La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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mercoledì 14 ottobre 2020

Cosa sapeva padre Malachi Martin?

Padre Malachi Brendan MartinSolo pochissimi anni fa sarebbe stato non solo poco probabile, ma pure poco possibile pensare alla rinuncia di un Papa al munus petrino; nonché alla conseguente elezione di un successore – preparata da anni[1] – che avrebbe lentamente, ma inesorabilmente, aperto processi il cui fine è cambiare la Chiesa cattolica dall’interno, omologandola alle comunità protestanti[2] e scendendo a patti e a compromessi con le lobby massoniche del Nuovo Ordine Mondiale[3].


Fu uno dei pochi uomini al mondo che ebbe il privilegio di leggere – interamente – la terza parte del segreto di Fatima. Vincolato al giuramento di mantenere il segreto, non lo rivelò mai, ma qualcosa lasciò intendere nei suoi libri riguardanti la crisi nella Chiesa cattolica. 
Ebbene, c’è stato invece qualcuno che già dagli inizi degli anni ’90 aveva previsto tutto questo. Stiamo parlando di padre Malachi Brendan Martin (1921-1999)[4], sacerdote ed esorcista irlandese appartenente alla Compagna di Gesù (dalla quale uscì nel 1965)[5], che prestò servizio in Vaticano dal 1958 al 1964 come segretario del cardinale progressista ed ecumenista Agostino Bea.

Padre Martin, inoltre, fu il primo – proprio lui, ex gesuita ma sempre fedele a Sant’Ignazio di Loyola – a descrivere la deriva e il tradimento della Compagnia di Gesù in un libro ben documentato intitolato I Gesuiti. Il potere e la segreta missione della Compagnia di Gesù nel mondo in cui fede e politica si scontrano (Sugarco, 1987).

Stavolta però vogliamo parlarvi di due opere di padre Malachi, mai tradotte in italiano, in cui viene drammaticamente narrato ciò che sta avvenendo nella – e alla – Chiesa anche in questi giorni.

Cominciamo con The Keys of This Blood (Le Chiavi di questo Sangue, Simon & Schuster, 1990), un’analisi geopolitica riguardo ciò che accadrà intorno all’anno 2000 o poco dopo, ovvero l’istituzione di un governo mondiale che poterà a termine il progetto del Nuovo Ordine Mondiale. Padre Martin fa un resoconto di ciò che papa Giovanni Paolo II stava facendo per contrastare il mondialismo, opponendosi al materialismo liberale dell’Ovest e a quello comunista dell’Est. Ma la battaglia dell’allora Romano Pontefice era su due fronti. L’ex padre gesuita infatti spiega che vi era – e vi è ancora –  una “super force” progressista nella Gerarchia cattolica fedele non a Cristo, ma al Nuovo Ordine Mondiale, il cui scopo è quello di cambiare il magistero della Chiesa dall’interno con il pretesto delle “riforme” e del dialogo con i “lontani”. Questa “super force” stava lavorando, secondo padre Malachi, per mettere sul Trono di Pietro un cardinale progressista, pur non facendo parte del loro gruppo.

Vi riportiamo alcuni estratti (il grassetto è nostro) tradotti dal giornalista e scrittore Francesco Colafemmina[6].

«[…] Alcuni vescovi e prelati assieme ai loro assistenti hanno elevato se stessi ad anti-Chiesa all’interno della Chiesa. Essi non vogliono abbandonare la Chiesa. Non intendono separarsi. Non intendono scuotere l’unità della Chiesa. Non intendono obliterare la Chiesa, ma cambiarla in base ai loro piani; ed è ad oggi banale nelle loro teste che i loro piani siano inconciliabili con il piano di Dio rivelato fino ai giorni nostri dal successore di Pietro [Giovanni Paolo II, ndt] e dalla sua autorità magisteriale. […] Essi sono convinti di poter riconciliare questa Chiesa e i suoi nemici attraverso un “decente compromesso”, di essere i soli a capire cosa sta accadendo, e di essere i soli a poter assicurare il successo della Chiesa di Cristo compattandola con quella dei leaders mondiali. Ma nella loro devota creazione dell’anti-Chiesa dentro la Chiesa – a partire dal Vaticano fino al livello della vita parrocchiale – hanno alfine minato l’unità della Chiesa […]» (pag. 662).

E, purtroppo, i “decenti compromessi” con il mondo, il cui principe è il diavolo (cfr. Gv 12, 31; 14, 30), sono le conseguenze dei peccati contro lo Spirito Santo[7]. Infatti, la “super force” lavora affinché «le precedenti regole di comportamento morale della Chiesa Cattolica Romana riguardo i principi collegati alla vita – concepimento, matrimonio, morte e sessualità – devono essere portati in un fraterno allineamento con le prospettive, i desideri e le pratiche del mondo intero. Altrimenti come potrebbero i membri di questa Chiesa proclamare di essersi aperti ai loro fratelli e sorelle?» (p. 681).

Padre Martin raccontò che la “super force” progressista[8] era già all’opera per trovare il giusto successore di Giovanni Paolo II. «Tutto sarà messo in atto nel prossimo Conclave da una struttura ecclesiale nella quale hanno lavorato per almeno 25 anni e non hanno fatto nulla per piegare, combattere o solo correggere le aberrazioni dello “spirito del Vaticano II”, ma lo hanno fomentato passivamente (non facendo nulla) o attivamente (perché sposavano lo stesso “spirito del Vaticano II”). Questi cardinali verranno da diocesi nelle quali la vasta maggioranza dei vescovi non conoscerà e non vorrà conoscere nulla di ciò che non gli sembrerà coerente con lo “spirito del Vaticano II”. Le parrocchie e le diocesi dietro di loro saranno già completamente lievitate nello stesso “spirito”. […]» (p.683).

Che succederà con l’elezione del candidato della “super force”? «I cattolici vedranno allora lo spettacolo di un Papa validamente eletto che separerà l’intero corpo della Chiesa, sciolto dalla sua unità tradizionale e la struttura apostolica orientata al papato che la Chiesa aveva finora creduto di istituzione divina. Il brivido che scuoterà il corpo della Chiesa Cattolica in quei giorni sarà il brivido della sua agonia. Perché le sue pene verranno dal suo interno, orchestrate dai suoi leaders e dai suoi membri. Nessun nemico esterno avrà portato a questa situazione. Molti accetteranno il nuovo regime. Molti resisteranno. Tutti saranno frammentati. […]» (p.684).

Ciò che padre Malachi Martin non ha potuto scrivere in The Keys of This Blood, lo ha però fatto nel libro di cui stiamo per parlarvi, intitolato Windswept House (La Casa spazzata dal Vento; Main Street Books, 1996). Si tratta di un romanzo, ma il nostro autore ha affermato che il 95% degli eventi nel libro è reale e l’85% dei personaggi sono persone vere[9].

Tutto avviene nei giorni nostri, ma comincia nel 1963, quando il 29 giugno (solennità dei Santi Pietro e Paolo e giorno scelto per l’incoronazione del nuovo Romano Pontefice, Paolo VI), un gruppo di prelati commette nella Cappella Paolina un orrendo delitto criminale: un rituale satanico in cui, col proprio sangue, giurano fedeltà a Satana e lo incoronano re del Vaticano e s’impegnano a cambiare la Chiesa cattolica dall’interno.

Fanta-religione? Libertà artistica o esagerazioni di un romanziere? Ai più scettici ricordiamo che papa Benedetto XVI, nel 2009, ha riconsacrato la Cappella Paolina a porte chiuse, che fu riaperta al pubblico in quello stesso anno dopo i restauri[10]. E che lo stesso papa Paolo VI, nella famosa omelia del 29 giugno del 1972 (nono anniversario della sua incoronazione), fece scalpore, affermando di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio»[11].

Nel libro, padre Malachi offre una rappresentazione di prelati di alto rango (cardinali, vescovi e membri della Curia) che, stringendo un’alleanza con le lobby del Nuovo Ordine Mondiale, lavorano per costringere il Papa regnante ad abdicare – ci riusciranno! – in modo che possa essere eletto il loro candidato, ovviamente di orientamento progressista e fedele allo “spirito del concilio”, che cambierà radicalmente la fede cattolica e allineerà l’operato del mondo cattolico all’agenda del Nuovo Ordine Mondiale.

Il Papa del racconto, inoltre, si opporrà totalmente al Nuovo Ordine Mondiale, difendendo col suo magistero la legge morale naturale, nonché cercando di rinvigorire la cristianità cattolica liberalizzando il Vetus Ordo Missae e provando a riformare il Novus Ordo Missae.

«Al Papa (il Papa Slavo lo definisce padre Martin, pensando ovviamente a Giovanni Paolo II, ndt) viene consegnato un dossier riservato che mette in luce le storture e i veri e propri crimini commessi da tanti chierici nel mondo. Ciò accade mentre monta la pressione mondialista perché la Chiesa, attraverso un pronunciamento magisteriale del Papa, proclami alcuni ripensamenti dell’etica cattolica. Nello stesso tempo il Papa già anziano e malato viene invitato da una cerchia ristretta di Cardinali a dimettersi onde affidare a loro il compito di nominare un Papa più “compiacente” rispetto alle esigenze del “mondo”».

Padre Malachi, circa 10 anni prima che scoppiasse lo scandalo dei “preti-pedofili”, scriveva che «omosessualità e satanismo erano fra i virus più antichi insinuatisi nel corpo politico della Chiesa. La differenza era adesso data dal fatto che l’attività omosessuale e satanica aveva ottenuto un nuovo status all’interno di quel corpo politico. (…)». Infatti la cosiddetta “lobby gay clericale” è più potente che mai.


Un’altra particolarità vogliamo segnalarvi prima di concludere. 
Ciò che padre Malachi Martin scrisse in quei due libri, si è avverato tutto (o quasi), tranne che in qualche dettaglio, benché non di poco conto. Il Papa che ha difeso i principi non negoziabili[12] e liberalizzato il Vetus Ordo Missae[13] e che, alla fine ha abdicato, non è Giovanni Paolo II, bensì Benedetto XVI [14].

Raccontando del rituale satanico nella Cappella Paolina, padre Martin sostiene che così si compiva una profezia moderna sul satanismo, in cui si sosteneva che l’avvio dell’era di Satana sarebbe cominciata quando un papa avrebbe assunto il nome di Paolo. L’ultimo Paolo – prima di Paolo VI (Giovanni Battista Montini) – fu Camillo Borghese, morto nel 1621. Ebbene, abbiamo fatto numerose ricerche, ma da nessuna parte abbiamo trovato questa profezia. In che modo il nostro autore ne venne a conoscenza?

Ribadiamo che padre Malachi Martin è stato uno dei pochi uomini al mondo ad aver letto la terza parte del Segreto di Fatima

[1] Francesco: elezione preparata da anni (Marco Tosatti, 24-09-2015).

[2] Roma ha perduto la fede? Papa Francesco festeggia Martin Lutero (Le Cronache di Babele, 31-10-2016)

[3] Il Vaticano svende la Chiesa all’ONU (Riccardo Cascioli, La Nuova BQ, 07-06-2018)

[4] Il padre Malachi Martin, dopo aver lasciato il Vaticano, si trasferì a New York e là svolse il suo ministero sacerdotale col permesso del vescovo diocesano. Non avendo il sostentamento del clero locale, svolse lavori molti umili per mantenersi. I suoi libri divennero best-sellers internazionali. Poco prima di morire, fu ricevuto in udienza privata da papa Giovanni Paolo II, ma non volle mai raccontare i particolari del loro colloquio.

[5] Come si può capire dalla nota precedente, padre Malachi lasciò l’ordine dei gesuiti, ma non chiese mai di essere dispensato dal suo ministero sacerdotale, a cui rimase fedele fino alla morte, celebrando solo col Vetus Ordo Missae.

[6] Francesco Colafemmina pubblicò queste traduzioni nel suo Fides et Forma, oggi non più online purtroppo.

[7] Che cosa è il peccato contro lo Spirito Santo? Risponde Don Mario Proietti (Cooperatores-Veritatis.org)

[8] Nel libro, padre Malachi Martin elenca qualche nome della “super force”: Joseph Louis Bernardin (1928-1996) di Chicago, Basil Hume (1923-1999) di Westminster, Paulo Evaristo Arns (1921-2016) di San Paolo, nonché Godfried Danneels di Bruxelles, il cardinale belga che rivelerà al mondo dell’esistenza della “mafia di San Gallo” e della scelta dell’argentino Jorge Mario Bergoglio come loro candidato a succedere a Giovanni Paolo II già dal 2002.

[9] catholiccitizens.org/press/contentview.asp?c=14897

[10] Riaperta al culto la Cappella Paolina. Con due novità (Sandro Magister, 06-07-2018).

[11] Omelia di S.S. Paolo VI nella solennità dei Santi Pietro e Paolo e nono anniversario della sua incoronazione. Purtroppo la Santa Sede non ha mai pubblicato la trascrizione integrale, né l’audio il video dell’omelia.

[12] Benedetto XVI espone i principi non negoziabili per la Chiesa nella vita pubblica (Zenit, 30-03-2006).

[13] Motu Proprio Summorum Pontificum (07-07-2007).

[14] Dichiarazione di rinuncia al ministero petrino (Benedetto XVI, 10-02-2013).

mercoledì 30 settembre 2020

Una massima



«Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; 
molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità».
Alexis Carrel
(Riflessioni sulla condotta della vita )

martedì 23 giugno 2020

Discernere il Bene dal Male



“Come può un uomo in tempi come questi decidere quel che deve fare?” domanda il cavaliere di Rohan ad Aragorn.

La risposta è illuminante: “Come ha sempre fatto. Il bene e il male sono rimasti immutati da sempre, e il loro significato è il medesimo per gli Elfi, per i Nani e per gli Uomini.
Tocca a ognuno di noi discernerli, tanto nel Bosco d’Oro quanto nella propria dimora.”

(Il Signore degli Anelli)

lunedì 21 ottobre 2019

Circa l'Eucaristia


"IL CORPO DI GESÙ DATO A TUTTI, SENZA DISCERNIMENTO"
 
Oggi, certi preti trattano l'eucaristia con sovrano disprezzo. Vedono la messa come un rumoroso banchetto nel quale i cristiani fedeli all'insegnamento di Gesù, i divorziati risposati, gli uomini e le donne in situazione di adulterio, i turisti non battezzati che partecipano alle celebrazioni eucaristiche delle grandi folle anonime possono avere accesso al corpo e al sangue del Cristo, senza distinzioni.

La Chiesa deve esaminare con urgenza l'opportunità ecclesiale e pastorale di queste immense celebrazioni eucaristiche composte da migliaia e migliaia di partecipanti. C'è un grande pericolo di trasformare l'eucaristia, "il grande mistero della fede", in una banale kermesse e di profanare il corpo e il sangue prezioso del Cristo. I preti che distribuiscono le sacre specie e non conoscono nessuno e danno il corpo di Gesù a tutti, senza discernimento tra i cristiani e i non cristiani, partecipano alla profanazione del santo sacrificio eucaristico. Coloro che esercitano l'autorità nella Chiesa diventano colpevoli, per una forma di complicità volontaria, lasciando che si compia il sacrilegio e la profanazione del corpo del Cristo in queste gigantesche e ridicole autocelebrazioni, in cui davvero pochi percepiscono che "voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga" (1 Cor 11, 26).

Dei preti infedeli alla "memoria" di Gesù insistono più sull'aspetto festivo e sulla dimensione fraterna della messa che sul sacrificio di sangue del Cristo sulla croce. L'importanza delle disposizioni interiori e la necessità di riconciliarci con Dio accettando di lasciarci purificare dal sacramento della confessione non sono più di moda oggi. Ogni giorno di più occultiano il monito di san Paolo ai Corinti: "Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi" (cf. 1 Cor 11, 27-30).


di Robert Sarah
da "La force du silence", Fayard, 2016

mercoledì 6 febbraio 2019

O Roma, o Roma!


'Dal pontificato di Pio XII molta acqua è passata sotto i ponti del Tevere portando via da Roma lo splendore ed il mistero'.

(Alec Guinnes 'Blessings in disguise' 1985)

venerdì 21 dicembre 2018

L' "ecumenismo" di san Tommaso

Il 21 dicembre il calendario del Vetus Ordo ricorda san Tommaso, l’Apostolo che dubitò della Resurrezione di Gesù Cristo (Gv 20, 24-29). Quanti oggi dubitano e sono increduli di fronte ad una Chiesa che non annuncia più la Buona Novella e non chiede più alle persone di convertirsi a Cristo, bensì all’ecumenismo, al pluralismo, al globalismo, alla multietnicità? San Tommaso vide e toccò le piaghe del Salvatore, poi credette.
 
Nella situazione in cui ci troviamo sarebbe più semplice credere nella resurrezione di Cristo, come hanno fatto le moltitudini di generazioni di cristiani, dopo secoli e secoli di attesa dell’arrivo del Messia in terra da parte del popolo eletto, piuttosto che credere nell’ecumenismo che dal Concilio Vaticano II accademici e teologi, compresi i Pontefici, cercano di propinare in tutti i modi alle anime, ora più che mai assetate di Verità, serietà, certezze evangeliche, unità in Colui che è il Figlio di Dio, Uno e Trino. Infatti i fautori dell’ecumenismo continuano a lamentare una mancanza di risultati.
Parole vuote ed erronee si sono accumulate a dismisura in questi cinquant’anni, perciò la gente continua ad essere distante da queste argomentazioni, così come risulta dal libro di don Vincent Chukwumamkpam Ifeme (docente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Redemptoris Mater di Ancona e direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso), prefato da Riccardo Burigana, Direttore del Centro Sudi per l’Ecumenismo in Italia (Venezia).
Il testo non è propositivo, ma impositivo, come risulta già dal titolo: L’ecumenismo non è opzionale (San Paolo), che si propone di spiegare in maniera divulgativa il concetto ecumenico per metterlo in pratica, diffonderlo e, quindi, farne oggetto di missione.
Si legge nella prefazione che Papa «Francesco ha moltiplicato incontri e interventi per promuovere la crescita della comunione come primo e irrinunciabile passo per la costruzione dell’unità visibile. Le sue parole e i suoi gesti hanno aperto nuovi orizzonti […]. Va sottolineato che le nuove prospettive di una testimonianza ecumenica potranno coinvolgere anche le altre religioni nella costruzione di una cultura dell’accoglienza, radicata nell’ascolto e nel dialogo, e della pace, fondata sulla riconciliazione della memoria e sull’esercizio della giustizia.»
La Chiesa è missionaria quando insegna la dottrina e il catechismo, non quando stabilisce interscambi con false religioni, comprese quelle protestanti. Quando san Tommaso riconobbe Gesù andò a predicare il Vangelo e a convertire, mettendo a rischio la propria vita: se Cristo era stato messo a morte per aver rivelato la Verità, gli apostoli del tempo e quelli futuri, chiamati a predicare e a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, fino alla fine del mondo, venivano e saranno sempre chiamati a seguire il loro Maestro a discapito anche della propria vita, come hanno fatto i tanti e tanti martiri della Storia della Chiesa.
Cristo e i suoi discepoli non hanno mai perso tempo nell’ascoltare i pagani o i credenti di altre religioni: hanno utilizzato il prezioso tempo in terra per convertire, e quando si sono fermati in questa missione cristologica lo hanno fatto unicamente perché è stato loro impedito con la forza. Tommaso, dopo la sua conversione, seminò la Verità che ormai possedeva e, misericordiosamente, andò a gridarla oltre i confini dell’Impero romano, in Persia e in India, dove fondò la prima comunità cristiana. 
 
(Articolo di Cristina Siccardi)
L'intero articolo con la bella storia della vita di san Tommaso Apostolo QUI 

mercoledì 8 agosto 2018

Oltraggi all'Eucarestia

L’Eucarestia è sempre stata il bersaglio preferito di chi odia la Chiesa. L’Eucarestia, infatti, riassume la Chiesa. Essa, come osserva un teologo passionista, «compendia tutte le verità rivelate, è l’unica sorgente della grazia, è anticipazione della beatitudine, riepilogo di tutti i prodigi dell’Onnipotenza» (Enrico Zoffoli, Eucarestia o nulla, Edizioni Segno, Udine 1994, p. 70).
 
Gli attuali attacchi al Sacramento dell’Eucarestia erano stati previsti dalla Madonna a Fatima nel 1917. Alla Cova da Iria la Vergine esortò i tre pastorelli a pregare «Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui Egli è offeso». E, prima ancora, nella primavera del 1916, l’Angelo era apparso ai bambini tenendo nella sua mano sinistra un calice, sul quale era sospesa un’ostia. Diede la santa Ostia a Lucia e il Sangue del calice a Giacinta e Francesco, che rimasero in ginocchio, mentre diceva: «Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio».
 
Il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino, nella sua prefazione al bel libro di don Federico Bortoli, 'La distribuzione della Comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali' (Edizioni Cantagalli, Siena 2017), afferma che questa scena «ci indica come noi dobbiamo comunicare al Corpo e al Sangue di Gesù Cristo».
 
Secondo il Cardinale, «gli oltraggi che Gesù riceve nell’Ostia santa» sono, in primo luogo «le orribili profanazioni, di cui alcuni ex-satanisti convertiti hanno dato notizia e raccapricciante descrizione»; ma anche «le Comunioni sacrileghe, ricevute non in grazia di Dio, o non professando la fede cattolica».  Inoltre: «Tutto ciò che potrebbe impedire la fruttuosità del Sacramento, soprattutto gli errori seminati nelle menti dei fedeli perché non credano più nell’Eucaristia».
 
Ma il più insidioso attacco diabolico consiste «nel cercare di spegnere la fede nell’Eucaristia, seminando errori e favorendo un modo non confacente di riceverla; davvero la guerra tra Michele e i suoi Angeli da una parte e Lucifero dall’altra continua nel cuore dei fedeli: il bersaglio di satana è il Sacrificio della Messa e la Presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata».
 
Questo attacco segue a sua volta due binari: il primo è «la riduzione del concetto di ‘presenza reale’», con la vanificazione del termine “transustanziazione”. Il secondo è «il tentativo di togliere dal cuore dei fedeli il senso del sacro».
 
Scrive il cardinale Sarah:
 
«Mentre il termine “transustanziazione” ci indica la realtà della Presenza, il senso del sacro ce ne fa intravedere l’assoluta peculiarità e santità. Che disgrazia sarebbe perdere il senso del sacro proprio in ciò che è più sacro! E come è possibile? Ricevendo il cibo speciale allo stesso modo di un cibo ordinario».
Poi ammonisce: «Che nessun sacerdote osi pretendere di imporre la propria autorità su questa questione, rifiutando o maltrattando coloro che desiderano ricevere la Comunione in ginocchio e sulla lingua: veniamo come i bambini e riceviamo umilmente in ginocchio e sulla lingua il Corpo di Cristo».
 
Le osservazioni del cardinale Sarah sono più che giuste, ma vanno inquadrate in un processo di secolarizzazione della liturgia che ha la sua origine nell’equivoco Novus Ordo Missae di Paolo VI del 3 aprile 1969, di cui l’anno prossimo ricorderemo l’infausto cinquantenario. Questa riforma liturgica, come scrivevano i cardinali Ottaviani e Bacci, presentando il loro Breve esame critico, ha rappresentato «sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino». Alla teologia tradizionale della Messa se ne è sostituita una nuova, che ha rimosso la nozione di sacrificio e ha illanguidito, nella prassi, la fede nell’Eucarestia.
 
D’altra parte, l’apertura ai divorziati risposati, incoraggiata dall’Esortazione 'Amoris laetitia' e l’intercomunione con i protestanti, auspicata da molti vescovi, cosa sono se non oltraggi all’Eucarestia? Il sacerdote bolognese don Alfredo Morselli ha ben illustrato le radici teologiche che legano l’Amoris laetitia e l’intercomunione con gli evangelici.
Aggiungiamo che l’attacco all’Eucarestia è divenuto oggi un attacco all’Ordine Sacro, per lo stretto legame che unisce i due Sacramenti. La costituzione visibile della Chiesa è fondata sull’Ordine, il sacramento che rende il battezzato partecipe del sacerdozio di Cristo; il sacerdozio è esercitato principalmente nell’offerta del Sacrificio eucaristico, che esige il prodigio della transustanziazione, dogma centrale della fede cattolica.
 
Se la presenza di Cristo nel Tabernacolo non è reale e sostanziale e la Messa è ridotta a semplice memoria, o simbolo, di quel che avvenne sul Calvario, non c’è bisogno di sacerdoti che offrano il sacrificio e poiché nella Chiesa la gerarchia è fondata sul sacerdozio, viene meno la costituzione della Chiesa e il suo Magistero. In questo senso l’ammissione all’Eucarestia dei divorziati risposati e dei protestanti ha un nesso con la possibilità di attribuire il sacerdozio a laici sposati e di conferire gli ordini sacri minori alle donne. L’attacco all’Eucarestia è attacco al sacerdozio.
 
Non c’è nulla di più grande, di più bello, di più commovente, della misericordia di Dio nei confronti del peccatore. Quel Cuore che ha tanto amato gli uomini, per l’intercessione del Cuore Immacolato di Maria, a cui è inscindibilmente legato, vuole portarci a godere la felicità eterna in Paradiso e nessuno, neanche il peccatore più incallito, può dubitare di questo amore salvifico. Per questo non dobbiamo mai perdere la fiducia in Dio, ma conservarla fino all’estremo della nostra vita, perché mai nessuno è stato ingannato da questa ardente fiducia. Il Signore non ci inganna, ma noi possiamo cercare di ingannare Lui e possiamo ingannare noi stessi. E non c’è inganno più grande di far credere che è possibile salvarsi senza pentirsi dei propri peccati e senza professare la fede cattolica.
 
Chi pecca o vive nel peccato, se si pente, si salva; ma se presume di ingannare Dio, non si salva. Non è Dio che lo condanna, è egli stesso che, accostandosi indegnamente ai Sacramenti, mangia e beve il cibo della propria condanna. È san Paolo che lo spiega ai Corinti, con queste gravi parole: «Chi mangia il pane, o beve il calice del Signore indegnamente, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Che ciascuno esamini se stesso, prima di mangiare di quel pane e bere di quel calice; poiché chi mangia e beve indegnamente, se non distingue il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor. 11,27-29). San Paolo constatava poi che, nella chiesa di Corinto, in seguito a comunioni sacrileghe, molti erano i casi di persone che misteriosamente si ammalavano e morivano (1 Cor 11,30).
 
Triste è la sorte di chi non si accosta ai Sacramenti, perché si ostina a vivere nel peccato. Peggiore è il destino di chi si accosta sacrilegamente ai Sacramenti, senza essere in grazia di Dio.
 
Più grave ancora è il peccato di chi incoraggia i fedeli a comunicarsi in stato di peccato e amministra loro illecitamente l’Eucarestia. Sono questi gli oltraggi che feriscono e trafiggono più profondamente il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria. Sono questi i peccati che esigono la nostra riparazione, la nostra presenza accanto al Tabernacolo, la nostra difesa pubblica dell’Eucarestia contro ogni genere di profanatori. Così facendo ci assicureremo la nostra salvezza e quella del nostro prossimo e accelereremo l’avvento del Regno di Gesù e di Maria sulla società, che non tarderà ad instaurarsi sulle macerie del mondo moderno.

venerdì 4 maggio 2018

Quando il card. R.Marx era ancora saggio

Di Marco Respinti
 
Bisogna tornare a rileggere Marx, autore di pagine piene di saggezza. Ovviamente il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e di Frisinga: il cardinale Marx che nel 2008, giocando sul proprio cognome (tra il 2001 e il 2007 è stato pure vescovo di Treviri, la città dove nacque Karl Marx [1818-1883]), pubblicò un volume intitolato Das Kapital. Ein Plädoyer für den Menschen, tradotto in italiano come Il capitale. Una critica cristiana alle ragioni del mercato (Rizzoli, Milano 2009).
 
Oggi il cardinale Marx afferma che senza l’altro Marx, il fondatore del comunismo, non ci sarebbe Dottrina sociale della Chiesa Cattolica, che Marx fu uno dei primi scienziati sociali seri e che il marxismo porta un “correttivo” indispensabile al capitalismo. Stefano Fontana ha mostrato l’inconsistenza di queste affermazioni, ma il primo a esserne convinto è proprio lo stesso cardinale Marx, che in quel suo mirabile libro del 2008 (2009 in italiano) scrive cose ben diverse, se non addirittura opposte.
 
Nel libro, il porporato mette sagacemente per esempio in guardia contro le caricature riduttivistiche (per lo più marxiste o marxisteggianti anche senza saperlo) del capitalismo, quelle che lo presentano come somma di “spietatezze”, invitando a fare ciò che dovrebbe stare alla base di ogni critica intelligente del mercato: leggere gli scritti economici di Adam Smith (1723-1790), che del pensiero capitalista moderno è uno dei padri riconosciuti, in funzione dei suoi scritti morali e non il contrario. Fare infatti il contrario (o non sapere nemmeno che Smith fu anzitutto un filosofo morale, docente all’Università di Glasgow) finisce per ignorarne l’intento di «[...] creare un’economia che soddisfacesse le esigenze di efficienza dei tempi nuovi ma rispondesse nel contempo a un principio etico di responsabilità» (p. 70), producendo una immagine «[...] a prima vista immorale» (p. 71) ma distorta del suo pensiero.
 
Quindi, a proposito di Dottrina sociale della Chiesa, nel libro il cardinal Marx afferma che «[...] per l’intero Medioevo la Chiesa fu l’unica istituzione pubblica sensibile all’assistenza ai poveri e agli ammalati. Accanto alle chiese episcopali e ai conventi furono fondati ospedali e alloggi; interi ordini religiosi si dedicarono alla cura di poveri, orfani, anziani, pellegrini, ammalati e derelitti. La Chiesa non si limitò ad approntare e mantenere queste organizzazioni caritative, ma cercò anche di ottenere un reale miglioramento delle condizioni di vita degli indigenti» (p. 150). Dunque il pensiero cattolico - e la civiltà cattolica - ha avuto nell’affermazione e nella difesa dei «[...] diritti sociali fondamentali [...] un ruolo di precursore. In questo campo il liberalismo, nel corso della storia, arrancò zoppicante alle sue spalle» (pp. 152-153).
 
Quanto a Karl Marx e al marxismo, il cardinale nel libro sottolinea: «Con la Rivoluzione d’ottobre del 1917 su milioni di persone calò una notte che durò decenni. Una simile esperienza non si deve ripetere» (p. 233), aggiungendo che il principio di solidarietà della Dottrina sociale della Chiesa Cattolica è cosa ben diversa dalla «solidarietà di classe» (p. 285) interproletaria marxista. «Per questo non è dipeso da un tragico incidente della storia», scrive, «se nei Paesi del socialismo reale, ovvero nei Paesi comunisti, le condizioni effettive di oppressione politica ed economica hanno dato un significato perverso al concetto di solidarietà: si trattava di uno sviluppo intrinseco all’ideologia marxista» (ibidem). Pertanto, se tornasse «una rinnovata adesione ai falsi ideali di Karl Marx e dei suoi epigoni […] non c’è bisogno di dirlo, questo sarebbe tremendo» (p. 302).
 
Infatti, la giustizia sociale, intesa nel senso moderno e contemporaneo, nasce - spiega il cardinale nel libro - con un gigante del pensiero cattolico anti-socialista e anti-liberale, un vero campione dell’“anti-Risorgimento”, il padre gesuita torinese Luigi Taparelli d’Azeglio (1793-1862), autore almeno del monumentale Saggio teoretico di dritto naturale appoggiato sul fatto, pubblicato a Palermo in cinque volumi tra il 1840 e il 1843, e studiato persino da alcuni conservatori statunitensi, che in Il capitale. Una critica cristiana alle ragioni del mercato il porporato tedesco definisce «[...] il più importante precursore della dottrina sociale della Chiesa» (p. 152). Perché da Taparelli d’Azeglio si origina lo slancio che porta alle grandi encicliche sociali (Papa Leone XIII [1810-1903], sottolinea il cardinale Marx, ebbe, seppure brevemente, Taparelli d’Azeglio come insegnante, cfr. ibidem), al pensiero e nell’azione di un vescovo come il tedesco Wilhelm Emmanuel von Ketteler (1811-1877) - di cui lo stesso cardinale Marx è attento studioso e di cui Karl Marx era fiero avversario - fino al cardinale pure tedesco Joseph Höffner (1906-1987) e alla scuola economica del cosiddetto “ordoliberalismo” - in cui abbondano i cattolici -, nato per difendere l’economia di mercato dalle critiche marxiste, privilegiando l’opzione per i poveri. Una scuola - rileva il cardinale nel libro - che ha influito sul “miracolo” economico tedesco del secondo dopoguerra, che ha influenza il magistero sociale di Papa san Giovanni Paolo II (1920-2005), il quale «[...] fu molto vicino a questa corrente di pensiero» (p. 94), e che significativamente dialogò con «[...] uno dei più importanti pensatori liberali del secolo scorso» (p. 52), Friedrich August von Hayek (1899-1992), Premio Nobel nel 1974 ed emblema tra i più famosi della Scuola austriaca di economia. Hayek, «[...] noto agnostico che tuttavia non ha mai abbandonato la Chiesa» (p. 53), viene sovente e malamente descritto come un estremista del mercato senza regole quando in realtà diceva che «[...] la libertà senza principi morali non ha mai funzionato» (ibidem).
 
Ancora, nel libro il cardinal Marx rifiuta correttamente l’idea secondo cui la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica sarebbe una “terza via” fra capitalismo e socialismo, e questo perché - illustra - tutto dipende da come si definisce il capitalismo. Il suo punto di riferimento è qui l’enciclica Centesimus annus, promulgata da san Giovanni Paolo II nel 1991. Quindi - scrive e ripete il porporato in tutto il libro - sul diritto alla proprietà privata, anche dei mezzi di produzione, tra Karl Marx e l’economia di mercato, la Chiesa preferire la seconda, dicendosi egli personalmente, persino in tempi di crisi, «[...] a favore dei mercati aperti, anche in ambito finanziario» (p. 232).
 
Il rilievo principe del cardinale è insomma che la libertà economica non solo non funziona se disgiunta dalla morale, ma senza di essa addirittura non può esistere, e questo è, precipuamente, il contributo che nei secoli la cultura cattolica ha dato al problema. E il punto è così nodale e vero che, cattolici o non cattolici (ma in realtà spesso cattolici o comunque filocattolici), l’inscindibilità fra economia e morale è il fulcro del pensiero dei più adamantini difensori del sistema di libertà del mercato che chiamiamo “capitalismo” (un’espressione che però si dovrebbe abbandonare, vista che nasce in ambito gauchiste e per disprezzo), addirittura fra i teorici del cosiddetto “anarco-capitalismo”: su tutti Murray N. Rothbard (1926-1995), che riscoprì le radici tomiste e prim’ancora francescane del capitalismo, criticando Adam Smith “da destra filo-cattolica”.
 
Un passo significativo nel libro del cardinal Marx spiega bene il concetto: quello in cui descrive la vita nelle fabbriche della Cina neopostcomunista come la situazione peggiore (era il 2008, ma quanto è cambiata?) poiché fusione di marxismo e meccanica di un capitalismo senza morale arruolato in un quadro statalista e collettivista. Gli operai iniziano alle 7,30 del mattino, con «[...] mezz’ora di tempo per mangiare e riposarci», come riferiva una cucitrice, e «[...] il giorno più bello era la domenica, quando dovevamo lavorare solo fino alle ventuno e trenta» giacché gli altri giorni si lavorava «[...] fino alle due o alle tre del mattino» (p. 256). Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, dice invece che «in questo momento, quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi». Forse non ha letto il libro del cardinal Marx, il libro che il cardinal Marx si è scordato di avere scritto.
 
Tratto da QUI

giovedì 22 marzo 2018

Protestantesimo e Massoneria

  Massoneria, figlia della Riforma
 
In merito occorre rammentare tre punti:
 
1) La Massoneria è in parte di origine protestante
2) Essa resta in stretto collegamento con certe chiese protestanti, e in particolare con la chiesa anglicana
3) La sua ideologia è prossima a quella del protestantesimo.
 
                      La Massoneria è in parte di origine protestante
La Massoneria moderna è un insieme di Società Segrete che si rifanno a correnti molto antiche, ma la cui organizzazione attuale, realizzata in Gran Bretagna all'inizio del XVIII secolo (1717 – Ndr), risulta dalla fusione di due organismi preesistenti: una vetusta corporazione di costruttori e la società occultista dei Rosacroce.
 
                    «Tre personaggi hanno segnato profondamente
la nascita e il primo sviluppo della Massoneria moderna o speculativa:
                    Anderson, Désaguliers e il Cavaliere Ramsay» (2)

(2) Cfr. J. Palou, La Franc-maçonnerie («La Massoneria»), Éditions de la Petite Bibliothèque Payot, 1964, pag. 75. 

Parentela ideologica – Relativismo
Tale parentela può essere messa in rilievo presentando le une a fianco delle altre, in forma di tabella, certe posizione-chiave protestanti e le loro omologhe massoniche.
 
                                                  Concezione protestante
Propriamente parlando, non esistono verità religiose universali - Ciò deriva dal libero esame, essendo il protestantesimo, secondo il pastore Richard Molard, «estraneo ad ogni dogma fisso, ad ogni morale immutabile e soprattutto ad ogni regola definitiva» (10)
 
                                                  Concezione massonica
Non esistono verità universali «Ci guarderemo dal dimenticare che la Massoneria è fin dalle origini nemica di ogni assoluto, e che proclama che la verità non è mai acquisita [...]. Tutto è relativo, ogni fine è transitorio, ogni potere è contestabile» (11). «In fondo, i metodi massonici non sono nient'altro che una contestazione permanente; per noi, non esistono verità eterne; non ci sono che tradizioni rimesse costantemente in discussione» (12).
 
(10) Cfr. R. Molard, «La vrai nature du protestantisme» («La vera natura del protestantesimo»), in Le Figaro, del 30 maggio 1974 (11) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979. (12) Così Pierre Simon, ex Gran Maestro della Gran Loggia, in Le Monde, del 1º luglio 1970.
 
 
 Antropocentrismo (creatura al posto del Creatore) 
                                                  Concezione protestante
La coscienza è legge a sé stessa - Per la versione pietista (e kantiana) del protestantesimo, «la coscienza non deve nulla se non a sé stessa; essa è la sua stessa regola, la sua legge, la sua sanzione e il suo tribunale supremo» (13).
 
                                                  Concezione massonica
L'uomo è il proprio punto di riferimento - «L'uomo è il punto di partenza di ogni cosa e di ogni conoscenza. Egli è la propria fonte e il proprio punto di riferimento. Solo oggi, egli può dire ciò che è buono per l'uomo» (14).
 
(13) Cfr. E. Julien, Bossuet et les protestants («Bossuet e i protestanti»), pag. 325. (14) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979.
 
 
 Rifiuto dell'autorità
                                                  Concezione protestante
Ogni autorità esterna viene rifiutata in materia religiosa
 
                                                   Concezione massonica
Ogni autorità esterna dev'essere rifiutata«Se l'individuo si sottomette ad un'autorità, qualunque sia il suo nome (Dio, Umanità, Società, Legge scritta o Legge morale), è infedele al proprio "Io", al proprio "Ego"» (15)Il confronto potrebbe essere presentato in modo più dettagliato. Ma le linee conduttrici illustrate da questo confronto bastano a dimostrare la stretta parentela ideologica tra i due sistemi (senza dimenticare, sulla scorta del precedente scritto, l'origine ebraica della giudeo-massoneria - vedi allegati – e l'origine ebraica del protestantesimo, evidente negli scritti di innumerevoli autori, tra i quali Bernard Lazar.
 
(15) Cfr. F. Viaud, Mon itinéraire maçonnique («Il mio itinerario massonico»), pag. 83. Viaud è Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia.
 
Autore: Arnaud De Lassus
QUI  l'articolo intero 
Traduzione dall'originale francese di un estratto (pagg. 77-81) dall'opera Connaissance élémentaire du protestantisme («Conoscenza elementare del protestantesimo»), Action Familiale et Scolaire, Parigi s.d., a cura di Paolo Baroni, Centro Culturale San Giorgio.