La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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lunedì 2 novembre 2020

Sulle orme dell'autunno



Siamo di nuovo in autunno che, giorno dopo giorno, con il suo carico di bei colori accesi, avanza per condurci, tra una foglia che cade e l'aria sempre meno riscaldata dal sole, nella stagione più fredda dell'anno. Per alcuni è un periodo di malinconia: osservare gli alberi che si spogliano, svegliarsi con la fioca luce dell'umido mattino e la grigia nebbiolina può dare un senso di tristezza, come se si percepisse l'ora della provvisorietà e della transitorietà.

L'autunno è il momento di mezzo, come la vita tra la nascita e la morte, contiene in sè il ricordo della verde giovinezza ed il germe dorato della vecchiaia. E' il tempo delle promesse vissute e mantenute. Ci insegna il ricordo del passato, il 'qui ed ora' del presente, l'attesa del futuro, il gusto dell'attesa. Ci esorta a maturare, a restare desti, a pazientare e custodire, a lasciare il superfluo che appesantisce i sentimenti, ad accettare i cambiamenti, ad andare incontro agli eventi con coraggio e speranza, ad essere saggi, profondi, positivi, generosi, grati, previdenti. 


E' il periodo dell'anno che ci offre gli ultimi frutti della terra, prima che questa si assopisca sotto il grande e freddo manto bianco dell'inverno. E' una stagione generosa che pensa al futuro: le olive e l'uva trasformate in olio e vino ci faranno compagnia tutto l'anno. 


E' una stagione che ha impresso in sè il colore del sole e ce lo dona nei cachi, nelle arance, nei mandarini, nelle zucche. E' una stagione che ha un guscio pungente o coriaceo, come l'aria del mattino ed un cuore dolce e sostanzioso, proprio come le castagne ed i melograni, pronti da raccogliere in questo periodo. 



martedì 13 ottobre 2020

Di Concordati, conferenze episcopali e libertà di culto in tempo di Covid19



Il Concordato tra la Santa Sede e lo Stato Italiano riconosce alla Chiesa, come suo diritto nativo, la piena libertà e autonomia nello svolgimento del proprio Ministero, che vede nella celebrazione della Santa Messa e nell’amministrazione dei Sacramenti la propria espressione sociale e pubblica, in cui nessuna autorità può interferire, nemmeno con il consenso della stessa Autorità ecclesiastica, la quale non è padrona ma amministratrice della Grazia veicolata dai Sacramenti.

La giurisdizione sui luoghi di culto spetta quindi in toto ed esclusivamente all’Ordinario del luogo, che decide in piena autonomia, per il bene delle anime affidate alle sue cure di Pastore, le funzioni che ivi si celebrano e da chi debbano essere celebrate. Non spetta al Primo Ministro autorizzare l’accesso alle chiese, né tantomeno legiferare su cosa possa o non possa fare il fedele o il Ministro del culto.

Occorre precisare, a scanso di equivoci, che la Conferenza Episcopale non ha alcuna autorità sui Vescovi, i quali hanno piena giurisdizione nella propria Diocesi, in unione con la Sede Apostolica. E questo è ancor più importante nel momento in cui abbiamo compreso quanto la CEI sia fin troppo accondiscendente, anzi succube, nei riguardi del Governo italiano.

I Vescovi non devono aspettare che un organismo senza alcuna giurisdizione dica loro cosa fare: spetta a loro decidere come comportarsi, con prudenza e saggezza, per garantire ai fedeli i Sacramenti e la celebrazione della Messa. E lo possono fare senza dover chiedere né alla CEI né tantomeno allo Stato, la cui autorità finisce davanti al sagrato delle nostre chiese, e lì deve fermarsi.

È inaudito che la Conferenza Episcopale Italiana continui a tollerare un tale abuso, che lede il diritto divino della Chiesa, viola una legge dello Stato e crea un gravissimo precedente. E credo che anche il comunicato emesso domenica sera rappresenti una prova della consentaneità dei vertici dell’Episcopato non solo ai mezzi, ma anche ai fini che si propone questo Governo.

 Il silenzio supino della CEI, e di quasi tutti gli Ordinari, rende evidente una situazione di subalternità allo Stato che non ha precedenti, e che giustamente è stata percepita dai fedeli e dai sacerdoti come una sorta di abbandono a se stessi: ne sono emblematico esempio le scandalose irruzioni della forza pubblica in chiesa, addirittura durante la celebrazione della Messa, con un’arroganza sacrilega che avrebbe dovuto suscitare una immediata e fermissima protesta da parte della Segreteria di Stato. (...)

Il Cardinale Parolin, nella veste di sponsor del Presidente Conte, si trova in grande imbarazzo ed in conflitto di interessi. Appare evidente che, invece di tutelare la sovranità e la libertà della Chiesa in fedeltà alla sua alta funzione istituzionale di Segretario di Stato, il Cardinale Parolin ha vergognosamente scelto di schierarsi a fianco dell’amico avvocato.(.....)