L’idea che vi sia un conflitto perenne tra scienza e religione è il risultato della ideologia dello scientismo che si appropria dei mezzi e degli scopi della scienza per distorcerli in senso non scientifico, cercando di applicarli ad altri ambiti che per l’appunto alla scienza sono costitutivamente esclusi.
Si tratta cioè di quell’“imperialismo scientistico” di cui parla il filosofo della scienza John Duprè, ricordando che la scienza può cogliere la verità della realtà, ma che la verità della realtà non potrà mai essere posseduta soltanto dalla scienza.
Allorquando la scienza tenta di sconfinare, cercando di impossessarsi tutta la realtà, di tutto il senso, o di dimostrare l’inesistenza di Dio, o l’irrilevanza di tutto ciò che non può essere calcolato e pesato, cessa di essere scienza per diventare l’ideologia di se stessa, lo scientismo appunto: e quando ciò accade la scienza autoidolatrandosi perde la ragione, la ragione di se stessa.
Leggi di Più: Per 6 scienziati su 10 c’è accordo scienza-fede |
Abito la Terra di Mezzo, in servizio permanente effettivo, tra un fonendo ed una tazza, di ricetta in ricetta
La mia Terra di Mezzo
Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....
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martedì 29 settembre 2020
lunedì 28 ottobre 2019
Il clima che cambia. Le risposte della scienza
scritto da Aldo Maria Valli
«Chiedete agli scienziati!» ha detto papa Francesco in aereo, di ritorno da Bogotà, a proposito dei cambiamenti climatici. «E vedrete che vi diranno che il riscaldamento del pianeta è colpa dell’uomo. Ma l’uomo è stupido».
Per cui il sottoscritto, che sa di non sapere e di essere molto ma molto stupido, ha chiesto.
Ed ecco i risultati.
Scienziato A. Il riscaldamento del pianeta non è colpa dell’uomo. È una faccenda di cicli. Per un tot di secoli la terra ha la tendenza a raffreddarsi, poi per un tot di altri secoli mostra la tendenza opposta, e via così, con andamento a pendolo. La prova? Ci sono state epoche di surriscaldamento anche molto prima della rivoluzione industriale. Quindi niente catastrofismi.
Scienziato B. Il riscaldamento del pianeta è colpa dell’uomo. Le temperature non sono mai state così elevate come da quando ci siamo messi a introdurre nell’atmosfera terrestre quantità crescenti di gas serra. Il problema nasce nel corso del ventesimo secolo ed è sempre più grave, perché sempre maggiori sono le emissioni nocive. Se non la smetteremo, il pianeta si riscalderà sempre di più, con catastrofiche conseguenze.
Scienziato C. Il riscaldamento del pianeta è in parte colpa dell’uomo, ma dipende soprattutto dalle variazioni naturali, che ci sono sempre state e sempre ci saranno, con un’alternanza tra epoche più fredde ed epoche più calde. Per le variazioni, comunque, più che l’attività umana sono decisivi altri fattori, come l’assetto orbitale del pianeta e le perturbazioni dell’attività solare. La prova che le azioni umane influenzano il clima solo in minima parte sta nel fatto che negli ultimi mille anni ci sono state variazioni indipendentemente dalle emissioni di gas serra.
Scienziato D. Il riscaldamento del pianeta è in parte dovuto alle variazioni naturali, ma in massima parte dipende dalle attività umane. L’incremento medio globale delle temperature va attribuito all’aumento della concentrazione atmosferica dei gas serra e in particolare dell’anidride carbonica, aumento determinato dalla generazione di energia per mezzo di combustibili fossili e dalla deforestazione, causa a sua volta di un incremento dei gas serra.
Scienziato E. I gas serra? Impatto nullo. Il vero problema? Le emissioni solari!
Scienziato F. Le vere cause? I gas serra. Le emissioni solari? Nessun effetto.
Scienziato G. Tutta colpa della crescita della popolazione. Più popolazione, più energia. Più energia, più emissioni di gas serra. Più emissioni, più alte temperature.
Scienziato H. L’aumento della popolazione? Non ha alcun impatto. Nel Medioevo, quando la popolazione mondiale era pochissima cosa rispetto all’attuale, ci fu un periodo caldo documentato dagli storici. La vite cresceva in tutta Europa, anche nel Nord della Gran Bretagna, e i vichinghi approfittarono della riduzione dei ghiacci per colonizzare la Groenlandia, che si chiama così (Terra verde) proprio perché era libera dai ghiacci.
Scienziato I. Volete scherzare? La storia della Groenlandia senza ghiaccio è una leggenda negazionista. Il vichingo Erik il Rosso la chiamò Terra verde perché aveva bisogno di essere raggiunto dai compagni, e il modo migliore di convincerli era che quella terra fosse bella, fertile e accogliente, senza ghiacci. Insomma, disse una bugia.
Scienziato L. Qui si vaneggia. Erik il Rosso (ammesso che fosse proprio rosso) chiamò quella terra Terra verde perché aveva bevuto troppa birra e gli andava così.
Scienziato M. A parte che Erik il Rosso era astemio, guarda che la Groenlandia era sia verde sia bianca, ma più bianca che verde.
Scienziato N. Mi fate pena. Lo sanno anche i sassi che i cambiamenti climatici dipendono dalle scie chimiche. E comunque Erik il rosso non era astemio. In realtà beveva un amaro, il famoso Amaro del Vichingo, che lui stesso produceva utilizzando le erbe della parte verde della terra Verde. Poi dalla parte bianca si faceva portare il ghiaccio, a dorso di renne muschiate. Perché di Erik si può dire tutto il male possibile, però, accidenti, era uno che sapeva vivere.
Scienziato O. I calcoli dei negazionisti sono tutti sbagliati! Lo dimostrano le principali organizzazioni scientifiche, come la Geological Royal Society di Londra, la Climatology Society di Edimburgo, la Zeitschriff der Deutschen Morgenländischen Gesellshaft di Bamberga, l’Università di Tashkent nonché l’Acta eruditorum di Otto Mencke e Gottfried Leibniz e il Karlsruher Institut für Technologie und Wetterbericht .
Scienziato P. I calcoli dei catastrofisti sono tutti sbagliati. Questi pseudoscienziati dovrebbero vergognarsi. Lo dimostrano autorevoli pubblicazioni come il Royal Bullettin dell’Università di Saskatoon, lo Scientific Journal di Asgabat, lo Space and Interstellar Magazine di Arequipa e il Multifunctional Journal on Imminent Danger di Dacca. Informatevi!
Scienziato Q. Andiamo, lo sanno tutti che gli scienziati, escluso naturalmente me medesimo, sono al soldo delle multinazionali e scrivono soltanto quello che i grandi colossi industriali vogliono che diventi senso comune. E comunque Erik il Rosso era sia astemio sia bevitore. Ma non di amaro.
Scienziato R. Trovo francamente irragionevole ragionare su questi temi complessi senza tener conto dell’influenza esercitata dalla nebulosa di Andromeda e dagli anelli di Saturno. Nell’epoca dell’interdipendenza, dell’intermedialità, dell’interferenza e dell’interferometro, è puerile pensare di fare a meno dell’interdisciplinarietà.
Scienziato S. Onestamente, non ho una teoria. Però teniamo presente che i Maya avevano previsto la fine del mondo per il 12 dicembre 2012, il che, tenuto conto dello spostamento dell’asse terrestre, delle fasi lunari, dell’inclinazione assiale, dell’inversione dei poli, della rotazione del campo geomagnetico diviso pi greco moltiplicato y… ecco… dovrebbe corrispondere… dunque… vediamo… Mio Dio! A oggi!
Beh, mi fermo qui, tanto avete capito. Che dire? Per quanto ci si sforzi, non si trova uno scienziato che sia d’accordo con un altro.
Io, sapendo di essere stupidissimo, ci ho messo tanta buona volontà. Ma gli scienziati non è che siano molto collaborativi. Dopo averli consultati, l’unica cosa certa mi sembra una: la scienza non ha certezze. In compenso ha molte ipotesi, che però sfortunatamente sono in larga misura inconciliabili. E oltretutto mi è venuto un gran mal di testa.
Quindi non so a quali scienziati si riferisca Francesco. Forse lui ne ha di fidatissimi. Forse sono i gesuiti della Specola vaticana? O quelli della «Civiltà Cattolica»? O quelli della Gregoriana? Sarebbe interessante saperlo. Così, per togliersi qualche dubbio.
E, scusate, sapete mica se l’Amaro del Vichingo fa passare il mal di testa…
Aldo Maria Valli
Tratto da QUI
venerdì 23 marzo 2018
Il tempo può essere superiore allo spazio? Affermazione insostenibile!
Papa Francesco nell'enciclica "Lumen fidei", al punto 57 asserisce:
'il tempo è superiore allo spazio'.
E' uno dei suoi quattro criteri-guida fin dalla gioventù e che ora ispirano il suo modo di governare la Chiesa e che formano le linee guida del suo magistero liquido, mai definitorio, volutamente aperto alle più contrastanti interpretazioni.
Tra i quattro postulati, questo sembrerebbe il più caro a papa Francesco. Lo troviamo enunciato la prima volta nell’enciclica "Lumen fidei" (n. 57). Lo ritroviamo, insieme con gli altri tre principi, in "Evangelii gaudium" (nn. 222-225), successivamente viene ripreso nell’enciclica "Laudato si’" (n. 17) e nell’esortazione apostolica "Amoris laetitia" (nn. 3 e 261).
Al nr 3 di "Amoris Laetitia" usa questo criterio per spiegare che esistono 'diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano'.
Il concetto della superiorità del tempo sullo spazio non ha radici teologiche (sarebbe da dimostrare), nonostante egli stesso in una intervista abbia cercato di farlo, in modo poco convincente, dando come chiave di lettura prettamente teologica la presenza e la manifestazione di Dio nella storia. Questa spiegazione, estremamente debole, sembra invece adattarsi meglio alle prospettive filosofica e teologica di Karl Rahner, dove 'l'essere umano è in continuo adattamento al divenire storico, mentre Dio si diluisce nelle pieghe della storia'(Lorenzo Bertocchi- Il Timone nr 164);
infatti da ciò scaturisce l'idea della interpretabilità della dottrina cattolica da adattare a ciascuno nella propria condizione, discernendo ogni situazione, come appunto si adatta l'essere umano alla legge della storia in continuo divenire, lo si evince anche da questo passo di 'Amoris Laetitia': "Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali" (n. 3).
infatti da ciò scaturisce l'idea della interpretabilità della dottrina cattolica da adattare a ciascuno nella propria condizione, discernendo ogni situazione, come appunto si adatta l'essere umano alla legge della storia in continuo divenire, lo si evince anche da questo passo di 'Amoris Laetitia': "Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali" (n. 3).
La superiorità del tempo sullo spazio, sostiene Bergoglio ha una derivazione teologica (che da per scontato) e si ispira alla Dottrina sociale della Chiesa, ma purtroppo non ne ha spiegato il nesso, dunque al momento tale affermazione è da ritenersi insostenibile dal punto di visto teologico perché è da dimostrare.Se dal punto di vista teologico questa affermazione non trova una giusta collocazione, trovare la radice ermeneutica nella scienza, nella fisica moderna e nella filosofia diventa altrettanto difficile e quasi impossibile, soprattutto dopo la scoperta della meccanica quantistica di Max Plank o la teoria della relatività di A. Einstein.
Spazio e tempo rappresentano nell'esperienza umana una unità, spazio ed il tempo come un unico intreccio, dove uno implica l'altro senza possibilità di separazione né di un rapporto di “superiorità” dell'uno rispetto all'altro e viceversa.
Spazio e tempo rappresentano un
intreccio unico, nell’esperienza umana, nel quale ciascuno dei due poli implica
l’altro.
Dal punto di vista della fisica moderna, A. Zichichi, ne "L’irresistibile fascino del tempo", Milano 2000, afferma che spazio e tempo costituiscono un’unica “miscela complessa”: “È questa miscela che ci dà il sapore della realtà, senza che sia mai possibile separare le due componenti” (p. 49).
Uno dei risultati più cospicui della grande opera di P.
Ricoeur, "Tempo e racconto" (specialmente il vol. III: "Il tempo
raccontato", Milano 1999), è esattamente la ricongiunzione fra tempo
cosmico o spaziale e tempo vissuto o fenomenologico.
La mediazione avviene, secondo il filosofo francese, nel tempo storico e nel “tempo cronico”, dove la dimensione fisica del movimento (stellare, solare, ecc.) come base del calendario e riferimento dei riti, rappresenta il supporto imprescindibile per l’elaborazione del senso storico degli avvenimenti e del vissuto temporale. Ricoeur ci dice che nell’esperienza umana non è possibile il tempo senza lo spazio né lo spazio senza il tempo, individuando un punto di innesto fra due grandi correnti di pensiero che trovano l’ispirazione nell’impostazione aristotelica (fisica) e in quella agostiniana (interiore).
ATTENZIONE:
Questo è un articolo trovato nelle bozze del mio blog, purtroppo senza alcuna firma nè alcun riferimento; ho voluto pubblicarlo lo stesso, perché molto interessante e chiedo venia........se l'autore lo riconoscesse è gentilmente pregato di farmelo sapere perché possa inserire subito il suo nome con tutti i riferimenti.
Non intendo assolutamente appropriarmene!!!!!
La mediazione avviene, secondo il filosofo francese, nel tempo storico e nel “tempo cronico”, dove la dimensione fisica del movimento (stellare, solare, ecc.) come base del calendario e riferimento dei riti, rappresenta il supporto imprescindibile per l’elaborazione del senso storico degli avvenimenti e del vissuto temporale. Ricoeur ci dice che nell’esperienza umana non è possibile il tempo senza lo spazio né lo spazio senza il tempo, individuando un punto di innesto fra due grandi correnti di pensiero che trovano l’ispirazione nell’impostazione aristotelica (fisica) e in quella agostiniana (interiore).
ATTENZIONE:
Questo è un articolo trovato nelle bozze del mio blog, purtroppo senza alcuna firma nè alcun riferimento; ho voluto pubblicarlo lo stesso, perché molto interessante e chiedo venia........se l'autore lo riconoscesse è gentilmente pregato di farmelo sapere perché possa inserire subito il suo nome con tutti i riferimenti.
Non intendo assolutamente appropriarmene!!!!!
giovedì 15 marzo 2018
Hawking ed il suo grande buco nero
Ieri 14 marzo a Cambridge, all'età di 76 anni è morto Stephen W. Hawking. Astrofisico e matematico inglese, membro della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1986. Ha convissuto, dall'età di 21 anni, con una terribile malattia che lo ha progressivamente consumato nel fisico, ma che, contrariamente ad ogni previsione, lo ha 'graziato', per ben oltre 50 anni! Lui, che aveva bandito Dio dalla sua vita e dalla scienza, è stato, suo malgrado, un miracolo vivente e segno di quel Dio che stoltamente ha voluto ignorare per tutta la vita, dal quale invece è stato dotato di grandi capacità intellettive. Nella sua lunga carriera si è distinto per essere stato un nemico della fede, negandosi la benchè minima possibilità di valutare, nella fisica dell'Universo, la prospettiva trascendente, azzoppando di fatto la sua intelligenza e la valenza scientifica del suo lavoro.
Il libro che lo renderà famoso, 'Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo' viene pubblicato nel 1988 ed è un concentrato di studi ed ipotesi in cui bandisce per sempre e sostituisce Dio con 'la teoria della grande unificazione'. Seguono altre pubblicazioni e libri, dove ciò che preme all'autore pare sia dimostrare principalmente l'inutilità e l'assenza di Dio, che è stato sostituito dall'Universo.
S. Hawking è sempre stato considerato un esperto in materia di 'buchi neri'(argomento del quale ancora molto è sul piano meramente speculativo) ma non va dimenticato che egli stesso ha nutrito dei seri dubbi sulla loro natura, tali da fargli dire, in una intervista, che il “buco nero” altro non sarebbe che un pozzo scuro senza fondo che vaga tra le stelle, stravolgendone di fatto l’idea creduta sino ad allora.
Come ha nutrito dei dubbi sui buchi neri, ne avrà mai avuti su Dio, che ha tenuto celati nel cuore? Ha vissuto una vita lontana da Dio, disordinata dal punto di vista sentimentale e scientista dal punto di vista professionale. Qualcuno dice che era un genio, qualcun altro che avesse una intelligenza superiore: sicuramente per studiare e fare il docente, gli sarà servita, ma tutto questo a cosa gli è servito?
In un altro suo celebre libro, pubblicato assieme al fisico Leonard Mlodinow, dal titolo 'Il grande disegno', spiega come Dio sia inutile e che l’Universo si crei spontaneamente per effetto della legge di gravità. Ebbene come può uno 'scienziato' serio, di fama mondiale, fare simili affermazioni e credere che il nulla possa generare qualcosa? Non rido perché nutro profondo rispetto per la sua esistenza di creatura, creata ad immagine e somiglianza di Dio, e segnata dalla malattia e dal dolore, ma spero che, negli ultimi istanti della sua vita, abbia usato questa sua famosa intelligenza per chiedere perdono al Signore dell'universo che lo ha amato da sempre, è morto sulla croce anche per lui e gli ha donato le facoltà intellettive per esplorare i segreti dell'universo e rendergli così gloria.
Nonostante le gravi limitazioni, alle quali la malattia, progressiva ed incurabile, lo ha sottoposto, non si è mai arreso e non ha pensato all'eutanasia nei vari ed inevitabili momenti critici. Segno positivo, senza dubbio! Però in una intervista del 15 maggio 2011, 'Non esiste il paradiso; è una fiaba' (QUI ) spiega in poche righe il senso della sua esistenza:
"I'm not afraid of death, but I'm in no hurry to die. I have so much I want to do first".
"Non ho paura della morte, ma non ho fretta di morire. Voglio fare ancora tante cose prima".
Fa paura questa sua personale visione della vita e soprattutto della morte; Ecco cosa dice in merito:
"I regard the brain as a computer which will stop working when its components fail. There is no heaven or afterlife for broken down computers; that is a fairy story for people afraid of the dark,"
«Considero il cervello come un computer che smetterà di funzionare quando i suoi componenti si romperanno. Non c’è alcun paradiso o vita oltre la morte per i computer rotti; è una fiaba per le persone che hanno paura del buio».
Certo, come dargli torto: per i computer, dopo la morte non c'è vita, non c'è inferno, purgatorio e né paradiso, per i computer no, ma per le persone sì!
RIP
venerdì 12 gennaio 2018
Il Dottor Stranamore in Vaticano
(...) È il caso del professor Paul R. Ehrlich, entomologo americano della Stanford University, diventato celebre dopo aver pubblicato un libro, intitolato «La bomba della popolazione», nel quale, sulla base di accurati calcoli, faceva una previsione catastrofista: nel decennio dal 1973 al 1983 ben un quarto del genere umano sarebbe morto per fame.
Onde evitare una simile strage, Ehrlich scrisse che sarebbe stato necessario prendere provvedimenti draconiani, a partire dall’imposizione per legge, senza guardare ai diritti individuali, del controllo delle nascite obbligatorio e indiscriminato. E come somministrare le sostanza necessarie a impedire le nascite? Semplice: introducendo sterilizzatori nell’acqua potabile e nei cibi più comuni.
Ovviamente le previsioni del professore, come quelle di tutti catastrofisti, si sono rivelate campate per aria. Tuttavia ciò non gli ha impedito di continuare a sostenere le sue tesi e di indicare soluzioni. Una delle caratteristiche dei catastrofisti inveterati è infatti quella di non considerare la realtà per quella che è, ma soltanto come pretesto per sostenere le loro idee senza fondamento.
(...) dal 27 febbraio al primo marzo prossimi, presso la Casina Pio IV in Vaticano, per iniziativa di due pontificie accademie, quella delle scienze e quella per le scienze sociali, si terrà un simposio internazionale sul tema «Estinzione biologica. Come salvare l’ambiente naturale da cui dipendiamo», e fra i relatori invitati a portare il loro autorevole contributo chi ci sarà? Proprio lui, l’ineffabile professor Ehrlich. E quale sarà il tema affidatogli? «Come salvare il mondo naturale».
Ora, gli organismi vaticani sono ovviamente liberi di organizzare i simposi che vogliono e di invitare chi vogliono, ma è difficile non porsi una domanda: con tutti gli scienziati che esistono, è proprio il caso di offrire una tribuna a uno come Ehrlich, che non solo si è fatto paladino dell’aborto di massa ma ha sbagliato completamente le sue catastrofiche previsioni? Che cosa può avere da insegnare questo Dottor Stranamore secondo il quale entro l’anno duemila l’Inghilterra avrebbe praticamente cessato di esistere, a meno di non intervenire con massicce politiche a base di aborto e sterilizzazione di massa?
Oggi, nell’anno di grazia 2017, la comunità scientifica mondiale ha smentito tutte le più fosche previsioni dei catastrofisti. Nel mondo, certamente, c’è ancora chi soffre la fame, eppure il pianeta, nonostante l’aumento della popolazione, non ha mai sfamato così tanta gente e la qualità della vita non è mai migliorata tanto.
Se ancora adesso un miliardo di persone soffre la fame non è perché non ci sono le risorse, ma perché ci sono troppi sprechi. Il problema non è impedire alle persone di avere figli, ma garantire loro livelli adeguati in campo sanitario e scolastico.
Commentando la scelta del Vaticano, il presidente del Population Research Institute, Steven Mosher, giornalista e studioso americano contrario alle politiche abortiste, ha detto: «Le opinioni di Ehrlich sui tassi di estinzione biologica sono esagerate tanto quanto le sue previsioni relative ad un’esplosione demografica, previsioni tutte fallite. Per quale ragione il Vaticano debba dare un palco a questo profeta laico di sventura va oltre le mie capacità di comprensione. Ci sono moltissimi scienziati cattolici, le cui opinioni, basate su fatti, meriterebbero d’esser valorizzate dalla Chiesa. Quale sarà la prossima mossa? Invitare Raul Castro a parlare di diritti umani?».
(....) il catastrofismo torna all’attacco cambiando cavallo: dalla bomba demografica a quella climatica, e di nuovo si lancia in previsioni. È una questione di «giustizia sociale» e di «moralità», dicono gli organizzatori del congresso nel presentarne i lavori, ma anche di «sopravvivenza». E siccome all’origine dei cambiamenti climatici c’è l’uomo, ecco che torna la tesi di sempre: eliminiamo l’uomo, riduciamo la sua presenza sulla terra e risolveremo ogni problema.
Aldo Maria Valli
http://www.aldomariavalli.it/2017/01/14/il-dottor-stranamore-in-vaticano/
venerdì 4 agosto 2017
Constatazione galileiana
«La scienza è un grande dono di Dio perché impedisce alla vanità della fantasia umana di creare ciò che non esiste e ciò che è falso, perché il contatto con le cose vere ci riporta all’umiltà dell’obbedienza, all’insegnamento della natura. E qui la scienza è grande, perché a colui che volesse fare giochi fantastici, non gli viene certo incontro la vera scienza, ma la scienza che vuol fare filosofia, vuol fare teologia, mascherandola di altre parole dette scientifiche».
mercoledì 2 agosto 2017
Proibito dire la verità!
Silvana De Mari è un medico sulla quale pende l’accusa di omofobia, che proviene da “Gay Lex” una rete di “legali e attivisti per la tutela dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e trans”. La De Mari è la scrittrice fantasy più quotata d’Italia. I suoi libri, come quelli della saga di Hania sono considerati eredi della grande tradizione fantasy anglosassone.
Il 12-01-2017 la NuovaBussolaQuotidiana ha pubblicato questa intervista di Andrea Zambrano alla De Mari.
Che cosa ha fatto? Ha detto che l’omosessualità è una condizione contro natura, anche sotto il profilo fisiologico. Come ci informa l’avvocato Gianfranco Amato – che è stato tra i primi a denunciare quanto accaduto alla De Mari - “il concetto di “omofobia” non è giuridicamente definito né dal codice penale, né dal codice civile, né tantomeno da alcuna legge speciale. Oggi esso viene ideologicamente utilizzato come mordacchia alla libertà di pensiero e alla libertà religiosa. E’ per questo che iniziative come quella di “Gay Lex” contro la dottoressa De Mari rappresentano il sintomo della pericolosa deriva totalitaria che sta sempre più montando nel nostro Paese. La dittatura del pensiero unico utilizza i suoi scherani e i suoi aguzzini per imbavagliare la libertà di opinione”.
Ma che cosa ne pensa la dottoressa-scrittrice? “Che facciano, ma sappiano che l’Ordine dei medici è un’istituzione seria. Voglio vederli a cercare di dimostrare ciò che è indimostrabile”, spiega la De Mari alla Nuova BQ.
La accusano di essere ultra-cattolica e di essere superstiziosa.
Non ho fatto altro che dare delle spiegazioni medico-cliniche al fenomeno dell’omosessualità, anche se si dovrebbe parlare di omoerotismo.
Perché?
Perché la sessualità è un modo della biologia per creare la generazione successiva mediante l’incontro di maschile e femminile. Dove non c’è incontro, non c’è sessualità.
Chiaro. Ma…
…ma evidentemente ormai tutti vuotiamo il cervello all’ammasso. Però è bene che di certe cose parlino i medici, così tanto per delineare i contorni della questione.
Prego.
Allora, sul libro di anatomia che ho studiato (6000 pagine!) c’erano gli apparati riproduttivi. Ed erano due: quello maschile e quello femminile. La cavità anale non c’entra col sesso, infatti fa parte dell’apparato digerente. Vede, l’ano ha una mucosa sottilissima, Madre natura non l’ha pensato per tollerare la violenza della penetrazione, la vagina invece è fatta apposta: ha una mucosa stratomultiplo, delle ghiandole per la lubrificazione, una catena di vasi linfatici per proteggerla. La mucosa dell’ano invece è fragile, non è creata per proteggere dalle aggressioni esterne perché non sono previste. In più lo sfintere anale è fatto per divaricarsi poco e soprattutto per viaggi dall’interno all’esterno e non il contrario.
Tutto molto interessante, ma cosa c’entra con la polemica?
C’entra perché bisognerà pur spiegare da qualche parte perché l’omosessualità è contro natura. Ecco. Questa è la spiegazione medico-scientifica. Adesso, che vadano a dimostrare il contrario sul bancone dell’ordine se ne sono capaci.
L’accusano di essere ossessionata da ani e penetrazioni.
Io!? Ma io sono un medico. Queste persone hanno mai fatto una rettoscopia? Non considerano la tragedia delle malattie infettive? Scandisco: tra-ge-dia! Oggi pretendiamo di prescindere dal dato di natura. Ma la natura funziona così e non basta un preservativo, che si può rompere, che si può non mettere, che si può dimenticare etc…, a risolvere il problema. L’ano si lesiona con la penetrazione, perché non è corazzato e così diventa una porta aperta a virus, batteri e funghi: diventa un albergo a cinque stelle per tutti gli agenti patogeni che colpiscono gli omoerotici. Lo sanno o no?
Che cosa farà se l’ordine dovesse sanzionarla?
E’ un problema che non mi pongo nemmeno. Lo faccio per una questione di libertà e perché non sopporto l’idea che questi attivisti spargano menzogne sull’omoerotismo nelle scuole dove vengono invitati. A quale titolo lo fanno? Sono stati eletti?
Diranno che lei vuole impedire loro di dire che l’omosessualità ha lo stesso valore della sessualità.
Io non impedisco nessuno, io dico solo che si sbagliano di grosso. Se è vero che l’omosessualità vale come la sessualità allora vuol dire che lo sperma che cade in mezzo alle feci ha lo stesso valore di quello che cade dove genera vita. Signori, bando alle pruderie, vogliamo dirlo o no? Perché se quello che sostengono è vero allora le chiese vanno chiuse e Gesù, San Paolo e Mosè devono essere arrestati. Ma le cose non stanno così. Sa qual è la verità in tutta questa faccenda?
Quale?
Che il movimento Lgbt ha deciso che il cristianesimo va annientato. E io non ci sto. E uso le mie competenze per impedirlo.
martedì 13 giugno 2017
Nuovi interessi, vecchie ideologie
Gli interventi di Sorondo, Turkson, Marx e Ravasi – con la condanna di Trump per aver ritirato la firma dagli 'Accordi di Parigi' – fanno trasparire un mix di ignoranza, ideologia e conformismo. Ma soprattutto sono anch’essi il segno della protestantizzazione della Chiesa.
di Riccardo Cascioli (07-06-2017)
Tratto da QUI
È peggio l’ignoranza, l’ideologia o il conformismo? È una domanda inevitabile quando leggi – esterrefatto – dichiarazioni e interviste di alti prelati che commentano scandalizzati il ritiro degli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi sul clima.
Ha cominciato l’ineffabile monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, presidente delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali, parlando di «un disastro per il mondo intero», di scelta irrazionale perché va contro la scienza e contro l’evidenza indiscutibile secondo cui i cambiamenti climatici «hanno conseguenze negative sulla salute dei popoli in tutto il mondo». Evidenza indiscutibile? Forse mons. Sorondo potrebbe dare un’occhiata ai tanti interventi, a suo tempo fatti anche in Vaticano, del professor Antonino Zichichi, fondatore della Federazione Mondiale degli Scienziati, che in quanto a scienza ha qualche titolo in più del monsignore e che da anni bolla come bufala la teoria del Riscaldamento globale antropogenico. Perché è di questo che stiamo parlando, ovvero della teoria per cui esisterebbe oggi una alterazione del clima causata dalle attività umane che sta portando al disastro l’intero pianeta. Oppure potrebbe ascoltare questo breve video del professor Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, che prova a spiegare alla Commissione ambiente del Senato, le idiozie su clima ed energia che vengono spacciate per scienza.
Sorondo ovviamente non è stato il solo: a ruota è seguito il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano, che ha accusato il presidente americano Donald Trump di «politicizzare» la questione del clima che è «un bene pubblico globale». Politicizzare? Ma è proprio la teoria del riscaldamento globale antropogenico che è “politica”, come dimostra la storia di come questo concetto si è affermato (per una storia completa vedi R. Cascioli, Il clima che non t’aspetti. Edizioni Bussola, acquistabile qui). Poi non poteva mancare il cardinale Reinhard Marx che, in qualità di presidente delle Conferenze episcopali della Comunità Europea (Comece), ha parlato di «duro colpo inflitto al clima di fiducia globale che aveva generato» l’Accordo di Parigi. Ma il cardinale Marx ha mai letto l’Accordo di Parigi? Perché se uno crede davvero alla teoria del Riscaldamento globale antropogenico e alla catastrofe prossima ventura, bé, l’accordo di Parigi può solo gettare nella disperazione, altro che fiducia: diminuzione delle emissioni di anidride carbonica ma su base volontaria e con tempo fino al 2100. Da ridere.
Infine a sorpresa ha voluto dire la sua anche il cardinale Gianfranco Ravasi, non si sa bene a che titolo. Infatti accusa Trump di non aver tenuto in considerazione «il tutto, l’interconnessione, il generale, il mondo», perché la persona umana è «relazione». Insomma Trump si è «isolato», ha cancellato la «solidarietà», come se la solidarietà fosse un valore in sé e non invece legato al bene comune da perseguire.
E poi, ancora la confusione tra cambiamento del clima e inquinamento dell’aria. Non se ne può più, proviamo a rispiegare:
l’anidride carbonica (CO2) non solo non è inquinante, ma è il mattone della vita, senza CO2 non ci sarebbe vita. L’anidride carbonica è invece un gas serra, considerata da una parte di scienziati responsabile del riscaldamento globale. Ma sul totale dei gas serra l’anidride carbonica non conta più del 5% perché il principale gas serra (circa il 90% del totale) è il vapore acqueo. Sebbene l’uso di combustibili fossili provochi sia l’inquinamento sia le emissioni di CO2 non c’è relazione diretta, tanto è vero che nel mondo occidentale l’inquinamento dell’aria diminuisce mentre le emissioni di CO2 aumentano. Ma anche il rapporto tra CO2 e cambiamenti climatici è tutto da verificare, tanto è vero che da 15 anni c’è una pausa nell’aumento delle temperature globali mentre le emissioni di CO2 continuano ad aumentare.
Ignoranza, approccio ideologico, conformismo. Forse è un misto di tutti e tre i fattori a determinare le dichiarazioni di questi eminenti rappresentanti della Chiesa. Ma alla fine non è neanche questo il punto più importante. Ciò che crea veramente scandalo è la riduzione della Chiesa di Cristo a braccio esecutivo dell’ONU; è vedere la Santa Sede impegnatissima non ad annunciare Cristo, a renderlo presente a tutti gli uomini, ma ad organizzare il consenso attorno a politiche globali, oltretutto discutibili.
Nelle sedi internazionali fino a poco tempo fa, la Chiesa cattolica era l’unico punto di resistenza a un’ideologia globalista; non per partito preso ma perché aveva a cuore soltanto l’uomo, la sua dignità, la sua libertà, messe in discussione da tale ideologia. Oggi non solo ha cessato di resistere, sembra stia tentando di prendere addirittura la guida del Nuovo Ordine Mondiale. Da qui la rabbia dei suddetti prelati per la posizione assunta da Trump, che da questo globalismo senza senso si è sfilato.
Anche questo è un effetto della protestantizzazione in corso nella Chiesa: il catastrofismo ecologista infatti nasce nel mondo di tradizione protestante e origina dalla concezione totalmente negativa dell’uomo che proviene da Lutero e successori. E noi ci stiamo cascando dentro.
lunedì 21 novembre 2016
Una profezia negli astri
Da ieri Domenica 20 novembre 2016 il cielo è teatro di un evento astronomico singolare e straordinario che ha una sorprendente coincidenza con una visione biblica e precisamente quella descritta nel Libro dell'Apocalisse di san Giovanni Apostolo, al capitolo 12, versetto 1: “Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.
Mentre ieri la Chiesa Cattolica celebrava la Solennità di Cristo Re dell’universo ed il santo Padre chiudeva il Giubileo della Misericordia, nel nostro sistema solare, il pianeta Giove, chiamato dagli scienziati il “Pianeta re” in quanto il più grande, entrava nella costellazione della Vergine, dove vi resterà fino al 23 settembre 2017, festa di san Pio da Pietrelcina.
Il Sole sarà visibile dietro la costellazione della Vergine ("una donna vestita di sole"), mentre la Luna sarà visibile nella parte inferiore della stessa costellazione ("con la luna sotto i suoi piedi"). Nella parte superiore della costellazione, dove abitualmente vi sono 9 stelle, si aggiungeranno altri tre pianeti: Mercurio, Venere e Marte, per un totale di 12 astri ("e sul suo capo una corona di dodici stelle").
Il 2017 sarà l'anno dove verrà ricordato il CENTENARIO DELLE APPARIZIONI DI MARIA SS. A FATIMA, in cui Ella profetizzò il trionfo
del suo Cuore Immacolato, preceduto però da numerose prove per la Chiesa, per il Santo Padre e per il mondo intero.
Il 2017 potrebbe essere l'anno delle prove preannunciate dalla Madonna? Prove preannunciate non solo a Fatima, ma anche in altre apparizioni, come a La Salette, ad Amsterdam, alle Tre Fontane (Roma), ad Akita (Giappone) e a Medjugorje o rivelate ad alcune mistiche quali Anna Katharina Emmerick e Teresa Neumann. La stessa suor Lucia di Fatima, definì questo nostro il tempo della “battaglia finale” tra il demonio e la Vergine.
Non lo possiamo sapere però possiamo pregare ed affidare la nostra vita alla Santa Vergine che sicuramente ci guiderà attraverso il percorso che la provvidenza e la misericordia divine hanno stabilito per ciascuno di noi.
martedì 25 ottobre 2016
Ennio De Giorgi
Il Professor Ennio De Giorgi nasce a Lecce l'8 febbraio del 1928. Studierà a Roma dove si laurea in matematica nel 1950. Otto anni dopo, come vincitore di una cattedra di Analisi Matematica si trasferisce all'Università di Messina, ma dopo un anno viene chiamato a insegnare presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, città dove resterà fino alla morte avvenuta il 25 ottobre del 1996.
Il suo nome divenne noto nel mondo scientifico quando, nel 1957, risolse il 19° problema di Hilbert, problema alla cui soluzione si erano dedicati per oltre mezzo secolo numerosi studiosi di matematica. Purtroppo non ebbe la fortuna di vedersi riconosciuto, alla sua epoca, questo merito, che andò invece a John Nash, il celebre protagonista del film A Beautiful Mind. Però Nash, in più occasioni, ebbe modo di tributare a De Giorgi il merito di averlo preceduto nella scoperta ed in particolare, nel 1994 durante il ritiro del Premio Nobel per l’economia, ebbe a citare pubblicamente il matematico italiano, dichiarando: “Ha raggiunto la vetta prima di me”.
Nash e De Giorgi sono oggi uniti da un teorema che prende il loro nome: il Teorema di De Giorgi-Nash.
De Giorgi nella sua lunga carriera ha dato contributi fondamentali nel campo delle equazioni, delle derivate parziali, nella teoria geometrica della misura, nel calcolo delle variazioni, senza trascurare i fondamenti della matematica e della logica.
Oltre che un grande matematico è stato anche un uomo di rara umanità e impegno civile. Grande la sua disponibilità nei confronti di chiunque avesse bisogno dei suoi consigli, del suo tempo ed anche del suo denaro. Sostenitore della responsabilità degli uomini di cultura nel promuovere l'amicizia e la comprensione tra i popoli, e nel prevenire le guerre, si spese, tra le altre cose, per la difesa degli scienziati perseguitati dai regimi comunisti. Scienziato dalla fede profonda, rifletté molto sul rapporto tra scienza e fede.
Quanto alla matematica e alla scienza, De Giorgi ci ha lasciato molti pensieri profondi.
Uno su tutti:
“La scienza interroga il mondo, cerca le risposte. Ma nessuna scienza potrà mai svelare il senso ultimo dell’esistenza. L’abisso è nero, è profondo. Come Socrate, come Salomone, possiamo solo ammettere di sapere di non sapere. Ma ecco che dall’oscuro giunge insperato un raggio di speranza: la consapevolezza della nostra ignoranza è il presupposto di una visione più profonda, per una conoscenza vera. E la conoscenza vera non è nella scienza. Cieca è la scienza perchè non sa il suo scopo. L’unica vera conoscenza è in Dio. L’unica vera conoscenza è nella Sapienza immensa che era con Dio, quando Dio creò il mondo“.
Tratto da qui
lunedì 20 giugno 2016
Georges Edouard Lemaître - Cinquant'anni fa
Il fisico e astronomo Georges Edouard Lemaître, padre della teoria del Big Bang e pioniere della cosmologia contemporanea era un sacerdote! Nato a Charleroi in Belgio il 17 luglio 1894, studiò prima nel collegio gesuita di Charleroi e poi matematica e scienze fisiche all'Università cattolica della fiamminga Lovanio, dove ottenne il dottorato nel 1920; quello stesso anno entrò in seminario a Mechelen e ordinato sacerdote nel 1923.
Dopo diversi incarichi fuori dal Belgio, tra cui quello presso l'osservatorio astronomico di Cambridge, ritornò in Patria nel 1925 e venne nominato professore ordinario all'Università di Lovanio dove insegnò fino al 1964.
La teoria di Lemaître fu chiamata per la prima volta del 'Big Bang' da Fred Hoyle il 28 marzo 1949, durante una trasmissione radiofonica della BBC.
Negli ultimi anni della sua vita si interessò dei primi calcolatori elettronici e di informatica. Poco prima della sua morte, avvenuta il 20 giugno 1966 a Lovanio, riuscì a sapere che era stata individuata la radiazione cosmica di fondo che provava praticamente la sua teoria.
Lo scienziato che per primo propose l’idea della nascita del cosmo da un “atomo primitivo”, e cioè la teoria che sarebbe stata poi chiamata del Big Bang, fu dunque un sacerdote, che è stato tra l'altro per tanti anni anche presidente dell' Accademia Pontificia delle Scienze.
Scrive il Prof. Francesco Agnoli in merito (qui):
Il suo nome è stato per anni sepolto nell’oblio, per molteplici motivi:
1)la primitiva avversione alla sua teoria da parte di Einstein, e di tanti scienziati che bollavano la sua ipotesi come figlia del suo pensiero cristiano e non di un pensiero scientifico («si vede bene che Lei è un prete», gli disse Einstein, con cui Lemaître aveva un ottimo rapporto, alludendo ad una consonanza tra dottrina della creazione ex nihilo e Big Bang. «Questo è un complotto della Chiesa per far passare la creazione sotto veste scientifica», ripeteva il grande astrofisico britannico Fred Hoyle);
2)l’ostracismo dei fisici materialisti;
3)la sua umiltà, che lo portò per esempio a non rivendicare un’altra primogenitura, l’aver proposto l’espansione delle galassie due anni prima di E. Hubble.
Prima di morire pronunciò una delle sue più celebri frasi: "L'espansione dell'universo è provata soprattutto dalla costante espansione delle capacità umane".
domenica 19 giugno 2016
Il 'Codice da Vinci'
'DE DIVINA PROPORTIONE' è questo il vero Codice da Vinci. Si tratta di un pregiato manoscritto del XV secolo del quale esistono solo due esemplari, uno conservato a Milano e l'altro a Ginevra, in cui l'autore, il matematico francescano, frà Luca Pacioli, ci lascia il pensiero rinascimentale sulla natura divina della geometria e sull’armonia inscritta nel disegno di Dio Creatore. Cosa c'entra Leonardo da Vinci? L'artista era grande amico di frà Luca. Entrambi hanno vissuto insieme per cinque anni, viaggiando di corte in corte, studiando e scambiandosi informazioni. Il libro contiene le illustrazioni geometriche fatte da Leonardo da Vinci: 59 poliedri che cercano di immaginare la forma geometrica che sta in ogni cosa creata e che rimanda all'idea dell’ordine e dell’armonia di tutto ciò che esiste; un tentativo riuscito di cercare Dio-Creatore nella bellezza delle cose attraverso la geometria e la matematica.
Frà Luca Pacioli è stato un talento che ha dato un grande contributo alla cultura scientifica italiana, occupandosi sia di matematica che di economia. Un nome che nessuno conosce, purtroppo! (L'Enciclopedia Treccani ne da un dettagliato profilo biografico qui).

Frà Luca fa parte di quel gruppo francescano che san Francesco incoraggiò dando a sant'Antonio di Padova il permesso di studiare, con lo scopo di evangelizzare anche tramite la cultura.
Nasce a Borgo Sansepolcro in provincia di Arezzo verso il 1445. Muore a Roma il 19 giugno 1517, esattamente 499 anni fa. Una vita vissuta, attraverso lo studio e la ricerca, per la maggior gloria di Dio, affascinato dalla bellezza, dall'armonia e dalla perfezione delle cose create, condividendo la sua passione per le cose belle con numerosi artisti del tempo con i quali venne a contatto oltre a Leonardo da Vinci: Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì , Marco Palmezzano, il Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Giovanni Antonio Amadeo e forse Albrecht Dürer.
Lo Stato Italiano gli ha dedicato un francobollo ed una moneta da 500 lire.
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