La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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lunedì 21 novembre 2016

Una profezia negli astri

Da ieri Domenica 20 novembre 2016  il cielo è teatro di un evento astronomico singolare e straordinario che ha una sorprendente coincidenza con una visione biblica e precisamente quella descritta nel Libro dell'Apocalisse di san Giovanni Apostolo, al capitolo 12, versetto 1: “Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. 

Mentre ieri la Chiesa Cattolica celebrava la Solennità di Cristo Re dell’universo ed il santo Padre chiudeva il Giubileo della Misericordia, nel nostro sistema solare, il pianeta Giove, chiamato dagli scienziati il “Pianeta re” in quanto il più grande, entrava nella costellazione della Vergine, dove vi resterà fino al 23 settembre 2017, festa di san Pio da Pietrelcina.
 
Il Sole sarà visibile dietro la  costellazione della Vergine ("una donna vestita di sole"), mentre la Luna sarà visibile nella parte inferiore della stessa costellazione ("con la luna sotto i suoi piedi"). Nella parte superiore della costellazione, dove abitualmente vi sono 9 stelle, si aggiungeranno altri tre pianeti: Mercurio, Venere e Marte, per un totale di 12 astri ("e sul suo capo una corona di dodici stelle").
 

Il 2017 sarà l'anno dove verrà ricordato il CENTENARIO DELLE APPARIZIONI DI MARIA SS. A FATIMA, in cui Ella profetizzò il trionfo
del suo Cuore Immacolato, preceduto però da numerose prove per la Chiesa, per il Santo Padre e per il mondo intero.

Il 2017 potrebbe essere l'anno delle prove preannunciate dalla Madonna? Prove preannunciate non solo a Fatima, ma anche in altre apparizioni, come a La Salette, ad Amsterdam, alle Tre Fontane (Roma), ad Akita (Giappone) e a Medjugorje o rivelate ad alcune mistiche quali Anna Katharina Emmerick e Teresa Neumann. La stessa suor Lucia di Fatima, definì questo nostro il tempo della “battaglia finale” tra il demonio e la Vergine.


Il 2017 potrebbe essere il tempo delle prove apocalittiche, come apocalittico è il “segno grandioso” che apparirà nel cielo?
Non lo possiamo sapere però possiamo pregare ed affidare la nostra vita alla Santa Vergine che sicuramente ci guiderà attraverso il percorso che la provvidenza e la misericordia divine hanno stabilito per ciascuno di noi.

giovedì 4 agosto 2016

4 agosto 1716....se volemo avere vittoria!

Una data da ricordare per lo scampato pericolo che incombeva sull'Italia: l'invasione dei Turchi! A distanza di qualche secolo, purtroppo, la minaccia islamica incombe di nuovo sull'Italia e sull'Europa, ma mentre i nostri avi seppero ascoltare la voce del Signore che parlava attraverso la Vergine Maria, noi, popolo di dura cervice, preferiamo ascoltare altre voci e nasconderci sotto la coltre del politicamente ed islamicamente corretto che, in questo periodo di eclissi della ragione e della fede, ci livella, allinea ed asserve all'unico pensiero debole che domina e spadroneggia nelle menti soprattutto dei politici di quasi tutta Europa. Il risultato, visibile e sotto gli occhi di tutti è un desolante vuoto riempito dal nulla dell'insulsaggine e delle sciocchezze.
 
Ritornando al 4 agosto di trecento anni fa scopriamo che la Madonna apparve, nell'Isola di Pellestrina (Venezia) ad un ragazzo di nome Natalino Scarpa e che gli disse di andare dal parroco per riferirgli che avrebbe dovuto far celebrare delle Sante Messe per le anime dei defunti "se volemo avere vittoria". La Madonna gli parlò in veneto in modo da farsi capire bene, ma di quale vittoria stava parlando? Esattamente della vittoria della Repubblica di Venezia contro i Turchi che invadevano il Mediterraneo e attaccavano le coste dell’Italia, depredando, tagliando gole e costringendo uomini e donne a diventare musulmani. La vittoria pronosticata da Maria e patrocinata dalle Messe che la gente dell’isola di Pellestrina fece subito celebrare, arrivò quando Venezia respinse il 5 agosto 1716 l’esercito dell’Impero ottomano nella battaglia di Petervardino sul Danubio, in Serbia e, quattordici giorni più tardi, quando dopo che la flotta turca, forte di trentamila uomini, aveva sferrato un duro attacco il 18 agosto alla potenza marittima di Venezia per la conquista dell’Adriatico, venne sconfitta a sua volta a Corfù il 19 agosto. 
 
Qui  e qui la storia nel dettaglio.
  

giovedì 7 aprile 2016

Coincidenze sante

 
La coincidenza tra l'Annunciazione di Nostro Signore ed il Venerdì Santo è un avvenimento che nella vita reale non ha ancora esaurito la sua mistica importanza. L'avvenimento, non così frequente sul calendario della storia, è di notevole importanza a tal punto da trovare un santuario, quello di Notre-Dame du Puy, a Le Puy en Velay (Francia), dove viene appunto celebrata questa insolita coincidenza, dell’Annunciazione e del Venerdì Santo. Coincidenza che in Italia, ad Andria, a Bari e a San Giovanni Bianco ha fatto gemmare le Sacre Spine di Nostro Signore Gesù Cristo custodite in un reliquiario. Ne ho già scritto qui.
Il Santuario in questione si trova all'origine di due apparizioni della Vergine Maria sul Monte Anis, a distanza di due secoli l'una dall'altra, a due donne malate che vennero guarite. Da una piccola cappella sorse, nel corso dei secoli, il Santuario. In esso quest’anno si celebra il XXXI Giubileo de «Le Grand Pardon de Notre-Dame du Puy»; il primo venne istituito da Papa Giovanni XVI nel 992, al fine di onorare la Madre di Dio e celebrare la misericordia di Dio incarnato che, con la sua passione e morte, ha redento il genere umano dal peccato. Dunque ancora una volta Incarnazione e Redenzione sono unite: dalla carne e dal sangue della Madre e del Figlio, dal 'sì' della Madre e dal 'sì' del Figlio. L'accondiscendenza del Figlio passa attraverso quello della Madre. Madre e Figlio, uniti nell'Incarnazione e nella Passione.
 
Due interessanti particolari da sottolineare:
1) Questo giubileo di Le Puy coinciderà con il 300° anniversario della morte di san Louis-Marie Grignon de Montfort, apostolo della devozione mariana e legato da grande devozione alla Cattedrale di Le Puy.
2) La preghiera della «Salve Regina» fu composta dal vescovo di Le Puy, Ademar de Monteil e venne cantata per la prima volta proprio in questa Cattedrale il 15 agosto 1096, nei giorni in cui partiva la prima Crociata.

mercoledì 27 gennaio 2016

Il rabbino che si arrese a Cristo

 
Precisava di non aver rinnegato nulla del suo passato d'israelita ma soltanto di aver portato a compimento un percorso che dall'Antico Testamento porta a Cristo. Lui, che fin da piccolo rimane colpito dalla figura di Gesù, era il rabbino capo della comunità ebraica di Roma ed un valente studioso: Israel Zoller, divenuto in seguito professore di letteratura ebraica al Pontificio Istituto Biblico di Roma.
Nel settembre 1944, durante la festa dello Yom Kippur nella Sinagoga di Roma, ebbe una visione. Gesù gli appare e gli dice che quella sarebbe stata l'ultima volta che celebrava in quel luogo. Il 13 febbraio 1945, in gran segreto, riceve il battesimo, seguito nei mesi successivi dalla moglie e dalla figlia. Sceglie il nome di Eugenio Pio, perché, spiega "L’ebraismo mondiale ha un debito di grande gratitudine verso Pio XII". Gli ebrei fanno di tutto per dissuaderlo. Sarà da allora allontanato dalla comunità ebraica, oggetto di ingiurie, insulti, minacce e dipinto come un "serpente" ed un "traditore".  Il professor Eugenio Pio Zolli, morì il 2 marzo 1956 (il giorno dell'80º compleanno di Pio XII) e fu sepolto nel Cimitero romano di Campo Verano: un personaggio cancellato dalla storia e dalla memoria della comunità ebraica e dimenticato dai cristiani; l'evocare il suo nome significa ancora oggi creare imbarazzo e forse anche scandalo.
Nella sua autobiografia dal titolo -Prima dell'alba- racconta il momento in cui Gesù gli apparve mentre era in piedi nella grande sinagoga romana, dopo un lungo giorno trascorso nel digiuno e nella preghiera per implorare da Dio la purificazione dell’anima e del corpo e il perdono dei peccati commessi nei dodici mesi precedenti:
«Il giorno era vicino alla fine, e io ero solo in mezzo ad una grande moltitudine di persone. Cominciai a sentire come se una nebbia s’insinuasse nella mia anima. Essa divenne sempre più fitta, finchè persi completamente il contatto con le persone e le cose che mi stavano attorno. (...) Mi sentivo lontanissimo dal rito e lasciai che gli altri continuassero per loro conto a recitare le preghiere e a cantare. Non avvertivo nè gioia nè dolore; ero privo di pensieri e di sensazioni. Il cuore era come morto nel petto... E proprio allora vidi con gli occhi della mente un prato che si estendeva verso l’alto, luccicante d’erba ma senza fiori. In questo prato vidi Gesù Cristo vestito d’un mantello bianco, e dietro il suo capo il cielo azzurro. Provai la più grande pace interiore...
Circa un’ora dopo, mia moglie, mia figlia e io eravamo finalmente a casa per la cena. Quando fui stanco mi ritirai nella mia camera da letto. La porta della stanza di mia figlia era chiusa. Ad un tratto mia moglie mi disse: “Oggi mentre stavamo davanti l’arca della Torah mi è parso come se un’immagine bianca di Gesù ti mettesse le mani sul capo nell’atto di benedirti”. Fui sbalordito ma rimasi calmissimo, e finsi di non aver capito. Mia moglie allora mi ripetè ciò che aveva detto, parola per parola. In quello stesso momento udimmo la nostra figlia minore, Myriam, che chiamava da lontano: “Papà!”. Andai nella sua stanza. “Che c’è?” le domandai. “Stavate parlando di Gesù Cristo” rispose. “Sai, papà, ho sognato che vedevo un Gesù altissimo, ma non ricordo che cosa succedeva dopo”.
 
 
 

mercoledì 20 gennaio 2016

Un ebreo diventato cattolico

Ricorre oggi la memoria di una vicenda straordinaria: la conversione dell’ebreo Alphonse Ratisbonne (nato a Strasburo il 1 maggio 1812) a seguito dell’apparizione della Madonna della Medaglia Miracolosa nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma.

Era il 1842 e Alphonse aveva deciso di sposarsi con la cugina Flore. Prima del matrimonio decise di recarsi a Gerusalemme per visitare la culla della sua religione. A causa di un'avaria alla nave che lo trasportava, fu costretto a fermarsi alcuni giorni a Roma, in attesa delle necessarie riparazioni: qui incontrò il barone de Bussières, fervente cattolico e amico del fratello di Alphonse, Theodore che si era convertito al cattolicesimo diventando sacerdote nella Compagnia di Gesù nel 1830.
Una sera, il barone, sfidando l'anticlericalismo di Alphonse, gli donò una medaglia della Madonna, di cui era molto devoto ed quest'ultimo, solo per non procurare dispiacere all'amico, accettò di mettersela al collo, così come accettò di ricopiare il 'Memorare', la celebre preghiera mariana di san Bernardo di Chiaravalle. Nel frattempo decise di prolungare di qualche giorno la sua permanenza a Roma, visitando il ghetto il 6 gennaio 1842.
La mattina del 20 gennaio si trovava sulla carrozza del barone de Bussières, che si stava recando alla chiesa di Sant'Andrea delle Fratte, nei pressi di piazza di Spagna, per organizzare il funerale di un diplomatico. Sebbene avesse affermato di voler attendere l'amico a bordo della carrozza, Alphonse, spinto dalla curiosità, decise di visitare l'interno della chiesa. Una volta dentro improvvisamente venne colto da un certo turbamento che egli stesso così descriverà:
'......vidi come un velo innanzi a me, mi sembrava la chiesa tutta oscura, eccettuata una cappella, quasi che tutta la luce della medesima Chiesa si fosse concentrata in quella. Levai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce, e vidi sull’Altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa la SS.ma Vergine Maria simile all’atto e nella struttura all’immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa dell’Immacolata. A tal vista io caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo......
Altare dell'Apparizione
La Vergine non pronunciava alcuna parola, ma compresi perfettamente... provavo un cambiamento così totale che credevo di essere un altro, la gioia più ardente scoppiò nel profondo dell'anima; non potei parlare... non saprei render conto delle verità di cui avevo acquisito la fede e la conoscenza. Tutto quello che posso dire è che il velo cadde dai miei occhi; non un solo velo, ma tutta la moltitudine di veli che mi aveva circondato, scomparve; uscivo da un abisso di tenebre, vedevo nel fondo dell'abisso le estreme miserie da cui ero stato tratto a opera di una misericordia infinita; tanti uomini scendono tranquillamente in questo abisso con gli occhi chiusi dall'orgoglio e dall'indifferenza... Mi si chiede come ho appreso queste verità, poiché è certo che non ho mai aperto un libro di religione, non ho mai letto una sola pagina della Bibbia... Tutto quello che so è che, entrando in chiesa, ignoravo tutto, e uscendone, vedevo tutto chiaro, non avevo alcuna conoscenza letterale ma interpretavo il senso e lo spirito dei dogmi...
Tutto avveniva dentro di me, e queste impressioni, mille volte più rapide del pensiero, non avevano solamente commosso l'animo, ma l'avevano diretto verso una nuova vita......
i pregiudizi contro il Cristianesimo non esistevano più, l'amore del mio Dio aveva preso il posto di qualsiasi altro amore.'

(Alphonse Marie Ratisbonne, Conversione di un israelita, Edizioni Amicizia Cristiana, 2008)
 
Alphonse-Marie Ratisbonne
Undici giorni dopo venne ammesso al Battesimo, assumendo il nome di Alphonse Marie. Dopo essersi riconciliato con il fratello,(sappiamo quanto fosse grande l'avversione di Alphonse per il cattolicesimo che si inasprì ulteriormente dopo la conversione del fratello Theodore diventato gesuita nel 1830)decise di diventare egli stesso gesuita, seguendo le orme del fratello e il 24 settembre 1848 fu ordinato presbitero.
Dopo alcuni anni trascorsi nella Compagnia di Gesù, comprese che la sua missione era accanto al fratello Théodore, nella Congregazione di Notre Dame de Sion da lui fondata per convertire gli ebrei al cattolicesimo.
 
Lasciò quindi i gesuiti e si trasferì in Terra Santa dove fondò nel 1856 il convento 'Ecce homo', con annessa scuola e orfanotrofio femminile, a cui seguirà il convento 'San Giovanni' nel 1860 (con annessa chiesa e orfanotrofio) e l'orfanotrofio maschile dedicato a San Pietro, con annessa scuola meccanica, presso Giaffa.
Morì il 6 maggio 1884 ad Ain Karin, il luogo che la tradizione collega alla visitazione di Maria a Santa Elisabetta.
 
La grazia di questa straordinaria apparizione, non solo portò la conversione al cristianesimo e l’onore della santità al giovane Alfonso, ma fece assurgere la chiesa romana a Santuario Mariano, con una speciale dedicazione alla Madonna della Medaglia Miracolosa o Madonna del Miracolo.
Ain Karin - Luogo della Visitazione


venerdì 27 novembre 2015

Parigi, Rue du Bac A.D. 1830

Oggi si ricorda il 185° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a  Caterina Labouré, all’epoca 24enne novizia della Compagnia delle Figlie della Carità, fondate da S. Vincenzo de Paoli e da S. Luisa de Marillac. Le apparizioni avvennero a Parigi,  al numero 140 di Rue du Bac, nella Cappella di quella che oggi è la Casa madre della Compagnia, nell’anno 1830, che in seguito gli storici definirono come quello dell’inizio della seconda rivoluzione francese.
                       
Le apparizioni
Le apparizioni avvennero da  luglio a dicembre e la giovane, che la Chiesa proclamerà Santa, si intrattenne per tre volte con la S. Vergine. Durante i mesi precedenti Caterina aveva visto per tre giorni consecutivi San  Vincenzo de Paoli che le mostrava il suo cuore, di tre colori diversi: dapprima le apparve bianco, colore della pace; poi rosso, colore del fuoco; infine nero, simbolo delle disgrazie che sarebbero cadute sulla Francia e su Parigi in particolare.
Poco tempo dopo, Caterina vide il Cristo presente nell’Eucaristia, al di là delle apparenze del pane.
«Ho visto Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, durante tutto il tempo del mio Seminario, eccettuate le volte durante le quali dubitavo »
In seguito, il 6 Giugno 1830, festa della Santa Trinità, il Cristo le apparve come un Re crocifisso, spogliato di tutti i suoi ornamenti.
Il 18 luglio 1830, la vigilia della festa di San Vincenzo, che Caterina ama molto, la giovane novizia ricorre a colui di cui ha visto il cuore, traboccante d’amore, perché l’aiuti ad esaudire il suo grande desiderio di vedere la Santa Vergine. Alle 11,30 di notte, si sente chiamare per nome.
Un misterioso bambino è ai piedi del letto e la invita ad alzarsi «La Santa Vergine ti attende» le dice. Caterina si veste e segue il bambino che diffonde raggi di luce dappertutto dove passa.
Arrivati nella cappella, Caterina si ferma dalla parte della sedia del sacerdote, situata nel coro. Ode allora come il fruscio di una veste di seta. La sua piccola guida le dice: «Ecco la Santa Vergine». Caterina esita a credere. Ma il fanciullo ripete con una voce più forte: «Ecco la Santa Vergine».
Caterina corre ad inginocchiarsi presso la Madonna che è seduta sulla sedia (del sacerdote)- Allora, ho fatto un balzo per avvicinarmi a lei, e mi sono messa in ginocchio sui gradini dell’altare, con le mani appoggiate sulle ginocchia di Maria.
Il momento, che ho passato così, è stato il più dolce di tutta la mia vita. Mi sarebbe impossibile dire ciò che ho provato. La Santissima Vergine mi ha detto poi come avrei dovuto comportarmi con il mio confessore e molte altre cose -.
Caterina riceve l’annuncio di una missione e la richiesta di fondare una Confraternita di Figlie di Maria. Ciò sarà fatto dal Padre Aladel il 2 Febbraio 1840.
 
La Medaglia
Il 27 Novembre 1830 alle 17,30, durante la meditazione nella cappella, Caterina vede come due quadri viventi che passano in dissolvenza incrociata.
Nel primo, la Santa Vergine è in piedi su una semisfera (globo terrestre) e tiene tra le mani un piccolo globo dorato. I piedi di Maria schiacciano un serpente.
Nel secondo, dalle sue mani aperte escono raggi di uno splendore abbagliante. Nello stesso tempo Caterina ode una voce, che dice:
«Questi raggi sono il simbolo delle grazie che io riverso su coloro che me le domandano».
Poi un ovale si forma attorno all’apparizione e Caterina vede scriversi in un semicerchio questa invocazione, prima sconosciuta:
«O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi», scritta in lettere d’ oro.
Subito dopo la medaglia si gira e Caterina vede il rovescio: in alto una croce sormonta la M di Maria, in basso due cuori, l’uno incoronato di spine, l’altro trapassato da una spada. Caterina ode allora queste parole: «Fai coniare una medaglia, secondo questo modello. Coloro che la porteranno con fede riceveranno grandi grazie».
Nel mese di dicembre del 1830, durante la meditazione, Caterina sente di nuovo un fruscio, questa volta dietro l’altare. Lo stesso quadro della medaglia si presenta vicino al tabernacolo, ma un po’ più in dietro: «Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più».
E’ la fine delle apparizioni. Caterina riferisce al suo confessore, il Padre Aladel, circa le richieste della Madonna. Il Sacerdote reagisce negativamente, proibisce a Caterina di pensare a queste cose.
Il 30 Gennaio 1831, il noviziato termina e Caterina prende l’abito. Il giorno dopo, va all’ospizio di Enghien fondato dalla famiglia d’Orléans, che si trova al numero 12 di via de Picpus, a Reuilly, nella zona Est di Parigi, in un quartiere povero, dove lei servirà i poveri per ben 46 anni, in incognito.
 
Significati
Le parole e le immagini impresse sul diritto della medaglia esprimono un messaggio con tre aspetti intimamente legati.
«O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi».
 
La medaglia è
......miracolosa
Qualche mese dopo le apparizioni, Suor Caterina, inviata al ricovero di Enghein per curare gli anziani, si mette al lavoro. Ma una voce interiore insiste: si deve far coniare la medaglia. Caterina ne riparla al suo confessore, Padre Aladel.
Nel Febbraio 1832 scoppia a Parigi una terribile epidemia di colera, che provocherà più di 20.000 morti. In Giugno le Figlie della Carità cominciano a distribuire le prime 2.000 medaglie, fatte coniare da Padre Aladel.
Le guarigioni si moltiplicano, come le protezioni e le conversioni. Fu un avvenimento straordinario. Il popolo di Parigi chiamò la medaglia «miracolosa».
Nell’autunno 1834 c’erano già più di 500.000 medaglie. Nel 1835 nel mondo intero ce n’era già più di un milione. Nel 1839 la medaglia era diffusa in più di dieci milioni di esemplari. Alla morte di suor Caterina, nel 1876, si contava già più di un miliardo di medaglie!

......luminosa
L’identità di Maria ci è rivelata qui esplicitamente: la Vergine Maria è immacolata fin dal concepimento. Da questo privilegio, che le deriva dai meriti della Passione di suo Figlio Gesù Cristo, ne scaturisce tutta la sua potenza d’intercessione, che ella esercita per coloro che la pregano. Ed è per questo che la Vergine invita tutti gli uomini a ricorrere a Lei nelle difficoltà della vita.
L’ 8 dicembre 1854 Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione: Maria, per una grazia speciale, che Le è stata concessa prima della Redenzione, meritata da suo Figlio, è senza peccato fin dal suo concepimento.
Quattro anni più tardi, nel 1858, le apparizioni di Lourdes confermeranno a Bernadetta Soubirous il privilegio della Madre di Dio.
I suoi piedi sono posati sulla metà del globo e schiacciano la testa al serpente
La semisfera è il globo terrestre, il mondo. Il serpente simboleggia Satana e le forze del male.
La Vergine Maria stessa, è impegnata nella battaglia spirituale, nella lotta contro il male, di cui il nostro mondo è il campo di battaglia. Maria ci chiama ad entrare nella logica di Dio, che non è la logica di questo mondo. E’ questa la grazia autentica, quella della conversione, che il cristiano deve chiedere a Maria per trasmetterla al mondo.
Le sue mani sono aperte e le sue dita sono ornate di anelli ricoperti di pietre preziose, dalle quali escono raggi, che cadono sulla terra, allargandosi verso il basso.
Lo splendore di questi raggi, come la bellezza e la luce dell’apparizione, descritte da Caterina, richiamano, giustificano e nutrono la nostra fiducia nella fedeltà di Maria (gli anelli) nei confronti del suo Creatore e verso i suoi figli, nell’efficacia del suo intervento (i raggi di grazia, che cadono sulla terra) e nella vittoria finale (la luce), poiché lei stessa, prima discepola, è la primizia dei salvati.
......dolorosa
La medaglia porta sul suo rovescio una lettera e delle immagini, che ci introducono nel segreto di Maria.
La lettera «M» è sormontata da una croceLa «M» è l’iniziale di Maria, la croce è quella di Cristo.
I due segni intrecciati mostrano il rapporto indissolubile che lega Cristo alla sua santissima Madre. Maria è associata alla missione di Salvezza dell’umanità da parte del figlio suo Gesù e partecipa, attraverso la sua compassione all’atto stesso del sacrificio redentivo di Cristo.
In basso, due cuori, l’uno circondato da una corona di spine, l’altro trapassato da una spada: il cuore coronato di spine è il cuore di Gesù. Ricorda l’episodio crudele della Passione di Cristo, prima della morte, raccontata nei Vangeli. Il cuore simboleggia la sua Passione d’amore per gli uomini.
Il cuore trafitto da una spada è il cuore di Maria, sua Madre. Si riferisce alla profezia di Simeone, raccontata nei Vangeli, il giorno della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme da Maria e Giuseppe. Simboleggia l’amore di Cristo, che è in Maria e richiama il suo amore per noi, per la nostra salvezza e l’accettazione del sacrificio del suo Figlio.
L’accostamento dei due Cuori esprime che la vita di Maria è vita d’intima unione con Gesù.
Attorno sono raffigurate dodici stelle.
Corrispondono ai dodici apostoli e rappresentano la Chiesa. Essere Chiesa, significa amare Cristo, partecipare alla sua passione, per la Salvezza del mondo. Ogni battezzato è invitato ad associarsi alla missione del Cristo, unendo il suo cuore ai Cuori di Gesù e di Maria.
La medaglia è un richiamo alla coscienze di ciascuno, perché scelga, come Cristo e Maria, la via dell’amore, fino al dono totale di sé.
 
Caterina Labouré morì in pace il 31 dicembre 1876: «Parto per il cielo....vado a vedere Nostro Signore, sua Madre e san Vincenzo».
Nel 1933, in occasione della sua beatificazione, si aprì il loculo nella cappella di Reuilly. Il corpo di Caterina fu ritrovato intatto e trasferito nella cappella della rue du Bac; qui venne installato sotto l’altare della Vergine.
 

lunedì 6 luglio 2015

Rivelazioni private: segno profetico

 
In ambito fede cattolica quello delle visioni o apparizioni a carattere privato che Dio concede a qualche persona è un capitolo che può lasciare perplessi e suscitare tanti interrogativi; si può credere o non credere, ciò nulla aggiunge o toglie alla rivelazione che, per fede i cattolici sono tenuti a credere, che cioè Dio si è incarnato, è venuto ad abitare in mezzo a noi e con la sua morte e risurrezione ha salvato il mondo intero. Però le visioni o apparizioni non possono lasciare insensibili, soprattutto quelle sulle quali la Chiesa Cattolica ha espresso giudizio di veridicità. Esse lasciano una scia di luce per illuminare il nostro cammino, per ammonirci, per accompagnarci sulla via che porta al Paradiso, alla visione beatifica di Dio dopo la morte terrena.
I tempi difficili che stiamo vivendo, tempi di crisi sia politica, economica, sociale ma anche e soprattutto di fede ci spronano a pensare al mistero del male (misterium iniquitatis), alla presenza di Satana nel mondo. La vita degli esseri umani sulla terra è una vita di pellegrinaggio verso la Patria eterna; nessuno è escluso da questo viaggio; credenti e non credenti provengono dallo stesso Dio Creatore ed hanno il medesimo destino sulla terra: nascere, vivere, morire.
Ognuno potrà scegliere il modo di condurre la sua vita, se con Dio o contro di Lui; similmente ognuno potrà scegliere le modalità del suo viaggio e la meta da raggiungere, se il Cielo o l'Inferno. Anche a dispetto di tutti coloro che non credono, la vita eterna sarà così, o in Cielo o all' Inferno.
Numerosi sono i santi che, da vivi, hanno visto, in visione, la realtà dell'Inferno, un esempio per tutti, i pastorelli di Fatima e numerosi sono i riferimenti della Madonna, nelle sue apparizioni, alle realtà ultraterrene. Segno che l'argomento è di estremissima importanza!

La beata Anna Caterina Emmerick ebbe una visione nel 1820 in cui le fu rivelato che Satana sarebbe stato liberato dalla catene circa ottanta anni  prima dell’anno 2000 e che tale periodo di libertà sarebbe durato un secolo.

Teresa Neumann (1898-1962), la “stigmatizzata bavarese”, ebbe dal Signore anche il dono delle profezie e delle visioni. Prima della morte disse che il maggior periodo di dominio sul mondo da parte di Satana sarebbe durato circa 18 anni, dal 1999 al 2017. 


Satana potrebbe essere stato liberato dalle catene il 13 ottobre del 1917, giorno dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, quando ci fu il “miracolo del sole” e la Madonna promise che «il mio Cuore Immacolato trionferà» e i cento anni potrebbero terminare con il centenario delle apparizioni di Fatima, il 2017 appunto.
 
Anche Sua Santità il Papa Leone XIII  ebbe una visione, così descritta:

La mattina del 13 ottobre 1884, al termine della Santa Messa, papa Leone XIII rimase immobile davanti al Tabernacolo per circa 10 minuti. Quando si “riprese”, il suo volto era preoccupato e angosciato. Raccontò ai suoi collaboratori che aveva assistito ad un “colloquio” tra Nostro Signore e Satana. Quest’ultimo dichiarava con orgoglio che avrebbe potuto facilmente distruggere la Chiesa, se avesse avuto maggiore potere su coloro che si mettono al suo servizio, e più libertà per circa 100 anni. Il Signore rispose a Satana che gli avrebbe concesso sia più libertà che i cento anni necessari. Leone XIII rimase così sconvolto da questo “colloquio” che scrisse la famosa preghiera a San Michele Arcangelo per la protezione della Chiesa e volle che fosse recitata, in ginocchio, dopo ogni Santa Messa.


La preghiera continuò ad essere recitata fino al 26.9 64, quando l'istruzione "Inter oecumenici" n.48, § j, decretò: "...le preghiere leoniane sono soppresse"

Io ho voluto riprenderla e credo che sarebbe bene recitarla così come il Papa Leone XIII ha espressamente comandato.
 
In latino:

Sancte Michaël Arcangele,
defende nos in proelio,
contra nequitias et insidias diaboli esto presidium;
imperet illi Deus, supplices deprecamur;
tuque, princeps militiae coelestis,
satanam aliosque spiritus malignos,
qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo,
divina virtute, in infernum detrude.
Amen
 
 
Eccola anche in italiano:

San Michele Arcangelo,

difendici nella battaglia:

sii tu nostro sostegno


contro la perfidia e le insidie del diavolo.


Che Dio eserciti il suo dominio su di lui,


te ne preghiamo supplichevoli.


E tu, o principe della milizia celeste,


con la potenza divina,


ricaccia nell'Inferno satana e gli altri spiriti maligni


i quali errano nel mondo per perdere le anime.



Amen.



venerdì 12 giugno 2015

La devozione al Sacro Cuore di Gesù

Oggi la Chiesa Cattolica festeggia il Sacro Cuore di Gesù. La devozione nasce implicitamente con San Giovanni apostolo ed evangelista, proprio nel momento in cui egli, durante l'ultima cena, posò il capo sul petto di Gesù. Per millecinquecento anni la devozione al Cuore di Gesù restò una realtà implicita alla vita mistica dei santi. 
Nel XII sec. il centro di questa devozione è senza dubbio il monastero benedettino di Helfta, in Sassonia (Germania) con santa Lutgarda e Santa Matilde di Hackeborn, che lascia alle consorelle un piccolo diario delle sue esperienze mistiche, in cui compaiono delle preghiere al Sacro Cuore.
Nello stesso monastero di Helfta giunge nel 1261 una bimba di cinque anni che mostra già una precoce inclinazione per la vita religiosa e mistica: Geltrude, che morirà agli inizi del nuovo secolo, dopo aver ricevuto le sacre stimmate, rivelazioni private insieme a tanti doni mistici.
Santa Matilde
Attraverso la predicazione degli ordini mendicanti francescano e domenicano si verifica una crescente attenzione all’Umanità del Redentore, alla sua vulnerabilità, dall’infanzia alla passione. Nascono così le pie pratiche del Presepio e della Via Crucis.
 
San Giovanni Eudes (1601-1680)  nel 1648 riesce ad ottenere l’approvazione di un Ufficio Liturgico ed una Messa scritti in onore del Sacro Cuore della Vergine e nel 1672 quelli del Cuore di Gesù.
 
La sera del 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista, Gesù in carne ed ossa appare a Margherita Maria Alacoque, una giovane monaca dell’ordine delle Visitandine di Paray, che in quel momento esercitava le funzioni d’aiuto infermiera. Il Maestro la invita a prendere il posto di San Giovanni durante l’Ultima Cena, “il Mio Divino Cuore” dice “è così appassionato d’amore per gli uomini che, non potendo più racchiudere in se’ le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda… io ti ho scelta come un abisso d’indegnità e d’ignoranza per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me.”
 
 
Il primo venerdì dopo la festa del Corpus Domini, durante l’adorazione, Gesù rivela a Margherita Maria il suo progetto di salvezza: chiede la comunione riparatrice il primo venerdì di ogni mese ed un’ora di meditazione sull’agonia nell’orto dei Getsemani, ogni giovedì sera, tra le 23 e mezzanotte. Domenica 16 giugno 1675 fu chiesta una festa particolare per onorare il Suo Cuore, il primo venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini, in quest’occasione si offriranno preghiere riparatrici per tutti gli oltraggi ricevuti nel Santissimo Sacramento dell’altare.
 
Particolarmente importante diventa l’elaborazione del culto sviluppata a Marsiglia da una giovanissima religiosa dell’ordine della Visitazione, suor Anna Maddalena Remuzat, (1696-1730) che fu gratificata da visioni celesti e ricevette da Gesù l’incarico di continuare la missione di Santa Margherita Maria Alacoque. Ella ottenne dal Cuore di Gesù la cessazione della peste che affliggeva la città di Marsiglia. 
Nel 1726, sull’onda di questi eventi, venne avanzata una nuova richiesta di approvazione del culto del Sacro Cuore. I vescovi di Marsiglia e Cracovia, ma anche i Re di Polonia e di Spagna, la patrocinarono presso la Santa Sede. L’anima del movimento era il gesuita Giuseppe de Gallifet ( 1663-1749) discepolo e successore di san Claudio de la Colombière, che aveva fondato la Confraternita del Sacro Cuore. La regina di Francia, la pia Maria Leczinska, convinse il Delfino, suo figlio, ad erigere a Versailles una cappella dedicata al Sacro Cuore, ma l’erede morì prima di salire al trono e la consacrazione stessa dovette attendere il 1773.
Successivamente la principessa Maria Giuseppa di Sassonia trasmise questa devozione al figlio, il futuro Luigi XVI, ma questi indugiò incerto, senza prendere una decisione ufficiale. Nel 1789, un secolo esatto dal famoso messaggio che Gesù indirizzò al Re Sole, tramite Margherita Maria Alacoque, in cui prometteva vittorie al Re se avesse continuato ad onorarlo ed avesse fatto imprimere il Cuore Divino su bandiere, stemmi e stendardi, scoppiò la Rivoluzione Francese. Solo nel 1792, prigioniero dei rivoluzionari, il deposto Luigi XVI si ricordò della famosa promessa e si consacrò personalmente al Sacro Cuore, promettendo, in una lettera tuttora conservata, la famosa consacrazione del Regno e la costruzione di una basilica se si fosse salvato. Purtroppo era troppo tardi (Gesù stesso lo ha detto a suor Lucia di Fatima) e la Francia fu devastata dalla Rivoluzione e tutti i religiosi perseguitati dovettero fuggire e ritirarsi a vita privata.
Sacre Coeur
Nel gennaio del 1872 l’arcivescovo di Parigi, Monsignor Hippolite Guibert, autorizzò la raccolta di fondi per la costruzione della basilica riparatrice, stabilendone il luogo di costruzione sulla collina di Montmatre, appena fuori Parigi, dove furono uccisi i martiri cristiani francesi e che fu anche la sede del convento benedettino che aveva diffuso la devozione del Sacro Cuore nella capitale.
Il 22 febbraio 1931 Gesù appare a Suor Faustina Kowalska, nel convento di Plok, in Polonia, chiedendo espressamente di far dipingere la sua immagine esattamente come appariva e d’istituire la festa della Divina Misericordia, la prima domenica dopo Pasqua. A lei mostra il Cuore trafitto dal quale sgorgano sangue ed acqua come sorgente di misericordia per il mondo intero.  
 
 

martedì 5 agosto 2014

Salus Populi Romani


 
 

La giornata di oggi mi riporta con la mente ed il cuore a Roma, alla Basilica di Santa Maria Maggiore ed al mio matrimonio celebrato in essa. Proprio oggi ricorre la dedicazione della Basilica più antica costruita in Occidente e dedicata alla Madonna, che qui viene celebrata con il nome di Salvezza del Popolo Romano ed anche col titolo di Madonna della Neve. La storia legata alla Basilica ed al luogo dove essa è stata eretta la racconto qui. Davanti a questa bellissima icona, che si dice sia stata dipinta da san Luca apostolo, ho pronunciato il mio si.......un lontano 23 settembre......

mercoledì 14 maggio 2014

La piaga della spalla

Una volta san Bernardo di Chiaravalle, domandò nella preghiera a Nostro Signore quale fosse stato il maggior dolore sofferto nel corpo durante la sua Passione.
Gesù gli rispose: “Io ebbi una piaga sulla spalla, profonda tre dita e tre ossa scoperte per portare la croce: questa piaga mi ha dato maggior pena e dolore di tutte le altre e dagli uomini non è conosciuta. Ma tu rivelala ai fedeli cristiani e sappi che qualunque grazia mi chiederanno in virtù di questa piaga verrà loro concessa; ed a tutti quelli che per amore di essa mi onoreranno con tre Pater, tre Ave e tre Gloria al giorno perdonerò i peccati veniali e non ricorderò più i mortali e non moriranno di morte improvvisa ed in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine e conseguiranno la grazia e la misericordia”. 

 
Preghiera alla Sacra spalla 

Dilettissimo Signore Gesù Cristo, mansuetissimo Agnello di Dio, io povero peccatore, adoro e venero la Santissima Vostra Piaga che riceveste sulla Spalla nel portare la pesantissima Croce al Calvario, nella quale restarono scoperte tre Sacratissime Ossa, tollerando in essa un immenso dolore; Vi supplico, in virtù e meriti di detta Piaga, di avere di me misericordia col perdonarmi tutti i miei peccati sia mortali che veniali, di assistermi nell’ora della morte e di condurmi nel vostro regno beato. Amen
Pater, Ave, Gloria (tre volte) 
 
 
San Pio e la piaga della spalla

San Pio da Pietrelcina, che portava i segni visibili della Passione di Gesù nel suo corpo, ha patito, anche lui, gli stessi atroci dolori per la stessa piaga alla spalla. La scoperta di tale piaga è stata fatta dopo la sua morte da un carissimo amico del Padre, nonché suo figlio spirituale, Fra’ Modestino da Pie­trelcina, il quale riferì: '... Dopo la morte di Padre Pio, continuai ad esplo­rare con cura ed oculatezza ogni lembo dei suoi indumenti che sistemavo e ar­chiviavo, con il presentimento che an­cora qualche altra sconcertante sco­perta avrei dovuto fare. Non mi sba­gliai! Quando fu la volta delle maglie, mi venne in mente che una sera del 1947, davanti alla cella N.5, Padre Pio mi confidò che uno dei suoi più grandi dolori era quello che provava quando si cambiava la maglia... avevo pensato che quel dolore fosse stato causato al venerato Padre dalla piaga che egli aveva sul costato. Il 4 febbraio 1971 però dovetti cam­biare opinione allorché, osservando con più attenzione una maglia di lana da lui usata, notai sopra di essa, con mia grande sorpresa, all'altezza della clavicola, una traccia indelebile di sangue. 
Non mi sembrava, come nella "camicia della flagellazione" una macchia di essudazione sanguigna. Si trattava del segno evidente di una ec­chimosi circolare di circa dieci centi­metri di diametro, all'inizio della spal­la, vicino alla clavicola. Mi ba­lenò l'idea che il dolore lamentato da Padre Pio potesse derivargli da quella misteriosa piaga. Rimasi scosso e per­plesso. D'altra parte avevo letto su qualche libro di pietà una preghiera in onore della piaga della spalla di Nostro Si­gnore, apertagli dal legno della Croce che, scoprendogli tre sacratissime ossa, Gli avevano procurato acerbissimo dolore. Se in Padre Pio si erano ripetu­ti tutti i dolori della Passione, non era da escludersi che egli avesse sofferto anche quelli provocati dalla piaga del­la spalla. La sua sofferenza nel con­templare Cristo carico del pesante le­gno e più ancora, carico dei nostri peccati, gli aveva procurato certamen­te sulla spalla quella ennesima ferita'. 

lunedì 28 aprile 2014

Regina Coeli

Il Tempo Liturgico dopo la Quaresima viene definito TEMPO DI PASQUA, inizia il giorno di Pasqua e termina dopo un periodo di cinquanta giorni a Pentecoste. La Santa Chiesa vive questo lungo periodo dell'anno liturgico come un solo e grande giorno di Pasqua, cantando la gioia della Risurrezione, che accoglie per sé e annuncia al mondo con la forza dello Spirito Santo che le è stato donato. La durata è dovuta al fatto che negli Atti degli Apostoli la Pentecoste è situata al 50.mo giorno dopo la Risurrezione. Il colore dei paramenti sacri è il bianco che sta ad indicare la purezza e la luce di Cristo Risorto, in quanto tutto il periodo è incentrato sul mistero della gloriosa Risurrezione di Gesù. Così pure le letture ed il Vangelo fanno tutte riferimento a questo mistero, soffermandosi sulle varie apparizioni di Gesù, sulla storia dei primi cristiani e sull'avvento di Cristo alla fine dei tempi. Infatti si leggono gli Atti degli Apostoli, l'Apocalisse di san Giovanni ed i Vangeli con i racconti prettamente pasquali. Per tutto questo periodo non si recita l'Angelus ma, al mattino, a mezzogiorno ed al vespro, esso viene sostituito con la preghiera del Regina Coeli. Essa inizialmente veniva recitata, come antifona, durante il periodo pasquale al termine delle Lodi, dei Vespri o di Compieta, in seguito, Papa Benedetto XIV prescrive nel 1742 di recitarla nel Tempo pasquale, in luogo dell'Angelus Domini. Nell'attuale Liturgia delle Ore mantiene il suo posto a Compieta, come conclusione dell'ufficio quotidiano.
L'antifona Regina Coeli, insieme con la Salve Regina, è la più popolare e celebre delle quattro antifone maggiori mariane in uso nell'Occidente cattolico. É composta di quattro stichi, ognuno dei quali si conclude con il grido di esultanza: «Alleluia!».
 
Ecco il testo latino:

Regina Coeli laetare. Alleluia!
Quia quem meruisti portare. Alleluia!
Resurrexit, sicut dixit. Alleluia!
Ora pro nobis Deum. Alleluia!
 
La preghiera del Regina Coeli si completa così:
 
Gaude ed laetare Virgo Maria. Alleluia!
Quia surrexit Dominus vere. Alleluia!
 
Deus, qui per resurrectionem Filii tui, Domini nostri Jesu Christi, mundum laetificare dignatus es, praesta, quesumus, ut per eius Genitricem Virginem Mariam, perpetuae capiamus gaudia vitae. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen
 
Seguono tre Gloria Patri.
 
Nulla conosciamo di sicuro circa la nascita di quest'antifona ma si tramanda che agli inizi del pontificato di Papa Gregorio Magno (590-604) Roma era colpita da una furiosa epidemia di peste. Per scongiurare il flagello venne indetta una processione penitenziale che, partendo da sette punti diversi della città, doveva confluire nella basilica vaticana. Mentre la folla salmodiante attraversava il ponte Elio, dall'alto del mausoleo di Adriano si sarebbe udito un coro celeste che cantava:

«Regina Coeli, laetare
quia quem meruisti portare
resurrexit, sicut dixit».

Il pontefice avrebbe completato l'antifona aggiungendovi l'invocazione: «Ora pro nobis Deum».
 
Immediatamente sarebbe stato visto un angelo rimettere nel fodero una spada insanguinata, come segno che la peste sarebbe cessata.
A motivo di tale visione il mausoleo è stato ribattezzato col nome di Castel sant'Angelo.