La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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lunedì 17 dicembre 2018

I sacrilegi dei nostri alti prelati

La perdita del sacro conduce perfino al sacrilegio. (...)
Chiese e cattedrali sono state date in concessione alla dissolutezza, a lordure di ogni genere; e il clero locale non ha indetto cerimonie di espiazione, ma solo gruppi di fedeli si sono giustamente rivoltati a questi scandali. Come fanno i vescovi ed i preti che hanno favorito queste aberrazioni a non temere d'attirare su se stessi e sull'insieme del loro popolo la maledizione divina? Essa appare già nella sterilità che colpisce le loro opere.
 
Mons. Marcel Lefebvre
(cap. III dal libro 'Lettera aperta ai cattolici perplessi', 1987)
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Ormai le profanazioni delle Chiese con spettacoli, a dir poco, fuori luogo, blasfemi e sacrileghi, avvengono in ogni parte d'Europa, Italia compresa. Gli scandali perpetrati dagli uomini di Chiesa, soprattutto da cardinali e vescovi, sono un vero e proprio insulto al Signore ed alle cose sacre, meritano il giusto sdegno ed attirano la terribile punizione da Dio che non si farà attendere. Imploro gli alti prelati di smettere di offendere Dio e la Sua Chiesa.
 
Mons. Lefebvre aveva ragione! Già nel 1987 scriveva di chiese e cattedrali date in concessione alla dissolutezza, ma forse neanche lui poteva immaginare fin dove ci si sarebbe spinti......
 
Possiamo renderci conto dell'ultimo e ripugnante scandalo avvenuto nella Cattedrale di Vienna
QUI 
 
 
 

mercoledì 10 ottobre 2018

I comandamenti di Dio

Che cosa sono i Comandamenti di Dio? 
 
I Comandamenti di Dio o Decalogo sono le leggi morali che Dio nel Vecchio Testamento diede a Mosè sul monte Sinai e Gesù Cristo perfezionò nel Nuovo Testamento.
 
Dobbiamo servire Dio con la mente e con la volontà: la mente, viene guidata dalla fede, mentre la volontà è guidata dalla legge di Dio, che si dice “morale” perché regola tutti i nostri costumi (in latino “mores”).
 
La legge morale è una regola promulgata da chi ha a cuore il bene della comunità, ossia da chi la dirige; quando infatti venisse a mancare colui che comanda (come ad esempio il padre per la famiglia) ciascuno seguirebbe il proprio capriccio e sarebbe impossibile la concordia dei membri della comunità e il conseguimento del fine comune.
 
Le leggi degli uomini sono leggi morali umane; ma i Comandamenti, che sono stati dettati da Dio, sono leggi morali divine.
 
I Comandamenti possono essere chiamati anche Decalogo, perché sono dieci (dal greco, “deka: dieci” e “logos: parola, precetto”).
 
Nel Vecchio Testamento (Es 20, 1-17) è narrato l'episodio in cui Dio consegna a Mosè i Comandamenti in cima al monte Sinai: tra lampi e tuoni, avvolto in una densissima nube, Dio comunicò la legge per il popolo:
 
1 – Non avrai altro Dio al di fuori di Me
2 – Non nominare il nome di Dio invano
3 – Ricordati di santificare le feste
4 – Onora il padre e la madre
5 – Non ammazzare
6 – Non commettere atti impuri
7 – Non rubare
8 – Non dire falsa testimonianza
9 – Non desiderare la donna d'altri
10 – Non desiderare la roba d'altri
 
La legge antica era molto più vasta di come invece appare riassunta nel Decalogo: essa comprendeva infatti molte leggi relative alla libertà e alla vita, precetti morali e cerimoniali per regolare il culto, leggi relative alla proprietà e precetti giudiziari per l'amministrazione della giustizia. Gesù Cristo abolì i precetti cerimoniali, perché il culto antico prefigurava quello cristiano, perciò doveva cessare con l'avvento del nuovo culto.
 
Ad esempio, non fu più praticato il rito della Circoncisione, perché prefigurava il Battesimo. Gesù Cristo abolì anche i precetti giudiziari, che amministravano la giustizia sotto la legge del timore. Invece, Gesù Cristo confermò e perfezionò la legge morale, riassunta nel Decalogo: la confermò quando disse “Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti” (Mt 19, 17); e la perfezionò, senza cambiarne la sostanza, riducendo tutti i precetti all'amore (Mt 22, 36-40), proscrivendo la poligamia e richiamando il matrimonio all'unità e indissolubilità primitiva (Mr 10, 2-9), rendendo più esplicito l'obbligo di amare anche i nemici e assegnando, come meta da raggiungere, la perfezione del Padre Celeste (Mt 5, 43-48).
 
Alla legge e precetti Gesù Cristo aggiunse, come perfezionamento, i consigli evangelici, che tracciano la via per una perfezione più alta, ossia per quelle anime che non si accontentano di fare le opere comandate da Dio, ma bramano di imitarne la perfezione cercando di conformarsi perfettamente alla sua Volontà seguendo l'esempio di Gesù Cristo.
 
Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X QUI

martedì 7 agosto 2018

Una visione non ideologica di Gesù Cristo e del Cattolicesimo

In altri ambienti è di moda, quando si tocca la questione sociale, mettere anzitutto da parte la Divinità di Gesù Cristo, e poi parlare soltanto della sua sovrana mansuetudine, della sua compassione per tutte le miserie umane, delle sue pressanti esortazioni all’amore del prossimo e alla fraternità.
Certo, Gesù ci ha amati di un amore immenso, infinito, ed è venuto sulla terra a soffrire e a morire affinché, riuniti attorno a Lui nella giustizia e nell’amore, animati dai medesimi sentimenti di carità reciproca, tutti gli uomini vivano nella pace e nella felicità.
Ma, per la realizzazione di questa felicità temporale ed eterna, Egli ha posto, con un’autorità sovrana, la condizione che si faccia parte del suo gregge, che si accetti la sua dottrina, che si pratichi la virtù e che ci si lasci ammaestrare e guidare da Pietro e dai suoi successori.
Inoltre, se Gesù è stato buono con gli smarriti e con i peccatori, non ha rispettato le loro convinzioni erronee, per quanto sincere sembrassero; li ha tutti amati per istruirli, per convertirli e per salvarli.
Se ha chiamato a Sé, per consolarli, quanti piangono e soffrono, non è stato per predicare loro l’invidia di un’uguaglianza chimerica.
Se ha sollevato gli umili, non è stato per ispirare loro il sentimento di una dignità indipendente e ribelle all’ubbidienza.
Se il suo Cuore traboccava di mansuetudine per le anime di buona volontà, ha saputo ugualmente armarsi di una santa indignazione contro i profanatori della casa di Dio, contro i miserabili che scandalizzano i piccoli, contro le autorità che opprimono il popolo sotto il carico di pesanti fardelli, senza muovere un dito per sollevarli.
Egli è stato tanto forte quanto dolce; ha rimproverato, minacciato, castigato, sapendo e insegnandoci che spesso il timore è l’inizio della saggezza e che a volte conviene tagliare un membro per salvare il corpo.
Infine, non ha annunciato per la società futura il regno di una felicità ideale, da cui sarebbe bandita la sofferenza; ma, con le sue lezioni e i suoi esempi, ha tracciato il cammino della felicità possibile sulla terra e della felicità perfetta in Cielo: la via regale della Croce.
Sono insegnamenti che si avrebbe torto ad applicare soltanto alla vita individuale in vista della salvezza eterna; sono insegnamenti eminentemente sociali e ci mostrano in Nostro Signore Gesù Cristo una realtà ben diversa da un umanitarismo senza consistenza e senz’autorità.
Sua Santità San Pio X
Lettera apostolica 'Notre charge apostolique'
del 25 agosto 1910

venerdì 25 maggio 2018

Un modo gentile di nascondere la verità

L'arcivescovo di Philadelphia, Charles J. Chaput, il 23 maggio su 'First Things',ha rilasciato questa dichiarazione. 
 

Grazie a Dio, una voce coraggiosa nel contrastare la "protestantizzazione" della Chiesa cattolica, cioè quella generale deriva che molti vedono come tipica dell'attuale pontificato e che si sta attuando anche mediante il "depotenziamento" di sacramenti come il matrimonio, la confessione e, appunto, l'eucaristia.

di Charles J. Chaput
Chi può ricevere l'eucaristia, e quando, e perché, non sono solo domande tedesche. Se, come ha detto il Vaticano II, l'eucaristia è la fonte e il culmine della nostra vita di cristiani e il sigillo della nostra unità cattolica, allora le risposte a queste domande hanno implicazioni per tutta la Chiesa. Esse riguardano tutti noi. E in questa luce, offro questi punti di riflessione e di discussione, parlando semplicemente come uno dei tanti vescovi diocesani:
1. Se l'eucaristia è veramente il segno e lo strumento dell'unità ecclesiale, allora, se cambiamo le condizioni della comunione, non ridefiniamo di fatto chi e che cosa è la Chiesa?
2. Volutamente o no, la proposta tedesca inevitabilmente farà proprio questo. È il primo stadio di un'apertura della comunione a tutti i protestanti, o a tutti i battezzati, poiché alla fine il matrimonio non è l'unica ragione per consentire la comunione per i non cattolici.
3. La comunione presuppone una fede e un credo comuni, inclusa la fede soprannaturale nella presenza reale di Gesù Cristo nell'eucaristia, insieme ai sette sacramenti riconosciuti dalla tradizione perenne della Chiesa cattolica. Rinegoziando questa realtà di fatto, la proposta tedesca adotta una nozione protestante di identità ecclesiale.
Il semplice battesimo e una fede in Cristo sembrano sufficienti, non la credenza nel mistero della fede come inteso dalla tradizione cattolica e dai suoi concili. Il coniuge protestante dovrà credere negli ordini sacri come intesi dalla Chiesa cattolica, che li vede logicamente correlati alla fede nella consacrazione del pane e del vino come corpo e sangue di Cristo? O stanno suggerendo i vescovi tedeschi che il sacramento degli ordini sacri potrebbe non dipendere dalla successione apostolica? In tal caso, affronteremmo un errore ancor più profondo.
4. La proposta tedesca tronca il legame vitale tra la comunione e la confessione sacramentale. Presumibilmente essa non implica che i coniugi protestanti debbano andare a confessare i peccati gravi come preludio alla comunione. Ma questo è in contraddizione con la pratica perenne e l'insegnamento dogmatico esplicito della Chiesa cattolica, del Concilio di Trento e dell'attuale Catechismo della Chiesa cattolica, come pure del magistero ordinario. Ciò implica, come suo effetto, una protestantizzazione della teologia cattolica dei sacramenti.
5. Se l'insegnamento della Chiesa può essere ignorato o rinegoziato, compreso un insegnamento che ha ricevuto una definizione conciliare (come in questo caso, a Trento), allora tutti i concili possono essere storicamente relativizzati e rinegoziati? Molti protestanti liberali moderni mettono in discussione o respingono o semplicemente ignorano come bagaglio storico l'insegnamento sulla divinità di Cristo del concilio di Nicea. Ai coniugi protestanti sarà richiesto di credere nella divinità di Cristo? Se hanno bisogno di credere nella presenza reale di Cristo nel sacramento, perché non dovrebbero condividere la fede cattolica negli ordini sacri o nel sacramento della penitenza? Se credono in tutte queste cose, perché non sono invitati a diventare cattolici come modo per entrare in una visibile e piena comunione?
6. Se i protestanti sono invitati alla comunione cattolica, i cattolici saranno ancora esclusi dalla comunione protestante? Se è così, perché dovrebbero essere esclusi? Se non sono esclusi, non implica questo che la visione cattolica sugli ordini sacri e la valida consacrazione eucaristica siano in effetti false e, se false, che le credenze protestanti siano vere? Se l'intercomunione non intende implicare un'equivalenza tra le concezioni cattolica e protestante dell'eucaristia, allora la pratica dell'intercomunione distoglie i fedeli dalla retta via. Non è questo un caso da manuale di "causare scandalo"? E non sarà visto da molti come un modo gentile di ingannare o di nascondere insegnamenti ardui, nel contesto della discussione ecumenica? L'unità non può essere costruita su un processo che nasconde sistematicamente la verità delle nostre differenze.
L'essenza della proposta tedesca dell'intercomunione è che la santa comunione possa essere condivisa anche quando non c'è una vera unità della Chiesa.
Ma ciò colpisce il cuore stesso della verità del sacramento dell'eucaristia, perché per sua stessa natura l'eucaristia è il corpo di Cristo.
E il "corpo di Cristo" è sia la presenza reale e sostanziale di Cristo sotto le apparenze del pane e del vino, sia la stessa Chiesa, la comunione dei credenti uniti a Cristo, il capo. Ricevere l'eucaristia significa annunciare in modo solenne e pubblico, davanti a Dio e nella Chiesa, che si è in comunione sia con Gesù che con la comunità visibile che celebra l'eucaristia.