La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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lunedì 7 ottobre 2019

Eucaristia: culto gradito a Dio


71. Il nuovo culto cristiano abbraccia ogni aspetto dell'esistenza, trasfigurandola: «Sia dunque che mangiate sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (1 Cor 10,31). In ogni atto della vita il cristiano è chiamato ad esprimere il vero culto a Dio. Da qui prende forma la natura intrinsecamente eucaristica della vita cristiana. In quanto coinvolge la realtà umana del credente nella sua concretezza quotidiana, l'Eucaristia rende possibile, giorno dopo giorno, la progressiva trasfigurazione dell'uomo chiamato per grazia ad essere ad immagine del Figlio di Dio (cfr Rm 8,29s). Non c'è nulla di autenticamente umano – pensieri ed affetti, parole ed opere – che non trovi nel sacramento dell'Eucaristia la forma adeguata per essere vissuto in pienezza.

Qui emerge tutto il valore antropologico della novità radicale portata da Cristo con l'Eucaristia: il culto a Dio nell'esistenza umana non è relegabile ad un momento particolare e privato, ma per natura sua tende a pervadere ogni aspetto della realtà dell'individuo. Il culto gradito a Dio diviene così un nuovo modo di vivere tutte le circostanze dell'esistenza in cui ogni particolare viene esaltato, in quanto vissuto dentro il rapporto con Cristo e come offerta a Dio. La gloria di Dio è l'uomo vivente (cfr 1 Cor 10,31). E la vita dell'uomo è la visione di Dio. 
 
ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE SACRAMENTUM CARITATIS
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI SULL'EUCARISTIA
QUI


martedì 25 giugno 2019

Atto di riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù

 
Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.
 
Ricordando però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che errando lontano dalla via della salute, o ricusano di seguire Te come pastore e guida ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del Battesimo hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.
 
E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro Te e i tuoi Santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi ond’è profanato lo stesso Sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata.
 
Oh! potessimo noi lavare col nostro sangue questi affronti! Intanto, come riparazione dell’onore divino conculcato, noi Ti presentiamo — accompagnandola con le espiazioni della Vergine Tua Madre, di tutti i Santi e delle anime pie — quella soddisfazione che Tu stesso un giorno offristi sulla croce al Padre e che ogni giorno rinnovi sugli altari: promettendo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore con la fermezza della fede, l’innocenza della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica specialmente della carità, e d’impedire inoltre con tutte le nostre forze le ingiurie contro di Te, e di attrarre quanti più potremo al tuo sèguito. Accogli, Te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per intercessione della Beata Vergine Maria Riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservaci fedelissimi nella tua ubbidienza e nel tuo servizio fino alla morte col gran dono della perseveranza, mercé il quale possiamo tutti un giorno pervenire a quella patria, dove Tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli.
Così sia.
 
LETTERA ENCICLICA 'MISERENTISSIMUS REDEMPTOR' SULL'ATTO DI RIPARAZIONE
AL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ
 
Dato a Roma, presso San Pietro, l’8 maggio 1928
da Sua Santità Pio XI
 
QUI

giovedì 2 agosto 2018

Misericordia di Dio e perdono di Assisi

 

 
Sant'Alfonso Maria Dè Liguori (QUI sul mio blog 'Mittite Rete' una piccola nota biografica)così ha scritto sulla misericordia di Dio:
 
“Dio è di misericordia”. Ecco il terzo inganno comune de’ peccatori, per cui moltissimi si dannano. Scrive un dotto autore che ne manda più all’inferno la misericordia di Dio, che non ne manda la giustizia; perché questi miserabili, confidano temerariamente alla misericordia, non lasciano di peccare, e così si perdono. Iddio è di misericordia, chi lo nega; ma ciò non ostante, quanti ogni giorno Dio ne manda all’inferno! Egli è misericordioso, ma è ancora giusto, e perciò è obbligato a castigare chi l’offende. Egli usa misericordia, ma a chi? A chi lo teme. “Misericordia sua super timentes se...Misertus est Dominus timentibus se” (Ps. 102. 11. 13). Ma con chi lo disprezza e si abusa della sua misericordia per più disprezzarlo, Egli usa giustizia. E con ragione; Dio perdona il peccato, ma non può perdonare la volontà di peccare. 
 
Sant'Alfonso, nella sua vita di pastore, fu animato da grande zelo per la salvezza del popolo a lui affidato e non mancò mai al suo mandato di prendersi cura della anime nel modo più alto e secondo il Cuore di Dio. Per questo scrisse anche una serie di libretti di ascetica tra cui 'Apparecchio alla morte' (lo si può leggere QUI, frutto delle sue predicazioni aventi il tema dei Novissimi, con lo scopo di risvegliare tra i battezzati la fede ed il desiderio di una vita santa in vista della morte, del giudizio di Dio e della salvezza eterna.
 
La Santa Madre Chiesa ci dona sempre la possibilità di fare ordine nella nostra vita per poter essere in pace con Dio, vivendo nella Sua grazia, nel rispetto dei Comandamenti e di tutta la Sua Santa Legge, con l'unico scopo di avere salva la vita alla fine del nostro percorso terreno, in cui saremo protagonisti assoluti del nostro destino eterno: la salvezza o la dannazione. Per questo ci viene incontro, tramite gli ausilii della grazia dei sacramenti della confessione e dell'Eucarestia, con le indulgenze plenarie e parziali. Oggi in particolare ricorre il 'Perdono di Assisi' (QUI) e possiamo ottenere l'indulgenza plenaria alle seguenti condizioni:
 
  • confessione sacramentale entro sette giorni
  • comunione eucaristica, possibilmente con Santa Messa
  • preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice(almeno un Padre nostro, un Ave ed un Gloria)
  • visita alla Porziuncola o alla propria chiesa parrocchiale 
 
 

lunedì 5 giugno 2017

Imparare ad amare


Un'antica consuetudine pone il mese di giugno al centro della devozione al Sacro Cuore di Gesù. Ecco un breve pensiero tratto  dal libretto “Il Sacro Cuore – Mese al Sacro Cuore di Gesù-” del Salesiano don Giuseppe Tomaselli:
 
"Le richieste che Gesù fece a Santa Margherita furono diverse; la più importante, anzi quella che tutte le racchiude, è la richiesta dell’amore. La devozione al Cuore di Gesù è devozione di amore.
Amare e non essere ricambiati nell’amore, è cosa che rattrista. Fu questo il lamento di Gesù: vedersi trascurato e disprezzato da coloro che tanto ha amato e tanto continua ad amare. Per spingerci ad innamorarci di Lui, presentò il Cuore fiammeggiante.
 
Il Cuore! … Nel corpo umano il cuore è il centro della vita; se non pulsa, c’è la morte. Esso è preso come simbolo di amore. – Ti offro il cuore! – si dice a persona amata, volendo significare: Ti offro quanto ho di più prezioso, tutto il mio essere!
 
Il cuore umano, centro e sorgente degli affetti, deve battere prima di tutto per il Signore, Sommo Bene. Quando un dottore della legge chiese: Maestro, qual è il più grande comandamento? – rispose Gesù: Il primo e massimo comandamento è questo: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente … (S. Matteo, XXII – 3G).
L’amore di Dio non esclude altri amori. Gli affetti del cuore possono anche dirigersi al nostro simile, ma sempre in rapporto a Dio: amare il Creatore nelle creature.
E’ ottima cosa quindi amare i poverelli, amare i nemici e pregare per loro. Benedice il Signore gli affetti che uniscono i cuori degli sposi: dà gloria a Dio l’amore che i genitori portano ai figli ed il loro ricambio.
Se il cuore umano si lascia senza freno, facilmente vi sorgono gli affetti disordinati, che talora sono pericolosi e talvolta gravemente peccaminosi. Il demonio sa che il cuore, se è preso da ardente amore, è capace del più grande bene o del più grande male; perciò quando vuol trascinare un’anima all’eterna perdizione, comincia a legarla con qualche affetto, dicendole dapprima che quell’amore è lecito, anzi doveroso; poi le fa comprendere che non è un gran male ed in fine, vedendola debole, la getta nell’abisso del peccato. È facile conoscere se l’affetto ad una persona è disordinato: nell’anima resta l’inquietudine, si soffre di gelosia, si pensa di frequente all’idolo del cuore, col pericolo di svegliare le passioni. Quanti cuori vivono nell’amarezza, perché il loro amore non è secondo la volontà di Dio!
Il cuore non può essere pienamente appagato in questo mondo; cominciano a pregustare la sazietà del cuore, preludio della felicità eterna, soltanto coloro che rivolgono gli affetti a Gesù, al suo Sacro Cuore. Quando Gesù regna sovrano in un’anima, questa trova la pace, la vera gioia, avverte nella mente una luce celeste che l’attrae sempre più al ben operare. I Santi amano fortemente Dio e sono felici anche nelle inevitabili pene della vita. San Paolo esclamava: Sovrabbondo di gioia in ogni mia tribolazione … Chi può separarmi dall’amore di Cristo? … (II Corinti, VII-4). I devoti del Sacro Cuore devono nutrire sempre affetti santi e tendere all’amore di Dio. L’amore si alimenta col pensare la persona amata; perciò si rivolga spesso il pensiero a Gesù e s’invochi con fervorose giaculatorie. Quanto piace a Gesù l’essere pensato! Diceva un giorno alla sua Serva Suor Benigna Consolata: Pensami, pensami spesso, pensami di continuo!"
 
Tratto da QUI

mercoledì 26 aprile 2017

Mantova, Longino ed il Sangue di Gesù /2

Visto che siamo ancora nel Tempo di Pasqua mi piace ricordare questa notizia che ho già pubblicato ma che, sono certa, farà piacere a chi l'ha già letta e a chi invece non l'ha ancora fatto. Cliccare sul titolo: 
 
 
Promesse di Gesù Cristo a coloro che onorano il suo Preziosissimo Sangue, fatte ad una suora austriaca:
 
1 Coloro i quali giornalmente offrono al Padre celeste il loro lavoro, sacrifici e preghiere in unione col Mio Preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe in riparazione possono essere certi che le loro preghiere e sacrifici sono scritti nel Mio Cuore e che una grande grazia dal Padre Mio li attende.
 
   2 A quelli che offriranno le loro sofferenze, preghiere e sacrifici con il Mio Preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe per la conversione dei peccatori, la loro felicità nell'eternità sarà raddoppiata e sulla terra diventeranno capaci di convertire molti per le loro preghiere. 
 
   3 Coloro i quali offrono il Mio Preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe, con contrizione per i loro peccati, noti e ignoti, prima di ricevere la S. Comunione possono star certi che non faranno mai una Comunione indegnamente e che raggiungeranno il loro posto in Paradiso. 
 
   4 A coloro i quali, dopo la Confessione, offrono le Mie sofferenze per tutti i peccati della loro intera vita e reciteranno volontariamente come penitenza il Rosario delle Sante Piaghe, le loro anime diventeranno così pure e belle proprio come dopo il battesimo, perciò possono pregare, dopo una Confessione simile, per la conversione di un grande peccatore. 
 
   5 Quelli che quotidianamente, offrono per i morenti della giornata il Mio Preziosissimo Sangue, mentre in nome del Morente esprimono dolore per i 1oro peccati, per i quali offrono il Mio Preziosissimo sangue, possono essere certi di aver aperto i cancelli del cielo per molti peccatori che possono sperare una bella morte per se stessi. 
 
   6 Coloro i quali onorano il Mio preziosissimo Sangue e le Mie Sante Piaghe con profonda meditazione e rispetto e Li offrono molte volte al giorno, per se stessi e per i peccatori, sperimenteranno e pregusteranno sulla terra una dolcezza di Cielo e proveranno una profonda pace nei loro cuori. 
 
   7 Quelli che offrono alla Mia Persona, come unico Dio, per tutta l'umanità, il Mio preziosissimo Sangue e le Mie Ferite, specialmente quella della Coronazione di Spine, a copertura e riscatto dei peccati del mondo, possono produrre la riconciliazione con Dio, ottenere molte grazie e indulgenze per gravi punizioni e ottenere infinita Misericordia dal Cielo per se stessi. 
 
   8 Quelli che, trovandosi gravemente ammalati, offrono per se stessi il Mio Preziosissimo sangue e le Mie Piaghe (…) e implorano attraverso il Mio Preziosissimo Sangue, aiuto e salute, sentiranno subito il loro dolore alleviato e vedranno un miglioramento; se sono incurabili dovrebbero perseverare perché saranno aiutati. 
 
   9 Quelli che in grande bisogno spirituale recitano le litanie al Mio Preziosissimo Sangue e le offrono per se stessi e per tutta l'umanità otterranno aiuto, celestiale consolazione, e una profonda pace; otterranno forza contro la sofferenza o ne saranno liberati. 
 
   10 Coloro i quali ispireranno ad altri il desiderio di onorare il Mio preziosissimo Sangue e di offrilo per tutti quelli che lo onorano, sopra tutti gli altri beni tesori del mondo, e quelli che compiono spesso l'adorazione del Mio Preziosissimo Sangue, avranno un posto d'onore vicino al Mio trono e avranno grande potere di aiutare gli altri, specialmente nel convertirli.

mercoledì 1 marzo 2017

Quaresima

La Quaresima è il tempo liturgico in cui il cristiano si prepara, attraverso un cammino di penitenza e conversione, a vivere in pienezza il mistero della morte e risurrezione di Cristo, celebrato ogni anno nelle feste pasquali, evento fondante e decisivo per l'esperienza di fede cristiana. Essa si articola in cinque domeniche, dal Mercoledì delle Ceneri alla Messa della "Cena del Signore" esclusa. Le domeniche di questo tempo hanno sempre la precedenza anche sulle feste del Signore e su tutte le solennità. Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e di astinenza; nei venerdì di Quaresima si osserva l'astinenza dalle carni. Durante il Tempo di Quaresima non si dice il Gloria e non si canta l'alleluia; di domenica si fa però sempre la professione di fede con il Credo. Il colore liturgico di questo tempo è il viola, è il colore della penitenza, dell'umiltà e del servizio, della conversione e del ritorno a Gesù.
Il cammino quaresimale è:
• un tempo battesimale,
in cui il cristiano si prepara a ricevere il sacramento del Battesimo o a ravvivare nella propria esistenza il ricordo e il significato di averlo già ricevuto;
• un tempo penitenziale,
in cui il battezzato è chiamato a crescere nella fede, "sotto il segno della misericordia divina", in una sempre più autentica adesione a Cristo attraverso la conversione continua della mente, del cuore e della vita, espressa nel sacramento della Riconciliazione.
 La Chiesa, facendo eco al Vangelo, propone ai fedeli alcuni impegni specifici:
ascolto più assiduo della parola di Dio:
la parola della Scrittura non solo narra le opere di Dio, ma racchiude una efficacia unica che nessuna parola umana, pur alta, possiede;
preghiera più intensa:
per incontrare Dio ed entrare in intima comunione con lui, Gesù ci invita a essere vigilanti e perseveranti nella preghiera, 'Per non cadere in tentazione" (Mt 26,41);
digiuno ed elemosina:
contribuiscono a dare unità alla persona, corpo e anima, aiutandola a evitare il peccato e a crescere nell'intimità con il Signore; aprono il cuore all'amore di Dio e del prossimo. Scegliendo liberamente di privarci di qualcosa per aiutare gli altri mostriamo concretamente che il prossimo non ci è estraneo.
INDULGENZA PLENARIA:
ogni Venerdì di quaresima recitando la Via Crucis
oppure la preghiera a Gesù Crocifisso:
Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che prostrato alla tua santissima presenza ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offenderti, mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, incominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta David: “Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa”.
- Pater, Ave e Gloria (per l'acquisto dell'indulgenza plenaria)
(A colui che recita questa preghiera dopo la Comunione, dinanzi all'immagine di Gesù Crocifisso, è concessa l'indulgenza plenaria nei singoli venerdì del tempo quaresimale e nel venerdì santo- Papa Pio IX)

giovedì 15 settembre 2016

Ingruentium Malorum

'Dei mali che avanzano' è un'Enciclica, profetica e quanto mai attuale, pubblicata il 15 settembre 1951 e scritta dal Santo Padre Pio XII per invitare alla recita del Santo Rosario nel mese di ottobre. Essa vuole essere un invito a confidare nel patrocinio di Maria soprattutto nei momenti più difficili. Tra i mali che più affliggono i popoli e gli esseri umani il Papa individua i gravi dissidi fra le nazioni, la persecuzione della Chiesa in vari Stati, le numerose insidie alle quali è esposta la gioventù. L'Europa vive il doloroso e tristissimo dopoguerra ed il Santo Padre pensa in particolare ai prigionieri nei campi di concentramento tra i quali vi sono "anche vescovi allontanati dalle loro sedi per avere eroicamente difeso i sacrosanti diritti di Dio e della chiesa; (...) figli, padri e madri di famiglia, strappati dal focolare domestico e costretti a condurre lontano una vita infelice in terre sconosciute, sotto altri climi." 
 
Il Papa invita tutti i fedeli alla recita del Santo Rosario nel prossimo mese di ottobre come potente mezzo per custodire la concordia in famiglia e per alimentare le virtù cristiane, per implorare la pace fra i popoli, il rispetto dei diritti della Chiesa, il conforto dei perseguitati e dei sofferenti.
 
Inoltre esorta tutti a recitare il Rosario in famiglia, insieme davanti ad un'immagine della Madonna, ciò avrà come conseguenza che "la casa della famiglia cristiana, fatta simile a quella di Nazaret, diventerà una terrestre dimora di santità e quasi un tempio, dove il rosario mariano non solo sarà la preghiera particolare che ogni giorno sale al cielo in odore di soavità, ma costituirà altresì una scuola efficacissima di virtuosa vita cristiana."
 
Nelle battute finali dell'Enciclica il Papa, sicuro della potenza della preghiera del Santo Rosario, scrive:
 
"Non esitiamo quindi ad affermare di nuovo pubblicamente che grande è la speranza da Noi riposta nel santo rosario, per risanare i mali che affliggono i nostri tempi. Non con la forza, non con le armi, non con la umana potenza, ma con l'aiuto divino ottenuto per mezzo di questa preghiera, forte come Davide con la sua fionda, la chiesa potrà affrontare impavida il nemico infernale, ripetendo contro di lui le parole del pastore adolescente: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con lo scudo: ma io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti ... e tutta questa moltitudine conoscerà che il Signore non salva con la spada, né con la lancia» (1 Re 17, 44.49)."
 
 
Il giorno odierno è dedicato alla Vergine Addolorata e credo sia il giorno perfetto per rivolgerci a colei che più di tutti ha sofferto sulla terra per impetrarne la materna protezione e la liberazione dai mali che affliggono noi e la nostra umana società.
 

sabato 6 agosto 2016

6 agosto 1456 e 1458

 
Con l’affermarsi dell’Islam, con la caduta di Costantinopoli del 1453 e con la sostanziale fine dell’Impero Romano d’Oriente, la Chiesa e gli Stati europei vacillarono: Mehmed II, che già controllava i principali traffici marittimi sulla Grecia, Serbia e Rodi, si accingeva a occupare l’Ungheria avendo come primo obiettivo lo sfondamento di Belgrado, città di confine.
 
Sotto la guida del Gran Visir Calhil, egli aveva assimilato l’arte della guerra seguendo in campo il padre, fin dall’età di dodici anni: era arrogante, deciso e coltissimo; tuttavia aveva fallito nella sua prima campagna orientale e l’accanito obiettivo egemone si era risolto in una seconda sconfitta che l’aveva distratto dal controllo dei territori di frontiera.
Murad II lo aveva esiliato e aveva riassunto la guida del Regno ma, alla sua morte, il figlio gli successe vagheggiando ancora di prendere Costantinopoli: il 5 aprile del 1453 si era portato sotto le mura della cruciale città, alla testa di centocinquantamila uomini supportati da una Flotta di trecentocinquanta navi armate da sessantanove cannoni.
Il successivo 29, concentrate forze di terra e di mare, aveva preso la roccaforte occupata da Costantino XI e instaurato il proprio dominio: dalla prestigiosa capitale era partito per conquistare il Mediterraneo, lo Ionio e l’Adriatico e aprirsi un varco in Occidente.
I suoi più agguerriti nemici erano il Papa Callisto III, che promuovendo una Crociata, si era impegnato a disfarsi di ogni tesoro e privilegio pur di contenere l’avanzata della Mezzaluna, e il coraggioso Janòs Hunyadi, di discendenza székely; ma, nel contesto degli eventi sarebbero spiccati anche Giovanni da Capestrano, il Cardinale Juan Carvajal e i Missionari Giovanni da Tagliacozzo e Niccolò da Fara.
L'assedio (di Belgrado), trasformatosi in una battaglia di enorme portata, terminò con una irruzione nel campo turco e con la ritirata del Sultano ferito.
A sostegno della preghiera per il felice esito della campagna, il Papa ordinò la Campana di Mezzogiorno.
 
Inoltre, proprio grazie a questa vittoria e a perenne memoria, la Santa Chiesa celebra oggi la festa della TRASFIGURAZIONE DI GESU'. Una vittoria ottenuta da tutta la Cristianità Europea, nel 1456 a Belgrado, contro i Turchi, di cui arrivò notizia a Roma, al Papa Callisto III proprio il giorno 6 agosto dello stesso anno, esattamente 560 anni fa.
 
 
Papa Callisto III, al secolo Alfonso de Borja y Cabanilles nasce in Spagna a Xàtiva (Valencia) il 31 dicembre 1378 e muore a Roma il 6 agosto 1458 (esattamente 558 anni fa); è stato il 209° vescovo di Roma e papa dal 1455 alla morte. E' stato colui che riabilitò santa Giovanna d'Arco, ordinando un nuovo processo, in seguito al quale venne scagionata dalle accuse di eresia.

giovedì 4 agosto 2016

4 agosto 1716....se volemo avere vittoria!

Una data da ricordare per lo scampato pericolo che incombeva sull'Italia: l'invasione dei Turchi! A distanza di qualche secolo, purtroppo, la minaccia islamica incombe di nuovo sull'Italia e sull'Europa, ma mentre i nostri avi seppero ascoltare la voce del Signore che parlava attraverso la Vergine Maria, noi, popolo di dura cervice, preferiamo ascoltare altre voci e nasconderci sotto la coltre del politicamente ed islamicamente corretto che, in questo periodo di eclissi della ragione e della fede, ci livella, allinea ed asserve all'unico pensiero debole che domina e spadroneggia nelle menti soprattutto dei politici di quasi tutta Europa. Il risultato, visibile e sotto gli occhi di tutti è un desolante vuoto riempito dal nulla dell'insulsaggine e delle sciocchezze.
 
Ritornando al 4 agosto di trecento anni fa scopriamo che la Madonna apparve, nell'Isola di Pellestrina (Venezia) ad un ragazzo di nome Natalino Scarpa e che gli disse di andare dal parroco per riferirgli che avrebbe dovuto far celebrare delle Sante Messe per le anime dei defunti "se volemo avere vittoria". La Madonna gli parlò in veneto in modo da farsi capire bene, ma di quale vittoria stava parlando? Esattamente della vittoria della Repubblica di Venezia contro i Turchi che invadevano il Mediterraneo e attaccavano le coste dell’Italia, depredando, tagliando gole e costringendo uomini e donne a diventare musulmani. La vittoria pronosticata da Maria e patrocinata dalle Messe che la gente dell’isola di Pellestrina fece subito celebrare, arrivò quando Venezia respinse il 5 agosto 1716 l’esercito dell’Impero ottomano nella battaglia di Petervardino sul Danubio, in Serbia e, quattordici giorni più tardi, quando dopo che la flotta turca, forte di trentamila uomini, aveva sferrato un duro attacco il 18 agosto alla potenza marittima di Venezia per la conquista dell’Adriatico, venne sconfitta a sua volta a Corfù il 19 agosto. 
 
Qui  e qui la storia nel dettaglio.
  

giovedì 7 aprile 2016

Coincidenze sante

 
La coincidenza tra l'Annunciazione di Nostro Signore ed il Venerdì Santo è un avvenimento che nella vita reale non ha ancora esaurito la sua mistica importanza. L'avvenimento, non così frequente sul calendario della storia, è di notevole importanza a tal punto da trovare un santuario, quello di Notre-Dame du Puy, a Le Puy en Velay (Francia), dove viene appunto celebrata questa insolita coincidenza, dell’Annunciazione e del Venerdì Santo. Coincidenza che in Italia, ad Andria, a Bari e a San Giovanni Bianco ha fatto gemmare le Sacre Spine di Nostro Signore Gesù Cristo custodite in un reliquiario. Ne ho già scritto qui.
Il Santuario in questione si trova all'origine di due apparizioni della Vergine Maria sul Monte Anis, a distanza di due secoli l'una dall'altra, a due donne malate che vennero guarite. Da una piccola cappella sorse, nel corso dei secoli, il Santuario. In esso quest’anno si celebra il XXXI Giubileo de «Le Grand Pardon de Notre-Dame du Puy»; il primo venne istituito da Papa Giovanni XVI nel 992, al fine di onorare la Madre di Dio e celebrare la misericordia di Dio incarnato che, con la sua passione e morte, ha redento il genere umano dal peccato. Dunque ancora una volta Incarnazione e Redenzione sono unite: dalla carne e dal sangue della Madre e del Figlio, dal 'sì' della Madre e dal 'sì' del Figlio. L'accondiscendenza del Figlio passa attraverso quello della Madre. Madre e Figlio, uniti nell'Incarnazione e nella Passione.
 
Due interessanti particolari da sottolineare:
1) Questo giubileo di Le Puy coinciderà con il 300° anniversario della morte di san Louis-Marie Grignon de Montfort, apostolo della devozione mariana e legato da grande devozione alla Cattedrale di Le Puy.
2) La preghiera della «Salve Regina» fu composta dal vescovo di Le Puy, Ademar de Monteil e venne cantata per la prima volta proprio in questa Cattedrale il 15 agosto 1096, nei giorni in cui partiva la prima Crociata.

giovedì 28 gennaio 2016

Noi preferiamo la Madre di Dio!

 
Fino a ieri la Chiesa ci ha insegnato che avremmo dovuto ascoltare e pregare di più la Vergine Maria, che è la nostra Madre premurosa e la potente protezione contro il male (...)

Ma oggi sembra proprio che stia venendo giù tutto...
Adesso ci vengono a dire addirittura il contrario, cioè che non bisogna essere troppo devoti alla Madre di Dio altrimenti si disturba il "dialogo" con i luterani...

Chi lo ha detto?
Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, che durante gli anni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI aveva ben altri toni, adesso appare cambiato...

Ebbene, costui, nella terza predica di Avvento alla Curia Romana, auspicando un riavvicinamento tra cattolici e protestanti, ha spiegato che un ostacolo sarebbe rappresentato dalla nostra "sconsiderata" devozione alla Vergine.

Ha testualmente detto che occorre prendere un'altra via: "Tale via passa per un sincero riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli, abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso".

A sentire queste sciocchezze non so se è più grande l'indignazione o la tristezza... Io infatti penso esattamente il contrario, cioè che non si è onorata e ascoltata abbastanza la Madonna (...)
In ogni caso lascio volentieri, a Cantalamessa, Lutero e quei luterani che non gradiscono la nostra devozione a Maria. Se li tenga lui. [...]
Preferisco stare con tutti i papi e con tutti i santi ai piedi di Maria. Preferisco essere "esageratamente" devoto a Lei che devoto ai poteri di questo mondo...

E siccome il "predicatore pontificio" Cantalamessa ha deprecato "gli ultimi secoli", perché avrebbero onorato in modo "esagerato e sconsiderato" la Vergine, ricordo alcuni dei santi che (negli ultimi secoli) hanno affermato l'esatto contrario:
San Massimiliano M. Kolbe:
«Non temete di amare troppo la Madonna, perché non arriverete mai ad amarla come l'ha amata Gesù».

San Bonaventura:
«Nessuno può essere mai troppo devoto della Beata Vergine»; «Bisogna guardarsi con diligenza dallo scemare minimamente l'onore dovuto a Maria... bisogna essere pronti a difendere i privilegi di Maria Santissima anche con pericolo della vita».

Padre Pio:
«Vorrei poterLa amare quanto merita, ma ricordati che tutti i Santi e gli Angeli insieme non possono degnamente amare e lodare la Madre di Dio».

San Bernardo di Chiaravalle:
«O Maria, Tu sei unica al mondo; tu non avesti mai nessuno prima di te che ti somigliasse, ed il mondo, durasse anche eternamente, non avrà mai l'uguale».

Aggiungo che Pio IX, nella Bolla con cui definì dogmaticamente l'Immacolata Concezione scrisse che Ella è «superiore a tutte le lodi del cielo e della terra... è il miracolo di Dio per eccellenza, anzi, il vertice di tutti i miracoli». [...]

Questi sono i nostri maestri degli "ultimi secoli". Li preferiamo a Cantalamessa e a Lutero...
 
Titolo originale: Se in Vaticano vogliono Lutero se lo tengano. Noi preferiamo stare con la Madre di Dio -
di Antonio Socci
 
Lo Straniero, 30/12/2015
 

giovedì 3 dicembre 2015

Invoca Maria

Come nella generazione naturale vi è un padre e una madre, cosí nella generazione soprannaturale e spirituale vi è un Padre che è Dio e una madre che è Maria.
(San Luigi Maria Grignion de Montfort).
 
Nelle vicende dolorose dei tempi non restano altri conforti che quelli del cielo e tra questi l'intercessione potente di quella che fu in ogni tempo l'Ausiliatrice dei Cristiani.
(San Pio X)
 
Nei pericoli, nelle angustie, nei dubbi pensa a Maria, invoca Maria. Seguendo Lei, non devierai; invocandola non ti dispererai; pensando a Lei non peccherai; tenendoti stretto a Lei non cadrai.
(San Bernardo di Chiaravalle)

venerdì 27 novembre 2015

Parigi, Rue du Bac A.D. 1830

Oggi si ricorda il 185° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a  Caterina Labouré, all’epoca 24enne novizia della Compagnia delle Figlie della Carità, fondate da S. Vincenzo de Paoli e da S. Luisa de Marillac. Le apparizioni avvennero a Parigi,  al numero 140 di Rue du Bac, nella Cappella di quella che oggi è la Casa madre della Compagnia, nell’anno 1830, che in seguito gli storici definirono come quello dell’inizio della seconda rivoluzione francese.
                       
Le apparizioni
Le apparizioni avvennero da  luglio a dicembre e la giovane, che la Chiesa proclamerà Santa, si intrattenne per tre volte con la S. Vergine. Durante i mesi precedenti Caterina aveva visto per tre giorni consecutivi San  Vincenzo de Paoli che le mostrava il suo cuore, di tre colori diversi: dapprima le apparve bianco, colore della pace; poi rosso, colore del fuoco; infine nero, simbolo delle disgrazie che sarebbero cadute sulla Francia e su Parigi in particolare.
Poco tempo dopo, Caterina vide il Cristo presente nell’Eucaristia, al di là delle apparenze del pane.
«Ho visto Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, durante tutto il tempo del mio Seminario, eccettuate le volte durante le quali dubitavo »
In seguito, il 6 Giugno 1830, festa della Santa Trinità, il Cristo le apparve come un Re crocifisso, spogliato di tutti i suoi ornamenti.
Il 18 luglio 1830, la vigilia della festa di San Vincenzo, che Caterina ama molto, la giovane novizia ricorre a colui di cui ha visto il cuore, traboccante d’amore, perché l’aiuti ad esaudire il suo grande desiderio di vedere la Santa Vergine. Alle 11,30 di notte, si sente chiamare per nome.
Un misterioso bambino è ai piedi del letto e la invita ad alzarsi «La Santa Vergine ti attende» le dice. Caterina si veste e segue il bambino che diffonde raggi di luce dappertutto dove passa.
Arrivati nella cappella, Caterina si ferma dalla parte della sedia del sacerdote, situata nel coro. Ode allora come il fruscio di una veste di seta. La sua piccola guida le dice: «Ecco la Santa Vergine». Caterina esita a credere. Ma il fanciullo ripete con una voce più forte: «Ecco la Santa Vergine».
Caterina corre ad inginocchiarsi presso la Madonna che è seduta sulla sedia (del sacerdote)- Allora, ho fatto un balzo per avvicinarmi a lei, e mi sono messa in ginocchio sui gradini dell’altare, con le mani appoggiate sulle ginocchia di Maria.
Il momento, che ho passato così, è stato il più dolce di tutta la mia vita. Mi sarebbe impossibile dire ciò che ho provato. La Santissima Vergine mi ha detto poi come avrei dovuto comportarmi con il mio confessore e molte altre cose -.
Caterina riceve l’annuncio di una missione e la richiesta di fondare una Confraternita di Figlie di Maria. Ciò sarà fatto dal Padre Aladel il 2 Febbraio 1840.
 
La Medaglia
Il 27 Novembre 1830 alle 17,30, durante la meditazione nella cappella, Caterina vede come due quadri viventi che passano in dissolvenza incrociata.
Nel primo, la Santa Vergine è in piedi su una semisfera (globo terrestre) e tiene tra le mani un piccolo globo dorato. I piedi di Maria schiacciano un serpente.
Nel secondo, dalle sue mani aperte escono raggi di uno splendore abbagliante. Nello stesso tempo Caterina ode una voce, che dice:
«Questi raggi sono il simbolo delle grazie che io riverso su coloro che me le domandano».
Poi un ovale si forma attorno all’apparizione e Caterina vede scriversi in un semicerchio questa invocazione, prima sconosciuta:
«O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi», scritta in lettere d’ oro.
Subito dopo la medaglia si gira e Caterina vede il rovescio: in alto una croce sormonta la M di Maria, in basso due cuori, l’uno incoronato di spine, l’altro trapassato da una spada. Caterina ode allora queste parole: «Fai coniare una medaglia, secondo questo modello. Coloro che la porteranno con fede riceveranno grandi grazie».
Nel mese di dicembre del 1830, durante la meditazione, Caterina sente di nuovo un fruscio, questa volta dietro l’altare. Lo stesso quadro della medaglia si presenta vicino al tabernacolo, ma un po’ più in dietro: «Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più».
E’ la fine delle apparizioni. Caterina riferisce al suo confessore, il Padre Aladel, circa le richieste della Madonna. Il Sacerdote reagisce negativamente, proibisce a Caterina di pensare a queste cose.
Il 30 Gennaio 1831, il noviziato termina e Caterina prende l’abito. Il giorno dopo, va all’ospizio di Enghien fondato dalla famiglia d’Orléans, che si trova al numero 12 di via de Picpus, a Reuilly, nella zona Est di Parigi, in un quartiere povero, dove lei servirà i poveri per ben 46 anni, in incognito.
 
Significati
Le parole e le immagini impresse sul diritto della medaglia esprimono un messaggio con tre aspetti intimamente legati.
«O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi».
 
La medaglia è
......miracolosa
Qualche mese dopo le apparizioni, Suor Caterina, inviata al ricovero di Enghein per curare gli anziani, si mette al lavoro. Ma una voce interiore insiste: si deve far coniare la medaglia. Caterina ne riparla al suo confessore, Padre Aladel.
Nel Febbraio 1832 scoppia a Parigi una terribile epidemia di colera, che provocherà più di 20.000 morti. In Giugno le Figlie della Carità cominciano a distribuire le prime 2.000 medaglie, fatte coniare da Padre Aladel.
Le guarigioni si moltiplicano, come le protezioni e le conversioni. Fu un avvenimento straordinario. Il popolo di Parigi chiamò la medaglia «miracolosa».
Nell’autunno 1834 c’erano già più di 500.000 medaglie. Nel 1835 nel mondo intero ce n’era già più di un milione. Nel 1839 la medaglia era diffusa in più di dieci milioni di esemplari. Alla morte di suor Caterina, nel 1876, si contava già più di un miliardo di medaglie!

......luminosa
L’identità di Maria ci è rivelata qui esplicitamente: la Vergine Maria è immacolata fin dal concepimento. Da questo privilegio, che le deriva dai meriti della Passione di suo Figlio Gesù Cristo, ne scaturisce tutta la sua potenza d’intercessione, che ella esercita per coloro che la pregano. Ed è per questo che la Vergine invita tutti gli uomini a ricorrere a Lei nelle difficoltà della vita.
L’ 8 dicembre 1854 Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione: Maria, per una grazia speciale, che Le è stata concessa prima della Redenzione, meritata da suo Figlio, è senza peccato fin dal suo concepimento.
Quattro anni più tardi, nel 1858, le apparizioni di Lourdes confermeranno a Bernadetta Soubirous il privilegio della Madre di Dio.
I suoi piedi sono posati sulla metà del globo e schiacciano la testa al serpente
La semisfera è il globo terrestre, il mondo. Il serpente simboleggia Satana e le forze del male.
La Vergine Maria stessa, è impegnata nella battaglia spirituale, nella lotta contro il male, di cui il nostro mondo è il campo di battaglia. Maria ci chiama ad entrare nella logica di Dio, che non è la logica di questo mondo. E’ questa la grazia autentica, quella della conversione, che il cristiano deve chiedere a Maria per trasmetterla al mondo.
Le sue mani sono aperte e le sue dita sono ornate di anelli ricoperti di pietre preziose, dalle quali escono raggi, che cadono sulla terra, allargandosi verso il basso.
Lo splendore di questi raggi, come la bellezza e la luce dell’apparizione, descritte da Caterina, richiamano, giustificano e nutrono la nostra fiducia nella fedeltà di Maria (gli anelli) nei confronti del suo Creatore e verso i suoi figli, nell’efficacia del suo intervento (i raggi di grazia, che cadono sulla terra) e nella vittoria finale (la luce), poiché lei stessa, prima discepola, è la primizia dei salvati.
......dolorosa
La medaglia porta sul suo rovescio una lettera e delle immagini, che ci introducono nel segreto di Maria.
La lettera «M» è sormontata da una croceLa «M» è l’iniziale di Maria, la croce è quella di Cristo.
I due segni intrecciati mostrano il rapporto indissolubile che lega Cristo alla sua santissima Madre. Maria è associata alla missione di Salvezza dell’umanità da parte del figlio suo Gesù e partecipa, attraverso la sua compassione all’atto stesso del sacrificio redentivo di Cristo.
In basso, due cuori, l’uno circondato da una corona di spine, l’altro trapassato da una spada: il cuore coronato di spine è il cuore di Gesù. Ricorda l’episodio crudele della Passione di Cristo, prima della morte, raccontata nei Vangeli. Il cuore simboleggia la sua Passione d’amore per gli uomini.
Il cuore trafitto da una spada è il cuore di Maria, sua Madre. Si riferisce alla profezia di Simeone, raccontata nei Vangeli, il giorno della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme da Maria e Giuseppe. Simboleggia l’amore di Cristo, che è in Maria e richiama il suo amore per noi, per la nostra salvezza e l’accettazione del sacrificio del suo Figlio.
L’accostamento dei due Cuori esprime che la vita di Maria è vita d’intima unione con Gesù.
Attorno sono raffigurate dodici stelle.
Corrispondono ai dodici apostoli e rappresentano la Chiesa. Essere Chiesa, significa amare Cristo, partecipare alla sua passione, per la Salvezza del mondo. Ogni battezzato è invitato ad associarsi alla missione del Cristo, unendo il suo cuore ai Cuori di Gesù e di Maria.
La medaglia è un richiamo alla coscienze di ciascuno, perché scelga, come Cristo e Maria, la via dell’amore, fino al dono totale di sé.
 
Caterina Labouré morì in pace il 31 dicembre 1876: «Parto per il cielo....vado a vedere Nostro Signore, sua Madre e san Vincenzo».
Nel 1933, in occasione della sua beatificazione, si aprì il loculo nella cappella di Reuilly. Il corpo di Caterina fu ritrovato intatto e trasferito nella cappella della rue du Bac; qui venne installato sotto l’altare della Vergine.