La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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giovedì 5 aprile 2018

Ottava di Pasqua

 
 
L'Ottava di Pasqua è la domenica della risurrezione di Gesù Cristo, un giorno lungo un'intera settimana.
Una settimana di grazia, di luce, di splendore, di gioia. Perché Cristo è risorto! Una settimana sospesa, nel tempo e fuori dal tempo. Perché Cristo è vivo e presente, nel tempo, fuori dal tempo e nell'eternità! Sia gloria al Signore Nostro Gesù Cristo, morto, risorto e vivo! Alleluia!
 
Auguri!

mercoledì 3 maggio 2017

La lavanda dei piedi

 
Il Pontefice regnante ha ribaltato il senso della Messa 'in Coena Domini' (memoria dell’Istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio ordinato)  ed ha eliminato il senso sacro dei Sepolcri dopo questa Liturgia. Coincidenza è che ad essere colpito ed oscurato è stato proprio il cuore dell’Eucaristia, la Messa della sua istituzione, trasformandola in un incontro conviviale con l’uomo, lavandogli i piedi. L’uomo è stato messo al centro, e al posto, di una Liturgia che fa specifica Memoria del culto più sacro che possa esistere al mondo.
Ricordando l’Eucaristia celebrata Giovedì Santo, all’inizio del triduo pasquale, quella Eucaristia ha rimandato più di altre alla memoria del Cenacolo, dell’Ultima Cena e della prima Eucaristia di Gesù.
 
Che la comunione dei discepoli fosse preceduta da una preparazione (peraltro estesa anche a Giuda) da parte di Cristo, lo si evince dal fatto che furono chiamati a seguire per alcuni anni il Maestro nella sua predicazione e fatti oggetto più di una volta di insegnamenti rivolti direttamente a loro. Ma risulta anche dalla lavanda dei piedi, a patto di comprenderla nella sua pienezza. Un certo numero di santi padri - e sant’Ambrogio ne è un testimone autorevole - per la lavanda dei piedi parlavano di exemplum humilitatis ma anche di mysterium sanctificationis”.
 
Ora ciò che è presente e divulgato nella pastorale attuale è l’esempio di umiltà, cioè il servizio di Gesù e di riflesso dei futuri pastori della Chiesa e di tutti i cristiani. Ciò è vero ma non è tutta la verità. Gv 13,6-10 spiega che lasciarsi lavare i piedi da Gesù è condizione per aver parte con Lui; soprattutto parla di purezza, di purificazione, del fatto che non tutti i presenti sono puri. Per cui la lavanda dei piedi è anche da parte di Gesù un mistero di santificazione, con il quale purifica i discepoli in vista di prendere parte all’Eucaristia.
 
Così una tradizione - oggi scarsamente divulgata nella pastorale spicciola - ha visto nella lavanda dei piedi la figura del Battesimo e delle successive purificazioni per accedere all’Eucaristia. È determinante che già da parte di Gesù e già nella prima Eucaristia siano presenti la messa in guardia da una comunione sacrilega e il rifiuto di prendere la gente “così come è”, insieme all’offerta di un cammino di purificazione necessario per arrivare all’Eucaristia.
 
La Chiesa deve certamente partire dalla gente così come è, ma non può ammetterla all’Eucaristia “così come è”, “così come pensa”, “così come vive”. La Chiesa portando all’Eucaristia non può limitarsi a lavare i piedi nel senso di servire il mondo (degli uomini) offrendo la salvezza, ma deve anche lavare i piedi nel senso di purificare il mondo da ciò che impedisce di arrivare alla Eucaristia.
(QUI il testo intero)
 
La lavanda dei piedi da parte della Chiesa a tutti gli uomini per accedere all’Eucaristia avviene con il battesimo, con la predicazione della penitenza, con la proposizione della sana dottrina: in pratica con una costante e corretta pastorale.

Prima parte QUI

 

martedì 2 maggio 2017

Profanazione del Giovedi Santo

 
Nella Santa Messa del giovedì santo chiamata 'in Coena Domini' si celebra l'istituzione di due sacramenti: l’Eucaristia ed il Sacerdozio. Infatti, non a caso, i presbiteri quel giorno rinnovano, dinanzi al vescovo, le sacre promesse fatte solennemente nel giorno della consacrazione nell'Ordine Sacerdotale. 
 
La lavanda dei piedi durante la 'Missa in Coena Domini' non è un sacramento e neppure un sacramentale: è un elemento accidentale. La sua introduzione è recente e risale alla riforma dei sacri riti della Settimana Santa fatta da Papa Pio XII, ed ha un suo stretto significato legato al sacro ministero sacerdotale, che è appunto un servizio. Da qui il gesto profondamente simbolico attraverso il quale, memori del fatto che la partecipazione al sacerdozio ministeriale di Cristo attraverso il Sacramento dell’Ordine Sacro è anzitutto un servizio, i vescovi procedevano a ripetere il gesto di questo esempio dato da Cristo Signore [cf. Gv 13,1-11] lavando i piedi a 12 loro presbiteri che rappresentavano gli apostoli scelti dal Redentore. (P. Ariel)
 
Alla luce della grande importanza di questa Santa Messa e del suo significato, diventa inopportuno, fuorviante e sacrilego svuotarla del vero significato evangelico, dando risalto ad un elemento accidentale e variandone il significato, quasi fosse l'elemento più importante ed il solo da valorizzare, piegandolo alla mentalità ed al linguaggio del mondo e nel contempo offrendolo come segno dell'umanità della Chiesa, del suo desiderio di servire, della sua solidarietà ed apertura al mondo secolarizzato.
 
Ciò che Papa Francesco fa sistematicamente da quando è stato eletto al soglio pontificio, non celebrando la Messa dell'Ultima Cena nella Basilica di San Pietro in Vaticano con i sacerdoti, andando a celebrare altrove e scegliendo anche delle donne, è quello di assecondare un processo di massiccio svuotamento del senso sacro dei simboli, dei gesti e dei segni esteriori riempiendoli di altri significati troppo orizzontali, mondani ed esteriori. 
  
Nel giovedì santo del 2013, nel carcere minorile romano di Casal del Marmo, il papa ha lavato i piedi anche a dei cristiani ortodossi e a dei musulmani, tra i quali una donna serba.

Nel giovedì santo del 2014, nel centro per disabili "Santa Maria della Provvidenza" della Fondazione don Gnocchi, Francesco ha lavato i piedi, oltre che a quattro donne, ad un libico di religione musulmana.

Nel giovedì santo del 2015, nel carcere romano di Rebibbia, tra i sei uomini e le sei donne ai quali il papa ha lavato i piedi hanno fatto notizia la showgirl congolese Silvy Lubamba ed il transessuale brasiliano Isabel.
 
Il giovedì santo del 2016 papa Francesco si è recato a Castelnuovo di Porto in un centro profughi richiedenti asilo. I prescelti per il rito della lavanda dei piedi sono stati sei donne e sei uomini: tre donne eritree copte, tre uomini musulmani provenienti da Siria, Pakistan e Mali,  un indiano di religione induista e solo cinque cattolici: quattro uomini nigeriani ed un'italiana, operatrice nel centro.
 
Il giovedì santo di questo 2017 Francesco si è recato presso la Casa di Reclusione di Paliano (Frosinone). Scrivono sia stata una scelta altamente simbolica; la peculiarità di questo carcere è che è l’unico in Italia riservato ai collaboratori di giustizia. Dunque la visita da parte di Francesco vorrebbe essere un messaggio a chi sceglie il pentimento, come processo di maturazione e di conversione. Qui il Papa ha lavato i piedi a 12 dei 70 detenuti del carcere, fra cui tre donne ed un musulmano che sarà battezzato a giugno.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

mercoledì 26 aprile 2017

Mantova, Longino ed il Sangue di Gesù /2

Visto che siamo ancora nel Tempo di Pasqua mi piace ricordare questa notizia che ho già pubblicato ma che, sono certa, farà piacere a chi l'ha già letta e a chi invece non l'ha ancora fatto. Cliccare sul titolo: 
 
 
Promesse di Gesù Cristo a coloro che onorano il suo Preziosissimo Sangue, fatte ad una suora austriaca:
 
1 Coloro i quali giornalmente offrono al Padre celeste il loro lavoro, sacrifici e preghiere in unione col Mio Preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe in riparazione possono essere certi che le loro preghiere e sacrifici sono scritti nel Mio Cuore e che una grande grazia dal Padre Mio li attende.
 
   2 A quelli che offriranno le loro sofferenze, preghiere e sacrifici con il Mio Preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe per la conversione dei peccatori, la loro felicità nell'eternità sarà raddoppiata e sulla terra diventeranno capaci di convertire molti per le loro preghiere. 
 
   3 Coloro i quali offrono il Mio Preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe, con contrizione per i loro peccati, noti e ignoti, prima di ricevere la S. Comunione possono star certi che non faranno mai una Comunione indegnamente e che raggiungeranno il loro posto in Paradiso. 
 
   4 A coloro i quali, dopo la Confessione, offrono le Mie sofferenze per tutti i peccati della loro intera vita e reciteranno volontariamente come penitenza il Rosario delle Sante Piaghe, le loro anime diventeranno così pure e belle proprio come dopo il battesimo, perciò possono pregare, dopo una Confessione simile, per la conversione di un grande peccatore. 
 
   5 Quelli che quotidianamente, offrono per i morenti della giornata il Mio Preziosissimo Sangue, mentre in nome del Morente esprimono dolore per i 1oro peccati, per i quali offrono il Mio Preziosissimo sangue, possono essere certi di aver aperto i cancelli del cielo per molti peccatori che possono sperare una bella morte per se stessi. 
 
   6 Coloro i quali onorano il Mio preziosissimo Sangue e le Mie Sante Piaghe con profonda meditazione e rispetto e Li offrono molte volte al giorno, per se stessi e per i peccatori, sperimenteranno e pregusteranno sulla terra una dolcezza di Cielo e proveranno una profonda pace nei loro cuori. 
 
   7 Quelli che offrono alla Mia Persona, come unico Dio, per tutta l'umanità, il Mio preziosissimo Sangue e le Mie Ferite, specialmente quella della Coronazione di Spine, a copertura e riscatto dei peccati del mondo, possono produrre la riconciliazione con Dio, ottenere molte grazie e indulgenze per gravi punizioni e ottenere infinita Misericordia dal Cielo per se stessi. 
 
   8 Quelli che, trovandosi gravemente ammalati, offrono per se stessi il Mio Preziosissimo sangue e le Mie Piaghe (…) e implorano attraverso il Mio Preziosissimo Sangue, aiuto e salute, sentiranno subito il loro dolore alleviato e vedranno un miglioramento; se sono incurabili dovrebbero perseverare perché saranno aiutati. 
 
   9 Quelli che in grande bisogno spirituale recitano le litanie al Mio Preziosissimo Sangue e le offrono per se stessi e per tutta l'umanità otterranno aiuto, celestiale consolazione, e una profonda pace; otterranno forza contro la sofferenza o ne saranno liberati. 
 
   10 Coloro i quali ispireranno ad altri il desiderio di onorare il Mio preziosissimo Sangue e di offrilo per tutti quelli che lo onorano, sopra tutti gli altri beni tesori del mondo, e quelli che compiono spesso l'adorazione del Mio Preziosissimo Sangue, avranno un posto d'onore vicino al Mio trono e avranno grande potere di aiutare gli altri, specialmente nel convertirli.

mercoledì 19 aprile 2017

Tempo di Pasqua

Dopo la Domenica di Risurrezione di Gesù Nostro Signore, inizia il Tempo di Pasqua che dura cinquanta giorni, sette volte sette giorni. Il numero sette è un'immagine della pienezza (si pensi al racconto della creazione nel primo capitolo della Genesi)e l'unità che si aggiunge a questa pienezza moltiplicata apre sull' aldilà, sulla vita eterna e sul suo significato. È così che il tempo di Pasqua, con la gioia prolungata del trionfo pasquale, è divenuto per i padri della Chiesa l'immagine dell'eternità e del raggiungimento del mistero del Cristo.
Per Tertulliano alla fine del secondo secolo, la cinquantina pasquale è il tempo della grande allegrezza durante il quale si celebra la fase gloriosa del mistero delle redenzione dopo la risurrezione del Cristo, fino all'effusione dello Spirito sui discepoli e su tutta la Chiesa nata dalla Passione del Cristo. Secondo sant'Ambrogio: "I nostri avi ci hanno insegnato a celebrare i cinquanta giorni della Pentecoste come parte integrante della Pasqua".
Visto che un solo giorno è troppo breve per celebrare il grande mistero e l'immensa gioia della resurrezione di Cristo, la Chiesa consacra cinquanta giorni, che sono quindi l'estensione della gioia pasquale in cui il digiuno è stato sempre bandito, anche dai più austeri degli asceti. I cinquanta giorni sono come una sola domenica, la domenica di Pasqua.
 
E' tempo di gioia, di rendimento di grazie, di celebrazione della luce e della vita. In modo particolare l'ottava di Pasqua (tempo in cui ci troviamo ancora in questi giorni), ha un carattere più pronunciato di allegrezza e di meditazione sul fatto della risurrezione del Cristo e della nascita del cristiano nel battesimo, che è una partecipazione alla vita risuscitata del Cristo, mediante una nuova nascita e un pegno della risurrezione futura. Ma tutta la cinquantina ha più o meno questo carattere, infatti si canta continuamente l'Alleluia.
Nella Santa Messa, sono privilegiati gli epiloghi evangelici delle manifestazioni di Gesù dopo la risurrezione, ma anche, secondo san Giovanni, il suo ultimo discorso, gli ultimi insegnamenti sul comandamento dell'amore, l'unione intima fra lui ed il Padre, la promessa di un altro consolatore, lo Spirito di verità, la grande preghiera sacerdotale per l'unità. 
                                                     
Nel quarantesimo giorno si celebra l'Ascensione di Cristo al cielo, e i giorni che seguono sono una lunga preghiera per la venuta dello Spirito Santo, in unione con i discepoli e la Vergine Maria riuniti in preghiera nel Cenacolo.
 
BUONA E SANTA PASQUA DI RISURREZIONE A TUTTI!
 
 

giovedì 7 aprile 2016

Coincidenze sante

 
La coincidenza tra l'Annunciazione di Nostro Signore ed il Venerdì Santo è un avvenimento che nella vita reale non ha ancora esaurito la sua mistica importanza. L'avvenimento, non così frequente sul calendario della storia, è di notevole importanza a tal punto da trovare un santuario, quello di Notre-Dame du Puy, a Le Puy en Velay (Francia), dove viene appunto celebrata questa insolita coincidenza, dell’Annunciazione e del Venerdì Santo. Coincidenza che in Italia, ad Andria, a Bari e a San Giovanni Bianco ha fatto gemmare le Sacre Spine di Nostro Signore Gesù Cristo custodite in un reliquiario. Ne ho già scritto qui.
Il Santuario in questione si trova all'origine di due apparizioni della Vergine Maria sul Monte Anis, a distanza di due secoli l'una dall'altra, a due donne malate che vennero guarite. Da una piccola cappella sorse, nel corso dei secoli, il Santuario. In esso quest’anno si celebra il XXXI Giubileo de «Le Grand Pardon de Notre-Dame du Puy»; il primo venne istituito da Papa Giovanni XVI nel 992, al fine di onorare la Madre di Dio e celebrare la misericordia di Dio incarnato che, con la sua passione e morte, ha redento il genere umano dal peccato. Dunque ancora una volta Incarnazione e Redenzione sono unite: dalla carne e dal sangue della Madre e del Figlio, dal 'sì' della Madre e dal 'sì' del Figlio. L'accondiscendenza del Figlio passa attraverso quello della Madre. Madre e Figlio, uniti nell'Incarnazione e nella Passione.
 
Due interessanti particolari da sottolineare:
1) Questo giubileo di Le Puy coinciderà con il 300° anniversario della morte di san Louis-Marie Grignon de Montfort, apostolo della devozione mariana e legato da grande devozione alla Cattedrale di Le Puy.
2) La preghiera della «Salve Regina» fu composta dal vescovo di Le Puy, Ademar de Monteil e venne cantata per la prima volta proprio in questa Cattedrale il 15 agosto 1096, nei giorni in cui partiva la prima Crociata.

venerdì 1 aprile 2016

IO-SONO - YHWH - INRI


Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 19 dal versetto 16 in poi viene descritta la crocifissione di Gesù con la relativa affissione sulla croce dell'iscrizione che il Governatore Ponzio Pilato aveva fatto incidere in latino, ebraico e greco. Seguitando a leggere il brano, viene descritta la rimostranza dei capi dei sacerdoti verso Pilato che aveva ordinato di scrivere 'Il Re dei Giudei' e non come loro avrebbero voluto che scrivesse 'Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei'. Ci si chiede perché questa lamentela?  Che differenza c'è tra le due asserzioni?
 
L’iscrizione di cui parla Giovanni è la famosa sigla “INRI“ un acronimo, che sta per il latino “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum“, che significa “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei“.
In ebraico l'iscrizione era questa: “Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim”. Le iniziali delle quattro parole ebraiche che compongono la scritta sono: yod-he-waw-he e dato che l'ebraico si legge da destra verso sinistra si legge il famoso tetragramma che gli ebrei non possono neanche pronunciare: “YHWH“, che vocalizzato risulta essere “Yahweh“, il nome di Dio che Egli stesso aveva rivelato a Mosè in Esodo 20,2: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto”.
Quindi, come per il latino si ottiene l’acronimo “INRI“, per l’ebraico si ottiene “YHWH“.
 
Ecco perché gli Ebrei che leggevano tale scritta fossero così turbati tanto da chiederne la modifica a Pilato: vedevano l’uomo che avevano messo a morte, che aveva affermato di essere il Figlio di Dio, con il nome di Dio, il tetragramma impronunciabile, inciso sopra la testa.
 
In quel momento credo che tutti avranno capito le parole di Gesù: 'Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono'. (Giovanni 8,28).
Io-Sono: proprio lo stesso nome che Dio ha rivelato a Mosè in Esodo 3,14: Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»“.

giovedì 31 marzo 2016

Le Sacre Spine fiorite di Nostro Signore Gesù Cristo

 
Le Sacre Spine, attribuite alla corona della Passione di Nostro Signore, sono custodite ed esposte alla venerazione dei fedeli in varie parti del mondo. Già un primo calcolo effettuato nel sec. XIX dallo studioso Fleury ne contava circa 200, mentre il più recente censimento datato 2012 e realizzato da Menna ne annovera ben 2.283. L'Italia può vantarne 995 distribuite a L’Aquila, Sulmona, Lanciano, Vasto, Andria, Bari, Pompei, Crotone, Roma, Vicenza, Pisa, Barletta e San Giovanni Bianco.
Le Sacre spine di Andria e di San Giovanni Bianco, nei giorni scorsi, si sono rese artefici di un prodigio inspiegabile.
 
Nella città di Andria ha avuto inizio tra le 16.10 e le 17.10 di venerdì santo,  quando si sono notate in prossimità dell'apice della spina tre piccole gemme (l'ultimo evento miracoloso era avvenuto nell'anno 2005).
 
A San Giovanni Bianco la sera della Domenica di Pasqua, quando sulla spina sono spuntate piccole gemme e la stessa si sarebbe colorata di rosso vermiglio.
Entrambi gli eventi sono accomunati da una singolare coincidenza: l'Annunciazione della nascita di Gesù e la sua morte il Venerdì Santo sono cadute entrambe nella stessa data, il 25 marzo.
 

La prossima sovrapposizione del Venerdì Santo e dell'Annunciazione del Signore sarà nel 2157, fra 141 anni.
L'ultima volta che la spina a San Giovanni Bianco fiorì risale a 84 anni fa, nel 1932, un miracolo che interessò anche le altre spine conservate in Italia.
 
UN PO' DI STORIA
 
 
Tutto cominciò quando, secondo la tradizione cristiana, il re Luigi IX di Francia acquistò dall’imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II, insieme ad altre preziose reliquie, l’intera corona che, arrivata a Parigi nel 1239, fu custodita nella Sainte-Chapelle, costruita appositamente, mentre oggi è conservata nel tesoro della Cattedrale di Notre-Dame. In realtà, già in quest’epoca, la corona era solo un anello di giunchi, privo di spine, le quali erano state precedentemente donate dagli stessi sovrani bizantini e, dal momento dell’acquisto, anche dallo stesso Luigi IX, che aveva provveduto ad offrirle alle chiese più importanti della Francia.
Con Carlo d’Angiò alcune spine arrivarono in Italia. In particolare ad Andria, dove la presenza della Sacra Spina è attestata a partire dal 1308, in seguito ad un dono da parte di Beatrice d’Angiò, figlia di Carlo II d’Angiò, in occasione delle sue nozze con Bertrando del Balzo, duca di Andria.
A San Giovanni Bianco la Sacra Spina giunge tra il 1495 e il 1496 grazie a Vistallo Zingoni, di nobile famiglia bergamasca.
 
Ad Andria il primo  miracolo attestato avvenne il 25 marzo 1633 anno in cui il giorno dell’Annunciazione coincise con il Venerdì Santo, esso si è manifestò in vari modi: con rigonfiamenti, con la liquefazione in gocce di sangue vivo delle diciassette macchie violacee presenti sulla spina, fino alla comparsa di escrescenze biancastre argentee di pochi millimetri, mentre una vera e prodigiosa fioritura, avvenne per la prima volta nel 1842. I prodigi si susseguirono negli anni 1853, 1864, 1910, 1921, 1932 e 2005.
 
Il 23 marzo del 1799 la Sacra Spina di Andria venne trafugata durante il saccheggio dei giacobini francesi e di essa si persero le tracce fino al 1837, data in cui fu ritrovata a Venosa. Grazie all’intercessione di mons. Cosenza, la famiglia presso la quale fu ritrovata la spina la restituì alla Chiesa. In quella occasione, la spina manifestò il miracolo dal 24 ottobre, giorno in cui la reliquia fu nuovamente trasferita ad Andria, fino a metà novembre.
 
 
 
 

mercoledì 30 marzo 2016

Cristo è veramente risorto!

Cristo è morto ma è anche risorto e la Sacra Sindone ne è la testimonianza più viva e diretta.
 
Ha scritto Blaise Pascal:
'Con che ragione vengono a dirci che non si può risuscitare?
Cos'è più difficile nascere o risuscitare?
E' più difficile che ciò che non è mai stato sia o ciò che è stato sia ancora? E' più difficile essere o ritornare ad essere? L'abitudine ci fa sembrare facile l'essere; la mancanza di abitudine ci fa sembrare impossibile il ritornare ad essere'.   

giovedì 21 maggio 2015

Teofania dell' Amore nel dolore


Il lenzuolo della Sindone è, per tutti i credenti, una reliquia. Su di esso vi è misteriosamente impressa l’immagine di uomo che ha subito atroci sofferenze ed è stato crocifisso. Caratteristiche queste che presentano impressionanti analogie con quella che è la cronaca evangelica della crocifissione e della sepoltura di Gesù Cristo. Infatti, oltre a presentare le ferite su mani e piedi, l’uomo della Sindone deve aver subito oltre cento colpi di flagello, ed un colpo inferto al costato; a giudicare dalle ferite al capo indossava una corona di spine, era disidratato e non rimase più di quaranta ore avvolto in quel sudario.
Ad oggi nessuno sa dire con estrema certezza come si sia formata l’immagine della Sindone. In molti l'hanno analizzata e studiata,
formulando molte ipotesi, anche strampalate e poco scientifiche, ma una volta davanti alla Sindone si è riscontrata l’impossibilità di una spiegazione concreta.
 

Allo stato attuale, l’ipotesi che pare più accettabile, per spiegare la formazione dell’immagine della Sindone, è quella della radiazione ultravioletta (UV), emanata al momento della risurrezione di Gesù, la sola – ha spiegato il prof. Di Lazzaro dirigente presso il Centro Ricerche Enea di Frascati – in grado di colorare un tessuto di lino in modo similsindonico. Fermo restando, comunque, che un’immagine come quella della Sindone, specificano gli studiosi dell’Enea, rimane «ad oggi impossibile» da «ottenere in laboratorio». Di certo è provato che questo telo di lino abbia avvolto un uomo pieno di ferite e torturato; infatti sono realmente visibili tantissime ferite ed i test per la ricerca del sangue sono positivi.
 
 Il lino misura metri 4,4 x 1,13. E' un prodotto filato a mano e mostra le caratteristiche dei  tessuti antichissimi risalenti al I secolo d.C. Le ricerche hanno evidenziato la presenza di granuli di polline assenti in Europa e abbondanti nei sedimenti del Lago di Genezareth e del Mar Morto.
La Chiesa non si è mai pronunciata sull’autenticità della Sindone, tuttavia non possiamo non essere concordi sul fatto che questa misteriosa immagine, che è reale, altro non è che l'immagine di Gesù, che ha subito il martirio della passione ed il supplizio della crocifissione.
Nel Duomo della città di Torino (fino al 24 giugno) è in corso la solenne ostensione della Santa Reliquia. Inoltre merita una visita il Museo Diocesano per poter ammirare 'Il compianto sul Cristo morto' del Beato Angelico, qui esposto fino al 30 giugno.


http://www.museodiocesanotorino.it/
http://www.sindone.it/#band_it
http://www.sindone.org/santa_sindone/00023930_Santa_Sindone.html
qui la lettura multimediale del telo della Sindone

Consiglio, a tal proposito, un bellissimo articolo scritto dal Prof. Alessandro D'Avenia dal titolo brillante 'Il selfie di Dio' che si può leggere QUI sul suo blog PROF 2.0   

martedì 14 aprile 2015

Pie Pellicane, Jesu Domine









Nel tempo di Pasqua è opportuno, per nutrire lo spirito, continuare a meditare sul sacrificio di Gesù Cristo sulla croce e del suo preziosissimo sangue versato per la nostra salvezza.

 San Tommaso utilizzò l’allegoria del pellicano per descrivere l’efficacia del sacrificio di Cristo nell'inno 'Adoro Te devote':

Pie pellicáne, Jesu Dómine,
me immúndum munda tuo sánguine,
cujus una stilla salvum fácere,
totum mundum quit ab ómni scélere




 

O Pio Pellicano, Signore Gesù
purifica me immondo, col tuo sangue
,
del quale una sola goccia
può salvare il mondo intero da ogni peccato.

Dante Alighieri la cita in riferimento all’episodio dell’ultima cena in cui l’apostolo Giovanni reclinò il capo sul petto di Gesù: “Questi è colui che giacque sopra ‘l petto del nostro Pellicano, (Paradiso, XXV, 112-114).
 


Il fatto che i pellicani adulti curvino il becco verso il petto per dare da mangiare ai loro piccoli i pesci che trasportano nella sacca, ha indotto alla credenza che questi si lacerino il torace per nutrire i pulcini col proprio sangue, fino a diventare emblema di carità”. 
Pertanto, il pellicano è assurto a simbolo dell’abnegazione con cui si amano i figli. 
Per questa ragione l’iconografia cristiana ne ha fatto l’allegoria del supremo sacrificio di Cristo, salito sulla Croce e trafitto al costato da cui sgorgarono il sangue e l’acqua, fonte di vita per gli uomini. (Sua Ecc. Mons. Ignazio Sanna - Oristano) 


Adóro te devóte, látens Déitas,
Quae sub his figúris, vere látitas:
Tibi se cor meum totum súbjicit,
Quia, te contémplans, totum déficit.
Visus, tactus, gustus, in te fállitur,
Sed audítu solo tuto créditur:
Credo quidquid díxit Dei Fílius;
Nil hoc verbo veritátis vérius.

In cruce latébat sola Déitas,
At hic látet simul et humánitas:
Ambo támen crédens átque cónfitens,
Peto quod petívit latro pœnitens.
Plagas, sicut Thomas, non intúeor,
Deum támen meum te confíteor.

Fac me tibi sémper mágis crédere,
In te spem habére, te dilígere.
O memoriále mortis Dómini,
Panis vivus, vitam praestans hómini,
Praesta meae menti de te vívere,
Et te illi semper dulce sápere.

Pie pellicáne, Jesu Dómine,
Me immúndum munda tuo sánguine,
Cujus una stilla salvum fácere,
Totum mundum quit ab ómni scélere.

Jesu, quem velátum nunc aspício,
Oro fíat illud, quod tam sítio:
Ut, te reveláta cernens fácie,
Visu sim beátus tuae glóriae.
Amen

C. Dolci - Cristo mostra il costato

Ti adoro devotamente, Dio nascosto,
che sotto queste apparenze Ti celi veramente:
a te tutto il mio
cuore si abbandona,
perché,
contemplandoTi, tutto vien meno.
La vista, il tatto, il gusto, in Te si ingannano[2]
ma solo con l'udito si crede con sicurezza:
credo tutto ciò che disse il
Figlio di Dio,
nulla è più vero di questa
parola di verità.
 
Sulla croce era nascosta la sola divinità,
ma qui è celata anche l'umanità:
eppure credendo e confessando entrambe,
chiedo ciò che domandò il ladrone penitente.
Non vedo le piaghe, a differenza di Tommaso,
tuttavia riconosco Te come mio Dio.

Fammi credere sempre più in Te,
che in Te io abbia
speranza, che io Ti ami.
Oh memoriale della morte del Signore,
pane vivo, che dai vita all'uomo,
concedi al mio
spirito di vivere di Te,
e di gustarTi in ciò sempre e dolcemente.
 
Oh pio Pellicano, Signore Gesù,
purifica me, immondo, col tuo sangue,
del quale una sola goccia
può
salvare il mondo intero da ogni peccato.
 
Oh Gesù, che velato ora ammiro,
prego che avvenga ciò che tanto bramo,
che, contemplandoTi col
volto rivelato,
a tal visione io sia
beato della tua gloria.

domenica 12 aprile 2015

Venga il Tuo Regno, Signore!



La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona.
Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. È la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato. A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi.
 
Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto.
Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo.
(Papa Francesco)

giovedì 9 aprile 2015

Tra agnelli, conigli, colombe e uova.......è ancora Pasqua!


 
Il coniglietto di cioccolato ha origine nelle culture dell'Europa occidentale, dove ha sembianze più simili ad una lepre che ad un coniglio. La lepre, nell'antica cultura europea, era un simbolo della primavera proprio perché era possibile vederla nei prati all'inizio di questa stagione, simbolo della rinascita della natura e della fertilità. Con l'avvento del Cristianesimo, la primavera coinciderà con la festività della Pasqua.
L'uovo  ha avuto tratti simbolici sin dai tempi antichi, rivestendo il ruolo del simbolo della vita e della sacralità. Nel tempo è divenuto uno dei simboli della Pasqua cristiana e simboleggia la risurrezione di Gesù dal sepolcro. L'uovo somiglia ad un sasso e appare privo di vita, dentro però c'è una nuova vita pronta a sbocciare, così come il sepolcro di pietra nel quale era stato sepolto Gesù e dal quale risorse a vita nuova.
La tradizione del classico uovo di cioccolato è recente, ma il dono di uova vere, decorate con qualsiasi tipo di disegni o dediche, è correlato alla festa pasquale sin dal Medioevo dove si sviluppa l'usanza dello scambio di uova decorate come regalo dapprima alla servitù.
La diffusione dell'uovo come regalo pasquale sorse probabilmente in Germania.
Ancora nel Medioevo l'uovo decorato, da simbolo della rinascita primaverile della natura, diviene il simbolo della rinascita dell'uomo in Cristo.
Sempre nel Medioevo ha origine una nuova tradizione e cioè la creazione di uova artificiali fabbricate o rivestite in materiali preziosi quali argento, platino ed oro.
 
La colomba di Pasqua, è un  dolce tipico della tradizione gastronomica Pasquale italiana e europea.
Fin dai tempi più antichi alla colomba era attribuito un forte valore simbolico di pace, rinascita e amore.
Nella Genesi, fu proprio una colomba, con un ramoscello d’ulivo nel becco, a tornare da Noè dopo il diluvio universale per testimoniare l’avvenuta riconciliazione fra Dio e il suo popolo.
Le origini della colomba come dolce nascono verso la metà del VI secolo quando, durante l’assedio di Pavia, durato tre anni, da parte di Re Alboino, gli venne offerto un dolce a forma di colomba in segno di pace alla vigilia della Pasqua del 572.
Un'altra leggenda vuole la colomba pasquale legata alla regina longobarda Teodolinda ed al santo abate irlandese Colombano. Si narra che egli al suo arrivo in città (Pavia), attorno al 612 venisse ricevuto dai sovrani longobardi e invitato con i suoi monaci ad un sontuoso pranzo. Gli furono servite numerose vivande con molta selvaggina, ma Colombano ed i suoi, benché non fosse di venerdì, rifiutarono quelle carni servite in un periodo di penitenza quale quello quaresimale. La regina Teodolinda si offese non capendo, ma l'abate superò con diplomazia l'incresciosa situazione affermando che essi avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. Colombano alzò la mano destra in segno di croce e le pietanze si trasformarono in candide colombe di pane, bianche come i loro sai monastici. Il prodigio colpì molto la regina che comprese la santità dell'abate e decise di donare il territorio di Bobbio dove nacque l'Abbazia di San Colombano. La colomba bianca è anche il simbolo iconografico del Santo ed è sempre raffigurata sulla sua spalla.
 
 
L'Agnello pasquale nell'Antico Testamento è il memoriale, eseguito con il sacrificio di un agnello, della liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù d'Egitto. Nel Nuovo Testamento l'agnello pasquale è identificato con Gesù Cristo, il vero agnello immolato per la salvezza del mondo. Egli è l'agnello che riscatta gli uomini a prezzo del suo sangue, tradizione questa risalente sin alle origini del Cristianesimo stesso.
Così come ci si è cimentati nel rendere dolci le uova, i coniglietti e le colombe, anche l'agnello pasquale è diventato un dolce tipico pasquale, soprattutto nelle Regioni del Sud Italia, tra le quali primeggia la Sicilia con i suoi agnelli di pasta reale. Famoso è quello della città di Favara, preparato per la prima volta tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, dalle monache del Collegio di Maria, sulla base di una ricetta tramandata oralmente dalle monache più anziane a quelle più giovani.

mercoledì 8 aprile 2015

L'Alleluia è di nuovo a noi!

  L'eternità felice è la vera Pasqua: ed è per questo che la Pasqua di quaggiù è la Festa delle feste, la Solennità delle solennità.
Il genere umano era in preda alla morte, si sentiva oppresso sotto la sentenza che lo aveva lasciato nella polvere del sepolcro: le porte della vita gli erano chiuse.
 
Ed ora ecco che il Figlio di Dio esce dalla tomba ed entra in possesso della vita eterna; e non sarà lui solo a non morir più; il suo Apostolo ci insegna che Egli "è il primogenito tra i morti" (Col 1,18). La Santa Chiesa vuole dunque che noi ci consideriamo risorti con lui, come fossimo già in possesso della vita che non ha fine.
 
I Santi Padri dicono che questi cinquanta giorni del tempo pasquale sono l'immagine della beatitudine eterna. Essi sono completamente consacrati alla gioia, esclusa ogni tristezza; e la Chiesa non sa più rivolgere la parola al suo Sposo senza intramezzarla con l'Alleluia, questo grido del ciclo che risuona nelle vie e nelle piazze della Gerusalemme Celeste, secondo quanto ci dice la Liturgia. Eravamo stati privati di quel canto di ammirazione, di allegrezza durante nove settimane: dovevamo immolarci insieme con Cristo, nostra vittima; ma adesso che siamo usciti con Lui dalla tomba e che non vogliamo più morire di quella morte che uccide l'anima e fa spirare sulla Croce il nostro Redentore, l'Alleluia è di nuovo a noi!
 
(Dom Prosper Gueranger, abate 
-Sablé-sur-Sarthe, 4 aprile 1805 – Solesmes, 30 gennaio 1875-
primo Superiore Generale dell'Abbazia Benedettina di Solesmes)