La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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lunedì 14 novembre 2016

Il Popolo di Dio

 
Da alcuni anni a questa parte, alla suprema guida della Chiesa noi cattolici abbiamo un Sommo Pontefice dissociato dalla realtà, che crede, parla ed esalta un popolo che non esiste; o meglio esalta la sua idea di popolo. Perché il popolo di Dio rimane nei secoli sempre quello nei giorni in cui, quando Napoleone Bonaparte fece catturare e deportare il Sommo Pontefice Pio VII, per il Pastore Supremo della Chiesa versò il proprio sangue nel vano tentativo di fermarne la deportazione. Le cronache dell'epoca narrano di popolani romani che armati solo di bastoni tentarono di aggredire i soldati, i quali risposero con colpi di fucile e di spada; per seguire con le popolane romane che si gettarono distese sulla strada per fermare il corteo, finite travolte dagli zoccoli dei cavalli dei soldati. E quando in seguito il Sommo Pontefice fu liberato e rientrò a Roma, il Popolo di Dio lo accolse urlando per giorni: "Viva Maria, viva Pio VII!".
Il Popolo del Santo Padre Francesco non è però questo, ma è "el pueblo unido jamas serà vencido". Questo ci spinge ad interrogarci: la sua idea di Popolo, corrisponde a quella di Popolo di Dio che forma il Corpo Mistico della Chiesa? (cf. Col 1,18) 
 
(Padre Ariel Levi-Gualdo)
qui il testo intero

giovedì 11 agosto 2016

Santa Chiara ed i Saraceni

(...)Al tempo della santa venivano chiamati saraceni, (termine utilizzato a partire dal II secolo d.C. sino a tutto il Medioevo) i popoli provenienti dalla penisola araba o, per estensione, di religione musulmana.
 
In Italia i saraceni compirono, per secoli, diverse incursioni prima nel Sud, conquistando la Sicilia, poi nel Nord Occidente, con base in Provenza (nel 906 saccheggiarono e distrussero l’Abbazia della Novalesa). Con le loro violente e sanguinarie scorrerie giunsero anche ad Assisi. Fu proprio Madre Chiara (1193/1194-1253) a fermarli. (...)
Aveva circa 47 anni quando i saraceni insidiarono Assisi e il suo monastero. Non surrogato femminista, come molte suore odierne, Madre Chiara si pose a difesa con Cristo della sua amata città, sprovvista di valide difese. Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, aveva mosso guerra contro la Chiesa, spingendo le sue soldataglie all’invasione delle terre pontificie, chiedendo ausilio ai più fieri nemici della cristianità, i saraceni appunto. Ne assoldò circa 20 mila, donando loro la città di Lucera, nel regno di Napoli e da quella base partirono per continue scorrerie, saccheggiando, distruggendo, incendiando città e castelli,  compiendo sacrilegi e profanazioni nelle chiese e nei monasteri, uccidendo e facendo prigionieri.
 
Un venerdì del settembre 1240 scalarono le mura del monastero di Santa Chiara e le suore, lascia scritto Tommaso da Celano: «Corsero a santa Chiara che era gravemente inferma e, con molte lacrime, le dissero come quella gente pessima avevano rotte le porte del monastero. Ed essa le confortava che non temessero […] ma armate di fede ricorressero a Gesù Cristo. E giacendo santa Chiara sulla paglia, inferma, si fece portare una cassettina d’avorio dove era il Santo Corpo di Cristo consacrato e si fece portare incontro a quella mala gente. E orando devotamente […] “Pregoti, Signor mio, che ti piaccia che queste tue poverelle serve, le quali tu, Signore, hai nutricate sotto la mia cura, che non mi siano tolte né tratte di mano, acciò che non vengano nelle mani e alla crudeltà di questi infedeli e pagani; onde pregoti, Signor mio, che tu le guardi, che io senza di te guardarle non posso e massimamente ora in questo amaro punto”. A questo priego, dalla cassettina che aveva dinnanzi reverentemente, si uscì una voce, come di fanciullo e, udendola tutte le suore, disse: “Io per tuo amore guarderò te e loro sempre[…]». (Vita di santa Chiara vergine, Opusc. I,21-22, in FF 3201, pp. 1915-1916).
I mercenari islamici fuggirono precipitosamente dal monastero, respinti dalla potenza di una forza invisibile. E di lì a poco lasciarono Assisi. Tuttavia, nel 1241 l’Imperatore, scomunicato da Gregorio IX, non tollerando la sottomissione di Assisi al romano Pontefice, organizzò una nuova spedizione. Quando il pericolo fu imminente santa Chiara chiamò le consorelle: ordinò un giorno di digiuno, dopo il quale le invitò a cospargersi il capo di cenere e a prostrarsi con lei davanti al tabernacolo. La mattina del 22 giugno un forte temporale portò lo scompiglio nell’accampamento degli assedianti, costringendoli ad una nuova fuga.
 
Santa Chiara difese Cristo, il monastero, la sua città con l’arma della Fede e con il Corpo di Nostro Signore. Catturata a Cristo grazie a san Francesco, abbandonò tutte le offerte terrene per vivere con sorella Povertà e unirsi al Crocifisso per guadagnare la salvezza di molti. Votata unicamente a Dio, si lasciò guidare da un’unica ricchezza, la Trinità, e non ebbe stima per nessun’altra religione che non fosse quella cattolica.
 
(Cristina Siccardi)
 
Il testo è tratto da CorrispondenzaRomana

giovedì 16 giugno 2016

16 giugno 1846

Centosettant'anni fa, il 16 giugno 1846 il cardinale Giovanni Maria, del nobile casato dei  Mastai-Ferretti, veniva eletto Papa col nome di Pio IX. Nato a Senigallia il 13 maggio 1792, morto a Roma il 7 febbraio 1878.  E' stato il 255° Vescovo di Roma e Papa italiano dal 16 giugno 1846 fino alla morte. Appartenente al terzo ordine francescano è stato proclamato beato nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II. Il suo pontificato, di 31 anni, 7 mesi e 23 giorni, rimane il più lungo della storia della Chiesa cattolica, dopo quello di San Pietro. Ebbe a soffrire molto a causa dei moti rivoluzionari che portarono all'unità d'Italia ed alla fine del Regno delle Sicilie, dove il Re Ferdinando II lo accolse esule a Gaeta dopo che nottetempo fu costretto a fuggire da Roma, travestito da prete. Il Santo Padre fece ritorno a Roma il 12 aprile 1850.
L'8 dicembre 1854 proclamò il dogma dell'Immacolata Concezione con la bolla 'Ineffabilis Deus'.
L'8 dicembre 1864 pubblicò l'enciclica 'Quanta cura'-in cui si misero in evidenza gli errori della Rivoluzione Francese e del Risorgimento italiano- e il 'Sillabo' una raccolta di ottanta proposizioni considerate dal Papa stesso «erronee», divise in dieci rubriche, in cui si condannavano le moderne ideologie (il 'modernismo').
Il 7 dicembre 1869 aprì il Concilio Vaticano I. Il 20 settembre del 1870, alla caduta di Napoleone III, le truppe dei Savoia entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo fine alla sovranità temporale dei "papi re". Il Papa stavolta, dopo l'esperienza del '48, era ben deciso a non abbandonare la sede pontificia, opinione peraltro condivisa dalla maggioranza dei cardinali: tra gli altri anche don Giovanni Bosco, interpellato, si espresse con la frase "Che la sentinella d'Israele resti al suo posto". Quindi Pio IX si ritirò in Vaticano rifiutando di riconoscere il nuovo stato e dichiarandosi prigioniero politico: peraltro questa situazione, indicata come Questione Romana, durò fino ai Patti Lateranensi del 1929.
Fino alla sua morte il Pontefice continuò a definirsi «prigioniero dello Stato italiano». Papa Pio IX morì a Roma il 7 febbraio 1878 dopo aver ripetuto più volte " Parti o anima cristiana" baciando il crocifisso e l'immagine della Madonna. Fu sepolto in Vaticano.
 
VITA PRIVATA
 
Pio IX, nonostante fosse il Pontefice, amava definirsi un "parroco di campagna". La sua vita privata infatti si svolgeva come quella di un semplice sacerdote.
Si alzava alle sei del mattino, per un'ora rimaneva nella sua camera in preghiera su un inginocchiatoio di fronte ad un crocifisso. Celebrava la Santa Messa e poi assisteva ad un'altra di ringraziamento, durante la quale recitava le ore canoniche e le preghiere di pietà con un libretto appartenuto alla madre. Dai tempi del Collegio degli Scolopi amava pregare la corona delle Dodici Stelle, una preghiera composta da san Giuseppe Calasanzio che prega Maria preservata dal peccato originale.
Dopo le preghiere si dedicava alle udienze concesse sia agli uomini importanti sia ai semplici fedeli. Ogni giovedì riceveva, inoltre, petizioni da chiunque e ogni 14 del mese riceveva tutti in pubblica udienza. Alle due terminava le udienze e si recava a pranzo. Non voleva che si consumassero più di uno scudo romano al giorno per i suoi pasti e alcuni biografi raccontano che aveva l'abitudine di prendere la frutta sempre dopo gli altri commensali.
Dopo pranzo amava fare passeggiate o andare in carrozza per la città.
Tornato in Quirinale scriveva e poi recitava il Vespro.
Dopo la cena riceveva il suo confessore e si ritirava nella cappella privata a pregare dinanzi al tabernacolo. Ricordava spesso l'importanza di pregare Gesù Eucaristico, al quale si poteva confidare tutto.
cathopedia.org
 
 
 

 

sabato 25 aprile 2015

Un altro 25 aprile

 
Oggi non è un giorno come gli altri. E oggi non c'è nulla da festeggiare e non c'è spazio per la retorica né per la demagogia. Oggi i cattolici italiani dovranno, almeno per un giorno, evitare di essere utili idioti della vulgata comune che vuole fare di questo giorno  l'emblema della libertà e della democrazia dell'Italia. Oggi è il giorno in cui tutta la verità dovrebbe essere finalmente rivelata a tutti gli Italiani. Oggi è un giorno di lutto in cui si dovrebbero ricordare le stragi dei comunisti, le vittime tra le quali tanti cattolici e tantissimi sacerdoti, assassinate dai partigiani comunisti in odium fidei, soprattutto in Emilia Romagna, in una zona nota come Triangolo della morte, che fu teatro alla fine della seconda guerra mondiale, tra il 1945 ed il 1948, di un numero particolarmente elevato di uccisioni a sfondo politico, attribuite appunto a partigiani e a militanti di matrice comunista. Questa è l'altra faccia del 25 aprile che nessun italiano dovrebbe ignorare.