La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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lunedì 28 luglio 2014

Lo squalo di Messina

 
.......ha vinto il Tour de France!

Auguri!

Impresa da grandi campioni: ha trionfato al Giro d'Italia, alla Vuelta de España ed oggi al Tour de France.....lui si chiama Vincenzo Nibali ed è di Messina ed ha donato la sua maglia rosa del Giro d'Italia alla Madonna di Tindari. Grande!

Scrive di lui il 26 u.s. su Lanuovabussolaquotidiana (qui) Lorenzo Bertocchi:

Nel 2013 a Messina, prima di prender parte e vincere il Giro d'Italia, prese la Vespa del cugino per andare al famoso Santuario di Tindari(http://santuariotindari.it/) e fare una promessa alla Madonna Nera: «Ti porterò la maglia rosa». Tornato a casa confidò al padre Salvatore: «Sai, la Madonna mi ha chiesto di vincere il Giro».
 
 
 Non sappiamo se prima del Tour abbia ripetuto il viaggio in Vespa, di sicuro è a un passo dal poter regalare alla Madonna di Tindari anche la mitica maglia gialla del vincitore del Tour de France 2014.
 
Dicono che Vincenzo, oltre ad essere devoto alla Madonna, lo sia anche della sua famiglia, la moglie Rachele e la piccola Emma. Lo descrivono come un uomo sereno, capace di conservare tranquillità anche nei momenti più difficili. Il nostro ciclismo ha già il suo campione “cattolico”, quel Gino Bartali di cui proprio quest'anno corrono i cento anni dalla nascita.
 
Tanto è cambiato in questo sport, ma ancora si deve pedalare e magari qualche Ave Maria la dice anche lo “squalo”. Per ricordarci che la tecnologia potrà anche far miracoli, ma fino a un certo punto. Facci sognare Vincenzo, come i bambini che inforcano la bici e fanno finta di essere te, per tutti quelli che pedalano la loro dura quotidianità, facci sognare di essere “un uomo solo al comando”. La fantasia può finalmente correre, scriveva Mario Palmaro, perfino più veloce della bicicletta lanciata lassù, verso un traguardo che sembra, ma non è, irraggiungibile.
 
Forza Vincenzo, Parigi è vicina, la Madonna a Tindari vorrebbe indossare il giallo. 

venerdì 18 luglio 2014

L'intramontabile Gino Bartali

 
Oggi, cento anni fa, nasceva uno dei più grandi campioni che la storia dello sport e del ciclismo abbia mai avuto: Gino Bartali. Uno straordinario ciclista, un grande uomo di fede, per gli Ebrei 'uomo giusto'. Bartali ha vissuto la sua lunga vita da vero campione, esemplare sia nello sport che nella vita quotidiana. Lo ricordiamo come il Re della montagna: è stato il più grande scalatore della storia del Giro, più di tutti i grandi campioni del ciclismo. Nella sua carriera ha vinto sette volte il Gran Giro della Montagna, tre Giri d'Italia (1936,1937,1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni Trenta e Cinquanta. Proverbiale la sua rivalità sportiva con Fausto Coppi, del quale aveva molta stima e rispetto. Bartali comincia la sua carriera come ciclista dilettante negli anni Trenta. Nel 1936 passando alla Legnano, inizia la sua consacrazione da professionista inanellando una lunga serie di successi. La carriera di Bartali però, fu notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori.
Casa natale di G. Bartali
Infatti durante quel periodo fu costretto a fermarsi dalle gare agonistiche e a lavorare come riparatore di ruote di biciclette, per mantenere la famiglia. Bartali aveva sposato Adriana Bani nel 1940 che gli dette tre figli, Andrea, Luigi e Bianca. Fra il settembre del 1943 e il giugno del 1944, si prodigò in favore di centinaia di rifugiati ebrei, compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, trasportando documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga degli ebrei. Ma, nello stesso tempo, mise in salvo anche parecchi soldati alleati rimasti in campo tedesco, portandoli dai partigiani. Riprenderà a correre nel 1945,  ormai trentunenne mentre era dato per "finito" nel momento in cui emergeva un altro ciclista, Fausto Coppi, di cinque anni più giovane, considerato l'astro nascente del momento. Invece, determinato, forte e potente come un leone, Bartali vinse nel 1946 il Giro d'Italia, nel 1947 la Milano-Sanremo e nel 1948 il Tour de France. Chiuse la sua carriera di professionista nel 1954 dopo vent'anni di sacrifici, rinunce, dure lotte e trionfi.
 
Gino Bartali è stato un eroe nazionale, entrato nell'immaginario collettivo dell'Italia ed un cattolico vero, di solidi principi morali. E' stato un cattolico scomodo, in tempi di fascismo e successivamente di comunismo in rivolta nel dopoguerra. Amava dedicare le sue vittorie alla Vergine Maria, alla quale esprimeva il suo grazie per avergli permesso di vincere.  Nella sua casa di Firenze aveva un altare consacrato in cui veniva celebrata la Santa Messa. Il suo amore e la devozione alla Vergine Maria lo spinsero a farsi terziario carmelitano. Quando morì, nella bara non portava la maglia rosa, né la maglia gialla, ma il saio del terziario carmelitano, con i sandali, i piedi nudi ed il crocifisso sul petto.
 
Morì il 5 maggio del 2000.
Era nato a Ponte Ema, in provincia di Firenze, il 18 luglio 1914. Requiescat in pace.  
 

giovedì 21 marzo 2013

Addio Pietro Paolo Mennea!

Oggi all'età di 60 anni, dopo grave malattia, si è spento a Roma il nostro più grande atleta.  L'ho sempre ammirato per le sue grandi capacità e qualità atletiche. Un uomo tenace, coraggioso, mite, umile, avezzo al sacrificio, determinato, che ha dovuto lottare molto per affermarsi nel mondo dell'atletica dal quale ha ricevuto tante soddisfazioni e tante umiliazioni.Lo ricorderò nelle mie preghiere.   

mercoledì 13 marzo 2013

Non è mai troppo tardi

La pesante sconfitta (4-0) che ieri sera i catalani del  Barcellona hanno inflitto al Milan in Champions League è certamente deludente per il calcio italiano, ma esaltante per l'intero popolo di fede blaugrana e per la Spagna che ha il vanto di possedere una delle più forti squadre di calcio al mondo.  La rimonta del Barcellona è frutto di grande preparazione atletica, di ferrea determinazione, del carattere fiero, ambizioso e passionale di ciascun calciatore. Anche un pizzico di 'fortuna' (il palo di Niang ) ha contribuito a rendere piena la vittoria: si dice 'Aiutati che il Ciel t'aiuta!', ed è proprio questo l'aspetto più importante e determinante di questa partita che può essere d'insegnamento a chiunque, sportivo o non, tifoso o non. Nella vita come nello sport serve coraggio, slancio generoso, determinazione, grinta, voglia di lottare per partecipare, per vincere, per raggiungere degli obiettivi belli, esaltanti, utili, buoni. Serve grande attaccamento alla vita, all'amore, agli affetti, energia positiva da assorbire e da trasmettere, umiltà, capacità di sapersi difendere dalle insidie e schivare gli ostacoli che si frappongono tra noi e il raggiungimento di un bene. Serve impegno, intensità, fierezza ed orgoglio di essere figli di Dio in cammino per raggiungere la santità, il bene infinito ed eterno. Serve la capacità di sapersi rialzare dopo una caduta e la ferrea determinazione di non lasciarsi abbattere da una sconfitta. Serve la capacità di non arrendersi mai, neanche davanti all'evidenza, il giusto spirito di osservazione e di critica, per poter dire a se stessi che non è mai troppo tardi per agire, per mettersi in cammino, per correre, per lottare, per amare, per sognare, per vivere.....In ultimo, nella vita serve sempre un sogno.........     

giovedì 9 agosto 2012

Josefa Idem

GRANDE JOSEFA!!!!!  Josefa Idem, tedesca di nascita, italiana di adozione dopo il matrimonio con il suo allenatore Guglielmo Guerrini, mamma di Jonas e Janek, pluricampionessa di canoa. Josefa, a 47 anni, oggi ha gareggiato nella finale olimpica, con il grande desiderio di vincere un'ultima volta. Purtroppo è arrivata quinta, si è lasciata prendere dall'ansia; lei stessa ha riferito in un'intervista:  "Nel finale ho guardato troppo a destra e sinistra ed ho perso un po' la concentrazione. Per il terzo posto potevo farcela".
Ho atteso con grande trepidazione la sua gara, Josefa è la mia atleta preferita. Sono un pò amareggiata perchè estremamente convinta che sarebbe salita sul podio ancora una volta, per l'ultima volta, ma l'ammirazione per questa stupefacente, meravigliosa, tenace, forte, intelligente donna supera ogni delusione. Credo che Josefa sia un esempio da imitare, e non solo nello sport...... Io l'ho sempre ammirata per la grinta, la determinazione, la combattività. Josefa non si arrende mai, non l'ha fatto neanche ora.....merita comunque una medaglia.....     

lunedì 2 luglio 2012

Le Furie Rosse vincono ancora!


Meritatissima vittoria quella delle Furie Rosse! Mi dispiace per gli Azzurri, ma perdere con la Spagna è molto meglio che con qualunque altra squadra! E gli Azzurri di ieri sera cosa avrebbero dovuto fare se non perdere? Ho visto una squadra, sfortunata, spenta, intimidita, intimorita, imprecisa, lenta, inconcludente, senza nerbo, carattere, forza, incisività e volontà. Per non parlare delle scelte sbagliate ed incaute di Prandelli (dall'inizio alla fine di questo campionato). I risentimenti fisici di Cassano, Chiellini, avrebbero dovuto orientarlo già all'inizio su scelte diverse. Per non parlare di Balotelli, un bambino viziato ed immaturo che si è montato la testa e crede di essere un grande campione! Forse, un giorno, lo diventerà ma ancora ha tanta strada da percorrere ed esercitarsi soprattutto nella virtù dell'umiltà.
Le Furie Rosse hanno meritato di vincere! Ho visto tanta bravura, grinta, determinazione, classe, spettacolo. Il più bravo? Iker Casillas: presente nel posto giusto al momento giusto, sempre!
Una squadra così non può che vincere.
Agli Azzurri auguro di rialzarsi presto e di cercarsi un nuovo allenatore! Un allenatore di talento, e che, soprattutto, non lasci a casa e mortifichi i veri campioni....... 
    

venerdì 29 giugno 2012

Azzurri, Über Alles



Lo confesso, parlo il tedesco, sono nata in Germania, in un paesino sperduto dell'Hessen (Assia), immerso nella natura. Quando vi sono nata io si chiamava Dautphe, ma da diversi anni ha mutato nome in Dautphetal. Non sono particolarmente legata nè a questo luogo, nè alla Germania. Ho abitato in vari luoghi, per diversi anni, ma mi sono sentita sempre una 'straniera'. Ho sempre avvertito quella sensazione di 'fastidio' dei tedeschi nello stare accanto ad un non tedesco, ein Ausländer!
I miei genitori e mia sorella vivono ancora in Germania ed ogni volta vivono con una certa ansia le sfide tra le due squadre, dovendo sopportare qualche ingiuria o frecciatine, da parte dei vicini e dalla stampa che non è di certo clemente e neanche obiettiva. Infatti, sarebbe bastato leggere, in questi giorni, le testate giornalistiche per farsi un'idea di quello che succede in Germania, alla vigilia di una partita come quella di ieri sera. Mi dispiace moltissimo constatare come una manifestazione sportiva, che dovrebbe servire per consolidare amicizie ed alleanze tra i popoli, susciti invece invidie, malsane rivalità, spirito di rivalsa e di vendetta, risvegliando antichi rancori mai cancellati. Una testata giornalistica (che rispecchia molto il 'comune sentire' dei tedeschi), nei giorni scorsi andava in stampa con un articolo in cui augurava buon viaggio alla squadra azzurra, scrivendone i nomi della ipotetica formazione, che avrebbe giocato contro la Germania, non su di un campo di calcio ma su un aereo: "Wir WÜNSCHEN schon jetzt eine gute Heimreise!". Quindi, non nascondo la mia soddisfazione perchè gli Azzurri hanno vinto la sfida contro la Germania. L'unica squadra, oltre alla Nazionale Italiana, che suscita in me altrettanto orgoglio è la Nazionale Spagnola!
Comunque sia, io amo la terra di Germania, di essa mi piace tutto, le città, la cucina, i paesaggi, ed anche i Tedeschi!

MA TIFO SEMPRE E COMUNQUE: AZZURRI!!!!!!