La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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venerdì 21 ottobre 2022

E' di nuovo autunno

 


All'autunno 

Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
tu, intima amica del sole al suo culmine,
che con lui cospiri per far grevi e benedette d’uva
le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
e colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;
tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme
i gusci di nocciola e ancora fai sbocciare
fiori tardivi per le api, illudendole
che i giorni del caldo non finiranno mai
perché l’estate ha colmato le loro celle viscose:

chi non ti hai mai vista, immersa nella tua ricchezza?
Può trovarti, a volte, chi ti cerca,
seduta senza pensieri sull’aia
coi capelli sollevati dal vaglio del vento,
o sprofondata nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
intontita dalle esalazioni dei papaveri, mentre il tuo falcetto
risparmia il fascio vicino coi suoi fiori intrecciati.
A volte, come una spigolatrice, tieni ferma
la testa sotto un pesante fardello attraversando un torrente,
o, vicina a un torchio da sidro, con uno sguardo paziente,
sorvegli per ore lo stillicidio delle ultime gocce.

E i canti di primavera? Dove sono?
Non pensarci, tu, che un musica ce l’hai.
Nubi striate fioriscono il giorno che dolcemente muore,
e toccano con rosea tinta le pianure di stoppia:
allora i moscerini in coro lamentoso, in alto sollevati
dal vento lieve, o giù lasciati cadere,
piangono tra i salici del fiume,
e agnelli già adulti belano forte del baluardo dei colli,
le cavallette cantano, e con dolci acuti
il pettirosso zufola dal chiuso del suo giardino:
si raccolgono le rondini, trillando nei cieli.

(John Keats)


To Autumn


Season of mists and mellow fruitfulness
Close bosom-friend of the maturing sun
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eaves run;
To bend with apples the moss'd cottage-trees,
And fill all fruit with ripeness to the core;
To swell the gourd, and plump the hazel shells
With a sweet kernel; to set budding more,
And still more, later flowers for the bees,
Until they think warm days will never cease,
For Summer has o'er-brimm'd their clammy cells.

Who hath not seen thee oft amid thy store?
Sometimes whoever seeks abroad may find
Thee sitting careless on a granary floor,
Thy hair soft-lifted by the winnowing wind;
Or on a half-reap'd furrow sound asleep,
Drows'd with the fume of poppies, while thy hook
Spares the next swath and all its twined flowers:
And sometimes like a gleaner thou dost keep
Steady thy laden head across a brook;
Or by a cider-press, with patient look,
Thou watchest the last oozings hours by hours.

Where are the songs of Spring? Ay, where are they?
Think not of them, thou hast thy music too,-
While barred clouds bloom the soft-dying day,
And touch the stubble-plains with rosy hue;
Then in a wailful choir the small gnats mourn
Among the river sallows, borne aloft
Or sinking as the light wind lives or dies;
And full-grown lambs loud bleat from hilly bourn;
Hedge-crickets sing; and now with treble soft
The red-breast whistles from a garden-croft;
And gathering swallows twitter in the skies.


mercoledì 30 settembre 2020

Una massima



«Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; 
molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità».
Alexis Carrel
(Riflessioni sulla condotta della vita )

giovedì 21 marzo 2019

Benedetta la primavera!



La goccia che cade dal tetto
batte il piede sulla soglia.
C’era una gemma ed or c’è una foglia,
se c’era un’erba ti guarda un fioretto.
Ti guarda un fiore che ieri non c’era.
Benedetta primavera.


Favilla d’oro da un fuoco
esce l’ape al suo bel gioco.
I fiori conta per quanti sono,
prima li punge poi chiede perdono.
Al bimbo il miele a Dio la cera.
Benedetta la primavera.


Esci tepido il coniglio.
Nasce l’agnello su un ciuffo d’erbetta,
cammina adagio e sua madre l’aspetta.
Lo dice a tutti che quello è suo figlio,
che ha patito, che spera.
Benedetta la primavera.


Brilla il grano, capelli fini
del campo, come ai bambini.
Spino di canto un uccello si sente.
Lo cerca l’occhio di un’acqua innocente,
neve sfatta come cera.
Benedetta la primavera.

(Renzo Pezzani)

lunedì 11 giugno 2018

Insegnami a trovarTi!

 
Oh Gesù, mio Redentore e Signore,
impastata di terra e di colpe,
porto nell'anima la ferita del tuo Amore
e le cicatrici dei miei peccati.
Troppe volte ho dimenticato di guardarmi
allo specchio della tua immagine.
Troppe volte ho ammirato il riflesso
della mia corruttibilità,
credendo di aver trovato la tua Santa Sembianza Umana.
Perdona il mio sguardo deturpato
e corrotto dall'amor proprio.
Insegnami a guardarmi! 
Insegnami a trovarTi!   

sabato 24 ottobre 2015

Diversi e uniti


 
L'uomo è la più elevata delle creature.
La donna è il più sublime degli ideali.
Dio fece per l'uomo un trono, per la donna un altare.
Il trono esalta, l'altare santifica.

L'uomo è il cervello. La donna il cuore.
Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.
La luce feconda, l'amore resuscita.
L'uomo è forte per la ragione.
La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.

L'uomo è capace di tutti gli eroismi.
La donna di tutti i martìri.
L'eroismo nobilita, il martirio sublima.
L'uomo ha la supremazia.
La donna la preferenza.
La supremazia significa forza;
la preferenza rappresenta il diritto.

L'uomo è un genio. La donna un angelo.
Il genio è incommensurabile;
l'angelo indefinibile.
L'aspirazione dell'uomo è la gloria suprema.
L'aspirazione della donna è la virtù estrema.
La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.

L'uomo è un codice. La donna un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
L'uomo pensa. La donna sogna.
Pensare è avere il cranio di una larva;
sognare è avere sulla fronte un'aureola.

L'uomo è un oceano. La donna un lago.
L'oceano ha la perla che adorna;
il lago la poesia che abbaglia.
L'uomo è l'aquila che vola.
La donna è l'usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio;
cantare è conquistare l'Anima.

L'uomo è un tempio. La donna il sacrario.
Dinanzi al tempio ci scopriamo;
davanti al sacrario ci inginocchiamo.

Infine:
l'uomo si trova dove termina la terra,
la donna dove comincia il cielo.

- Victor Hugo -

mercoledì 26 novembre 2014

Prima che arrivi il gelo



Herbst
Die Blätter fallen, fallen wie von weit,
als welkten in den Himmeln ferne Gärten;
sie fallen mit verneinender Gebärde.

Und in den Nächten fällt die schwere Erde
aus allen Sternen in die Einsamkeit.

Wir alle fallen. Diese Hand da fällt.
Und sieh dir andre an: es ist in allen.

Und doch ist Einer, welcher dieses Fallen
unendlich sanft in seinen Händen hält.

(Reiner Maria Rilke)



                      Autunno
Le foglie cadono, cadono come
da lontano, come da remoti giardini
che avvizziscono in cielo,

con gesto che nega esse cadono. 

E nelle notti, grave, anche la terra
cade dagli astri, in solitudine.


Cadiamo tutti. Questa mano cade.
osserva gli altri, vedi, in tutti accade.


Eppure esiste Qualcuno che nelle sue mani,
con dolcezza infinita,

tiene tutto questo cadere senza fine.

 

 

mercoledì 1 ottobre 2014

VIVERE D’AMORE

 
Alla sera d’Amore, parlando senza parabole, Gesù diceva: “Se qualcuno mi vuole amare per tutta la vita, osservi la mia parola. Mio Padre ed Io verremo a visitarlo. E facendo del suo cuore la nostra dimora, venendo a lui lo ameremo sempre!
 
Vivere d'amore è custodirti, Verbo increato! Parola del mio Dio! Io t'amo, e tu lo sai, divino Gesù! Lo Spirito d'amore m'incendia col suo fuoco. Amando Te attiro il Padre, che il mio debole cuore conserva, senza scampo. O Trinità! Sei prigioniera del mio amore.
 
Viver d’amore è vivere della tua Vita, Re glorioso, delizia degli Eletti! Tu vivi per me, nascosto nell’ostia… Io voglio per Te nascondermi, o Gesù! Agli amanti occorre solitudine, un cuore a cuore che duri notte e giorno. Solo il Tuo sguardo fa la mia beatitudine.
Vivo D’amore! Morire d’amore, ecco la mia speranza. Quando vedrò spezzarsi i miei lacci, il mio Dio sarà la mia Gran Ricompensa: non voglio possedere altri beni. Del suo amore voglio essere infiammata, voglio vederlo, unirmi a Lui per sempre.
Ecco il mio cielo… ecco il mio destino.
Vivere d’Amore!
 
Tratto da poesie di santa Teresa del Bambino Gesù
Leggi anche Storia di un'anima di santa Teresa del Bambino Gesù
 
Oggi la Santa Chiesa ricorda santa Teresa del Bambino Gesù come Vergine e Dottore della Chiesa, qui la biografia
 
 

mercoledì 19 marzo 2014

...e caro papà

                                                                    
                                

                              
                              Babbo              
      
Babbo, quando eravamo piccini
tu ci tenevi sui tuoi ginocchi,
non avevamo balocchi
perchè eravam poverini;
ma nella stanza oscura,
quando calava la sera
anche se la stagione era dura
facevi nascere la primavera.
Illuminavi la stanza di stelle,
di lucciole, di fiammelle,
la riempivi di fiori,
di trilli, di canti, di odori:
Gli angeli venivano a cento
avvolti nel velo del vento
e con i gigli fatati
sfioravano i nostri occhi,
ci davano sogni incantati,
facevan di noi lievi fiocchi,
fiocchi leggeri in cammino
per un viottolino di stelle........
Babbo, che nostalgia
di sedere sui tuoi ginocchi,
di sentire nel sonno
i tuoi occhi vegliarmi.
E addormentare il mio dolore,
e addormentare il mio tormento,
essere un fiocco nel vento
e un canto per il tuo cuore.
Ma se ti vengo accanto
nella casina di terra,
quella che ti rinserra
e dove sei tutto solo,
non c'è per te che il mio pianto,
non c'è per me che il tuo canto,
nel canto dell'usignolo.
 
(Lilla Lipparini) (1951/1952)

martedì 17 dicembre 2013

Ed è subito sera.....

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

(S. Quasimodo)

Una lirica breve, intensa e ricca di significati nascosti che affiorano in superficie solo ad un'esamina attenta ed aperta all'ascolto. Non credo sia una poesia tristemente desolante e solitaria, come la critica vorrebbe trasmetterci, ma essa illumina il percorso oggettivo e soggettivo dell'uomo - inteso anche come intera umanità - in cammino lungo i sentieri della storia. Ogni uomo di fronte a Dio (OGNUNO STA SOLO)ha un rapporto esclusivo, di solitudine luminosa e gioiosa; ogni uomo è solo con il Solo per poter apprendere e comprendere meglio il significato del suo esistere come essere finito e come creatura desiderata ed eterna.
Ogni uomo è solo davanti al suo Dio, per meglio apprendere ed ascoltare le parole d'amore che Egli sussurra al suo orecchio pudico ed attento. Il rapporto d'amore tra Dio e l'uomo è rapporto unico ed esclusivo, colmo di brezza fine e penetrante che pervade la fibra più intima dell'essere umano, creatura sempre in debito ma meravigliosamente incosciente del tributo d'amore che deve al suo Signore........
 
Vi dono un momento di grande respiro e di infinita bellezza tra le candide nevi delle alture che arrivano a toccare il cielo!
 
Lo confesso, sono stata in questo angolo di cielo per rubare un po' di natura e portarla in casa mia! Per i lavoretti di Natale.....No, purtroppo quello che lambisce il cielo non sono io.....io sono quella che, con i piedi per terra, taglia e raccoglie rami.....
 
 


 


martedì 3 dicembre 2013

Avvento

In silenzio la neve aveva guadagnato i campi, le strade.
Era venuta la notte, portata da una bava di levante.
Alla mattina dopo gli uomini camminavano senza rumore e senza ombra.
Tutta coperta di neve, la campagna pareva pervasa da una profonda umiltà, quasi nell'aspettazione di un evento sovrumano.
E tutte le case erano animate da un movimento insolito.
C'era chi andava a far legna, chi castrava le castagne, chi spennava i polli sulla
porta.
Da un forno acceso giungeva il crepitìo delle fascine, un odor di buono; da qualche cucina il frullo di un mattarello. (F.Tombari)

 

lunedì 23 settembre 2013

Accadde oggi

 
Questo è il paradosso dell’amore fra un uomo e una donna:
due infiniti si incontrano con due limiti;
due bisogni infiniti di essere amati
si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare.
E solo nell’orizzonte di un amore più grande
non si consumano nella pretesa e non si rassegnano,
ma camminano insieme verso una pienezza della quale
l’altro è segno.
 
 
Meted hoy en los ojos el aliento
del mundo, el resplandor del dia!
 
(Riempitevi oggi gli occhi del respiro
del mondo, dello splendore del giorno).

Claudio Rodríguez
(Con media azumbre de vino)

Il testo integrale qui

giovedì 20 settembre 2012

Idilio Dell' Era, 'pellegrino di bellezza'


NATO A CHIUSI L’11 NOVEMBRE 1904, MARTINO CECCUZZI FU COSTRETTO, ANCORA FANCIULLO, A TRASFERIRSI CON IL PADRE FERROVIERE A FIRENZE, POI IN MAREMMA NEI PRESSI DI MONTELISCALI. IN SEGUITO, SEGUENDO LA SUA VOCAZIONE PER IL SACERDOZIO, SI ISCRISSE PRIMA AL SEMINARIO DI GROSSETO , SUCCESSIVAMENTE, A QUELLO DI SIENA. QUI EBBE INIZIO IL SUO AMORE PER LA NOSTRA CITTÀ, IL CUI MISTICISMO GLI ISPIRÒ GIÀ ALLORA ALCUNE COMPOSIZIONI POETICHE. DOPO AVER PRESO I VOTI, FU PARROCO DI ALCUNE LOCALITÀ DELLA MAREMMA, COME RAVI, ISTIA DI OMBRONE E, DAL 1932 ALLA FINE DELLA GUERRA, CASAL DI PARI DOVE, ACCUSATO DI AIUTARE I PARTIGIANI, FU MESSO AL MURO DAI FASCISTI E SALVATO SOLO GRAZIE ALLA COLLETTA DEI SUOI PARROCCHIANI.SUA COMPAGNA COSTANTE, OLTRE ALLA FEDE, È STATA LA POESIA, NON SOLO NEL SENSO DELLE COMPOSIZIONI POETICHE, MA IN QUELLO MOLTO PIÙ AMPIO, DELLA CONTINUA RICERCA DEL BELLO E DELL’ASSOLUTO.


NEGLI ANNI 80’ HA INIZIO LA MALATTIA DI DON MARTINO CECCUZZI, MALATTIA CHE LO PORTO’ ALLA PERDITA DELLA MEMORIA E ALL’ ALLONTANAMENTO – PER NECESSITÀ DI CURE – DALLA SUA SIENA, NELLA QUALE, QUANDO GLI FU POSSIBILE, ANCHE PER BREVI PERIODI, TORNO’, OSPITE DEL PARROCO DI BRENNA (DON BARI), DOVE GLI AMICI E GLI EX ALLIEVI ANDARONO PIU’ VOLTE A TROVARLO, COME NON MOLTI ANNI PRIMA ERANO SOLITI FARE A TOIANO, NELLA “DOMUS BONITATIS”, LA CASINA CHE IDILIO AVEVA DEFINITO “PICCOLA COME UN GUSCIO DI NOCE” .
 
IL 18 GIUGNO 1988, IL GRANDE POETA E SCRITTORE SENESE DON MARTINO CECCUZZI, MEGLIO CONOSCIUTO CON LO PSEUDONIMO DI IDILIO DELL’ERA, MORIVA A MANZIANA, SUL LAGO DI BRACCIANO, PRESSO LA NIPOTE CHE DA ALCUNI ANNI LO AVEVA ACCOLTO IN CASA SUA. SECONDO LE SUE VOLONTÀ, È STATO SEPPELLITO NEL CIMITERO DELLA MISERICORDIA DI SIENA.
(Tratto da  www.idiliodellera.org).
 
Don Martino ci lascia un'eredità infinita: la Bellezza che attinge dal grande Cuore di Dio. Le sue opere sembrano aver attinto dalla multiforme sapienza di Dio, sembrano aver 'rubato' a Dio il segreto della sua Divinità.....  



giovedì 2 agosto 2012

El trozo de tierra

Amo el trozo de tierra
(Da: Cento sonetti d'amore - XVI)
Amo el trozo de tierra que tú eres,
porque de las praderas planetarias
otra estrella no tengo. Tú repites
la multiplicación del universo.

Tus anchos ojos son la luz que tengo
de las constelaciones derrotadas,
tu piel palpita como los caminos
que recorre en la lluvia el meteoro.

De tanta luna fueron para mí tus caderas,
de todo el sol tu boca profunda y su delicia,
de tanta luz ardiente como miel en la sombra

tu corazón quemado por largos rayos rojos,
y así recorro el fuego de tu forma besándote,
pequeña y planetaria, paloma y geografía.


 
Amo il pezzo di terra
Amo il pezzo di terra che tu sei,
perché delle praterie planetarie
altra stella non ho. Tu ripeti
la moltiplicazione dell'universo.

I tuoi grandi occhi son la luce che posseggo
delle costellazioni sconfitte,
la tua pelle palpita come le strade
che percorre la meteora nella pioggia.

Di tanta luna furon per me i tuoi fianchi,
di tutto il sole la tua bocca profonda e la sua delizia,
di anta luce ardente come miele nell'ombra

il tuo cuore arso da lunghi raggi rossi,
e così percorro il fuoco della tua forma baciandoti,
piccola e planetaria, colomba e geografia.


Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto 
Pablo Neruda (Parral 12 luglio 1904- Santiago 23 settembre 1973)

Di Pablo Neruda non condivido il suo impegno politico, ma  è indiscutibile il suo talento artistico e mi piacciono moltissimo le sue poesie. Questa è una delle mie poesie preferite. Pablo Neruda è stato un'anima tormentata, alla ricerca di Dio, senza la consapevolezza di averlo trovato. Lo ha cercato nelle parole d'amore e di passione, ma non ha mai avuto il coraggio di aprirgli il cuore. Le sue poesie sono un costante richiamo verso l'essenza della vita che gli appare nelle forme, nei gesti e nello sguardo della donna amata. In lei egli percepisce la sacralità della vita e dell'amore, la bellezza del mondo, della natura e dell'intero creato: 'En tu abrazo yo abrazo lo que existe,/ la arena, el tiempo, el árbol de la lluvia' (Cien sonetos de amor - soneto VIII),(nel tuo abbraccio io abbraccio ciò che esiste, l'arena, il tempo, l'albero della pioggia). Nella poesia egli sente di partecipare alla bellezza del mondo e della Divinità: '...penso che la poesia sia un'azione passeggera o solenne in cui entrano in pari misura la solitudine e la solidarietà, il sentimento e l'azione, l'intimità dell'individuo, l'intimità dell'uomo e la segreta rivelazione della natura.....' (Discurso de Stockholm).

Nei suoi versi traspare questo amore appassionato, incondizionato verso la vita in tutte le sue manifestazioni, anche se a volte, questo sentimento appare ossessionato dalla preoccupazione della morte, e l'intera poesia nerudiana manifesta sempre la stessa preoccupazione d'ordine metafisico. Egli nel suo cuore sente il messaggio d'amore che Dio vi ha scritto, sa che l'essere umano, fatto ad immagine e somiglianza di Dio, è stato creato per l'eternità, per l'amore, per la gioia, per la vita eterna, ma purtroppo, rifiutando l'amore di Dio, non dona alla sua anima la libertà di respirare l'aria dell'eterna vita, l'amore perde il suo palpito celeste, il cuore si impadronisce di un acuto senso di inquietudine e di dolore, la poesia si colora di acute note di tristezza nelle quali si accentua la paura dell'assenza della donna amata. Pablo Neruda credo abbia trascorso inconsapevolmente la sua vita alla ricerca di Dio, lo ha cercato nell'amore, nel volto della donna amata, nella colore della terra, nel profumo del pane, nel verde della natura, nel silenzio dell'acqua, in ogni parola delle sue poesie; spero, con tutto il cuore, che il Signore si sia fatto trovare nel suo ultimo respiro di poeta inquieto ma in continua ricerca.      

martedì 22 maggio 2012

O musicale Dio


Tu che i silenzi popoli di note,
o musicale Dio, fammi conforme
alle tue stelle immemori e remote.....

(Polifonia Sacra - Idilio Dell'Era)

domenica 20 maggio 2012

L' Assente, Presenza Universale

Cristo è asceso al Cielo, nell'abbraccio amoroso ed eterno del Padre, nel fuoco di silenzio e di pace dell'Eterno Spirito. Nulla lo ha mai separato e nulla lo separerà. Egli dal grembo Immacolato di Maria si specchia nella limpida memoria del creato, che arde dal desiderio della redenzione e dell'antico splendore. Dal grembo, dal sentore di terra dolce ed ubertosa, della Sua Santa Madre, ama la terra piena di canti, di voci, di desideri, di pianti e di dolori. La Sua è già Presenza dall'Eternità, Presenza che feconda la terra tutta di nuovo vigore, la pasce, la fa germogliare di nuovi frutti..... Nel grembo vive la Vita Trinitaria in modo misterioso e tenero, sa di dolcezza, di amore, di comprensione, di tenerezza, di accoglienza. Ora torna nella Sua Divina Patria, mai lasciata. Ora è l'Assente, ma anche il Presente, il Divino Viandante che ci accompagna...

Questi versi del grande poeta don Martino Ceccuzzi (in arte Idilio Dell'Era)ci regalano una visione chiara della presenza di Cristo in mezzo a noi.

"Ma tu passavi forestiero,
sedevi all'ombra dei poveri
sulle porte logore di vento.
Eri il demente pallido,
il carcerato, il ferito,
eri l'ombra trafitta sul guanciale.
Nel bianco sepolcrale io vidi
fiorire le tue mani.
Doleva ai vecchi la memoria
di età defunte,
chiare d'aurora i pargoli
avevano i tuoi occhi:
gelose di silenzi,
allo spigar delle stelle,
le tue chiese.
Eri brezza soave, eri l'Amore".
(Polifonia Sacra)


      

martedì 15 maggio 2012

L' albero degli amici

Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.
Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro.
Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici.
Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra amica Mamma,che ci mostrano cosa è la vita.
Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.
Ma il destino ci presenta ad altri amici che non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro li chiamiamo amici dell'anima, del cuore.
Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra, salti ai nostri piedi.
Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.
Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.
Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria.
Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando incrociarono il nostro cammino.
Ti auguro, foglia del mio albero, pace, amore, fortuna e prosperità.
Oggi e sempre... semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di sè e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.

Paul Montes Missionario latino-americano 


giovedì 26 aprile 2012

Il pane e l' amore

"La luz que de tus pies sube a tu cabellera, la turgencia que envuelve tu forma delicada, no es de nácar marino, nunca de plata fría: eres de pan, de pan amado por el fuego. La harina levantó su granero contigo y creció incrementada por la edad venturosa, cuando los cereales duplicaron tu pecho mi amor era el carbón trabajando en la tierra. Oh, pan tu frente, pan tus piernas, pan tu boca, pan que devoro y nace con luz cada mañana, bieneamada, bandera de las panaderías, una lección de sangre te dio el fuego, de la harina aprendiste a ser sagrada, y del pan el idioma y el aroma". (Pablo Neruda - Cento sonetti d'amore)

"La luce che dai tuoi piedi sale alla tua capigliatura,
la turgidezza che avvolge la tua forma delicata,
non è di madreperla marina, mai d'argento freddo:
sei di pane, di pane amato dal fuoco.

La farina innalzò con te il suo granaio
e crebbe incrementata dall'età felice,
quando i cereali duplicarono il tuo petto
il mio amore era il carbone che lavorava nella terra.

Oh, pane la tua fronte, pane le tue gambe, pane la tua bocca,
pane che divoro e nasce con la luce ogni mattina,
beneamata, bandiera delle panetterie,

il fuoco ti diede una lezione di sangue,
dalla farina apprendesti a esser sacra,
e dal pane l'idioma e l'aroma". 

mercoledì 18 aprile 2012

L'amore viene da Dio


L'amore viene da Dio e a Lui ritorna attraverso le nostre poesie, le nostre lacrime, le nostre parole d'amore e di dolore, attraverso le persone a noi care.....


Hoy La Tierra Y Los Cielos Me Sonríen 
hoy llega al fondo de mi alma el sol,
hoy la he visto..., la he visto y me ha mirado...
¡hoy creo en Dios!

Oggi la terra e i cieli mi sorridono
oggi nel profondo del mio cuore vi è il sole, oggi l'ho vista..., l'ho vista e mi ha guardato... oggi credo in Dio!


Gustavo Adolfo Bécquer
Nasce a Siviglia il 17 Febbraio 1836. La sua esistenza è funestata da continui lutti ed avversità. Figlio di un pittore sivigliano, rimane orfano a poco più di dieci anni e viene cresciuto dalla zia insieme al fratello Valeriano. Trasferitosi a Madrid nel 1854 lavora presso la redazione de “El contemporaneo” (1860-1864). L’opera a cui deve la propria popolarità è il volume Rimas (1860-61). Le sue poesie semplici nell’espressione, colpiscono per l’intimo dramma di amore e di dolore che ispirano.  Muore a Madrid il 22 Dicembre 1870.


Cos'è la poesia?, dici, mentre inchiodi nella mia pupilla
la tua pupilla azzurra.
Cos'è la poesia? E tu me lo chiedi?
Poesia.....sei tu. 

venerdì 3 febbraio 2012

Ancora neve

Cade la neve
Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieve
volteggiando, la neve
cade.

Danza la falda bianca
nell'ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa,
stanca.

In mille immote forme
sui tetti e sui camini
sui cippi e sui giardini,
dorme

Tutto d'intorno è pace,
chiuso in un oblio profondo,
indifferente il mondo
tace.
Tace.                                        (Ada Negri)