La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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giovedì 20 dicembre 2018

Veni, Veni, Emmanuel!

 
Véni, véni, Emmánuël;

Captívum sólve Israël,

Qui gémit in exílio

Privátus Déi Fílio.

Gáude! Gáude! Emmánuël,

Nascétur pro te, Israël!



Véni, véni, O Oriens;

Soláre nos advéniens;

Noctis depélle nébulas,

Dirásque noctis ténebras.

Gáude! Gáude! Emmánuël,

Nascétur pro te, Israël!


Véni, O Jesse Virgula;

Ex hostis tuos úngula,

De specu tuos tártari

Educ, et antro bárathri.

Gáude! Gáude! Emmánuël,

Nascétur pro te, Israël!



Véni, Clávis Davídica!

Régna reclúde caélica;

Fac íter tútum súperum,

Et cláude vías ínferum.

Gáude! Gáude! Emmánuël,

Nascétur pro te, Israël!


Véni, Véni, Adónai!

Qui pópulo in Sínai,

Légem dedísti vértice,

In majestáte glóriae.

Gáude! Gáude! Emmánuël,

Nascétur pro te, Israël!
 
 

mercoledì 6 dicembre 2017

Der Nikolaus: Ein barmherziger Bischof

San Nicola, un vescovo generoso!

Si narra che spese per i bisognosi tutto il patrimonio che aveva ereditato dai suoi genitori. La sua grande generosità ha alimentato una serie di antiche e tenere tradizioni soprattutto in Germania e nei Paesi del Nord-Europa.

La Chiesa Cattolica lo ricorda oggi -giorno della sua morte- per la sua santità di vita, ed i bambini soprattutto perché stamattina si sono svegliati con le calze e gli stivali pieni di doni!

Esiste un particolare un episodio che viene attribuito alla sua generosità ed al suo amore per i fedeli, dal quale prese spunto la tradizione odierna. Si dice che, avendo egli saputo di un padre molto povero, che non avendo mezzi economici per sposare le sue tre figlie, avesse deciso di farle prostituire, gettò nel camino della loro casa tanto oro da riempire le loro calze e gli stivali, lì posti ad asciugare. Così il vescovo Nicola salvò le tre povere giovinette dal tremendo destino e continuò, anche dopo la sua morte, a calare nei camini i suoi doni per i bambini buoni, mentre al suo servitore Ruprecht spetta l'ingrato compito di punire quelli cattivi! 
Cosa porta Nikolaus? Tante cose: giocattoli, caramelle, cioccolato, frutta secca, ma anche scarpe e vestiti, un dono di cui si ha bisogno o si desidera da tanto tempo.....
    

Ricordo con molta tenerezza i miei Nikolaus in Germania, di come andavo a letto col desiderio che la notte passasse in fretta, di come ero curiosa al mattino di scoprire cosa avessi ricevuto. Trovavo tutto lì, ai piedi del mio letto....... 
 

Der Heilige Nikolaus als Retter und Geschenkgeber

Um den Bischof von Myra kreisen viele Legenden und Mythen. Von besonderer Bedeutung für die heutige Tradition, den Festtag zu begehen, ist die legendenhafte Geschichte von einem sehr armen Mann: Ihm fehlte das Geld für die Heirat seiner drei Töchter, weshalb er sie in die Prostitution schicken wollte. Als Nikolaus davon erfuhr, warf er Gold in den Kamin der Mädchen. Dieses fand sich in ihren Stiefeln und Socken wieder, die dort zum Trocknen hingen. So rettete er die Mädchen vor ihrem Schicksal. 
So ist der Brauch und die Tradition an die Legende der drei Jungfrauen angelehnt worden. Der Nikolaus soll seitdem jedes Jahr an seinem Todestag durch den Kamin kommen und Kinder, die brav und artig waren, mit Geschenken bescheren. Dabei legt er die Geschenke in die Stiefel, Schuhe oder Socken, die am Kamin aufgehängt werden. 
Oft ist er dabei in Begleitung von furchteinflössenden Gehilfen. Während der Nikolaus als der gutherzige Geschenkgeber dargestellt wird, ist die Aufgabe seiner gemeinen Gehilfen, unter anderem Knecht Ruprecht, verzogene und unartige Kinder zu bestrafen. 

 

 

martedì 20 dicembre 2016

Il Presepe in mostra al Quirinale

Dal 14 dicembre 2016 al 20 gennaio 2017, in occasione delle prossime festività natalizie, verrà esposto al pubblico nella Palazzina Gregoriana del Quirinale il presepe monumentale conservato nelle collezioni del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma.
Le figure esposte, che rappresentano gli usi e costumi delle diverse regioni d’Italia, sono opera di importanti maestri napoletani del XVIII e XIX secolo e ci mostrano personaggi caratteristici di classi sociali e realtà diverse, occidentali e orientali, cristiani e gentili.
 
Sono oltre 100 i “pastori” su una scena complessiva di 35 metri quadrati realizzata, in questa occasione, da uno dei maggiori maestri presepari oggi attivi, Nicola Maciariello, coadiuvato da Nicolò Giacalone. La scenografia contribuisce in maniera sostanziale a creare la veridicità della narrazione e a dare senso al complesso significato simbolico di strutture e personaggi, creando allo stesso tempo un insieme di grande suggestione.
 

Da non perdere, sempre al Quirinale, anche la mostra 'Presepi d'Italia'
palazzo.quirinalepresepi

 
 
 
 

venerdì 16 dicembre 2016

Natale: invito alla conversione

Come si fa a sentire la dolcezza infinita del Natale di Cristo se non si avverte tutto il bisogno di misericordia che abbiamo? La tenerezza della bontà di Dio, che scende sulla terra, è avvertita da chi sente il cocente bisogno di essere perdonato e riedificato. Per questo il Natale è un grande invito alla conversione.

Che senso avrebbe contemplare la bontà di Dio per noi, la sua tenerezza per noi nel Dio-Bambino che nasce a Betlemme, dimenticando che Lui è qui per liberarci dal peccato e dalla morte? E che senso avrebbe considerare la sua opera di salvezza per noi, non domandando perdono dei nostri peccati? Nostro Signore viene nel mondo per liberarci dal peccato e noi gli diremo che non abbiamo peccato? Viene nel mondo l'Eterno, per liberarci dall'abisso del male e noi gli diremo che il nostro peccato non è poi così grave? Questo equivarrebbe al rifiuto di Cristo stesso.
Questo mondo, che non chiede perdono perché ha perso il senso del peccato, non può capire il Natale cristiano e infatti ne fa un gran “pasticcio”. Ne siamo sempre più convinti, il mondo non si divide tanto in giusti e ingiusti, ma sopratutto si divide tra chi intona il “Miserere” e chi continua a non farlo.  È questa la grande separazione che passa nel mondo. E oggi passa terribilmente anche dentro la Chiesa.
Difronte ai fatti che accadono chi ancora domanda perdono per i propri peccati? E cosa deve ancora accadere perché si intoni il Miserere? Catastrofi naturali, gravi situazioni sociali non ci inducono al dolore dei peccati.
E il Natale nell'anno dei terremoti e delle leggi più immorali che la storia abbia mai conosciuto, passerà edulcorato nella solita falsificazione.
È questa la malattia del mondo, che non avendo il senso di Dio ha perso il senso del peccato; è questa la malattia che è entrata potentemente nella Chiesa grazie all'aggiornamento; e la chiesa aggiornata si appresta anch'essa a “pasticciare” per l'ennesima volta col Natale perché non ricorda più che Gesù viene a liberare l'uomo dal tremendo suo peccato.
È proprio sorto un “nuovo cristianesimo” che non sa cosa sia la compunzione e la penitenza.
Eppure tutta la Rivelazione parla invece di un invito urgente alla conversione. Nostro Signore non dice che questo, e la sua misericordia sta proprio nell'intimare la conversione e nell'ottenerci con la sua Incarnazione - Passione e Morte, la grazia necessaria perché il nostro cambiamento accada.
Per chi si scandalizza del nostro scrivere citiamo solo uno dei tanti passaggi del Vangelo dove l'appello al pentimento risuona:

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»” (Lc 13, 2-4).
Non si tratta di fare gli “avvoltoi” sulle sofferenze degli altri; piove sui giusti e sugli ingiusti; i santi sono chiamati a portare croci come i peccatori. Si tratta però di rendersi conto che il mondo ed anche la natura sono sconvolti dal peccato degli uomini. Si tratta di sentire il dolore del proprio male mentre scorgi il male diffuso nel mondo: umanamente sembri non centrare nulla, ma soprannaturalmente centra eccome, perché il mio peccato contribuisce sempre al male del mondo intero.Eppure tutto accade senza che si intoni il Miserere! E quanto deve ancora accadere perché il cuore si risvegli dentro un salutare dolore? Quando i Pastori della Chiesa, Vescovi e sacerdoti, torneranno ad essere guide del popolo nella verità, intimando la pubblica penitenza a tutto il popolo? Quando per primi, dopo essere stati l'eco fedele del richiamo di Cristo alla conversione, per primi precederanno il popolo in questa pubblica penitenza?
Difronte agli avvenimenti dolorosi, che siano terremoti o violenze umane, la Chiesa deve ricordare l'appello alla conversione, deve intonare pubblicamente il suo Miserere, altrimenti tradisce il suo compito, e questo è terribile!

Nei secoli, in tutti i secoli, ma proprio tutti, il popolo cristiano ha fatto così: guidato dai suoi pastori si è affidato all'intercessione dei santi per chiedere a Dio misericordia... perché ha assaggiato già in questo mondo le conseguenze del suo peccato. Ma al popolo cristiano oggi mancano pastori così, che abbiano il coraggio di bandire la pubblica penitenza, e così i pastori finiscono per abbandonare il popolo al suo destino. Ma al popolo cristiano rischiano di mancare anche i santi, quelli veri, cui affidare la propria penitenza difronte a Dio: abbiamo cercato nuovi santi, quelli di un cristianesimo facile fatto di esperienza spirituale senza dolore dei peccati, senza compunzione. Abbiamo tolto dalla vita dei nuovi santi la penitenza, ingombrante retaggio di una cristianità che fu. I pastori ammodernati e i santi edulcorati non fanno penitenza e non fermano il male, e saranno presto rigettati come inutili: ma quanto deve ancora accadere perché ci si risvegli?
Fare un Natale senza rispettare lo spessore del mistero del male sarebbe banalizzare la venuta di Cristo in mezzo a noi.

Fare un Natale senza penitenza e domanda di conversione sarebbe misconoscere perché Cristo nasce a Betlemme.

Non c'è un Gloria senza Miserere, almeno nel cristianesimo.L'anno santo è terminato, ma se non ci ha invitati alla penitenza è stato vano: chiediamo alla misericordia di Dio che così non sia.
 

martedì 6 dicembre 2016

Aspettando il Natale

 
Il mondo in cui viviamo sembra divenire ogni giorno più secolarizzato e materialista. Non riconosce più una verità che sia eterna e che coinvolga tutti. Papa Benedetto ha coniato la celebre espressione “dittatura del relativismo”: vivere senza l’eterna Verità di Dio è vivere senza Cristo, nell’oscurità, nell’ignoranza, nel dubbio e nella paura. Cristo è venuto a rendere testimonianza alla Verità e a liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e illuminarci con la Buona Novella della Sua misericordia e del Suo amore. Le prima parole del Suo ministero pubblico sono -Il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo!-
 
(Omelia di S.E.R. Mons. Alexander K. Sample, Arcivescovo di Portland)
Roma, 30 ottobre 2016
Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini

martedì 22 dicembre 2015

Incarnazione ed ecologia dell'uomo

Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza.
 
Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso.
È necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell’uomo, intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato.
 
Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio.
 
Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine gender, si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione.

Grandi teologi della Scolastica hanno qualificato il matrimonio, cioè il legame per tutta la vita tra uomo e donna, come sacramento della creazione, che lo stesso Creatore ha istituito e che Cristo – senza modificare il messaggio della creazione – ha poi accolto nella storia della sua alleanza con gli uomini. Fa parte dell’annuncio che la Chiesa deve recare la testimonianza in favore dello Spirito creatore presente nella natura nel suo insieme e in special modo nella natura dell’uomo, creato ad immagine di Dio.
Partendo da questa prospettiva occorrerebbe rileggere l’Enciclica Humanae vitae: l’intenzione di Papa Paolo VI era di difendere l’amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell’uomo contro la sua manipolazione. (Paragrafo 1)

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE
DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI
Sala Clementina
Lunedì, 22 dicembre 2008
 
 

 

venerdì 4 dicembre 2015

Io sono per la disintegrazione......

 
Cari Vescovi, cari cattolici tutti che vi vergognate di Gesù, che quest'anno volete rinunciare al Natale, al presepe per non offendere chi non crede, guardate, ascoltate ed imparate qui. E' un video che fa bene a tutti, soprattutto, a tutti i cattolici che anche quest'anno decideranno di fare il presepe per ricordare l'incarnazione di Dio.
La Sacra Scrittura dice che il vento dello Spirito soffia dove vuole, mai vento ha soffiato meglio........
Grazie a Vittorio Sgarbi che ha saputo, in soli sette minuti, concentrare magnificamente il significato del Santo Natale e del cristianesimo.
Da non perdere!!!!!! 

giovedì 3 dicembre 2015

Invoca Maria

Come nella generazione naturale vi è un padre e una madre, cosí nella generazione soprannaturale e spirituale vi è un Padre che è Dio e una madre che è Maria.
(San Luigi Maria Grignion de Montfort).
 
Nelle vicende dolorose dei tempi non restano altri conforti che quelli del cielo e tra questi l'intercessione potente di quella che fu in ogni tempo l'Ausiliatrice dei Cristiani.
(San Pio X)
 
Nei pericoli, nelle angustie, nei dubbi pensa a Maria, invoca Maria. Seguendo Lei, non devierai; invocandola non ti dispererai; pensando a Lei non peccherai; tenendoti stretto a Lei non cadrai.
(San Bernardo di Chiaravalle)

mercoledì 2 dicembre 2015

Maria, stella di speranza

La Chiesa saluta Maria, la Madre di Dio, come «stella del mare»: Ave maris stella.
La vita umana è un cammino. Verso quale meta? Come ne troviamo la strada?
La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. [...]
E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza – lei che con il suo «sì» aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; lei che diventò la vivente Arca dell'Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi? (cfr Gv 1,14)
    
(SS. Benedetto XVI - Enciclica Spe Salvi)