La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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venerdì 17 maggio 2019

Prove talmudiche del sacrificio di Gesù Cristo

Esistono prove extrabibliche ed irrefutabili circa il valore redentivo del sacrificio di Cristo?
Sì esistono. E, paradossalmente, ci derivano proprio dal popolo che fu artefice di quel delitto, cioè dal popolo giudaico.
 
In effetti, il loro libro principale, che certamente non è la Torah, bensì il Talmud contiene prove esplicite che rimandano inequivocabilmente al sacrificio di Cristo.
 
Con la sua Morte in Croce, il Divino Redentore ha pagato una volta per tutte per il debito di Adamo e per tutti i peccati: ragion per cui tutti i sacrifici compiuti presso l’Antico Israele non hanno più ragion d’essere. Essi, infatti, trovavano la loro motivazione in vista di ciò che avrebbe compiuto il Redentore. Essi stessi erano prefigurazione, immagine profetica e tipo di quell’unico e definitivo Sacrificio d’espiazione per i peccati, per cui, una volta giunta quella realtà, tutte le prefigurazioni non avevano più ragion d’essere. Dovevano cessare.

Il Talmud, tanto quello nella sua versione babilonese quanto in quella gerosolomitana, ha registrato puntualmente che quei riti e sacrifici, da quarant’anni prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme, non si sono più realizzati ( sacrifici ed i riti dell’Antica Alleanza erano prefigurazione e tipo di quell’unico sacrificio ed ottenevano l’effetto -la giustificazione- non in quanto tali, ma, appunto, in vista e come immagine, prefigurazione di quell’unico e vero sacrificio).

Cos’era successo quarant’anni prima?
 
Era il 30 d.C., anno che gli studiosi accreditano come anno della morte di Cristo.

Prove talmudiche relative al Messia nel 30 d.C. 

Nei secoli successivi alla distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.), il popolo ebraico ha iniziato a scrivere due versioni del suo pensiero, della sua storia religiosa e dei suoi commentari. Una versione è stata scritta in Palestina e divenne nota come il Talmud di Gerusalemme. L’altra è stato scritta a Babilonia ed era conosciuta come il Talmud babilonese.
E' scritto nel Talmud di Gerusalemme:
“Quaranta anni prima della distruzione del Tempio, la luce occidentale si spense, il filo cremisi rimase cremisi, e il lotto per il Signore avvenne sempre con la mano sinistra. Avrebbero chiuso le porte del tempio di notte e si sarebbero alzati la mattina trovandole aperte” (Jacob Neusner, il Yerushalmi, p. 156-157). [la distruzione del Tempio nel 70 d.C.]
Un passaggio simile nel Talmud babilonese afferma:
“I nostri rabbini insegnarono: Nel corso degli ultimi quaranta anni prima della distruzione del Tempio il sorteggio (lotto) [‘per il Signore’] non venne su con la mano destra, né il cinturino color cremisi divenne bianco, e la lampada occidentale non ha più brillato di lucentezza, e le porte del Hekel [Tempio] si sarebbero aperte da sole” (Soncino versione, Yoma 39b).
 
Quali sono questi passi di cui si parla? Poiché entrambi i Talmud riportano le stesse informazioni, ciò indica che la conoscenza di questi eventi era stata accettata dalla diffusa comunità ebraica.

Il miracolo del lotto

Il primo di questi miracoli riguarda la scelta casuale del “lotto” (sorteggio), che veniva effettuato nel Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur). Il sorteggio determinava quale di due caproni sarebbe stato “per il Signore”, e che sarebbe stato il capro “Azazel” o “capro espiatorio”. Durante i due secoli prima del 30 d.C., quando il Sommo Sacerdote sorteggiava una pietra fra due, anche questa selezione era governata dal caso, e ogni anno il prete avrebbe sorteggiato una pietra nera o una pietra bianca, indistintamente e con la stessa frequenza. Ma per 40 anni di fila, a partire dal 30 d.C., il Sommo Sacerdote sortì sempre la pietra nera!
Il sorteggio di Azazel, la pietra nera, contrariamente a tutte le leggi del caso, è avvenuta per 40 volte di fila dal 30 d.C. al 70 d.C.! Questo evento è stato considerato un evento terribile e significava che qualcosa era cambiato radicalmente in questo rituale Yom Kippur. Questa assegnazione per sorte è accompagnata anche da un altro miracolo che viene descritto di seguito.

Il miracolo della Striscia Rossa

Il secondo miracolo riguarda la striscia cremisi (rosso) o un panno legato al capro Azazel (il capro espiatorio). Una porzione di questo panno rosso veniva rimosso dal capro e legato alla porta del Tempio. E ogni anno il panno rosso sulla porta del Tempio diventava bianco come a significare che l’espiazione del Yom Kippur era accettabile al Signore. Questo evento annuale accadde fino al 30 d.C. A partire da quella data ogni anno e fino al tempo della distruzione del Tempio, il panno rimase color cremisi. Questo senza dubbio causò molta agitazione e costernazione tra gli ebrei. Questa pratica tradizionale è legata alla confessione da parte di Israele dei suoi peccati e al trasferimento cerimoniale dei peccati di questa nazione sul capro Azazel. Il peccato veniva poi rimosso dalla morte di questo capro. Il peccato era rappresentato dal colore rosso del panno (il colore del sangue). Ma il panno rimasto cremisi significava che i peccati d’Israele non erano stati perdonati e che non erano stati resi “bianchi”. L’indicazione chiara è che tutta la comunità aveva perso l’attenzione del Signore in relazione a qualcosa che si era verificato nel 30 d.C. L’espiazione annuale raggiunta attraverso la tipica osservanza dello Yom Kippur non era stata realizzata come previsto. Apparentemente l’espiazione era da ottenere in qualche altro modo. Chi o che cosa avrebbe fornito l’espiazione per un altro anno?
Per quanto riguarda la striscia cremisi, anche se non menzionato nelle Scritture e molto prima del 30 d.C., durante i 40 anni in cui Simone il Giusto era sommo sacerdote, un filo cremisi che era stato associato con la sua persona diventava sempre bianco quando lui entrava nella parte più interna del Tempio, il Santo dei Santi. Le persone notarono questo. Inoltre osservarono che “la sorte del Signore” (il lotto bianco) si produsse per 40 anni consecutivi nel corso del sacerdozio di Simone. Notarono pure che il “lotto” scelto dai sacerdoti dopo Simone a volte era nero, e a volte bianco, e che il filo cremisi a volte diventava bianco, altre volte no. Gli ebrei giunsero a credere che se il filo cremisi diventava bianco, Dio aveva approvato i rituali della Giornata di Espiazione e che Israele poteva essere certo che Dio avesse perdonato i loro peccati. Ma dopo il 30 d.C., il filo cremisi non è più diventato bianco per 40 anni, fino alla distruzione del Tempio e la cessazione di tutti i rituali del Tempio!
Che cosa ha fatto la nazione ebraica nel 30 d.C. per meritare un tale cambiamento al Yom Kippur? Secondo alcuni, il 5 aprile del 30 d.C. (vale a dire, il 14 di Nisan, il giorno del sacrificio pasquale) il Messia, Gesù, è stato tagliato fuori da Israele, lui stesso messo a morte come un sacrificio per il peccato. Per questo evento vi è un trasferimento dell’espiazione ora non più ottenuta attraverso i due capri come offerti a Yom Kippur. Come un innocente agnello pasquale, il Messia è stato messo a morte senza che fosse trovata colpa in Lui! Ma a differenza dei sacrifici del Tempio o gli eventi dello Yom Kippur (come spiegati sopra) dove il peccato è espiato solo per un dato lasso di tempo, il sacrificio messianico è dato con la promessa del perdono dei peccati attraverso la grazia data da Dio a coloro che accettano un rapporto personale con il Messia. Si tratta essenzialmente di un evento irripetibile per tutta la vita di ogni persona e non di una serie continua di osservanze annuali e di sacrifici animali. Il meccanismo che procura il perdono dei peccati cambiò nel 30 d.C.

Il miracolo delle porte del tempio

Il miracolo successivo, che le autorità ebraiche riconobbero, è quello delle porte del Tempio che tutte le sere si spalancavano spontaneamente. Anche questo si verificò per quarant’anni, a partire dal 30 d.C. La principale autorità ebraica di quel tempo, Yohanan ben Zakkai, dichiarò che questo era un segno di morte imminente, che lo stesso tempio sarebbe stato distrutto.
Il Talmud di Gerusalemme afferma:
“Disse Rabban Yohanan Ben Zakkai al Tempio, ‘O Tempio, perché ci spaventi? Sappiamo che tu finirai distrutto. Per questo è stato detto, ‘Apri le tue porte, o Libano, che l’incendio possa divorare i tuoi cedri’ (Zaccaria 11:1)” (Sota 6:3).
Yohanan Ben Zakkai era il capo della comunità ebraica durante il periodo successivo alla distruzione del Tempio nel 70 d.C., quando il governo ebraico venne trasferito a Jamnia, una trentina di km a ovest di Gerusalemme.
Forse le porte si aprirono anche a significare che ora tutti possono entrare nel Tempio, anche nelle sue parti sante più interne. Le evidenze sostenute dai miracoli di cui sopra suggeriscono che la presenza del Signore si era allontanato dal Tempio. Questo non era più un luogo solo per sommi sacerdoti, ma le porte si erano aperte a tutti per entrare nella casa di culto del Signore.

Il miracolo della lampada occidentale del Tempio

Il quarto miracolo era che la lampada più importante delle sette candele della Menorah nel Tempio si spense, e non brillò più. Ogni notte per 40 anni (oltre 12.500 notti di fila), la lampada principale del Tempio candelabro (menorah) si spegneva spontaneamente nonostante i tentativi e le precauzioni prese dai sacerdoti per tutelarsi contro questo evento!
Ernest Martin afferma:
Ma cosa successe nei quaranta anni e l’anno stesso che il Messia disse che il Tempio fisico sarebbe stato distrutto? Ogni notte per quarant’anni la lampada occidentale si spegneva e questo nonostante i sacerdoti ogni sera la preparassero in modo speciale affinché rimanesse costantemente accesa per tutta la notte!” (Il significato dell’anno 30 d.C., Ernest Martin, Ricerca Aggiornamento, aprile 1994, p. 4).
 
Anche in questo caso, le probabilità che la lampada si spenga continuamente sono astronomiche.
Qualcosa di straordinario stava succedendo. La “luce” della Menorah rappresenta il contatto con Dio. Il suo Spirito e la sua presenza era ora rimossa. Questa speciale dimostrazione si verificò a partire dalla crocifissione del Messia!
Dovrebbe essere chiaro a qualsiasi mente ragionevole che non esiste un modo naturale per spiegare tutti questi quattro segni connessi con l’anno 30 d.C. L’unica spiegazione possibile, deve essere soprannaturale.
Dopo il 30 d.C., e la morte del Messia, cominciarono a intervenire grandi difficoltà e prove impressionanti sulla nazione ebraica. Gesù stesso predisse ciò. Come Egli fu condotto via per essere crocifisso, Gesù mise in guardia le donne di Gerusalemme:
“Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: 'Figlie di Gerusalemme, non piangete su di Me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Già, perché verranno giorni nei quali si dirà, ‘Beate le sterili, i grembi che non hanno portato e i seni che non hanno allattato!’. Allora cominceranno a dire ai monti: ‘Cadete su di noi!’. E ai colli: ‘Copriteci!’. Perché se fanno queste cose al legno verde, che cosa sarà fatto a quello secco?'.” (Luca 23:28-31).

 
 
 

martedì 30 aprile 2019

Il Papa che salvò l'Europa nel XVI secolo


Il santo pontefice Pio V nacque nel 1504 a Bosco Marengo, in Piemonte, col nome di Antonio, dalla famiglia nobiliare dei Ghislieri.
Figura più che importante per la storia della Chiesa, eletto al soglio pontificio per diretta volontà di San Carlo Borromeo, tutta la sua vita rappresenta l’austerità, l’integrità spirituale e l’umiltà che dovrebbero caratterizzare il ruolo da lui ricoperto, così come ogni servizio svolto nei confronti della Cristianità: egli seppe conciliare difatti morigeratezza dei costumi e vita politica, conoscenza teologica ed azione militare.
Il periodo di pontificato di San Pio V può essere a ben vedere considerato un faro per la moralità della Chiesa e per la sua azione politica e sociale. Poco incline agli inutili lussi che lo spirito decadente dell’epoca imponeva anche alle alte cariche del clero, egli non volle nessun tipo di festeggiamento o banchetto per il suo insediamento.
Dominatore prima di sé stesso e poi dei suoi sottoposti, egli pretese una rigida disciplina da tutta la curia romana, reintegrando normative morali anche nella vita civile di Roma. Egli si nutriva di pasti frugali, dormiva su un pagliericcio e, a piedi nudi e capo scoperto, si spostava per le chiese di Roma. Parimenti, fu altrettanto rigido con il clero, la corte ed i parenti: ogni abuso della corte pontificia venne severamente punito, creò una commissione che sorvegliasse la condotta morale del clero, proibì gli svaghi mondani ai sacerdoti, impose rigidi controlli sulla provenienza e le attività dei vescovi, combatté il nepotismo non concedendo alcun favore economico ai suoi familiari.
San Pio V fu categorico nel combattere qualsiasi fenomeno sociale licenzioso. Fu sempre ben visto dal popolo, che lo considerava un garante dell’integrità morale dello Stato e della giustizia. Da un lato proibì le dissolutezze del Carnevale e la prostituzione, e contrastò con dure sanzioni bestemmia, blasfemia ed ogni tipo di illiceità, dall’altro si espose sempre come vicino ai meno abbienti e al popolo tutto, partecipando frequentemente alle manifestazioni pubbliche della fede, sostentando i poveri ed i bisognosi con somme considerevoli (specialmente nei periodi di carestia ed epidemia), favorendo i Monti di Pietà per sostituire i prestiti ad usura, suggerendo la fondazione di un istituto dei Fatebenefratelli e visitando frequentemente gli ospedali, costruendo nuove infrastrutture ed incentivando le bonifiche, concedendo udienze al popolo che duravano fino a dieci ore consecutive.
Ma l’aspetto più significativo che ha sicuramente contribuito a consegnare ai posteri ed agli onori degli altari la figura di San Pio V fu, a ben vedere, anche lo spirito militare che ne contraddistinse il pontificato, quindi anche l’impegno nelle relazioni politiche internazionali e la capacità miracolosa di aver saputo unificare le forze di una Cristianità ormai divisa, preda delle nefaste contraddizioni della sua epoca e non più salda nella fede e nell’agire.
Il suo coraggio politico gli permise di schierarsi anche contro Filippo II per difendere gli interessi della Chiesa, così come di appoggiare Maria Stuarda contro Elisabetta I, e di scomunicare la stessa Elisabetta nel 1570, divenendo così l’ultimo papa ad aver impartito un anatema ad un regnante, facendo valere i diritti della Chiesa di Cristo contro le pretese temporali delle forze anticattoliche.
E fu la stessa intraprendenza illuminata dalla Grazia che gli permise di organizzare le forze della Cristianità, facendo coalizzare Genova, Venezia e Spagna (forze i cui interessi strategici diretti erano in frequente collisione), al fianco dei Cavalieri di Malta, contro l’avanzata dell’Impero Ottomano, che cercava di estendere i suoi domini sui territori della Cristianità, minacciando così la sua integrità, la fede dei suoi abitanti e l’esistenza della stessa. Una volta che le mire dell’Impero Ottomano furono palesi, con l’assedio di Cipro e la conquista di Famagosta (che vide l’eroico martirio del Governatore di Cipro e Capitano Generale di Famagosta, Marcantonio Bragadin), egli seppe guidare gli eserciti dell’Europa cattolica alla battaglia contro la flotta ottomana, nel golfo di Lepanto. Fu lì che, con un evidente favore divino, le sorti della battaglia volsero a vantaggio dell’alleanza cattolica, non senza il sacrificio dei più valorosi e degli eroici Cavalieri di Malta, catturati e giustiziati impietosamente. Il Pontefice ricevette così un messaggio miracoloso che lo informò, alle cinque pomeridiane, in perfetta concomitanza con il termine della battaglia, della vittoria del fronte cattolico: istituì da allora la festa di Santa Maria della Vittoria, divenuta poi la festività del Santo Rosario.
Risulta quindi evidente la completezza di questo grande santo del XVI secolo, che seppe costruire un’azione organica integrando in essa santità di vita, morigeratezza dei costumi, amministrazione politica, diplomazia e forza militare, il tutto sorretto dalla Grazia divina, alla quale prima di tutto fu imputata la causa della vittoria gloriosa di Lepanto.
L’appello che il modello umano di San Pio V volge ai cattolici, oggi come ieri, è la necessità di consolidare una retta ed armonica vita sociale grazie all’adesione della comunità umana alla volontà di Dio e della Santa Vergine, l’obbligo di procedere ad una retta formazione dottrinale e teologica del clero condannando indistintamente ogni errore, la necessità di instaurare tutto in Cristo.
 

mercoledì 10 aprile 2019

Il cervello di lui e quello di lei /2

Il cervello è l’organo più importante del sistema nervoso centrale con un peso piuttosto variabile che non supera i 1500 grammi ed ha un volume compreso tra i 1100 e i 1300 cm³, tenendo presente la possibilità di significative variazioni tra individuo e individuo, anche legate a sesso, età e altri fattori.
 
Il cervello della donna adulta pesa in media circa il 12% in meno di quello dell’uomo adulto. Fino a non molti decenni or sono questo veniva interpretato come il correlato biologico di una presunta superiorità intellettiva dell’uomo rispetto alla donna. In realtà questa differenza riflette semplicemente la maggiore taglia corporea del maschio rispetto alla femmina nella specie umana. Infatti se si fa una misura non assoluta del peso cerebrale, ma relativa al peso corporeo la differenza si annulla ed anzi ne esiste una molto lieve a favore della femmina.
 
Il cervello femminile ha l’11% in più di neuroni rispetto a quello maschile nelle aree del linguaggio e dell’ascolto, inoltre presenta zone collegate alle emozioni e alla memoria, situate nell’ippocampo, più grandi che negli uomini. Il cervello femminile ha meno circuiti neuronali nell’amigdala, zona del cervello in cui si attivano le risposte di fronte al pericolo o si generano i comportamenti aggressivi, ecco perché alcuni possono arrivare a uno scontro fisico in pochi secondi mentre molte donne fanno di tutto per evitare il conflitto. La zona del cervello in cui si genera l’ansia è quattro volte inferiore negli uomini. Nell’uomo lo spazio cerebrale preposto all’impulso sessuale è due volte più grande.
 
 
Esistono altre piccole ma significative differenze anatomiche fra il cervello della donna e dell’uomo: in particolare le connessioni fra i due emisferi cerebrali sono relativamente più sviluppate nella donna che nell’uomo, mentre in piccoli centri nervosi di una regione del cervello chiamata ipotalamo esistono nell’uomo neuroni maggiori in numero e dimensioni.

D’altro canto, test appropriati mettono in luce differenze in alcune capacità intellettive fra l’uomo e la donna, ad esempio nel pensiero logico-matematico, nella capacità di calcolo, nell’abilità linguistica, nella capacità di orientamento spaziale. In linea di massima è possibile ipotizzare oggi che l’uomo possegga un cervello che segue schemi logici più basati sulla razionalità, mentre nella donna il funzionamento cerebrale sarebbe maggiormente di tipo intuitivo, che nell’uomo il funzionamento dei circuiti nervosi sia più rigido mentre è più plastico nella donna.  (...)
 

lunedì 8 aprile 2019

Il cervello di lui e quello di lei

 

Il cervello degli uomini è diverso da quello delle donne: nelle misure e nel funzionamento. Anche in amore (....)E’ così: tra uomini e donne, la storia è sempre quella. Capirsi non è semplice. Una delle ragioni si nasconde proprio nel nostro cervello.
 
Sì, d’accordo, l’encefalo maschile pesa circa 150 grammi in più di quello femminile, gli uomini hanno più cellule cerebrali e un 4% di neuroni in più (chissà forse servono per compensare il minor numero di collegamenti neurali, rispetto alle donne) ma non sono questi elementi significativi, dato che non ci sono differenze concrete tra i sessi per quanto riguarda l’intelligenza.
 
Quello che conta è che le diverse strutture cerebrali fanno sì che uomini e donne poi si comportino – nelle relazioni – in un determinato modo piuttosto che un altro non solo per via delle pressioni culturali, non solo sulla base di modelli familiari, ma proprio per una differenza di genere. Iscritta biologicamente, come confermano le nuove tecniche di neuroimaging.
 
Immaginiamo una conversazione di coppia. Lui va comunque sempre diritto al cuore del problema, preciso, dettagli focalizzati. Lei ha uno stile più fluente ed espressivo, usa un numero di parole maggiore, e mentre parla entra in contatto con la sua sfera emotiva e intuitiva. Inoltre, attenzione, ricorda molto meglio di lui le parole e le frasi che sono state dette. La differenza dipende dal diverso funzionamento cerebrale. Risultato: lui si infastidisce del fiume di parole e non riesce a starci dietro, lei si arrabbia perché non si sente ascoltata. Postilla: chi ha ragione? Ognuno ha la sua, dal suo punto di vista.
 
In viaggio, lui sa leggere facilmente una mappa e sa orientarsi su strade non familiari e quindi non ritiene necessario chiedere informazioni, strada facendo. Lei invece si rende subito conto se qualcosa non funziona, che probabilmente l’orientamento è stato perso ed è più rapida nell’affrontare la situazione.(...)
 
Il cervello maschile e quello femminile inducono i rispettivi proprietari a comportamenti, sollecitano attenzioni, favoriscono l’emergere di bisogni e sentimenti che vanno in direzioni parzialmente diverse. Di genere. La biologia, insomma, conta.
(....)

(Anna Maria Cebrelli)
 
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venerdì 5 aprile 2019

Sesso e genere

Secondo gli “studi di genere”, l’identità di genere sarebbe una componente distinta dall’identità sessuale e potrebbe anche non coincidere con essa (producendo maschi-donne e femmine-uomini), poiché le differenze tra uomo e donna sarebbero soltanto una costruzione sociale, dovuta a stereotipi di genere, per l’appunto. Su questa base teorica, nata negli anni ’70, viene legittimato il “cambio di sesso” di chi vive una incoerenza tra il “sentirsi” uomo (o donna) -cioè il “genere”-, e l’essere nata biologicamente come donna (o uomo), cioè il “sesso”.
 
Tutto falso, lo dimostra oggi la scienza moderna. Le differenze tra uomo e donna sono biologiche e genetiche, non certo dovute all’influsso sociale o dall’educazione ricevuta.
 
Chi afferma di aver “cambiato sesso” ha semplicemente amputato parti anatomiche del corpo o ne ha aggiunte altre con la chirurgia estetica, dopo essersi bombardato di ormoni. A livello neuro-fisiologico rimane come è nato, nella sua originale identità sessuale.
 
«I dati scientifici»ha spiegato Antonio Federico, ordinario di Neurologia presso l’Università di Siena, «evidenziano chiare e nette differenze tra il cervello femminile e quello maschile, differenze che sono genetiche, ormonali e strutturali anatomo-fisiologiche, con importanti conseguenze sulle funzioni cerebrali e anche su alcune malattie». Oltre all’aspetto anatomico, «in situazioni complesse è avvantaggiata la donna, perché il cervello femminile è meno “rigido” e portato, quindi, ad analizzare uno spettro più ampio di dati e possibilità; al contrario, il cervello maschile è favorito in situazioni semplici e collaudate».
 
Lo ha confermato il neurochirurgo Giulio Maira«L’uomo possiede un cervello che segue schemi basati di più sulla razionalità, mentre nella donna sono più di tipo intuitivo. Ciò fa sì che le donne siano più brave nel multitasking, più empatiche e con migliori abilità sociali. Gli uomini, invece, eccellono nelle attività motorie e sono più capaci ad analizzare lo spazio».
 
Esistono dunque comportamenti e qualità tipiche degli uomini e della donna perché vi sono differenti ed immodificabili impostazioni a livello cerebrale, i quali «influiscono sulle diversità di comportamento e di percezione del mondo»hanno spiegato i ricercatori dell’Università di Cambridge.
 
Non può dunque esistere alcuna “identità di genere” separata e/o in contraddizione con “l’identità sessuale”, chi sostiene di avere un’identità differente da quella indicata dalla sua struttura neuro-anatomo-fisiologica ha semplicemente un disturbo di percezione di sé, che la medicina moderna chiama “disforia di genere” o “disturbo dell’identità di genere” (DIG), ovvero «il forte e persistente desiderio di identificarsi con il sesso opposto, piuttosto che con il dato biologico o anatomico».
I cosiddetti “studi di genere”, dunque, sono confutati fin dalla partenza: «La genetica e la biologia neoevoluzionista contemporanee hanno concorso a rimettere in gioco il corpo»si legge sul Dizionario di filosofia dell’Enciclopedia Treccani. «Per tali vie il sesso sembra riacquistare incidenza sul genere, attutendo la spinta propulsiva degli studi di genere». (Selezionato da uccronline.it)

venerdì 29 marzo 2019

Una dichiarazione apostata

La Dichiarazione di Abu Dhabi di papa Francesco implica "la fine della Cristianità" ed è "l'eresia di tutte le eresie", ha detto il filosofo Josef Seifert a Gloria.tv

La dichiarazione afferma che Dio ha voluto religioni diverse.

Tuttavia, il 1° marzo, Francesco ha
spiegato al vescovo Athanasius Schneider che intendeva solo la volontà permissiva di Dio ("Dio permette") e non la volontà positiva ("Dio vuole").

Seifert definisce questa spiegazione "insufficiente”, perché la dichiarazione è "completamente inaccettabile" e non può essere corretta da una conversazione privata, deve essere revocata pubblicamente.

Inoltre, la spiegazione di Francesco è fallace, perché non serve alcuna dichiarazione solenne per precisare che nulla esiste se non "permesso" da Dio, anche la caduta di Satana o lo sterminio di milioni di persone ad Auschwitz, spiega Seifert.


Il filosofo fa un esempio: "Immaginiamo che il Papa abbia detto: 'Dalla creazione, Dio ha voluto la diversità di uomo e donna e l'omicidio di milioni di persone ad Auschwitz.’ Allora, tutto il mondo si sarebbe scandalizzato e il Pontefice si sarebbe dovuto scusare per una dichiarazione così terribile".

Il fatto che Dio permetta tali malignità è totalmente diverso dalla sua volontà creativa e positiva: "Non si possono citare entrambe nella stessa frase".
 
Tratto da Gloria.Tv

martedì 26 marzo 2019

The Railway Man

E' questo un film tratto dall'omonimo libro autobiografico -Le due vie del destino- scritto da Eric Lomax e pubblicato nel 1995 in cui vengono descritti i crimini commessi dai Giapponesi nel Sudest asiatico, nella seconda guerra mondiale, durante la costruzione della 'Ferrovia della morte' (Thailandia-Birmania-1942-1945), con l'intento di portare a conoscenza crimini orribili che altrimenti sarebbero rimasti occultati.  
Il libro però, non è una semplice descrizione di questi fatti storici ma è un drammatico spaccato di vita che l'autore ha vissuto in prima persona, come giovane prigioniero di guerra e che lo vede preda indifesa di crudeli aguzzini, tra atroci sevizie, privazioni, maltrattamenti e torture.

Eric Lomax ritorna a casa ma la sua orribile esperienza, che ha provocato indelebili ferite nell'anima e nella psiche, lo accompagnerà per cinquantanni, tanto da condizionarne e segnarne la vita e soprattutto la quotidianità accanto alla moglie, alla quale non aveva mai raccontato la natura dei suoi incubi e del suo disagio, fino a quando si rende conto di non poter più reprimere i dolorosi ricordi, la rabbia, l'istinto omicida, che è necessario affrontarli, spinto dal desiderio di vendetta ma anche da un pressante desiderio di guarigione interiore. Si mette così alla ricerca del suo principale aguzzino, un certo Nagase che riconoscerà in una foto sul ‘Japan Times’ e che incontrerà, insieme alla moglie, nel 1993 in Birmania. 
E. Lomax ai tempi della prigionia
   
Nel film vediamo Lomax intraprendere da solo il suo primo viaggio in Birmania e affrontare Nagase cogliendolo di sorpresa. Seguirà un secondo viaggio insieme alla moglie.

Nella realtà vi fu un unico viaggio preparato con cura per quasi due anni e i Lomax furono ospiti dei coniugi Nagase prima in Birmania, poi in Giappone, perchè questi ultimi vollero che gli ospiti prolungassero il viaggio in Giappone, per mostrare loro la propria casa e i ciliegi nel momento della massima fioritura. 
L'incontro con Nagase ed i giorni trascorsi in sua compagnia hanno dell'incredibile, tanto da far scrivere a Lomax:

"Ero sicuro di aver ottenuto un risultato che non avrei mai immaginato. Se non fossi riuscito a dare un nome a uno degli uomini che mi avevano ferito, se non avessi scoperto che dietro quel volto c’era un’altra vita rovinata, gli incubi provenienti da un passato senza senso non sarebbero mai cessati. E avevo dimostrato a me stesso che ricordare non serve a nulla se si limita ad alimentare l’odio".
Aveva scoperto di avere di fronte a sé un uomo ormai profondamente cambiato, sinceramente pentito, che implorava il suo perdono per trovare pace: "(…) non vedevo più una ragione per punire Nagase rifiutandomi di perdonarlo".

Anche Lomax era cambiato, già al momento di intraprendere il viaggio aveva abbandonato ogni proposito di vendetta, non più prigioniero dell'odio verso i suoi torturatori e verso i Giapponesi in generale.
 
“Viene un momento in cui l’odio deve finire.”

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giovedì 21 marzo 2019

Benedetta la primavera!



La goccia che cade dal tetto
batte il piede sulla soglia.
C’era una gemma ed or c’è una foglia,
se c’era un’erba ti guarda un fioretto.
Ti guarda un fiore che ieri non c’era.
Benedetta primavera.


Favilla d’oro da un fuoco
esce l’ape al suo bel gioco.
I fiori conta per quanti sono,
prima li punge poi chiede perdono.
Al bimbo il miele a Dio la cera.
Benedetta la primavera.


Esci tepido il coniglio.
Nasce l’agnello su un ciuffo d’erbetta,
cammina adagio e sua madre l’aspetta.
Lo dice a tutti che quello è suo figlio,
che ha patito, che spera.
Benedetta la primavera.


Brilla il grano, capelli fini
del campo, come ai bambini.
Spino di canto un uccello si sente.
Lo cerca l’occhio di un’acqua innocente,
neve sfatta come cera.
Benedetta la primavera.

(Renzo Pezzani)

giovedì 14 marzo 2019

Cambiare la Dottrina della Chiesa Cattolica

Non c’è dubbio che un’immagine e un gesto incidono più di mille parole. Ed è stato anche detto che Francesco è il Papa dei gesti. Addirittura il vaticanista dell’Avvenire Mimmo Muolo a questo tema ha dedicato un libro, uscito nel 2017, dal titolo eloquente: “L’enciclica dei gesti di papa Francesco”.
C’è dunque poco da interpretare guardando le foto in cui il Papa accoglie calorosamente i membri del Consiglio pastorale dei cattolici Lgbt+ della diocesi inglese di Westminster, quella del cardinale Vincent Nichols per intenderci. Il comunicato, diffuso l’altra sera dallo stesso Consiglio pastorale dei cattolici Lgbt+ e rilanciato in Italia dal sito catto-gay Gionata.org, si premura di spiegare che l’incontro con il Papa è arrivato lo scorso 6 marzo a conclusione di un pellegrinaggio a Roma del gruppo guidato dal loro cappellano, il padre gesuita David Stewart.

Dapprima «hanno ricevuto dei posti privilegiati all’udienza papale mattutina in Piazza San Pietro. Alla fine dell’udienza generale, il gruppo è stato invitato all’incontro con papa Francesco». Dunque, non si tratta di una foto “rubata”, come a volte accade; è stato un incontro ben programmato (c’è anche il messaggio di accompagnamento del cardinale Nichols) dall’entourage del Papa, e del resto anche le foto lo testimoniano. «Il capogruppo Martin Pendergast – dice il comunicato – ha presentato il gruppo a un sorridente papa Francesco» a cui è stata spiegata l’attività di questo Consiglio pastorale.
Insomma una bella testimonianza di accoglienza e umanità.

 Cos’è che non va, vi chiederete? Si fa fatica a non provare grande fastidio per un metodo che è l’esatto opposto del Gattopardo: fare finta che nulla cambi perché cambi tutto. «La dottrina non si tocca», ma intanto la prassi contraddice la dottrina fino a svuotarla di significato, e senza mai affermarlo o darne le ragioni. Così, arriva un giorno e tutto è cambiato e non si sa perché. Fino a ieri l’omosessualità praticata era un peccato contro natura, addirittura uno dei 4 peccati che «gridano vendetta al cospetto di Dio», secondo la formula di Pio X, o che «gridano verso il cielo» secondo la definizione del Catechismo (CCC 1867). Non è l’invenzione di un Papa, è la Sacra Scrittura che così li definisce. Oggi invece pare diventata una virtù. In base a cosa? Non si sa, nessuno lo spiega, semplicemente in Vaticano si è deciso che adesso si fa in un altro modo. E chi obietta è un rigido, un dottrinario, uno che scaglia pietre. Alla faccia dei grandi discorsi sulla Sinodalità e delle menate sul popolo di Dio.
Il tutto peraltro avviene giocando sull’ambiguità, e questo è un altro punto di fastidio, oltre che di mancanza di virilità. «Il vostro parlare sia sì, sì; no no. Il di più viene dal Maligno» (Mt 5,37) è ormai un retaggio del passato, deve essere una di quelle frasi di Gesù che – secondo il generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa – non sono state registrate, quindi magari non le ha dette. Così si ha buon gioco nel dire: «Ma il Papa accoglie tutti, tutti siamo peccatori». Noi siamo certi che il Papa lo fa con questo spirito di accoglienza della persona, ma il gesto parla oggettivamente, va ben oltre le intenzioni personali: e oggettivamente in questo incontro c’è la legittimazione del peccato.

Perché quelle che ha accolto non sono persone con tendenze omosessuali che vivono la loro condizione cercando di seguire l’insegnamento della Chiesa (vale a dire la verità sull’uomo che Cristo ci ha rivelato); no, sono un gruppo organizzato che rivendica l’omosessualità, la transessualità e la fluidità di genere come una normale espressione della propria personalità. In altre parole si tratta di associazioni e movimenti che semplicemente negano la natura dell’uomo e si prefiggono di cambiare la dottrina della Chiesa, di più la Sacra Scrittura, che è molto chiara sul progetto di Dio nei confronti dell’uomo («maschio e femmina li creò», Gen, 1,27).
Testo di Riccardo Cascioli QUI

Padre Cavalcoli: il Papa non può legittimare la sodomia


Il Papa sta mostrando in modo sempre più chiaro l’incorenza tra il suo magistero e la sua pastorale. E’ chiaro che come maestro della fede non può legittimare la sodomia, altrimenti sarebbe eretico, cosa impensabile, data l’infallibilità pontificia.
Invece egli mostra chiaramente di mancare gravemente al suo ufficio pastorale lasciando credere o sospettare con le sue parole ambigue ed equivoche, le sue sleali ed astute reticenze, le sue opportunistiche negligenze e soprattutto con una condotta verso i sodomiti, di non volerli affatto correggere, dando al contrario tutta l’impressione, benchè falsa, di approvare la loro condotta.
Ad aggravare la sua doppiezza e disonestà, egli evita sempre, dopo il fatto e le immancabili discussioni che sorgono, di chiarire con franchezza, senza rispetto umano o timore di dispiacere al mondo, la sua posizione, e di ribadire i sani princìpi della dottrina e della pastorale, così da fugare dubbi, sospetti e timori, da evitare lo scandalo e il turbamento nei fedeli e negli onesti, permettendo così ai sodomiti di credere che egli abbia abolito la proibizione della sodomia, compromettendo la propria credibilità, suscitando sdegno, dividendo la Chiesa e mettendo in crisi la stessa fede di molti fedeli.
 
(Padre Giovanni Cavalcoli)

Contro la Dottrina Cattolica

Il gruppo, “LGBT+ Catholics Westminster”, promuove la normalizzazione dell’omosessualità all’interno della Chiesa cattolica e cerca di “liberare la Chiesa e la società dall’omofobia sistemica e istituzionale”. Il gruppo pro-omosessuale è stato nominato dal cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, per fornire assistenza pastorale ai cattolici che si identificano come omosessuali.
Cattolici LGBT+ Westminster afferma posizioni contrarie all’insegnamento cattolico sull’omosessualità:
 
“Un ministero pastorale pienamente inclusivo con e per i cattolici LGBT, genitori e famiglie, porta inevitabilmente a comprendere l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità e l’identità di genere come un’area in via di sviluppo dell’insegnamento magisteriale e non qualcosa di fisso una volta per tutte in precedenti documenti della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede”, afferma il gruppo sul suo sito web.
 
L’organizzazione ha marciato nella parata gay pride di Londra. Il sito web dell’organizzazione mostra in una posizione di rilievo una preghiera scritta dal sacerdote cattolico apertamente omosessuale Bernárd J. Lynch che afferma sul suo blog: “Sono sposato con mio marito Billy dal 1998”.
 
La Chiesa cattolica insegna che gli atti omosessuali sono “atti di grave depravazione” e sono “intrinsecamente disordinati” perché “contrari alla legge naturale”.
 
“Chiudono l’atto sessuale al dono della vita. Non procedono da una genuina complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”, afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica. La Chiesa insegna anche che la stessa inclinazione omosessuale è “oggettivamente disordinata”.
 
La vicinanza del Cardinale Nichols ai cattolici LGBT+ Westminster era evidente quando ha celebrato la Messa della festa del Battesimo del Signore nella Chiesa dell’Immacolata Concezione nel centro di Londra in gennaio. Amministrato da sacerdoti gesuiti, il programma di assistenza LGBT della parrocchia, LGBT Catholics Westminster, è stato formato sotto la direzione del cardinale. Comprende gruppi più piccoli che presentano persone che si identificano come “trans”. Il cardinale è stato innalzato al cardinalato nel 2014 da Papa Francesco e ha celebrato per la prima volta una messa per accogliere i cattolici LGBT nella parrocchia dei gesuiti a Londra nel 2015. Ex arcivescovo di Birmingham, il cardinale Nichols è il chierico cattolico più anziano in Inghilterra e Galles.
Il Cardinale Nichols ha scritto ai pellegrini prima del loro pellegrinaggio, dicendo loro che era una “meravigliosa opportunità” quella di essere a Roma e, soprattutto, di “approfondire la propria fede”.

 
QUI
 

 
 

Papa Francesco e il gruppo LGBT+ Catholics Westmister Pastoral Council

(di Lupo Glori)
Papa Francesco sciupa un’altra occasione per fare chiarezza e prendere le distanze da coloro che cercano di conciliare Chiesa cattolica ed omosessualismo. Si sa, le immagini valgono più di tante parole e, questo, sembra infatti essere il chiaro messaggio che comunicano le immagini raffiguranti il Papa sorridente, in posa davanti al Vaticano, con la rappresentanza del gruppo LGBT+ Catholics Westminster Pastoral Council, in pellegrinaggio a Roma dal 6 al 10 marzo. 
Il portale dei cristiani LGBT Progetto Gionata ha pubblicato soddisfatto le foto dell’incontro, riportando il comunicato stampa diffuso dal Consiglio pastorale di Westminster in cui viene ricostruita la cronistoria di queste giornate romane del gruppo omosessualista inglese attivo a Londra, nel quartiere di Mayfair, presso la parrocchia dell’Immacolata Concezione in Farm Street, meglio conosciuta come Chiesa di Farm Street.
Gli scatti fotografici che immortalano il Papa circondato dai “cattolici” LGBT risalgono allo scorso 6 marzo, il “Mercoledì delle Ceneri”, quando «i sedici pellegrini, che contavano, oltre ad amici e familiari delle persone LGBT cattoliche, anche il loro cappellano il gesuita padre David Stewart, hanno ricevuto dei posti privilegiati all’udienza papale mattutina in Piazza San Pietro».
 
Alla fine dell’udienza generale – come si apprende sempre dal comunicato – il gruppo capitanato dalla sua guida Martin Pendergast, è stato invitato all’incontro con papa Francesco che li ha accolti stringendo loro le mani e donando a ciascuno un rosario. Pendergast, membro del Consiglio Pastorale di Westminster e tra i fondatori del Lesbian and Gay Christian Movement, ha così avuto modo di presentare il suo gruppo «a un sorridente papa Francesco e ha spiegato di far parte del ministero pastorale per le persone LGBT+ cattoliche dell’arcidiocesi di Westminster». 
Nel pomeriggio, i pellegrini inglesi si sono recati presso la chiesa di Santa Sabina dove hanno preso parte alla Messa papale con l’imposizione delle ceneri, per poi partecipare, in serata, ad una «liturgia ecumenica della Parola e alla benedizione delle ceneri assieme ad anglicani, cattolici e metodisti di lingua inglese nella chiesa di Sant’Ignazio».
Nelle giornate successive, riporta ancora la nota diramata dal Consiglio pastorale, il gruppo ha avuto modo di tessere le sue reti collaborative e di incontrare alcuni giornalisti al fine di esporre la propria versione dei fatti circa l’odierna situazione della Chiesa in materia di abusi sessuali.
Tra questi, il gruppo ha incontrato Christopher Lamb, corrispondente da Roma del settimanale cattolico britannico The Tablet, e Robert Mickens, del quotidiano cattolico francese La Croix International. Successivamente «i pellegrini hanno incontrato anche il teologo morale statunitense professor James Keenan SJ, il quale ha parlato di Francesco e dei due Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015, soprattutto sui principi chiave dell’accompagnamento» e del «discernimento morale», due considerazioni vitali per analizzare il mondo LGBT “cattolico”.
Nel suo soggiorno romano, il gruppo ha avuto inoltre anche l’onore di celebrare la Messa nella stanza dove morì il fondatore dei Gesuiti, sant’Ignazio di Loyola e all’interno della chiesa di cui è titolare l’arcivescovo di Westminster il cardinale Vincent Nichols, la chiesa del Santissimo Redentore e Sant’Alfonso.
Per finire, si legge sempre nel comunicato, il Consiglio pastorale ha recitato le lodi mattutine nella chiesa di San Bartolomeo all’Isola, dedicandole in versione politically correct «alla memoria delle vittime dell’omofobia e della transfobia».
In conclusione, le foto del Papa sorridente, circondato dai rappresentati del gruppo LGBT+ Catholics Westminster Pastoral Council davanti alla Basilica di San Pietro, rappresentano l’ennesima gigantesca opportunità persa per affermare l’inconciliabilità di Chiesa ed omosessualismo ed un ulteriore passo in avanti dell’omoeresia all’interno della Chiesa cattolica.

Tratto da QUI

mercoledì 13 marzo 2019

Sei anni di devastante operato + 50.....

Siamo testimoni ormai da tempo nel pontificato di Papa Bergoglio di una serie di scandali che si susseguono a velocità impressionante: quando si pensa di aver toccato il fondo ecco il presentarsi di ulteriori fatti o atti clamorosi che producono un ulteriore sprofondamento nella spaventosa crisi di fede che si manifesta ormai in tutta la sua evidenza.
 
Inutile elencare la lunga serie di oscenità che ha prodotto e continua tutt'ora a produrre tale disfacimento del Cattolicesimo e lo sfacelo da esso generato nelle anime di molti fedeli condotti al disorientamento da una pastorale che predica e realizza l'esatto opposto dell'insegnamento di Nostro Signore;
 
(...) la crisi della Chiesa è talmente chiara che solo un cieco può non riconoscerla, come ebbe a confermare anche il compianto cardinale Carlo Caffarra, autore, con altri tre cardinali, dei famosi Dubia rivolti a Papa Francesco affinché il Pontefice facesse chiarezza su alcuni temi controversi, generati della sua esortazione apostolica Amoris laetitia, in materia dottrinale della Chiesa.
 
A questi Dubia si sono affiancati altri documenti o prese di posizione di esponenti cattolici - chierici e laici, ritenuti conservatori e difensori della Tradizione della Chiesa - in aperto contrasto con le prese di posizione e il modus operandi dell'attuale pontefice. Vi è di più: molti di questi “oppositori” accusano proprio il papa argentino quale responsabile principale della crisi in atto nella chiesa e non perdono dunque occasione per sottolineare gli errori, e spesso le gravità, di alcuni suoi atti in tema di dottrina e uniformità al Magistero perenne della Chiesa.
 
Errori e gravità che sono certamente palesi in tutta la loro drammaticità dal momento che sono provocati dalla più alta autorità che dovrebbe conservare e difendere il deposito della fede, ma non è francamente credibile soffermarsi al particolare tempo del pontificato bergogliano trascurando una visione di insieme che evidenzia il fatto che il papa argentino non si è materializzato dal nulla ma, come lui stesso afferma, la sua elezione e il suo programma vanno letti nel segno di una perfetta continuità con quelli dei suoi più recenti predecessori.
 
Trascurando ciò si finisce per provocare, da chi intende in un certo qual modo difendere l'ortodossia del Magistero, un danno ancora più grande alla Chiesa perché ancora una volta la Verità passa di mano in mano rimanendo ostaggio di una visione pressoché ideologica e non oggettiva della realtà.
 
La resistenza ad un pontificato ritenuto non in linea con l'insegnamento della Tradizione della Chiesa non è altro che una farsa se poggia su una visione parziale della realtà, e che perciò si trasforma in tragedia se il risultato è quello di rafforzare quella crisi che si afferma di voler contrastare.
Se si pensa infatti, e veniamo al punto, che il solo Bergoglio sia l'origine dei mali che sta flagellando il Corpo Mistico di Nostro Signore, significa affermare una clamorosa falsità in quanto ci si limita ad evidenziare e riconoscere della crisi in atto nella chiesa solo gli effetti ma non le cause.
 
Di fatto è una forzatura affermare o dare a intendere che quello di papa Bergoglio sia il pontificato che ha generato la crisi della Chiesa poiché tale crisi perdura da più di 50 anni ossia da quello che quei presunti conservatori e difensori della Tradizione se ne guardano bene dal menzionare o mettere in discussione: il Concilio Vaticano II, con la sua nuova liturgia, la sua nuova dottrina e la sua nuova pastorale.
 
Ci rendiamo ben conto che i modi del papa argentino possano risultare urticanti e assai spicci non essendo quelli di chi ama agire di fino e in punta di piedi (come se si è spesso fatto nel recente passato adottando l'ambiguità più velenosa per scardinare il Magistero) sicché al posto di un fioretto viene preferito l'uso di una mannaia, ma, al di là delle modalità, il risultato e il fine da perseguire è il medesimo, punto per punto, dei suoi predecessori pontefici tutti “ispirati” dai nuovi imput imposti in nome del Vaticano II.  
Papa Bergoglio ha semmai acuito la crisi della chiesa, mettendoci certamente del suo (come non sottolineare ad esempio la sua azione improntata alla soppressione di ogni parvenza di spiritualità nell'animo umano...) col risultato di imprimere un'accelerazione al programma conciliare già ben avviato da chi lo ha preceduto al soglio di Pietro con atti altrettanto e talvolta assai più gravi poiché volti ad intaccare la fede e persino a corromperla. Senza Bergoglio la chiesa sarebbe dunque in piena salute? Non prendiamoci in giro.
I fatti, storici e oggettivi, raccontano di Papa Giovanni XXIII che ha voluto fortemente portare all'interno della chiesa il cavallo di Troia del modernismo mascherato sotto il vessillo di un concilio, il Vaticano II;
 
di Paolo VI che ha inflitto un fendente mortale alla sacra liturgia realizzando sorprendentemente l'obiettivo che i nemici della Chiesa hanno sempre tentato invanamente di centrare: la soppressione della Messa di sempre;
 
di Giovanni Paolo II che ha umiliato la regalità di Cristo con le adunanze di Assisi sdoganando un falso quanto malevolo ecumenismo;
 
di Benedetto XVI che, oltre alle sue sconcertanti dimissioni, ha indetto il Summorum Pontificum per ridare vigore alla liturgia ma a patto che si riconosca e si accetti incondizionatamente il Vaticano II che proprio alla Sacra Liturgia è in ferma opposizione...
 
Considerare quindi il devastante operato di Papa Francesco dimenticando al tempo stesso quello dei suoi predecessori significa chiudersi in una contraddizione dalla quale non si vuole uscire perché svelerebbe delle responsabilità evidenti e scandalose da parte di quel clero e di quei laici che hanno assecondato e difeso per anni senza se e senza ma l'operato dei pontefici conciliari ante Bergoglio.
Con queste premesse, è bene non farsi illusioni: la crisi della Chiesa è destinata ulteriormente a peggiorare poiché è un continuo avvitarsi su se stessa; umanamente si è giunti ad un punto tale che è pressoché impossibile sbrogliare una matassa così ingarbugliata.
 
Nonostante ciò, resta il dovere di vivere da cattolici, di resistere al clima avverso, di perseverare nella preghiera, di testimoniare la Verità, di affermare l'appartenenza alla nostra unica salvezza: Nostro Signore Gesù Cristo. Costi quel che costi.    

La Redazione di Corsia dei Servi QUI