La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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giovedì 11 novembre 2021

Ci salverà la preghiera

“Il portiere della storia non guarda le loro ragioni, ma guarda i loro visi. Per cancellare di colpo tante immagini deprimenti bastano dieci visi di monaci perduti in fondo ad un monastero o quella contadina spagnola che intravidi un giorno nel più fitto segreto di una chiesetta di Toledo con le braccia allargate in un gesto sovrano, eretta come una regina, mentre pregava in ginocchio. Ma bisogna dunque frugare nei monasteri e nelle cappelle castigliane per raccogliere i riflessi morenti di un fuoco che deve incendiare il mondo?”. 
(Léon Bloy)

sabato 11 luglio 2020

Parole profetiche


Ma che cosa significa essere omofobi? In realtà, nessuno può dirlo con precisione, perché l'omofobia è un'invenzione ideologica. È una trovata da codice penale sovietico, che permetterà a pubblici ministeri e giudici di perseguire le condotte più diverse, nel trionfo più grottesco della giurisprudenza creativa.
 
L'omofobia presuppone che il mondo sia fatto da eterosessuali e da omosessuali, oltre che da altre categorie eventualmente definibili con riferimento alla sfera sessuale. Ma già il concetto di eterosessualità è fasullo: infatti, quando uomo e donna compiono atti sessuali sono semplicemente persone normali. Il resto è anormalità. Una volta accettata la categoria giuridica dell'omofobia, questa affermazione non potrà più essere fatta pubblicamente senza rischiare di essere perseguiti dalla magistratura. La stessa cosa può dirsi di un professore o di una maestra che insegnino ai loro alunni che i rapporti fra persone dello stesso sesso non sono normali, o che avere due padri o due madri è dannoso per i figli. Una denuncia penale penderà come una spada di Damocle anche sulla testa di qualunque sacerdote o catechista che definisca gli atti omosessuali un peccato contro natura, e dunque peccato "che grida vendetta al cospetto di Dio".
 
L'omofobia è una categoria dell'assurdo. Se una persona viene aggredita o insultata, l'ordinamento giuridico prevede già sanzioni, applicabili a tutti in base al principio di eguaglianza. Inventarsi nuove pene per il caso in cui la vittima sia omosessuale (o dichiari di esserlo, perché poi come si può verificarlo?) significa inaugurare una potenziale infinita proliferazione di categorie a protezione rafforzata da parte dell'ordinamento penale. Si potrebbero ipotizzare leggi per punire più severamente la "grassofobia", per tutelare gli obesi dalle prese in giro di colleghi e compagni di scuola; oppure la "tabaccofobia", per difendere i fumatori da chi li discrimina per le loro condotte polmonari; o ancora, la "calvofobia", per porre fine all'indegna discriminazione delle persone con pochi capelli. Come si vede, non esiste un limite a questa demenziale gara di proliferazione dei diritti civili.
Una nazione che introduce nelle sue leggi la categoria dell'omofobia accetta inevitabilmente l'ideologia del gender. Che cosa significa questo? Secondo la teoria del gender, il sesso di una persona non è un fatto che discende inesorabilmente dalla natura – si nasce uomo, oppure donna, e tertium non datur – ma ogni individuo sceglie, e non una volta per tutte, se vuole essere uomo o donna, a prescindere dal suo corpo e dalla genetica.
 
L'omofobia certifica per via giuridica la distruzione del sesso come identità naturale, trasformandolo in una scelta individuale arbitraria. Sarò uomo o donna così come può decidere di mangiare marmellata di pesche o di ciliegie. L'uomo letteralmente "si fa da sé", portando a compimento il progetto di devastazione antropologica e sociale iniziato dai pensatori illuministi e rivoluzionari come Rousseau. Progetto che si riassume nella ribellione totale a Dio, che culmina nel rigettare i vincoli sessuali imposti dal corpo e dai suoi organi. E che si fa beffe del progetto divino sull'uomo "crescete e moltiplicatevi".
 
Deve essere chiaro fin da subito che, una volta fatta una legge sull'omofobia, qualunque essa sia, il passaggio successivo automatico sarà una legge sui matrimoni gay. E in seguito non mancherà la legalizzazione delle adozioni di coppie omosessuali e l'accesso delle medesime alla fecondazione artificiale.
 
Insomma, gli effetti della legge sull'omofobia sono apocalittici. In Italia, sarebbe stata del tutto normale una reazione durissima del mondo cattolico, della Chiesa, della Conferenza episcopale italiana, delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, del principale quotidiano cattolico. E invece tutto tace. [...]
 
(Tratto da uno scritto del Prof. Mario Palmaro, rip)
QUI il resto del testo

mercoledì 6 febbraio 2019

O Roma, o Roma!


'Dal pontificato di Pio XII molta acqua è passata sotto i ponti del Tevere portando via da Roma lo splendore ed il mistero'.

(Alec Guinnes 'Blessings in disguise' 1985)

giovedì 22 marzo 2018

Protestantesimo e Massoneria

  Massoneria, figlia della Riforma
 
In merito occorre rammentare tre punti:
 
1) La Massoneria è in parte di origine protestante
2) Essa resta in stretto collegamento con certe chiese protestanti, e in particolare con la chiesa anglicana
3) La sua ideologia è prossima a quella del protestantesimo.
 
                      La Massoneria è in parte di origine protestante
La Massoneria moderna è un insieme di Società Segrete che si rifanno a correnti molto antiche, ma la cui organizzazione attuale, realizzata in Gran Bretagna all'inizio del XVIII secolo (1717 – Ndr), risulta dalla fusione di due organismi preesistenti: una vetusta corporazione di costruttori e la società occultista dei Rosacroce.
 
                    «Tre personaggi hanno segnato profondamente
la nascita e il primo sviluppo della Massoneria moderna o speculativa:
                    Anderson, Désaguliers e il Cavaliere Ramsay» (2)

(2) Cfr. J. Palou, La Franc-maçonnerie («La Massoneria»), Éditions de la Petite Bibliothèque Payot, 1964, pag. 75. 

Parentela ideologica – Relativismo
Tale parentela può essere messa in rilievo presentando le une a fianco delle altre, in forma di tabella, certe posizione-chiave protestanti e le loro omologhe massoniche.
 
                                                  Concezione protestante
Propriamente parlando, non esistono verità religiose universali - Ciò deriva dal libero esame, essendo il protestantesimo, secondo il pastore Richard Molard, «estraneo ad ogni dogma fisso, ad ogni morale immutabile e soprattutto ad ogni regola definitiva» (10)
 
                                                  Concezione massonica
Non esistono verità universali «Ci guarderemo dal dimenticare che la Massoneria è fin dalle origini nemica di ogni assoluto, e che proclama che la verità non è mai acquisita [...]. Tutto è relativo, ogni fine è transitorio, ogni potere è contestabile» (11). «In fondo, i metodi massonici non sono nient'altro che una contestazione permanente; per noi, non esistono verità eterne; non ci sono che tradizioni rimesse costantemente in discussione» (12).
 
(10) Cfr. R. Molard, «La vrai nature du protestantisme» («La vera natura del protestantesimo»), in Le Figaro, del 30 maggio 1974 (11) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979. (12) Così Pierre Simon, ex Gran Maestro della Gran Loggia, in Le Monde, del 1º luglio 1970.
 
 
 Antropocentrismo (creatura al posto del Creatore) 
                                                  Concezione protestante
La coscienza è legge a sé stessa - Per la versione pietista (e kantiana) del protestantesimo, «la coscienza non deve nulla se non a sé stessa; essa è la sua stessa regola, la sua legge, la sua sanzione e il suo tribunale supremo» (13).
 
                                                  Concezione massonica
L'uomo è il proprio punto di riferimento - «L'uomo è il punto di partenza di ogni cosa e di ogni conoscenza. Egli è la propria fonte e il proprio punto di riferimento. Solo oggi, egli può dire ciò che è buono per l'uomo» (14).
 
(13) Cfr. E. Julien, Bossuet et les protestants («Bossuet e i protestanti»), pag. 325. (14) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979.
 
 
 Rifiuto dell'autorità
                                                  Concezione protestante
Ogni autorità esterna viene rifiutata in materia religiosa
 
                                                   Concezione massonica
Ogni autorità esterna dev'essere rifiutata«Se l'individuo si sottomette ad un'autorità, qualunque sia il suo nome (Dio, Umanità, Società, Legge scritta o Legge morale), è infedele al proprio "Io", al proprio "Ego"» (15)Il confronto potrebbe essere presentato in modo più dettagliato. Ma le linee conduttrici illustrate da questo confronto bastano a dimostrare la stretta parentela ideologica tra i due sistemi (senza dimenticare, sulla scorta del precedente scritto, l'origine ebraica della giudeo-massoneria - vedi allegati – e l'origine ebraica del protestantesimo, evidente negli scritti di innumerevoli autori, tra i quali Bernard Lazar.
 
(15) Cfr. F. Viaud, Mon itinéraire maçonnique («Il mio itinerario massonico»), pag. 83. Viaud è Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia.
 
Autore: Arnaud De Lassus
QUI  l'articolo intero 
Traduzione dall'originale francese di un estratto (pagg. 77-81) dall'opera Connaissance élémentaire du protestantisme («Conoscenza elementare del protestantesimo»), Action Familiale et Scolaire, Parigi s.d., a cura di Paolo Baroni, Centro Culturale San Giorgio.

 

 

giovedì 15 marzo 2018

Hawking ed il suo grande buco nero

 
 
Ieri 14 marzo a Cambridge, all'età di 76 anni è morto Stephen W. Hawking. Astrofisico e matematico inglese, membro della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1986. Ha convissuto, dall'età di 21 anni, con una terribile malattia che lo ha progressivamente consumato nel fisico, ma che, contrariamente ad ogni  previsione, lo ha 'graziato', per ben oltre 50 anni! Lui, che aveva bandito Dio dalla sua vita e dalla scienza, è stato, suo malgrado, un miracolo vivente e segno di quel Dio che stoltamente ha voluto ignorare per tutta la vita, dal quale invece è stato dotato di grandi capacità intellettive. Nella sua lunga carriera si è distinto per essere stato un nemico della fede, negandosi la benchè minima possibilità di valutare, nella fisica dell'Universo, la prospettiva trascendente, azzoppando di fatto la sua intelligenza e la valenza scientifica del suo lavoro.
 
Il libro che lo renderà famoso, 'Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo' viene pubblicato nel 1988 ed è un concentrato di studi ed ipotesi in cui bandisce per sempre e sostituisce Dio con 'la teoria della grande unificazione'. Seguono altre pubblicazioni e libri, dove ciò che preme all'autore pare sia dimostrare principalmente l'inutilità e l'assenza di Dio, che è stato sostituito dall'Universo.
 
S. Hawking è sempre stato considerato un esperto in materia di 'buchi neri'(argomento del quale ancora molto è sul piano meramente speculativo) ma non va dimenticato che egli stesso ha nutrito dei seri dubbi sulla loro natura, tali da fargli dire, in una intervista, che il “buco nero” altro non sarebbe che un pozzo scuro senza fondo che vaga tra le stelle, stravolgendone di fatto l’idea creduta sino ad allora.
 
Come ha nutrito dei dubbi sui buchi neri, ne avrà mai avuti su Dio, che ha tenuto celati nel cuore? Ha vissuto una vita lontana da Dio, disordinata dal punto di vista sentimentale e scientista dal punto di vista professionale. Qualcuno dice che era un genio, qualcun altro che avesse una intelligenza superiore: sicuramente per studiare e fare il docente, gli sarà servita, ma tutto questo a cosa gli è servito?
 
In un altro suo celebre libro, pubblicato assieme al fisico Leonard Mlodinow, dal titolo 'Il grande disegno', spiega come Dio sia inutile e che l’Universo si crei spontaneamente per effetto della legge di gravità. Ebbene come può uno 'scienziato' serio, di fama mondiale, fare simili affermazioni e credere che il nulla possa generare qualcosa? Non rido perché nutro profondo rispetto per la sua esistenza di creatura, creata ad immagine e somiglianza di Dio, e segnata dalla malattia e dal dolore, ma spero che, negli ultimi istanti della sua vita, abbia usato questa sua famosa intelligenza per chiedere perdono al Signore dell'universo che lo ha amato da sempre, è morto sulla croce anche per lui e gli ha donato le facoltà intellettive per esplorare i segreti dell'universo e rendergli così gloria.  
 
Nonostante le gravi limitazioni, alle quali la malattia, progressiva ed incurabile, lo ha sottoposto, non si è mai arreso e non ha pensato all'eutanasia nei vari ed inevitabili momenti critici. Segno positivo, senza dubbio! Però in una intervista del 15 maggio 2011, 'Non esiste il paradiso; è una fiaba' (QUI ) spiega in poche righe il senso della sua esistenza:
 
"I'm not afraid of death, but I'm in no hurry to die. I have so much I want to do first".
 
"Non ho paura della morte, ma non ho fretta di morire. Voglio fare ancora tante cose prima".
 
Fa paura questa sua personale visione della vita e soprattutto della morte; Ecco cosa dice in merito:   

"I regard the brain as a computer which will stop working when its components fail. There is no heaven or afterlife for broken down computers; that is a fairy story for people afraid of the dark,"
 
«Considero il cervello come un computer che smetterà di funzionare quando i suoi componenti si romperanno. Non c’è alcun paradiso o vita oltre la morte per i computer rotti; è una fiaba per le persone che hanno paura del buio».
 
Certo, come dargli torto: per i computer, dopo la morte non c'è vita, non c'è inferno, purgatorio e né paradiso, per i computer no, ma per le persone sì!

RIP

mercoledì 7 febbraio 2018

Chi è Silvana De Mari?

 
Un medico plurispecialista dall'appassionata immaginazione!!!
E cosa può fare un medico plurispecialista dall'appassionata immaginazione?
 Scrivere libri, elementare Watson!

I suoi libri, del genere Epico, però di ovvio non hanno assolutamente nulla. La De Mari, con una scrittura avvincente ed originale, spesso arricchita da un piacevole senso dell'umorismo (che ha preso in prestito da Guareschi, come lei stessa mi ha riferito nell'intervista), ha arricchito questo genere letterario di una caratteristica nuova. I suoi racconti descrivono un mondo dove si combatte contro il male, l'ingiustizia, il dolore degli innocenti, ma in questo mondo, a tratti atroce, la malvagità può nascondersi nel tratto quotidiano, a volte banale, nel cuore meno incline al male, in un volto anonimo.
 
Le sue storie, anche quelle più sanguinose e cupe, dove pare dominino in assoluto il male e la morte, sono stemperate dalla cura per i grandi valori come la speranza, l'amicizia, l'amore, la tenerezza, l'attenzione alla vita, ai bambini non nati, agli ammalati; valori che possono diventare: esperienza gratificante, marchio indelebile che rende l'uomo umano e simile a Dio, segno dell'invincibile positività della vita vissuta alla presenza del Bene, del Vero, del Bello, banco di prova per fortificare gli animi, per non arrendersi al Male e pegno di eterna felicità. Gli eroi della dottoressa Silana De Mari, che esistono in ogni storia epica di tutto rispetto, ci insegnano ad avere coraggio, a non perdere mai la speranza, a guardare, a viso aperto il Male per poterlo combattere da creature libere e dal cuore grande e generoso, per il bene di tutti.
 
"La dottoressa Silvana De Mari ci dice che il Male è ben presente nel mondo e nella storia; incombe su di noi, corrompe i nostri cuori, rovescia i troni, cancella le dinastie; si diverte in particolare ad infierire sui piccoli e sugli innocenti. Tuttavia il Male non ha l'ultima parola. Deve essere fermato. Bisogna combattere coraggiosamente contro di esso." (Paolo Gulisano)
 
https://www.silvanademari.it/
 
Silvana De Mari, come i suoi eroi, sta combattendo la sua personale battaglia all'avanzare del Male odierno (che vuole l'uomo contemporaneo asservito ai demoni della più cieca viltà che impedisce di alzare lo sguardo verso il cielo) e lo sta facendo con determinazione, coraggio e vivida consapevolezza perché sa che il rispetto per la vita umana passa sempre attraverso la legge naturale inscritta nel cuore degli uomini e che obbedisce all'unica e certa verità capace di interporsi tra l'uomo e la menzogna, salvarlo dal fango del Male e renderlo veramente libero. Libero, soprattutto di rifiutare il Male con le sue schiavitù e di scegliere il Bene sempre e comunque. Da tempo ella infatti è bersaglio di duri ed ingiusti attacchi personali a causa delle sue idee politicamente "scorrette", in particolare su aborto, eutanasia, gender, omosessualità, ma come il suo eroe preferito Arduin, ha scelto, di guardare in alto (e credetemi i suoi incantevoli occhi di cielo, dallo sguardo acuto, penetrante ma anche tanto soavi, ne sono la prova inconfutabile!) ha rifiutato di conformarsi al Male, l'unica via percorribile per restare umana, quella del Bene.
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Chi fosse interessato a conoscere le sue battaglie ecco QUI una serie interessante di articoli su temi scottanti ed attuali.

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"Le fiabe nascono da sole, nessuno sa dove, corali e anonime; si evolvono a pezzi e a bocconi, viaggiano attraverso i secoli e attraverso i luoghi, subendo tutte le modifiche possibili, ma restando sempre uguali a se stesse. Le fiabe hanno protagonisti fantastici e magici e non devono superare lo spazio di un pomeriggio passato accanto al fuoco e, soprattutto, quello di una sera, perché il loro compito principale è riempire il "prima di andare a letto", così che il bambino possa scivolare nel sonno, cullato dalla voce dell'adulto, senza che i mostri che vivono dentro al buio possano disturbarlo." (Silvana De Mari)
Testo tratto da QUI

 
  






giovedì 25 gennaio 2018

Silvana De Mari: una chiacchierata al profumo di tè



Da un'autrice che ama gli scrittori inglesi Tolkien e Lewis cosa mi sarei dovuta aspettare se non un'intervista fatta davanti ad un'ottima tazza di tè e per giunta affumicato? Come voi sapete io amo molto il tè, non di meno leggere i libri di Tolkien e Lewis (ed anche quelli della nostra scrittrice, ovviamente!), che di tè se ne intendevano, sapete anche che mi piace molto leggere il genere epico, fantasy come dicono Oltreoceano, dunque la piacevolissima chiacchierata, pensata apposta per voi, per farvi conoscere una scrittrice famosa, del genere epico appunto, mi ha suscitato emozione ed un profondo senso di stima e di gratitudine. Ringrazio Silvana De Mari che mi onora della sua amicizia e che mi ha dato la possibilità di poter condividere con voi, cari lettori, un momento intenso e davvero speciale. Così, sprofondata in una comoda poltrona di pelle scura, in una accogliente e raccolta stanza che sa di famiglia e di condivisione e dove domina una fornitissima libreria, avvolta dal profumo penetrante e dal sapore robusto del tè affumicato, impressionata dalla bellezza della casa immersa nella quiete della collina, ancora avviluppata nel gelo dell'inverno, con una serie di semplici domande, inizia la nostra conversazione:
 
1- Domanda:
Silvana, la cosa che sempre mi incuriosisce sapere di uno scrittore o di un artista in genere è come nasce, come si forma e perché inizia a scrivere.
 
Risposta:
Il mio desiderio di scrivere è nato quando ero bambina, a causa dei trasferimenti per il lavoro di mio padre, ogni due tre anni cambiavo città, quindi ero sempre sola, ero sempre senza amici, non conoscevo nessuno ed i libri invece erano degli amici che erano sempre presenti, quindi in quel periodo ho cominciato a sognare anch'io di essere un raccontatore di storie.
 
2- Domanda:
Le tue storie ed i tuoi personaggi invece come prendono forma?
 
Risposta:
In genere mi vengono sempre in mente nel momento in cui sto leggendo o studiando di storia, io sono un appassionato di storia, in particolare di storia del XX secolo e mentre leggo mi viene in mente la possibilità di trasportare le stesse linee di quello che sto leggendo in un'ambientazione fantastica, così da poterne parlare ma restando su un piano di leggerezza.
 
3- Domanda:
Le tue storie nascono dalle tue letture, ma ti ispirano anche i fatti della vita quotidiana?
 
Risposta:
Anche cose di vita quotidiana, su questo c'è il grosso vantaggio di essere medico, per cui persone vengono a raccontarmi la loro storia.
 
4- Domanda:
Sei credente, anche se da non molto tempo, quanto incide adesso la fede nei tuoi racconti e nei tuoi personaggi?
 
Risposta:
Incide molto! Adesso ho una fede manifesta, io sono stata atea dell'età di 11 anni all'età di 50 anni, più o meno, poi c'è stato un rientro molto lento e progressivo, ma credo che incida in quello che possiamo definire, mettendolo tra virgolette, il 'lieto fine', dico mettendolo tra virgolette perché a volte un personaggio molto importante, un personaggio amato, addirittura il personaggio principale muore, ma muore comunque nella luce, con una morte che ha un senso, con una morte che spalanca l'ingresso al bene nella storia, che spalanca lui l'ingresso nell'eternità. 
 
5- Domanda:
Quindi i tuoi personaggi vogliono consegnare un messaggio a tutti coloro che ti leggono? 
 
Risposta:
Certo, questa era l'idea! Il messaggio è soprattutto quello del valore della vita ma anche il messaggio del valore della morte.
 
6- Domanda:
Prima della tua conversione ciò che raccontavi poteva rappresentare per te un rifugio, un sognare ad occhi aperti la vita di stabilità che non avevi, visto che viaggiavi molto? Cosa desideravi trasmettere?
 
Risposta:
No, ho sempre voluto trasmettere lo stesso messaggio, quindi credo che fosse una specie di fede inconscia ma che cominciava a saltar fuori. Il mio libro più ferocemente e sicuramente anticlericale ed anti ecclesiale è 'Il cavaliere, la stella, la morte e il diavolo' che raccoglie i miei vecchi racconti, chi l'ha letto si renderà conto che c'è proprio la tipica rappresentazione, l'inquisizione ecc...., ma anche lì, c'è un racconto 'L'ultimo esame' di un padre disperato per la morte del figlio e questo racconto è stato inserito in una tesi di laurea in teologia sulla presenza in letteratura dello Spirito Santo che entra nella storia. Affianco ad autori molto alti, era stato messo anche questo racconto di questo padre disperato, un uomo ateo che, ad un certo punto, addirittura in questa sua disperazione bestemmia, ma che alla fine del racconto dice la frase: "Prima o poi riuscirò a ringraziare Dio di avermi dato Stefano".
 
7- Domanda:
Quale dei tuoi personaggi pensi ti assomigli di più o ti piace di più rispetto ad altri?
 
Risposta:
Il personaggio che mi assomiglia è Rosalba, di lei io non ho evidentemente la sua fisicità, lei è un'atleta, almeno nella prima parte della sua vita, io ho i suoi stessi scatti di collera, che qualche volta mi portano anche ad essere ingiusta. Il personaggio che ho amato di più invece è sempre stato Rankstrail, ma adesso è stato sostituito da Arduin. Arduin è l'Orco che combatte per gli uomini, contrariamente a Rankstrail che un'etica ce l'ha, perché gliel'han data sua madre e l'uomo che gli ha fatto da padre, Arduin anche l'etica se la deve costruire da zero.
 
8- Domanda:
La tua fede ritrovata, che però custodivi dentro di te, nel tuo cuore seppur inconsapevolmente, pensi ti abbia dato qualcosa di più, uno stimolo in più per scrivere le tue storie, confrontandoti con l'esempio di altri scrittori cattolici?
 
Risposta:
Sicuramente! Con Tolkien col 'Signore degli Anelli', anche con 'Le cronache di Narnia' di Lewis, anche lui ex-ateo che racconta la sua conversione in un libro dal titolo bellissimo 'Sorpreso dalla gioia'.
Penso che sia fondamentale, in maniera da avere chiare le idee, che la vita non è un ammasso casuale di atomi, dove un dolore inutile si rincorre con la disperazione, ma che tutto avvenga all'interno di una creazione. Una creazione dove è stata data la libertà di fare il male, quindi esiste il male ed esiste il dolore, perché se il male ed il dolore non esistessero non potrebbe esistere la libertà, ma è tutto all'interno di uno sguardo e dove la morte quindi non è la fine ma è il passaggio all'eternità.

9- Domanda:
Parlando di libri che autori preferisci leggere e che ti possano essere utili come fonte d'ispirazione?
 
Risposta:
Ovviamente Tolkien, Dante, Manzoni, mi rendo conto che sono tutti cattolici, molto anche Guareschi da cui ho preso l'ironia e Chesterton.

10- Domanda (Questa più che una domanda è un piccolo vezzo di donna curiosa, perdonatemelo!):
La tua famiglia ti supporta nel tuo lavoro?
 
Risposta:
La mia famiglia mi sopporta e questo vuol dire supportarmi!

11- Domanda:
Siamo alla fine della nostra chiacchierata, desideri aggiungere qualcosa?
 
Risposta:
Sono usciti due libri 'Arduin il rinnegato' che è un libro molto bello, ma che sconsiglio al di sotto dei 13 anni perché è estremamente violento; invece una storia più mite e graziosa che è 'La nuova dinastia', ma sono ambedue storie di formazione di due persone che devono combattere oltretutto soli contro tutti, combattere contro la propria gente pur di fare il bene, quindi ci sono delle linee di similitudine e sono due libri che amo molto.

12- Domanda (Questa più che una domanda è una richiesta):
Un messaggio per i lettori del mio blog?
 
Risposta:
Non abbiate paura perché siamo sotto lo sguardo di Dio!
 
 

 

 

 

 


 
 

venerdì 19 gennaio 2018

Su Hans Küng

Hans Küng
Vittorio Messori:

Sulla scrivania, sotto una piccola foto di Giovanni Paolo II, è aperta la Basel Zeitung, uno dei tanti giornali del mondo che hanno pubblicato l’ultima, furibonda aggressione di Hans Küng  al Papa e ai suoi diretti collaboratori (L'intervista di Vittorio Messori risale a più di trent'anni fa, il Papa in questione era Giovanni Paolo II, il diretto collaboratore era il Prefetto dell'ex Sant'Uffizio l'allora cardinal Ratzinger).
 Iniziando il colloquio, viene spontaneo chiedergli se ha già letto il testo di quel suo collega nato, come lui, nel cantone di Lucerna. Scuote il capo, come rattristato, parla a voce bassa, guardandolo fisso negli occhi:
 
Von Balthasar:
 
“Sono almeno dieci anni che quest’uomo ripete sempre le stesse cose. Il solo fatto nuovo è il crescere del tono polemico. In realtà, sin dai tempi del suo libro ‘Essere cristiani’, Hans Küng non è più cristiano”.
 
Vorrà dire non più cattolico.
 
No, non è più cristiano. Basta leggere i suoi ultimi libri, anche quello recentissimo sulle altre religioni: Küng non è più cristiano. Per lui, Gesù non è altro che un profeta; il problema, dunque, si riduce a una discussione se sia stato o no un profeta maggiore di Budda, di Confucio, di Maometto. Non a caso è stato invitato da Khomeini in Iran per delle conferenze, dove ha ribadito che c’è un solo Dio e tanti profeti. Ormai, per lui — lo dice chiaro, appunto, in quel suo libro non ancora tradotto in italiano — il cristianesimo è una via di salvezza tra le tante.
 
Se davvero è così, è inutile attardarsi in quel “dialogo” che pur pretende con toni tanto urlati dalla gerarchia cattolica.
 
Küng si situa ormai fuori per sua scelta, dalla Chiesa: dunque, non ha più nulla da dire ai vescovi. In realtà, non ha più nulla da dire neanche ad altri, a cominciare dai protestanti. In effetti, da quando il suo Istituto di teologia ecumenica non è più riconosciuto come cattolico, Küng rappresenta solo sé stesso. Forse, anche per questa situazione in cui si è trovato, ha spostato il discorso dall’ecumenismo tra cristiani a quello con le religioni non cristiane”.
 
Eppure, si ha l’impressione che continui ad esercitare una notevole influenza: tutti i grandi quotidiani borghesi del mondo opulento hanno dedicato pagine e pagine alla sua requisitoria contro il Papa e Ratzinger.
 
 “Il settore che rappresenta è quello di una certa intelligencija, ma con sempre minor peso: in Germania ha perso influenza ed è di rado invitato per conferenze, soprattutto nelle università. Così, viaggia all’estero: è conosciuto come un buon oratore e, soprattutto, come un nemico di Roma. Questo gli attira molte simpatie, in certi ambienti”.
 
La virulenza dell’attacco all’attuale prefetto della Congregazione per la Fede ha stupito anche coloro che conoscevano i suoi rapporti tesi con il professor Ratzinger, quando entrambi insegnavano a Tubinga.
 
“Credo che sia esasperato anche dalla progressiva perdita di ascolto. Tra l’altro, è una menzogna l’accusa a Ratzinger di essere cambiato da quando ‘ha fatto carriera’, come dice lui. Io conosco Ratzinger da sempre e sempre è stato così, sempre l’ha pensata così. In ogni caso, non è Ratzinger ma Küng che attacca il Vaticano II giudicandolo ancora ‘clericale’, angusto, insufficiente, chiedendo dunque un Vaticano III. Ratzinger è fedele al Concilio e il suo ‘Rapporto sulla fede’ lo dimostra”.
 
(Interivsta di Vittorio Messori ad Hans Urs von Balthasar QUI)

“Il Cristianesimo anonimo” di K. Rahner non esiste

"Karl Rahner(1904-1984)con le sue prospettive filosofica e teologica, che hanno come punto culmine la teoria del 'cristianesimo anonimo', è stato sicuramente il teologo che più ha influenzato la vita della Chiesa negli ultimi sessant'anni, dal Concilio Vaticano II in poi insieme a Congar, Schillebeeckx e Küng.

Domanda di Vittorio Messori, scrittore e giornalista cattolico:

Tra le cose che sembrano più preoccupare il Papa (Giovanni Paolo II)nei suoi viaggi al di fuori dell’Europa, sembra esservi soprattutto la caduta della tensione missionaria verso i non cristiani.

Risposta di Hans Urs Von Balthasar:

“Sì, e di questa caduta è responsabile anche una certa versione, diluita e forse mal digerita, della teologia di Karl Rahner, con la sua teoria del ‘cristianesimo anonimo’. Rahner ha forse fornito l’occasione a certi teologi di esprimere ciò che essi avevano latente: secondo loro, in ogni uomo, qualunque sia la sua credenza (o la sua non credenza) c’è già la grazia, compito del cristiano sarebbe solo quello di fortificarlo nelle sue convinzioni. Poi, c’è stata un’attenzione esclusiva, in ogni caso eccessiva, per la promozione socioeconomica: è il Vangelo, in realtà, la prima ricchezza che dobbiamo donare ai poveri. Non si può rimandare l’annuncio del Cristo morto e risorto a quando saranno stati risolti i problemi economici”.
 
 
 
 

giovedì 16 novembre 2017

Combatto contro una Chiesa ideologica

Raffaello 'La Filosofia' Stanza della Segnatura
 
Mons. Antonio Livi, nato a Prato nel 1938 è sicuramente uno dei decani della teologia cattolica contemporanea. Le sue numerose pubblicazioni vertono essenzialmente sulla verità logica, tema che è al centro del dibattito contemporaneo (neopositivismo logico, ermeneutica, razionalismo critico). L’appassionato impegno filosofico di Livi spiega perché questo pensatore ormai ottuagenario non sia mai stato un accademico intento a guardare con distacco alle vicende della società di oggi. Oltre all’insegnamento di storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Università statale di Perugia e di filosofia della conoscenza presso l’Università Lateranense di Roma (che è chiamata «l’università del Papa»), Livi ha fondato la casa editrice 'Leonardo da Vinci', dirige battagliere riviste come 'Sensus communis' e di critica teologica come 'Fides Catholica' e anima cenacoli culturali capaci di intervenire nel dibattito sui valori civili e religiosi da salvaguardare in politica.
In ogni aspetto di questa sua attività, intesa come intervento nella società, Livi si è sempre servito della sua riconosciuta competenza scientifica come logico. A questo riguardo, il testo fondamentale è Filosofia del senso comune (2010), tradotto in francese, in inglese e in spagnolo, cui si aggiunge recentemente Le leggi del pensiero (2016). Applicando poi questa sua dottrina ai problemi dell’ermeneutica teologica con Vera e falsa teologia (2017), Livi è diventato un punto di riferimento nella denuncia di quella teologia filoluterana che caratterizza il riformismo post conciliare.
 
Professor Livi, vuole descriverci in sintesi il suo percorso di studi?
«Sono stato discepolo del grande filosofo francese Étienne Gilson, del quale ho tradotto e commentato Il realismo, metodo della filosofia. Egli mi ha fatto comprendere che la verità di qualsiasi tesi filosofica dipende dal suo coerente collegamento con il vero punto di partenza della riflessione filosofica che è l’esistenza reale degli enti. Il rifiuto del realismo ha reso la speculazione filosofica suggestiva ma priva di fondamento, sfociando inevitabilmente nell’ateismo e nel nichilismo».
Tra le sue tante attività di docenza, di ricerca e di apostolato quale considera la più importante per i nostri tempi?
«Considero importante per i tempi in cui viviamo aiutare tutti coloro che hanno veramente a cuore la verità dell’esistenza a usare rettamente la ragione, a possedere gli strumenti logici dell’autentico discernimento. I miei lavori scientifici possono e debbono servire a tutti per saper discernere le verità assolute, metafisiche e morali, da quelle relative, fisiche, biologiche, psicologiche, sociologiche, economiche, politiche. Mentre le verità assolute sono sempre presenti alla coscienza di tutti e forniscono l’unica base possibile per un dialogo costruttivo tra le culture, le verità relative dipendono dalle contingenze storiche e da interessi di parte, sicché non possono mai essere universalmente condivise
Quando si pretende di imporre come assolute le verità relative, come fanno i fautori del pensiero unico al servizio del nuovo ordine mondiale, non c’è più vero dialogo tra le diverse istanze democratiche ma solo propaganda e colonialismo culturale. In rapporto alla fede cristiana, io combatto tutti i fondamentalismi, che sono sempre un uso pragmatico della verità rivelata, pretendendo di poter dedurre da verità religiose assolute, quelle che sono garantite dalla parola di Dio, certe conseguenze politiche che in realtà rispondono solo alle proprie opinioni ideologiche. Come filosofo e come credente mi ribello a questo vizio di imporre le proprie idee in nome di Dio. Il peccato contro lo Spirito Santo non si commette solo quando si nega una verità esplicitamente rivelata da Dio, ma anche quando si etichettano come “Vangelo” le proprie ipotesi umane, la propria visione delle questioni socio-politiche».
Ma allora quali sono i principi logici che Lei vuole riproporre per evitare oggi lo scientismo, il fanatismo ideologico, il fondamentalismo religioso?
«Il rispetto di quello che i filosofi analitici americani hanno chiamato epistemic justification, la giustificazione epistemica. Ciò significa, in pratica, che ogni discorso che pretenda di essere recepito in pubblico come verità deve esibire le proprie credenziali logiche e non affidarsi soltanto agli strumenti della persuasione retorica o allo sbandieramento della propria o altrui autorità in materia».
È vero che i principali esponenti della teologia contemporanea sono affetti da relativismo dogmatico ed etico e da un pericoloso antropocentrismo?
«Lo confermo. Io sostengo questa mia tesi, non per partito preso o per invidia del successo di altri, ma proprio perché questi altri hanno costruito e imposto nella Chiesa un’ideologia fondata su un intrico di sofismi e sulla pretesa autorità teologica di pensatori luterani dell’Ottocento, come Georg Hegel e Friedrich Schelling, o del Novecento, come Paul Tillich, Rudolf Bultmann, Karl Barth. I miei studi di storia della filosofia e della teologia mi hanno consentito di dimostrare che “il re è nudo”. In questo caso il re è il teologo gesuita Karl Rahner, il cui antropocentrismo è non solo pericoloso ma è deleterio per la fede cattolica. Rahner tenta di giustificare la “svolta antropologica della teologia” fingendo prima di rifarsi a san Tommaso d’Aquino e poi rifacendosi pedissequamente a Hegel e a Martin Heidegger
Questa inadeguata giustificazione della sua nuova teologia, basata solo sull’autorità di pensatori che nella Chiesa cattolica non dovrebbero avere autorità dogmatica, si riflette poi sull’ingiustificata autorità dogmatica che Rahner ha esercitato e continua a esercitare sui teologi cattolici e anche sui vescovi di tutto il mondo».
FidesetRatio