La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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venerdì 18 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana /4

3) Comunismo

Nel protestantesimo erano nate alcune sette che, trasponendo direttamente le loro tendenze religiose nel campo politico, avevano preparato l'avvento dello spirito repubblicano. S. Francesco di Sales, nel secolo XVII, mise in guardia il duca di Savoia contro queste tendenze repubblicane (Sainte -Beuve, Etudes des lundis -XVIIème siècle- Saint Francois de Sales, Librairie Garnier, Parigi 1928, pag. 364). Altre sette, spingendosi più avanti, adottarono principi che, se non si possono chiamare comunisti in tutto il senso odierno del termine, sono perlomeno pre-comunisti.

Dalla Rivoluzione Francese nacque il movimento comunista di Babeuf. E più tardi, dallo spirito sempre più attivo della Rivoluzione, sorsero le scuole del comunismo utopistico del secolo XIX e il comunismo detto scientifico di Marx". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5D)

La Rivoluzione Francese, apparentemente chiusa con l'instaurazione dell'Impero, si propagò per tutta Europa negli zaini dei soldati di Napoleone. Le guerre e rivoluzioni che segnarono il periodo dal 1814 al 1918, furono un insieme di convulsioni nel corso delle quali tutta l'Europa si trasformò secondo lo spirito della Rivoluzione Francese.
La tesi ugualitaria si espresse nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo - magna carta della Rivoluzione Francese e dell'era storica da questa inaugurata - in tutta la sua nudità: "Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti". E' chiaro che questo principio è suscettibile di una interpretazione 'pro bono'. Ma il testo della famosa Dichiarazione era per lo più generico: affermava l'uguaglianza e la libertà senza menzionare alcuna restrizione. Esso propiziava una interpretazione larga e sfavorevole: una uguaglianza e una libertà assolute e totali (questo problema è trattato più a fondo in "RCR" Parte I, cap. VII, 3: gli uomini sono uguali per natura, e diversi solo nei loro elementi accidentali). Ben inteso, è questa interpretazione quella che corrispondeva allo spirito della Rivoluzione nascente. Lungo il suo corso, essa andò scaricando tutti i suoi partigiani che non concordassero con questo spirito. La caccia ai nobili e ai chierici fu seguita dalla caccia ai borghesi. Doveva rimanere solo il lavoratore manuale.
Finito il Terrore, la borghesia, desiderosa di eliminare in tutta l'Europa le antiche classi privilegiate, continuò ad affermare gli "immortali principi" del 1789. Essa lo faceva in modo ambiguo ed imprudente, non temendo di suscitare nelle masse popolari la tendenza all'uguaglianza e alla libertà complete, al fine di ottenere il loro appoggio nella lotta contro la monarchia, l'aristocrazia ed il clero. Questa imprudenza facilitò in larga misura lo sbocciare del movimento che avrebbe messo in scacco il potere della borghesia. Se tutti gli uomini sono liberi e uguali, con che diritto esistono i ricchi? Con che diritto i figli ereditano, senza lavorare, i beni dei loro padri?

Già prima che l'industrializzazione formasse le grandi concentrazioni di proletari sottonutriti, il comunismo utopistico proclamava essere una illusione la mera uguaglianza politica istituita dalla borghesia, ed esigeva l'uguaglianza sociale ed economica assoluta. L'anarchismo, che sognava una società senza autorità, si propagava. Questi principi radicali minarono dopo poco la mentalità di numerosi monarchi, di potestà e nobiltà civili ed ecclesiastiche, ed istillarono in larghissime fasce di beneficiari dell'ordine allora vigente una certa simpatia per la "generosità" degli ideali libertari e ugualitari, così come una "cattiva coscienza" quanto alla legittimità dei poteri di cui si trovavano investiti. I leaders marxisti conoscono, in misura maggiore o minore, le idee di Marx, ma la base comunista generalmente non ne conosce la dottrina. Quello che la spinge a radunarsi attorno ai suoi capi sono vaghe idee di uguaglianza e giustizia, diffuse dal socialismo utopistico. Se i marxisti incontrano fuori dal loro ambiente, in certe zone dell'opinione pubblica, un'aura di simpatia, lo devono ancora all'irradiazione universale di principi ugualitari della Rivoluzione Francese e al sentimentalismo romantico del socialismo utopistico.
"E cosa vi può essere di più logico? Il deismo dà come frutto normale l'ateismo. La sensualità, in rivolta contro i fragili ostacoli del divorzio, tende di per sè stessa al libero amore. L'orgoglio, nemico di ogni superiorità, attaccherà necessariamente l'ultima disuguaglianza, cioè quella economica. E così, ebbro del sogno di una Repubblica Universale, della soppressione di ogni autorità ecclesiastica e civile, dell'abolizione di qualsiasi Chiesa e, dopo una dittatura operaia di transizione, anche dello stesso Stato, ecco ora il neobarbaro del secolo XX, il più recente e più avanzato prodotto del processo rivoluzionario". ("RCR", del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5D).
 
Conferme dai documenti del Magistero Ecclesiastico.

Oltre alla solida dimostrazione storica, fino ad oggi non confutata da alcuno, la teoria delle tre rivoluzioni trova fondamento in numerosi documenti del Magistero della Chiesa, di cui ne citiamo alcuni emblematici a diverso titolo.

A proposito dell'esecuzione di Luigi XVI, nel 1793, Papa Pio VI diresse una allocuzione al Concistoro nella quale mostra il vero carattere della Rivoluzione Francese. Egli afferma che Luigi XVI fu assassinato in odio alla fede, da una cospirazione preparata da calvinisti alleati ai filosofi atei del secolo XVIII. Ciò dimostra il legame esistente fra protestantesimo e Rivoluzione Francese. Entrambi avevano lo stesso obiettivo finale e lo stesso spirito.
Papa Leone XIII, nella Lettera Apostolica "Pervenuti all'anno vigesimo quinto", dimostra
 splendidamente come il libero esame protestante aprì la strada al filosofismo del sec. XVII e questi, a sua volta, preparò l'ateismo moderno.
Papa Pio XII espone il legame esistente tra le tre tappe della Rivoluzione in numerosi documenti, e, in modo particolarmente efficace, sia dal punto di vista teologico che da quello sociale, nel discorso "Nel contemplare" del 12/10/1952.

Durante il Concilio Vaticano II, fu presentata una petizione, firmata da 213 Vescovi, che chiedeva la condanna del comunismo. In questa petizione si affermava che gli errori comunisti hanno la loro origine nei principi della Rivoluzione Francese. L'importanza di questo documento sta nel fatto che quei Vescovi avevano sottoscritto questa affermazione.
 
 

mercoledì 16 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana /3

1) Pseudo-Riforma e Rinascimento.
Dopo aver descritto la decadenza del medioevo, occorre parlare delle successive tappe del processo rivoluzionario.
Questo nuovo stato d'animo conteneva un desiderio possente, sebbene più o meno inconfessato, di un ordine di cose fondamentalmente diverso da quello che era giunto al suo apogeo nei secoli XII e XIII. Anche nell'Umanesimo e nel Rinascimento troviamo perciò l'ostilità al soprannaturale e al Magistero della Chiesa, così come all'austerità dei costumi.

"Il tipo umano, ispirato ai moralisti pagani, che quel movimento introdusse come ideale in Europa, e la cultura e la civiltà coerenti con esso, è il precursore dell'uomo avido di guadagni, sensuale, laico e pragmatista dei nostri giorni, della cultura e della civiltà materialistiche in cui ci andiamo immergendo sempre più.

In alcune parti d'Europa, esso si sviluppò senza portare all'apostasia formale. Notevoli resistenze gli si opposero. Ed anche quando si installava nelle anime, non osava chiedere - almeno all'inizio - una rottura formale con la fede.

Ma in altri paesi attaccò apertamente la Chiesa. L'orgoglio e la sensualità, nel cui soddisfacimento consiste il piacere della vita pagana, suscitarono il protestantesimo.
L'orgoglio diede origine allo spirito di dubbio, al libero esame, all'interpretazione naturalistica della Scrittura. Produsse la rivolta contro l'autorità ecclesiastica, espressa in tutte le sette con la negazione del carattere monarchico della Chiesa universale, cioè con la rivolta contro il papato. Alcune, più radicali, negarono anche quella che si potrebbe chiamare l'alta aristocrazia della Chiesa, ossia i Vescovi, suoi prìncipi. Altre ancora negarono lo stesso sacerdozio gerarchico, riducendolo ad una semplice delegazione del popolo, unico vero detentore del potere sacerdotale.
Sul piano morale, il trionfo della sensualità nel protestantesimo si affermò con la soppressione del celibato ecclesiastico e con l'introduzione del divorzio". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5B)


2) Rivoluzione Francese

Questa tendenza ugualitaria, che si era già manifestata in materia religiosa, passò anche nel campo politico.

"Allo scopo di evitare qualsiasi equivoco, conviene sottolineare che questa esposizione non contiene l'affermazione che la repubblica sia un regime politico necessariamente rivoluzionario. Leone XIII ha messo in chiaro, parlando delle diverse forme di governo, che 'ognuna di esse è buona, purché sappia procedere rettamente verso il suo fine, ossia verso il bene comune, per il quale 'autorità sociale è costituita'. (Enciclica Au milieu des sollicitudes, del 16.2.1892)
Qualifichiamo come rivoluzionaria, questo sì, l'ostilità professata, per principio, contro la  monarchia e contro l'aristocrazia, come se fossero forme essenzialmente incompatibili con la dignità umana e l'ordine normale delle cose.
E' l'errore condannato da S. Pio X nella lettera apostolica Notre Charge Apostolique, del 25 agosto 1910". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5E)
Una prima manifestazione di egualitarismo politico, fu la Rivoluzione Inglese, che decapitò Carlo I, proclamò la repubblica in Inghilterra, ed abolì virtualmente i titoli di nobiltà. Precisamente fu la setta di Cromwell, i Puritani, la quale non ammetteva disuguaglianze religiose, che, coerentemente, insorse anche contro le disuguaglianze civili. Perché se qualcuno odia le disuguaglianze a causa dell'orgoglio, questi è disturbato sia dalla disuguaglianza religiosa quanto da quella civile, e finisce con scagliarsi contro ambedue. Questa Rivoluzione suscitò una reazione dopo la morte di Oliver Cromwell. Suo figlio Richard rimase al governo molto poco tempo, e subito dopo ebbe luogo il ristabilimento della monarchia con Carlo II.

La continuità del processo rivoluzionario

Ma questa tendenza rivoluzionaria esplose sopratutto in Francia, paese che era stato fortemente lavorato dal protestantesimo.

Nel secolo XVI, una gran parte della Francia divenne protestante, e se non fosse stato per l'ausilio di Federico II, Re di Spagna, e l'influenza dei Papi, lo sarebbe divenuta interamente. La Rivoluzione continuò ad avere un carattere religioso, e diede vita al Giansenismo, una forma travestita di Protestantesimo. Il Giansenismo produsse un progressivo raffreddamento religioso, che culminò nello scetticismo, ossia nello spirito di dubbio nei confronti della religione. Coi giansenisti incontriamo i gallicani, che sono cattolici, ma negano l'autorità del Papa sulla Chiesa di Francia.
Il naturalismo rinascimentale si sviluppò, e divenne Deismo, ossia accettazione vaga di un Dio impersonale. Il Deismo genera una mentalità atea che si esprime nella corrente culturale detta dell'enciclopedismo, che elaborò la dottrina della completa uguaglianza civile.

Uno studio attento dell'Assolutismo monarchico, dimostra che la politica dei monarchi assoluti, in tutto quel che non pregiudicava la loro autorità, era segnata dallo spirito ugualitario. La riduzione dei privilegi del clero e della nobiltà, fatta in modo progressivo dai Re assoluti, andava nella direzione di un'equiparazione politica di tutti i cittadini, sotto il potere dello Stato. I favoritismi continui dei Re, nei confronti della parte più attiva e sviluppata della plebe, cioè della borghesia, contribuì ancor più ad una situazione di uguaglianza politica.
La corruzione dei costumi, che era cresciuta dalla fine del medioevo, raggiunse nel 1700 un grado inimmaginabile.
La Rivoluzione Francese, continuatrice del Rinascimento e del Protestantesimo

La Francia, imbevuta degli elementi che nei paesi nordici avevano prodotto il protestantesimo, si preparava, attraverso l'enciclopedismo e l'assolutismo, ad una convulsione profonda, che altro non sarebbe stata se non la proiezione, nella sfera religiosa, filosofica, politica, sociale ed economica, dei principi protestanti.
Alla fine del secolo XVIII il protestantesimo era consumato, minato al suo interno dai progressi crescenti del dubbio e dello scetticismo, stancato ed invecchiato, mancava di forza di espansione. Umanesimo e Rinascimento erano sorti da molto tempo. Ma ciò che questi 3 movimenti avevano di più dinamico e fondamentale, ossia lo spirito che li aveva suscitati, sopravviveva ed era più forte che mai. Questo spirito doveva lanciare la Francia, e poi l'intera Europa, in un cataclisma liberale e ugualitario.

La Rivoluzione Francese fu notevolmente segnata dallo spirito protestante; la Chiesa Costituzionale da lei organizzata, altro non era se non uno strumento mal nascosto per impiantare in Francia un vero protestantesimo. Lo spirito ugualitario, anti-monarchico ed anti-aristocratico della Rivoluzione Francese è la proiezione, nella sfera civile, della tendenza ugualitaria che portò il protestantesimo a rifiutare gli elementi aristocratico e monarchico della gerarchia ecclesiastica.
Il fermento comunista che lavorava all'estrema sinistra di questa Rivoluzione, e che finì per esplicitarsi in movimenti come quello di Babeuf, non era se non la copia laica dei movimenti pre-comunisti, come quello dei Fratelli Moravi, che brulicavano in quella che si potrebbe chiamare la estrema sinistra protestante.
 
La completa laicizzazione dello Stato, la continua evocazione dei modelli del paganesimo classico, mostrano nella Rivoluzione Francese gli effetti dell'Umanesimo, del Rinascimento e dell'Enciclopedismo.



martedì 15 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana /2

La grandezza della civiltà cristiana.
La civiltà medievale, quando ben studiata, appare tanto grande e forte che non si capisce come possa essere caduta. In verità, è quando si considerano i resti che ancora sopravvivono della Civiltà Cristiana, e la forza dei medesimi dopo 400 anni di Rivoluzione, che si capisce quanto fu grande il medioevo.

Ma allora, come è riuscita la Rivoluzione ad abbattere questo ordine?

Il tallone d'Achille: l'orgoglio e la sensualità

Per quanto fosse sacrale, la Civiltà Cristiana, come tutto quanto esiste sulla terra, aveva i suoi punti deboli. Essa presentava due talloni d'Achille, due punti vulnerabili.

Questi due talloni sono l'orgoglio e la sensualità.

Di tutte le debolezze dell'uomo, quella che più urta contro tutta la struttura della società medievale è l'orgoglio. L'orgoglioso rifiuta una enorme serie di gerarchie che stanno sopra di lui, si irrita con esse fino al punto di non poterle sopportare. A sua volta la sensualità cozza contro ogni freno. Un individuo orgoglioso e sensuale fino in fondo è un anarchico. Lo sviluppo dell'anarchia avviene in modo progressivo, di generazione in generazione, per mezzo dell'abolizione di tutte le disuguaglianze che disturbano l'orgoglio e di tutte le leggi che frenano la sensualità.

La struttura gerarchica solidissima del medioevo, che si erse nella bufera e che resistette ai peggiori marosi, cadde quando essa era nella sua fase trionfale: non per opera dei suoi avversari - non furono i barbari o i turchi ad abbatterla - ma a causa di un veleno interno, del peccato. I responsabili, coloro che iniziarono a peccare, furono i membri della Cristianità che non reagirono come avrebbero dovuto.

Immenso peccato della Cristianità

Vi fu, in un determinato momento, un peccato che potremmo chiamare il peccato immenso. Cluny, l'ordine religioso che diede origine alla fase più splendente del medioevo, si rilassò, e rilassandosi distrusse le condizioni di resistenza di quell'ordine sacrale e gerarchico. La marea montante dell'orgoglio e della sensualità, incontrando anche queste complicità, giunse ad un grado tale che, nel secolo XVI, quel che doveva accadere accadde. Le acque si erano alzate a tal punto che finirono con l'aprire una prima breccia nella diga.
Come si sviluppò il processo di deterioramento.
Quando in una società l'orgoglio e la sensualità crescono senza essere seriamente combattuti, tutto l'edificio crolla. L'uguaglianza completa è il sogno esplicito o implicito dell'individuo che si consegna all'orgoglio, che, se non frenato, provoca la caduta di tutte le gerarchie. D'altro canto a causa dell'orgoglio, che porta l'uomo a rifiutare la dottrina della Chiesa, e a causa della sensualità, che porta le persone a vivere abitualmente in stato di peccato mortale e perciò in stato di ribellione contro la dottrina della Chiesa, comincia a nascere il sogno di una Chiesa senza Gerarchia, che ammette il divorzio, l'immoralità, che non condanna le mode indecenti, che lascia la sensualità espandersi a piacimento.

Qual è la conseguenza? Secondo Paul Bourget, quando gli uomini non vivono in accordo con le loro idee, finiscono con mettere le idee d'accordo con la loro vita. Quando un uomo diviene abitualmente orgoglioso, sebbene riconosca che la umiltà è una virtù, egli tende ad ammettere dottrine che, in ultima analisi, nascono dall'orgoglio. Quando vive in modo sensuale, tende ad ammettere dei principi che muovono nella direzione del libertarismo. Se egli non pone le azioni in accordo con le idee, finisce col porre le idee in accordo con gli atti. Le eresie esplodono da questo genere di cause. E tutta la struttura sociale rovina a partire da questo punto.

Niente di più forte di una società cattolica, sacrale, gerarchica, con uomini umili e casti. Niente di più debole di questa società se gli uomini divengono orgogliosi e sensuali.

Il medioevo conosce degli alti e bassi, che in qualche parte d'Europa vengono superati, e crisi di orgoglio e sensualità, anch'esse dominate. Fra queste crisi c'è quella del secolo XIII, quando Nostro Signore suscita l'ordine del francescani, che praticano in modo esimio l'umiltà e la purezza; suscita pure l'ordine dei domenicani, per combattere su un terreno più intellettuale di quello dei soli costumi, quegli stessi difetti. S. Francesco, S. Domenico, S. Alberto Magno, S. Tommaso d'Aquino, S. Bonaventura e tanti altri santi di questi ordini, respingono la marea montante della sensualità e dell'eresia e salvano il medioevo. Nel secolo XV l'orgoglio e la sensualità cresceranno di nuovo, in modo enorme, forse senza precedenti. I santi che predicano la necessità di una riforma dei costumi per ridare vita alla purezza e all'umiltà, come S. Bernardino da Siena, non vengono ascoltati.

San Vincenzo Ferreri comincia a predicare che la fine del mondo è vicina, e che egli è l'angelo predetto dall'Apocalisse per annunciare tutta una serie di catastrofi. E le catastrofi cominceranno di fatto nel secolo XVI, col protestantesimo. Come ha dimostrato il prof. Plinio Correa de Oliveira nell'opera RCR, questo processo di decadenza della civiltà medievale diede origine alle tre grandi Rivoluzioni della storia dell'Occidente:
 
la Pseudo-Riforma, la Rivoluzione Francese ed il Comunismo.

Queste tre Rivoluzioni sono di fatto tre tappe di una sola Rivoluzione, che "vuole distruggere tutto un ordine di cose legittimo, e sostituirlo con una situazione illegittima. Infatti l'ordine di cose che si sta distruggendo è la Cristianità medievale. Ora, la Cristianità non è stata un ordine qualsiasi, possibile come sarebbero possibili molti altri ordini. E' stata la realizzazione, nelle condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell'unico vero ordine tra gli uomini, ossia della Civiltà Cristiana.
Nell'enciclica Immortale Dei, Leone XIII ha descritto in questi termini la Cristianità medievale:

'Fu già tempo che la filosofia del Vangelo governava gli Stati, quando la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata bene addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in tutti gli ordini e ragioni dello Stato, quando la religione di Gesù Cristo posta solidamente in quell'onorevole grado che le conveniva, traeva su fiorente all'ombra del favore dei Prìncipi e della dovuta protezione dei magistrati; quando procedevano concordi il Sacerdozio e l'Impero, stretti avventurosamente fra loro per amichevole reciprocanza di servigi. Ordinata in tal guisa la società, recò frutti che più preziosi non si potrebbe pensare, dei quali dura e durerà la memoria, affidata ad innumerevoli monumenti storici, che niuno artifizio di nemici potrà falsare od oscurare'.
Così quanto è stato distrutto dal secolo XV ad ora e la cui distruzione è oggi ormai quasi interamente compiuta, è la disposizione degli uomini e delle cose secondo la dottrina della Chiesa, maestra della Rivelazione e della legge naturale. Questa disposizione è l'Ordine per eccellenza. Ciò che si vuole instaurare è, per diametrum, il suo contrario. Quindi, la Rivoluzione per eccellenza". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. VII, 1E ed 1F)


martedì 8 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana: le tre rivoluzioni /1


La decadenza del medioevo

"Nel secolo XIV si può cominciare ad osservare, nell'Europa cristiana, una trasformazione di mentalità che nel corso del secolo XV diventa sempre più chiara. Il desiderio dei piaceri terreni si va trasformando in bramosia. I divertimenti diventano sempre più sontuosi. Gli uomini se ne curano sempre di più. Negli abiti, nei modi, nel linguaggio, nella letteratura e nell'arte, l'anelito crescente a una vita piena dei diletti della fantasia e dei sensi va producendo progressive manifestazioni di mollezza. Si verifica un lento deperimento della serietà e dell'austerità dei tempi antichi. Tutto tende al gaio, al grazioso, al frivolo. I cuori si distaccano a poco a poco dall'amore al sacrificio, dalla vera devozione alla Croce, e dalle aspirazioni alla santità e alla vita eterna.
La Cavalleria, in altri tempi una delle più alte espressioni della santità e dell'austerità cristiana, diventa amorosa e sentimentale, la letteratura d'amore invade tutti i paesi, gli eccessi del lusso e la conseguente avidità di guadagni si estendono a tutte le classi sociali. Questo clima morale, penetrando nelle sfere intellettuali, produsse chiare manifestazioni di orgoglio, come ad esempio il gusto per le dispute pompose e vuote, per i ragionamenti sofistici e inconsistenti, per le esibizioni fatue di erudizione, e adulò vecchie tendenze filosofiche, delle quali la Scolastica aveva trionfato, e che ormai, essendosi rilassato l'antico zelo per l'integrità della fede, rinascevano sotto nuove forme. L'assolutismo dei legislatori, che si pavoneggiavano nella conoscenza vanitosa del diritto romano, trovò in prìncipi ambiziosi una eco favorevole. E di pari passo si andò estinguendo nei grandi e nei piccoli la fibra d'altri tempi per contenere il potere regale nei legittimi limiti vigenti al tempo di S. Luigi di Francia e di S. Ferdinando di Castiglia." ( Tratto da "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" del Prof. Plinio Correa de Oliveira, I parte, Cap. III, 5.b).

giovedì 9 novembre 2017

Di madre in figlie

Nell’età moderna (...) il progetto della rivoluzione sessualista e pansessualista si sviluppa in un disegno universale. Inizia infatti con la madre di tutte le ideologie e di tutte le ideocrazie contemporanee, ovvero la Rivoluzione Francese, e, per quanto ci sembri già di averne viste di tutti i colori, di guasti e di danni ne ha in serbo ancora parecchi. I suoi alfieri nei secoli sono i vari Jean-Jacques Rousseau e Charles Fourier, Karl Marx e Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, Wilhelm Reich e Alfred Kinsey, John Money e Margaret Sanger, Jack Kerouac e Simone de Beauvoir. Ce ne sono molti altri, sia di famosi sia di meno noti, ma ciò che li accomuna è la dissolutezza ragionata sia di quanto hanno predicato sia delle vite che hanno condotto, o quantomeno di come sono andate a finire. Droghe, alcool, pazzia, occultismo, suicidio.

(Marco Respinti su lanuovabq)

Eppure questi personaggi hanno avuto ed ancora hanno grande influenza e spazio nel mondo intellettuale.

lunedì 6 marzo 2017

La Vergine Maria, custode della Fede Cattolica



"Gaude Maria Virgo, cunctas hæreses sola interemisti in universo mundo". "Rallegrati, Vergine Maria: tu da sola hai distrutto tutte le eresie nel mondo intero".
 
Questo si leggeva, sino al Concilio Vaticano II, nel Breviarium RomanumLa Madonna era celebrata come debellatrice di ogni errore dottrinale, come custode e garante indiscussa della Fede cattolica. 

Poi certi termini sono caduti in disuso, ritenuti ormai superati e poco adatti al mondo contemporaneo. E negli ultimi decenni la Madonna è diventata semplicemente Maria, l’umile ragazza di Nazareth, più o meno illibata, servizievole, buona moglie e madre di famiglia e niente più. È il mito della “ferialità” della Vergine Santissima. Sia chiaro, la Madonna è stata anche tutto questo, ma non può assolutamente essere ridotta a ciò.
 
Secoli e secoli di Teologia cristiana hanno fatto sì che davvero 'de Maria numquam satis', con buona pace dei modernisti. Di Maria Santissima non diremo mai abbastanza. Di qui i dogmi e i privilegi mariani riconosciuti dalla Chiesa nel corso della storia: la Verginità perpetua, la Maternità divina, l’Immacolata concezione, l’Assunzione, senza dimenticare la proclamazione della sua Regalità e in attesa del riconoscimento dogmatico di Maria come Mediatrice di tutte le grazie e Corredentrice. 
La Madonna, già nel protovangelo (cf. Gen 3,15) ha visto delineata la missione affidatagli da Dio. "Ipsa conteret caput tuum": è Maria Santissima che, cooperando all’opera della Redenzione in maniera tutta speciale, schiaccia il capo dell’infernale nemico. Proprio Lei assicura la vittoria sul demonio ad ogni singolo cristiano che le è devoto e alla Chiesa, di cui è Madre. La storia lo dimostra in modo inequivocabile. E testimonia pure come gli interventi della Madonna siano stati tutt’altro che feriali e dimessi. Anzi, potremmo dire, forse banalizzando un po’, che Nostra Signora è stata, è e sarà sempre tutt’altro che politicamente corretta. Basti prendere ad esempio alcuni episodi.
Chi ha assicurato la vittoria della Cristianità sul nemico islamico che minacciava di invadere l’Europa e persino la Basilica di San Pietro? A Lepanto (1571), così come a Vienna (1683), è stata proprio la Madonna a proteggere e guidare l’esercito cristiano. I Papi delle due battaglie hanno visto il suo materno intervento nelle vittorie conseguite. Infatti, dopo Lepanto san Pio V istituì la festa della Madonna del Rosario (la vittoria era stata ottenuta con questa potentissima ed efficacissima preghiera) e inserì nelle litanie lauretane l’invocazione Auxilium christianorum, ora pro nobis; dopo Vienna, invece, il beato Innocenzo XI riconobbe l’intervento della Madonna e istituì la festa del Santissimo Nome di Maria, che tanto era stato invocato dai buoni soldati cristiani. A quanto pare, dunque, la Vergine Maria non gradisce l’islamizzazione europea e non si è mai mostrata favorevole, ovviamente facendo la volontà del Figlio suo, verso il dialogo interreligioso così come lo si intende oggi. Che debba essere accusata di islamofobia e intolleranza?
 
Poi vi sono altri eventi. Forse non tutti conoscono uno splendido intervento mariano nella Guerra dei Trent’anni, che vide opporsi cattolici e protestanti. Nel 1620, l’esercito cattolico ottenne una vittoria epocale nella battaglia della Montagna Bianca. In questo modo, il dilagare della rivoluzione protestante venne frenato. Il successo si ebbe grazie ad una tavoletta raffigurante la Madonna e trovata in Boemia da un padre carmelitano scalzo. Dopo essere stata portata in trionfo in tutta Europa, oggi questa immaginetta si trova a Roma, nella chiesa di Santa Maria della Vittoria (Qui una breve storia dell'accaduto). Anche questo fatto, che i modernisti evitano di ricordare, sta con ogni evidenza a sottolineare che la Madonna non è ecumenica. E forse proprio per questo oggi verrebbe scomunicata. Così come verrebbe seriamente redarguita da certe autorità ecclesiastiche per quel che si è permessa di fare con Alfonso Ratisbonne, il 20 gennaio 1842. Mentre visitava la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, il Ratisbonne, che era ebreo, ebbe la visione della Madonna, che in pratica lo portò a convertirsi al Cattolicesimo e addirittura a farsi sacerdote. La Madre di Dio ha quindi confermato che solo in Cristo c’è Salvezza e che pertanto anche gli ebrei devono convertirsi a Lui. La comunità ebraica di oggi griderebbe allo scandalo, purtroppo insieme a molti cattolici, e sosterrebbe che la Vergine Maria è antigiudaica e, forse, persino un po’ antisemita. Non bisogna poi dimenticare i miracoli mariani avvenuti durante l’invasione giacobina dell’Italia alla fine del Settecento. Numerosi dipinti della Madonna, anche davanti allo stesso Napoleone, girarono gli occhi e piansero. La Vergine dunque non era contenta della Rivoluzione francese, né degli ideali da essa scaturiti. Una Madonna rivelatasi antimoderna, quindi, e contro quei presunti “diritti” dell’uomo voluti dalla massoneria. Prima di queste vicende, ce n'è anche un'altra che merita di essere menzionata: l’apparizione della Madonna di Guadalupe, in Messico, nel 1531, quindi nell’epoca dei conquistadores spagnoli. La Vergine apparve ad un azteco convertito al Cristianesimo, san Juan Diego. Anche qui non si può non intravedere la benedizione che la Madonna diede all’opera di evangelizzazione delle Americhe portata avanti soprattutto dalla Spagna. Eppure oggi c’è chi ancora parla di imposizione della Fede con la forza, di colonialismo becero e quant’altro. Come in tutte le opere umane, ci sono luci e ombre. Ma l’aver condotto a Cristo un intero Continente è stato davvero un capolavoro della grazia divina, confermato, per l’appunto, dall’apparizione mariana tanto cara ai messicani e non solo. Infine, ma l'elenco sarebbe ancora molto lungo, non si può non parlare di Fatima. Innanzi tutto perché a Fatima, nel 1917, la Madonna ha messo in guardia l’umanità dal comunismo, con buona pace di quei tanti cattolici che, ieri come oggi, cercano un dialogo con le forze di sinistra. In secondo luogo perché proprio a Fatima la Vergine, oltre a esortare alla penitenza per la conversione dei peccatori (altro concetto risibile per i modernisti), ha profetizzato la crisi di fede che sarebbe avvenuta nella Chiesa e di cui siamo oggi testimoni diretti. Accanto a questo ha promesso il Trionfo del suo Cuore Immacolato. Un Trionfo che, si deve pensare, non sarà solo nei cuori dei suoi devoti, ma anche su tutta la società. Un Trionfo che porterà finalmente al cosiddetto Regno di Maria, un regno in cui la regalità sociale di Cristo sarà pienamente attuata, sempre con buona pace di chi ora straparla di laicità positiva e di libertà religiosa. D’altronde, alcuni prodromi li si è visti, per un po’, nelle vicende politiche del Portogallo. Nel 1931, dopo un periodo di grande caos e anticlericalismo diffuso, l’episcopato portoghese, rispondendo all’invito della Vergine, consacrò la Nazione al suo Cuore Immacolato. E il Portogallo non solo fu preservato dalle guerre, ma nel 1932 vide diventare capo del governo il prof. Antonio de Oliveira Salazar, fervente cattolico e amico intimo sia del patriarca di Lisbona, il cardinal Cerejeira, sia di suor Lucia, la veggente superstite di Fatima. Con Salazar si ebbe un ritorno all’ordine sociale cattolico, lo Stato tornò ad avere ottimi rapporti con la Chiesa, aumentò il numero di matrimoni religiosi e crebbero le vocazioni. (...) La stessa suor Lucia ebbe da Dio l’incarico di esortare i vescovi portoghesi a sostenere Salazar alle elezioni del 1945. Pur rilevando alcuni limiti, la Veggente fece sapere che «Salazar è la persona che Dio ha scelto per continuare a governare la nostra patria, è a lui che saranno accordate la luce e la grazia per condurre il nostro popolo per le strade della pace e della prosperità». Dal che si evince l’approvazione dall’Alto, almeno relativa, di un governo di destra corporativa, certo non corrispondente ai canoni democratici prevalenti. E Salazar si recava a visitare suor Lucia, le telefonava e implorava le sue preghiere quando si trovava schiacciato da pesanti preoccupazioni. 

Che aggiungere dopo questo breve excursus? Come scriveva Plinio Corrêa de Oliveira, Maria è «la patrona di quanti lottano contro la Rivoluzione. La mediazione universale e onnipotente della Madre di Dio è la più grande ragione di speranza dei contro-rivoluzionari. E a Fatima Ella ha già dato loro la certezza della vittoria». Dovremo passare attraverso i castighi, ma alla fine il Cuore Immacolato di Maria trionferà. E per diventare davvero i soldati e gli apostoli della guerra contro satana, affrettando così la preannunciata primavera, dobbiamo consacrarci alla Madonna, farci suoi schiavi, diventare suoi cavalieri. 
Cor Jesu, adveniat Regnum tuum! Adveniat per Mariam!
 
(di Federico Catani  -
Tratto da da "Il Settimanale di Padre Pio", numero 23 del 9 giugno 2013)
 
 
 
 
 
 

 
 

venerdì 7 ottobre 2016

Il Santo Rosario salverà il mondo

 
Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l’eresia albigese.
Fu così che il Santo Rosario divenne l’orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l’arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l’avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all’intervento divino.
La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro.
 
Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell’Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie. Dell’alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all’armamento della flotta genovese.
Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di guerra, san Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano 'In hoc signo vinces'. Tale simbolo, insieme con l’immagine della Madonna e la scritta S. Maria succurre miseris, issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l’unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano quando, alle grida di guerra e ai primi attacchi turchi, i militi si uniranno in una preghiera accorata. Mentre si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria, si recitava il Santo Rosario: e i prigionieri remavano ritmando il tempo con le decine dei misteri. L’annuncio della vittoria giungerà a Roma 23 giorni dopo, portato da messaggeri del Principe Colonna. Il trionfo fu attribuito all’intercessione della Vergine Maria, tanto che san Pio V, nel 1572, istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in «Madonna del Rosario».
Autore Cristina Siccardi, tratto da qui

lunedì 19 settembre 2016

Beata Vergine Maria di Covadonga

 Il 9 settembre il Messale Proprio della Spagna celebra la festa della Beata Vergine Maria di Covadonga, la quale, secondo la tradizione, è  apparsa ai soldati di Pelagio in una delle grotte vicino al villaggio dove l'armata si era radunata per passare la notte in preghiera, dando loro conforto e coraggio. Le milizie cristiane guidate da Pelagio, primo Principe delle Asturie, si preparavano alla battaglia di Covadonga che diede inizio alla guerra di liberazione della Spagna cattolica dagli occupanti maomettani.
 
Ecco la storia
 
L’anno di grazia del Signore 718, languendo tutte le Spagne sotto il giogo degli Infedeli musulmani invasori, il nobile cristiano Don Pelagio animò una prima rivolta contro il tiranno berbero Munūza di Leon. Essa tuttavia fu un fallimento e lo stesso Pelagio fu rinchiuso nelle carceri di Cordova, da dove tuttavia riuscì a scappare. Ritornato nelle Asturie, suscitò un’altra rivolta ben più consistente. L’emiro Ambasa inviò contro i Cristiani il generale Al Qama o Alqama, che, pur avendo a disposizione un esercito ben più numeroso e poderoso, fu messo in rotta presso nella valle di Cangas. I Mori, privati del loro capo, fuggirono fra i monti per salvarsi, ma per divina virtù il terreno, nei pressi di Cosgaya, vicino al fiume Deva, si aprì e inghiottì quei nemici della Croce, che furono espulsi da quelle contrade. Pelagio, che dopo la vittoria assunse il titolo di Re delle Asturie, attribuì la vittoria alla protezione della Vergine Maria, la quale gli fu garantita da un eremita che lo pregò di risparmiare la vita ad un soldato arabo che stava per trafiggere. La spelonca fu consacrata alla Madre di Dio al tempo di Alfonso I il Cattolico, successore di Pelagio, e prese così il nome di "Cova Dominica" (Grotta della Signora) donde l’attuale nome di Covadonga.
Covadonga divenne un simbolo contrapposto all'umiliazione della Battaglia del Guadalete. Tutto questo accadde l’anno 722, un secolo esatto dopo l’Egira, e segnò l’inizio di una guerra di liberazione della Spagna cattolica dal dominio saraceno che, sempre sotto gli auspici della Madre di Dio e dell’Apostolo San Giacomo, si concluderà con la vittoria definitiva della Croce sotto le mura di Granata il 2 gennaio 1492, quando la Spagna poteva considerarsi redenta e, libera dai lacci della perfidia giudaica e moresca, slanciarsi per conquistare a Gesù Cristo i popoli pagani del Nuovo Mondo.
 
 
 
 
 
Un luogo suggestivo e pieno di spiritualità dove la Madonna ispira i suoi figli ad impetrare le grazie necessarie per ottenere il trionfo di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, Signore dell'universo, che è venuto per portare a tutto il mondo il suo messaggio di riconciliazione tra il Cielo e la Terra.   
 

sabato 6 agosto 2016

6 agosto 1456 e 1458

 
Con l’affermarsi dell’Islam, con la caduta di Costantinopoli del 1453 e con la sostanziale fine dell’Impero Romano d’Oriente, la Chiesa e gli Stati europei vacillarono: Mehmed II, che già controllava i principali traffici marittimi sulla Grecia, Serbia e Rodi, si accingeva a occupare l’Ungheria avendo come primo obiettivo lo sfondamento di Belgrado, città di confine.
 
Sotto la guida del Gran Visir Calhil, egli aveva assimilato l’arte della guerra seguendo in campo il padre, fin dall’età di dodici anni: era arrogante, deciso e coltissimo; tuttavia aveva fallito nella sua prima campagna orientale e l’accanito obiettivo egemone si era risolto in una seconda sconfitta che l’aveva distratto dal controllo dei territori di frontiera.
Murad II lo aveva esiliato e aveva riassunto la guida del Regno ma, alla sua morte, il figlio gli successe vagheggiando ancora di prendere Costantinopoli: il 5 aprile del 1453 si era portato sotto le mura della cruciale città, alla testa di centocinquantamila uomini supportati da una Flotta di trecentocinquanta navi armate da sessantanove cannoni.
Il successivo 29, concentrate forze di terra e di mare, aveva preso la roccaforte occupata da Costantino XI e instaurato il proprio dominio: dalla prestigiosa capitale era partito per conquistare il Mediterraneo, lo Ionio e l’Adriatico e aprirsi un varco in Occidente.
I suoi più agguerriti nemici erano il Papa Callisto III, che promuovendo una Crociata, si era impegnato a disfarsi di ogni tesoro e privilegio pur di contenere l’avanzata della Mezzaluna, e il coraggioso Janòs Hunyadi, di discendenza székely; ma, nel contesto degli eventi sarebbero spiccati anche Giovanni da Capestrano, il Cardinale Juan Carvajal e i Missionari Giovanni da Tagliacozzo e Niccolò da Fara.
L'assedio (di Belgrado), trasformatosi in una battaglia di enorme portata, terminò con una irruzione nel campo turco e con la ritirata del Sultano ferito.
A sostegno della preghiera per il felice esito della campagna, il Papa ordinò la Campana di Mezzogiorno.
 
Inoltre, proprio grazie a questa vittoria e a perenne memoria, la Santa Chiesa celebra oggi la festa della TRASFIGURAZIONE DI GESU'. Una vittoria ottenuta da tutta la Cristianità Europea, nel 1456 a Belgrado, contro i Turchi, di cui arrivò notizia a Roma, al Papa Callisto III proprio il giorno 6 agosto dello stesso anno, esattamente 560 anni fa.
 
 
Papa Callisto III, al secolo Alfonso de Borja y Cabanilles nasce in Spagna a Xàtiva (Valencia) il 31 dicembre 1378 e muore a Roma il 6 agosto 1458 (esattamente 558 anni fa); è stato il 209° vescovo di Roma e papa dal 1455 alla morte. E' stato colui che riabilitò santa Giovanna d'Arco, ordinando un nuovo processo, in seguito al quale venne scagionata dalle accuse di eresia.

mercoledì 11 maggio 2016

Henry A. F. Kamen

E' un accademico inglese, autore di moltissimi libri, profondo conoscitore dell'Inquisizione e del 'Siglo de Oro' spagnoli, tanto da essere considerato un'autorità in questo campo anche in Spagna. Oggi vive tra gli Stati Uniti e la Spagna, apprezzato opinionista de 'El Mundo' di Madrid. Il suo primo libro, edito nel 1965, 'The Spanish Inquisition', dedicato appunto all'Inquisizione spagnola, descritta secondo i canoni della 'leggenda nera', diventa un classico, fortemente influenzato dal metodo sociologico francese e dalla formazione marxisteggiante dello stesso autore. In esso l'Inquisizione Spagnola viene descritta nel modo tipico come la manualistica scolastica e corrente ci ha abituati: torture, abusi, menzogne, ferocia, nefandezze, crudeltà, sadismo dei giudici. Il libro in Italia venne pubblicato da Feltrinelli nel 1966. Sono passati cinquant'anni da allora e Kamen quel libro lo ha sconfessato e riscritto per ben quattro volte! Ogni volta riveduto e corretto. Come mai? Semplicemente perché, in origine si era sbagliato, confessando pubblicamente di aver fatto cattivo uso dei documenti e che la sua coscienza di studioso lo spingeva, per onestà intellettuale, ad un uso oggettivo dei fatti, senza farsi influenzare dalle mode e dalla soggettività. Ne esce un volume che rende giustizia ai fatti -ridimensionati nella loro veridicità- scevro da inquinamenti ideologici e ricco di documentazione storica. Purtroppo non è possibile leggerlo in italiano. Nessuna casa editrice ne ha mai pubblicato le nuove edizioni; l'ultima è uscita a maggio 2014 in lingua inglese, dal titolo 'The Spanish Inquisition: An Historical revision' (Yale University Press). 
Certa ideologia contro la Chiesa Cattolica, purtroppo in Italia, è dura da eradicare e sopravvive anche contro ogni evidenza. Sarebbe bene prendere esempio dall'onestà del Prof. Kamen. Non è mai troppo tardi per servire la verità.       

mercoledì 13 aprile 2016

Mammaliturchi! Un pò di storia


La Jihad, sono stati i musulmani a iniziarla, già nel VII sec d.C, vivente ancora Maometto. All'inizio essa partì con la conquista dell’Arabia, ancora in gran parte pagana e poi continuò con Gerusalemme e i Luoghi Santi. In seguito la guerra si estese a tutta la Cristianità sia d'Oriente che d'Occidente.
Ad Oriente l’Impero Romano impiegherà i suoi ultimi secoli di vita combattendo e spegnendosi contro i musulmani; ad Occidente la Jihad travolse per sempre tutta la Cristianità d’Africa, poi si spostò in Spagna ed in Francia (Poitiers, 732).
Dopodiché i musulmani assalirono e occuparono la Sicilia, le grandi isole del Mediterraneo, e, nei secoli successivi, invasero varie zone dell’Italia, della Francia e perfino della Svizzera. Montecassino venne distrutta, Roma assalita e le basiliche costantiniane di San Paolo e san Pietro date al fuoco.
Un'enclave perenne di guerrieri musulmani stava a Castelvolturno, un’altra nella Sabina e Roma, che viveva sotto continuo attacco, rischiò di cadere preda dell’Islam venendo salvata proprio dalla ripetuta azione militare di vari pontefici.
 
Per secoli l’Europa mediterranea ha subito le scorrerie dei pirati barbareschi (“mammaliturchi”, la celebre battuta del dialetto romano, nasceva da un tragico grido di terrore ripetuto chissà quante volte nel corso dei secoli): uomini uccisi, donne violate e portate negli harem, bambini rapiti e venduti come schiavi.
 
Per secoli i pellegrini in Terra Santa vennero massacrati, soprattutto con l’arrivo dei turchi selgiuchidi. E, se con la fine della crociate si era giunti a una forma di “convivenza” armata con il mondo arabo, tutto precipitò di nuovo – e in maniera ancor più radicale – con l’arrivo dei turchi ottomani, che conquistarono ciò che rimaneva dell’Impero Bizantino nel XV secolo e da allora, fino agli inizi del XVIII secolo, puntarono a più riprese sull’Europa, conquistando gran parte dei Balcani, assediando Vienna per ben due volte, conquistando Cipro, Rodi, e portando l’assedio a Malta (dove vennero respinti dall’eroismo dei Cavalieri, guidati da Jean de la Vallette).
Nel corso dei secoli, di mille anni (dal VII al XVIII secolo), quante cristiani vennero assassinati? Quante donne violate e deportate negli harem? Quante città distrutte, vite spezzate, anime costrette all’abiura religiosa? Chi potrà mai farne il conto? Chi potrà mai calcolare l’immenso dolore di questi mille anni di violenze ed odio musulmani?