La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





post recenti

martedì 17 luglio 2018

L'ecologia integrale e la svolta antropologica della Chiesa Cattolica

 
Nel discorso rivolto da papa Francesco ai partecipanti all’Assemblea Generale della 'Pontificia Accademia per la Vita' è interessante notare come la “bioetica globale” sia considerata «una specifica modalità per sviluppare la prospettiva dell’ecologia integrale che è propria dell’Enciclica Laudato si’». E sempre citando la Laudato si’ si richiama a una «visione olistica della persona» che richiede di «articolare con sempre maggiore chiarezza tutti i collegamenti e le differenze concrete in cui abita l’universale condizione umana». Il Papa richiama espressamente i nr. 16 e 155 dell’enciclica dove si sottolinea l’interconnessione tra la persona umana e tutte le creature, nonché la relazione diretta del nostro corpo «con l’ambiente e con gli altri esseri viventi».
 
Si tratta di un linguaggio nuovo, che permette anche di mettere a fuoco un aspetto dell’enciclica Laudato Si’ passato un po’ sotto silenzio, ovvero lo spostamento nell’approccio antropologico. L’ecologia integrale che diventa chiave di interpretazione di ogni fenomeno – in questo caso la bioetica – sottende una concezione dell’uomo come parte del tutto, un «paradigma olistico» da cui metteva in guardia molti anni fa un corposo documento dei Pontifici consigli della Cultura e per il Dialogo interreligioso, “Gesù Cristo portatore dell’acqua viva – Una riflessione cristiana sul New Age”.
 
Più specificamente questa concezione di ecologia integrale si avvicina molto ai princìpi della Carta della Terra, un documento concepito e adottato in ambito Onu alla fine del XX secolo e fondamento delle politiche globali. Come si afferma nel sito ufficiale «la Carta della Terra è una dichiarazione di principi etici fondamentali per la costruzione di una società globale giusta, sostenibile e pacifica nel 21° secolo. La Carta si propone di ispirare in tutti i popoli un nuovo sentimento d’interdipendenza globale e di responsabilità condivisa per il benessere di tutta la famiglia umana, della grande comunità della vita e delle generazioni future». E ancora: «La Carta riconosce che gli obiettivi della protezione ecologica, dello sradicamento della povertà, lo sviluppo economico equo, il rispetto per i diritti umani, la democrazia e la pace sono interdipendenti e indivisibili». QUI
 
Dal punto di vista antropologico la novità consiste nel fatto che l’uomo si concepisce all’interno di una più ampia «comunità vivente». «L’umanità – dice il testo della Carta della Terra - è parte di un grande universo in evoluzione. La Terra, nostra casa, è viva e ospita un'unica comunità vivente». Una concezione che riecheggia in tanti interventi del Papa a proposito di «casa comune».
 
In questo modo però l’uomo perde la sua specificità ontologica (vedi il Salmo 8 «…Che cosa è l’uomo perché te ne curi?»), il suo essere vertice della Creazione, per diventare una sorta di “primus inter pares”, primo fra uguali. Più evoluto delle altre specie viventi, ma per questo chiamato a una responsabilità maggiore, oltre ad essere l’unico che mette a rischio la sopravvivenza del pianeta.

Del resto da molto tempo anche nel mondo cattolico è cresciuto un pensiero che indica nell’antropocentrismo giudaico-cristiano la radice degli squilibri ambientali, accusandolo di giustificare la spoliazione delle risorse della terra, che invece appartengono a tutte le creature.
 
In realtà si tratta di una visione distorta del pensiero cattolico: riconoscere che l’uomo è vertice della Creazione, l’unico essere vivente creato a immagine e somiglianza di Dio, significa anzitutto che la chiave dell’equilibrio sta nel rapporto tra l’uomo e Dio. Quando è vissuto in modo corretto, secondo la Rivelazione cristiana, anche il rapporto con il resto del Creato diventa sano.

Non per niente, in un colloquio con i sacerdoti della diocesi di Bolzano, spiegando magistralmente questo punto Benedetto XVI ebbe a dire che la minaccia più grave per l’ambiente è l’ateismo, e che quindi «istanze vere ed efficienti contro lo spreco e la distruzione del creato possono essere realizzate e sviluppate, comprese e vissute soltanto là, dove la creazione è considerata a partire da Dio».

Il rischio di inseguire un linguaggio mutuato da agenzie internazionali che riflettono sull’ambiente negando all’origine il Creatore, è proprio quello di ridurre il riferimento a Dio a un sostegno etico o a un pensiero spirituale, negandogli la forza di un giudizio.
 
Articolo di Riccardo Cascioli tratto da QUI

venerdì 13 luglio 2018

Voci del verbo discernere

 
Una delle parole centrali nell’insegnamento di papa Francesco è certamente «discernimento».
 
Da buon figlio di sant’Ignazio, Bergoglio conosce le regole scritte nel XVI secolo dal fondatore dei gesuiti e di conseguenza ha ben presente l’importanza del discernere nella vita spirituale.
 
Discernere significa setacciare: si tratta dunque di distinguere, di scegliere. In che senso? Scegliere il bene e rifiutare il male. Scegliere ciò che ci avvicina a Dio e rifiutare ciò che ci allontana da Lui. Scegliere la virtù e rifiutare il peccato.

 Nel magistero di Francesco, tuttavia, il concetto di discernimento sembra aver preso una connotazione diversa, al punto da lasciar intendere che discernere significa soprattutto vedere fino a che punto è possibile seguire la dottrina e in quale misura sia invece possibile aderire a ciò che la coscienza suggerisce.
 
In questo senso il discernere assomiglia sempre di più a un giustificare il limite umano e un separare quella che sarebbe la fredda legge «rigida», lontana dall’uomo e in sostanza impossibile da osservare, rispetto a un accompagnamento amichevole e comprensivo, in grado di cogliere i condizionamenti ai quali la creatura è esposta e quindi di scagionarla dalla colpa.

 Affrontare il tema del discernimento nel quadro dell’attuale magistero pontificio significa entrare in uno degli aspetti decisivi del modello di fede e di pastorale che Francesco sta indicando alla Chiesa.(.....)
 
Aldo Maria Valli

 

giovedì 12 luglio 2018

Un' intervista bomba!

 
Intervista concessa il 2 maggio 2018 da Mons. Antonio Livi al blog «The Wanderer», e pubblicata il 3 maggio.

La trascrizione dell’intervista è stata pubblicata sul Courrier de Rome n° 611 di giugno 2018, con la seguente avvertenza: E’ stato mantenuto lo stile parlato dell’intervista, apportando solo alcune minime correzioni formali per una più scorrevole presentazione scritta.

Domanda: La pastorale di Papa Francesco, già applicata da decenni al Nord delle Alpi, conduce ad una Chiesa moribonda. Perché Papa Francesco non se ne rende conto?
Mons. Livi: Perché lui è stato eletto proprio per questo. L’ha detto lui stesso: «I miei fratelli cardinali mi hanno eletto perché io mi occupassi dei poveri e perché portassi avanti la riforma». In realtà, fu il gruppo dei teologi di San Gallo, in Svizzera, Godfrie Danneels, Walter Kasper ed altri, che già in occasione dell’elezione di Benedetto XVI aveva l’idea che il Papa che avrebbe potuto far avanzare la riforma nella Chiesa, nel senso luterano del termine, poteva essere lui, Bergoglio.
 
Una riforma in senso luterano; perché la pastorale o la politica di intesa interreligiosa con i luterani e poi con tutti gli altri, mira a far sì che i luterani siano apprezzati ed approvati, e che il cattolicesimo sia sempre più ridotto a pentirsi di tutti i suoi peccati.


Ufficialmente, il teologo di Papa Francesco, il più a portata di mano, Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, pubblica gli articoli di uno dei suoi confratelli gesuiti, Giancarlo Pani, il quale continua dire: la Chiesa nel XVI secolo si è sbagliata, ha peccato nei confronti di Lutero. Lutero aveva ragione e adesso bisogna riabilitarlo e fare quello che lui voleva. Una Chiesa senza sacerdozio, una Chiesa senza magistero, una Chiesa senza dogmi, una Chiesa senza un’interpretazione ufficiale della Sacra Scrittura, lasciata in mano a persone che la interpretano secondo lo spirito, presunto, che essa suggerisce loro. Una Chiesa sinodale, in cui i preti, i vescovi e i papi non sono più espressione del sacro, ma della politica, della comunità, che elegge e che nomina.

Il Papa stesso parla così: «Bisogna arrivare ad una Chiesa di popolo». Ma il popolo è un’immagine puramente retorica. Non si può mai sapere ciò che vuole il popolo, cioè una moltitudine di persone diverse. Anche in politica, l’espressione «il popolo» è puramente retorica, e ancor più in teologia. Per esempio: dire che il popolo ha voluto cambiare la Messa è una sciocchezza, questo non è mai stato né possibile né attestato. Nel popolo vi sono di quelli che, come Padre Pio al suo tempo, sono pieni di fede, e di quelli che non hanno alcuna fede. Allora vi erano di quelli che volevano riformare le cose perché la Messa in latino non piaceva loro e la volevano in italiano, ma costoro non comprendevano le parole della Messa né in latino né in italiano. La Chiesa non ha mai condotto delle operazioni a carattere «democratico», come eleggere delle persone con l’accordo di una base: essa non ha mai tratto quello che deve insegnare da ciò che pensa la gente. La Chiesa deve insegnare quello che ha detto Gesù: è talmente semplice!


Domanda: E’ sicuro che l’elezione di Papa Francesco sia stata orchestrata?
Mons. Livi: Sì, ne sono assolutamente sicuro. Tra le altre cose, ne sono certo a causa di numerose testimonianze. Si tratta di una certezza storica. Le certezze storiche si sono sempre basate sulle testimonianze. Le testimonianze sono fallibili, ma per me è molto probabile che le cose siano andate così. Non c’è nessuno che abbia avanzato una tesi diversa. Talvolta si dice invece una cosa assurda: che cioè Papa Francesco sia stato eletto perché l’ha voluto lo Spirito Santo. E’ una sciocchezza. Lo Spirito Santo ispira tutti gli uomini perché facciano il bene, ma non tutti gli uomini fanno quello che ispira loro lo Spirito Santo: certi fanno delle cose buone e certi altri fanno delle cose cattive.
Se penso al cardinale Kasper che era già eretico prima e voleva distruggere la Santa  Messa, il matrimonio, la Comunione e il Diritto Canonico, e che adesso il Papa dice che è il suo teologo per eccellenza e gli fa organizzare il Sinodo per la famiglia, dico a me stesso: qui c’è qualcosa di totalmente orchestrato. E tutto questo si ripercuote su tutto: il riconoscimento di Lutero, la preparazione di una Messa in cui la Consacrazione non è più la Consacrazione, in cui si elimina il termine «sacrificio», cosa che piace ai luterani.

Siamo di fronte alla stessa cosa che è successa con Paolo VI, il quale, nella Commissione del concilio Vaticano II presieduta da Annibale Bugnini, che doveva preparare il Novus Ordo Missae, fece entrare dei luterani che avevano il compito di dire ciò che a loro piaceva e ciò che non piaceva della Messa cattolica. E’ assurdo! E allora si capisce che si tratta di un piano molto ben orchestrato, che non data da oggi, ma dagli inizi degli anni sessanta.
Per più di cinquant’anni i teologi eretici, malvagi, hanno cercato ci conquistare il potere, e adesso ci sono riusciti. E’ per questo che parlo di eresia al potere. Non sono i papi ad essere eretici; non ho mai detto questo di nessun Papa. I papi hanno subito questa influenza e non vi si sono opposti.


Essi hanno seguito quell’idea folle di Giovanni XXIII che diceva: affermiamo la dottrina di sempre, ma senza condannare nessuno.


E’ impossibile; la condanna fa parte dell’esplicitazione del dogma, è l’altra faccia della stessa medaglia. Se si vuole applicare il dogma ai tempi moderni, in cui vi sono delle eresie, bisogna necessariamente condannarle. Non condannare alcunché significa approvare tutto; e approvare tutto significa che non vi è più la fede cattolica.

Domanda: Lei parla di eresia al potere. Che cosa intende?
Mons. Livi: Mi riferisco non a delle persone che professano formalmente l’eresia, perché se si trattasse di autorità ecclesiastiche sarebbero tutte scomunicate e perderebbero il loro ruolo, ma a delle eresie che sono professate formalmente e con insistenza da dei teologi che hanno avuto molto potere all’inizio del concilio Vaticano II, grazie o a causa di Giovanni XXIII, e poi nel post-concilio, poiché tutti i papi hanno continuato a trattare con rispetto questi teologi eretici. Certuni, come Benedetto XVI, sia come Prefetto della Congregazione per la Fede, sia come Papa, hanno mantenuto una posizione ortodossa e pia nell’adorazione di Dio e nel rispetto della sacralità dell’Incarnazione, ma in definitiva anch’essi erano uniti effettivamente a questi teologi eretici. Quando Benedetto XVI, come Papa, parla di Karl Rahner, dice semplicemente che entrambi erano d’accordo per aiutare i vescovi ad orientare il Concilio in una certa direzione, una direzione orribile, e solo in seguito si sono separati solo per certi disaccordi.

Benedetto XVI, in quanto Papa, ha anche detto che Hans Küng gli ha chiesto di cambiare il dogma dell’infallibilità e che lui gli ha risposto: «Sì, ci rifletteremo». Voglio dire che tutti i papi non hanno avuto un atteggiamento severo di condanna dei teologi neo-modernisti, hanno avuto invece un atteggiamento di comprensione.


Nei miei libri non ho mai espresso condanne per le persone, ho condannato le teorie, quando queste erano oggettivamente incompatibili col dogma cattolico. Le intenzioni e i legami con le personalità non mi interessano. Io sono un esperto di logica e posso solo esaminare una proposizione, un metodo, e in questo dico delle cose che sono assolutamente vere e incontestabili. Quando critico le tendenze all’eresia di Benedetto XVI, non ignoro che è un santo e che ha fatto molte cose buone nella pastorale per la Chiesa e che ha sempre avuto buone intenzioni. Ma questo non toglie nulla al fatto che ha sempre manifestato della simpatia per il neo-modernismo, che consiste sostanzialmente in due cose: ignorare la metafisica e volere spiegare il dogma con dei criterii ermeneutici basati sull’esistenzialismo e la fenomenologia; ignorare cioè – cosa terribile e molto brutta – le premesse razionali della fede, quello che San Tommaso chiama «praeambula fidei». Di conseguenza, quando si parla di Dio si tratta solo della fede, non si tratta di sapere che vi è un Dio, come afferma il Dogma del concilio Vaticano I che consolida tutta la dottrina della Chiesa.


Domanda: Giovanni XXIII ha detto che la Chiesa non condanna nessuno, ma oggi l’eresia al potere condanna quelli che difendono la dottrina cattolica. Che è successo?
Mons. Livi: Da dopo Giovanni XXIII si ha l’idea che la pastorale della Chiesa consista nel tradurre il dogma in un linguaggio comprensibile, accettabile per l’uomo moderno – cosa che è un mito, una fantasia -  e nel trovare il bene anche nelle posizioni teoretiche più contrarie al dogma.


Io ritengo che si  tratti di una pastorale che, in quanto tale, è erronea e nociva per la Chiesa, ma in quanto teoria è un’attività, una prassi erronea che come dottrina non ha alcun sostegno nell’infallibilità. La prassi può essere erronea perché è un atto derivante da un giudizio prudenziale che può essere giudicato erroneo da chi esprime altri giudizi prudenziali, come i miei, che sono giudizi non sostenuti dall’infallibilità. Così, quando io critico questa pastorale che mi sembra disastrosa, utilizzo dei giudizi, degli aggettivi e degli avverbi che fanno capire che si tratta di mie opinioni. Dio giudicherà, ma non v’è niente di dogmatico nel fatto di giudicare l’opportunità di una linea pastorale.


Quelli che fanno del male alla Chiesa sono coloro che considerano dogmaticamente la pastorale del Concilio e dei papi ad esso seguenti come la sola necessaria, e parlano di «nuova Pentecoste della Chiesa» e di «interventi dello Spirito Santo», come se tali giudizi prudenziali, che io considero erronei, fossero invece dogmaticamente infallibili ed anche santi e la sola cosa che la Chiesa possa fare. 

Ecco perché poi vi è un’oppressione nei confronti di quelli che criticano. Costoro criticano una opinione legittima in nome di una opinione illegittima, che è quella di pensare che la Chiesa dovrebbe necessariamente applicare questo tipo di pastorale fondata su delle cose assurde come la nozione di «uomo moderno», che non esiste. In Europa vi è una grande diversità di uomini moderni. Le culture della Polonia, dell’Ungheria, della Slovenia, di Parigi, sono completamente differenti. Costoro pensano che l’uomo moderno sarebbe quello di Parigi, di Francoforte, e ignorano completamente l’Africa, l’America Latina, una gran parte dell’Asia, ignorano che nelle coscienze di tutti gli uomini vi è molto di più di ciò che leggono sui giornali, nelle riviste, nelle pubblicazioni accademiche. Per esempio: pensare che l’uomo moderno sia ateo è falso, mi sembra. Ogni uomo ha la certezza che Dio esiste, sulla base del senso comune. Poi ci si può allontanare da Lui. Un pastore d’anime che confessa un morente lo sa molto bene. Anche Voltaire, all’ultimo momento, ha chiesto un prete per assolverlo. Egli sapeva molto bene che Dio esiste e che Gesù Cristo è Dio.

Domanda: Pensa che la teologia di Joseph Ratzinger potrebbe essere una via d’uscita dalla crisi della Chiesa?
Mons. Livi: Assolutamente no. A causa di ciò che ho già detto. Già nella «Introduzione al Cristianesimo» egli dimostrava una cultura cattolica sotto l’influenza della cultura protestante, e nella teologia egli agiva già sulla base della scelta di combattere il neo-tomismo e la neo-scolastica, con i loro preambula fidei e la teologia naturale. Secondo lui, si passa direttamente dall’ateismo alla fede, cosa che, dogmaticamente, la Chiesa non accetta, come afferma il concilio Vaticano I; l’enciclica Fides et ratio dice il contrario. Non si passa dall’ateismo alla fede, si passa dalla conoscenza naturale di Dio alla fede, solo attraverso i preambula fidei, se si cerca la salvezza e si ha la possibilità di comprendere la giustezza del messaggio di Cristo.
Comunque sia, mi sembra che il pensiero di Ratzinger possa essere criticato come teologo; altra cosa è la sua azione pastorale come Prefetto della Congregazione per la Fede e poi come Papa. Come Papa ha fatto molto poca pastorale dogmatica, ha fatto della pastorale che io chiamo «letteraria». Ha prodotto dei documenti che derivano più dalla teologia che dal magistero. Se si fa della teologia e si mette il proprio lavoro sullo stesso piano di quello dei teologi, non si fa più del magistero, che consiste nel riproporre il dogma e spiegarlo. Le sue encicliche sono al 90% della pura teologia ed egli ha impiegato una gran parte del suo pontificato a scrivere i tre volumi del «Gesù di Nazareth».

Domanda: Nel 2005, il cardinale Ratzinger ha detto che i non credenti vivono anch’essi come se Dio esistesse. Com’è possibile questo?
Mons. Livi: Con il più grande rispetto per il cardinale Ratzinger – che in seguito ha ripetuto la stessa cosa come Papa – si tratta di una sciocchezza. Non si può presentare agli uomini l’esistenza di Dio come fosse un’ipotesi. Questo è solo fideismo.


L’esistenza di Dio è una certezza e bisogna richiamare gli uomini alla sincerità del loro cuore, che dice loro che Dio esiste e che hanno il dovere di cercare sempre il vero Dio che si manifesta nella storia.


Questo discorso, Ratzinger l’ha sempre fatto parlando alle istituzioni politiche, economiche e sociali, perché egli si preoccupa giustamente per la dottrina sociale della Chiesa e per il bene comune, cioè per la giustizia sociale. Egli diceva che le persone che lavorano in politica, in economia e per la giustizia sociale, se non accettano l’esistenza di Dio e ancor più la fede cristiana, dovrebbero tuttavia mantenere questa ipotesi dell’esistenza di Dio. Il che non ha né capo né coda! Colui che ammette l’ipotesi – sia il Papa sia gli atei – nega una verità sapendo che è una verità. Nessuno può convincermi che vi sia veramente qualcuno che, apoditticamente, neghi l’esistenza di Dio.
In Francia, negli anni sessanta, Étienne Gilson, mio maestro, scrisse un libro, L'Athéisme difficile, nel quale affermava che per un filosofo è impossibile affermare che Dio non esiste. La fonte della filosofia mondiale, che viene dalla Grecia, parte dal presupposto che Dio esiste.

Domanda: L’anno scorso, lei ha denunciato la persecuzione contro la sua persona e contro coloro che non si allineano con la dittatura del relativismo. Questa persecuzione continua ancora?
Mons. Livi: Va di peggio in peggio; e questa persecuzione si giustifica con certe affermazioni imprudenti dell’attuale Papa. Tutti quelli che sono fedeli alla dottrina, al Diritto Canonico, e vogliono che le certezze della fede non vengano messe da parte, sono apertamente accusati di eresia. Eresia pelagiana e gnostica. In verità, il Papa guarda a quelli che sono animati da buone intenzioni e che hanno firmato prima i Dubia, poi la Correctio filialis, ai quali risponde: «Siete dei fanatici». Il Papa, e tutti gli altri, ignorano che nella fede della Chiesa vi sono due livelli: vi è il livello del dogma, le certezze assolute, che sono poco numerose; e vi è il livello delle spiegazioni e delle applicazioni del dogma, che arrivano fino alla pastorale; queste ultime sono numerose, ma riguardano solamente ciò che è accidentale. Su ciò che è sostanziale, invece, non possono esserci delle scuole di pensiero. La fede della Chiesa è sempre la stessa, e quelli che vi sono legati non possono essere rimproverati, non devono essere perseguitati: li si deve aiutare a compiere il loro dovere e bisogna e si dia loro ragione. Arriverà il tempo in cui il Papa lo farà; quando Dio vorrà.


Domanda: Che accade a quelli che non si allineano? In che consistono le persecuzioni?
Mons. Livi: Ormai tutti lo possono vedere. Io penso a ciò che è successo ai Francescani dell’Immacolata e a tutti quelli che scrivendo dei libri e facendo una pastorale di chiarificazione e di superamento del disorientamento pastorale, si sono visti interdetti i libri e le conferenze in molte diocesi.


Io, per esempio, dirigo una collana di quaderni intitolata «Divinitas Verbi», che ha prodotto già sei numeri. Essi sono stati rifiutati dalle librerie cattoliche, che non li mettono neanche in vetrina. La Civiltà Cattolica non li cita neanche tra i libri ricevuti. Questo è significativo. Avvenire li combatte apertamente.
In Italia, tutta la stampa cattolica ufficiale (Civiltà Cattolica, Avvenire, Famiglia Cristiana, Edizioni Paoline), pratica un ostracismo verso questa buona dottrina oppure la citano in termini spregiativi, come se fosse stata prodotta da un folle. Il quotidiano della CEI, che ospita tutti i peggiori trattati sulla fede e li esalta come fossero degli esempi che farebbero avanzare la riforma della Chiesa, allorché gli scrissi che non apprezzavo che Avvenire pubblicasse una catechesi di Enzo Bianchi – che pratica un ateismo camuffato da «buonismo» e che dice apertamente che Gesù è una creatura e che Dio è divenuto uomo e dunque non è più Dio, ma solo un uomo – mi ha duramente attaccato. Nella pagina delle Lettere al Direttore, che tutti leggono, questi ha affermato che sarei un folle, un mentitore, un incompetente… io, che ho scritto su quel giornale per più di trent’anni prima della «svolta».

Questa «congiura del silenzio» nei confronti degli uomini come me, diventa limitativa con questo ostracismo che nuoce grandemente al lavoro accademico ed editoriale, poiché se i libri non vengono accettati in libreria e non si vendono, è inutile scriverli. Comunque sia, ciò che conta è riconoscere l’eresia e la pastorale che la favorisce. E’ quello che sta scritto nella Correctio Filialis «de hæresibus propagatis», e cioè che noi correggiamo il Papa, non perché è eretico - cosa che non direi mai – ma perché con la sua pastorale favorisce la propagazione dell’eresia. Del resto, egli ha messo al vertice della Chiesa i peggiori eretici, ai quali fa scrivere le sue encicliche.


Domanda: Francesco ha detto a Eugenio Scalfari che l’Inferno non esiste. Questo fa di lui un eretico?
Mons. Livi: No. Il Papa sarebbe eretico solo se affermasse queste cose formalmente. Egli le lascia dire. Come fa, per esempio, lasciando dire al Generale dei Gesuiti che non si sa quale sia la dottrina storica di Gesù perché allora non c’erano i registratori o che il demonio è un simbolo del male. Queste non sono dunque dottrine espresse da lui, che, al contrario, in Gaudete et exultate afferma che il demonio è una persona vivente e vera. Egli le fa dire agli altri nel quadro di una prassi. Una prassi funzionale che crea confusione e il contesto favorevole alle riforme che egli vuole realizzare, e chiunque vuole opporvisi viene accusato di essere giansenista e gnostico.
 
Tratto da QUI

Faccendiere e mondano

Padre Giovanni Cavalcoli esprime solidarietà a mons. Antonio Livi per gli ingiusti attacchi ricevuti per aver detto la verità sulla situazione della Chiesa.
 
Carissimo Monsignore,
  ho letto con molto interesse l’intervista che Ella ha rilasciato sull’attuale situazione della Chiesa e della teologia, nonché la condotta del Papa e la persecuzione alla quale Lei è soggetto.
 
  Intendo esprimerLe il mio sostanziale accordo con le sue analisi e valutazioni, e la solidarietà e vicinanza per quanto Lei soffre per la verità del Vangelo e per amore della Chiesa, auspicando che le sue buone ragioni vengano riconosciute e si ponga rimedio ai gravi mali che stanno affliggendo la Chiesa e la cultura cattolica.
 
  La sua sofferenza è quella della Chiesa stessa, oggi mal guidata e sviata da un Papa faccendiere, che antepone la sua affermazione personale e la ricerca del consenso all’annuncio integrale del Vangelo ed alla cura zelante del bene e dell’unità della Chiesa.
 
  Questo atteggiamento opportunistico e furbesco di Papa Francesco lo porta a concedere ai modernisti un potere agli alti vertici mai finora da essi raggiunto, ma egli stesso viene da essi circonvenuto, sicchè il Papa, invece di reprimere le eresie, le tollera e lascia che si diffondano con immenso danno per la Chiesa, ostacolando l’opera di quei pochi coraggiosi come Lei, che intendono difendere la verità e la dignità del papato, umiliato da un Papa sprovveduto, mondano e incapace.
 
  Per quanto riguarda i modernisti, ritengo che facciano più danno i rahneriani che i kasperiani. Sono d’accordo comunque nel considerare Kasper un eretico. L’ho denunciato in tal senso sin dal mio trattato di cristologia Il mistero della Redenzione (Ed.ESD, Bologna 2004) e da allora, nelle mie pubblicazioni, non ho cessato di denunciare il pericolo, fino al mio recentissimo saggio sulla sua gnoseologia teologica, pubblicato su 'isoladipatmos'.
 
  Certo è incredibile come questo furfante e volpone sia riuscito sempre non solo a farla franca, ma ottenere per moti anni alte cariche sotto i pontificati dei pur degnissimi S. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e fino ad oggi. Ma con questo Papa la cosa si capisce meglio.
 
  Ma ciò significa solo che il Kasper gode di fortissimi appoggi sia da parte dei luterani tedeschi, che della massoneria, e ci dice in quale stato pietoso di soggezione alle potenze del mondo si sia ridotta la Chiesa, nonostante sia stata guidata da Santi Pontefici fino a presente Pontefice, che invece, per la sua  mancanza di giudizio, è lo zimbello dei modernisti.
 
  Quanto al confronto fra kasperismo e rahnerismo, si deve dire che il kasperismo corrompe la gnoseologia, la cristologia, l’ecumenismo, l’ecclesiologia e la morale. Il rahnerismo corrompe questi valori in modo ancor più radicale e sudbolo,  e costituisce una falsificazione generale di marca hegeliana dell’intero cristianesimo. Anche il fatto che Rahner non sia stato mai condannato rimarrà alla storia una macchia del pontificato degli ultimi sessant’anni. Se il fenomeno non cessa, dovranno provvedere i prossimi Pontefici.
 
  L’intento di recepire e sviluppare le dottrine del Concilio e di applicare e portare avanti le sue riforme è buono e giusto. Ma, come Lei sa bene, la gravissima questione che si trascina da cinquant’anni, è quella della retta interpretazione di quelle dottrine, che sono state mal interprete dai modernisti ad usum delphini.
 
  Essi infatti,  con diabolica astuzia e straordinaria ostinazione, hanno fatto credere a molti che la loro interpretazione rispecchiasse le dottrine del Concilio, mentre ne è una contraffazione. Male dunque fanno i lefevriani a considerare moderniste le dottrine del Concilio, e ad estendere l’accusa al magistero dei Papi del postconcilio.
 
  Diverso è il caso delle direttive pastorali del Concilio, le quali, nel corso di questi cinquant’anni, hanno mostrato vieppiù, per quanto riguarda la condotta da tenere nei confronti del mondo, dei gravi difetti, ossia un ingenuo buonismo ed un eccessivo ottimismo.
 
  Papa Francesco, invece di correggere questi difetti, li ha accentuati, introducendo nella Chiesa quell’ipocrita misericordismo – vedi tutta la retorica dell’immigrazionismo -, che ormai tutti conosciamo, del quale, però, i modernisti, gli adulatori del Papa e i mascalzoni se ne approfittano.
 
  Nel corso di questi cinquant’anni è inoltre è emersa chiaramente la distinzione fra progressisti e modernisti. Infatti costoro hanno sempre celato le loro trame sovversive sotto il nome onorevole del progresso. E’ vero che il Concilio ha promosso un progresso nella Chiesa. Ma la loro polemica contro la tradizione e la conservazione del deposito della fede li ha smascherati nel loro modernismo.
 
  E’ apparso allora che il vero scontro nella Chiesa non è semplicisticamente tra progressisti e conservatori, secondo l’impostazione del ’68, ma tra l’unione dei conservatori e progressisti da una parte, costituenti la vera Chiesa, e i lefevriani e modernisti dall’altra, costituenti due  false Chiese, «l’una contro l’altra armata».
 
  Infatti la vera Chiesa si fonda sulla reciprocità fra conservazione e progresso, stabilità e avanzamento, tradizione e rinnovamento, fedeltà e svecchiamento. Papa Francesco invece è ancora fermo allo schema superato, unilaterale, e ingannevole del ’68 e quindi non distingue tra il vero progresso cattolico e conciliare e il falso progresso modernista e massonico; nonchè tra il sano tradizionalismo cattolico e il falso tradizionalismo lefevriano. Dobbiamo aiutarlo a fare questa distinzione.
 
  Quanto al fatto che l’elezione di Francesco sia stata orchestrata dai cardinali modernisti – per esempio i kasperiani, i rahneriani e i martiniani -, forse sotto la pressione della massoneria, è senz’altro plausibile. Ma io non insisterei su questo fatto.

Prendiamo invece atto che Francesco è il Papa legittimo e adoperiamoci piuttosto ad aiutarlo a compiere bene il suo ministero, con appelli insistenti, mirati e rispettosi, fornendogli proposte concrete, tali da suggergli occasioni e vie di ravvedimento e da stimolarlo a fare il suo dovere di Successore di Pietro, a governare la Chiesa con imparzialità, ad adoperarsi per risolvere i conflitti interni, ad essere zelante nella custodia della sana dottrina,  a circondarsi non di adulatori ed impostori, ma di collaboratori leali, dotti e coraggiosi; a badare ad annunciare il Vangelo integralmente, più che al successo personale; a temere Dio più che gli uomini; a cercare la gloria che viene da Dio e non quella del mondo.
        Con la mia più viva cordialità
P. Giovanni

Varazze, 4 luglio 2018
 

giovedì 5 luglio 2018

La Chiesa Cattolica ormai è senza Cristo.....

 
Oggi e domani si svolge in Vaticano una grande Conferenza internazionale che vuole fare il punto a tre anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato Si’. Il titolo è «Saving our Common Home and the Future of Life on Earth» (Salvare la nostra casa comune e il futuro della vita sulla Terra). La conferenza è organizzata dal nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, presieduto dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, insieme a Caritas Internationalis e Global Catholic Climate Movement; e vede la presenza di politici, scienziati, economisti, rappresentanti di organizzazioni non governative, ovviamente tutti quelli convinti o comunque sostenitori dell’ecologismo e della lotta ai cambiamenti climatici.
 
Non entro direttamente nei contenuti della Conferenza, è un discorso che abbiamo già fatto diverse volte e anche recentemente. Piuttosto credo valga la pena soffermarsi su un particolare curioso che ha fatto notizia nella presentazione alla stampa della Conferenza. Siccome «è necessario guidare dando il buon esempio» - hanno spiegato i responsabili del dicastero vaticano – e anche la Conferenza dedicherà ampio spazio alle «buone pratiche», ecco che lo stesso Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale annuncia di essere il primo organismo vaticano “plastic-free”, libero dalla plastica.
Siccome la plastica è il nuovo nemico numero 1, negli uffici del dicastero ne è vietato l’uso: impiegati e funzionari si portano da casa i bicchieri di vetro, le posate in metallo e via dicendo. E siccome i cattolici sono per loro natura missionari, ecco che si progetta di estendere questa iniziativa a tutti gli uffici vaticani. Ma non basta: essendo infinito il desiderio di bene, il segretario del dicastero ecologista ha anche aggiunto che l’obiettivo è diventare “carbon neutral”, ovvero neutri dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica che – nella teoria che indica nell’attività umana la responsabile principale del cambiamento climatico – sarebbero la causa del riscaldamento globale. Avremo dunque monsignori e dipendenti del dicastero impegnati a quantificare e quindi a ridurre e compensare le proprie emissioni di anidride carbonica. Evito di lasciarmi andare a facili quanto invitanti ironie su come sia possibile ridurre le emissioni dei monsignori, per andare subito al cuore della questione.
 
Ammesso - e non concesso - che sia giusta questa teoria del riscaldamento globale antropogenico, la Chiesa cattolica serve proprio per lanciare le campagne ecologiste? È per questo che Cristo l’ha istituita? Per liberare l'uomo dalla plastica? La missione della Chiesa è salvare il pianeta?
 
Non può non suscitare una qualche inquietudine sentire autorevoli cardinali e vescovi parlare con lo stesso linguaggio del WWF o delle agenzie Onu, peraltro ispirate da ideologie neo-pagane e da progetti politici globalisti di stampo massonico. È avvilente sentir parlare di profezia a proposito di plastica eliminata, uso dei pannelli solari e raccolta differenziata dei rifiuti. È sconcertante vedere la testimonianza cristiana ridotta a «buone pratiche» e a «dare il buon esempio».
 
Si ha l’impressione che a certi livelli, prima che “plastic-free” si voglia davvero una Chiesa “Cristo-free”, dove Gesù è un impaccio per incontrare gli uomini. Dal proprio punto di vista – e quindi in modo positivo - lo ha notato anche una responsabile del WWF che, commentando la Conferenza di questi giorni, ha sottolineato come nel titolo della Laudato Si’ – e quindi anche nella Conferenza – si sia scelto di parlare di “casa comune” e non di “Creazione”, che è un termine religioso: «La scelta di non usare la definizione religiosa nel titolo è il primo segno di una grande apertura al dialogo con tutte le persone di buona volontà».
 
Appunto: evitiamo di parlare di Creazione, che ha un suo ordine gerarchico; evitiamo di parlare di un Dio creatore che è fonte della nostra responsabilità nei confronti del Creato: sarebbe un tema divisivo. Parliamo invece di biodiversità, di animali e piante da salvare, di plastica da mettere al bando. Così ci intendiamo.

Ma quando siamo arrivati qui, è evidente che ci siamo già liberati di Cristo.
 
Testo di Riccardo Cascioli tratto da QUI

mercoledì 27 giugno 2018

Pascendi dominici gregis /2

Qui il Santo Padre descrive brevemente la figura di coloro che con le loro idee moderniste cercano di scardinare la verità della fede cattolica dal di dentro della Chiesa, in quanto, come propagatori di eresie e di opinioni azzardate, demoliscono la fede intaccando la radice stessa di questa divina istituzione. Egli non può giudicare le loro intenzioni, il cui vaglio spetta solo a Dio, ma mette in guardia da costoro che con furbizia ed accortezza, superbia ed ostinazione, camuffate con uno stile di vita operoso ed austero, disprezzano l'autorità papale ed il magistero. Il Santo Padre riferisce di aver percorso tutti i gradi di richiamo per riportare sulla retta via della coscienza e del ragionamento tutti costoro che, attentando alla verità cattolica, sono da considerarsi, benché cattolici, come nemici della Chiesa e di Cristo stesso.
 
Pericolo delle dottrine moderniste
 
Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare.
 
Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde.
 
Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l'albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare.
 
Inoltre, nell'adoperare le loro mille arti per nuocere, niuno li supera di accortezza e di astuzia: giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto; e poiché sono temerari quanto altri mai, non vi è conseguenza da cui rifuggano e che non ispaccino con animo franco ed imperterrito. Si aggiunga di più, e ciò è acconcissimo a confonder le menti, il menar che essi fanno una vita operosissima, un'assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi, e, il più sovente, la fama di una condotta austera.
 
Finalmente, e questo spegne quasi ogni speranza di guarigione, dalle stesse loro dottrine sono formati al disprezzo di ogni autorità e di ogni freno; e, adagiatisi in una falsa coscienza, si persuadono che sia amore di verità ciò che è infatti superbia ed ostinazione. Sì, sperammo a dir vero di riuscire quando che fosse a richiamar costoro a più savi divisamenti; al qual fine li trattammo dapprima come figli con soavità, passammo poi ad un far severo, e finalmente, benché a malincuore, usammo pure i pubblici castighi.
 
Ma voi sapete, o Venerabili Fratelli, come tutto riuscì indarno: sembrarono abbassar la fronte per un istante, ma la rialzarono subito con maggiore alterigia. E potremmo forse tuttora dissimulare se non si trattasse che sol di loro: ma trattasi invece della sicurezza del nome cattolico. Fa dunque mestieri di uscir da un silenzio, che ormai sarebbe colpa, per far conoscere alla Chiesa tutta chi sieno infatti costoro che così mal si camuffano.
 
E poiché è artificio astutissimo dei modernisti (ché con siffatto nome son chiamati costoro a ragione comunemente) presentare le loro dottrine non già coordinate e raccolte quasi in un tutto, ma sparse invece e disgiunte l'una dall'altra, allo scopo di passare essi per dubbiosi e come incerti, mentre di fatto sono fermi e determinati; gioverà innanzi tutto raccogliere qui le dottrine stesse in un sol quadro, per passar poi a ricercar le fonti di tanto traviamento ed a prescrivere le misure per impedirne i danni.
 
QUI il testo intero

Ecco la traduzione in spagnolo:

2. Tales hombres se extrañan de verse colocados por Nos entre los enemigos de la Iglesia. Pero no se extrañará de ello nadie que, prescindiendo de las intenciones, reservadas al juicio de Dios, conozca sus doctrinas y su manera de hablar y obrar. Son seguramente enemigos de la Iglesia, y no se apartará de lo verdadero quien dijere que ésta no los ha tenido peores. Porque, en efecto, como ya hemos dicho, ellos traman la ruina de la Iglesia, no desde fuera, sino desde dentro: en nuestros días, el peligro está casi en las entrañas mismas de la Iglesia y en sus mismas venas; y el daño producido por tales enemigos es tanto más inevitable cuanto más a fondo conocen a la Iglesia. Añádase que han aplicado la segur no a las ramas, ni tampoco a débiles renuevos, sino a la raíz misma; esto es, a la fe y a sus fibras más profundas. Mas una vez herida esa raíz de vida inmortal, se empeñan en que circule el virus por todo el árbol, y en tales proporciones que no hay parte alguna de la fe católica donde no pongan su mano, ninguna que no se esfuercen por corromper. Y mientras persiguen por mil caminos su nefasto designio, su táctica es la más insidiosa y pérfida. Amalgamando en sus personas al racionalista y al católico, lo hacen con habilidad tan refinada, que fácilmente sorprenden a los incautos. Por otra parte, por su gran temeridad, no hay linaje de consecuencias que les haga retroceder o, más bien, que no sostengan con obstinación y audacia. Juntan a esto, y es lo más a propósito para engañar, una vida llena de actividad, constancia y ardor singulares hacia todo género de estudios, aspirando a granjearse la estimación pública por sus costumbres, con frecuencia intachables. Por fin, y esto parece quitar toda esperanza de remedio, sus doctrinas les han pervertido el alma de tal suerte, que desprecian toda autoridad y no soportan corrección alguna; y atrincherándose en una conciencia mentirosa, nada omiten para que se atribuya a celo sincero de la verdad lo que sólo es obra de la tenacidad y del orgullo.
A la verdad, Nos habíamos esperado que algún día volverían sobre sí, y por esa razón habíamos empleado con ellos, primero, la dulzura como con hijos, después la severidad y, por último, aunque muy contra nuestra voluntad, las reprensiones públicas. Pero no ignoráis, venerables hermanos, la esterilidad de nuestros esfuerzos: inclinaron un momento la cabeza para erguirla en seguida con mayor orgullo. Ahora bien: si sólo se tratara de ellos, podríamos Nos tal vez disimular; pero se trata de la religión católica y de su seguridad. Basta, pues, de silencio; prolongarlo sería un crimen. Tiempo es de arrancar la máscara a esos hombres y de mostrarlos a la Iglesia entera tales cuales son en realidad.

AQUI

 

lunedì 25 giugno 2018

Fulmini sul cupolone

In poco più di cinque anni, in concomitanza di feste liturgiche e di eventi drammatici riguardanti la Chiesa cattolica, sono caduti già tre fulmini sulla Cupola di San Pietro. A chi avesse la risposta pronta, o credesse di averla, i tre eventi stanno meravigliando gli esperti perché – in passato – era molto raro che un fulmine colpisse la Cupola di San Pietro. Noi una risposta non l’abbiamo, ma annotiamo solo i fatti, dal momento che al “caso” non crediamo.
 
1°) 11 febbraio 2013 (Festa della Madonna di Lourdes)
Durante il concistoro della mattina, Benedetto XVI annuncia alla Chiesa e al mondo la sua rinuncia al papato (che diventerà effettiva il 28 febbraio). Quella stessa sera, durante un fortissimo temporale, si abbatté il primo fulmine sulla Cupola di Piazza San Pietro (evento che fu fotografato da Alessandro Di Meo, fotografo dell’Ansa).
 
2°) 7 ottobre 2016 (Festa della Madonna del Rosario)
Non ci sono scatti fotografici del secondo fulmine che cadde sulla Cupola di Piazza San Pietro, ma la Gendarmeria vaticana e alcuni testimoni oculari,(La notizia si può leggere anche da Qui, hanno confermato il fatto. Due giorni prima, il 5 ottobre, papa Francesco firmò col primate anglicano di Canterbury, Justin Welby, un’ecumenica Dichiarazione congiunta di stampo sincretista nella chiesa di San Gregorio Magno al Celio.
 
3°) 7-8 giugno 2018 (Solennità del Sacro Cuore di Gesù)
Il terzo violento fulmine è caduto sulla Cupola di Piazza San Pietro nella notte tra il 7 e l’8 giugno di quest’anno, evento che è stato persino filmato. Ciò si è verificato proprio nel periodo in cui l’establishment clericale progressista ha cercato di dare il definitivo “ben servito” a tre sacramenti — di conseguenza anche agli altri quattro –: l’Eucarestia, l’Ordine Sacro e il Matrimonio. La Conferenza Episcopale tedesca infatti ha fatto sapere che saranno ammessi alla Comunione (oltre ai divorziati risposati civilmente) anche i protestanti sposati con cattolici. La Santa Sede ha bloccato tutto, non per i giusti e sacrosanti motivi dottrinali, ma per ragioni pratiche, poiché sette vescovi tedeschi si sono opposti fortissimamente. Proprio in quei giorni, il Vaticano ha reso pubblico il documento preparatorio sul sinodo straordinario sull’Amazzonia che si terrà nel 2019: la formula delle “diaconesse” è praticamente pronta come quella di ordinari uomini sposati (viri probati). Formule che rischiano di estendersi, dato che il sinodo si terrà a Roma. Baldisserri, segretario generale del sinodo, ha spiegato: «Anche se il tema si riferisce ad un territorio, le riflessioni che lo riguardano superano l’ambito regionale, perché attingono tutta la Chiesa».
 
Notizia tratta da QUI

lunedì 18 giugno 2018

Pascendi dominici gregis /1

 
 
E' questa una lettera enciclica del Sommo Pontefice san Pio X scritta per denunciare gli errori del Modernismo. E' stata data in Roma presso san Pietro l'8 settembre 1907, nel quinto anno di pontificato. Visto che si tratta di un documento magisteriale importantissimo, senza tempo, anzi di grande attualità, vorrei proporlo in pillole, in modo da permetterne la meditazione e l'assimilazione. Un buon cattolico non può disinteressarsi di questo documento in quanto richiama l'attenzione di ciascuno a porre attenzione ai mali che inesorabilmente corrodono la fede e con questa la vita di devozione con il pericolo della dannazione eterna.
 
Nell'introduzione il Santo Padre, conscio del grave incarico ricevuto dal Signore, per successione apostolica, di difendere e custodire la fede, mette in guardia dai nemici di Cristo che, purtroppo, andandosi ad associare a quelli dichiarati e conosciuti, si celano nel cuore stesso della Chiesa. Il Santo Padre riconosce in questo modo, esserci dei nemici, sovvertitori del messaggio di Cristo e quindi della Verità, tra il laicato cattolico e tra il ceto sacerdotale, i quali si sono lasciati influenzare dalla dottrine pericolose.      
 
Introduzione
L'officio divinamente commessoCi di pascere il gregge del Signore ha, fra i primi doveri imposti da Cristo, quello di custodire con ogni vigilanza il deposito della fede trasmessa ai santi, ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome. La quale provvidenza del Supremo Pastore non vi fu tempo che non fosse necessaria alla Chiesa cattolica: stanteché per opera del nemico dell'uman genere, mai non mancarono "uomini di perverso parlare (Act. XX, 30), cianciatori di vanità e seduttori (Tit. I, 10), erranti e consiglieri agli altri di errore (II Tim. III, 13)". Pur nondimeno gli è da confessare che in questi ultimi tempi, è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo; che, con arti affatto nuove e piene di astuzia, si affaticano di render vana la virtù avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti, se venga lor fatto, lo stesso regno di Gesù Cristo. Per la qual cosa non Ci è oggimai più lecito di tacere, seppur non vogliamo aver vista di mancare al dovere Nostro gravissimo, e che Ci sia apposta a trascuratezza di esso la benignità finora usata nella speranza di più sani consigli.
 
Ed a rompere senza più gl'indugi Ci spinge anzitutto il fatto, che i fautori dell'errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista.
 
Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò ch'è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d'ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gittano su quanto vi ha di più santo nell'opera di Cristo, non risparmiando la persona stessa del Redentore divino, che, con ardimento sacrilego, rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo.
 
QUI il testo intero

Il testo in spagnolo:
 
INTRODUCCIÓN
 
Al oficio de apacentar la grey del Señor que nos ha sido confiada de lo alto, Jesucristo señaló como primer deber el de guardar con suma vigilancia el depósito tradicional de la santa fe, tanto frente a las novedades profanas del lenguaje como a las contradicciones de una falsa ciencia. No ha existido época alguna en la que no haya sido necesaria a la grey cristiana esa vigilancia de su Pastor supremo; porque jamás han faltado, suscitados por el enemigo del género humano, «hombres de lenguaje perverso»(1), «decidores de novedades y seductores»(2), «sujetos al error y que arrastran al error»(3).
 
Gravedad de los errores modernistas
1. Pero es preciso reconocer que en estos últimos tiempos ha crecido, en modo extraño, el número de los enemigos de la cruz de Cristo, los cuales, con artes enteramente nuevas y llenas de perfidia, se esfuerzan por aniquilar las energías vitales de la Iglesia, y hasta por destruir totalmente, si les fuera posible, el reino de Jesucristo. Guardar silencio no es ya decoroso, si no queremos aparecer infieles al más sacrosanto de nuestros deberes, y si la bondad de que hasta aquí hemos hecho uso, con esperanza de enmienda, no ha de ser censurada ya como un olvido de nuestro ministerio. Lo que sobre todo exige de Nos que rompamos sin dilación el silencio es que hoy no es menester ya ir a buscar los fabricantes de errores entre los enemigos declarados: se ocultan, y ello es objeto de grandísimo dolor y angustia, en el seno y gremio mismo de la Iglesia, siendo enemigos tanto más perjudiciales cuanto lo son menos declarados.
Hablamos, venerables hermanos, de un gran número de católicos seglares y, lo que es aún más deplorable, hasta de sacerdotes, los cuales, so pretexto de amor a la Iglesia, faltos en absoluto de conocimientos serios en filosofía y teología, e impregnados, por lo contrario, hasta la médula de los huesos, con venenosos errores bebidos en los escritos de los adversarios del catolicismo, se presentan, con desprecio de toda modestia, como restauradores de la Iglesia, y en apretada falange asaltan con audacia todo cuanto hay de más sagrado en la obra de Jesucristo, sin respetar ni aun la propia persona del divino Redentor, que con sacrílega temeridad rebajan a la categoría de puro y simple hombre.
 

mercoledì 13 giugno 2018

Alle radici della crisi della Chiesa


Reputo importante analizzare ed andare alla radice dei problemi di varia natura, ma soprattutto dottrinali e pastorali, che in questo momento, stanno attraversando la Chiesa Cattolica. Certamente non si può affermare che non ci siano dei problemi in seno ad essa e sarebbe sciocco ignorarli o addirittura negarli. Dopo il Concilio Vaticano II ha avuto modo di esprimersi al meglio, finalmente incontrastata, la 'Nouvelle théologie', che il Santo Padre Pio XII aveva invece più volte condannato negli anni precedenti, sino ad arrivare, nel 1950, a pubblicare un’enciclica specificamente contro di essa, la Humani Generis. Questa dannosa corrente teologica si innestò sul Modernismo, una corrente di pensiero altrettanto nefasto, condannato nel 1907 da Papa san Pio X che lo definì «la sintesi di tutte le eresie», a sua volta generato dal liberalismo cattolico. Nonostante le varie condanne, le fila dei modernisti si asserragliarono ancor più in una sorta di 'framassoneria cattolica', come la chiamò il poeta Antonio Fogazzaro e della quale ne faceva anche parte, continuando il lento ed inesorabile lavorio teologico, che intendeva imprimere un cambio di paradigma a tutta la Chiesa in termini di dogmatica e di pastorale per modernizzarla ed adattarla allo 'spirito dei tempi': «Non ci resta che aspettare il giorno in cui, grazie a un lavoro silenzioso e segreto, avremo guadagnato per la causa della libertà una porzione più ampia delle truppe della Chiesa», scriveva il sacerdote cattolico modernista George Tyrrell.
 
A tale scopo si iniziò a reinterpretare la Dottrina cattolica a partire dalla filosofia, secondo i canoni dell'Esistenzialismo, che vanta in Martin Heidegger il suo maggior esponente, con la conseguenza di mutare la storia della salvezza in una storia profana e che si rivela tra le pieghe, non tanto celate, della storia umana soprattutto attraverso le sue rivoluzioni, i suoi drammi, i suoi mutamenti. Un concetto esplicato molto bene dal padre domenicano Dominique Chenu: «Dio parla per eventi. L’economia della rivelazione non è una storia in cui avviene una rivelazione, ma una storia di per sé rivelatrice».
 
In questo modo si attua la sacralizzazione della storia -in quanto rivelatrice del progetto divino- e di ogni sua manifestazione e la desacralizzazione di ciò che è Divino, fino all'estrema conseguenza di attuare una nuova Ecclesiologia che renda la Chiesa democratica, ugualitaria e laica, appartenente al 'Popolo di Dio', dunque senza autorità, né dimensione gerarchica e clericale, aperta all'avvenire e al soffio dello Spirito, in perpetuo movimento e senza essere ancorata. Proprio come affermava il padre domenicano Yves Congar: «La mia visione della Chiesa mette in discussione il sistema piramidale, gerarchico e giuridico, la mia ecclesiologia è quella del “popolo di Dio”».
 
Oltre alla 'Humani Generis', documento magisteriale rivolto esplicitamente contro la 'Nouvelle Théologie', Papa Pio XII già nel 1943 aveva pubblicato l'enciclica 'Mystici Corporis Christi'  nella quale avvertiva contro gli errori della 'Nouvelle théologie' in campo ecclesiologico e nel 1947 la 'Mediator Dei' per condannare gli errori di questa teologia anche in campo liturgico.
 
Purtroppo, nonostante i continui avvertimenti e le plurime condanne, le menti della Nuova teologia ed i suoi sulfurei sofismi, approdarono tutti al Concilio Vaticano II.