La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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venerdì 29 marzo 2019

Una dichiarazione apostata

La Dichiarazione di Abu Dhabi di papa Francesco implica "la fine della Cristianità" ed è "l'eresia di tutte le eresie", ha detto il filosofo Josef Seifert a Gloria.tv

La dichiarazione afferma che Dio ha voluto religioni diverse.

Tuttavia, il 1° marzo, Francesco ha
spiegato al vescovo Athanasius Schneider che intendeva solo la volontà permissiva di Dio ("Dio permette") e non la volontà positiva ("Dio vuole").

Seifert definisce questa spiegazione "insufficiente”, perché la dichiarazione è "completamente inaccettabile" e non può essere corretta da una conversazione privata, deve essere revocata pubblicamente.

Inoltre, la spiegazione di Francesco è fallace, perché non serve alcuna dichiarazione solenne per precisare che nulla esiste se non "permesso" da Dio, anche la caduta di Satana o lo sterminio di milioni di persone ad Auschwitz, spiega Seifert.


Il filosofo fa un esempio: "Immaginiamo che il Papa abbia detto: 'Dalla creazione, Dio ha voluto la diversità di uomo e donna e l'omicidio di milioni di persone ad Auschwitz.’ Allora, tutto il mondo si sarebbe scandalizzato e il Pontefice si sarebbe dovuto scusare per una dichiarazione così terribile".

Il fatto che Dio permetta tali malignità è totalmente diverso dalla sua volontà creativa e positiva: "Non si possono citare entrambe nella stessa frase".
 
Tratto da Gloria.Tv

martedì 26 marzo 2019

The Railway Man

E' questo un film tratto dall'omonimo libro autobiografico -Le due vie del destino- scritto da Eric Lomax e pubblicato nel 1995 in cui vengono descritti i crimini commessi dai Giapponesi nel Sudest asiatico, nella seconda guerra mondiale, durante la costruzione della 'Ferrovia della morte' (Thailandia-Birmania-1942-1945), con l'intento di portare a conoscenza crimini orribili che altrimenti sarebbero rimasti occultati.  
Il libro però, non è una semplice descrizione di questi fatti storici ma è un drammatico spaccato di vita che l'autore ha vissuto in prima persona, come giovane prigioniero di guerra e che lo vede preda indifesa di crudeli aguzzini, tra atroci sevizie, privazioni, maltrattamenti e torture.

Eric Lomax ritorna a casa ma la sua orribile esperienza, che ha provocato indelebili ferite nell'anima e nella psiche, lo accompagnerà per cinquantanni, tanto da condizionarne e segnarne la vita e soprattutto la quotidianità accanto alla moglie, alla quale non aveva mai raccontato la natura dei suoi incubi e del suo disagio, fino a quando si rende conto di non poter più reprimere i dolorosi ricordi, la rabbia, l'istinto omicida, che è necessario affrontarli, spinto dal desiderio di vendetta ma anche da un pressante desiderio di guarigione interiore. Si mette così alla ricerca del suo principale aguzzino, un certo Nagase che riconoscerà in una foto sul ‘Japan Times’ e che incontrerà, insieme alla moglie, nel 1993 in Birmania. 
E. Lomax ai tempi della prigionia
   
Nel film vediamo Lomax intraprendere da solo il suo primo viaggio in Birmania e affrontare Nagase cogliendolo di sorpresa. Seguirà un secondo viaggio insieme alla moglie.

Nella realtà vi fu un unico viaggio preparato con cura per quasi due anni e i Lomax furono ospiti dei coniugi Nagase prima in Birmania, poi in Giappone, perchè questi ultimi vollero che gli ospiti prolungassero il viaggio in Giappone, per mostrare loro la propria casa e i ciliegi nel momento della massima fioritura. 
L'incontro con Nagase ed i giorni trascorsi in sua compagnia hanno dell'incredibile, tanto da far scrivere a Lomax:

"Ero sicuro di aver ottenuto un risultato che non avrei mai immaginato. Se non fossi riuscito a dare un nome a uno degli uomini che mi avevano ferito, se non avessi scoperto che dietro quel volto c’era un’altra vita rovinata, gli incubi provenienti da un passato senza senso non sarebbero mai cessati. E avevo dimostrato a me stesso che ricordare non serve a nulla se si limita ad alimentare l’odio".
Aveva scoperto di avere di fronte a sé un uomo ormai profondamente cambiato, sinceramente pentito, che implorava il suo perdono per trovare pace: "(…) non vedevo più una ragione per punire Nagase rifiutandomi di perdonarlo".

Anche Lomax era cambiato, già al momento di intraprendere il viaggio aveva abbandonato ogni proposito di vendetta, non più prigioniero dell'odio verso i suoi torturatori e verso i Giapponesi in generale.
 
“Viene un momento in cui l’odio deve finire.”

QUI

giovedì 21 marzo 2019

Benedetta la primavera!



La goccia che cade dal tetto
batte il piede sulla soglia.
C’era una gemma ed or c’è una foglia,
se c’era un’erba ti guarda un fioretto.
Ti guarda un fiore che ieri non c’era.
Benedetta primavera.


Favilla d’oro da un fuoco
esce l’ape al suo bel gioco.
I fiori conta per quanti sono,
prima li punge poi chiede perdono.
Al bimbo il miele a Dio la cera.
Benedetta la primavera.


Esci tepido il coniglio.
Nasce l’agnello su un ciuffo d’erbetta,
cammina adagio e sua madre l’aspetta.
Lo dice a tutti che quello è suo figlio,
che ha patito, che spera.
Benedetta la primavera.


Brilla il grano, capelli fini
del campo, come ai bambini.
Spino di canto un uccello si sente.
Lo cerca l’occhio di un’acqua innocente,
neve sfatta come cera.
Benedetta la primavera.

(Renzo Pezzani)

giovedì 14 marzo 2019

Cambiare la Dottrina della Chiesa Cattolica

Non c’è dubbio che un’immagine e un gesto incidono più di mille parole. Ed è stato anche detto che Francesco è il Papa dei gesti. Addirittura il vaticanista dell’Avvenire Mimmo Muolo a questo tema ha dedicato un libro, uscito nel 2017, dal titolo eloquente: “L’enciclica dei gesti di papa Francesco”.
C’è dunque poco da interpretare guardando le foto in cui il Papa accoglie calorosamente i membri del Consiglio pastorale dei cattolici Lgbt+ della diocesi inglese di Westminster, quella del cardinale Vincent Nichols per intenderci. Il comunicato, diffuso l’altra sera dallo stesso Consiglio pastorale dei cattolici Lgbt+ e rilanciato in Italia dal sito catto-gay Gionata.org, si premura di spiegare che l’incontro con il Papa è arrivato lo scorso 6 marzo a conclusione di un pellegrinaggio a Roma del gruppo guidato dal loro cappellano, il padre gesuita David Stewart.

Dapprima «hanno ricevuto dei posti privilegiati all’udienza papale mattutina in Piazza San Pietro. Alla fine dell’udienza generale, il gruppo è stato invitato all’incontro con papa Francesco». Dunque, non si tratta di una foto “rubata”, come a volte accade; è stato un incontro ben programmato (c’è anche il messaggio di accompagnamento del cardinale Nichols) dall’entourage del Papa, e del resto anche le foto lo testimoniano. «Il capogruppo Martin Pendergast – dice il comunicato – ha presentato il gruppo a un sorridente papa Francesco» a cui è stata spiegata l’attività di questo Consiglio pastorale.
Insomma una bella testimonianza di accoglienza e umanità.

 Cos’è che non va, vi chiederete? Si fa fatica a non provare grande fastidio per un metodo che è l’esatto opposto del Gattopardo: fare finta che nulla cambi perché cambi tutto. «La dottrina non si tocca», ma intanto la prassi contraddice la dottrina fino a svuotarla di significato, e senza mai affermarlo o darne le ragioni. Così, arriva un giorno e tutto è cambiato e non si sa perché. Fino a ieri l’omosessualità praticata era un peccato contro natura, addirittura uno dei 4 peccati che «gridano vendetta al cospetto di Dio», secondo la formula di Pio X, o che «gridano verso il cielo» secondo la definizione del Catechismo (CCC 1867). Non è l’invenzione di un Papa, è la Sacra Scrittura che così li definisce. Oggi invece pare diventata una virtù. In base a cosa? Non si sa, nessuno lo spiega, semplicemente in Vaticano si è deciso che adesso si fa in un altro modo. E chi obietta è un rigido, un dottrinario, uno che scaglia pietre. Alla faccia dei grandi discorsi sulla Sinodalità e delle menate sul popolo di Dio.
Il tutto peraltro avviene giocando sull’ambiguità, e questo è un altro punto di fastidio, oltre che di mancanza di virilità. «Il vostro parlare sia sì, sì; no no. Il di più viene dal Maligno» (Mt 5,37) è ormai un retaggio del passato, deve essere una di quelle frasi di Gesù che – secondo il generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa – non sono state registrate, quindi magari non le ha dette. Così si ha buon gioco nel dire: «Ma il Papa accoglie tutti, tutti siamo peccatori». Noi siamo certi che il Papa lo fa con questo spirito di accoglienza della persona, ma il gesto parla oggettivamente, va ben oltre le intenzioni personali: e oggettivamente in questo incontro c’è la legittimazione del peccato.

Perché quelle che ha accolto non sono persone con tendenze omosessuali che vivono la loro condizione cercando di seguire l’insegnamento della Chiesa (vale a dire la verità sull’uomo che Cristo ci ha rivelato); no, sono un gruppo organizzato che rivendica l’omosessualità, la transessualità e la fluidità di genere come una normale espressione della propria personalità. In altre parole si tratta di associazioni e movimenti che semplicemente negano la natura dell’uomo e si prefiggono di cambiare la dottrina della Chiesa, di più la Sacra Scrittura, che è molto chiara sul progetto di Dio nei confronti dell’uomo («maschio e femmina li creò», Gen, 1,27).
Testo di Riccardo Cascioli QUI

Padre Cavalcoli: il Papa non può legittimare la sodomia


Il Papa sta mostrando in modo sempre più chiaro l’incorenza tra il suo magistero e la sua pastorale. E’ chiaro che come maestro della fede non può legittimare la sodomia, altrimenti sarebbe eretico, cosa impensabile, data l’infallibilità pontificia.
Invece egli mostra chiaramente di mancare gravemente al suo ufficio pastorale lasciando credere o sospettare con le sue parole ambigue ed equivoche, le sue sleali ed astute reticenze, le sue opportunistiche negligenze e soprattutto con una condotta verso i sodomiti, di non volerli affatto correggere, dando al contrario tutta l’impressione, benchè falsa, di approvare la loro condotta.
Ad aggravare la sua doppiezza e disonestà, egli evita sempre, dopo il fatto e le immancabili discussioni che sorgono, di chiarire con franchezza, senza rispetto umano o timore di dispiacere al mondo, la sua posizione, e di ribadire i sani princìpi della dottrina e della pastorale, così da fugare dubbi, sospetti e timori, da evitare lo scandalo e il turbamento nei fedeli e negli onesti, permettendo così ai sodomiti di credere che egli abbia abolito la proibizione della sodomia, compromettendo la propria credibilità, suscitando sdegno, dividendo la Chiesa e mettendo in crisi la stessa fede di molti fedeli.
 
(Padre Giovanni Cavalcoli)

Contro la Dottrina Cattolica

Il gruppo, “LGBT+ Catholics Westminster”, promuove la normalizzazione dell’omosessualità all’interno della Chiesa cattolica e cerca di “liberare la Chiesa e la società dall’omofobia sistemica e istituzionale”. Il gruppo pro-omosessuale è stato nominato dal cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, per fornire assistenza pastorale ai cattolici che si identificano come omosessuali.
Cattolici LGBT+ Westminster afferma posizioni contrarie all’insegnamento cattolico sull’omosessualità:
 
“Un ministero pastorale pienamente inclusivo con e per i cattolici LGBT, genitori e famiglie, porta inevitabilmente a comprendere l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità e l’identità di genere come un’area in via di sviluppo dell’insegnamento magisteriale e non qualcosa di fisso una volta per tutte in precedenti documenti della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede”, afferma il gruppo sul suo sito web.
 
L’organizzazione ha marciato nella parata gay pride di Londra. Il sito web dell’organizzazione mostra in una posizione di rilievo una preghiera scritta dal sacerdote cattolico apertamente omosessuale Bernárd J. Lynch che afferma sul suo blog: “Sono sposato con mio marito Billy dal 1998”.
 
La Chiesa cattolica insegna che gli atti omosessuali sono “atti di grave depravazione” e sono “intrinsecamente disordinati” perché “contrari alla legge naturale”.
 
“Chiudono l’atto sessuale al dono della vita. Non procedono da una genuina complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”, afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica. La Chiesa insegna anche che la stessa inclinazione omosessuale è “oggettivamente disordinata”.
 
La vicinanza del Cardinale Nichols ai cattolici LGBT+ Westminster era evidente quando ha celebrato la Messa della festa del Battesimo del Signore nella Chiesa dell’Immacolata Concezione nel centro di Londra in gennaio. Amministrato da sacerdoti gesuiti, il programma di assistenza LGBT della parrocchia, LGBT Catholics Westminster, è stato formato sotto la direzione del cardinale. Comprende gruppi più piccoli che presentano persone che si identificano come “trans”. Il cardinale è stato innalzato al cardinalato nel 2014 da Papa Francesco e ha celebrato per la prima volta una messa per accogliere i cattolici LGBT nella parrocchia dei gesuiti a Londra nel 2015. Ex arcivescovo di Birmingham, il cardinale Nichols è il chierico cattolico più anziano in Inghilterra e Galles.
Il Cardinale Nichols ha scritto ai pellegrini prima del loro pellegrinaggio, dicendo loro che era una “meravigliosa opportunità” quella di essere a Roma e, soprattutto, di “approfondire la propria fede”.

 
QUI
 

 
 

Papa Francesco e il gruppo LGBT+ Catholics Westmister Pastoral Council

(di Lupo Glori)
Papa Francesco sciupa un’altra occasione per fare chiarezza e prendere le distanze da coloro che cercano di conciliare Chiesa cattolica ed omosessualismo. Si sa, le immagini valgono più di tante parole e, questo, sembra infatti essere il chiaro messaggio che comunicano le immagini raffiguranti il Papa sorridente, in posa davanti al Vaticano, con la rappresentanza del gruppo LGBT+ Catholics Westminster Pastoral Council, in pellegrinaggio a Roma dal 6 al 10 marzo. 
Il portale dei cristiani LGBT Progetto Gionata ha pubblicato soddisfatto le foto dell’incontro, riportando il comunicato stampa diffuso dal Consiglio pastorale di Westminster in cui viene ricostruita la cronistoria di queste giornate romane del gruppo omosessualista inglese attivo a Londra, nel quartiere di Mayfair, presso la parrocchia dell’Immacolata Concezione in Farm Street, meglio conosciuta come Chiesa di Farm Street.
Gli scatti fotografici che immortalano il Papa circondato dai “cattolici” LGBT risalgono allo scorso 6 marzo, il “Mercoledì delle Ceneri”, quando «i sedici pellegrini, che contavano, oltre ad amici e familiari delle persone LGBT cattoliche, anche il loro cappellano il gesuita padre David Stewart, hanno ricevuto dei posti privilegiati all’udienza papale mattutina in Piazza San Pietro».
 
Alla fine dell’udienza generale – come si apprende sempre dal comunicato – il gruppo capitanato dalla sua guida Martin Pendergast, è stato invitato all’incontro con papa Francesco che li ha accolti stringendo loro le mani e donando a ciascuno un rosario. Pendergast, membro del Consiglio Pastorale di Westminster e tra i fondatori del Lesbian and Gay Christian Movement, ha così avuto modo di presentare il suo gruppo «a un sorridente papa Francesco e ha spiegato di far parte del ministero pastorale per le persone LGBT+ cattoliche dell’arcidiocesi di Westminster». 
Nel pomeriggio, i pellegrini inglesi si sono recati presso la chiesa di Santa Sabina dove hanno preso parte alla Messa papale con l’imposizione delle ceneri, per poi partecipare, in serata, ad una «liturgia ecumenica della Parola e alla benedizione delle ceneri assieme ad anglicani, cattolici e metodisti di lingua inglese nella chiesa di Sant’Ignazio».
Nelle giornate successive, riporta ancora la nota diramata dal Consiglio pastorale, il gruppo ha avuto modo di tessere le sue reti collaborative e di incontrare alcuni giornalisti al fine di esporre la propria versione dei fatti circa l’odierna situazione della Chiesa in materia di abusi sessuali.
Tra questi, il gruppo ha incontrato Christopher Lamb, corrispondente da Roma del settimanale cattolico britannico The Tablet, e Robert Mickens, del quotidiano cattolico francese La Croix International. Successivamente «i pellegrini hanno incontrato anche il teologo morale statunitense professor James Keenan SJ, il quale ha parlato di Francesco e dei due Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015, soprattutto sui principi chiave dell’accompagnamento» e del «discernimento morale», due considerazioni vitali per analizzare il mondo LGBT “cattolico”.
Nel suo soggiorno romano, il gruppo ha avuto inoltre anche l’onore di celebrare la Messa nella stanza dove morì il fondatore dei Gesuiti, sant’Ignazio di Loyola e all’interno della chiesa di cui è titolare l’arcivescovo di Westminster il cardinale Vincent Nichols, la chiesa del Santissimo Redentore e Sant’Alfonso.
Per finire, si legge sempre nel comunicato, il Consiglio pastorale ha recitato le lodi mattutine nella chiesa di San Bartolomeo all’Isola, dedicandole in versione politically correct «alla memoria delle vittime dell’omofobia e della transfobia».
In conclusione, le foto del Papa sorridente, circondato dai rappresentati del gruppo LGBT+ Catholics Westminster Pastoral Council davanti alla Basilica di San Pietro, rappresentano l’ennesima gigantesca opportunità persa per affermare l’inconciliabilità di Chiesa ed omosessualismo ed un ulteriore passo in avanti dell’omoeresia all’interno della Chiesa cattolica.

Tratto da QUI

mercoledì 13 marzo 2019

Sei anni di devastante operato + 50.....

Siamo testimoni ormai da tempo nel pontificato di Papa Bergoglio di una serie di scandali che si susseguono a velocità impressionante: quando si pensa di aver toccato il fondo ecco il presentarsi di ulteriori fatti o atti clamorosi che producono un ulteriore sprofondamento nella spaventosa crisi di fede che si manifesta ormai in tutta la sua evidenza.
 
Inutile elencare la lunga serie di oscenità che ha prodotto e continua tutt'ora a produrre tale disfacimento del Cattolicesimo e lo sfacelo da esso generato nelle anime di molti fedeli condotti al disorientamento da una pastorale che predica e realizza l'esatto opposto dell'insegnamento di Nostro Signore;
 
(...) la crisi della Chiesa è talmente chiara che solo un cieco può non riconoscerla, come ebbe a confermare anche il compianto cardinale Carlo Caffarra, autore, con altri tre cardinali, dei famosi Dubia rivolti a Papa Francesco affinché il Pontefice facesse chiarezza su alcuni temi controversi, generati della sua esortazione apostolica Amoris laetitia, in materia dottrinale della Chiesa.
 
A questi Dubia si sono affiancati altri documenti o prese di posizione di esponenti cattolici - chierici e laici, ritenuti conservatori e difensori della Tradizione della Chiesa - in aperto contrasto con le prese di posizione e il modus operandi dell'attuale pontefice. Vi è di più: molti di questi “oppositori” accusano proprio il papa argentino quale responsabile principale della crisi in atto nella chiesa e non perdono dunque occasione per sottolineare gli errori, e spesso le gravità, di alcuni suoi atti in tema di dottrina e uniformità al Magistero perenne della Chiesa.
 
Errori e gravità che sono certamente palesi in tutta la loro drammaticità dal momento che sono provocati dalla più alta autorità che dovrebbe conservare e difendere il deposito della fede, ma non è francamente credibile soffermarsi al particolare tempo del pontificato bergogliano trascurando una visione di insieme che evidenzia il fatto che il papa argentino non si è materializzato dal nulla ma, come lui stesso afferma, la sua elezione e il suo programma vanno letti nel segno di una perfetta continuità con quelli dei suoi più recenti predecessori.
 
Trascurando ciò si finisce per provocare, da chi intende in un certo qual modo difendere l'ortodossia del Magistero, un danno ancora più grande alla Chiesa perché ancora una volta la Verità passa di mano in mano rimanendo ostaggio di una visione pressoché ideologica e non oggettiva della realtà.
 
La resistenza ad un pontificato ritenuto non in linea con l'insegnamento della Tradizione della Chiesa non è altro che una farsa se poggia su una visione parziale della realtà, e che perciò si trasforma in tragedia se il risultato è quello di rafforzare quella crisi che si afferma di voler contrastare.
Se si pensa infatti, e veniamo al punto, che il solo Bergoglio sia l'origine dei mali che sta flagellando il Corpo Mistico di Nostro Signore, significa affermare una clamorosa falsità in quanto ci si limita ad evidenziare e riconoscere della crisi in atto nella chiesa solo gli effetti ma non le cause.
 
Di fatto è una forzatura affermare o dare a intendere che quello di papa Bergoglio sia il pontificato che ha generato la crisi della Chiesa poiché tale crisi perdura da più di 50 anni ossia da quello che quei presunti conservatori e difensori della Tradizione se ne guardano bene dal menzionare o mettere in discussione: il Concilio Vaticano II, con la sua nuova liturgia, la sua nuova dottrina e la sua nuova pastorale.
 
Ci rendiamo ben conto che i modi del papa argentino possano risultare urticanti e assai spicci non essendo quelli di chi ama agire di fino e in punta di piedi (come se si è spesso fatto nel recente passato adottando l'ambiguità più velenosa per scardinare il Magistero) sicché al posto di un fioretto viene preferito l'uso di una mannaia, ma, al di là delle modalità, il risultato e il fine da perseguire è il medesimo, punto per punto, dei suoi predecessori pontefici tutti “ispirati” dai nuovi imput imposti in nome del Vaticano II.  
Papa Bergoglio ha semmai acuito la crisi della chiesa, mettendoci certamente del suo (come non sottolineare ad esempio la sua azione improntata alla soppressione di ogni parvenza di spiritualità nell'animo umano...) col risultato di imprimere un'accelerazione al programma conciliare già ben avviato da chi lo ha preceduto al soglio di Pietro con atti altrettanto e talvolta assai più gravi poiché volti ad intaccare la fede e persino a corromperla. Senza Bergoglio la chiesa sarebbe dunque in piena salute? Non prendiamoci in giro.
I fatti, storici e oggettivi, raccontano di Papa Giovanni XXIII che ha voluto fortemente portare all'interno della chiesa il cavallo di Troia del modernismo mascherato sotto il vessillo di un concilio, il Vaticano II;
 
di Paolo VI che ha inflitto un fendente mortale alla sacra liturgia realizzando sorprendentemente l'obiettivo che i nemici della Chiesa hanno sempre tentato invanamente di centrare: la soppressione della Messa di sempre;
 
di Giovanni Paolo II che ha umiliato la regalità di Cristo con le adunanze di Assisi sdoganando un falso quanto malevolo ecumenismo;
 
di Benedetto XVI che, oltre alle sue sconcertanti dimissioni, ha indetto il Summorum Pontificum per ridare vigore alla liturgia ma a patto che si riconosca e si accetti incondizionatamente il Vaticano II che proprio alla Sacra Liturgia è in ferma opposizione...
 
Considerare quindi il devastante operato di Papa Francesco dimenticando al tempo stesso quello dei suoi predecessori significa chiudersi in una contraddizione dalla quale non si vuole uscire perché svelerebbe delle responsabilità evidenti e scandalose da parte di quel clero e di quei laici che hanno assecondato e difeso per anni senza se e senza ma l'operato dei pontefici conciliari ante Bergoglio.
Con queste premesse, è bene non farsi illusioni: la crisi della Chiesa è destinata ulteriormente a peggiorare poiché è un continuo avvitarsi su se stessa; umanamente si è giunti ad un punto tale che è pressoché impossibile sbrogliare una matassa così ingarbugliata.
 
Nonostante ciò, resta il dovere di vivere da cattolici, di resistere al clima avverso, di perseverare nella preghiera, di testimoniare la Verità, di affermare l'appartenenza alla nostra unica salvezza: Nostro Signore Gesù Cristo. Costi quel che costi.    

La Redazione di Corsia dei Servi QUI

venerdì 8 marzo 2019

Digiuni diversi

(....) il nostro digiuno e quello dei musulmani non sono la stessa cosa.  Prima di tutto, mentre per i musulmani il Ramadan ricorda la consegna del Corano al Profeta da parte di Allah, i quaranta giorni di penitenza prima della Pasqua (Quaresima) sono segno dei quaranta giorni che Gesù trascorse nel deserto, in preghiera e penitenza, prima della predicazione. E poi c’è proprio una differenza intrinseca. Lo spiega molto bene il padre Samir Khalil Samir, nell’Islam, dove c’è identità tra etica e legalità (Aldo Maria Valli)

 

“chi non digiuna durante il mese di Ramadan commette un delitto e va in prigione (in molti Paesi). Se osserva il digiuno previsto, dall’alba al tramonto, è perfetto, anche se dopo il tramonto mangia fino all’alba del giorno seguente, più e meglio del solito: si mangiano le cose migliori e in abbondanza, come mi dicevano alcuni amici egiziani musulmani. Sembra non esserci altro significato nel digiuno se non ubbidire alla legge stessa del digiuno. Il Ramadan diventa il periodo in cui i musulmani mangiano di più, e mangiano le cose più prelibate. L’indomani, dato che per mangiare nessuno ha dormito, nessuno lavora. Però, dal punto di vista formale, tutti hanno digiunato per alcune ore. È un’etica legalista: se fai questo, sei nel giusto. Un’etica esteriore.
 
Il digiuno cristiano è invece qualcosa che ha come scopo l’avvicinarsi al sacrificio di Gesù, alla solidarietà con i poveri e non c’è il momento in cui si recupera quanto uno non ha mangiato”.
 

 


 

mercoledì 6 marzo 2019

Profanazione delle chiese: la parola a don Nicola Bux

 

Don Nicola,  da che cosa è nata l’idea di aprire le porte delle chiese (talvolta degli altari) ai musulmani?
 
” Si è persa la bussola. Il problema è che, assieme alla liturgia, è stata smarrita la  stessa idea di Chiesa e questo è grave. La Chiesa è fatta per la salvezza degli uomini, il Signore l'ha creata per questo, affinchè tutti abbiano la possibilità di salvarsi, ovviamente a condizione del pentimento. E allora, se  qualche tempo fa i preti si avvicinavano ai fedeli per la loro conversione, oggi questo è diventato dialogo, parola e verbo che nel Vangelo non esistono, naturalmente”.
 
Come definire la lettura del Corano durante le messe?
 
”Normalmente questa cosa avrebbe avuto la definizione che si merita, profanazione, ma siccome regna anche tanta crassa ignoranza,  tale iniziativa è passata inosservata e persino lodata. E’, come dicevo, una profanazione del luogo sacro. Penso che sia la conseguenza della dimenticanza o cancellazione del senso di Chiesa sia a livello misterico, che di  posto fisico e materiale destinato al culto”.
Possibile che l’islam sia considerato religione di pace?
 
”E’ uno dei tanti luoghi comuni che sentiamo e del quale molti studiosi si riempiono la bocca, ma questi studiosi sanno bene che è un'affermazione fasulla. Il Corano alterna affermazioni di pace ad altre bellicose e nella sostanza non è religione di pace”.
(....)
 
Secondo lei vi è confusione nella Chiesa?
 
”Trovo prima di tutto inesatto leggere la Chiesa con categorie appartenenti alla politica o ad altre scienze, per esempio  conservatori e progressisti. Ritengo che la Chiesa stia vivendo un momento di sbandamento sia dottrinale che morale.
 
Bruno Volpe
 

martedì 5 marzo 2019

La dottrina di san Tommaso è quella della Chiesa

Da decenni ormai l'insegnamento della Chiesa Cattolica non si affida più agli studi di san Tommaso D'Aquino, considerati dalla corrente modernista in gran parte superati.
Si rigetta il passato per fare spazio alla 'teologia nuova' che ha sovvertito, attraverso tesi eterodosse, l'insegnamento bimillenario della Tradizione Cattolica. Invero san Tommaso D'Aquino ha reso alla Chiesa e, principalmente a Dio, un servizio di Verità difficilmente superabile e questi due brevi passaggi di papa Leone XIII e Benedetto XV ne sono la prova;   

Papa Leone XIII nella Lettera al Generale dei Francescani il 13 dicembre 1885 scrisse:

«L’allontanarsi dalla dottrina del Dottore Angelico è cosa contraria alla Nostra volontà, e, assieme, è cosa piena di pericoli. […]. Coloro i quali desiderano di essere veramente filosofi, e i religiosi sopra tutti ne hanno il dovere, debbono collocare le basi e i fondamenti della loro dottrina in S. Tommaso d’Aquino».

Papa Benedetto XV, il 7 marzo 1917 decise che «le XXIV Tesi dovevano essere proposte come regole sicure di direzione intellettuale. […]

Nell’Enciclica 'Fausto appetente die' (29 giugno 1921)scriveva:

«La Chiesa ha stabilito che la dottrina di S. Tommaso è anche la sua propria dottrina».

Nel 1917 il ‘CIC’ nel canone 1366 § 2 diceva: “Il metodo, i princìpi e la dottrina di S. Tommaso devono esser seguiti santamente o con rispetto religioso”.