La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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mercoledì 8 novembre 2017

Gertrud von Le Fort, la baronessa scrittrice

Gertrud Auguste Lina Elsbeth Mathilde Petrea Freiin von le Fort è una delle grandi figure letterarie di convertiti del ventesimo secolo. Nata l'11 ottobre del 1876 a Minden in Westfalia (Germania, era figlia del barone Lothar, luterano e discendente di un’antichissima famiglia savoiarda che nel XVI secolo era diventata calvinista emigrando a Ginevra. Uno dei suoi componenti era stato braccio destro dello zar Pietro il Grande e poi si era spostato in Germania, dove il casato aveva messo radici. La madre di Gertrud era la nobile brandeburghese Elsbeth Wedel-Parlow. Gertrud, d’ingegno vivacissimo, aveva studiato nelle migliori scuole tedesche ed era stata allieva e infine collaboratrice del grande storico Ernst Troelsch. All’università di Heidelberg era stata una delle rarissime donne iscritte. Come tutti i rampolli dell’alta società del tempo, compì il Grand Tour in Europa e soprattutto in Italia. Con lo scoppio della Grande Guerra, poiché noblesse oblige, prestò servizio come semplice infermiera negli ospedali militari, ma la sconfitta e lo smembramento territoriale finirono col portarle via i possedimenti di famiglia.Si trasferì in campagna dalle parti di Monaco e nel 1926 scese per la quarta volta a Roma. Che cosa la attirava così tanto nella capitale cattolica? Un lento scivolamento, frutto di studio e riflessione, verso quel “papismo” che le era stato insegnato a disprezzare; scivolamento culminato, l’anno precedente, nella pubblicazione degli Inni alla Chiesa, un’opera che le diede subito fama. In quel 1926, a quasi cinquant’anni d’età, la baronessa scrittrice ricevette il battesimo cattolico nella chiesa di Santa Maria dell’Anima, punto di riferimento dei cattolici tedeschi in Roma. 
Negli anni seguenti pubblicò moltissimo. Le sue opere forse più note sono L’ultima al patibolo e La moglie di Pilato. Divenne amica della norvegese Sigrid Undset, anche lei convertita e poi premio Nobel per la letteratura, del famoso romanziere Hermann Hesse e soprattutto di Edith Stein, l’ebrea allieva del celebre filosofo Edmund Husserl poi diventata suora carmelitana, col nome di Teresa Benedetta della Croce, e morta ad Auschwitz (e infine canonizzata da Giovanni Paolo II). Quando quest’ultima decise di prendere i voti religiosi, Gertrud von le Fort fu la sola a incoraggiarla e a esprimerle vicinanza mentre tutti gli amici e i familiari troncavano i rapporti. In Baviera nel 1934 aveva pubblicato un importante saggio, La Donna Eterna, più volte riedito e tradotto in molte lingue. É un’opera che potremmo definire di 'femminismo cattolico', se il termine non fosse stato coniato con tutt’altri intenti e, da buon –ismo, non fosse un’ideologia disgregante. 
La grandezza del compito della donna nella storia è, non a caso, letta alla luce della Donna per eccellenza, la Madonna. Attraverso riflessioni ed esempi storici, l’autrice coglie, tra l’altro, l’aspetto infernale della guerra totale moderna (....)e avverte, con tono realmente profetico: «Se cade la donna, cade un intero mondo».
Muore il 1 novembre del 1971 a Oberstdorf (Germania).

(liberamente tratto da un testo di Rino Cammilleri)
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“Io mi ritrovai dentro un mondo cristiano (…) e sentii allora per la prima volta in chiarissima coscienza che nonostante tutte le dolorose tensioni e fratture all’ interno del cristianesimo, esiste però un comune patrimonio cristiano (…) e colsi i tratti materni dell’anima cattolica che tutto abbraccia, l’essenza vera del cattolicesimo”.
(da una lettera di G. Von Le Fort)

mercoledì 2 agosto 2017

Proibito dire la verità!

 
Silvana De Mari è un medico sulla quale pende l’accusa di omofobia, che proviene da “Gay Lex” una rete di “legali e attivisti per la tutela dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e trans”. La De Mari è la scrittrice fantasy più quotata d’Italia. I suoi libri, come quelli della saga di Hania sono considerati eredi della grande tradizione fantasy anglosassone.
 

Il 12-01-2017 la NuovaBussolaQuotidiana ha pubblicato questa intervista di Andrea Zambrano alla De Mari.   
 
Che cosa ha fatto? Ha detto che l’omosessualità è una condizione contro natura, anche sotto il profilo fisiologico. Come ci informa l’avvocato Gianfranco Amato – che è stato tra i primi a denunciare quanto accaduto alla De Mari - “il concetto di “omofobia” non è giuridicamente definito né dal codice penale, né dal codice civile, né tantomeno da alcuna legge speciale. Oggi esso viene ideologicamente utilizzato come mordacchia alla libertà di pensiero e alla libertà religiosa. E’ per questo che iniziative come quella di “Gay Lex” contro la dottoressa De Mari rappresentano il sintomo della pericolosa deriva totalitaria che sta sempre più montando nel nostro Paese. La dittatura del pensiero unico utilizza i suoi scherani e i suoi aguzzini per imbavagliare la libertà di opinione”.
 
Ma che cosa ne pensa la dottoressa-scrittrice? “Che facciano, ma sappiano che l’Ordine dei medici è un’istituzione seria. Voglio vederli a cercare di dimostrare ciò che è indimostrabile”, spiega la De Mari alla Nuova BQ.
 
La accusano di essere ultra-cattolica e di essere superstiziosa.
Non ho fatto altro che dare delle spiegazioni medico-cliniche al fenomeno dell’omosessualità, anche se si dovrebbe parlare di omoerotismo.
 
Perché?
Perché la sessualità è un modo della biologia per creare la generazione successiva mediante l’incontro di maschile e femminile. Dove non c’è incontro, non c’è sessualità.
 
Chiaro. Ma…
…ma evidentemente ormai tutti vuotiamo il cervello all’ammasso. Però è bene che di certe cose parlino i medici, così tanto per delineare i contorni della questione.
 
Prego.
Allora, sul libro di anatomia che ho studiato (6000 pagine!) c’erano gli apparati riproduttivi. Ed erano due: quello maschile e quello femminile. La cavità anale non c’entra col sesso, infatti fa parte dell’apparato digerente. Vede, l’ano ha una mucosa sottilissima, Madre natura non l’ha pensato per tollerare la violenza della penetrazione, la vagina invece è fatta apposta: ha una mucosa stratomultiplo, delle ghiandole per la lubrificazione, una catena di vasi linfatici per proteggerla. La mucosa dell’ano invece è fragile, non è creata per proteggere dalle aggressioni esterne perché non sono previste. In più lo sfintere anale è fatto per divaricarsi poco e soprattutto per viaggi dall’interno all’esterno e non il contrario.
 
Tutto molto interessante, ma cosa c’entra con la polemica?
C’entra perché bisognerà pur spiegare da qualche parte perché l’omosessualità è contro natura. Ecco. Questa è la spiegazione medico-scientifica. Adesso, che vadano a dimostrare il contrario sul bancone dell’ordine se ne sono capaci.

 
L’accusano di essere ossessionata da ani e penetrazioni.
Io!? Ma io sono un medico. Queste persone hanno mai fatto una rettoscopia? Non considerano la tragedia delle malattie infettive? Scandisco: tra-ge-dia! Oggi pretendiamo di prescindere dal dato di natura. Ma la natura funziona così e non basta un preservativo, che si può rompere, che si può non mettere, che si può dimenticare etc…, a risolvere il problema. L’ano si lesiona con la penetrazione, perché non è corazzato e così diventa una porta aperta a virus, batteri e funghi: diventa un albergo a cinque stelle per tutti gli agenti patogeni che colpiscono gli omoerotici. Lo sanno o no?
 
Che cosa farà se l’ordine dovesse sanzionarla?
E’ un problema che non mi pongo nemmeno. Lo faccio per una questione di libertà e perché non sopporto l’idea che questi attivisti spargano menzogne sull’omoerotismo nelle scuol­­­e dove vengono invitati. A quale titolo lo fanno? Sono stati eletti?

 
Diranno che lei vuole impedire loro di dire che l’omosessualità ha lo stesso valore della sessualità.
Io non impedisco nessuno, io dico solo che si sbagliano di grosso. Se è vero che l’omosessualità vale come la sessualità allora vuol dire che lo sperma che cade in mezzo alle feci ha lo stesso valore di quello che cade dove genera vita. Signori, bando alle pruderie, vogliamo dirlo o no? Perché se quello che sostengono è vero allora le chiese vanno chiuse e Gesù, San Paolo e Mosè devono essere arrestati. Ma le cose non stanno così. Sa qual è la verità in tutta questa faccenda?
 
Quale?
Che il movimento Lgbt ha deciso che il cristianesimo va annientato. E io non ci sto. E uso le mie competenze per impedirlo. 

mercoledì 29 marzo 2017

Mary Wagner /2

Il 12 febbraio Mary Wagner (ho scritto la sua storia QUI) ha festeggiato il suo compleanno in carcere. Quel giorno un gruppo di amici pro-vita si è radunato a pregare per lei, e con lei, nel parcheggio antistante il carcere.

Quel giorno da tante parti del mondo si sono levate preghiere al Cielo per lei e inviate tantissime cartoline di auguri. Mary non è sola e non si sente tale. Le tante persone che la sostengono con la preghiera le donano la forza ed il coraggio di non arrendersi al male e di sostenere la prova della detenzione ingiusta con gioia e serenità perché una volta ha dichiarato che, nonostante tutto, continuerà ad andare nelle cliniche fino a quando non cambierà la legislazione nazionale in materia di aborto. “Non si tratta di essere o non essere arrestata, -ha detto- ma di quelle povere madri e dei loro bambini che saranno uccisi e che meritano tutto l`amore e la protezione”.
In carcere Mary continua ad offrire supporto e consulenze alle detenute, soprattutto a coloro che hanno abortito. La maggior parte di queste donne infatti soffre di un trauma post-aborto e Mary Wagner le aiuta per farglielo superare. “Pensiamo a queste madri a ai neonati e preghiamo per loro, e per quanto possibile, per essere lì con loro, come vorremmo essere lì per i nostri figli”, ha scritto in una lettera inviata dal carcere. Se desideriamo far pervenire a Mary la nostra stima ed il nostro sostegno possiamo scriverle un
biglietto a questo indirizzo: 

Mary Wagner, C/O Vanier Center for Women, PO Box 1040, 655 Martin St., Milton On L9T 5E6

giovedì 16 febbraio 2017

Conoscete Mary Wagner?

Mary Wagner sembra una Giovanna d'Arco dei nostri giorni, senza armatura, nè scudo né spada eccetto la corona del Santo Rosario. E' un'eroina! Una indomita lottatrice! Una che non si arrende!
Proviene da una famiglia numerosa che oltre ad avere sette figli ne ha adottati altri cinque. Ha studiato letteratura inglese e francese all’Università di Victoria (Canada). Nel 1993 si trovava a Denver, per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù dove avvenne la conversione ed ebbe chiara la sua missione nel mondo, dopo aver sentito l'appello del Santo Padre Giovanni Paolo II ad essere come i primi apostoli per le strade ed i luoghi pubblici e portare il messaggio della vita.
Nel 1999 aveva conosciuto una ragazza di 16 anni che chiedeva l’elemosina sui gradini della Cattedrale. Seppe che era incinta e che di lì a poco avrebbe abortito. Mary riuscì a sapere il giorno e l'ora dell’intervento e quel giorno in clinica si presentò anche lei. Tentò l’impossibile per evitare quell’aborto, ma fu portata in galera, perché in Canada una legge vieta di parlare con le donne che devono abortire per non influenzarle e convincerle a non farlo. Così si ritrova per la prima volta ad essere arrestata e da allora, da 18 anni a questa parte, conduce coraggiosamente la sua missione a favore della vita, recandosi nelle cliniche abortive, parlando e pregando con le donne in attesa, donando loro la medaglia della Madonna miracolosa, un biglietto con le indicazioni per ottenere aiuti di qualsiasi tipo durante la gravidanza, infine offre una rosa rossa o bianca, simbolo dei bambini abortiti. Tutto questo nonostante il divieto ricevuto dal giudice di non superare i 100 metri dalle cliniche abortive. 
Il 12 dicembre scorso Mary è stata arrestata di nuovo e portata in carcere. Per la decima volta! La nona volta aveva trascorso sette mesi in galera ed era stata rilasciata il 25 luglio 2016. Sommati i giorni da lei trascorsi in cella superano ormai i quattro anni.
 

Viene processata ed incarcerata sempre per lo stesso motivo, sempre con la stessa accusa. E lei rimane in silenzio, né desidera un legale che possa difenderla. Come sempre. In uno dei vari dibattimenti si è sentita dire da un giudice: «Tu sei sbagliata ed il tuo Dio è sbagliato».
E lei rimane in silenzio ed impassibile a testimoniare un sistema giudiziario iniquo che toglie la libertà di parola e la possibilità di testimoniare la propria fede ai suoi cittadini.
Il carcere per lei è diventato il luogo del suo apostolato, un'occasione per pregare e parlare di Gesù e del dono prezioso della vita e portare col soffio della fede la speranza di una vita rinnovata.  
 

mercoledì 19 ottobre 2016

Tre donne ed un Papa


Giorno singolare quello di oggi dove vengono ricordate, a vario titolo, tre donne di nome Teresa, in un certo qual modo legate fra loro e celebrate dallo stesso Pontefice: san Giovanni Paolo II.
 
Il 19 ottobre 1986 papa Giovanni Paolo II beatifica Teresa Adelaide Cesira Manetti, conosciuta come suor Teresa Maria della Croce fondatrice della 'Congregazione delle Suore Carmelitane di santa Teresa', approvata da Papa Pio X nel 1904.
 
Teresa nasce a Campi Bisenzio il 2 marzo 1846. L'infanzia della giovane trascorre in mezzo alle serie difficoltà economiche della famiglia, succedutesi alla morte del padre, avvenuta quando la piccola aveva pochi mesi.
Fanciulla bellissima, Teresa scopre la sua vocazione nel 1865, durante un riposo forzoso a letto in seguito ad un incidente, e decide di seguire l'esempio di Teresa d'Avila, che le sarebbe apparsa in visione.
Nel 1906 comincia a soffrire per quello che si sarebbe poi rivelato un carcinoma all'utero che la portò alla morte il 23 aprile 1910.
qui un bel profilo  biografico scritto da don Divo Barsotti.
 
Il 19 ottobre 1997 con la Lettera Apostolica 'Divini Amoris Scientia' il papa Giovanni Paolo II dichiara 'Dottore della Chiesa' santa Teresa di Gesù Bambino, meglio conosciuta come Teresina di Lisieux.
Santa Teresa di Gesù Bambino, mistica, vergine e dottore della Chiesa, nasce ad Alençon (Francia)il 2 gennaio del 1873. Entrata ancora adolescente nel Carmelo di Lisieux, divenne, per purezza e semplicità di vita, maestra di santità in Cristo, insegnando la via dell’infanzia spirituale per giungere alla perfezione cristiana e ponendo ogni mistica sollecitudine al servizio della salvezza delle anime e della crescita della Chiesa. Nell'aprile del 1896 contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di diciotto mesi la portò alla morte. Concluse la sua vita terrena il 30 settembre 1897, all’età di venticinque anni.
 
 La lettera apostolica termina così:
 
...Venendo incontro ai desideri di un grande numero di Fratelli nell'Episcopato e di moltissimi fedeli di tutto il mondo, udito il parere della Congregazione delle Cause dei Santi ed ottenuto il voto della Congregazione per la Dottrina della Fede in ciò che attiene l'eminente dottrina, con certa conoscenza e matura deliberazione, in forza della piena autorità apostolica, dichiariamo Santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, vergine, Dottore della Chiesa universale. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo... 
 
Il 19 ottobre 2003 papa Giovanni Paolo II beatifica Madre Teresa di Calcutta, religiosa e fondatrice della congregazione delle 'Suore Missionarie della Carità'.
Teresa, al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu nasce a Skopje ex-Jugoslavia il 26 agosto 1910.  All'età di otto anni perde il padre e la sua famiglia si trovò in gravi difficoltà finanziarie. A diciotto anni, decide di prendere i voti entrando come aspirante tra le Dame Inglesi. Inviata nel 1929 in Irlanda a svolgere la prima parte del suo noviziato, nel 1931, dopo aver preso i voti e assunto il nome di Maria Teresa, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux parte per l'India per completare i suoi studi. Qui l'incontro con la povertà drammatica della periferia di Calcutta la spinge a svolgere la sua missione tra questa gente, tra i più poveri, malati ed abbandonati: missione che l'ha resa una delle persone più famose al mondo. Muore a Calcutta il 5 settembre 1997. 
Il 4 settembre scorso è stata proclamata santa da papa Francesco.
 

giovedì 21 gennaio 2016

Uscire dalla foresta

 
Lidia Macchi, studentessa universitaria varesina attiva nei boy scout e militante di Comunione e Liberazione, il 7 gennaio 1987 venne ritrovata morta, uccisa con 29 coltellate, in una radura nei pressi dell’ospedale di Cittiglio, Varese, dove era andata a trovare un’amica due giorni prima. Aveva 21 anni.
 
Nei giorni scorsi è stato effettuato l'arresto del presunto omicida che prima di ucciderla l'ha violentata.
La ragazza aveva conosciuto don Giussani: un incontro che le aveva cambiato totalmente la vita.
 
Dopo quell'incontro scrisse ad un'amica:
 
(....) A me sta capitando una cosa straordinaria e un po’ confusa ma veramente grande; è come se in me adesso ribollissero con chiarezza un sacco di domande e di desideri sulla vita. Il desiderio d’essere felice, d’essere libera, cioè di trattare con libertà, senza essere schiacciata od appesantita da tutte le circostanze della vita, il desiderio di amare con profondità le persone che mi sono care, gli amici; il desiderio di costruire anch’io un pezzetto di storia (......)
 
Di don Giussani scrive:
 
'È strano perché più delle sue parole, mi ha colpito lui, il suo sguardo profondo e attento, qualcosa di inafferrabile, un uomo libero, aperto, non arrabbiato o irato con la vita. Non so dirti niente di più preciso ma è come se custodisse un segreto, una forza non sua'.
La lettera termina così:
 
Adesso non mi sembra più di essere sola alla ricerca disperata di qualcosa di cui tutti se ne fregano; è come se qualcuno, facendomi sobbalzare, perché è arrivato inaspettatamente, mi avesse detto: “Ehi, sono qui, non urlare e non disperarti, perché seguendo questa strada usciremo dalla foresta”.
E io voglio uscire dalla foresta, perché la vita è mare, cielo, monti e pianure, case, alberi, volti umani, stelle, sole e vento e noi siamo fatti per questo Infinito che c’è; basta solo guardarsi in giro e per questo seguire questo “Qualcuno” che mi è venuto incontro nel groviglio della foresta e che mi dice: “Guarda lassù tra le foglie, vedi, c’è un pezzettino di cielo blu, blu, usciamo a vederlo”.

Una ragazza desiderosa di vivere la vita alla sequela di Cristo, con passione e tenerezza, perché finalmente ha trovato il senso pieno e vero della vita, il motivo per cui vivere e morire.

mercoledì 11 marzo 2015

La falce sottile della luna

«Tu sei la falce sottile della luna
e il mio Io è l’ombra della terra
che mi impedisce di vederla tutta.
 
Ma quello di cui ho paura, caro Dio,
è che la mia ombra cresca così tanto
da oscurare la luna intera,
e che io giudicherò me stessa dall’ombra,
che è nulla.
 
Se non ti conosco Dio è perché io sono in mezzo.
Ti prego, aiutami a farmi da parte».
 (Flannery O'Connor)
L'autrice di questa bellissima poesia Flannery O'Connor è una scrittrice americana, profondamente cattolica, nata a Savannah (Georgia) il 25 marzo 1925 e morta, prematuramente all'età di 39 anni, il 3 agosto 1964, stroncata dal Lupus, malattia cronica ed autoimmune, ereditata dal padre, morto anch'egli in giovane età quando Flannery aveva 15 anni. A cinquant'anni dalla sua scomparsa, negli Stati Uniti d'America è stato pubblicato un inedito il 'Diario di preghiera', che ella scrisse appena ventenne, dove, annotando pensieri ed impressioni, intrattiene con Dio una conversazione intima, serrata, appassionata, fatta di sfoghi, confessioni e suppliche. In tutto il diario lei chiede essenzialmente tre cose: di essere una brava scrittrice, di essere una mistica e di conoscere la volontà di Dio.
 
«O Dio, fa’ che io Ti desideri. Per me sarebbe la felicità più grande. Fa’ che io Ti desideri non solo quando Ti penso ma in ogni momento, fa’ che questo desiderio si muova dentro di me, che viva dentro di me come un cancro. Come un cancro mi ucciderebbe e questo sarebbe il Compimento».
 
Fanno impressione le sue riflessioni sul dolore e sul desiderio di Dio «come un cancro», sapendo che solo quattro anni dopo le venne diagnosticato il Lupus. Un'enorme sofferenza patita come offerta a Dio; una malattia che la consumò ma che affinò in lei ancor di più la vena poetica ed il desiderio di Dio. E' infatti durante la malattia che ha scritto i suoi testi più belli e più famosi
Nonostante la grande sofferenza che le impose la malattia, Flannery O'Connor restò sempre una persona simpatica, allegra e sempre disposta ad intrattenersi con le tante persone che le scrivevano centinaia di lettere. Resta il ricordo di un’autrice sopraffina che cambiò per sempre la letteratura americana e non solo, influenzando scrittori, poeti e cantautori.

I suoi due testi più famosi sono:
'La saggezza nel sangue'
'Il cielo è dei violenti'

giovedì 5 febbraio 2015

La Dama Azul

Ai primi anni del 1600 i missionari francescani spagnoli giunsero per la prima volta in America Occidentale e da lì negli attuali Stati di Texas, Arizona, New Mexico e California, dove incontrarono il martirio per mano degli Apache, Navajo e Comanche. Nel 1622 partì una seconda spedizione, negli stessi luoghi, e questa volta i frati ebbero la possibilità di costruire una missione fortificata. Ricevettero subito la visita degli Indiani Xumana che chiesero di inviare sacerdoti nei loro villaggi per amministrare i sacramenti. Ma come fu possibile ciò? Come mai i Pellerossa conoscevano la fede cattolica se quelli erano in assoluto i primi missionari, dopo 22 anni ivi approdati? Gli Indiani raccontarono che avevano ricevuto la visita di una signora vestita d'azzurro che li aveva inviati presso la loro missione. Appesa ad una parete della missione i frati avevano una stampa raffigurante una suora vestita col saio blu del suo ordine, appena gli Indiani la videro esclamarono 'Dama Azul', riconoscendo in essa la donna che li aveva visitati e debitamente istruiti nella fede cattolica. 
La 'Dama Azul' altri non era che suor  María Jesús del monastero concezionista di Ágreda in Spagna, al secolo  Maria Fernandez Coronel y Arana nata nel 1602 e morta il 24 maggio 1665, entrata in monastero a soli dodici anni e dal quale non era mai uscita e del quale fu abbadessa dal 1627 fino alla morte, ad eccezione del periodo 1652-1655. La suora era al tempo conosciuta per aver scritto 'La mistica ciudad de Dios' (La mistica città di Dio) una sorta di biografia profetica della Vergine Maria. L'Arcivescovo di Città del Messico si convinse che la Dama Azul fosse proprio lei, perché in un viaggio in Spagna aveva avuto modo di leggere i suoi scritti in cui ella descriveva i paesaggi dell'America Settentrionale come se li avesse visitati di persona. Inoltre a Padre Alonso de Bernavides, il francescano che guidò la seconda spedizione di missionari e che la incontrò nel monastero, disse che il Signore le aveva fatto la grazia di essere missionaria; non era un mistero per nessuno che la suora avesse ricevuto dal Signore il dono della bilocazione ed altri doni mistici.  
Clicca qui per saperne di più.            

lunedì 10 novembre 2014

L'ordinarietà nella straordinarietà

Ho sempre avuto un'ammirazione ed un affetto particolari per Natuzza Evolo, la mistica di Paravati e ne avevo già parlato in un precedente post (clicca qui). Questa donna mi ha conquistata e per tanti motivi. Sarà perché, pur nella sua vita straordinaria fatta di doni straordinari, ha cercato di intessere la sua quotidianità di sposa e di madre, accanto al marito ed ai figli, nell'ordinarietà. Sarà perché era calabrese, ed io con la Calabria ho un legame affettivo; sarà perché amava la Madonna; sarà perché era una donna umile ed affabile; sarà perché ha sofferto tantissimo; sarà perchè era un'ottima cuoca! Sono passati cinque anni dalla sua morte avvenuta il primo novembre del 2009 e, come stabilisce la Santa Chiesa, dopo cinque anni si può chiedere l'autorizzazione all'apertura della causa di beatificazione, cosa che Mons. Luigi Renzo, vescovo di Mileto, ha fatto nei giorni scorsi. La Santa Sede si riserverà tre o quattro mesi prima di dare un giudizio in merito, che se sarà positivo, vedrà l'avvio della causa di beatificazione di Natuzza fino all'elevazione agli onori degli altari. 
Sono già tante le persone che hanno ricevuto miracoli di guarigione per intercessione di Natuzza sia da viva che da morta, e questo nel processo conta, ma ciò che vale di più è la santità della sua vita, l'amore a Dio, la fedeltà alle sue leggi, il desiderio di perfezione nella quotidianità per santificare l'ordinarietà, la grande carità verso chiunque bussasse alla sua porta, la capacità di donarsi e di soffrire per la salvezza delle anime: un'altra santa che ci accompagnerà nel cammino della vita.

venerdì 8 agosto 2014

Un'altra Caterina


Un'altra Caterina, un'altra storia di dolore, la stessa storia di coraggio. Caterina è la figlia del giornalista cattolico Antonio Socci (il suo blog qui); un dramma arrivato all’improvviso e inaspettato: una ragazza solare, bella e sana, che a 24 anni,  il 12 settembre 2009, a dieci giorni dalla laurea in architettura, a Firenze, viene improvvisamente colpita da un arresto cardiaco, durato più di un'ora. Caterina sopravvive, ma resta in coma.
Poi, dopo mesi di preghiere e di speranza, Caterina si risveglia all’improvviso. Succede in ospedale, mentre la mamma le legge un passo dal “Giovane Holden” di Salinger e dopo che il suo fidanzato, di ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes, le pone sulle spalle la sciarpa che ha portato con sé a Lourdes per farla benedire dalla Madonna. Deve essere stato un brano comico quello che la mamma leggeva, perchè Caterina si lascia andare ad una risata gioiosa e liberatoria. Da allora la sua vita riprende. E così suo padre decide di raccontare la sua esperienza in un libro, per testimoniare “ciò che mi ha sostenuto finora, che mi ha dato conforto, coraggio, forza e anche gioia pur fra le lacrime” dice Socci.
Oggi Caterina sta meglio ma il suo processo di riabilitazione, verso una vita normale è ancora lungo.
La storia di Caterina è stata raccontata in due libri ( 'CATERINA-DIARIO DI UN PADRE NELLA TEMPESTA' qui e 'LETTERA A MIA FIGLIA' qui) dove Antonio Socci racconta con pudore e delicatezza il suo viaggio nel dolore e nella fede, messa a così dura prova da questo dramma che ha colpito la sua famiglia.
 
Io ho letto entrambi i libri. Non sono riuscita a trattenere le lacrime. Il passo che più mi commuove è la lettera (scritta nel secondo libro dal titolo 'LETTERA A MIA FIGLIA'). 
LA LETTERA
 
«Carissima Caterina,
 
c’è sempre un immenso struggimento in ciò che un padre vorrebbe dire a una figlia e ancora di più nel nostro caso perché quello che ci è accaduto e che viviamo ha ingigantito tutti i sentimenti e ora non riescono più a stare dentro le parole.
E nemmeno dentro ai silenzi.
È difficile per tutti, in questi casi, aprire il proprio cuore perché quei sentimenti straripano fuori alla rinfusa e cozzano fra loro. E lo è per me specialmente, perché conosco la tua assoluta refrattarietà a questo tipo di confessioni e dichiarazioni. Che certo tu, per sottrarti alla commozione, bolleresti – con un incurante sorriso – come «enfatiche».
Tu che ridendo mi «ordini» sempre di volerti bene stando zitto. Hai ragione. Ma voglio abbracciarti egualmente con la gioia di queste parole, perché quel giorno atroce pensai…
“Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare” (Wystan Hugh Auden, Blues in memoria, in La verità, vi prego, sull’amore, Adelphi 1994)
Mentre oggi che sei tornata, oggi che ci sei stata restituita, su ogni alba trovo scritto il tuo nome, per me ogni sole a mezzogiorno brilla con i tuoi occhi, ogni brezza mi ricorda il tuo pianto, ogni notte fa riecheggiare il tuo canto e il tuo sorriso illumina e cura tutte le mie ferite.
No, la Felicità non si è scordata di noi. È sulla strada, sta tornando, ci ha già fatto arrivare i suoi messaggeri e io su ali d’aquila andrò a cercarla affinché non si attardi.
Perché affretti il suo passo chiederò ai venti di aiutarne il cammino, alle stelle di segnarle la via, incaricherò la luna di non farla assopire, alla primavera domanderò di vestirla a festa.
Colui che ha promesso, Colui a cui sei cara, manterrà la Sua parola, perché essa non può fallire, è stabile più della terra, certa più della luce del sole. Perché è già realtà.
Supplicherò tutte le schiere degli angeli perché la loro Regina ci renda pronti e degni. Perché affretti i giorni della consolazione. Mentre noi – che apprendemmo un po’ di umiltà dal dolore – impariamo ora la saggezza dal tuo silenzio, Caterina, la fede dal tuo coraggio, la speranza dalla tua allegria, la carità dalla tua pazienza.
Tua mamma un giorno ti ha detto: «Cate, sei un mito, per me. Sei il mio mito!». E tu sai di esserlo per tutti noi. Sei il nostro orgoglio e la nostra forza. Non finirò mai di ringraziare il Cielo per averci dato una figlia come te. E per averti ridonata a noi quando sembrava che ci fossi stata tolta.
Io ho riempito il mondo del tuo nome, l’ho scritto in cielo e in terra, sui libri e nei cuori, lo scriverò su ogni fiore che spunterà la prossima primavera e lo farò sussurrare al mare.
E sono certo che…
“Il più bello dei mari e quello che non navigammo.
[…] I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto” (Nazim Hikmet, Il più bello dei mari, in Poesie d’amore, Mondadori 2002)

il tuo babbo
 
qui un'intervista ad Antonio Socci

mercoledì 30 luglio 2014

Tindari e la Madonna Nera

Con la vittoria del Tour de France da parte di Vincenzo Nibali ho accennato alla Madonna di Tindari alla quale egli è devoto. Il Santuario della Madonna Nera si trova a

Tindari che è una piccola frazione di Patti, comune della provincia di Messina in Sicilia. È una nota località sita sul golfo di Patti. La città venne fondata da Dionisio di Siracusa nel 396 a.C. come colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine, nel territorio della città sicula di Abacaenum, e prese il nome di Tyndaris, in onore di Tindaro, re di Sparta e sposo di Leda, padre putativo di Elena e dei Dioscuri, Castore e Polluce.

Con Siracusa passò in seguito nell'orbita romana e fu base navale di Sesto Pompeo.  Presa da Augusto nel 36 a.C. divenne colonia romana col nome di Colonia Augusta Tyndaritanorum, una delle cinque della Sicilia che Cicerone citò come nobilissima civitas.

Nel I secolo d.C subì le conseguenze di una grande frana e nel IV secolo fu soggetta a due distruttivi terremoti. Nel 535, già sede vescovile, venne conquistata dai Bizantini e nell'836 cadde nelle mani degli Arabi che la distrussero!
Vi rimase il santuario dedicato alla Madonna Nera, ingrandito nel corso degli anni, che ospita una statua di Maria con il Bambino, scolpita in legno, considerata apportatrice di grazie e miracoli.
Il Santuario di Tindari si trova all'estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell'antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata.
La statua della Madonna Nera, scolpita in legno di cedro, venne collocata in epoca imprecisata, forse giunta qui dall'Oriente in seguito al fenomeno dell'iconoclastia dei secoli VIII e IX d.C.
La chiesa venne distrutta nel 1544 dai pirati algerini e ricostruita tra il 1552 ed il 1598. Dopodiché venne ampliata con la costruzione di una nuova chiesa più grande che fu consacrata nel 1979.
La festa del santuario si svolge ogni anno tra il 7 e l'8 settembre.
La storia della scultura della Madonna è avvolta nel mistero. Si narra che la nave che la stava trasportando, arrivata alla Baia di Tindari, ivi rifugiatasi per sfuggire ad una tempesta, non riuscì a ripartire se non dopo aver messo a terra il prezioso carico.
Infatti i marinai, depositarono a terra tutto il carico, pensando che fosse questo ad impedire il proseguimento del viaggio e solo quando scaricarono anche la statua, la nave poté riprendere il mare.
La statua venne quindi trasportata nella chiesa sita sul colle che cominciò ad accogliere migliaia di pellegrini attratti dalla fama miracolosa del simulacro. E qui si riallaccia la leggenda di Marinello o del mare secco: quella zona sabbiosa con una serie di piccoli specchi d'acqua, la cui conformazione si modifica in seguito ai movimenti della sabbia, spinta dalle mareggiate e che si trova alla base del promontorio. Si racconta che questa spiaggia si sarebbe formata miracolosamente in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata poi sana e salva sulla spiaggia appena creatasi per il ritiro del mare.
 
La madre della bambina, una pellegrina giunta da lontano, alla vista della Madonna nera, l'avrebbe disprezzata, ma in seguito all'incidente della sua bambina, salvata per miracolo, si sarebbe ricreduta sulla vera natura miracolosa della scultura, della quale aveva appunto dubitato proprio a causa dell'incarnato scuro della Vergine.
 


 
 
 
 
I resti della città antica, con le mura e l'Anfiteatro, si trovano nella zona archeologica, sono in discreto stato di conservazione e si possono visitare, gratuitamente.

lunedì 19 maggio 2014

Il potere della fede

 
Ecco un grande esempio di come la fede sia fonte di vita, coraggio e gioia anche nel dolore. La testimonianza della vedova Calabresi è disarmante, potente, impressionante. E' rimasta vedova molto giovane, con due bambini piccoli ed uno ancora in grembo, in procinto di nascere. Suo marito, il commissario Calabresi, ne ho scritto qui, è stato assassinato il 17 maggio 1972. Spesso quando succede un fatto di sangue si ha la tendenza a chiedere se si è pronti a perdonare. Anche la vedova Calabresi ha dovuto rispondere a questa domanda e la sua risposta è stata davvero originale: il suo perdono è maturato alla luce della fede e dell'esperienza di Gesù Crocifisso. Il perdono non è un atto banale, né scontato neanche e soprattutto per un cristiano. E' un percorso interiore, un cammino lungo ed accidentato verso il calvario, che porta prima alla crocifissione e poi alla risurrezione. Tra la morte e la risurrezione si staglia il perdono di Dio. L'originalità del perdono di Gemma Calabresi sta proprio nella sua richiesta al Signore di perdonare gli uccisori di suo marito così come Gesù, sulla croce, ha chiesto al Padre di perdonare i suoi crocifissori, perché 'non sanno quello che fanno'. Lei, per avere la forza di perdonare, ha chiesto aiuto al Signore ed alla sua illimitata misericordia. Il perdono della vedova Calabresi diventa fonte di grazia e di salvezza per lei e richiesta di conversione e di pentimento per gli assassini di suo marito; di certo non banalizza la giustizia di Dio e non esonera gli assassini dal dover chiedere perdono e pentirsi affinché il Signore possa salvarli.     

mercoledì 30 ottobre 2013

Une larme m’a sauvée!

Una lacrima mi ha salvata! E' questa la coinvolgente storia  di Angéle Leiby, raccontata in un libro edito da San Paolo. Angéle è una donna francese di Strasburgo che, il 14 luglio del 2009 in seguito ad una forte emicrania, viene portata in ospedale; di lì a pochissimo le sue condizioni precipitano, non riesce a parlare bene, fa fatica a respirare, diventa cieca, fino ad arrivare al coma. I medici decidono di intubarla e preparano il marito e la figlia al peggio:  Angèle non si risveglierà mai più. Ma questo è solo ciò che si vede. In realtà, Angèle sente tutto, sebbene – come racconta oggi – non riesca a vedere nulla, se non il buio, però riesce a sentire ed a capire tutto ciò che succede intorno a lei in quella stanza d'ospedale. Capisce di essere attaccata ad una macchina e di essere alimentata tramite un sondino, ma soprattutto comprende che i medici la danno per spacciata. Dopo tre giorni di coma in cui il suo corpo subisce continui peggioramenti, il 17 luglio un medico consiglia al marito di iniziare a contattare le pompe funebri.
Angèle sente tutto. Cerca di urlare, ma la sua è una voce muta. Si accorge che il marito le tiene la mano, ma non ha forza per fare alcun cenno. I medici si fanno sempre più insistenti col marito. Ormai la situazione è disperata, “occorre staccare la spina”, ma il marito e la figlia si oppongono e Angèle, cosciente di tutto recita il Padre Nostro. Il 25 luglio, anniversario del suo matrimonio, entra nella sua stanza la figlia Cathy che le rivela di aspettare il terzo figlio e che desidererebbe tanto che la nonna potesse almeno vederlo. È a quel punto che accade l’inaspettato. Dagli occhi di Angèle sgorga una lacrima. Una sola lacrima che consente alla figlia di avvertire i dottori. Poi il movimento di un mignolo. In quel corpo immobile c’è vita! Finalmente i medici compiono studi più approfonditi e fanno diagnosi di sindrome di Bickerstaff una encefalite troncoencefalica che permetterà ad Angèle di ottenere tutte le cure necessarie per guarire completamente dopo un periodo lungo e faticoso. Il 30 gennaio 2010 può tornare finalmente a casa. La vicenda, conclusasi felicemente, mi riporta indietro nel tempo. Penso a Terry Schiavo ed a Eluana Englaro che sono state più sfortunate di Angèle. Loro purtroppo non sono state salvate da nessuna lacrima! E credo che, per la loro salvezza, siano state versate tante lacrime, ma queste sono scivolate via sull'indifferenza dei medici e dei parenti che hanno deciso per la loro morte.  
  

martedì 7 maggio 2013

Maria Cristina, Regina delle Due Sicilie

La venerabile Maria Cristina, Regina del Regno delle Due Sicilie, sarà proclamata beata. La decisione è maturata il 2 maggio nell'udienza concessa dal Papa Francesco al cardinale Angelo Amato S.D.B., prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, nel corso della quale è stato approvato il decreto relativo al miracolo attribuito all'intercessione della venerabile. Maria Cristina era la figlia minore del Re di Sardegna Vittorio Emanuele I (1759-1824), uno strenuo oppositore della Rivoluzione francese e del liberalismo, e dell' arciduchessa d'Austria Maria Teresa d'Asburgo-Este (1773- 1832), che condivideva le idee contro-rivoluzionarie del marito. Entrambi, per sfuggire all'invasione dei Francesi si rifugiarono in esilio a Cagliari dove appunto Maria Cristina nascerà il 14 novembre 1812. 
 
La biografia su mittite rete

lunedì 14 gennaio 2013

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia

 
  Elena Lucrezia Cornaro Piscopia nasce a Venezia il 5 giugno 1646 in una delle più importanti famiglie  veneziane. Diede lustro alla sua famiglia in quanto donna di grande intelligenza, cultura e fede. Suo padre, accortosi delle qualità della figlia, ne sostiene l'istruzione, la crescita culturale e la promozione in ambito sociale. Così Elena Lucrezia intraprende, con i migliori insegnanti, gli studi di latino e greco, ebraico e spagnolo, filosofia e teologia. Il 25 luglio 1678 viene proclamata magistra ed doctrix in filosofia. Formata sui classici, critica nei confronti dell'aristotelismo tradizionale e attenta all'esperienza naturale, concreta e decisa nelle sue scelte anche politiche, Lucrezia  è piissima oblata benedettina, impegnandosi nello studio e nell'esercizio della carità, nella preghiera semplice e nella partecipazione alla liturgia monastica, prima a San Giorgio in Venezia, dove ratificò la sua oblazione, poi presso l’Abbazia di Santa Giustina in Padova, dove è sepolta. Muore a Padova il 26 luglio 1684 a soli 38 anni. E'la prima donna laureata al mondo.


martedì 4 dicembre 2012

Natuzza Evolo, umile mistica del nostro tempo

 Il 23 Agosto 1924 nasce Fortunata-Natuzza- Evolo, a Paravati in prov. di Catanzaro. A 20 anni sposa il compaesano Pasquale Nicolace. La giovane coppia va ad abitare in una povera casetta, testimone silenziosa di visioni, colloqui, canti e messaggi dell'aldilà. Nonostante i fenomeni, Natuzza diventa madre di 5 figli. La vita di Natuzza è semplice e umile, povera e nascosta, ma allo stesso tempo straordinaria, per il nascere e crescere di alcuni fenomeni di cui lei è ignara spettatrice e docile strumento. Natuzza non è mai andata a scuola, non sa leggere né scrivere. Fin da bambina ha il dono della bilocazione e di parlare con l'angelo custode, un bambino di otto-nove anni che la guida e la consiglia nel dare risposte che solo una persona colta potrebbe dare.
Vede Gesù, la Madonna, San Francesco di Paola, Padre Pio e altri santi. Vede i defunti e conversa con loro, ha sudorazioni ematiche più evidenti durante la Quaresima con l'aggiunta delle stimmate che si trasformano, a contatto con bende o fazzoletti, in emografie : testi di preghiera in varie lingue, calici, ostie, Madonne, cuori, corone di spine.
Fin da ragazza Natuzza capisce che la sua missione è di dare una parola di conforto alla gente. Così la sua casa in tutti questi anni ha visto migliaia di persone passare da lei affidandole sofferenze, angustie, invocando conforto e luce. E lei, facendosi carico delle loro sofferenze, da a tutti una parola di conforto, di speranza e di pace, una risposta certa, il sorriso e la gioia.
Natuzza muore il 1 novembre 2009 www.fondazionenatuzza.it

lunedì 8 ottobre 2012

Gloria Polo

 
Gloria Polo cattolica, medico colombiano, è stata miracolata dopo essere stata colpita da un fulmine che l'ha completamente carbonizzata, il 5 maggio 1995 presso l'Università di Bogotà. Il Signore le ha fatto vedere l'inferno e le ha dato una seconda possibilità, per vivere la sua vita da cattolica ma in modo coerente e per testimoniare la sua esperienza al mondo intero.
 
 L'inferno esiste così come esistono il purgatorio ed il paradiso.  
 
L'intero racconto di questo viaggio alle porte dell'inferno si può leggere in italiano qui, mentre sul sito di Gloria Polo si può vedere ed ascoltare l'intero racconto di questa sua straordinaria esperienza.
 
Gloria Polo ha scritto anche un libro dal titolo ALLE PORTE DEL CIELO E DELL'INFERNO

venerdì 7 settembre 2012

Bella addormentata

E' il film di Marco Bellocchio, sulla storia di Eluana Englaro. Riporto alcuni spezzoni della recensione fatta da Assuntina Morresi, perchè io il film non l'ho visto e non ho intenzione di farlo, neanche per pura e mera curiosità!  Il perchè è presto detto: il regista è dichiaratamente anti-cattolico, dalle idee 'politicamente corrette' e segue la scia disfattista, nevrotica e mortifera di chi ha bandito Dio dalla propria vita, credendo di poter risolvere tutto senza di Lui e nel modo più congeniale ai propri desideri e convinzioni. Il film, dunque, plaude all'eutanasia, approvando la scelta fatta dal padre di Eluana, contro ogni buon senso, contro il rispetto dovuto alla figlia bisognosa di cure e protezione.
 
"La nota ossessione anticattolica di Bellocchio, per la quale i preti e le suore hanno sempre un’aria cupa o, nel migliore dei casi insignificante, e spuntano continuamente da tutte le parti insieme a simboli sacri e a preghiere e canti dai toni vagamente mortiferi, fa da sfondo alle diverse storie che si intrecciano negli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro, ripercorsi in spezzoni di telegiornali e notiziari trasmessi in tv, ai quali assistiamo insieme agli attori. Ma le storie raccontate hanno tutte il sapore del dejà vu, con i loro percorsi banalmente corretti.

I rapporti familiari sono tutti tragici o almeno molto problematici – a partire da “I pugni in tasca”, per Bellocchio la famiglia non è mai stata una risorsa .


Chi dice di credere, secondo Bellocchio, non crede veramente ma prega per fissazioni nevrotiche – come l’attrice – e comunque nei momenti importanti della vita, di fronte al grande dolore o al grande amore, non segue la Chiesa e si comporta come fanno tutti (lo dice sempre pure Marco Pannella): la donna in fin di vita chiede l’eutanasia subito dopo aver ricevuto i sacramenti; la ragazza pro-life abbandona la recita del rosario per raggiungere l’innamorato e ha cura, appena prima di fare l’amore, di girarsi dietro la schiena il crocefisso appeso alla sua catenina, come per buttarsi alle spalle qualcosa di inutile. Tutte trovate francamente grossolane e talvolta anche un po’ ridicole, che appiattiscono i protagonisti su stereotipi che sanno di stantìo.

La rappresentazione della politica è banalmente in linea con tutto il resto: i politici sono tutti depressi e cinici, Berlusconi è onnipresente, il Pdl è il partito in cui si cura innanzitutto l’immagine, chi vota a favore della legge per salvare Eluana lo fa pressato dal partito, per compiacere Berlusconi ed essere ancora eletto.

Non poteva mancare il fervorino pro-Beppino Englaro.
Miglior attore non protagonista, Gaetano Quagliariello nella parte di se stesso, riproposto nella famosa scena al Senato in cui dice che Eluana non è morta, è stata ammazzata”, unica traccia della grande, generosa e nobile battaglia pubblica, politica e culturale, che ha segnato veramente quei giorni drammatici. Niente di nuovo sotto il sole, purtroppo, e nessun guizzo di sceneggiatura, né di regia. La storia di Eluana aspetta ancora di essere raccontata".