La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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mercoledì 28 giugno 2017

Charlie verrà ucciso!

Charlie è un bambino inglese di 9 mesi affetto da una gravissima e rarissima malattia, la sindrome della deplezione del Dna mitocondriale. I genitori, Chris e Connie, da mesi hanno lanciato una campagna per la raccolta di 1,3 milioni di sterline per tentare una terapia sperimentale negli USA, ma i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, dove è ricoverato il piccolo, si sono opposti. Per loro Charlie è senza speranza e quindi è inutile tenerlo in vita. Ne nasce una vertenza giudiziaria. Ad aprile scorso l’Alta Corte di Londra emette la sua condanna a morte, pienamente convinto di agire per il miglior interesse di Charlie e contro la volontà dei genitori. La mamma aveva detto: “Hanno eliminato i nostri diritti di genitori come se non fosse importato a nessuno. Il modo in cui siamo stati trattati dai medici nell'Ospedale di Great Ormond Street è stato disumano. Nostro figlio è sostanzialmente tenuto come prigioniero in ospedale". I genitori si sono appellati alla Corte Europa dei Diritti dell'Uomo e questa, in tempi molto più rapidi del previsto, ha dato ragione ai tribunali inglesi: «La decisione è finale», dicono i giudici di Strasburgo in nome del rispetto per la sovranità britannica.
L'Italia si è mobilitata, con preghiere ed appelli, per tentare di salvare Charlie Gard dalla morte sancita dal Tribunale. Sono state inviate una petizione al Presidente della Repubblica Italiana Mattarella perché conceda la cittadinanza italiana al bimbo -in quanto da italiano avrebbe garantito il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Carta Costituzionale e potrebbe recarsi negli Usa per le cure sperimentali -ed una lettera a Papa Francesco affinché faccia sentire la sua voce (finora rimasta muta! Il Papa 'chiacchierino' non ha parole in difesa di questo bambino!!!!!) e si decida ad intervenire con un atto pubblico. Purtroppo al momento tutto tace, dalla Santa Sede non una sola parola nei drammatici giorni vissuti dai genitori per salvare la vita al loro bambino. Nulla anche dal palazzo del Quirinale. Tutto tace. Un mutismo insolito. Un orribile silenzio che sa di vigliaccheria ed accondiscendenza. Di tutta la tristissima ed atroce vicenda si è ampiamente occupato il sito de LaNuovaBussolaQuotidiana dal quale ho tratto questo post.

Anche l'Italia ha il suo Charlie! Si chiama Emanuele, ha 10 anni, vive in provincia di Lucca e, seppur con la sua disabilità, riesce ad interagire con il mondo attorno a sé, ed anche se è  incapace di parlare e camminare, ha trovato nel gioco dei colori, il suo personalissimo e prezioso modo di comunicare, di parlare al mondo, di esprimersi, con tela, pennelli e tanti colori! QUI il suo sito.
 
Nei giorni scorsi, prima della decisione del Tribunale Europeo, anche la sua mamma ha inviato una lettera (un appello di mamma Chiara) ai giudici della Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) . Purtroppo invano.
 
Qui sotto il video che ritrae una giornata di Mele a scuola.
 
 
di Emanuele hanno scritto in tanti, questo articolo mi è piaciuto particolarmente:
 
"Mele, il bambino che parla con i colori"
 
" Un universo silenzioso, ma esplosivo di colori e di emozioni (...). Emanuele ha trovato una strada tutta sua per comunicare: la pittura.(...) I suoi lavori, già dal 2011 sono stati oggetto di mostre collettive e personali, anche oltre i confini della Versilia. Come un vero artista. Ed è proprio così ("un piccolo genio artista") che lo definisce il Prof. Paoli che ha dedicato a "Mele" il suo libro (...)"
Articolo apparso su 'Il Tirreno' il 13 settembre 2014
L'intero articolo QUI
 

martedì 16 maggio 2017

Tolkien: il segreto per un matrimonio felice


di Sonia Ritondale
J.R.R. Tolkien era un romantico. Quando incontrò la sua futura moglie, Edith, all'età di 16 anni, s'innamorò all'istante e iniziò mmediatamente un corteggiamento informale, invitandola regolarmente nelle sale da tè locali. Quando il sacerdote che gli faceva da tutore scoprì la sua storia d'amore, tuttavia, gli proibì di avere contatti con Edith sino all'età di 21anni, per non farlo distogliere dai suoi studi. Tolkien seppur a malincuore obbedì. Per 5 lunghi anni, attese l'unica donna certo che fosse la sua anima gemella. La sera del suo 21.mo compleanno, scrisse una lettera a Edith, dichiarandole il suo amore e chiedendola in sposa. Una settimana dopo, erano fidanzati in attesa del matrimonio.
 
Durante la sua vita, Tolkien scrisse poesie d'amore alla moglie e, nelle sue lettere agli amici, scrive di lei in maniera brillante. Ma forse il più famoso e intramontabile contributo alla sua amata sposa fu l'intrecciare la sua storia d'amore con la mitologia del Middle Earth nella storia di Beren e Luthien.
 
Scrisse al figlio, Christopher: "Non l'ho mai chiamata Edith Luthien - ma ella fu la fonte della storia che a quel tempo divenne la parte principale del Silmarillion. Fu all'inizio pensata in una piccola foresta, una radura traboccante di cicuta a Roos nello Yorkshire (dove fui per un breve periodo al comando di un avamposto di Humber Garrison nel 1917, e lei poté vivere con me per un pò). In quei giorni i suoi capelli color corvino, la sua carnagione chiara, i suoi occhi più brillanti come non li avevo visti mai......."
 
Neppure dopo la morte, Tolkien avrebbe lasciato la sua Edith. Fu seppellito accanto a lei e sotto un'unica lapide erano scritti i nomi di Beren e Luthien.
 
J.R.R. Tolkien fu felicemente sposato per 55 anni. Che cosa aveva Tolkien che molti matrimoni non hanno? Come lo fece funzionare? La risposta è semplice: capì che il vero amore implica l'abnegazione.
 
La nozione moderna di amore è puro sentimento e si focalizza soprattutto sull'io. Se qualcuno ti eccita, se ti fa palpitare allora si che puoi dire di essere innamorato secondo le definizioni moderne.
Proprio perché era profondamente legato a sua moglie Tolkien rigettava questa idea squallida sull'amore. Egli abbracciava invece l'idea cattolica del vero amore fondato sull'altro- qualcosa che richiede il sacrificio degli istinti naturali e un'azione determinata sulla volontà.
 
 
In una lettera al figlio Michael scrisse: 
"Nessun uomo può amare la sua sposa in anima e corpo senza un esercizio consapevole e deliberato della volontà, senza abnegazione. Ho sentito questo troppe poche volte in Chiesa, quasi mai fuori...
Quando il fascino finisce, o semplicemente le cose non vanno al meglio, l'uomo pensa di aver fatto un errore, che la vera anima gemella sia ancora da trovare. In realtà, la vera anima gemella risulterà essere solo la prima persona sessualmente attraente che gli capiterà davanti...
In realtà, la "vera anima gemella" è quella che hanno sposato... In questo mondo decaduto abbiamo come nostre uniche guide la prudenza, la saggezza (così poca in gioventù, troppo tardi nella vecchiaia), un cuore puro e la fedeltà nella verità..." 
 
Lo sforzo per la castità e la fedeltà non finisce mai...
L'essenza dell'amore è un atto di volontà. I sentimenti vanno e vengono nel matrimonio. Quelli che hanno matrimoni felici sono quelli che scelgono- scelgono di amare le loro mogli più di se stessi, che scelgono di sacrificare i loro desideri "a breve termine" per una felicità a lungo termine, quelli che "scelgono di dare invece che di prendere".
 
La vera gioia e la felicità senza fine nel matrimonio sono possibili. Innumerevoli matrimoni, incluso quello di Tolkien dimostrano il fatto. Ma non troveremo mai la gioia se siamo concentrati su noi stessi. Il paradosso è che ti devi dimenticare di te stesso per trovare la felicità che cerchi.
 
 
 Titolo originale: Tolkien: il segreto per un matrimonio felice
Fonte: Aleteia, 31/07/2015
 
TOLKIEN E IL SEGRETO PER UN MATRIMONIO FELICE
La vera gioia senza fine nel matrimonio è possibile, ma non la troveremo mai se siamo concentrati su noi stessi.

Nota di BastaBugie:
per leggere la biografia di Tolkien clicca QUI
Per approfondimenti sul Signore degli Anelli e Lo Hobbit, i capolavori di Tolkien, clicca QUI
 
 
 

martedì 7 febbraio 2017

'Amoris Laetitia' e la linea della dottrina cattolica

 
Ottima sintesi del direttore de La Nuova Bussola Quotidiana (QUI il sito)sulla situazione attuale della Chiesa, sul tradimento del magistero di sempre, della morale cristiano-cattolica e delle leggi di Dio compendiate nei dieci Comandamenti. Le 'aperture' dell'Amoris Laetitia in particolare per quanto riguarda la comunione ai cattolici divorziati e risposati o conviventi more uxorio, altro non fanno che relativizzare la Legge di Dio e dissacrare tre sacramenti: l'Eucarestia, il matrimonio e la confessione. Questo documento papale ha gettato nel caos l'intera Chiesa, dove una parte del clero si sente chiamato in causa ad interpretare liberamente ed in modo ampio il pensiero del Papa e ad agire di conseguenza in modo molto permissivo (i vescovi tedeschi hanno pubblicato un documento in cui dettano la linea per una rinnovata pastorale delle nozze e della famiglia alla luce dell’Amoris laetitia, in cui si dichiara che  in certi casi, anche due conviventi more uxorio potrebbero accedere all’eucaristia, così come scritto dal Papa),  mentre un'altra parte, sottoponendo 'Amoris Laetitia' al vaglio del magistero precedente, agisce secondo la legge immutabile della Dottrina della Santa Chiesa. Questo è quello che il Cardinale Prefetto Müller, nell'intervista a La Nuova Bussola Quotidiana (QUI l'intera intervista) si attende ed auspica quando dice: «La 'Amoris Laetitia' va interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa…. Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando 'Amoris Laetitia' secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del Papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica».

mercoledì 25 maggio 2016

MANIFESTO DI "VOICE OF THE FAMILY" /2

 
Un appello alla gerarchia della Chiesa
Come laici cattolici operanti nel movimento pro-life e pro-family siamo ben consapevoli, per le nostre esperienze quotidiane, delle profonde sfide cui la famiglia nel mondo moderno è chiamata a far fronte. Sappiamo anche come nulla sia più essenziale per rispondere con successo a tali sfide della coraggiosa testimonianza dei Vescovi della Chiesa Cattolica. Le conseguenze per la famiglia sono devastanti ogniqualvolta tale testimonianza sia assente.
Dopo aver attentamente studiato i documenti prodotti in ogni fase del processo sinodale e dopo aver osservato con allarme la loro tendenza a promuovere posizioni contrarie alla fede cattolica ed alla legge morale naturale, chiamiamo il Santo Padre, i Cardinali, i Vescovi ed ogni altro ordine nella Chiesa, ad assumere tutte le misure necessarie a proteggere l’integrità della Dottrina cattolica e, così facendo, a proteggere le nostre famiglie dalla devastazione provocata da una cultura di morte.

In particolare chiamiamo i Padri sinodali ed il Sinodo Ordinario a:
- sostenere con fermezza e senza ambiguità la dottrina per la quale il matrimonio è un’unione esclusiva ed indissolubile tra un uomo ed una donna e ribadire come tutti gli atti sessuali al di fuori del matrimonio, nonché qualsiasi forma di unione non-matrimoniale, rappresentano una grave offesa a Dio e sono gravemente dannosi per gli individui e per la società (Concilio di Trento)

- affermare con fermezza e senza ambiguità che l’adulterio è un peccato grave e che coloro che vivono in stato di adulterio non possono essere ammessi ai Sacramenti della Penitenza e della Santa Comunione, senza che prima si siano pentiti ed abbiano emendato la propria condotta di vita (Familiaris Consortio, Papa Giovanni Paolo II)
- riaffermare con fermezza e senza ambiguità l’insegnamento delle encicliche Casti Connubii e Humanae Vitae, per le quali la separazione dei fini procreativo ed unitivo dell’atto sessuale per mezzo di metodi contraccettivi è gravemente contraria alla legge morale ed ha conseguenze devastanti per la famiglia, per la società e per la Chiesa (Casti Connubii, Papa Pio XI)

- opporsi con fermezza e senza ambiguità alla “teoria del gender”, che nega la suddivisione fondamentale del genere umano in due soli sessi, maschile e femminile, entrambi con caratteristiche complementari e differenze proprie (Papa Benedetto XVI, 21.12 2012)
- sostenere con fermezza e senza ambiguità che gli atti omosessuali sono gravemente contrari all’ordine morale naturale, distruttivi per gli individui e per la società, e che nessuna forma di unione tra persone dello stesso sesso può esser approvata in alcun modo (Congregazione per la Dottrina della Fede, 03.06.2004) 

- opporsi con fermezza e senza ambiguità a qualsiasi metodo di riproduzione artificiale, che degrada la sessualità umana separando la procreazione dall’atto sessuale e che, nella gran maggioranza dei casi, conduce direttamente alla distruzione della vita umana nelle sue prime fasi (Congregazione per la Dottrina della Fede,  Donum Vitae e Dignitatis Personae)

- affermare e difendere con fermezza e senza ambiguità il diritto alla vita di ogni bambino non ancora nato, dal momento del concepimento, e di intraprendere azioni concrete per por fine al
flagello dell’aborto in qualsiasi sua forma, compresi i metodi contraccettivi abortivi (Evangelium Vitae, Papa Giovanni Paolo II)
- affermare con fermezza e senza ambiguità il diritto dei genitori ad essere gli educatori primari dei propri figli ed adottare provvedimenti immediati per tutelare genitori e figli contro qualsiasi violazione di questo diritto, risultando ciò sempre più urgente e grave (Familiaris Consortio, Papa Giovanni Paolo II)

- individuare ed adottare con fermezza e senza ambiguità misure per porre rimedio alla minaccia rappresentata per tutti i membri della famiglia umana dalla proliferazione della pornografia, specialmente se deliberatamente rivolta ai bambini, come nel caso di molti programmi “educativi” (Catechismo della Chiesa Cattolica)
- difendere con fermezza e senza ambiguità ogni uomo ed ogni donna che siano disabili, gravi o malati terminali, oppure prossimi al termine della vita, condannando con vigore qualsiasi forma di eutanasia e di “suicidio assistito” e chiamando ad un’azione concreta per combattere tale minaccia (Evangelium Vitae, Papa Giovanni Paolo II).

Rivolgendo questo appello, Voice of the Family agisce in ottemperanza ai compiti affidati dal canone 211 del Codice di Diritto Canonico:
“Tutti i fedeli hanno il dovere ed il diritto di impegnarsi perché l’annuncio divino della salvezza si diffonda sempre più fra gli uomini di ogni tempo ed in ogni luogo”.

E’ solo attraverso la predicazione del Vangelo di Gesù Cristo nella sua pienezza che una nuova cultura della vita e dell’amore può essere fondata su basi solide tra le rovine dell’attuale cultura di
morte.
Questo manifesto è stato pubblicato dai fedeli laici dell’unione internazionale pro-life and pro-family "Voice of the Family" per adempiere alle nostre responsabilità, come indicato nel canone 212 §3 del Codice di Diritto Canonico:
"In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi [i fedeli Cristiani] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro
pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi ed il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente
l’utilità comune e la dignità delle persone"
(Codice di Diritto Canonico)

 


martedì 24 maggio 2016

MANIFESTO DI "VOICE OF THE FAMILY" /1

Il futuro dell’umanità passa attraverso la famiglia
La famiglia costituisce la cellula basilare e la pietra angolare della società. E’ stata ordinata da Dio come luogo privilegiato, in cui la nuova vita giunge al mondo e viene allevata sino all’età adulta. E’qui che i figli devono essere istruiti ed è qui che devono in primo luogo imparare quei valori morali, che costituiscono il fondamento di ogni società davvero fiorente. E’ qui anche che coloro che sono resi deboli o vulnerabili dall’età, dalla malattia o dalla disabilità, vengono amati e curati.
Ogni famiglia è composta da esseri umani feriti dalle conseguenze del peccato originale e quindi non sempre realizza pienamente il proprio ideale. Per questa ragione le famiglie hanno bisogno di essere sostenute dalla Chiesa e dallo Stato, cui compete riconoscere la struttura familiare come voluta da Dio. Il bene di ogni società dipende dal bene delle famiglie che la compongono; “il futuro dell’umanità passa attraverso la famiglia” (Familiaris Consortio, San Giovanni Paolo II).
L’unione matrimoniale rappresenta “l’origine ed il fondamento” della famiglia (Arcanum Divinae, Papa Leone XIII). Quest’unione è stata istituita da Dio all’inizio dei tempi, quando Egli creò i nostri progenitori, Adamo ed Eva.
“Il provvidentissimo Iddio intese che quella coppia di coniugi fosse il principio naturale di tutti gli uomini, dal quale cioè dovesse propagarsi il genere umano e, attraverso generazioni mai interrotte,
conservarsi nel tempo” (Arcanum Divinae, Papa Leone XIII).
L’essenza del matrimonio consiste nell’unione coniugale tra un uomo ed una donna, unione che si contrae col mutuo consenso degli sposi (Codice di Diritto Canonico). Dio benedisse il primo uomo e la prima donna con le parole "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela" (Gen 1:28). L’unione matrimoniale è primariamente ordinata alla procreazione ed all’educazione dei figli e secondariamente alla mutua assistenza tra gli sposi(CastiiConnubii, Papa Pio XI).
Nostro Signore Gesù Cristo ha elevato il legame naturale del matrimonio a livello di Sacramento quando ha stabilito la nuova ed eterna Alleanza.
Egli ha inoltre confermato il piano originale di Dio sul matrimonio: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: ‘Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola’?” (Mt 19:4-6).
Il matrimonio sacramentale è un segno profondo dell’indissolubile unione tra Cristo e la Sua Chiesa (cfr. Ef 5:22-33). La Chiesa ha chiaramente e ripetutamente insegnato che “lo sciogliere il vincolo del connubio rato e consumato tra cristiani, non è in facoltà di nessuno” (Arcanum Divinae, Papa Leone XIII). Di conseguenza, “sono rei di manifesto delitto quei coniugi, i quali per qualunque motivo addotto vogliano stringersi in un nuovo vincolo matrimoniale innanzi che per morte resti sciolto il primo” (Arcanum Divinae, Papa Leone XIII).
Le situazioni che causano il “divorzio” o la separazione e che giungono a costituire nuove unioni sono molteplici e molte vicende personali suscitano anche grande comprensione. Tuttavia un’autentica cura pastorale deve sempre fondarsi sulla Verità.
 
E’ sempre la libera scelta dell’individuo, e soltanto questa, a separare dalla vita sacramentale della Chiesa. La Chiesa non esclude nessuno dei Suoi figli dalla Santa Comunione, ad eccezione di quelli che per primi hanno scelto di escludere essi stessi, commettendo un grave peccato manifesto. Dio dà sempre le grazie necessarie per rimanere liberi dal peccato mortale. La testimonianza di tanti coniugi, che non giungono a formare nuove unioni, attesta quanto reale sia tale assistenza. Molti sposi dovrebbero essere onorati ed accogliere tutto l’aiuto necessario dalla Chiesa.
La maggior parte degli esseri umani, che raggiungono l’età adulta, giunge al matrimonio, fonte di molte delle loro gioie più profonde. Spesso i matrimoni sono però segnati anche da sofferenze e difficoltà di vario genere e le coppie sposate necessitano dell’aiuto e del sostegno di altre famiglie, di amici, della Chiesa e dello Stato. Tale supporto è più che mai necessario in questo nostro tempo, in cui la famiglia è chiamata a far fronte a nuove, gravi sfide derivanti dal crescente predominio di ideologie false e perniciose in tutte le istituzioni politiche, sociali e religiose.

vanthuanobservatory

martedì 17 maggio 2016

Cirinnà, un’unione poco civile

PUBBLICO IL PRIMO ARTICOLO DELLA NUOVA PIATTAFORMA A RETI UNIFICATE in cui l'avvocato Paolo Panucci delinea i limiti e le contraddizioni della legge sulle 'unioni civili':
"La legge Cirinnà-Renzi-Alfano indica quali siano i requisiti minimi per la formazione di un’unione civile: due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un'unione civile”. Siamo di fronte ad una rivoluzione sociale, antropologica e giuridica: la parificazione del matrimonio uomo-donna a unioni civili tra due persone dello stesso sesso, senza che siano neppure richiesti l’omosessualità o l’esistenza di legami affettivi (che, ovviamente, nessuno potrebbe accertare come realmente sussistenti).
Gli unici requisiti previsti sarebbero il medesimo sesso e la presenza di due persone soltanto: queste potrebbero ottenere tutti i benefici del matrimonio - in particolar modo quelli alla pensione di reversibilità o al subentro nel contratto di locazione, nel caso di decesso di uno dei due, o la partecipazione all'assegnazione delle case popolari - semplicemente dichiarando di voler formare un’unione.
 
E’ evidente che qualunque coppia dello stesso sesso (due preti, due studenti universitari fuori sede, due semplici amici), tranne le persone escluse anche dal matrimonio (ossia i parenti tra loro), potrebbe dichiarare di voler formare un’unione e ottenere tutti i benefici del matrimonio.
 
Ma sorge spontaneo chiedersi: perché solo due e non di più? Perché zii e nipoti dello stesso sesso, che magari cercano di sopravvivere aiutandosi a vicenda, non possono ottenere gli stessi benefici?
L’attuale divieto di nozze per zii e nipoti di sesso opposto è facilmente intuibile: essendo il matrimonio finalizzato alla procreazione, il veto mira ad evitare l’incesto e tutto quel che ne consegue.
Ma poiché le unioni civili di due persone dello stesso sesso non sono e non possono essere finalizzate alla procreazione (poiché per loro natura non possono generare figli senza ricorrere a terze persone di sesso opposto) perché discriminare ingiustamente i parenti o le unioni poliamorose?

In realtà, le vere domande sono a monte: perché due persone dello stesso sesso che si amano non possono sposarsi? Perché la Costituzione tutela la famiglia fondata sul matrimonio uomo-donna e non altre unioni?
Art. 29: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Vi è una chiara correlazione tra famiglia e matrimonio, laddove la prima è identificata nella “società naturale” esistente sin dalla preistoria, composta da un uomo e una donna che, insieme, possono generare figli. Non si riconosce e tutela qualsiasi tipo di unione ma solo la famiglia fondata sul matrimonio uomo-donna per la sua caratteristica peculiare di poter generare i figli, perché questi sono fondamentali non solo per la coppia ma per tutta la collettività. Essi, infatti, assicurano il ricambio generazionale. Immaginiamo una società senza bambini: quante insegnanti, pediatri, educatori, assistenti sociali, editori etc. etc. sarebbero senza lavoro!
Il matrimonio uomo-donna è promosso e tutelato perché non si riduce ad una questione privata tra due persone ma coinvolge altri: i figli e la collettività intera.
 
La Costituzione, quindi, non tutela affatto gli eterosessuali in quanto tali: il legislatore fotografa una situazione, la famiglia composta da un uomo e una donna capaci, insieme, di generare figli, e la ritiene preziosa per la collettività proprio per la sua capacità intrinseca a procreare e ad assicurare il ricambio generazionale.
 
Che sia la funzione procreativa il motivo per cui viene tutelato in modo speciale l’unione uomo-donna lo si ricava dal termine stesso matrimonio che ha la sua radice nell’unione dei termini mater, madre (colei che genera) e munus (“dovere”, “funzione”, letteralmente dovere di essere madre) e da altre norme costituzionali: l’art. 31 agevola le famiglie con tanti figli e, soprattutto, “protegge la maternità”.
 
Nella Costituzione, quindi, è riconosciuta espressamente la particolare importanza del ruolo della mamma: non si tutela la donna in sé ma “la maternità”, ossia la funzione generatrice e allevatrice di figli: è, quindi, la maternità il vero bene per l’intera collettività, che non si limita al fatto di mettere al mondo i figli ma comprende anche il loro accudimento.
 
Altre norme ancora (artt. 30 e 36) confermano l’indissolubile rapporto tra genitori – cioè che generano – e figli ed il fatto che è la famiglia – e non i suoi singoli componenti – a trovare un suo riconoscimento specifico.
 
La famiglia fondata sul matrimonio, quindi, è un soggetto diverso dalla mera unione di due eterosessuali.
E’ un qualcosa di più che la Costituzione tutela in modo speciale perché coinvolge tutti.
 
Non vi è, quindi, alcuna discriminazione ingiusta nel trattare in modo diverso le unioni di persone di sesso diverso, rispetto a quelle dello stesso sesso: si tratta di situazioni completamente differenti. Al contrario, trattarle in modo simile significherebbe discriminare in modo ingiusto le prime a vantaggio delle seconde.

Non è poi vero che il riconoscimento delle unioni civili non toglierebbe nulla alle famiglie naturali: il testo di legge fa capire bene che, quando si riconosce un diritto a qualcuno, automaticamente si fa sorgere un dovere in capo ad un altro. In esso, infatti, si stabiliscono i costi che tutti i cittadini dovrebbero accollarsi per le pensioni di reversibilità ai superstiti delle unioni: dai 3,7 milioni per l’anno corrente, sino ai 16 milioni per il 2025, espressamente sottratti al fondo previsto per lo sviluppo del Paese, con sacrificio, quindi, della crescita dell’Italia e dell’occupazione dei giovani. E’ questo che la maggioranza degli italiani vuole?

Infine, nella legge sulle unioni civili la stepchild adoption è stata superata dal rinvio alla disciplina sull'adozione: è vero che la legge sulle adozioni non permetterebbe ad una coppia omo di adottare, ma la recente giurisprudenza, più volte, ha già permesso ai conviventi gay di adottare. Ergo il coniuge omo potrà adottare non solo il figlio del compagno ma qualsiasi altro minore.
Del resto la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha già chiarito che gli Stati sono sì liberi di decidere se introdurre, o meno, discipline che riconoscano le unioni omosessuali ma, ove lo facessero, esse dovrebbero essere in tutto e per tutto identiche al matrimonio eterosessuale, adozioni comprese. Ma è questo che gli italiani vogliono davvero?"
(Articolo a firma di Paolo Panucci, Avvocato, Consigliere Unione Giuristi Cattolici Italiani)
 
Tratto da QUI

 
 

venerdì 13 maggio 2016

A reti unificate

 
Da ieri 12 maggio 2016 è nato un nuovo sito: 'A reti unificate'.
Quando è in pericolo la vita, la famiglia, la libertà, l’educazione, la religione, il bene comune, la piattaforma A RETI UNIFICATE
chiama a raccolta chi tra i media vuole intervenire nel dibattito per incoraggiare, spronare, denunciare, avvertire e far riflettere i lettori al fine di innescare nell’opinione pubblica una sana reazione a catena.È una piattaforma che rappresenta una aggregazione libera di testate e siti che contano così di dare più forza e incisività alle proprie ragioni.
La prima uscita di A reti unificate mette sotto la lente di ingrandimento il disegno di legge sulle unioni civili. 

da domani (13 maggio) pubblicheranno in contemporanea contributi e riflessioni di diversi autori per evidenziare contraddizioni ed aspetti iniqui di una legge che mina alla radice l’istituto del matrimonio e non farà il bene dei bambini.
Questo il calendario degli articoli:

 
  • Venerdì 13 maggio: Paolo Panucci, Avvocato, Consigliere Unione Giuristi Cattolici Italiani.
    Cirinnà, un’unione poco civile
  • Lunedì 16 maggio: Stephan Kampowski, Professore ordinario di Antropologia Filosofica presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.
    Il matrimonio: un affare soltanto privato?
  • Mercoledì 18 maggio: Tommaso Scandroglio, Docente di Etica e bioetica presso l’Università Europea di Roma.
    Da oggi l’omosessualità è un bene giuridico
  • Venerdì 20 maggio: Stefano Fontana, Direttore dell'Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa.
    Le Unioni civili stringono all’angolo la libertà religiosa
  • Lunedì 23 maggio: Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta.
    Dopo la Cirinnà. Che fare?
 
 

giovedì 25 febbraio 2016

Ddl Cirinna'-Alfano-Galantino

Unioni (in)civili: accordo fatto nella maggioranza di governo. Per evitare la caduta dello stesso, Renzi lo sottoporrà al voto di fiducia. E' stata stralciata la stepchild adoption (adozione del figliastro) ed aggiustati gli articoli 2 e 3 per evitare l’equiparazione al matrimonio naturale, tra uomo e donna. In questo modo questo ddl sarà votato anche dall’NCD di Angelino Alfano, seguirà l'approvazione del Senato, sempre che non abbia qualche esito il ricorso alla Corte Costituzionale di una cinquantina di senatori per essere stato violato l’articolo 72 della Costituzione, che impone il passaggio di ogni disegno di legge dalla Commissione competente. Il ddl Cirinnà così modificato è diventato accettabile ed auspicabile, obiettivo congiunto voluto sia dal leader dell’NCD sia dal segretario della Conferenza Episcopale, mons. Galantino: sì alle unioni civili (distinte dal matrimonio), no alle adozioni. Renzi, il mister Bean di casa nostra, è l’attore principale ma una mano decisiva gliel’ha data il segretario della CEI che ha garantito il via libera alle unioni gay, se prive dell’adozione e di alcune attribuzioni matrimoniali. È questo senz’altro il dato più sconcertante! Soprattutto se messo a confronto con l’atteggiamento della CEI nel 2007, che promosse il Family Day per bloccare i Di.Co.
Cosa è cambiato da allora?  Considerato che le coppie omosessuali conviventi in Italia risultano essere 7500 su oltre 24 milioni di nuclei familiari, dove le coppie sono formate da un uomo e da una donna, nel rispetto della legge naturale? Purtroppo ciò che in realtà è cambiato è l’atteggiamento dei vertici della Chiesa italiana, Papa compreso (che ha asserito di non volersi immischiare nei fatti della politica italiana), che appaiono oggi più inclini al compromesso politico oltre che ad accettare una visione della Chiesa slegata dalla legge naturale, dalla morale cattolica ed in netto contrasto con il Magistero e gli insegnamenti di Gesù Cristo.

martedì 16 febbraio 2016

L'uomo contesta la propria natura



 
Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi.
La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà.

La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo.
PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI DELLA CURIA ROMANA
DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sala Clementina
Venerdì
, 21 dicembre 2012


martedì 9 febbraio 2016

La famiglia: sogno di Dio


'La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità.
 Come affermò il beato Paolo VI, la Chiesa ha sempre rivolto «uno sguardo particolare, pieno di sollecitudine e di amore, alla famiglia ed ai suoi problemi. Per mezzo del matrimonio e della famiglia Iddio ha sapientemente unito due tra le maggiori realtà umane: la missione di trasmettere la vita e l’amore vicendevole e legittimo dell’uomo e della donna, per il quale essi sono chiamati a completarsi vicendevolmente in una donazione reciproca non soltanto fisica, ma soprattutto spirituale. O per meglio dire: Dio ha voluto rendere partecipi gli sposi del suo amore: dell’amore personale che Egli ha per ciascuno di essi e per il quale li chiama ad aiutarsi e a donarsi vicendevolmente per raggiungere la pienezza della loro vita personale; e dell’amore che Egli porta all’umanità e a tutti i suoi figli, e per il quale desidera moltiplicare i figli degli uomini per renderli partecipi della sua vita e della sua felicità eterna'.
Dal “DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO
DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA” presso la Sala Clementina il giorno 22 gennaio 2016

 

martedì 2 febbraio 2016

Lo scrigno della famiglia


In questa linea sentiamo il dovere di rilanciare la voce della famigliatesoro inesauribile e patrimonio universale – perché sia tutelata, promossa e sostenuta da politiche veramente incisive e consistenti: sono la condizione per aiutare – come già avviene in altri Paesi – la nascita dei figli che – come ha detto Papa Francesco – “non sono un problema di biologia riproduttiva”; tra l’altro, “una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa”(Papa Francesco 11.02.2015).
 
Per questa ragione, come abbiamo rilevato altre volte, l’indice di natalità è un segnale decisivo per valutare lo stato di un Paese, e pertanto dovrebbe essere da tutti meglio considerato.
Inoltre, sempre più vengono a galla – nel sentire della gente – l’amore e la convinzione per cui la famiglia, come prevede la nostra Costituzione,
è il fondamento e il centro del tessuto sociale, il punto di riferimento, il luogo dove ricevere e dare calore, dove uscire da sé per incontrare l’altro nella bellezza della complementarietà e della responsabilità di nuove vite da generare, amare e crescere.

Per questo ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perché riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità. Auspichiamo che nella coscienza collettiva mai venga meno l’identità propria e unica di questo istituto che, in quanto “soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia” (Compendio per la Dottrina Sociale).

Sul fronte vitale della famiglia si è accesa una particolare attenzione e un acceso dibattito.
È bene ricordare che i Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso, che tutti dobbiamo apprezzare e custodire come il patrimonio più caro e prezioso, coscienti che
“non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione” (Papa Francesco 22.01.2016)
In questo scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia, vi è una punta di diamante: i figli.

Il loro vero bene deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto,
sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali,dove respirare un preciso respiro: “I bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”(Papa Francesco 17.11.2014)
 
Conferenza Episcopale Italiana
CONSIGLIO PERMANENTE
Roma, 25 - 27 gennaio 2016
Prolusione del Presidente il card. Angelo Bagnasco
 
 
 












 
 

martedì 26 gennaio 2016

Unioni (in)civili: una grande bugia di Renzi&Co

 
'E' l'Europa che ce lo chiede'. Un refrain che i mass-media italiani introducono nelle nostre case fino alla nausea, una sorta di lavaggio del cervello collettivo e a tappeto. E' vero? E se così fosse, obbedire diventa doveroso? E' vero che l'Italia è l'unico Paese europeo che ancora non ha legiferato in materia? Renzi ha detto proprio così, che in pratica siamo rimasti l’unico Paese dei 28 dell’Unione Europea a non aver ancora le 'unioni civili' aggiungendo poi che a tale eccezione occorre al più presto porre rimedio. Alle bugie Renzi ci ha abituati fin dal primo giorno del suo 'governo abusivo'(ecco-le-sette-menzogne-capitali-di-renzi-pinocchio). Anche questa è una bugia, una colossale bugia! Renzi è forse male informato oppure è in mala fede? Numeri alla mano c’è da temere purtroppo che la seconda delle due ipotesi sia quella esatta. Nei Paesi aderenti all'Unione Europea il cosiddetto 'matrimonio omosessuale' è in vigore in 12 Stati membri mentre l’unione civile in altri quattro. Gli Stati ove invece non solo non esiste ma nemmeno è in discussione sono 12.
In tutta Europa il 'matrimonio' è presente in:
Spagna, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia (non fa parte dell'UE), Svezia, Irlanda, Grecia.
Mentre in:
Svizzera (non fa parte dell'UE), Germania, Austria, Ungheria e Croazia vige l’unione civile.
In Russia, nell'intera Europa orientale e nell'Asia non esiste nè viene prospettato.
Nel resto del mondo il 'matrimonio omosessuale' vige soltanto in meno di 20 degli oltre 200 Stati membri dell’Onu; In Africa esiste solo in Sudafrica; Nelle Americhe esiste in Canada, in 37 Stati membri degli USA, in Messico (in 5 Stati della Federazione su 31) in Brasile, in Uruguay ed infine nel grande continente dell'Oceania esiste solo in Nuova Zelanda.

lunedì 11 gennaio 2016

E' tempo di combattere.....in ginocchio

 
Urge chiedere l'aiuto al Signore, alla Vergine Maria, a san Giuseppe suo castissimo Sposo ed a tutte le potenze del Cielo per fermare l'approvazione della legge Cirinnà che introdurrebbe in Italia il 'matrimonio' tra persone dello stesso sesso con la conseguente adozione di bambini ed il mercimonio dell'utero in affitto.
 
Il sito http://www.unoradiguardia.it/ ci illumina sulla lodevole iniziativa di pregare per questo scopo e cliccando sul link si potranno trovare tutte le informazioni e la possibilità di scegliere l'ora di preghiera che più ci aggrada.
 
Il Disegno di legge sulle cosiddette unioni civili arriverà in Aula al Senato il 26 gennaio, dopo mesi di braccio di ferro all'interno della Commissione Giustizia, dopo il rinvio ottenuto grazie alla resistenza di piazza, culturale e politica portata avanti negli ultimi mesi da tanti singoli e associazioni, ma come cattolici possiamo e dobbiamo fare di più. 

Sappiamo che questa non è una semplice lotta politica, è una battaglia escatologica delle forze del Bene contro quelle del Male ecco perché occorre che ci prepariamo per combattere insieme e combattere in ginocchio.
 Dal 5 al 26 gennaio e per i tre giorni della discussione del testo (ovvero fino al 30 gennaio) siamo chiamati in modo speciale a pregare per questa intenzione. Come?
Scegliendo la nostra Ora di Guardia e impegnandoci a pregare per 60 minuti, da soli o in compagnia, in Chiesa o in qualsiasi altro luogo, iniziando con l’invocazione che trovate su questo sito (qui) per fermare il ddl sulle cosiddette unioni civili.

In compagnia di Maria, di San Giuseppe e dei Santi, grazie all’intercessione dei quali ogni cosa ci può essere accordata da Dio se è secondo la Sua Volontà e per il Bene del suo popolo.

Scegliamo la nostra Ora dunque, e invitiamo a pregare anche i nostri amici e conoscenti, altrimenti ogni sforzo umano non porterà frutto. 
Se preghiamo con fede, con perseveranza e chiediamo nel nome di Gesù, ogni cosa ci verrà concessa: “In verità vi dico: se due di voi, sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro “. (Mt. XVIII, 19)

A noi la battaglia, a Dio la vittoria!