La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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lunedì 15 novembre 2021

'Stato di emergenza sanitaria perenne': un abuso tutto italiano

La Costituzione italiana non prevede disposizioni in merito all’emergenza sanitaria: pertanto lo stato di emergenza sanitaria è stato deliberato in forza della Legge n. 225/1992 sulla Protezione Civile dal solo Presidente del Consiglio dei ministri, senza il coinvolgimento nella decisione del Parlamento nonostante sono state derogate libertà fondamentali, coperte da riserva di legge.

L’art. 78 della Costituzione prevede lo stato di guerra: sancisce che il Parlamento decide lo stato di guerra conferendo al Governo i poteri necessari, cioè strettamente proporzionati all’evento da fronteggiare. Si sarebbe potuto utilizzare questo modello uniformando lo stato di guerra a quello di emergenza sanitaria: di tal guisa il Governo non sarebbe stato libero di emanare atti fonte secondari, i Dpcm, legittimati da fonti primarie, i decreti-legge ex art. 77 Cost., conferendo in tal modo poteri di amplissima discrezionalità al solo Premier. 

Per quanto riguarda le limitazioni ai diritti fondamentali, al riguardo si osserva come solo la legge può derogare a diritti costituzionalmente garantiti, affinché la decisione restrittiva sia presa dai rappresentanti dei cittadini. 

La legge è manifestazione di volontà delle camere parlamentari e le camere parlamentari sono gli organi che più di ogni altro assicurano un elevato grado di rappresentatività del corpo elettorale e di pluralismo.

All’interno delle camere parlamentari, infatti, non è rappresentata solo la maggioranza, dalla quale promana il governo, ma anche le minoranze parlamentari. La complessità e le garanzie del procedimento di formazione della legge ordinaria, garantendo una adeguata partecipazione delle minoranze alla formazione della volontà legislativa, conferiscono alla legge quella capacità di offrire tutela alla persona e alle formazioni sociali rispetto ad altri poteri meno rappresentativi e pluralisti. 

L’aspetto negativo della gestione italiana della pandemia è dato dal fatto che c’è stata una concentrazione del potere politico nelle mani del solo Presidente del Consiglio.

tratto da Qui



venerdì 27 luglio 2018

Populismo???



Nei tempi che corrono il termine POPULISMO va molto di moda, soprattutto nei salotti dell'alta politica, abusato, distorto e brandito come spada per disprezzare e stigmatizzare il comportamento di un legittimo governo di una Nazione che si prefigge di:
 
- proteggere la propria identità e la propria storia, compresa quella religiosa,
 
- difendere la vita e la famiglia,
 
- curarsi dei concittadini poveri,
 
- evitare il multiculturalismo fallimentare,
 
- non considerare la società multireligiosa come un esito deterministico della storia.
 
 È un grave errore chiamare populismo o nazionalismo quanto è invece recupero della dimensione naturale del diritto e della politica.
 
Oggi la cultura di riferimento della Commissione europea demonizza ed emargina questi valori, ma sbaglia ed è un peccato che la Chiesa la segua.
(Prof. Stefano Fontana)
 
L'intero articolo QUI

venerdì 4 maggio 2018

R. Marx riabilita K. Marx!

 
La sconcertante presa di posizione del cardinale Marx, che ha detto che senza Karl Marx non ci sarebbe Dottrina sociale della Chiesa!
Dopo l’arcivescovo Sorondo, ora tocca al cardinale Reinhard Marx. Il primo, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, aveva dichiarato che il Paese ove oggi viene meglio realizzata la Dottrina sociale della Chiesa è senz’altro la Cina. Il secondo, in una intervista alla "Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung", ora afferma che senza Karl Marx non ci sarebbe Dottrina sociale della Chiesa. Nella sintesi dell’intervista apparsa sul sito ufficiale della Conferenza episcopale tedesca (vedi qui) in occasione del 200mo compleanno del filosofo di Treviri che cadrà il 5 maggio prossimo, l’arcivescovo di Monaco dichiara di essere sempre stato molto colpito dalle parole del 'Manifesto del Partito Comunista' ove si direbbe che “Il mercato non ci porta automaticamente ad una società giusta”, Per questo, il cardinale vede nel marxismo un “correttivo” del capitalismo: "Prosperità e profitto non sono l’unica cosa a cui una società debba tendere". Secondo il cardinale è il caso di ricordare i 200 anni dalla nascita di Karl Marx perché “le sue analisi hanno contribuito alla nascita della Dottrina sociale della Chiesa”. Marx avrebbe mostrato – secondo il cardinale - che il mercato non è così innocente e che se i danni umani e ambientali provocati dal capitalismo sono stati in seguito ridotti, il merito va dato a chi lo ha criticato e non ai successi del capitalismo stesso. Karl Marx è stato uno dei “primi scienziati sociali seri” in quanto avrebbe spiegato i processi in riferimento alle “relazioni reali” perché i diritti rimangono incompleti se si prescinde dai loro aspetti materiali.
Certamente, secondo il cardinale, non si può separare completamente il pensiero di un filosofo da quanto ne hanno fatto altri in seguito, però non si devono nemmeno appiattire le due cose l’una sull’altra, sicché non si può attribuire a Marx lo stalinismo o i gulag. Inoltre Marx ha fatto delle interessanti previsioni sul populismo di destra e xenofobo dei nostri giorni, spiegandolo come effetto delle nuove divisioni sociali indotte dal capitalismo.
Nelle affermazioni dell’Arcivescovo Sorondo e ora in quelle del cardinale Marx non si riesce a capire se sia più profonda l’ignoranza sulla Cina per l’uno e sul marxismo per l’altro o se sia più profonda l’ignoranza della Dottrina sociale della Chiesa. Quest’ultima ipotesi è, naturalmente, più allarmante, trattandosi di due eminenti uomini di Chiesa. Ma è più probabile che le varie ignoranze procedano insieme.
 
La riduzione del marxismo a incolore socialdemocrazia che vuole correggere le disfunzioni del mercato abbandonato al capitalismo, magari mediante l’intervento dello Stato, è ridicola, perché proprio contro queste posizioni “lassalliane” aveva lanciato i suoi strali Karl Marx.
 
Ridurre il marxismo ad un fervorino moralista circa il profitto che non deve essere il fine ultimo della società [ma quando mai Marx avrebbe scritto queste cose?], vorrebbe dire trasformare quella ideologia in un’etica da Onlus. Intendere poi il “materialismo” marxista come una forma di “realismo” significa non aver letto nemmeno Maritain, il quale affermava che quando Marx dice “realismo” intende “materialismo”.
 
Come poi un cardinale possa sostenere che sul materialismo possa fondarsi “uno dei primi scienziati sociali seri” è cosa che stupisce non poco.
 
Che poi il Marxismo del Manifesto abbia determinato la nascita della Dottrina sociale della Chiesa è una tesi incomprensibile.
 
Ci fu un tempo in cui molti sostenevano che la Dottrina sociale della Chiesa sarebbe nata in ritardo, quindi dopo il marxismo e su sua influenza. Ma oggi nessuno sostiene più questa tesi. Innanzitutto perché la Chiesa si era mossa ben prima della 'Rerum novarum', specialmente in Germania con Von Ketteler, secondariamente perché quando esce il 'Manifesto' del 1848 il Marxismo come movimento non esisteva ancora. Ma anche esaminando la cosa dal punto di vista teorico e dottrinale e non solo da quello storico, la Dottrina sociale della Chiesa nasce per ridare il giusto posto a Dio nel mondo che le ideologie ottocentesche volevano usurpare per sé. La Dottrina sociale della Chiesa, dal punto di vista teoretico, nasce da Vangelo e dal diritto naturale e non dalla critica marxiana al capitalismo, e intende ripristinare i diritti di Dio nella società degli uomini. Di tutto il resto essa si occupa di conseguenza e solo in questa luce.
La riduzione del marxismo operata dal cardinale Marx va quindi di pari passo con la riduzione della Dottrina sociale della Chiesa, presentata come un discorsetto sul profitto che non deve essere tutto o sui limiti del mercato. Per dire sciocchezze simili non c’era bisogno né del marxismo né della Dottrina sociale della Chiesa.
Al marxismo non interessa niente della giustizia sociale, considerata un pregiudizio borghese, né dei diritti individuali, dato che l’uomo deve riscoprirsi come “essere generico”, e la critica al capitalismo non viene fatta in nome della persona umana e della sua dignità ma delle leggi materiali della storia che condurranno volenti o nolenti ad una società senza Dio, senza Stato e senza classi.
 
Stabilire relazioni nominalistiche tra il 'Manifesto' e la 'Rerum novarum' è operazione infantile, un gioco di balocchi. Il marxismo è la negazione dell’uomo perché è la negazione di Dio. Tra di esso e la Dottrina sociale della Chiesa non può esserci nessun rapporto se non di contrapposizione.
 
Di Stefano Fontana QUI

mercoledì 10 gennaio 2018

Perchè tanto odio contro Donald Trump?

di Marco Invernizzi
10 January 2018
Tratto da QUI
 
C’è effettivamente qualcosa di surreale nei continui attacchi che il Presidente Donald Trump subisce dai mezzi di comunicazione. Da oltre un anno viene trattato come se fosse un imbecille qualsiasi che ha vinto le elezioni americane, convincendo decine di milioni di elettori, dopo essersi costruito un impero economico non trascurabile, visto che gli ha permesso di arrivare alla massima carica politica del mondo. Nel primo anno di presidenza ha avuto contro tutti i poteri forti, e qualche volta anche il Partito repubblicano, che lo ha subìto senza mai amarlo.
 
Ascoltando in Italia come ne parlano i corrispondenti dagli Usa e i giornalisti nostrani viene spontaneo chiedersi di chi stanno parlando, se del Presidente americano o di quello della Nord Corea, così spesso accomunati negli ultimi mesi. E probabilmente la cosa è semplicemente voluta allo scopo di mettere sullo stesso piano l’ultimo gulag, come è stata felicemente chiamata in un libro la Corea del Nord, col Presidente oggetto di tanto odio.
 
Ma perché questo odio? Perché il risentimento dei giornalisti, degli attori, degli intellettuali, quasi mai sul merito delle iniziative presidenziali, ma sempre attraverso gli aspetti del Presidente diciamo “sopra le righe”, cioè attraverso i suoi modi eccessivi, non diplomatici, politicamente scorretti, che possono piacere o non piacere, ma non possono essere il metro di giudizio, o almeno l’unico metro di giudizio.
 
Il Presidente Trump è stato eletto rompendo inizialmente gli schemi tradizionali delle elezioni americane, basate sul confronto/scontro fra i partiti democratico e repubblicano. Poi ha recuperato almeno una parte del voto repubblicano, ma rimane un’anomalìa, che ha incontrato il favore di molti americani proprio per il suo essere estraneo e critico delle forze partitiche tradizionali e del loro modo di fare politica.
 
Il suo iter biografico e politico ricorda, inevitabilmente, quello di Silvio Berlusconi. Quando quest’ultimo vinse inaspettatamente le elezioni politiche del 1994 venne detto e scritto di tutto sul suo conto. Per un quarto di secolo è stato l’indiscusso protagonista della politica italiana, compiendo cose positive (in primis fermando più volte l’ascesa al potere degli ex comunisti) e altre negative (per esempio non costruendo nessuna classe dirigente e ultimamente rinunciando a quei princìpi legati al cattolicesimo che pure in altre stagioni aveva dimostrato di volere difendere e promuovere).
Entrambi però, raramente vengono giudicati per le loro opere, ma soprattutto per i loro modi, eccentrici, sopra le righe e spesso veramente inaccettabili. Ma è normale tutto questo?
 
Io non conosco Donald Trump. Conosco però alcuni suoi scritti, quelli che vengono tradotti su Cristianità. Parlano di Dio e di libertà, di famiglia e di patriottismo, addirittura dell’importanza della preghiera per la vita pubblica di un popolo. So bene che la prima osservazione che mi potrebbero fare è che non li ha scritti lui, che notoriamente si limita a twittare. Ma questo non significa nulla: li ha firmati e quindi fatti propri come avviene per quasi tutti i leader del mondo. Vorrei che si parlasse anche di queste cose quando si affronta il tema Trump. E’ pretendere troppo?
 
Forse è proprio questo il problema. Non si vuole riconoscere il proprio fallimento, di classi dirigenti, di intellettuali, di giornalisti tutti uguali, che dicono sempre le stesse cose senza riuscire a entrare in sintonia con tante persone normali, stanche del “politicamente corretto”.
Certo, da qui a costruire e proporre un’alternativa ce ne corre. Berlusconi non c’è riuscito e forse non ha nemmeno voluto provarci e quel che sta nascendo avviene soprattutto al di fuori del suo partito. Forse neppure Trump ci proverà, ma non è una buona ragione per continuare a parlare ossessivamente (salvo poi smentire e fare marcia indietro) del suo ego, dei litigi interni alla sua famiglia, del suo ciuffo singolare, come se i destini del mondo fossero dipendenti da queste amenità.

lunedì 8 maggio 2017

Europa vuota, senza identità


“Oggi l’Europa occidentale sta nella trappola della modernità e della postmodernità, il progetto della modernizzazione liberale va verso la liberazione dell’individuo da tutti i vincoli con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia, con l’umanesimo stesso. Questo liberalismo libera l’individuo da ogni vincolo. Lo libera anche dal suo gender e un giorno anche dalla sua natura umana. Il senso della politica oggi è questo progetto di liberazione. I dirigenti europei non possono arrestare questo processo ma possono solamente continuare: più immigrati, più femminismo, più società aperta, più gender, questa è la linea che non si discute per le élite europee. E non possono cambiare il corso ma più passa il tempo e più la gente si trova in disaccordo. La risposta è la reazione che cresce in Europa e che le élite vogliono fermare, demonizzandola. La realtà non corrisponde più al loro progetto. Le élite europee sono ideologicamente orientate verso il liberalismo ideologico”.
 
“(...)Siamo nella guerra ideologica, ma stavolta non è fra comunismo e capitalismo, ma fra élite liberal politicamente corrette, l’aristocrazia globalista, e contro chi non condivide questa ideologia, come la Russia, ma anche Trump. L’Europa occidentale è decadente, perde tutta l’identità e questa non è la conseguenza di processi naturali, ma ideologici.

Le élite liberal vogliono che l’Europa perda la propria identità, con la politica dell’immigrazione e del gender. L’Europa perde quindi potere, la possibilità di autoaffermarsi, la sua natura interiore. L’Europa è molto debole, nel senso dell’intelletto, è culturalmente debole. (...)

L’Europa era la patria del logos, dell’intelletto, del pensiero, e oggi è una caricatura di se stessa. L’Europa è debole spiritualmente e mentalmente. Non è possibile curarla, perché le élite politiche non lo lasceranno fare. L’Europa sarà sempre più contraddittoria, sempre più idiota. I russi devono salvare l’Europa dalle élite liberal che la stanno distruggendo”.
 
“La Russia è una civiltà a sé, cristiana ortodossa. Ci sono aspetti simili fra Europa e Russia. Ma dopo il crollo del comunismo, quando la Russia si è avvicinata all’occidente, abbiamo capito che l’Europa non era più se stessa, che era una parodia della libertà, che era decadente e postmoderna, che versava nella decomposizione totale.

Questo Occidente non ci serviva più come esempio da seguire, per cui abbiamo cercato un’ispirazione nell’identità russa, e abbiamo trovato che questa differenza è fra cattolicesimo e ortodossia, fra protestantesimo e ortodossia, noi russi siamo ereditari della tradizione romana, greca, bizantina, siamo fedeli allo spirito cristiano antico dell’Europa che ha perso ogni legame con questa tradizione.
La Russia può essere un punto di appoggio per la restaurazione europea, siamo più europei noi russi di questi europei. Siamo cristiani, siamo eredi della filosofia greca”.
“(...) L’Europa non può comprendere l’atto politico per eccellenza, la sovranità, perché essa stessa ha perso il controllo della propria sovranità. 
“Il problema non è con l’islam, ma le élite hanno fatto entrare milioni di musulmani, senza integrarli perché c’è un vuoto senza identità. In questo liberalismo non c’è più assimilazione culturale, gli europei non possono proporre ai migranti un sistema di valori, ma solo la corruzione morale.
I matrimoni gay e l’Lgbt sono questioni politiche, non morali. Non a caso l’ideologia liberale vuole destrutturare l’idea di uomo e donna. (...) Non è una questione morale o psicologica, ma politica. La forma di degradazione spirituale dell’Europa è cominciata con il modernismo, la perdita dell’identità cristiana, ma è arrivato al culmine negli anni Novanta, quando tutte le istituzioni vennero plasmate dal liberismo di destra in economia e dal liberalismo di sinistra nella cultura. L’approvazione dei matrimoni gay mi hanno fatto capire verso dove stava andando l’Europa. Si arriverà presto al momento finale, dopo ci sarà il caos, la guerra civile, la distruzione. Forse è troppo tardi per ribaltare la situazione”.
 
Aleksandr Dugin  politologo russo
Intervista rilasciata a 'Il Foglio'

martedì 28 febbraio 2017

La tirannia a Cuba

La morte del dittatore comunista cubano Fidel Castro avvenuta il 25 novembre 2016, ha lasciato, dopo quasi sessant'anni di regime dittatoriale crudele, un Paese disastrato sia economicamente che moralmente. Le cifre sono agghiaccianti: quindicimila oppositori politici uccisi, campi di concentramento e torture, strutture sanitarie fatiscenti, un sistema scolastico fortemente orientato all'indottrinamento dell'ideologia marxista, censura, spionaggio, delazione, persecuzione alla Chiesa Cattolica. Il dato più sconcertate è che Cuba conta uno tra i più alti tassi di aborto al mondo che è gratuito e disponibile su richiesta. Stando ai dati del 2013 il numero di adolescenti che abortisce è tre volte quello di quante decidono di portare a termine la gravidanza.
La mentalità abortista è patrimonio comune anche a causa dei programmi di 'educazione sessuale' imposti nella scuola di regime. Di fatto l'aborto è usato come mezzo per il controllo delle nascite. In questo scenario sociale e politico devastato dal comunismo, difendere il diritto alla vita può essere un'attività molto pericolosa. Oscar Elias Biscet è un medico cubano dissidente che denuncia le atrocità dell'aborto a Cuba. Racconta che quando il farmaco abortivo non funziona i bambini nascono vivi ed allora vengono uccisi per soffocamento, per dissanguamento recidendo il cordone ombelicale, affogati nell'acqua o semplicemente abbandonandoli senza assistenza, spesso mentendo alla madre dicendo che il bambino è nato morto.
Il dottor Biscet ha svolto personalmente le sue indagini ed ha denunciato i terribili infanticidi che si commettono negli ospedali cubani, ma questo lo ha portato a subire il duro carcere due volte e per quasi dodici anni. L'ultima volta è rimasto in carcere dal 2002 al 2011. Ha subito torture ma fortunatamente è riuscito a sopravvivere. 
 
Ora è sorvegliato dalla polizia, nonostante abbia 'pagato' il suo ingiusto debito allo Stato tiranno, che dalle mani di Fidel è passato a quelle del suo degno successore Raul, suo fratello. 
 
 (Dal bollettino 'Generazione Voglio Vivere' nr.48, febbraio 2017)  

lunedì 12 dicembre 2016

Un 'No' benefico


Cosa ci siamo persi con il No al Referendum:
 
1)Una pericolosa accentuazione del centralismo statalista
dovuto alla modifica del titolo V della Costituzione, che, abbinato alla legge elettorale (“Italicum”) avrebbe favorito una deriva antidemocratica.

Non è vero che sarebbe stato abolito il bicameralismo: sarebbe rimasto un Senato che vota su grandi e importanti questioni istituzionali, che produce un risibile risparmio economico (50 milioni su una spesa di 530 milioni), che può interferire su ogni legge votata dalla Camera dei Deputati e che può creare importanti conflitti di competenze con Camera e Regioni.
 
2)Le Prefetture di napoleonica memoria
per il fatto che sopprimendo le Province, il Prefetto sarebbe stata la vera autorità “locale”, non eletta dal popolo ed agli ordini del potere centrale. Mentre sarebbero rimaste le Regioni  a statuto speciale.

3)La continuazione del Governo Renzi con tutti i suoi danni

Grazie al NO al Referendum non c'è stata la temuta soppressione
 
1)del principio di sussidiarietà
che si sarebbe verificato a causa del grande indebolimento dei poteri decentrati, creando un grande vulnus all'intera società

e

2)delle 'Corporazioni'
in modo particolare si è scampata la soppressione degli ordini professionali, da sempre nel mirino del liberalismo di matrice illuminista, in quanto la loro struttura comunitaria, tesa a garantire professionalità e rispetto della morale connessa all’esercizio di uno specifico lavoro intellettuale, contrasta con il dogma che è il mercato l’arbitro esclusivo del prezzo di una prestazione.
 
 

 
 

giovedì 10 novembre 2016

I 'valori' della Clinton

 
Hillary Clinton ha affermato:
 
“I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose e le fobie strutturali devono essere modificate. I governi devono utilizzare i loro strumenti e le risorse coercitive per ridefinire i dogmi religiosi tradizionali”.
Un pensiero tanto pericoloso quanto inquietante che definisce una linea dalla deriva dittatoriale travestita da democrazia.
 
Siccome gli esseri umani, per il bene di se stessi, non possono vivere isolati ma devono vivere insieme e formare una comunità con regole e leggi, lei Hillary Clinton, non soddisfatta della società americana così com'è,  ha creato i suoi codici, le sue credenze ed i suoi dogmi, ai quali ha aderito con tutta la sua ambizione:
 
1) Diritto costituzionale all'aborto per tutte le donne anche minorenni e senza limite di epoca gestazionale (anche mentre il bambino sta per essere partorito) e diffusione della pillola abortiva RU-486
 
2) Sperimentazione sulle cellule embrionali umane
 
3) Sostegno incondizionato alla causa omosessualista
 
4) Aumento delle tasse (tassa&spendi)
 
5) Politica estera guerrafondaia
 
Un bel programmino, tutto con i soldi degli Americani e con la convinzione di poter usare la coercizione per poterli attuare uno per uno.   

mercoledì 26 ottobre 2016

Clima: allarmismi ingiustificati

 
Dal 7 al 18 novembre si svolgerà a Marrakech in Marocco la 'Cop 22', la Conferenza annuale sul clima che dovrà fare il punto sull’accordo firmato l’anno scorso a Parigi (Cop 21), entrato in vigore dopo la ratifica del Parlamento Europeo il 4 ottobre scorso.  Su giornali e telegiornali è già iniziato il sistematico bombardamento psicologico ed ideologico che vede protagonista la terra e le catastrofi ambientali verso le quali è inesorabilmente condotta dal riscaldamento climatico, del quale ne porta colpa l'inquinamento atmosferico causato dalle opere dell'uomo. Siamo alle solite: ci attendono, nell'arco dei prossimi cinquanta-cento anni, scenari apocalittici a causa dell'aumento dell'anidride carbonica e dello scioglimento dei ghiacciai se non corriamo ai ripari. Il suono delle sirene allarmiste, che urlano menzogne spacciandole per verità scientifiche, sono ormai al limite del sopportabile, proprio perché hanno la pretesa di appiattirci ed uniformarci all'unica idea fortemente ideologizzata che vuole la terra in pericolo, gli animali in via di estinzione e l'essere umano il cancro della vita sulla terra, il nemico da sconfiggere, l'unico responsabile delle sofferenze di Gaia.
Per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacciai è vero che  il ghiacciaio Thwaites, un blocco importante sulla costa occidentale dell’Antartide, da qualche anno registra una lenta erosione che potrebbe nei prossimi decenni renderlo instabile, ma è anche vero che non è una questione di riscaldamento globale. Se così fosse non si potrebbe constatare nelle zone occidentali ed orientali dello stesso Antartide una crescita dei ghiacciai. A tal proposito un interessante studio della NASA pubblicato un anno fa mostra che c’è un accumulo di neve in Antartide iniziato 10mila anni fa e che compensa abbondantemente le perdite registrate in alcuni ghiacciai.
Per quanto riguarda l'Anidride Carbonica (CO2) è vero che è aumentata, è vero che esiste una relazione tra questa e la temperatura, ma è pur vero che non esistono prove convincenti sul rapporto causa effetto; esistono studi che dicono che è la CO2 ad aumentare o a diminuire in seguito alle variazioni climatiche, non il contrario, questo perché quando la temperatura si raffredda gli oceani assorbono CO2 che rilasciano nell'atmosfera quando la temperatura aumenta. Inoltre parlare di CO2 in termini negativi è una stortura ed una bugia che non rende giustizia a questo elemento che è invece un mattone della vita, senza il quale non vi sarebbe la vegetazione sulla terra. QUI il sito del prof. Sherwood Itso con una marea di articoli e studi su questo tema. Inoltre, per rendere onore alla verità ed alla scienza, bisogna dire come negli ultimi 30 anni,
grazie all’aumento della CO2 in atmosfera, la superficie forestale sul pianeta è aumentata del 14%, un incremento che interessa tutti i paesi del mondo, dalla foresta equatoriale alla tundra.
 
Per quanto riguarda il famoso effetto-serra: il 95% è prodotto dal vapore acqueo e solo lo 0,054% di tutta l’atmosfera terrestre è costituito da CO2 del quale meno dell’1% è dovuto ad attività umana (molto di più ne producono la flora e la fauna del pianeta).
 
E' vero che la Terra sta cambiando clima, ma è pure vero che, con grande probabilità, il mutamento è dovuto soprattutto all’influsso del Sole, attualmente in una fase di attività estremamente elevata.
Ed è pur vero che la nostra Terra ha vissuto altri periodi di riscaldamento. Un esempio su tutti: il cosiddetto Ottimo climatico medievale, tra i secoli IX e XIV, dove le temperature terrestri medie furono ancora più alte di quelle odierne.
 
Credo sia estremamente importante non farci spaventare da tutte le notizie che generano paura ed allarme ingiustificati. Notizie che sono solo mere congetture non verificate e spacciate per verità scientifiche, per soddisfare la galassia ambientalista e favorire i  perversi giochi egemonici, altamente remunerativi, dei vari sistemi mondani, politici ed economici, che gravitano intorno alle strutture di potere che contano e che al momento dominano il mondo.
 
Questo bel video, con sottotitoli in italiano, rende bene l'idea della grande truffa del riscaldamento ambientale.  
 
 
 
 
 
 
 
 

    

giovedì 28 luglio 2016

Politica tedesca: la fiera delle sciocchezze suicide


di Gianandrea Gaiani
 
La Germania è attaccata da un esercito di terroristi e “depressi” (come sembra che Berlino abbia ordinato di definire coloro che compiono aggressioni e omicidi multipli ignorandone la fede islamica), ma per rispondere a questa sfida valuta di arruolare rifugiati islamici nell’esercito e limitare la diffusione di armi legali tra gli onesti cittadini.
 
(...) Dopo i recenti attacchi omicidi e terroristici compiuti da giovani afghani, iraniani, e siriani, in Germania ci si interroga sulle leggi che consentono la detenzione di armi, con diversi esponenti di primissimo piano del governo che chiedono una stretta dell’accesso dei cittadini alle armi. A cominciare dal vice cancelliere Sigmar Gabriel secondo il quale bisognerebbe fare tutto il possibile per limitare al massimo la circolazione di armi da fuoco, la cui diffusione legale è in pieno boom dopo che l’afflusso di un milione di “rifugiati” e immigrati clandestini ha determinato negli ultimi due anni un incremento esponenziale dei crimini compiuti da queste persone, reati in molti casi legati alla loro appartenenza all’islam.
(...)I commando dell’Isis che colpirono a Parigi e Bruxelles utilizzarono kalashnikov provenienti dal mercato nero balcanico ed esplosivi fatti in casa, mentre il tedesco-iraniano Alì Soboly ha utilizzato nell’eccidio di Monaco una pistola Glock 17 calibro 9 millimetri, un’arma facilmente acquistabile legalmente con cifre comprese tra i 600 e i 900 euro. Il 18enne però non aveva il porto d'armi e la pistola (con il numero di matricola cancellato) era stata comprata sul “darkweb”, uno dei canali oggi più sicuri per acquisire armi, anche da guerra, ma del tutto al di fuori dai controlli dello Stato.
Del resto l’afghano sul treno aveva una mannaia, il siriano omicida di Reutlingen un machete e il kamikaze siriano di Ansbach ha usato probabilmente esplosivo fatto in casa mischiato a lamette metalliche per ferire 12 persone a un concerto.

La sconcertante serie di sciocchezze pronunciate da chi governa la Germania sembra però raggiungere una vetta quasi comica con le dichiarazioni del ministro degli Interni bavarese, Joachim Hermann, che circa il kamikaze siriano di Ansbach dice: "non sappiamo se abbia progettato il suicidio o se avesse intenzione di uccidere altri". Un suicida che non vuole fare del male a nessuno ma si toglie la vita con una bomba imbottita di lamette metalliche fatta esplodere a un concerto? Certo anche lui era forse depresso: aveva visto respinta due volte la sua domanda d’asilo e siccome in Siria c’è la guerra dovevano rimandarlo in Bulgaria anche se finora nessuno ha spiegato perché l’espulsione non era mai stata effettuata. Un dettaglio non da poco per i 12 feriti, colpiti gravemente da un uomo che lo Stato tedesco avrebbe dovuto espellere da tempo. 
(....)Alla fiera del ridicolo riservata ai politici tedeschi ha partecipato con entusiasmo anche il ministro della Difesa Ursula Von der Leyen annunciando che intende reclutare rifugiati nelle forze armate. In una intervista alla Frankfurter Allgemeine am Sonntag il ministro ha annunciato il varo di un "progetto pilota con un centinaio di rifugiati richiamati a svolgere compiti civili come costruzioni, genio, ingegneria, corpo sanitario e logistica. L'idea è che così quando potranno tornare, in Siria ad esempio, potranno aiutare la ricostruzione del Paese, ma anche contribuire all'addestramento delle forze armate locali".

La Von der Leyen aveva già reso nota l’intenzione di aprire il reclutamento nella Bundeswehr ai cittadini di altri Paesi Ue ma arruolare immigrati clandestini o rifugiati lascia sconcertati. Nessuno sente il bisogno di avere in Europa altri immigrati islamici in grado di usare armi da guerra ed esplosivi.


lunedì 27 giugno 2016

Non vogliamo un'Europa così!

 
Trovo decisamente coraggiosa la decisione del popolo britannico di abbandonare la casa comune europea. Questo voto è un grande atto di libertà, di democrazia, di risveglio nazionale. Non possiamo prevedere i risvolti di questa decisione però ci si augura che possa essere di buon auspicio alla Gran Bretagna e all'intera Europa che, visto il totale fallimento delle sue politiche economiche, monetarie e soprattutto sociali, dovrà rivedere la sua esistenza e finalità. Sapranno mettersi in discussione i nostri euro-burocrati ed i nostri politici?
 
Mi sento di condividere in toto ciò che Giuseppe Rusconi scrive a proposito di Europa e di Brexit, sul suo blog rossoporpora:
 
"Il voto del popolo britannico si inserisce in modo non inatteso nel generale risveglio delle identità nazionali che si riscontra nell’intera Europa. E’ un risveglio derivato dalla mortificazione continua cui sono state (e sono) sottoposte le identità nazionali dall’imporsi forzato della globalizzazione planetaria di cui “Bruxelles” è espressione continentale. In sé la globalizzazione presenta anche aspetti positivi sul piano economico e sociale, ma di certo è negativa la tendenza a conculcare valori e identità in nome di una generica “fratellanza universale” (ricordate Imagine di Lennon, canzone sostanzialmente nichilista che purtroppo dilaga perfino in certe scuole e in certe chiese con preti secolarizzati?).
 
E’ un voto anti-“Bruxelles” e anti “Casta” nazionale (politica, economica, finanziaria) derivato soprattutto da una crisi economica che non passa (ma i soliti invece passano semmai da un Consiglio d’amministrazione all’altro), dal taglio generale delle prestazioni sanitarie e sociali, da una gestione incerta, contraddittoria e a volte scellerata della questione dell’immigrazione (una gestione che genera comprensibilmente e fatalmente paura per il proprio avvenire).
Ma è anche un voto contro quello che è percepito come un Grande Fratello europeo e mondiale che tassa e tartassa, controlla e prescrive, soffoca e reprime l’identità individuale, la libertà d’espressione, la libertà di coscienza.
E’ un Grande Fratello attivissimo al servizio dei poteri finanziari e della variegata lobby che vuole imporre uno stile di vita tale da rendere l’uomo un semplice oggetto materiale (da costruire magari artificialmente), un consumatore da manipolare a piacimento.
E’ un Grande Fratello che si serve dei poteri massmediatici - spavaldi e arroganti - sacerdoti della ‘Nuova Era’, stavolta però clamorosamente spernacchiati dalla maggioranza degli elettori britannici.
 
E’ un voto contro l’Europa senza un’anima, l’Europa relativista che rende incerti, smarriti i suoi cittadini, indebolendone i legami familiari e le certezze identitarie (anche in materia sessuale). Non solo: quest’Europa comunitaria (si fa per dire) emargina le fedi religiose dalla pubblica piazza, irride i credenti (quando non li umilia, li intimidisce e in certi casi già li perseguita). Gli unici credenti ‘buoni’ diventano allora quelli “che non disturbano”, i rassegnati e gli inciucioni (di esempi purtroppo non ne mancano, compreso quello di qualche vescovo, vergognosamente in ginocchio davanti alla nota lobby in versione Cagliari…e qui si potrebbe aprire un altro discorso).
 
Per “Bruxelles” (e propaggini nazionali) la lezione è dura. Ma “Bruxelles” capirà e saprà cambiare decisamente registro, tornando a perseguire con convinzione il sogno – fondato sostanzialmente sui valori della Dottrina sociale della Chiesa – della maggior parte dei suoi padri fondatori?   

giovedì 26 maggio 2016

Chi non è stato radicale?

 
PARTITO RADICALE ITALIANO: UNA LISTA INFINITA DI ISCRITTI
di Danilo Quinto
 
Per Marco Pannella ed Emma Bonino parafrasare lo slogan di John F. Kennedy, «siamo tutti berlinesi», sostituendo l'ultima parola, con "Radicali", non è una boutade. È la realtà. Chi non è stato Radicale?
Con spregiudicata disinvoltura, nell'arco di decenni, sono state raccolte le adesioni e le iscrizioni - spesso anche le candidature e gli eletti - tra i personaggi più disparati. Attori e registi, cantautori e scrittori, giornalisti e politici. Anche uomini (e donne) di Chiesa. L'elenco dei simpatizzanti Radicali - attuali ed ex - è sterminato. A stilarlo si rischia di essere incompleti, ma è un rischio che vale la pena correre perché qualche accenno è istruttivo. Ieri, tra i sacerdoti, era don Gianni Baget Bozzo a dire «Marco Pannella in realtà è una figura interna alla cristianità italiana. Non è un politico. È un profeta. Pannella è un impolitico, non guarda al governo: vuole, attraverso la politica, riformare l'orizzonte spirituale degli uomini». Oggi, don Andrea Gallo sostiene che «Pannella è l'unico profeta laico disarmato che testimonia in difesa dei diritti civili». Gli fa eco don Antonio Mazzi - autore della trovata sull'abolizione dei seminari - che per il leader Radicale fa il presidente dei comitati pro-amnistia. Una suora, Marisa Galli, nel 1979 venne eletta deputata con i voti del Partito Radicale. Ne ha parlato Avvenire, lo scorso 7 aprile. Ora è tornata a essere monaca, nell'abbazia benedettina Mater Eclesiae dell'Isola di San Giulio, nel Lago D'Orta. 

Nel mondo dello spettacolo, sono stati tanti i sostenitori Radicali nel corso degli anni. Franco Battiato a Giorgio Albertazzi, per esempio, poi Salvatore Samperi e Tinto Brass sino a Vasco Rossi - che nel 2007, dopo trent'anni di tessera Radicale, dichiarò al TG1: «Marco Pannella è il mio alter ego politico» - e Francesco De Gregori, che nel 1975 dedicò a Pannella Il signor Hood dall'album Rimmel: «Quel personaggio, sostenne De Gregori vent'anni dopo, mi sembrava incarnare bene la figura di Pannella, una sorta di eroe solitario»
Quindi Marco Bellocchio ed Edoardo Bennato, Dario Argento e Pippo Baudo, Liliana Cavani e Licia Colò, e ancora Luciano De Crescenzo, Marco Columbro, Andrea Giordana, Loretta Goggi, Francesco Guccini, Sabina Guzzanti, Alessandro Haber, Nino Manfredi, Michele Mirabella, Alba Parietti, Margaret Mazzantini, Sandro Veronesi, Katia Ricciarelli, Sergio Rubini. Maurizio Costanzo (candidato Radicale nel 1976). Poi ci sono Barbara Alberti, Ornella Vanoni, Luca Barbareschi, Gigi Proietti, Milva, Andrea Bocelli e Vittorio Gassman, che nel 1993, nel mio ufficio del Partito Radicale, mi consegnò una sua lettera scritta a mano su un foglio di quaderno che accompagnava la sua iscrizione: «Danilo», mi disse, «non te la prendere per questa minuta, che comunque è leggibile. Ho un rigetto per la macchina, oltre che per il fax, il telefonino e qualsiasi altro gadget». «Mi unisco di cuore all'appello rivolto dal nuovo Partito Radicale Transnazionale al mondo della cultura europea - scriveva Gassman - a tutti gli amici e colleghi artisti, intellettuali, lavoratori in grado di sentire l'urgenza dei tanti problemi da affrontare, a salvaguardia della civiltà e della stessa sopravvivenza della comunità contemporanea. Un impegno politico senza tensione e responsabilità morale è svuotato di senso. Una cultura priva di lungimirante solidarietà umana è - oggi più che mai - una sorpassata astrazione, un lusso colpevole. La cecità o la corruzione delle partitocrazie, impone agli individui di prender partito con un coinvolgimento in prima persona». «Questi - continuava Gassman - sono i concetti basilari del nuovo Partito radicale ed è per questo che esso si candida come efficace soluzione per i disastri del mondo, contro l'inerzia di gran parte delle istituzioni internazionali. Lo slancio utopico può e deve essere corretto in ideale concretezza. Unitevi, amici e colleghi, a questa generosa "compagnia itinerante", che non si accontenta di presentare istanze, ma intende fattivamente e corporeamente "rappresentarle" sulla scena delle pressanti problematiche che assillano la collettività. Lavoriamo insieme per un mondo più vivibile e umano».
Con Gassman, in quel 1993, sarebbero scesi in campo a favore delle iscrizioni per i Radicali Paolo Villaggio, Renato Zero, Ilaria Occhini, Raffaele La Capria, Renato Pozzetto, Renzo Arbore, Ennio Morricone, Corrado Guzzanti, Mario Monicelli, Piero D'Orazio, Alberto Lattuada, Gianni Minoli, Ricky Tognazzi, Sergio Castellito e tantissimi altri, per dire tutti, in uno spot ideato da Oliviero Toscani - anch'egli iscritto - «è mia, è mia».
Ma il feeling dei radicali con i vip è di vecchia data.
Ai suoi albori, presidente del Partito Radicale fu Elio Vittorini. Tra gli anni sessanta e settanta furono Radicali - tra gli altri - Arnoldo Foà, Stefano Rodotà, Lino Jannuzzi, Antonio Cederna, Piero Craveri, Eugenio Scalfari e Ignazio Silone. Per qualche anno anche Oriana Fallaci, Fernanda Pivano e Gianni Vattimo ebbero simpatie per loro. Di Pannella, nel 1974, scriveva così il Premio Nobel per la Letteratura Eugenio Montale, sul Corriere della Sera: «Dove il potere nega, in forme palesi ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrei Sacharov e Marco Pannella che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore. Il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi...». Mentre, Pier Paolo Pasolini, per il Congresso del Partito Radicale del 1975, preparò un testo che diceva: «Contro tutto questo voi non dovete fare altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa a essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare».
Nel 1979 fu eletto al Parlamento italiano Leonardo Sciascia, nel 1983 il leader di Autonomia Operaia Toni Negri, poi, nel 1984, Enzo Tortora al Parlamento europeo e, tre anni dopo, al Parlamento italiano Domenico Modugno. Assieme a molti altri, tra cui Ambrogio Viviani, ex generale e capo del controspionaggio dei Servizi Segreti italiani dal 1970 al 1974, e Ilona Staller, in "arte" Cicciolina.
 
Una lista infinita di iscritti:
Franco Battiato, Giorgio Albertazzi, Tinto Brass, Francesco De Gregori, Edoardo Bennato, Dario Argento, Pippo Baudo, Liliana Cavani, Licia Colò, Luciano De Crescenzo, Marco Columbro, Loretta Goggi, Francesco Guccini, Sabina Guzzanti, Nino Manfredi, Michele Mirabella, Alba Parietti, Maurizio Costanzo, Ornella Vanoni, Luca Barbareschi, Gigi Proietti, Milva, Andrea Bocelli, Vittorio Gassman, Paolo Villaggio, Renato Zero, Renato Pozzetto, Renzo Arbore, Ennio Morricone, Corrado Guzzanti, Alberto Lattuada, Gianni Minoli, Sergio Castellito, Oliviero Toscani, Stefano Rodotà, Eugenio Scalfari, Gianni Vattimo, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Domenico Modugno, Ilona Staller (in arte Cicciolina), ecc. ecc. ecc.
 
Fonte: La Bussola Quotidiana, 08/09/2011

venerdì 20 maggio 2016

Un periferico operatore d' iniquità/ 2

Lo sgomento suscitato dalle dichiarazioni di Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, sulla persona e l'attività del defunto Marco Pannella, continuano (Il primo post scritto da me si trova qui):
 
 
« [...] Donde, tanta stima e simpatia? Mi interrogo sulla vita e le battaglie di Pannella e lo trovo impegnato:
1)legalizzazione delle droghe (cioè della morte)
2)legalizzazione del divorzio (che ha segnato la morte, o quasi, della famiglia). In questo campo il suo più grande avversario, in Italia, fu padre Riccardo Lombardi, detto il microfono di Dio, zio del padre Federico Lombardi che vorrebbe la santificazione di Pannella
3) legalizzazione e liberalizzazione dell’aborto (cioè della morte, violenta dei bambini)
4)incriminazione di Benedetto XVI per “copertura dei pedofili” (battaglia che la sua radio radicale ha combattuto per alcuni anni)
5)matrimoni gay
6)riduzione della popolazione mondiale a due miliardi, tramite diffusione di contraccettivi, aborto, eutanasia…

7) legalizzazione dell’eutanasia

Si può aggiungere che: ha portato in parlamento Toni Negri, l’attrice porno Cicciolina, il terrorista e  omicida Sergio D’Elia…

Nessuna di queste battaglie mi trova, come cattolico e come creatura umana e razionale, favorevole. Sono battaglie di morte [...]».
 
«[...] Queste dichiarazioni sono intollerabili; non solo suonano come offesa alla Verità, ossia a Nostro Signore, di cui il defunto Pannella fu acerrimo nemico, ma sono anche un chiaro segnale di un inquinamento diabolico che ormai offusca le menti dei più alti gradi della gerarchia.
Perché non tacere, di fronte alla morte di un nemico della Fede? E se proprio se ne voleva parlare, si sarebbero dovute enfatizzare, per l’edificazione del popolo cristiano, le gravissime colpe, come exempla ad vitandum.

Niente di tutto ciò. Pannella ha lasciato “un’eredità umana e spirituale importante”. Era un nemico di Dio? Ma che importa. Era, ci tiene a sottolinearlo Padre Lombardi, un grande ammiratore di Bergoglio. Ammirazione del resto reciproca.

È fin troppo chiaro: qui non parla la Chiesa di Cristo. Parla la chiesa di Bergoglio.

A questo punto, se la Santa Sede ha un minimo di coerenza, le chiediamo di lanciare un’azione di solidarietà, o almeno una telefonata, per il sig. Salvatore Riina, che alla sua tarda età e con la salute malferma sta scontando diversi ergastoli. Salvatore Riina, meglio noto come “Totò”, ha sulla coscienza all’incirca 200 omicidi. Quanti milioni di omicidi ha causato la diabolica legge 194, così strenuamente voluta da Marco Pannella? Insomma, Riina è un dilettante, confrontato al defunto di oggi. Meriterebbe più attenzione e “misericordia”.

Suvvia, Padre Lombardi, sia gentile. Chieda al suo principale che faccia almeno una telefonata a Totò. Non siamo tutti “Figli di Dio”?».
 
«[...] Premesso che - ovviamente - a ogni essere umano che muoia è dovuta la "pietas" e - da noi cristiani - è giusto aspettarsi anche la preghiera, c'era proprio bisogno di un commento del "portavoce del papa" e di un commento così fatto?
Non si dovrebbe osservare la saggia regola del silenzio (orante) almeno davanti alla morte, o almeno una certa sobrietà?
In Vaticano - al tempo dello spettacolo bergogliano - sono così tarantolati dallo stare sui media che non resistono alla tentazione di mettersi davanti ai microfoni nemmeno se si tratta della morte? […]
L'omaggio del Vaticano a Pannella è - a ben vedere - un omaggio allo spirito del tempo, un omaggio al mondo e alla mondanità. E la ragione è evidente. Dice Lombardi che Pannella aveva "una grandissima ammirazione" per papa Bergoglio […]
A questo punto (quantomeno per la chiarezza) viene quasi da preferire Pannella, avversario dichiarato della Chiesa, a questi clericali che non hanno il coraggio della verità...
Viene da preferire l'ostilità di un nemico esplicito come Pannella, che ha combattuto la sua devastante battaglia laicista a viso aperto, al clericalismo bergogliano che demolisce la Chiesa dall'interno dando a intendere che vuole modernizzarla; è più pernicioso il secondo!
Il Pannella che aveva l'orgoglio di quella sua terribile ideologia anticattolica, quantomeno non era un “tiepido” come quei cattolici che si vergognano della propria fede e alla fine si vergognano di Cristo».
www.iltimone

Un periferico operatore d' iniquità/ 1


 

E' morto Giacinto Pannella, detto Marco, il leader del Partito Radicale Italiano. Il nome Giacinto lo ereditò da un suo zio che era sacerdote; Pannella scriverà di avere sempre combattuto la Chiesa senza odiarla proprio per rispetto a questo zio prete, che considerava la persona migliore della sua famiglia.
Scrive Massimo Introvigne (qui l'intero articolo su Marco Pannella):
"E tuttavia ci sono pochi dubbi sul fatto che Pannella abbia dedicato la vita a combattere la Chiesa. 
La sua bussola rimane sempre quella originaria, azionista e anticlericale: «svaticanizzare» l'Italia. E Pannella, che non è mai stato comunista, ha però letto Gramsci, da cui ha appreso che in Italia l'attacco frontale alla Chiesa Cattolica è impossibile.
Si tratta invece di estirpare le radici sociali della religione, «modernizzando» la società secondo i modelli dell'Europa del Nord e della Francia, con un'agenda che prevede, uno dopo l'altro in una sequenza graduale ma implacabile, divorzio, aborto, liberalizzazione della droga, fecondazione artificiale, «matrimonio» omosessuale ed eutanasia. Per questa agenda, spiegherà Pannella, non sono importanti le alleanze e alla fine neppure le ideologie. Le une e le altre sono solo «taxi», su cui si sale e da cui si scende. L'importante è il programma, perseguito con un fervore che non è esagerato definire religioso.
Non tutte le sue battaglie per i «diritti» sono disprezzabili. In particolare, su tre questioni Pannella ha incontrato il mondo cattolico: i cristiani perseguitati e uccisi in diverse parti del mondo - di alcune persecuzioni dimenticate è stato fra i primi a parlare in Italia -, la fame nel mondo, e le condizioni disumane di molte carceri, in Italia e all'estero. Temi che Pannella ha discusso anche con Papa Francesco.
Muovendosi in modo spregiudicato, senza mai conseguire grandi successi elettorali, Pannella ha effettivamente contribuito in modo unico alla scristianizzazione dell'Italia."(Massimo Introvigne)
 

In occasione del suo ultimo compleanno, lo scorso 2 maggio, Papa Francesco gli aveva inviato una copia del libro-intervista con Andrea Tornielli "Il nome di Dio è misericordia" e una medaglia con la Madonna e il Bambino Gesù. 
Sulla figura di Marco Pannella padre Federico Lombardi, il portavoce del Papa, ha detto:
"Marco Pannella è una persona con cui ci siamo trovati spesso in passato su posizioni discordanti, ma di cui non si poteva non apprezzare l’impegno totale e disinteressato per nobili cause, ad esempio quella a cui si è molto dedicato negli anni recenti, in favore dei carcerati. A questo proposito l’on. Pannella diverse volte ha voluto incontrarmi proprio per testimoniare personalmente con molto entusiasmo la sua grandissima ammirazione per il Papa Francesco, per la sua attenzione ai carcerati e l’impegno per il rispetto della loro dignità, come pure più generalmente per tutte le persone i cui diritti sono violati o conculcati. Lo ricordo quindi con stima e simpatia, pensando che ci lascia un'eredità umana e spirituale importante, di rapporti franchi, di espressione libera e di impegno civile e politico generoso, per gli altri e in particolare per i deboli e i bisognosi di solidarietà."
 
Sono letteralmente sconcertata dalle parole di Padre F. Lombardi ma non sorpresa, mi aspettavo un simile elogio funebre, vista l'aria che tira in Vaticano.
Un momento storico dove si prediligono le 'periferie' appestate dai miasmi dei nemici di Gesù Cristo, nuovi santi della nuova religione dell'apertura, del dialogo e dell'integrazione; dove i 'periferici operatori d'iniquità' sono elogiati per l'impegno civile e la generosità con cui conducono la battaglia contro Cristo e la sua Chiesa! Padre Lombardi, gradirei da 'periferica sconcertata' che mi chiarisse meglio il concetto di 'eredità umana e spirituale' che ci lascia questo campione della cultura della morte! Gradirei sapere perché non ha taciuto, sarebbe stato più prudente, perché ha speso parole di elogio per uno che non è stato affatto esemplare nella sua vita, che ha dato pubblico scandalo e che ha dedicato la vita a lottare contro la vita degli altri. Le sue parole sono di pubblico scandalo, come lo è stata la vita politica di Pannella. E' vero, Pannella ha condotto anche battaglie condivisibili (e spero queste-insieme alla sua sconfinata simpatia per Papa Francesco- lo abbiano reso gradito a Dio che è anche misericordioso oltre che giusto e veritiero!)ma ciò non lo rende degno di parole così benigne e positive, glissando sulle battaglie a favore della cultura della morte che Pannella, insieme alla Bonino, ha condotto da sempre.
E' semplicemente scandaloso e fuorviante!
A quando i funerali in Chiesa?