per i cambiamenti climatici».
 
Un allineamento ed un'obbedienza al Papa più perfetti di così non si sarebbero potuti avere. Amen
 

martedì 25 ottobre 2016

Ennio De Giorgi

Il Professor Ennio De Giorgi nasce a Lecce l'8 febbraio del 1928. Studierà a Roma dove si laurea in matematica nel 1950. Otto anni dopo, come vincitore di una cattedra di Analisi Matematica si trasferisce all'Università di Messina, ma dopo un anno viene chiamato a insegnare presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, città dove resterà fino alla morte avvenuta il 25 ottobre del 1996.
Il suo nome divenne noto nel mondo scientifico quando, nel 1957, risolse il 19° problema di Hilbert, problema alla cui soluzione si erano dedicati per oltre mezzo secolo numerosi studiosi di matematica. Purtroppo non ebbe la fortuna di vedersi riconosciuto, alla sua epoca, questo merito, che andò invece a John Nash, il celebre protagonista del film A Beautiful Mind. Però Nash, in più occasioni, ebbe modo di tributare a De Giorgi il merito di averlo preceduto nella scoperta ed in particolare, nel 1994 durante il ritiro del Premio Nobel per l’economia, ebbe a citare pubblicamente il matematico italiano, dichiarando: “Ha raggiunto la vetta prima di me”.
Nash e De Giorgi sono oggi uniti da un teorema che prende il loro nome: il Teorema di De Giorgi-Nash.
 
De Giorgi nella sua lunga carriera ha dato contributi fondamentali nel campo delle equazioni, delle derivate parziali, nella teoria geometrica della misura, nel calcolo delle variazioni, senza trascurare i fondamenti della matematica e della logica.
 
Oltre che un grande matematico è stato anche un uomo di rara umanità e impegno civile. Grande la sua disponibilità nei confronti di chiunque avesse bisogno dei suoi consigli, del suo tempo ed anche del suo denaro. Sostenitore della responsabilità degli uomini di cultura nel promuovere l'amicizia e la comprensione tra i popoli, e nel prevenire le guerre, si spese, tra le altre cose, per la difesa degli scienziati perseguitati dai regimi comunisti. Scienziato dalla fede profonda, rifletté molto sul rapporto tra scienza e fede.
Quanto alla matematica e alla scienza, De Giorgi ci ha lasciato molti pensieri profondi.
 
Uno su tutti:
“La scienza interroga il mondo, cerca le risposte. Ma nessuna scienza potrà mai svelare il senso ultimo dell’esistenza. L’abisso è nero, è profondo. Come Socrate, come Salomone, possiamo solo ammettere di sapere di non sapere. Ma ecco che dall’oscuro giunge insperato un raggio di speranza: la consapevolezza della nostra ignoranza è il presupposto di una visione più profonda, per una conoscenza vera. E la conoscenza vera non è nella scienza. Cieca è la scienza perchè non sa il suo scopo. L’unica vera conoscenza è in Dio. L’unica vera conoscenza è nella Sapienza immensa che era con Dio, quando Dio creò il mondo“.
 
Tratto da qui

giovedì 11 agosto 2016

Santa Chiara ed i Saraceni

(...)Al tempo della santa venivano chiamati saraceni, (termine utilizzato a partire dal II secolo d.C. sino a tutto il Medioevo) i popoli provenienti dalla penisola araba o, per estensione, di religione musulmana.
 
In Italia i saraceni compirono, per secoli, diverse incursioni prima nel Sud, conquistando la Sicilia, poi nel Nord Occidente, con base in Provenza (nel 906 saccheggiarono e distrussero l’Abbazia della Novalesa). Con le loro violente e sanguinarie scorrerie giunsero anche ad Assisi. Fu proprio Madre Chiara (1193/1194-1253) a fermarli. (...)
Aveva circa 47 anni quando i saraceni insidiarono Assisi e il suo monastero. Non surrogato femminista, come molte suore odierne, Madre Chiara si pose a difesa con Cristo della sua amata città, sprovvista di valide difese. Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, aveva mosso guerra contro la Chiesa, spingendo le sue soldataglie all’invasione delle terre pontificie, chiedendo ausilio ai più fieri nemici della cristianità, i saraceni appunto. Ne assoldò circa 20 mila, donando loro la città di Lucera, nel regno di Napoli e da quella base partirono per continue scorrerie, saccheggiando, distruggendo, incendiando città e castelli,  compiendo sacrilegi e profanazioni nelle chiese e nei monasteri, uccidendo e facendo prigionieri.
 
Un venerdì del settembre 1240 scalarono le mura del monastero di Santa Chiara e le suore, lascia scritto Tommaso da Celano: «Corsero a santa Chiara che era gravemente inferma e, con molte lacrime, le dissero come quella gente pessima avevano rotte le porte del monastero. Ed essa le confortava che non temessero […] ma armate di fede ricorressero a Gesù Cristo. E giacendo santa Chiara sulla paglia, inferma, si fece portare una cassettina d’avorio dove era il Santo Corpo di Cristo consacrato e si fece portare incontro a quella mala gente. E orando devotamente […] “Pregoti, Signor mio, che ti piaccia che queste tue poverelle serve, le quali tu, Signore, hai nutricate sotto la mia cura, che non mi siano tolte né tratte di mano, acciò che non vengano nelle mani e alla crudeltà di questi infedeli e pagani; onde pregoti, Signor mio, che tu le guardi, che io senza di te guardarle non posso e massimamente ora in questo amaro punto”. A questo priego, dalla cassettina che aveva dinnanzi reverentemente, si uscì una voce, come di fanciullo e, udendola tutte le suore, disse: “Io per tuo amore guarderò te e loro sempre[…]». (Vita di santa Chiara vergine, Opusc. I,21-22, in FF 3201, pp. 1915-1916).
I mercenari islamici fuggirono precipitosamente dal monastero, respinti dalla potenza di una forza invisibile. E di lì a poco lasciarono Assisi. Tuttavia, nel 1241 l’Imperatore, scomunicato da Gregorio IX, non tollerando la sottomissione di Assisi al romano Pontefice, organizzò una nuova spedizione. Quando il pericolo fu imminente santa Chiara chiamò le consorelle: ordinò un giorno di digiuno, dopo il quale le invitò a cospargersi il capo di cenere e a prostrarsi con lei davanti al tabernacolo. La mattina del 22 giugno un forte temporale portò lo scompiglio nell’accampamento degli assedianti, costringendoli ad una nuova fuga.
 
Santa Chiara difese Cristo, il monastero, la sua città con l’arma della Fede e con il Corpo di Nostro Signore. Catturata a Cristo grazie a san Francesco, abbandonò tutte le offerte terrene per vivere con sorella Povertà e unirsi al Crocifisso per guadagnare la salvezza di molti. Votata unicamente a Dio, si lasciò guidare da un’unica ricchezza, la Trinità, e non ebbe stima per nessun’altra religione che non fosse quella cattolica.
 
(Cristina Siccardi)
 
Il testo è tratto da CorrispondenzaRomana

sabato 6 agosto 2016

6 agosto 1456 e 1458

 
Con l’affermarsi dell’Islam, con la caduta di Costantinopoli del 1453 e con la sostanziale fine dell’Impero Romano d’Oriente, la Chiesa e gli Stati europei vacillarono: Mehmed II, che già controllava i principali traffici marittimi sulla Grecia, Serbia e Rodi, si accingeva a occupare l’Ungheria avendo come primo obiettivo lo sfondamento di Belgrado, città di confine.
 
Sotto la guida del Gran Visir Calhil, egli aveva assimilato l’arte della guerra seguendo in campo il padre, fin dall’età di dodici anni: era arrogante, deciso e coltissimo; tuttavia aveva fallito nella sua prima campagna orientale e l’accanito obiettivo egemone si era risolto in una seconda sconfitta che l’aveva distratto dal controllo dei territori di frontiera.
Murad II lo aveva esiliato e aveva riassunto la guida del Regno ma, alla sua morte, il figlio gli successe vagheggiando ancora di prendere Costantinopoli: il 5 aprile del 1453 si era portato sotto le mura della cruciale città, alla testa di centocinquantamila uomini supportati da una Flotta di trecentocinquanta navi armate da sessantanove cannoni.
Il successivo 29, concentrate forze di terra e di mare, aveva preso la roccaforte occupata da Costantino XI e instaurato il proprio dominio: dalla prestigiosa capitale era partito per conquistare il Mediterraneo, lo Ionio e l’Adriatico e aprirsi un varco in Occidente.
I suoi più agguerriti nemici erano il Papa Callisto III, che promuovendo una Crociata, si era impegnato a disfarsi di ogni tesoro e privilegio pur di contenere l’avanzata della Mezzaluna, e il coraggioso Janòs Hunyadi, di discendenza székely; ma, nel contesto degli eventi sarebbero spiccati anche Giovanni da Capestrano, il Cardinale Juan Carvajal e i Missionari Giovanni da Tagliacozzo e Niccolò da Fara.
L'assedio (di Belgrado), trasformatosi in una battaglia di enorme portata, terminò con una irruzione nel campo turco e con la ritirata del Sultano ferito.
A sostegno della preghiera per il felice esito della campagna, il Papa ordinò la Campana di Mezzogiorno.
 
Inoltre, proprio grazie a questa vittoria e a perenne memoria, la Santa Chiesa celebra oggi la festa della TRASFIGURAZIONE DI GESU'. Una vittoria ottenuta da tutta la Cristianità Europea, nel 1456 a Belgrado, contro i Turchi, di cui arrivò notizia a Roma, al Papa Callisto III proprio il giorno 6 agosto dello stesso anno, esattamente 560 anni fa.
 
 
Papa Callisto III, al secolo Alfonso de Borja y Cabanilles nasce in Spagna a Xàtiva (Valencia) il 31 dicembre 1378 e muore a Roma il 6 agosto 1458 (esattamente 558 anni fa); è stato il 209° vescovo di Roma e papa dal 1455 alla morte. E' stato colui che riabilitò santa Giovanna d'Arco, ordinando un nuovo processo, in seguito al quale venne scagionata dalle accuse di eresia.

martedì 21 giugno 2016

Don Didimo Mantiero

Didimo Mantiero nasce a Novoledo, frazione del comune di Villaverla in provincia di Vicenza il 21 giugno 1912, quinto di dieci fratelli, da una famiglia contadina di sane tradizioni cristiane.
Entrò nel seminario di Vicenza a quindici anni e venne ordinato sacerdote nel giugno del 1937. Nel 1941 a Santorso (Vicenza) fondò La Dieci, un'associazione che, partendo dall'episodio narrato nel capitolo 18 della Genesi, nel quale Dio promette ad Abramo di risparmiare Sodoma e Gomorra se vi si fossero trovati dieci giusti, si propose di riunire un gruppo di persone di una stessa parrocchia che, avendo come madre la Madonna facessero proprio il 'patto di Abramo' con Dio e si impegnassero ad offrire a Dio un giorno della propria settimana per la salvezza della città, dei giovani e dei sacerdoti. Convinto della perenne validità di quel patto e sostenuto dall'invito di don Giovanni Calabria, don Didimo iniziò con discrezione la proposta pastorale della preghiera d'intercessione coinvolgendo nell'iniziativa le forze migliori della sua parrocchia, gli anziani e gli ammalati, ai quali chiedeva di impetrare quotidianamente a Dio la salvezza per i suoi giovani.
Tra i giovani contadini di Santa Croce di Bassano ebbe modo di meditare sul suo progetto educativo che vide pratica realizzazione nel 1962 con il sorgere del Comune dei Giovani nato, pur in mancanza di adeguate strutture.
La nascita del 'Comune dei Giovani', preceduta da un'intensa attività catechetica nella parrocchia, segnò lo sviluppo del metodo pastorale di don Didimo il quale aveva come obiettivo la responsabilizzazione dei giovani e che fondava la sua attività sull'associazione 'La Dieci'  e su un'intensa opera di catechesi.
Una delle priorità del suo apostolato fu la costruzione della scuola di catechesi. Considerava i suoi catechisti la pupilla della parrocchia, a preparare i quali venivano chiamati docenti universitari e grandi nomi della cultura cattolica.
 Il 'Comune dei Giovani', dopo una gestazione di due anni, nacque con il tentativo di creare unità organica tra le varie iniziative parrocchiali, con l'obiettivo finale di rendere i giovani responsabili e pronti a inserirsi nel tessuto sociale, dopo aver sperimentato la gestione in piccolo di un comune.
Nel 1974 si manifestarono per don Didimo i primi sintomi del morbo di Parkinson e nel 1979 fu costretto a lasciare l'incarico a causa dei gravi problemi di salute. Ritiratosi, non autosufficiente, in un piccolo appartamento reso disponibile nella scuola materna parrocchiale, fu amorevolmente assistito di notte a turno per ben dieci anni dai suoi giovani. Don Didimo morì il 13 giugno 1991 e fu sepolto nel cimitero di Bassano del Grappa.
 
Dall'intuizione di alcuni membri del "Comune dei Giovani" nel 1981 nasce la 'Scuola di Cultura Cattolica' di Bassano del Grappa, in un periodo storico in cui le idee politiche di Antonio Gramsci sembravano egemoni nella cultura italiana, al punto che anche alcune aree del mondo cattolico ne erano più o meno consapevolmente imbevute. Inoltre stava crescendo anche quella cultura che, dopo la caduta del comunismo, ne avrebbe preso il posto: il pensiero debole. Per molti membri, ormai adulti, del 'Comune dei Giovani', sembrò necessaria un'opera di recupero della tradizione cattolica. La "Scuola di Cultura Cattolica" alla quale partecipano i fuoriusciti dal Comune, che vanno dai 31 agli 80 anni, intende anzitutto sostenere e diffondere la cultura cattolica mediante tutti gli strumenti culturali adatti allo scopo (giornali, radiotelevisione, scuola, turismo) organizzando conferenze, convegni, presentazioni di libri e conferendo un premio internazionale a personalità di spicco, come Joseph Ratzinger, don Luigi Giussani, Eugenio Corti, Mary Ann Glandon, monsignor Carlo Caffarra e monsignor Luigi Negri. In secondo luogo intraprende iniziative per approfondire, sviluppare e diffondere il patrimonio ideale e culturale lasciato da Don Didimo Mantiero, trasmesso nelle istituzioni de 'La Dieci' e del 'Comune dei Giovani'.
Una nota molto significativa:
dei primi dieci giovani che aderirono a “La Dieci”, nove morirono dopo aver confessato a don Didimo di essere pronti a dare tutto per la causa. Un fatto che spaventò il sacerdote, il quale vedrà il frutto di questo martirio solo vent’anni dopo.
 
Tratto da lanuovabq e cathopedia
  
Per saperne di più:

lunedì 20 giugno 2016

Georges Edouard Lemaître - Cinquant'anni fa

Il fisico e astronomo Georges Edouard Lemaître, padre della teoria del Big Bang e pioniere della cosmologia contemporanea era un sacerdote! Nato a Charleroi in Belgio il 17 luglio 1894, studiò prima nel collegio gesuita di Charleroi e poi matematica e scienze fisiche all'Università cattolica della fiamminga Lovanio, dove ottenne il dottorato nel 1920; quello stesso anno entrò in seminario a Mechelen e ordinato sacerdote nel 1923.
Dopo diversi incarichi fuori dal Belgio, tra cui quello presso l'osservatorio astronomico di Cambridge, ritornò in Patria nel 1925 e venne nominato professore ordinario all'Università di Lovanio dove insegnò fino al 1964.
La teoria di Lemaître fu chiamata per la prima volta del 'Big Bang' da Fred Hoyle il 28 marzo 1949, durante una trasmissione radiofonica della BBC.
Negli ultimi anni della sua vita si interessò dei primi calcolatori elettronici e di informatica. Poco prima della sua morte, avvenuta il 20 giugno 1966 a Lovanio, riuscì a sapere che era stata individuata la radiazione cosmica di fondo che provava praticamente la sua teoria.
Lo scienziato che per primo propose l’idea della nascita del cosmo da un “atomo primitivo”, e cioè la teoria che sarebbe stata poi chiamata del Big Bang, fu dunque un sacerdote, che è stato tra l'altro per tanti anni anche presidente dell' Accademia Pontificia delle Scienze.
Scrive il Prof. Francesco Agnoli in merito (qui):
Il suo nome è stato per anni sepolto nell’oblio, per molteplici motivi:
 
1)la primitiva avversione alla sua teoria da parte di Einstein, e di tanti scienziati che bollavano la sua ipotesi come figlia del suo pensiero cristiano e non di un pensiero scientifico («si vede bene che Lei è un prete», gli disse Einstein, con cui Lemaître aveva un ottimo rapporto, alludendo ad una consonanza tra dottrina della creazione ex nihilo e Big Bang. «Questo è un complotto della Chiesa per far passare la creazione sotto veste scientifica», ripeteva il grande astrofisico britannico Fred Hoyle);
 
2)l’ostracismo dei fisici materialisti;
 
3)la sua umiltà, che lo portò per esempio a non rivendicare un’altra primogenitura, l’aver proposto l’espansione delle galassie due anni prima di E. Hubble.

Prima di morire pronunciò una delle sue più celebri frasi: "L'espansione dell'universo è provata soprattutto dalla costante espansione delle capacità umane
".

domenica 19 giugno 2016

Il 'Codice da Vinci'

'DE DIVINA PROPORTIONE' è questo il vero Codice da Vinci. Si tratta di un pregiato manoscritto del XV secolo del quale esistono solo due esemplari, uno conservato a Milano e l'altro a Ginevra, in cui l'autore, il matematico  francescano, frà Luca Pacioli, ci lascia il pensiero rinascimentale sulla natura divina della geometria e sull’armonia inscritta nel disegno di Dio Creatore. Cosa c'entra Leonardo da Vinci? L'artista era grande amico di frà Luca. Entrambi  hanno vissuto insieme per cinque anni, viaggiando di corte in corte, studiando e scambiandosi informazioni.  Il libro contiene le illustrazioni geometriche fatte da Leonardo da Vinci: 59 poliedri che cercano di immaginare la forma geometrica che sta in ogni cosa creata e che rimanda all'idea dell’ordine e dell’armonia di tutto ciò che esiste; un tentativo riuscito di cercare Dio-Creatore nella bellezza delle cose attraverso la geometria e la matematica.
 
Frà Luca Pacioli è stato un talento che ha dato un grande contributo alla cultura scientifica italiana, occupandosi sia di matematica che di economia. Un nome che nessuno conosce, purtroppo! (L'Enciclopedia Treccani ne da un dettagliato profilo biografico qui).
 

Frà Luca fa parte di quel gruppo francescano che san Francesco incoraggiò dando a sant'Antonio di Padova il permesso di studiare, con lo scopo di evangelizzare anche tramite la cultura.
 
Nasce a Borgo Sansepolcro in provincia di Arezzo verso il 1445. Muore a Roma il 19 giugno 1517, esattamente 499 anni fa. Una vita vissuta, attraverso lo studio e la ricerca, per la maggior gloria di Dio, affascinato dalla bellezza, dall'armonia e dalla perfezione delle cose create, condividendo la sua passione per le cose belle con numerosi artisti del tempo con i quali venne a contatto oltre a Leonardo da Vinci: Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì , Marco Palmezzano, il Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Giovanni Antonio Amadeo e forse Albrecht Dürer.
Lo Stato Italiano gli ha dedicato un francobollo ed una moneta da 500 lire.
 

mercoledì 15 giugno 2016

Exsurge Domine


'Exsurge Domine' è la  bolla di papa Leone X, pubblicata il 15 giugno 1520 che costituisce la risposta con cui la Chiesa cattolica condanna le Novantacinque Tesi di Martin Lutero e gli scritti che egli compose in seguito. 
Il Papa chiede ufficialmente che, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della bolla, Martin Lutero ritratti 41 delle sue 95 tesi, così come altri errori di cui parla nello specifico. Inoltre la bolla vieta in tutti i paesi cattolici la stampa, la vendita e la lettura di qualsiasi libro contenenti gli errori e le eresie espresse nelle 95 tesi; il documento pontificio richiede alle autorità secolari il rispetto e l'applicazione di quanto espresso, nei loro domini.
Lutero lasciò scadere il tempo previsto, e il 10 dicembre 1520 bruciò la sua copia della bolla insieme ai volumi di diritto canonico. A seguito di questo atto, il 3 gennaio 1521 con la bolla 'Decet Romanum Pontificem' fu scomunicato.

giovedì 26 maggio 2016

Chi non è stato radicale?

 
PARTITO RADICALE ITALIANO: UNA LISTA INFINITA DI ISCRITTI
di Danilo Quinto
 
Per Marco Pannella ed Emma Bonino parafrasare lo slogan di John F. Kennedy, «siamo tutti berlinesi», sostituendo l'ultima parola, con "Radicali", non è una boutade. È la realtà. Chi non è stato Radicale?
Con spregiudicata disinvoltura, nell'arco di decenni, sono state raccolte le adesioni e le iscrizioni - spesso anche le candidature e gli eletti - tra i personaggi più disparati. Attori e registi, cantautori e scrittori, giornalisti e politici. Anche uomini (e donne) di Chiesa. L'elenco dei simpatizzanti Radicali - attuali ed ex - è sterminato. A stilarlo si rischia di essere incompleti, ma è un rischio che vale la pena correre perché qualche accenno è istruttivo. Ieri, tra i sacerdoti, era don Gianni Baget Bozzo a dire «Marco Pannella in realtà è una figura interna alla cristianità italiana. Non è un politico. È un profeta. Pannella è un impolitico, non guarda al governo: vuole, attraverso la politica, riformare l'orizzonte spirituale degli uomini». Oggi, don Andrea Gallo sostiene che «Pannella è l'unico profeta laico disarmato che testimonia in difesa dei diritti civili». Gli fa eco don Antonio Mazzi - autore della trovata sull'abolizione dei seminari - che per il leader Radicale fa il presidente dei comitati pro-amnistia. Una suora, Marisa Galli, nel 1979 venne eletta deputata con i voti del Partito Radicale. Ne ha parlato Avvenire, lo scorso 7 aprile. Ora è tornata a essere monaca, nell'abbazia benedettina Mater Eclesiae dell'Isola di San Giulio, nel Lago D'Orta. 

Nel mondo dello spettacolo, sono stati tanti i sostenitori Radicali nel corso degli anni. Franco Battiato a Giorgio Albertazzi, per esempio, poi Salvatore Samperi e Tinto Brass sino a Vasco Rossi - che nel 2007, dopo trent'anni di tessera Radicale, dichiarò al TG1: «Marco Pannella è il mio alter ego politico» - e Francesco De Gregori, che nel 1975 dedicò a Pannella Il signor Hood dall'album Rimmel: «Quel personaggio, sostenne De Gregori vent'anni dopo, mi sembrava incarnare bene la figura di Pannella, una sorta di eroe solitario»
Quindi Marco Bellocchio ed Edoardo Bennato, Dario Argento e Pippo Baudo, Liliana Cavani e Licia Colò, e ancora Luciano De Crescenzo, Marco Columbro, Andrea Giordana, Loretta Goggi, Francesco Guccini, Sabina Guzzanti, Alessandro Haber, Nino Manfredi, Michele Mirabella, Alba Parietti, Margaret Mazzantini, Sandro Veronesi, Katia Ricciarelli, Sergio Rubini. Maurizio Costanzo (candidato Radicale nel 1976). Poi ci sono Barbara Alberti, Ornella Vanoni, Luca Barbareschi, Gigi Proietti, Milva, Andrea Bocelli e Vittorio Gassman, che nel 1993, nel mio ufficio del Partito Radicale, mi consegnò una sua lettera scritta a mano su un foglio di quaderno che accompagnava la sua iscrizione: «Danilo», mi disse, «non te la prendere per questa minuta, che comunque è leggibile. Ho un rigetto per la macchina, oltre che per il fax, il telefonino e qualsiasi altro gadget». «Mi unisco di cuore all'appello rivolto dal nuovo Partito Radicale Transnazionale al mondo della cultura europea - scriveva Gassman - a tutti gli amici e colleghi artisti, intellettuali, lavoratori in grado di sentire l'urgenza dei tanti problemi da affrontare, a salvaguardia della civiltà e della stessa sopravvivenza della comunità contemporanea. Un impegno politico senza tensione e responsabilità morale è svuotato di senso. Una cultura priva di lungimirante solidarietà umana è - oggi più che mai - una sorpassata astrazione, un lusso colpevole. La cecità o la corruzione delle partitocrazie, impone agli individui di prender partito con un coinvolgimento in prima persona». «Questi - continuava Gassman - sono i concetti basilari del nuovo Partito radicale ed è per questo che esso si candida come efficace soluzione per i disastri del mondo, contro l'inerzia di gran parte delle istituzioni internazionali. Lo slancio utopico può e deve essere corretto in ideale concretezza. Unitevi, amici e colleghi, a questa generosa "compagnia itinerante", che non si accontenta di presentare istanze, ma intende fattivamente e corporeamente "rappresentarle" sulla scena delle pressanti problematiche che assillano la collettività. Lavoriamo insieme per un mondo più vivibile e umano».
Con Gassman, in quel 1993, sarebbero scesi in campo a favore delle iscrizioni per i Radicali Paolo Villaggio, Renato Zero, Ilaria Occhini, Raffaele La Capria, Renato Pozzetto, Renzo Arbore, Ennio Morricone, Corrado Guzzanti, Mario Monicelli, Piero D'Orazio, Alberto Lattuada, Gianni Minoli, Ricky Tognazzi, Sergio Castellito e tantissimi altri, per dire tutti, in uno spot ideato da Oliviero Toscani - anch'egli iscritto - «è mia, è mia».
Ma il feeling dei radicali con i vip è di vecchia data.
Ai suoi albori, presidente del Partito Radicale fu Elio Vittorini. Tra gli anni sessanta e settanta furono Radicali - tra gli altri - Arnoldo Foà, Stefano Rodotà, Lino Jannuzzi, Antonio Cederna, Piero Craveri, Eugenio Scalfari e Ignazio Silone. Per qualche anno anche Oriana Fallaci, Fernanda Pivano e Gianni Vattimo ebbero simpatie per loro. Di Pannella, nel 1974, scriveva così il Premio Nobel per la Letteratura Eugenio Montale, sul Corriere della Sera: «Dove il potere nega, in forme palesi ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrei Sacharov e Marco Pannella che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore. Il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi...». Mentre, Pier Paolo Pasolini, per il Congresso del Partito Radicale del 1975, preparò un testo che diceva: «Contro tutto questo voi non dovete fare altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa a essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare».
Nel 1979 fu eletto al Parlamento italiano Leonardo Sciascia, nel 1983 il leader di Autonomia Operaia Toni Negri, poi, nel 1984, Enzo Tortora al Parlamento europeo e, tre anni dopo, al Parlamento italiano Domenico Modugno. Assieme a molti altri, tra cui Ambrogio Viviani, ex generale e capo del controspionaggio dei Servizi Segreti italiani dal 1970 al 1974, e Ilona Staller, in "arte" Cicciolina.
 
Una lista infinita di iscritti:
Franco Battiato, Giorgio Albertazzi, Tinto Brass, Francesco De Gregori, Edoardo Bennato, Dario Argento, Pippo Baudo, Liliana Cavani, Licia Colò, Luciano De Crescenzo, Marco Columbro, Loretta Goggi, Francesco Guccini, Sabina Guzzanti, Nino Manfredi, Michele Mirabella, Alba Parietti, Maurizio Costanzo, Ornella Vanoni, Luca Barbareschi, Gigi Proietti, Milva, Andrea Bocelli, Vittorio Gassman, Paolo Villaggio, Renato Zero, Renato Pozzetto, Renzo Arbore, Ennio Morricone, Corrado Guzzanti, Alberto Lattuada, Gianni Minoli, Sergio Castellito, Oliviero Toscani, Stefano Rodotà, Eugenio Scalfari, Gianni Vattimo, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Domenico Modugno, Ilona Staller (in arte Cicciolina), ecc. ecc. ecc.
 
Fonte: La Bussola Quotidiana, 08/09/2011

venerdì 22 aprile 2016

Mens sana (?) in corpore perverso

Mario Mieli, fondatore e ideologo del movimento omosessualista italiano. Proveniente da una famiglia benestante, dopo aver abbracciato la dottrina marxista ed aver, in un primo momento, aderito a “Lotta Continua”, nel 1971, rientrato in Italia da un’esperienza londinese dove era entrato in contatto con il Gay Liberation Front, sarà tra i fondatori del “Fuori!” (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani), la prima espressione organizzata del movimento omosessualista in Italia.
Teorico di una rivoluzione gay in chiave marxista Mieli, il cui motto di battaglia parlava chiaro, “Lotta dura, Contronatura!“ proponeva l’emancipazione dell’uomo tramite la “prassi” sessuale contronatura o “perversa”, da lui sintetizzata in un altro suo celebre slogan “Mens sana in corpore perverso“.
 
Secondo Mario Mieli gli uomini nascono “naturalmente” con un’innata tendenza polimorfa e “perversa”, caratterizzata da una «pluralità delle tendenze dell’Eros e da l’ermafroditismo originario e profondo di ogni individuo». Da qui discende che ogni persona sarebbe potenzialmente transessuale se non fosse influenzata, fin dall’infanzia, dalla società eteronormativa che obbliga l’individuo a considerare l’eterosessualità come “normalità” e tutto il resto come perversione. Un processo che Mieli chiama “educastrazione”, attraverso cui la società agisce repressivamente sui bambini «allo scopo di costringerli a rimuovere le tendenze sessuali congenite che essa giudica perverse».I tradizionali valori familiari naturali e cristiani costituiscono un ostacolo per la realizzazione di tale rivoluzione sociale e vengono, dunque, liquidati da Mieli come “pregiudizi di certa canaglia reazionaria” che, trasmessi con l’educazione, hanno la colpa di “trasformare il bambino in adulto eterosessuale“. Coerentemente con il suo pensiero, l’ideologo omosessualista si espresse esplicitamente anche in materia di sessualità infantile, diventando uno dei teorici della pedofilia e della relazione omosessualità-pedofilia. Anche i bambini possono infatti, secondo Mieli, “liberarsi” dai pregiudizi sociali e trovare la realizzazione della loro “perversità poliforme” grazie ai pedofili, specie se omosessuali.
Mieli rivendica l’illimitato diritto di scelta dell’individuo, al di là di ogni principio morale, definendo positivamente la coprofagia, il sadismo, l'omicidio consenziente, in vista della creazione di una “società armonica” auspicata e teorizzata, nella quale tutti gli individui hanno il diritto a realizzare la propria insindacabile volontà, seguendo gli istinti e le passioni, libere da qualsiasi “freno” morale.
Nel 1983, dopo essersi dedicato nell’ultimo periodo all’esoterismo e alla magia, Mario Mieli, coerentemente con il proprio pensiero, si suicidò all’età di trent’anni nella sua abitazione di Milano. A lui è intitolato il “Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli“, sorto a Roma nello stesso anno della sua morte, tutt’oggi in prima linea nel promuovere e diffondere le sue folli e perverse teorie nella nostra società.
L'intero articolo lo si può leggere QUI

lunedì 14 marzo 2016

El ultimo soldado de Cristo

Lo scorso 18 febbraio, in Messico, all'età di 103 anni è morto Juan Daniel Macías Villegas, noto per essere l’ultimo soldato “cristero” vivente. La salma è stata tumulata nel cimitero della Guardia Nazionale Cristera, un'organizzazione che difende la memoria dei martiri durante la persecuzione religiosa in Messico agli inizi del Novecento. Juan Daniel è stato l’ultimo testimone di un cattolicesimo militante, capace di impugnare le armi, nella prima metà del secolo scorso, per difendere la fede minacciata da uno Stato massonico e violentemente anticlericale.Juan Daniel era nato il 21 luglio del 1912 a San Julián. Fu battezzato dal sacerdote, Narciso Elizondo, lo stesso che lo benedì quando, all'età di 13 anni, entrò a far parte della squadra del generale Victoriano Ramírez per lottare con i Cristeros a difesa della Cristianità e contro le leggi anti-cattoliche del governo di allora che scatenò un conflitto contro la società contadina, tradizionale, cattolica, un’aggressione perpetrata da uno Stato autoritario uscito da un processo rivoluzionario.
 Il nome Cristeros, contrazione di Cristos Reyes, fu dato spregiativamente dai governativi ai ribelli, a motivo del loro grido di battaglia: «¡Viva Cristo Rey!» (Viva Cristo Re!).
Questa rivoluzione lasciò una lunga scia di sangue di persone che per difendere l'onore di Gesù e della sua Chiesa, insieme ai valori della Cristianità violata e perseguitata non esitarono ad andare incontro alla morte, piuttosto che rinnegare la loro appartenenza alla Chiesa Cattolica.
Oggi alcuni sono stati canonizzati, altri sono beati ed altri ancora attendono di essere elevati agli onori degli altari. Lo scorso 22 gennaio Papa Francesco ha firmato il decreto per la canonizzazione del Beato José Sanchez del Rio, anch'egli piccolo cristero, barbaramente assassinato in odio alla fede cristiana a soli 14 anni.
Si stima che, in questo brutale conflitto, persero la vita tra le 75 e le 80 mila persone. A fronte di 4 mila e 500 sacerdoti presenti nel Paese all’inizio della ribellione, ne rimasero 334 alla fine delle ostilità. Tutti gli altri furono espulsi dal Paese o uccisi. Con l’aiuto di Dio e della Vergine di Guadalupe, i “cristeros” salvarono la fede in Messico.
Gli occhi Juan Daniel Macías Villegas hanno conosciuto quegli anni di tormento e anche di manifesto amore per Cristo e per la sua Chiesa. Hanno potuto assistere, decenni più tardi, anche agli effetti concreti di quell’impegno coraggioso: nel 1988 una riforma costituzionale ha riconosciuto personalità giuridica alla Chiesa cattolica, ha ristabilito relazioni diplomatiche tra Messico e Santa Sede e ha sancito l’inizio di una nuova fase di dialogo e di pace.
Gli artefici di questo risultato sono stati gente semplice come Juan Daniel Macías Villegas. Guerrieri nell’animo, che mantennero una fede ardente nei campi di battaglia così come nelle attività di tutti i giorni, tra moglie e figli, a dedicarsi alla produzione di latte e di carne nella propria fattoria.
Che il Signore lo accolga nella Sua Patria beata! RIP
Della storia dei Cristeros messicani ho scritto brevemente anche in questo post