La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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venerdì 20 settembre 2019

Delirio progressista-alimentar-ecologista!

 
Everything is a lie, tutto è menzogna, è un programma televisivo internazionale venduto a decine di canali in tutte le lingue. Raccoglie i contenuti più sorprendenti della rete, quelli che, come si dice, diventano virali. Di recente il format ha dato voce ai creatori di “Anime Vegane”, un autoproclamato “santuario animale” che divulga proclami contro il consumo di uova. Non vogliamo che violentino le galline, è uno degli slogan. Attraverso Twitter, il gruppo spiega che “le uova provengono dalle galline”, meritevoli di una “vita tranquilla e dignitosa”, e quindi gli attivisti, quasi tutte ragazze, le separano dai galli “perché non vogliamo che siano violentate”. Mangiare uova, asseriscono, porta allo sfruttamento delle galline. I polli sono separati per sesso, e quando la gallina non “si concede più”, è uccisa. Questa è una conseguenza diretta del nostro consumo, insistono.
 
Secondo i fondatori dell’associazione, i consumatori di uova sono complici dell’oppressione. Uno dei militanti intervistati afferma che gli allevamenti sono campi di concentramento e gli avversari delle loro idee sono persone fasciste e “transfobiche”. “Noi non crediamo nel genere maschile-femminile e crediamo che gli esseri umani siano molto diversi. Si sta banalizzando un problema molto serio”, denunciano, ribadendo che “mangiare le uova è rubarle e finanziare la schiavitù degli animali. Ogni giorno uccidono milioni di animali e, con esso, distruggono il pianeta. Mangiare prodotti animali è fascista”, concludono. Tutti i salmi finiscono in gloria.
 
Non vi è dubbio che quelle esposte siano tesi estreme di gruppi isolati, ma esprimono un clima diffuso, una modalità di pensiero che, in forme più attenuate, si va diffondendo tra molti giovani occidentali. Si tratta di una prova in più che il progressismo liberal ha vinto, insieme con la guerra delle parole, la battaglia delle mentalità. Non è solo che il centro politico, quel magico cinque tra uno e dieci si è spostato “a sinistra”. Il fatto è che hanno segnato l’idea di progresso, un fatto capitale per la progettazione della politica e per ciò che significa in termini di senso comune, agenda economica e sociale, istruzione e cultura. Termini come civile e civilizzato sono associati a obiettivi di sinistra, mentre è barbaro o arretrato chi non li condivide.
  
Nell’idea contorta ma accettata di progresso vi è al centro la questione del “pianeta verde”. L’ambientalismo di ultima generazione ha diffuso un linguaggio largamente condiviso, fortemente sentimentale e aggressivo, sottilmente moralistico, in cui non è ammesso contraddittorio, dove i dati statistici convergono sempre con le parole d’ordine poiché vengono forniti o manipolati da organizzazioni sovvenzionate da un potente grumo di interessi politici ed economici. Quel linguaggio, quegli slogan, sono passati dai media alle scuolee al discorso politico, diventando dogmi.
 
L’obiettivo di questo piano è una completa trasformazione sociale e antropologica, costruire l’Uomo Nuovo nella Nuova Società. Il viaggio è lungo, attraversa le generazioni, e gli ecologisti radicali ritengono che il modo migliore per avanzare verso quel futuro sia vincere la battaglia del linguaggio – obiettivo in gran parte conseguito – del desiderio collettivo (pochi osano manifestare apostasia dal verbo ambiental-progressista) e della politica.
 
Il business consiste in quella che chiamano trasformazione ecologica, cioè la sostituzione delle attuali forme di produzione con altre proclamate più sostenibili. Stesso capitalismo ma un po’ meno inquinante, più cool. Per questo l’agenda è condivisa, anzi guidata, dalle stesse centrali oligarchiche che hanno sin qui appestato il pianeta. Esse sanno meglio di ogni altro di dover cambiare strategia; allo scopo, hanno costruito e imposto a livello planetario una nuova ideologia, il pianeta verde, inventando senza vergogna un’improbabile eroina (....)che parla con toni messianici alle Nazioni Unite, ai potenti del mondo, al papa.....
 
Intero articolo Qui

lunedì 25 gennaio 2016

La 'Bomba P': una clamorosa bufala!


        

La rivista 'Nature' smonta la bufala della sovrappopolazione  
di Marco Respinti 07-01-2016
 
Materiali a confutazione di questa vera e propria bufala ce n’è oramai a iosa, ma nella mentalità dominante (dominante anche troppi addetti ai lavori) lo sforzo serve a poco perché le leggende metropolitane procedono per autoalimentazione: più le si confuta, più si gonfiano; e più la confutazione è seria e circostanziata, più diventa prova provata del dolo. Ora però contro la fobia della “Bomba P” (la popolazione mondiale che ci sta scoppiando tra le mani) scende finalmente in campo anche il periodico britannico Nature, una delle più antiche e importanti riviste scientifiche del mondo, e la musica cambia. Cambia perché, rispetto al conformismo neoilluminista imperante, Nature non è certo un cuordileone che rema controcorrente, prediligendo invece sempre le acque calme delle “idee ricevute”, dello scientificamente corretto in business casual e del sottile progressismo blasé da documentario di prima serata. Evidentemente però la fola della “Bomba P” è tanto grossa e grossolana che pure i don Abbondio non riescono più a tenere a freno la lingua.
In un articolo ospitato su Nature di dicembre, la giornalista scientifica Megan Scudellari bolla disinvoltamente come falsa l’idea secondo cui la popolazione della Terra crescerebbe costantemente in modo esponenziale portando inevitabilmente ‒ come per primo affermò il pastore anglicano ed economista Thomas R. Malthus (1766-1834) nel 1798 ‒ alla carestia e alla miseria. La popolazione mondiale, infatti, non cresce per nulla in modo esponenziale. Non lo ha fatto ieri, non lo fa oggi ed «[…] è improbabile che lo faccia in futuro», dice il demografo della Rockefeller University di New York Joel Cohen intervistato dalla Scudellari. Oggi, per esempio, la popolazione mondiale cresce a un ritmo che è addirittura la metà di quello seguito prima del 1965.
 
Quanto agli attuali 7,2 miliardi di abitanti della Terra da mangiare ce n’è davvero a sufficienza per tutti. A documentarlo è la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, secondo le cui stime la produzione mondiale di cibo è di gran lunga superiore alla crescita demografica. Attualmente, la sola produzione calorica mondiale in cereali è sufficiente a sfamare tra i 10 e i 12 miliardi di persone. La fame nel mondo allora non esiste? Niente affatto: esiste eccome, afferma sempre Cohen. Solo che non è causata né dalla presunta sovrappopolazione mondiale né dalla scarsità generale e generica di cibo, bensì dal fatto statistico che circa il 55% della produzione nutrizionale del pianeta viene impiegata per scopi diversi dall’alimentazione umana (mangimi per bestiame o produzione di carburanti), oppure semplicemente sprecata, o ancora malamente distribuita.
 
Né scarseggia neppure l’acqua, come ha documentato il vice segretario generale delle Nazioni Unite, Jan Eliasson, sulle pagine dello stesso Nature nel gennaio 2015. Il vero problema dell’acqua, infatti, è che in certe regioni molti (si calcola 1,2 miliardi di persone) hanno difficoltà ad accedervi, ma questo per ragioni politiche, militari o economico-sociali di arretratezza tecnologica, motivo per cui l’unico rimedio possibile è l’antropizzazione, lo sviluppo tecnico-scientifico e il libero scambio commerciale che zittisce le armi, non certo il deserto umano, la riduzione delle nascite e il reinselvatichimento del pianeta. La Scudellari cita a questo proposito Nicholas Eberstadt, demografo dell’American Enterprise Institute di Washington: «La sovrappopolazione non è sul serio sovrappopolazione. È piuttosto una questione di povertà»; ma, invece di esaminarne attentamente le cause alla ricerca di soluzioni pratiche, ci si perde in chiacchiere attorno a un problema che non esiste, la chimerica “Bomba P”. La teoria vorrebbe che se a dire per l’ennesima volta che non è vero che sulla Terra siamo troppi, che non è vero che il pianeta non ce la fa più, che non è vero che il cibo è insufficiente a nutrire tutti e che non è vero che l’acqua manca è finalmente un beniamino blasonato del pensiero dominate come 'Nature' il mondo dovrebbe cominciare a prestare orecchio, ma chissà perché abbiamo già la sensazione di sbagliarci.
 
Tratto da qui

giovedì 9 luglio 2015

Semi di albicocca

 
Ieri parlavo delle proprietà benefiche delle albicocche, oggi vi parlo dei loro semi che sono anch'essi commestibili e dotati di virtù benefiche al pari del frutto che li contiene. I semi di albicocca possono essere dolci o amari. I semi dolci si trovano all'interno dei frutti coltivati mentre quelli amari provengono dalle albicocche selvatiche. Entrambi i tipi somigliano alle mandorle ma sono più amari e più piccoli.  I semi di albicocca forniscono una grande quantità di minerali in particolare magnesio.
Uno studio condotto su una popolazione pachistana (gli Hunza) che usa quotidianamente nella sua alimentazione albicocche, semi ed olio ricavato da questi (oltre a verdura, latte acido, cereali integrali e frutta secca) ha portato alla conclusione che essi apportano nutrienti tali da aumentare le difese dell'organismo contro cancro e malattie croniche. Infatti presso gli Hunza questo tipo di patologie sono quasi sconosciute. I semi di albicocca sarebbero un vero e proprio elisir di lunga vita. La loro utilità per contrastare il cancro era già nota nell'antica Cina, oltre che in Medio Oriente. Sono infatti stati ritrovati dei documenti attribuiti all'imperatore Shen Nung e risalenti al I-II secolo A.C., nei quali erano state riportate delle ricette ottenute dall'estratto di semi di albicocca e ritenute un valido aiuto contro i tumori.  Il loro segreto consisterebbe nel contenuto di vitamina B17, anche conosciuta come amigdalina o nitriloside. La vitamina B17, in presenza di cellule malate, agirebbe sprigionando cianuro, in grado di distruggerle. Il consumo giornaliero consigliato sarebbe di uno o due semi (l'ottimale sarebbe sette, secondo l'autore degli studi)da mangiare insieme ad albicocche fresche o secche. Mangiarne di più non potenzia l'effetto protettivo ma si rischia di assumere una quantità di cianuro che potrebbe portare all'avvelenamento; ma si può stare tranquilli perché per avere questo effetto si dovrebbe mangiare una quantità spropositata di semi cioè dagli 80 ai 500 e più...... 
Si comprano nei negozi biologici o nelle erboristerie.





                                   
 

mercoledì 8 luglio 2015

A come Albicocche


L'albero di albicocco è originario della Cina dove era già coltivato  sin dal 3.000 avanti Cristo. A diffonderlo in Europa ci pensarono i Romani dopo la conquista dell'Armenia. Il suo nome deriva dal latino 'Praecoquus' e dall'arabo 'Al-barqu', entrambi i termini significano precoce, infatti l'albicocco è una pianta che comincia a fruttificare già dal secondo anno dopo essere stato piantato. Le albicocche sono frutti ricchi di fibre, contengono potassio, sodio, calcio, zinco, rame, fosforo e ferro, vitamine A, E, C e PP, hanno un basso apporto calorico (28 calorie per cento grammi) e si possono mangiare sia fresche che essiccate senza perdere le principali proprietà. L'elevato contenuto di beta-carotene risulta essere utile per mantenere la pelle sana e contrastare il processo di invecchiamento degli occhi. Le albicocche hanno ancora una lunga serie di proprietà benefiche, sono frutti particolarmente indicati per chi soffre di anemia, di stitichezza o di stanchezza, per i convalescenti, gli anziani ed i bambini e poi, grazie alla presenza di antiossidanti,  contrastando i radicali liberi, possono difendere l'organismo dal cancro.
 
Una curiosità:
le giapponesi umeboshi, o prugne in salamoia, sono, in realtà, albicocche. Mangiate con il riso, stimolano la digestione e sono utili contro la nausea, anche in seguito all'assunzione eccessiva di alcol.


martedì 16 giugno 2015

Benefici di noci ed arachidi


Uno studio della Maastricht University (Paesi Bassi), che ha coinvolto oltre 120mila uomini e donne di età compresa tra i 55 e i 69 anni ed i cui risultati sono stati pubblicati sull'International Journal of Epidemiology, ha concluso che mangiare almeno 10 grammi di noci o arachidi al giorno riduce il rischio di morire per malattie respiratorie, come l'asma e l'enfisema e per malattie neurodegenerative, tra cui la demenza.
 
Le noci inoltre ridurrebbero, sia negli uomini che nelle donne, il rischio di sviluppare il diabete, il cancro e le malattie cardiovascolari, tra cui infarto e ictus. Nessun effetto benefico è stato invece associato al burro di arachidi, probabilmente perché gli altri ingredienti annullano la protezione.
 
Si può concludere che noci e arachidi hanno un effetto protettivo contro molte malattie ed il loro consumo è legato ad una mortalità sostanzialmente inferiore, ne bastano 10-15 grammi al giorno: una maggiore assunzione non è stata associata con un'ulteriore riduzione del rischio.
Il merito di tutto ciò è da attribuire al fatto che noci e arachidi contengono, in misura diversa, composti come gli acidi monoinsaturi e grassi polinsaturi (che aiutano a combattere l'LDL, meglio conosciuto come colesterolo "cattivo", nonché vitamine (A, B1, B6, F, C e P), fibre, antiossidanti, fosforo, calcio, ferro, potassio, magnesio, zinco e rame.
Secondo una ricerca americana le noci, hanno proprietà antianemiche, drenanti, energetiche, lassative, nutrienti, rimineralizzanti, vermifughe, digestive, diuretiche ed antitumorali, in particolare il loro consumo regolare previene l'insorgere del tumore al seno, grazie agli acidi grassi omega3 ed all'alto contenuto di antiossidanti. Inoltre sono in grado di prevenire aterosclerosi e coronaropatie.

Le arachidi, essendo ricche di grassi monoinsaturi, sono particolarmente indicate per combattere alcune patologie derivanti da problemi cardiovascolari nonché grazie al contenuto di acido oleico e resveratrolo potrebbero avere un ruolo attivo nella prevenzione di alcuni tipi di tumore (colon).

 Attenzione: noci ed arachidi sono altamente caloriche, ogni 100 grammi di noci forniscono 580 kilocalorie e 100 grammi di arachidi ne forniscono 600, ma per ottenere gli effetti benefici di cui parlavano gli studi ne bastano sono dieci grammi al giorno, dunque un apporto calorico decisamente basso!
Al di là degli studi citati tutta la frutta secca fa bene alla salute. Sarebbe auspicabile mangiarne un po' ogni giorno!

mercoledì 15 maggio 2013

Fromage, mon amour!

In un lavoro scientifico ci si chiede come sia da spiegare il 'paradosso francese', in quanto in Francia la mortalità per malattie cardiovascolari è fra le più basse al mondo nonostante l’elevata assunzione di acidi grassi saturi attraverso il consumo di formaggio, alimento integrante del regime alimentare dei francesi, come del resto lo è anche della dieta mediterranea. Paradossalmente gli autori ipotizzano che proprio il consumo di alcune varietà di formaggio possa avere un ruolo di protezione cardiovascolare, unitamente al fatto che i francesi usufruiscono di altri elementi di protezione: bevono vino rosso, consumano porzioni di cibi più contenute, hanno un minor numero di occasioni alimentari, praticano esercizio fisico con maggiore regolarità e consumano tanta frutta e verdura ricchi di flavonoidi, fitosteroli e fibra alimentare.
Fra i fattori positivi che potrebbero esservi coinvolti, particolare attenzione viene prestata ai peptidi bioattivi, che si liberano dalle proteine del latte durante la maturazione del formaggio iniziata dai batteri e dalle muffe. Alcuni di questi peptidi bioattivi potrebbero avere un impatto sul sistema cardiovascolare, con azione antitrombotica ed ipotensiva. Inoltre il formaggio a lunga stagionatura si è rivelato avere un impatto più favorevole sulla tolleranza al glucosio, la steatosi epatica e lo stress ossidativo del tessuto adiposo rispetto a formaggi di stagionatura più breve. Altri vantaggi potrebbero presentare i formaggi erborinati e a crosta fiorita (come gorgonzola, roquefort, camembert) per la presenza di muffe che favoriscono la formazione di sostanze che inibiscono altre sostanze coinvolte nella sintesi del colesterolo.
 
 
Un altro studio si è posto l’obiettivo di valutare la relazione fra apporto di acidi grassi saturi da fonti alimentari diverse (formaggio, burro, alimenti vegetali e carni) e rischio cardiovascolare..
Dall’analisi dei risultati è emerso che un elevato apporto di acidi grassi saturi da latte e derivati era associato con una riduzione del rischio cardiovascolare, mentre accadeva il contrario per gli acidi grassi saturi provenienti dalla carne. 
Non è emersa alcuna associazione fra rischio cardiovascolare e acidi grassi saturi derivanti da burro e da fonti di origine vegetale, anche se va precisato che i range di consumo erano stretti. Inoltre altra considerazione è che il formaggio (come il cioccolato), contenendo un'elevata percentuale di triptofano (aminoacido essenziale che è necessario per la sintesi della serotonina, il neurotrasmettitore del buonumore) faccia bene anche all'umore.
 
 
Da questi studi si comprende come i formaggi facciano bene alla salute, non aumentano il rischio cardiovascolare (quindi non colesterolo e trigliceridi più alti nel sangue!), se non esageriamo e se, nel contempo, non dimentichiamo di introdurre giornalmente nella nostra dieta abbondanti porzioni di frutta e verdura ed anche un bicchiere di buon vino rosso ai pasti principali.
 
   

venerdì 10 maggio 2013

Il gelato

Il gelato è buono e fa bene alla salute! Lo si può considerare un alimento a tutti gli effetti, in grado di apportare tanti benefici al nostro organismo. Il gelato può rientrare anche nello schema di una dieta ipocalorica se si scelgono  i gusti alla frutta e a patto di non esagerare con le porzioni. Proprio ciò che serve per appagare gusto e benessere, adesso che stanno per arrivare la bella stagione ed il caldo!
Il gelato è un alimento a basso indice glicemico in quanto consente di evitare i picchi dell’insulina e ci fa sentire sazi più a lungo.
100 grammi di gelato alla frutta hanno circa 150 kcal  e circa 300 kcal quello alla crema.
In entrambi i casi comunque non mancano gli apporti a favore della salute. Con la frutta introduciamo vitamineantiossidanti e con la crema le proteine del latte, delle uova, calcio e vitamina B; ma non mancano sali minerali,  grassi facilmente digeribili e fosforo utile per i muscoli.
Il gelato è ottimo anche per chi fa sport. Contiene acqua per reintegrare le perdite dovute al sudore che si produce durante l’esercizio fisico, lattosio e saccarosio inoltre per il metabolismo dei globuli rossi e per il tessuto nervoso.
Alcuni gusti in particolare, come la nocciola e il pistacchio, sono ricchi di omega 3 e di omega 6, che contribuiscono a combattere gli effetti dell’invecchiamento cellulare.
Il gelato fa bene all'umore. Studi scientifici hanno dimostrato che mangiando il gelato, si innesca nel cervello un meccanismo di ricompensa molto simile a quello che si ottiene nel momento in cui ci si dedica all’ascolto della propria musica preferita.
Il discorso vale anche per i vari gusti: caffè e tiramisù per ricaricarsi, amarena e pistacchio, con i loro colori, per rilassarsi, cioccolato per contrastare i momenti di tristezza.
Cerchiamo di mangiare gelato possibilmente fatto in modo artigianale, con prodotti naturali e biologici ed il benessere sarà totale!