La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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mercoledì 26 aprile 2017

Mantova, Longino ed il Sangue di Gesù /2

Visto che siamo ancora nel Tempo di Pasqua mi piace ricordare questa notizia che ho già pubblicato ma che, sono certa, farà piacere a chi l'ha già letta e a chi invece non l'ha ancora fatto. Cliccare sul titolo: 
 
 
Promesse di Gesù Cristo a coloro che onorano il suo Preziosissimo Sangue, fatte ad una suora austriaca:
 
1 Coloro i quali giornalmente offrono al Padre celeste il loro lavoro, sacrifici e preghiere in unione col Mio Preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe in riparazione possono essere certi che le loro preghiere e sacrifici sono scritti nel Mio Cuore e che una grande grazia dal Padre Mio li attende.
 
   2 A quelli che offriranno le loro sofferenze, preghiere e sacrifici con il Mio Preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe per la conversione dei peccatori, la loro felicità nell'eternità sarà raddoppiata e sulla terra diventeranno capaci di convertire molti per le loro preghiere. 
 
   3 Coloro i quali offrono il Mio Preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe, con contrizione per i loro peccati, noti e ignoti, prima di ricevere la S. Comunione possono star certi che non faranno mai una Comunione indegnamente e che raggiungeranno il loro posto in Paradiso. 
 
   4 A coloro i quali, dopo la Confessione, offrono le Mie sofferenze per tutti i peccati della loro intera vita e reciteranno volontariamente come penitenza il Rosario delle Sante Piaghe, le loro anime diventeranno così pure e belle proprio come dopo il battesimo, perciò possono pregare, dopo una Confessione simile, per la conversione di un grande peccatore. 
 
   5 Quelli che quotidianamente, offrono per i morenti della giornata il Mio Preziosissimo Sangue, mentre in nome del Morente esprimono dolore per i 1oro peccati, per i quali offrono il Mio Preziosissimo sangue, possono essere certi di aver aperto i cancelli del cielo per molti peccatori che possono sperare una bella morte per se stessi. 
 
   6 Coloro i quali onorano il Mio preziosissimo Sangue e le Mie Sante Piaghe con profonda meditazione e rispetto e Li offrono molte volte al giorno, per se stessi e per i peccatori, sperimenteranno e pregusteranno sulla terra una dolcezza di Cielo e proveranno una profonda pace nei loro cuori. 
 
   7 Quelli che offrono alla Mia Persona, come unico Dio, per tutta l'umanità, il Mio preziosissimo Sangue e le Mie Ferite, specialmente quella della Coronazione di Spine, a copertura e riscatto dei peccati del mondo, possono produrre la riconciliazione con Dio, ottenere molte grazie e indulgenze per gravi punizioni e ottenere infinita Misericordia dal Cielo per se stessi. 
 
   8 Quelli che, trovandosi gravemente ammalati, offrono per se stessi il Mio Preziosissimo sangue e le Mie Piaghe (…) e implorano attraverso il Mio Preziosissimo Sangue, aiuto e salute, sentiranno subito il loro dolore alleviato e vedranno un miglioramento; se sono incurabili dovrebbero perseverare perché saranno aiutati. 
 
   9 Quelli che in grande bisogno spirituale recitano le litanie al Mio Preziosissimo Sangue e le offrono per se stessi e per tutta l'umanità otterranno aiuto, celestiale consolazione, e una profonda pace; otterranno forza contro la sofferenza o ne saranno liberati. 
 
   10 Coloro i quali ispireranno ad altri il desiderio di onorare il Mio preziosissimo Sangue e di offrilo per tutti quelli che lo onorano, sopra tutti gli altri beni tesori del mondo, e quelli che compiono spesso l'adorazione del Mio Preziosissimo Sangue, avranno un posto d'onore vicino al Mio trono e avranno grande potere di aiutare gli altri, specialmente nel convertirli.

mercoledì 23 novembre 2016

Un pezzo di Paradiso!


A Lagrasse, nel cuore della regione del Languedoc-Roussillon, (sud della Francia) terra di borghi medievali, chiese e monasteri, ma anche teatro di guerre e scontri religiosi, roccaforte dei Catari, gli Uomini puri, si erge l’abbazia medievale di Sainte-Marie de Lagrasse, una delle più importanti nel Sud della Francia. Si affaccia sull’omonimo villaggio; tutt’intorno campi, orti e il fiume Orbieu che scorre ai suoi piedi. Intreccio di architettura romanico-gotica, con i suoi spessi muri in pietra che decifrano i secoli tra saccheggi e trasformazioni, dal 2004 ha ritrovato l’originale dimensione spirituale e celebra il precetto «Ora et labora». La comunità religiosa che vi abita, i Canonici regolari della Madre di Dio, è piccola, ma i suoi 34 religiosi votati alla contemplazione e all’apostolato le hanno restituito anima e corpo. Un alto muro in pietra, una grata di ferro, una pesante porta di legno custodita ai lati da due imponenti cipressi la nascondono agli occhi indiscreti, ma aprono all’accoglienza di chi è in cerca di spiritualità. Il piccolo paradiso offre ai propri visitatori la testimonianza di una scelta votata alla meditazione e alla carità e ridefinisce quel clima di operoso ingegno che regnava negli antichi giardini dei semplici. Padre Bernard, insieme ad altri tre fratelli, veglia sull’orto-giardino con amore, vi fa crescere con sapienza fiori, ortaggi, erbe aromatiche e medicinali.

La rosa e il giglio per il profumo, ma anche per gli effetti terapeutici e per decorare la chiesa; la lavanda, il finocchio, la menta, la malva e tutte le altre erbe benefiche. Votate alla Vergine Maria, a San Giuseppe e a tutti i santi, le quattro grandi aiuole quadrate accolgono piante di rose, lavanda e santolina, secondo uno schema geometrico diverso eppure ugualmente perfetto.
 
 Articolo tratto da qui

giovedì 17 novembre 2016

Una biblioteca in rovina

 
I monaci benedettini di Norcia a causa del terremoto hanno perso anche la biblioteca. Ecco cosa scrivono sul loro sito https://it.nursia.org
 
"Mentre la Chiesa è sicuramente la parte più importante del monastero, come pure il vicino refettorio, la biblioteca rappresenta la metafora intellettuale di entrambi. Nutre la mente con la verità attraverso la storia, la letteratura, la scienza, la teologia, la filosofia e molto altro. Con i cuori ancora più appesantiti, dopo una settimana in cui la città è stata completamente inagibile, ci siamo finalmente addentrati nella nostra biblioteca accompagnati da quindici vigili del fuoco che rimuovevano le macerie e assicuravano che ci fosse un’uscita di sicurezza in caso di nuove scosse.
La biblioteca, benedetta dal cardinal Ratzinger, poi arricchita con molti libri da lui stesso donati durante i suoi anni da pontefice, ha ricevuto un duro colpo. Il lato più lungo della biblioteca poggiava sul transetto settentrionale della Chiesa, che è completamente crollato il giorno del terremoto, e con esso molti dei nostri libri più amati.
Inciampare sopra tanta distruzione è stato davvero scioccante, ma siamo ancora sgomenti che non una sola vita sia andata perduta. Abbiamo trovato alcune celle completamente distrutte. Se i monaci fossero stati lì, ora potremmo contare sulle loro preghiere dal cielo! Dio ha risparmiato le nostre vite. In quel mistero si vedono il Suo amore e la Sua protezione.
Questa settimana abbiamo anche trovato conforto nelle centinaia di messaggi di sostegno che abbiamo ricevuto da tutto il mondo, molti accompagnati da un sostegno finanziario per aiutarci nella ricostruzione. Sono stati due mesi di dure prove per noi, ma i nostri monaci sono sempre più forti e sempre più resistenti, grazie alle preghiere di tante e tante persone".
 
 

venerdì 16 settembre 2016

Monaci Benedettini di Norcia

 
Il terremoto del 24 agosto scorso che ha colpito il centro Italia ha causato gravi danni strutturali anche al monastero dei Monaci Benedettini di Norcia. Il terremoto ha colpito tutti gli edifici; sono stati danneggiati gli altari laterali, la cupola, le celle dei monaci, la biblioteca, gli intonaci, la birra di produzione monastica.
La Basilica, che al momento è inagibile ha subito gravissimi danni, in particolare la facciata si è separata dal resto della Chiesa e l'altare di san Benedetto è quasi completamente crollato, tanto che se ci fosse stato un monaco a celebrare la Santa Messa quella mattina, sarebbe sicuramente morto travolto dalle macerie. Il Priore padre Cassian, contattato subito dopo il sisma, ha scritto una lettera per informare tutti coloro che si erano preoccupati delle loro condizioni e, tra le altre cose, scrive che loro sono tutti salvi grazie al fatto che, essendo la festa liturgica di san Bartolomeo apostolo, all'ora delle scosse erano già tutti in piedi, per aver anticipato la sveglia di mezz'ora.
 
Ecco cosa scrive:
 
"Mercoledì 24 agosto era la festa di San Bartolomeo, giorno in cui il Mattutino doveva iniziare alle 3.45. Intorno alle 3.30, quando eravamo già tutti in piedi, ringraziamo Dio, la terra ha iniziato a tremare. Abbiamo altre esperienze di terremoti nei sedici anni passati qua a Norcia, ma mai niente di simile. Fa una gran paura sentire la terra ruggire e vedere l’edificio dondolare di qua e di là quasi fosse ubriaco. Istintivamente siamo tutti usciti e ci siamo assembrati fuori, nella piazza davanti al monastero. Ci siamo stretti l’uno all’altro per via del freddo, mentre nuove scosse facevano scricchiolare la terra sotto i nostri piedi. I monaci e i cittadini si sono tutti ritrovati spontaneamente sotto la statua di San Benedetto che si trova al centro della piazza. I monaci hanno iniziato a pregare il Rosario e molti cittadini si sono uniti a loro. Quindi abbiamo ringraziato Dio con tutto il cuore per averci risparmiato la vita."
 
 
La chiesa e il suo monastero, amatissimi in tutto il mondo, sorgono esattamente sul luogo dove nell’anno 480 nacquero Benedetto e la sorella gemella Scolastica. I monaci che qui vivono sono 15, hanno un'età media di 34 anni e provengono da paesi diversi, ma sono a maggioranza statunitense. Sono qui ormai da sedici anni: in preghiera, solitudine, lavoro, digiuno, canto, separati dal mondo. Il monastero ha un birrificio, un negozio, una biblioteca e stava dando vita a un’azienda agricola. Tutto frutto dell'opera dei monaci che si sono impegnati, sin dal loro arrivo a Norcia, a far rivivere i luoghi di san Benedetto, col restauro delle varie strutture ivi presenti. Il sisma della notte del 24 agosto, ha travolto anche le mura della casa natale di Benedetto "e le cose costruite con sudore e impegno fino a ieri sono state fatte a pezzi oggi, in un battito di ciglia." Così scrive il Padre Priore che continua: "Ma non siamo nelle mani del mondo, siamo nelle mani della Provvidenza. Certo, avremo bisogno del vostro aiuto per iniziare il progetto di ricostruzione (sul nostro sito sono già segnalate le possibilità di effettuare donazioni per i restauri) ma soprattutto delle vostre preghiere. Pregate per noi e per chi ha perso la vita, i propri cari e la propria casa nei paesi di montagna qui vicino. Andate a messa, aiutateci con il rosario, i sacrifici e il digiuno".

Rispondiamo all'appello di Padre Cassian, come meglio possiamo. Egli ci chiede donazioni in denaro ma soprattutto di andare a Messa e pregare e di fare sacrifici e digiuni. Un modo bellissimo di essere vicini a loro e a tutta la popolazione colpita dal terremoto.
 
Questo il sito ufficiale dei Benedettini https://it.nursia.org/
 
Qui i monaci tengono un diario dei giorni del post-terremoto 

giovedì 21 maggio 2015

Teofania dell' Amore nel dolore


Il lenzuolo della Sindone è, per tutti i credenti, una reliquia. Su di esso vi è misteriosamente impressa l’immagine di uomo che ha subito atroci sofferenze ed è stato crocifisso. Caratteristiche queste che presentano impressionanti analogie con quella che è la cronaca evangelica della crocifissione e della sepoltura di Gesù Cristo. Infatti, oltre a presentare le ferite su mani e piedi, l’uomo della Sindone deve aver subito oltre cento colpi di flagello, ed un colpo inferto al costato; a giudicare dalle ferite al capo indossava una corona di spine, era disidratato e non rimase più di quaranta ore avvolto in quel sudario.
Ad oggi nessuno sa dire con estrema certezza come si sia formata l’immagine della Sindone. In molti l'hanno analizzata e studiata,
formulando molte ipotesi, anche strampalate e poco scientifiche, ma una volta davanti alla Sindone si è riscontrata l’impossibilità di una spiegazione concreta.
 

Allo stato attuale, l’ipotesi che pare più accettabile, per spiegare la formazione dell’immagine della Sindone, è quella della radiazione ultravioletta (UV), emanata al momento della risurrezione di Gesù, la sola – ha spiegato il prof. Di Lazzaro dirigente presso il Centro Ricerche Enea di Frascati – in grado di colorare un tessuto di lino in modo similsindonico. Fermo restando, comunque, che un’immagine come quella della Sindone, specificano gli studiosi dell’Enea, rimane «ad oggi impossibile» da «ottenere in laboratorio». Di certo è provato che questo telo di lino abbia avvolto un uomo pieno di ferite e torturato; infatti sono realmente visibili tantissime ferite ed i test per la ricerca del sangue sono positivi.
 
 Il lino misura metri 4,4 x 1,13. E' un prodotto filato a mano e mostra le caratteristiche dei  tessuti antichissimi risalenti al I secolo d.C. Le ricerche hanno evidenziato la presenza di granuli di polline assenti in Europa e abbondanti nei sedimenti del Lago di Genezareth e del Mar Morto.
La Chiesa non si è mai pronunciata sull’autenticità della Sindone, tuttavia non possiamo non essere concordi sul fatto che questa misteriosa immagine, che è reale, altro non è che l'immagine di Gesù, che ha subito il martirio della passione ed il supplizio della crocifissione.
Nel Duomo della città di Torino (fino al 24 giugno) è in corso la solenne ostensione della Santa Reliquia. Inoltre merita una visita il Museo Diocesano per poter ammirare 'Il compianto sul Cristo morto' del Beato Angelico, qui esposto fino al 30 giugno.


http://www.museodiocesanotorino.it/
http://www.sindone.it/#band_it
http://www.sindone.org/santa_sindone/00023930_Santa_Sindone.html
qui la lettura multimediale del telo della Sindone

Consiglio, a tal proposito, un bellissimo articolo scritto dal Prof. Alessandro D'Avenia dal titolo brillante 'Il selfie di Dio' che si può leggere QUI sul suo blog PROF 2.0   

martedì 2 dicembre 2014

Pregare con i monaci

I monaci dell’abbazia Sainte-Madeleine di Le Barroux hanno lanciato nella settimana che prepara al Santo Natale un “regalo” che desiderano condividere. Attraverso l’apposito link interno al sito Internet dell’abbazia, è ora possibile seguire in diretta gli uffici liturgici del monastero, cantati integralmente in gregoriano nella forma extraordinaria del Rito romano (Breviario monastico del 1963). Sei volte al giorno, sia attraverso l’applicazione Barroux del proprio iPhone o iPad, o ancora sul proprio computer, sarà possibile unirsi ai monaci di Le Barroux nella grande preghiera liturgica della Chiesa.
 
Gli uffici trasmessi in diretta sono i seguenti:
 
 
 
 Lodi : ore 6:00
• Prima : ore 7:45
• Sesta : ore 12:15

• Nona : ore 14:15
• Vespri : ore 17:30
• Compieta : ore 19:45

Quanti desiderassero potere disporre dei libri liturgici per seguire l’ufficio divino, li possono acquistare nella versione “diurnale monastico” o in singoli libretti per le varie Ore liturgiche del giorno attraverso il negozio online dell’abbazia.
 
Notizia e foto tratti dal blog ROMUALDICA di un amico oblato benedettino



venerdì 22 agosto 2014

Due anni.....

Sono già trascorsi due anni dal giorno in cui io e mio marito siamo diventati oblati benedettini. Da allora sono cambiate tante cose: in particolare, siamo stati sorpresi da un trasferimento, per motivi di lavoro, e ci ha impegnati un faticoso trasloco. Purtroppo questo ha comportato la lontananza dal nostro Monastero e dalla partecipazione, secondo le nostre possibilità, alla sua vita. La distanza non è tantissima però è tale da impedirci di essere lì ogni qualvolta lo desideriamo. Oggi, finalmente, saremo insieme alle nostre sorelle monache! Ci incontreremo per la preghiera del Santo Rosario, la Santa Messa ed i vespri. Un momento prezioso di comunione per amore di Gesù e della Sua Mamma che oggi viene venerata con il titolo di Maria Regina del Cielo e della terra.
 
 
Qui quella indimenticabile ed emozionante giornata.
 
 Qui la storia del Monastero di Fossano (CN) chiamato col nome di 'Santissima Annunziata'.

mercoledì 30 luglio 2014

Tindari e la Madonna Nera

Con la vittoria del Tour de France da parte di Vincenzo Nibali ho accennato alla Madonna di Tindari alla quale egli è devoto. Il Santuario della Madonna Nera si trova a

Tindari che è una piccola frazione di Patti, comune della provincia di Messina in Sicilia. È una nota località sita sul golfo di Patti. La città venne fondata da Dionisio di Siracusa nel 396 a.C. come colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine, nel territorio della città sicula di Abacaenum, e prese il nome di Tyndaris, in onore di Tindaro, re di Sparta e sposo di Leda, padre putativo di Elena e dei Dioscuri, Castore e Polluce.

Con Siracusa passò in seguito nell'orbita romana e fu base navale di Sesto Pompeo.  Presa da Augusto nel 36 a.C. divenne colonia romana col nome di Colonia Augusta Tyndaritanorum, una delle cinque della Sicilia che Cicerone citò come nobilissima civitas.

Nel I secolo d.C subì le conseguenze di una grande frana e nel IV secolo fu soggetta a due distruttivi terremoti. Nel 535, già sede vescovile, venne conquistata dai Bizantini e nell'836 cadde nelle mani degli Arabi che la distrussero!
Vi rimase il santuario dedicato alla Madonna Nera, ingrandito nel corso degli anni, che ospita una statua di Maria con il Bambino, scolpita in legno, considerata apportatrice di grazie e miracoli.
Il Santuario di Tindari si trova all'estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell'antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata.
La statua della Madonna Nera, scolpita in legno di cedro, venne collocata in epoca imprecisata, forse giunta qui dall'Oriente in seguito al fenomeno dell'iconoclastia dei secoli VIII e IX d.C.
La chiesa venne distrutta nel 1544 dai pirati algerini e ricostruita tra il 1552 ed il 1598. Dopodiché venne ampliata con la costruzione di una nuova chiesa più grande che fu consacrata nel 1979.
La festa del santuario si svolge ogni anno tra il 7 e l'8 settembre.
La storia della scultura della Madonna è avvolta nel mistero. Si narra che la nave che la stava trasportando, arrivata alla Baia di Tindari, ivi rifugiatasi per sfuggire ad una tempesta, non riuscì a ripartire se non dopo aver messo a terra il prezioso carico.
Infatti i marinai, depositarono a terra tutto il carico, pensando che fosse questo ad impedire il proseguimento del viaggio e solo quando scaricarono anche la statua, la nave poté riprendere il mare.
La statua venne quindi trasportata nella chiesa sita sul colle che cominciò ad accogliere migliaia di pellegrini attratti dalla fama miracolosa del simulacro. E qui si riallaccia la leggenda di Marinello o del mare secco: quella zona sabbiosa con una serie di piccoli specchi d'acqua, la cui conformazione si modifica in seguito ai movimenti della sabbia, spinta dalle mareggiate e che si trova alla base del promontorio. Si racconta che questa spiaggia si sarebbe formata miracolosamente in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata poi sana e salva sulla spiaggia appena creatasi per il ritiro del mare.
 
La madre della bambina, una pellegrina giunta da lontano, alla vista della Madonna nera, l'avrebbe disprezzata, ma in seguito all'incidente della sua bambina, salvata per miracolo, si sarebbe ricreduta sulla vera natura miracolosa della scultura, della quale aveva appunto dubitato proprio a causa dell'incarnato scuro della Vergine.
 


 
 
 
 
I resti della città antica, con le mura e l'Anfiteatro, si trovano nella zona archeologica, sono in discreto stato di conservazione e si possono visitare, gratuitamente.

lunedì 28 luglio 2014

Lo squalo di Messina

 
.......ha vinto il Tour de France!

Auguri!

Impresa da grandi campioni: ha trionfato al Giro d'Italia, alla Vuelta de España ed oggi al Tour de France.....lui si chiama Vincenzo Nibali ed è di Messina ed ha donato la sua maglia rosa del Giro d'Italia alla Madonna di Tindari. Grande!

Scrive di lui il 26 u.s. su Lanuovabussolaquotidiana (qui) Lorenzo Bertocchi:

Nel 2013 a Messina, prima di prender parte e vincere il Giro d'Italia, prese la Vespa del cugino per andare al famoso Santuario di Tindari(http://santuariotindari.it/) e fare una promessa alla Madonna Nera: «Ti porterò la maglia rosa». Tornato a casa confidò al padre Salvatore: «Sai, la Madonna mi ha chiesto di vincere il Giro».
 
 
 Non sappiamo se prima del Tour abbia ripetuto il viaggio in Vespa, di sicuro è a un passo dal poter regalare alla Madonna di Tindari anche la mitica maglia gialla del vincitore del Tour de France 2014.
 
Dicono che Vincenzo, oltre ad essere devoto alla Madonna, lo sia anche della sua famiglia, la moglie Rachele e la piccola Emma. Lo descrivono come un uomo sereno, capace di conservare tranquillità anche nei momenti più difficili. Il nostro ciclismo ha già il suo campione “cattolico”, quel Gino Bartali di cui proprio quest'anno corrono i cento anni dalla nascita.
 
Tanto è cambiato in questo sport, ma ancora si deve pedalare e magari qualche Ave Maria la dice anche lo “squalo”. Per ricordarci che la tecnologia potrà anche far miracoli, ma fino a un certo punto. Facci sognare Vincenzo, come i bambini che inforcano la bici e fanno finta di essere te, per tutti quelli che pedalano la loro dura quotidianità, facci sognare di essere “un uomo solo al comando”. La fantasia può finalmente correre, scriveva Mario Palmaro, perfino più veloce della bicicletta lanciata lassù, verso un traguardo che sembra, ma non è, irraggiungibile.
 
Forza Vincenzo, Parigi è vicina, la Madonna a Tindari vorrebbe indossare il giallo. 

lunedì 7 ottobre 2013

Milazzo, penisola del sole

Il matrimonio di cui vi parlavo qui si è celebrato a Milazzo, una città in provincia di Messina, zona Nord-Orientale della Sicilia; Essa è una Penisola che si protende nel mar Tirreno, porto di imbarco per le isole Eolie. Il promontorio, dove sorge Milazzo, alto 88 mt sul livello del mare, è emerso verso il 400.000 a.C. in seguito a movimenti tellurici. I primi insediamenti umani sono datati intorno al 4.500 a.C. Nell’età del ferro compaiono i Siculi.

Anche Milazzo, come l'intera Sicilia, è passata attraverso tante civiltà ognuna delle quali ha lasciato tracce, testimonianze e simboli a partire dal periodo Neolitico, alla civiltà greco-romana, alla Araba, che ebbe inizio nell'843 e che ricorda l'edificazione del Castello; a queste seguirono il periodo Svevo, Angioino, Normanno, fino alla Corona di Spagna. Nell'agosto 1571 fu scelta da Don Giovanni d'Austria quale centro di raduno e d'imbarco del contingente siculo-spagnolo aggregato all'armata cristiana di stanza a Messina, prossima a conseguire la gloriosa vittoria di Lepanto, il 7 ottobre 1571 e attribuita all'intercessione della Vergine Maria, della quale oggi si celebra la festa (Beata Vergine Maria del Santo Rosario). Nella guerra franco-spagnola seguita alla Rivolta antispagnola di Messina (1674-1678), Milazzo ospitò le massime autorità del Regno di Sicilia e tenne, per tutto quel periodo, il ruolo di capitale amministrativa dell'isola. Nel 1713 la sovranità della Sicilia passò a Vittorio Amedeo II di Savoia. Con l'avvento del regno d'Italia nel 1861 Milazzo perse la sua importanza strategica e militare.
Milazzo è ricca di numerosi monumenti e chiese, tra le quali spiccano il Castello, il Duomo ed il Santuario di san Francesco di Paola, costruito, tra il 1464 e il 1467, per volere del santo durante il soggiorno in città, dove operò numerosi miracoli. Proprio in questo santuario si è svolta la celebrazione del matrimonio. In esso si conserva l'urna con le spoglie della beata Candida Leoni (qui), giovane milazzese vissuta nel XV secolo, una delle prime discepole di San Francesco da Paola, che ha avuto il privilegio di conoscere durante il suo soggiorno a Milazzo.

UN PO' DI LEGGENDA:     
 si dice  che Milazzo fosse la terra dove Ulisse naufragò e incontrò il mitico Ciclope Polifemo. Infatti, gli antichi storici fissano la fondazione della città nel 716 a.C. in una zona tanto ricca e mite da essere chiamata con il nome di "Penisola del Sole".
Delle magiche isole dove vivevano Eolo, dio del vento, ninfe e satiri oggi è rimasto il fascino di un eden naturalistico unico aperto a visitatori curiosi di storia e di arte.
 
 


lunedì 2 settembre 2013

Le mie vacanze: Loreto

Un'altra tappa delle mie vacanze è stata la cittadina di Loreto, in provincia di Ancona, famosa per essere la sede della Basilica della Santa Casa, uno dei più importanti e antichi luoghi di pellegrinaggio mariano per i cattolici di tutto il mondo e dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque, visse e ricevette l'annuncio dell'incarnazione e della nascita di Gesù. Secondo la tradizione, alcuni angeli prelevarono la Santa Casa e la portarono in volo nella notte tra il 9 e 10 dicembre del 1296 a Loreto.
Il viaggio della casa di Nazareth verso Loreto è detto "traslazione della Santa Casa" e con tale nome è rappresentato nelle opere di tanti artisti. Nelle Marche è viva la tradizione di accendere grandi fuochi nella notte tra il 9 e il 10 dicembre per "rischiarare il cammino alla Santa Casa"; si tratta dei fuochi della notte della Venuta, intendendo per "venuta" l'arrivo della Santa Casa. Per tale tradizione la festa liturgica della Madonna di Loreto si celebra proprio il 10 dicembre. Molteplici analisi scientifiche sembrano attestare l'originalità costruttiva dell'edificio e la verosimile provenienza della Casa dall'oriente e segnatamente dalla regione storica della Palestina, sia in base allo stile architettonico, sia in funzione dei materiali costruttivi, avulsi dal territorio italico mentre tipici all'epoca in Terrasanta. Altre evidenze della terra di origine provengono dai dipinti e dai graffiti tuttora visibili che ritraggono santi della chiesa orientale e riportano il passaggio dei pellegrini che sin dall'era di Costantino visitavano la Casa. Inoltre, le dimensioni dell'abitazione coincidono con quelle del "buco" rimasto a Nazareth dove prima si trovava la Casa.
La Madonna di Loreto, detta anche Vergine Lauretana, è la statua venerata nella Santa Casa. Si tratta di una Madonna Nera che porta in braccio Gesù Bambino. La Basilica è situata nella Piazza della Madonna che si apre al termine dell'asse principale del borgo come un vero e proprio spazio monumentale attorno al quale si dispongono i massimi capolavori architettonici di Loreto ed incentrata verso l'imponente mole del Santuario stesso la cui costruzione è iniziata nel 1468 e terminata solo verso il XVII secolo e completato dal campanile ad opera di Luigi Vanvitelli nel 1755.
 Vi lavorarono i migliori architetti del tempo: Pontelli, Bramante, Sansovino, Giuliano da Sangallo e Antonio da Sangallo il Giovane. La Basilica è in stile gotico-rinascimentale a pianta a croce latina, nata da una antica struttura a tre navate con un'altra che reca al centro una croce greca. 




Un ricco e sontuoso recinto marmoreo riveste la Santa Casa e fu progettato dal Bramante ma edificato da Sansovino. All'interno la Basilica si arricchisce di tantissimi e bellissimi affreschi dei più famosi pittori del tempo(Melozzo da Forlì, Zuccari, Signorelli, Pomarancio). Per me non è la prima visita alla Santa Casa ma ogni volta mi prende una grande ed indescrivibile emozione.
All'interno della casa lo spazio non è molto ma si può sostare in preghiera per il tempo che si desidera, a meno che non ci si ritrovi lì la sera dopo la Santa Messa allorquando essa si affolla di pellegrini ed una voce esorta a scorrere un po' velocemente per dare spazio a tutti di sostarvi un momento prima della chiusura della Basilica. 

La città di Loreto sorge sulla sommità d'una dolce collina, con un'ampia campagna attorno caratterizzata dalla coltivazione dell'ulivo. Sull'intera cittadina domina il complesso del Santuario, in modo particolare la cupola ed il campanile della Basilica sulla cui cima svetta la statua della Madonna. La città conserva ancora le antiche mura di cinta con relative porte di accesso.
 
 
Le stradine che portano alla Piazza della Basilica sono lastricate di porfido ed accolgono tanti alberghi e negozi di souvenir. Incantevole il paesaggio che si ammira dall'esterno delle mura: mare e colline si dipanano davanti allo sguardo estasiato del pellegrino!








 
 

 



 

venerdì 30 agosto 2013

Le mie vacanze: Monte sant'Angelo


Monte Sant'Angelo in provincia di Foggia è una tappa obbligata per chi si trova a visitare i luoghi di Padre Pio. Dista da San Giovanni Rotondo una trentina di chilometri scarsi ed accoglie il più celebre santuario dell'Occidente latino dedicato a San Michele Arcangelo. Il paese ed il santuario sono meta di pellegrinaggi sin dal VI secolo, epoca in cui si fanno risalire tre apparizioni dell'Arcangelo san Michele al vescovo della città ed il ritrovamento di una grotta che l'Angelo stesso consacrò come luogo sacro.

Si narra che nell'anno 490, mentre un giorno un ricco signore di Siponto, identificato come il 33.mo condottiero delle armi sipontine, Elvio Emanuele, faceva pascolare i suoi armenti sulla montagna del Gargano, scomparve il suo più bel toro. Lo trovò, dopo averlo tanto cercato, sulla vetta della montagna, inginocchiato davanti l'apertura di una spelonca. Preso dall'ira il padrone scoccò una freccia verso l'animale ribelle, ma questa, invece di colpire il toro, tornò indietro e lo ferì ad un piede. Turbato dall'evento, il condottiero si recò dal vescovo, che dopo averlo ascoltato, ordinò tre giorni di preghiere e di penitenza. Allo scadere del terzo giorno l'Arcangelo san Michele apparve al vescovo che gli ordinò di ergere la spelonca a luogo sacro e dedicarla al culto cristiano.
L'Arcangelo Michele così gli parlò: "Io sono l'Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta; io stesso ne sono il vigile custode...Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini....Quel che sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito". A questa apparizione ne seguirono altre due; una nel 492 dove l'Arcangelo predice la vittoria dei Sipontini assediati dai Greci e l'altra il 29 settembre del 493 quando l'Arcangelo annuncia al vescovo la consacrazione della grotta che, per questo motivo, ha ricevuto il titolo di Celeste Basilica perché unico luogo di culto non consacrato da mani d'uomo. L'ultima apparizione risale al 22 settembre 1656 quando l'Arcangelo liberò la città di Monte Sant'Angelo dalla peste.
La singolare Basilica,costituita da un complesso di costruzioni di varie epoche intorno alla Grotta naturale, testimonia ormai ben 15 secoli di storia. Da tempi remoti questo è un luogo di preghiera, di incontro con Dio e di perdono. Numerosi sono i santi ed i papi che lo hanno visitato senza dimenticare che questo luogo è stato privilegiato anche dai Crociati che partivano per la Terra Santa. 
Alla Grotta si accede attraverso l'atrio superiore che si vede nella foto; in corrispondenza delle due porte sono collocate due lapidi che riportano le parole pronunciate dall'Arcangelo durante la prima e la terza apparizione al vescovo. Le porte immettono in un vestibolo dal quale ha inizio la scalinata che porta fin nella mistica Grotta, nel cui cuore è posta la statua di san Michele Arcangelo accanto all'altare che contiene, a mò di reliquia, quello consacrato dall'Arcangelo stesso. 
La Basilica inoltre ha una Cappella della riconciliazione (la visita al Santuario, così come ha detto l'Arcangelo, dona la possibilità dell'indulgenza plenaria, come stabilito dalla Santa Chiesa). In ultimo si possono visitare il museo devozionale e gli scavi delle cripte che risalgono all'epoca longobarda e che servivano come entrata alla grotta. I custodi del Santuario di San Michele sono, dal 13 luglio 1996, i Padri della Congregazione di San Michele Arcangelo fondata dal Beato Padre Bronislao Markiewicz.

 

mercoledì 28 agosto 2013

Le mie vacanze: San Giovanni Rotondo

Le vacanze di quest'estate sono finite. Ho soggiornato, oltre che in Sicilia ed in Calabria, anche a
San Giovanni Rotondo , cittadina in provincia di Foggia, il luogo dove riposa il corpo incorrotto di Padre Pio e a Loreto dove è custodita la Santa Casa di Nazareth.

I luoghi di Padre Pio sono inseriti nell'ampio
complesso conventuale di Santa Maria delle Grazie formato dal convento dei cappuccini, con annesse una chiesetta antica risalente al 1540 ed una chiesa nuova consacrata nel 1950, costruita per esplicito desiderio di Padre Pio, con l'intenzione di poter ospitare in modo consono le migliaia di pellegrini che affluivano sempre più numerosi a San Giovanni Rotondo. Entrambe le chiese, costruite una accanto all'altra, sono dedicate alla Madonna delle Grazie che domina in un bellissimo mosaico l'intera abside della navata centrale della chiesa nuova. Lo spazio adiacente al preesistente santuario e convento in cui visse Padre Pio, si arricchisce di un nuovo complesso architettonico che comprende una chiesa superiore ed una inferiore, conosciuta come Santuario di San Pio, commissionata dai Francescani di Foggia all'architetto Renzo Piano. Inaugurata il 1 luglio 2004, il nuovo complesso può contenere 7000 pellegrini e dal 2010 custodisce nella parte inferiore il corpo di San Pio.
Alla Chiesa inferiore si accede da una rampa che è completamente rivestita da splendidi mosaici che raffigurano le tappe salienti della vita spirituale di san Francesco d'Assisi e di san Pio da Pietrelcina. E'  un piccolo itinerario da meditare e da vivere come pellegrinaggio nella vita di fede ricevuta nel battesimo, in comunione con questi due grandi santi.  Le pareti dell'intera cripta sono adornati da mosaici che contemplano la vita di Cristo e della Santa Famiglia. La volta della cripta è interamente rivestita di foglie d'oro, lasciato dai pellegrini come dono per Padre Pio, per grazie ricevute.
Il corpo di Padre Pio è situato dietro l'altare in un' urna di cristallo, visibile a tutti.

 
 
La nuova chiesa si apre su un immenso sagrato considerato chiesa a cielo aperto, che ospita uno scenografico doppio filario di ulivi, una imponente croce, otto campane ed una serie di aquilotti che sembrano voler spiccare il volo.

 
Dal sagrato inoltre è visibile l'intero complesso ospedaliero della Casa Sollievo della Sofferenza, voluto da Padre Pio.

 
Nelle vicinanze del convento, al di là della strada vi è la Via Crucis monumentale che si snoda su un viale che sale le pendici del Monte Castellana, e si interseca con una scalinata principale che conduce al Piazzale della Resurrezione, dove è collocata la statua del Cristo Risorto.