La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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venerdì 4 maggio 2018

R. Marx riabilita K. Marx!

 
La sconcertante presa di posizione del cardinale Marx, che ha detto che senza Karl Marx non ci sarebbe Dottrina sociale della Chiesa!
Dopo l’arcivescovo Sorondo, ora tocca al cardinale Reinhard Marx. Il primo, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, aveva dichiarato che il Paese ove oggi viene meglio realizzata la Dottrina sociale della Chiesa è senz’altro la Cina. Il secondo, in una intervista alla "Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung", ora afferma che senza Karl Marx non ci sarebbe Dottrina sociale della Chiesa. Nella sintesi dell’intervista apparsa sul sito ufficiale della Conferenza episcopale tedesca (vedi qui) in occasione del 200mo compleanno del filosofo di Treviri che cadrà il 5 maggio prossimo, l’arcivescovo di Monaco dichiara di essere sempre stato molto colpito dalle parole del 'Manifesto del Partito Comunista' ove si direbbe che “Il mercato non ci porta automaticamente ad una società giusta”, Per questo, il cardinale vede nel marxismo un “correttivo” del capitalismo: "Prosperità e profitto non sono l’unica cosa a cui una società debba tendere". Secondo il cardinale è il caso di ricordare i 200 anni dalla nascita di Karl Marx perché “le sue analisi hanno contribuito alla nascita della Dottrina sociale della Chiesa”. Marx avrebbe mostrato – secondo il cardinale - che il mercato non è così innocente e che se i danni umani e ambientali provocati dal capitalismo sono stati in seguito ridotti, il merito va dato a chi lo ha criticato e non ai successi del capitalismo stesso. Karl Marx è stato uno dei “primi scienziati sociali seri” in quanto avrebbe spiegato i processi in riferimento alle “relazioni reali” perché i diritti rimangono incompleti se si prescinde dai loro aspetti materiali.
Certamente, secondo il cardinale, non si può separare completamente il pensiero di un filosofo da quanto ne hanno fatto altri in seguito, però non si devono nemmeno appiattire le due cose l’una sull’altra, sicché non si può attribuire a Marx lo stalinismo o i gulag. Inoltre Marx ha fatto delle interessanti previsioni sul populismo di destra e xenofobo dei nostri giorni, spiegandolo come effetto delle nuove divisioni sociali indotte dal capitalismo.
Nelle affermazioni dell’Arcivescovo Sorondo e ora in quelle del cardinale Marx non si riesce a capire se sia più profonda l’ignoranza sulla Cina per l’uno e sul marxismo per l’altro o se sia più profonda l’ignoranza della Dottrina sociale della Chiesa. Quest’ultima ipotesi è, naturalmente, più allarmante, trattandosi di due eminenti uomini di Chiesa. Ma è più probabile che le varie ignoranze procedano insieme.
 
La riduzione del marxismo a incolore socialdemocrazia che vuole correggere le disfunzioni del mercato abbandonato al capitalismo, magari mediante l’intervento dello Stato, è ridicola, perché proprio contro queste posizioni “lassalliane” aveva lanciato i suoi strali Karl Marx.
 
Ridurre il marxismo ad un fervorino moralista circa il profitto che non deve essere il fine ultimo della società [ma quando mai Marx avrebbe scritto queste cose?], vorrebbe dire trasformare quella ideologia in un’etica da Onlus. Intendere poi il “materialismo” marxista come una forma di “realismo” significa non aver letto nemmeno Maritain, il quale affermava che quando Marx dice “realismo” intende “materialismo”.
 
Come poi un cardinale possa sostenere che sul materialismo possa fondarsi “uno dei primi scienziati sociali seri” è cosa che stupisce non poco.
 
Che poi il Marxismo del Manifesto abbia determinato la nascita della Dottrina sociale della Chiesa è una tesi incomprensibile.
 
Ci fu un tempo in cui molti sostenevano che la Dottrina sociale della Chiesa sarebbe nata in ritardo, quindi dopo il marxismo e su sua influenza. Ma oggi nessuno sostiene più questa tesi. Innanzitutto perché la Chiesa si era mossa ben prima della 'Rerum novarum', specialmente in Germania con Von Ketteler, secondariamente perché quando esce il 'Manifesto' del 1848 il Marxismo come movimento non esisteva ancora. Ma anche esaminando la cosa dal punto di vista teorico e dottrinale e non solo da quello storico, la Dottrina sociale della Chiesa nasce per ridare il giusto posto a Dio nel mondo che le ideologie ottocentesche volevano usurpare per sé. La Dottrina sociale della Chiesa, dal punto di vista teoretico, nasce da Vangelo e dal diritto naturale e non dalla critica marxiana al capitalismo, e intende ripristinare i diritti di Dio nella società degli uomini. Di tutto il resto essa si occupa di conseguenza e solo in questa luce.
La riduzione del marxismo operata dal cardinale Marx va quindi di pari passo con la riduzione della Dottrina sociale della Chiesa, presentata come un discorsetto sul profitto che non deve essere tutto o sui limiti del mercato. Per dire sciocchezze simili non c’era bisogno né del marxismo né della Dottrina sociale della Chiesa.
Al marxismo non interessa niente della giustizia sociale, considerata un pregiudizio borghese, né dei diritti individuali, dato che l’uomo deve riscoprirsi come “essere generico”, e la critica al capitalismo non viene fatta in nome della persona umana e della sua dignità ma delle leggi materiali della storia che condurranno volenti o nolenti ad una società senza Dio, senza Stato e senza classi.
 
Stabilire relazioni nominalistiche tra il 'Manifesto' e la 'Rerum novarum' è operazione infantile, un gioco di balocchi. Il marxismo è la negazione dell’uomo perché è la negazione di Dio. Tra di esso e la Dottrina sociale della Chiesa non può esserci nessun rapporto se non di contrapposizione.
 
Di Stefano Fontana QUI

giovedì 22 marzo 2018

Protestantesimo e Massoneria

  Massoneria, figlia della Riforma
 
In merito occorre rammentare tre punti:
 
1) La Massoneria è in parte di origine protestante
2) Essa resta in stretto collegamento con certe chiese protestanti, e in particolare con la chiesa anglicana
3) La sua ideologia è prossima a quella del protestantesimo.
 
                      La Massoneria è in parte di origine protestante
La Massoneria moderna è un insieme di Società Segrete che si rifanno a correnti molto antiche, ma la cui organizzazione attuale, realizzata in Gran Bretagna all'inizio del XVIII secolo (1717 – Ndr), risulta dalla fusione di due organismi preesistenti: una vetusta corporazione di costruttori e la società occultista dei Rosacroce.
 
                    «Tre personaggi hanno segnato profondamente
la nascita e il primo sviluppo della Massoneria moderna o speculativa:
                    Anderson, Désaguliers e il Cavaliere Ramsay» (2)

(2) Cfr. J. Palou, La Franc-maçonnerie («La Massoneria»), Éditions de la Petite Bibliothèque Payot, 1964, pag. 75. 

Parentela ideologica – Relativismo
Tale parentela può essere messa in rilievo presentando le une a fianco delle altre, in forma di tabella, certe posizione-chiave protestanti e le loro omologhe massoniche.
 
                                                  Concezione protestante
Propriamente parlando, non esistono verità religiose universali - Ciò deriva dal libero esame, essendo il protestantesimo, secondo il pastore Richard Molard, «estraneo ad ogni dogma fisso, ad ogni morale immutabile e soprattutto ad ogni regola definitiva» (10)
 
                                                  Concezione massonica
Non esistono verità universali «Ci guarderemo dal dimenticare che la Massoneria è fin dalle origini nemica di ogni assoluto, e che proclama che la verità non è mai acquisita [...]. Tutto è relativo, ogni fine è transitorio, ogni potere è contestabile» (11). «In fondo, i metodi massonici non sono nient'altro che una contestazione permanente; per noi, non esistono verità eterne; non ci sono che tradizioni rimesse costantemente in discussione» (12).
 
(10) Cfr. R. Molard, «La vrai nature du protestantisme» («La vera natura del protestantesimo»), in Le Figaro, del 30 maggio 1974 (11) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979. (12) Così Pierre Simon, ex Gran Maestro della Gran Loggia, in Le Monde, del 1º luglio 1970.
 
 
 Antropocentrismo (creatura al posto del Creatore) 
                                                  Concezione protestante
La coscienza è legge a sé stessa - Per la versione pietista (e kantiana) del protestantesimo, «la coscienza non deve nulla se non a sé stessa; essa è la sua stessa regola, la sua legge, la sua sanzione e il suo tribunale supremo» (13).
 
                                                  Concezione massonica
L'uomo è il proprio punto di riferimento - «L'uomo è il punto di partenza di ogni cosa e di ogni conoscenza. Egli è la propria fonte e il proprio punto di riferimento. Solo oggi, egli può dire ciò che è buono per l'uomo» (14).
 
(13) Cfr. E. Julien, Bossuet et les protestants («Bossuet e i protestanti»), pag. 325. (14) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979.
 
 
 Rifiuto dell'autorità
                                                  Concezione protestante
Ogni autorità esterna viene rifiutata in materia religiosa
 
                                                   Concezione massonica
Ogni autorità esterna dev'essere rifiutata«Se l'individuo si sottomette ad un'autorità, qualunque sia il suo nome (Dio, Umanità, Società, Legge scritta o Legge morale), è infedele al proprio "Io", al proprio "Ego"» (15)Il confronto potrebbe essere presentato in modo più dettagliato. Ma le linee conduttrici illustrate da questo confronto bastano a dimostrare la stretta parentela ideologica tra i due sistemi (senza dimenticare, sulla scorta del precedente scritto, l'origine ebraica della giudeo-massoneria - vedi allegati – e l'origine ebraica del protestantesimo, evidente negli scritti di innumerevoli autori, tra i quali Bernard Lazar.
 
(15) Cfr. F. Viaud, Mon itinéraire maçonnique («Il mio itinerario massonico»), pag. 83. Viaud è Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia.
 
Autore: Arnaud De Lassus
QUI  l'articolo intero 
Traduzione dall'originale francese di un estratto (pagg. 77-81) dall'opera Connaissance élémentaire du protestantisme («Conoscenza elementare del protestantesimo»), Action Familiale et Scolaire, Parigi s.d., a cura di Paolo Baroni, Centro Culturale San Giorgio.

 

 

giovedì 16 novembre 2017

Combatto contro una Chiesa ideologica

Raffaello 'La Filosofia' Stanza della Segnatura
 
Mons. Antonio Livi, nato a Prato nel 1938 è sicuramente uno dei decani della teologia cattolica contemporanea. Le sue numerose pubblicazioni vertono essenzialmente sulla verità logica, tema che è al centro del dibattito contemporaneo (neopositivismo logico, ermeneutica, razionalismo critico). L’appassionato impegno filosofico di Livi spiega perché questo pensatore ormai ottuagenario non sia mai stato un accademico intento a guardare con distacco alle vicende della società di oggi. Oltre all’insegnamento di storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Università statale di Perugia e di filosofia della conoscenza presso l’Università Lateranense di Roma (che è chiamata «l’università del Papa»), Livi ha fondato la casa editrice 'Leonardo da Vinci', dirige battagliere riviste come 'Sensus communis' e di critica teologica come 'Fides Catholica' e anima cenacoli culturali capaci di intervenire nel dibattito sui valori civili e religiosi da salvaguardare in politica.
In ogni aspetto di questa sua attività, intesa come intervento nella società, Livi si è sempre servito della sua riconosciuta competenza scientifica come logico. A questo riguardo, il testo fondamentale è Filosofia del senso comune (2010), tradotto in francese, in inglese e in spagnolo, cui si aggiunge recentemente Le leggi del pensiero (2016). Applicando poi questa sua dottrina ai problemi dell’ermeneutica teologica con Vera e falsa teologia (2017), Livi è diventato un punto di riferimento nella denuncia di quella teologia filoluterana che caratterizza il riformismo post conciliare.
 
Professor Livi, vuole descriverci in sintesi il suo percorso di studi?
«Sono stato discepolo del grande filosofo francese Étienne Gilson, del quale ho tradotto e commentato Il realismo, metodo della filosofia. Egli mi ha fatto comprendere che la verità di qualsiasi tesi filosofica dipende dal suo coerente collegamento con il vero punto di partenza della riflessione filosofica che è l’esistenza reale degli enti. Il rifiuto del realismo ha reso la speculazione filosofica suggestiva ma priva di fondamento, sfociando inevitabilmente nell’ateismo e nel nichilismo».
Tra le sue tante attività di docenza, di ricerca e di apostolato quale considera la più importante per i nostri tempi?
«Considero importante per i tempi in cui viviamo aiutare tutti coloro che hanno veramente a cuore la verità dell’esistenza a usare rettamente la ragione, a possedere gli strumenti logici dell’autentico discernimento. I miei lavori scientifici possono e debbono servire a tutti per saper discernere le verità assolute, metafisiche e morali, da quelle relative, fisiche, biologiche, psicologiche, sociologiche, economiche, politiche. Mentre le verità assolute sono sempre presenti alla coscienza di tutti e forniscono l’unica base possibile per un dialogo costruttivo tra le culture, le verità relative dipendono dalle contingenze storiche e da interessi di parte, sicché non possono mai essere universalmente condivise
Quando si pretende di imporre come assolute le verità relative, come fanno i fautori del pensiero unico al servizio del nuovo ordine mondiale, non c’è più vero dialogo tra le diverse istanze democratiche ma solo propaganda e colonialismo culturale. In rapporto alla fede cristiana, io combatto tutti i fondamentalismi, che sono sempre un uso pragmatico della verità rivelata, pretendendo di poter dedurre da verità religiose assolute, quelle che sono garantite dalla parola di Dio, certe conseguenze politiche che in realtà rispondono solo alle proprie opinioni ideologiche. Come filosofo e come credente mi ribello a questo vizio di imporre le proprie idee in nome di Dio. Il peccato contro lo Spirito Santo non si commette solo quando si nega una verità esplicitamente rivelata da Dio, ma anche quando si etichettano come “Vangelo” le proprie ipotesi umane, la propria visione delle questioni socio-politiche».
Ma allora quali sono i principi logici che Lei vuole riproporre per evitare oggi lo scientismo, il fanatismo ideologico, il fondamentalismo religioso?
«Il rispetto di quello che i filosofi analitici americani hanno chiamato epistemic justification, la giustificazione epistemica. Ciò significa, in pratica, che ogni discorso che pretenda di essere recepito in pubblico come verità deve esibire le proprie credenziali logiche e non affidarsi soltanto agli strumenti della persuasione retorica o allo sbandieramento della propria o altrui autorità in materia».
È vero che i principali esponenti della teologia contemporanea sono affetti da relativismo dogmatico ed etico e da un pericoloso antropocentrismo?
«Lo confermo. Io sostengo questa mia tesi, non per partito preso o per invidia del successo di altri, ma proprio perché questi altri hanno costruito e imposto nella Chiesa un’ideologia fondata su un intrico di sofismi e sulla pretesa autorità teologica di pensatori luterani dell’Ottocento, come Georg Hegel e Friedrich Schelling, o del Novecento, come Paul Tillich, Rudolf Bultmann, Karl Barth. I miei studi di storia della filosofia e della teologia mi hanno consentito di dimostrare che “il re è nudo”. In questo caso il re è il teologo gesuita Karl Rahner, il cui antropocentrismo è non solo pericoloso ma è deleterio per la fede cattolica. Rahner tenta di giustificare la “svolta antropologica della teologia” fingendo prima di rifarsi a san Tommaso d’Aquino e poi rifacendosi pedissequamente a Hegel e a Martin Heidegger
Questa inadeguata giustificazione della sua nuova teologia, basata solo sull’autorità di pensatori che nella Chiesa cattolica non dovrebbero avere autorità dogmatica, si riflette poi sull’ingiustificata autorità dogmatica che Rahner ha esercitato e continua a esercitare sui teologi cattolici e anche sui vescovi di tutto il mondo».
FidesetRatio

 

venerdì 2 settembre 2016

2 settembre 1973 In memoriam


1. Dal Sudafrica all'Inghilterra, dalla Chiesa "alta" al cattolicesimo: la vita e la carriera
 
John Ronald Reuel Tolkien nasce da famiglia inglese il 3 gennaio 1892 a Bloemfontein, in Sudafrica, due anni prima del fratello Hilary Arthur Reuel (1894-1976). Nel 1895, i Tolkien tornano in Inghilterra. L'anno successivo muore il capofamiglia, Arthur Reuel (1857-1896). Nel 1900 la vedova, Mabel Suffield, si converte dall'anglicanesimo "alto" - conservatore - alla Chiesa cattolica con i due figli, perciò le famiglie Suffield e Tolkien, protestanti, interrompono ogni rapporto e ogni aiuto a lei e ai due orfani: nel 1904, ella muore a 34 anni perché, per ragioni economiche, non ha potuto curarsi adeguatamente. Il futuro filologo - riferisce il biografo Humphrey Carpenter - afferma: ""Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a Hilary e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede". Ronald Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre. Ci indicano come egli associasse alla madre la propria appartenenza alla Chiesa cattolica. Si potrebbe aggiungere che, alla morte della mamma, la religione prese nei suoi affetti il posto che lei aveva precedentemente occupato. La consolazione che gliene derivò fu sia emozionale sia spirituale". Affidati a parenti e a conoscenti, gli orfani sono seguiti da un sacerdote cattolico proveniente dalla cerchia dei collaboratori del cardinale John Henry Newman (1801-1890). Nel 1910 Tolkien entra all'università di Oxford, dove frequenta corsi di studi classici, nonché di Lingua e Letteratura Inglesi, ottenendo il baccellierato con lode nel 1915. Il 22 marzo 1916 sposa Edith Bratt (1889-1971) con cui si era fidanzato nel 1914, dopo la conversione della giovane dall'anglicanesimo al cattolicesimo; ne avrà quattro figli: John Francis Reuel, nel 1917 - sacerdote cattolico dal febbraio del 1946 -; Michael Hilary Reuel (1920-1984); Christopher Reuel, nato nel 1924; e Priscilla Mary Reuel nel 1929.
Nel 1916, scoppiata la Grande Guerra, il futuro filologo combatte sulla Somme - in Francia - come sottotenente, ma in novembre viene rimpatriato a causa della "febbre da trincea". Convalescente, nel 1917 inizia la composizione di The Book of Lost Tales, il grande affresco da cui derivano le sue opere narrative più note. Tornato a Oxford, nel 1918 entra nell'équipe del New English Dictionary. Nel 1919 è tutor universitario; nel 1920 lettore di Lingua Inglese all'università di Leeds dove, nel 1924, è titolare della stessa cattedra. Nel 1925 è nominato alla cattedra Rawlinson e Bosworth di Anglosassone all'università di Oxford, dove, dal 1945 al 1959, anno in cui lascia l'insegnamento, è titolare della cattedra Merton di Lingua e Letteratura Inglesi. Nel 1972 l'università di Oxford gli conferisce il dottorato ad honorem in Lettere e il 2 settembre 1973, a 81 anni, Tolkien si spegne a Bournemouth e la Messa funebre è celebrata dal figlio.

2. Lewis e "gli scarabocchiatori"

Nel 1926, Tolkien conosce l'anglista e scrittore Clive Staples Lewis (1898-1963), con cui stringe lunga e profonda amicizia. Con altri, il filologo è strumentale alla progressiva conversione dell'amico - almeno a partire dal 1929 - dall'ateismo al teismo, quindi all'anglicanesimo, deluso quando questi non completerà il cammino passando al cattolicesimo. Tolkien e Lewis sono noti anche come i principali animatori del club letterario oxfordiano degli Inklings, grosso modo "gli scarabocchiatori".

3. Le opere

Autore di opere scientifiche e di edizioni critiche di testi antichi - come A Middle English Vocabulary, del 1922; l'edizione del manoscritto Ancrene Wisse: The English Text of the Ancrene Riwle, del 1962; il contributo alla traduzione della Jerusalem Bible, del 1966; le edizioni di Sir Gawain and the Green Knight, Pearl, and Sir Orfeo, del 1975, in precedenza pubblicati separatamente; il testo, tradotto e commentato, The Old English Exodus, del 1981; Finn and Hengest: The Fragment and the Episode, del 1982, curato da Alan Bliss; e The Monsters and the Critics and Other Essays, del 1983, curato dal figlio Christopher -, Tolkien è però noto soprattutto per la narrativa, la poesia e la saggistica a queste collegata. In quest'ambito altrettanto vasto, eccellono The Hobbit, del 1937; The Lords of the Rings, del 1968, già apparso in volumi separati fra il 1954 e il 1955; e The Silmarillion, del 1977. A questi si aggiungono Guide to the Names in "The Lord of the Rings". A Tolkien Compass, curato da Jared Lobdell nel 1975, nonché i testi incompiuti e le "prime versioni" che, dal 1983, il terzogenito cura e pubblica nella serie The History of Middle-Earth giunta al nono volume.

4. Il vero Tolkien
 
Le opere del Tolkien narratore vengono pubblicate e divengono famose - a volte originando un vero e proprio "culto della personalità", che il filologo non incoraggia e che anzi detesta, rifugge e teme - negli anni 1960 e 1970, contrassegnati dall'"alternativa", dalla psichedelia, dalla "fuga dalla realtà" e dalla contestazione. Accanto alla commercializzazione, talora brutale, della sua immagine, l'ideologizzazione di cui è fatto oggetto, anche in Italia, produce distorsioni assurde, che interpretano The Lord of the Rings ora come "bibbia" degli hippy; ora come testimonianza irrazionalista, puramente estetica, "reazionaria" e addirittura "cripto-fascista"; ora come insieme di tesi e di visioni neopagane, gnostiche ed esoteriche. Le opere tolkieniane sono, invece, incentrate su un grande affresco, di carattere anche teologico, fondato su amor, pietas e caritas, oltre che sul coraggio e sulla fortezza - compresi la dedizione, l'abnegazione e l'eroismo anche dei "piccoli" -, che il filologo ammirava nelle letterature classiche, nei racconti epici e mitologici, e nella Bibbia. Formato ai valori più classici del patriottismo inglese, del conservatorismo e della fede cattolica, Tolkien è assai lontano dalle descrizioni - a volte vere caricature - proposte da certa critica forzata, che ha fondamento solo in interpretazioni superficiali dei suoi motivi d'ispirazione, dei suoi espedienti narrativi e della sua passione per il mito, insieme emblema, esempio, modello, tipo e ideale. "Devo dire che tutto questo è un mito - scrive Tolkien a proposito della propria narrativa -, e non una nuova specie di religione o di visione". Ossia, "per quanto riguarda il puro espediente narrativo, questo, naturalmente, mi è servito per cercare esseri provvisti della stessa bellezza, dello stesso potere e della stessa maestà degli dèi dell'alta mitologia, che possano però anche essere accettati, diciamo pure audacemente, da chi creda nella Santa Trinità".
Il filologo presenta sé stesso un poco dappertutto nella propria produzione letteraria, ma luogo privilegiato di autodescrizione della figura, dello spirito e della produzione tolkieniane sono certamente il saggio On Fairy-Stories, del 1947, e l'epistolario, del 1981. Poco scrittore di fantasia della modernità e molto più "raccoglitore" di narrazioni epiche, in Tolkien l'apporto creativo si esplicita maggiormente nell'opera di "codificazione" e di trasmissione che non in quella di produzione ex nihilo, dove il significato d'"invenzione" sta più nell'etimo del termine - "trovata", "scoperta", "rinvenimento" - che non nel senso corrente di "ideazione dal nulla" o in quello traslato di "bugia". Le sue storie - non necessariamente fattuali, ma reali perché vere - sono prodotto di "sub-creazione"; ovvero, della capacità poietica - produttrice e poetica - dell'uomo che crea, partecipando della facoltà più importante del proprio Creatore a immagine e somiglianza del quale è stato fatto. Dunque, la creazione letteraria come produzione umana che è imitatio Dei e cantico del e all'Altissimo, nonché uso dei talenti in una vita vissuta - militia super terram, nel senso più vasto - per tessere le lodi del Signore, a Lui ritornare e a Lui offrire la consecratio mundi. Strumento è la parola umana il cui inscindibile e profondo legame con il Verbo di Dio fattosi carne non sfugge a Tolkien filologo e narratore. "Io pretenderei - scrive -, se non pensassi che fosse presuntuoso da parte di una persona così mal istruita, di avere come obiettivo quello di dimostrare la verità e di incoraggiare i buoni principi morali in questo nostro mondo, attraverso l'antico espediente di esemplificarli attraverso personificazioni diverse, che alla fine tendono a farli capire".

5. Lo scrittore cattolico

Il padre gesuita Guido Sommavilla e il frate minore francescano Guglielmo Spirito hanno, in Italia, evidenziato e sottolineato la dimensione cattolica della narrativa tolkieniana. "Il Signore degli Anelli è - scrive il filologo al padre gesuita Robert Murray - fondamentalmente un'opera religiosa e cattolica; all'inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. Questo spiega perché non ho inserito, anzi ho tagliato, praticamente qualsiasi allusione a cose tipo la "religione", oppure culti e pratiche, nel mio mondo immaginario. Perché l'elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo. Tuttavia detto così suona molto grossolano e più presuntuoso di quanto non sia in realtà. Perché a dir la verità io consciamente ho programmato molto poco: e dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato (da quando avevo otto anni) in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so". Sottolineando l'importanza dello "Scrittore della Storia (e non alludo a me stesso) "l'unica persona sempre presente che non è mai assente e mai viene nominata" (come ha detto un critico)", Tolkien osserva: "Nel Signore degli Anelli il conflitto fondamentale non riguarda la libertà, che tuttavia è compresa. Riguarda Dio, e il diritto che Lui solo ha di ricevere onori divini". Apertamente egli afferma: "[...] sono un cristiano (cosa che può anche essere dedotta dalle mie storie), anzi un cattolico. Quest'ultimo fatto forse non può essere dedotto dalle mie storie; benché un critico [...] abbia affermato che le invocazioni di Elbereth e la figura di Galadriel nelle descrizioni dirette [...] siano chiaramente collegate alla devozione cattolica a Maria. Un altro ha visto nel pane da viaggio (lembas) un viaticum e nel fatto che nutre la volontà [...] e che è più efficace quando si è digiuni un riferimento all'Eucarestia. (Cioè: la gente indugia in cose molto elevate anche quando si occupa di cose meno elevate come una storia fantastica)". Cattolica è anche l'estetica dello scrittore, che parla di "[...] Nostra Signora, su cui si basa tutta la mia piccola percezione di bellezza sia come maestà sia come semplicità".
Dunque, completamente errata e fuori luogo è l'impostazione - origine ed emblema di molte altre analoghe, anche diversamente formulate - del filosofo e leader della Nuova Destra francese Alain de Benoist, che nel "manuale" Comment peut-on être païen? del 1981, in traduzione italiana nel 1984, indica Tolkien - con altri - quale modello di preteso "neopaganesimo". "Al di là di questa [...] vita oscura [...], io ti propongo l'unica grande cosa da amare sulla terra: il Santissimo Sacramento - scrive il filologo in una lettera al terzogenito Christopher -. [...] Qui troverai avventura, gloria, onore, fedeltà e la vera strada per tutto il tuo amore su questa terra, e più di questo: la morte".
 
Marco Respinti
Fonte: Dizionario del Pensiero Forte

domenica 19 giugno 2016

Il 'Codice da Vinci'

'DE DIVINA PROPORTIONE' è questo il vero Codice da Vinci. Si tratta di un pregiato manoscritto del XV secolo del quale esistono solo due esemplari, uno conservato a Milano e l'altro a Ginevra, in cui l'autore, il matematico  francescano, frà Luca Pacioli, ci lascia il pensiero rinascimentale sulla natura divina della geometria e sull’armonia inscritta nel disegno di Dio Creatore. Cosa c'entra Leonardo da Vinci? L'artista era grande amico di frà Luca. Entrambi  hanno vissuto insieme per cinque anni, viaggiando di corte in corte, studiando e scambiandosi informazioni.  Il libro contiene le illustrazioni geometriche fatte da Leonardo da Vinci: 59 poliedri che cercano di immaginare la forma geometrica che sta in ogni cosa creata e che rimanda all'idea dell’ordine e dell’armonia di tutto ciò che esiste; un tentativo riuscito di cercare Dio-Creatore nella bellezza delle cose attraverso la geometria e la matematica.
 
Frà Luca Pacioli è stato un talento che ha dato un grande contributo alla cultura scientifica italiana, occupandosi sia di matematica che di economia. Un nome che nessuno conosce, purtroppo! (L'Enciclopedia Treccani ne da un dettagliato profilo biografico qui).
 

Frà Luca fa parte di quel gruppo francescano che san Francesco incoraggiò dando a sant'Antonio di Padova il permesso di studiare, con lo scopo di evangelizzare anche tramite la cultura.
 
Nasce a Borgo Sansepolcro in provincia di Arezzo verso il 1445. Muore a Roma il 19 giugno 1517, esattamente 499 anni fa. Una vita vissuta, attraverso lo studio e la ricerca, per la maggior gloria di Dio, affascinato dalla bellezza, dall'armonia e dalla perfezione delle cose create, condividendo la sua passione per le cose belle con numerosi artisti del tempo con i quali venne a contatto oltre a Leonardo da Vinci: Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì , Marco Palmezzano, il Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Giovanni Antonio Amadeo e forse Albrecht Dürer.
Lo Stato Italiano gli ha dedicato un francobollo ed una moneta da 500 lire.
 

mercoledì 18 maggio 2016

La Chiesa e la donna


E’ nato in questi giorni un nuovo sito di storia della Chiesa.
 
I primi approfondimenti tematici riguardano la Chiesa e la donna.
 
Il primo articolo, intitolato La Chiesa e la donna; la donna nelle altre religioni e culture, affronta la tematica in modo ricco, soffermandosi sul cambiamento portato dal cristianesimo, per quanto riguarda la concezione del matrimonio, della vedovanza, della sterilità femminile, dell’infanticidio femminile…
E’ l’articolo più lungo e completo.
 
Un altro articolo, più breve, è dedicato a Sant’Agostino, di cui si sente talora dire che fu “misogino”. In Sant'Agostino e le donne viene ricordato quanto il santo vescovo di Ippona fece per cambiare alcune ingiuste consuetudini della sua epoca, alla luce del Vangelo.
 
Nel terzo articolo Le grandi donne del Medioevo, il medievista Ludovico Gatto invita a “sfatare un luogo comune stantio e poco veritiero, e al contrario troppo largamente diffuso, secondo cui il Medioevo sarebbe l’epoca storica in cui la donna fu sempre svilita e oppressa”.
 
Nell' articolo, Le donne hanno l'anima? si affronta un altro luogo comune: dove ha origine l’assurda diceria secondo cui la Chiesa dei primi secoli avrebbe negato l’anima delle donne?
 
Altro articolo interessante è La caccia alle streghe. La storia oltre la leggenda altro luogo comune da sfatare prima di tutto per restituire al fenomeno l'esatta collocazione cronologica nella storia. 
 
Ed infine un articolo La liberazione sessuale: fu vera liberazione delle donne? si interroga sulla cosiddetta emancipazione femminile del 1968. A farlo sono soprattutto alcune ex femministe americane e italiane che affrontano il tema della sessualità, dell’aborto, della fecondazione artificiale.
 
Tratto da Libertà&Persona
 
Ecco il link del nuovo sito STORIA E CHIESA

venerdì 13 maggio 2016

A reti unificate

 
Da ieri 12 maggio 2016 è nato un nuovo sito: 'A reti unificate'.
Quando è in pericolo la vita, la famiglia, la libertà, l’educazione, la religione, il bene comune, la piattaforma A RETI UNIFICATE
chiama a raccolta chi tra i media vuole intervenire nel dibattito per incoraggiare, spronare, denunciare, avvertire e far riflettere i lettori al fine di innescare nell’opinione pubblica una sana reazione a catena.È una piattaforma che rappresenta una aggregazione libera di testate e siti che contano così di dare più forza e incisività alle proprie ragioni.
La prima uscita di A reti unificate mette sotto la lente di ingrandimento il disegno di legge sulle unioni civili. 

da domani (13 maggio) pubblicheranno in contemporanea contributi e riflessioni di diversi autori per evidenziare contraddizioni ed aspetti iniqui di una legge che mina alla radice l’istituto del matrimonio e non farà il bene dei bambini.
Questo il calendario degli articoli:

 
  • Venerdì 13 maggio: Paolo Panucci, Avvocato, Consigliere Unione Giuristi Cattolici Italiani.
    Cirinnà, un’unione poco civile
  • Lunedì 16 maggio: Stephan Kampowski, Professore ordinario di Antropologia Filosofica presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.
    Il matrimonio: un affare soltanto privato?
  • Mercoledì 18 maggio: Tommaso Scandroglio, Docente di Etica e bioetica presso l’Università Europea di Roma.
    Da oggi l’omosessualità è un bene giuridico
  • Venerdì 20 maggio: Stefano Fontana, Direttore dell'Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa.
    Le Unioni civili stringono all’angolo la libertà religiosa
  • Lunedì 23 maggio: Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta.
    Dopo la Cirinnà. Che fare?
 
 

venerdì 4 dicembre 2015

Io sono per la disintegrazione......

 
Cari Vescovi, cari cattolici tutti che vi vergognate di Gesù, che quest'anno volete rinunciare al Natale, al presepe per non offendere chi non crede, guardate, ascoltate ed imparate qui. E' un video che fa bene a tutti, soprattutto, a tutti i cattolici che anche quest'anno decideranno di fare il presepe per ricordare l'incarnazione di Dio.
La Sacra Scrittura dice che il vento dello Spirito soffia dove vuole, mai vento ha soffiato meglio........
Grazie a Vittorio Sgarbi che ha saputo, in soli sette minuti, concentrare magnificamente il significato del Santo Natale e del cristianesimo.
Da non perdere!!!!!! 

sabato 3 ottobre 2015

3 ottobre 1995

Il 3 ottobre 1995, esattamente vent'anni fa, moriva all'età di 87 anni, il Professor Plinio Corrêa de Oliveira a San Paolo del Brasile. Era nato, sempre nella città di San Paolo, il 13 dicembre 1908. Dedicò la sua intera esistenza all'apostolato cattolico, alla difesa della Chiesa ed alla restaurazione della civiltà cristiana, prima attraverso l'impegno in politica e poi per mezzo dell’insegnamento accademico (fu docente di Storia moderna e Contemporanea presso la Pontificia Università Cattolica di San Paolo) e l’incessabile attività di conferenziere, per questo venne definito il «Crociato del XX secolo». 
 Nel 1960 fondò l’associazione “Tradizione, Famiglia e Proprietà” (TFP), oggi diffusa in tutto il mondo, attraverso la quale si batté per i valori cristiani. Fu un grande intellettuale cattolico, uno studioso ed autore di una ventina di libri e di migliaia di articoli: tra i suoi scritti il più importante e profetico il saggio 'Rivoluzione e Contro Rivoluzione' stampato per la prima volta nel 1959 in cui, attraverso l'analisi dei grandi eventi della storia moderna, traccia una trama che si struttura e prende forma nell'obiettivo di destabilizzare e distruggere la civiltà cristiana occidentale che aveva impregnato tutta la storia dell'intero Medio Evo.
Di famiglia patrizia, il suo motto è stato: «L’aristocrazia è dimenticare se stessi per servire gli altri». Ed egli questo motto lo mise in atto per l'intera vita nella coerenza dei suoi atti e pensieri e nella santità della sua morte.
Per saperne di più cliccare su questo profilo illustrato e questo bel video che, in pochi minuti, ne delinea un profilo bellissimo.
 
 

giovedì 1 ottobre 2015

¡Hola España!

 
Sono appena tornata da un viaggio nel profondo sud della Spagna: l'Andalusia. Una regione punto d'incontro tra l'Europa e l'Africa, il mar Mediterraneo e l'oceano Atlantico, in cui si profilano grandi varietà di paesaggi che spaziano dalle vette innevate della Sierra Nevada, ai panorami lunari del Cabo de Gata, passando tra le pinete della Sierra di Carzola alle maremme del Guadalquivir, e poi ancora  le sterminate coltivazioni di uliveti, i vigneti, le piantagioni di cotone e gli allevamenti di tori. L'Andalusia è un crogiuolo di culture frutto di una ricca storia che passa attraverso la coesistenza di popolazioni autoctone con i Fenici, i Romani, i popoli germanici, i Visigoti ed in ultimo la dominazione araba che va dal 711 al 1492, quando con la resa di Granada, le truppe casigliane riconquisteranno queste terre. L'Andalusia è la terra che ha visto il prepararsi della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo, infatti fu proprio a Granada che il grande navigatore italiano chiese ed ottenne dalla Regina di Castiglia Isabella l'aiuto e la protezione per questa grande impresa, e fu proprio da un paese di questa regione che salpò alla volta del Nuovo Mondo, cioè da Palos de la Frontera a pochi chilometri da Huelva.
Le grandi città di questa regione spagnola sono: Siviglia, Granada, Malaga, Cordova, Jaen, Almeria, Cadice, Huelva. Ognuna esprime la sua storia con un'innumerevole serie di cattedrali e monumenti che si stagliano imponenti tra le vie di caratteristici centri storici dalle case per la maggior parte bianche e le viuzze lastricate da pietre colorate.   
Questo viaggio mi ha affascinata e conquistata. E' stata un'esperienza molto gratificante e piacevolmente sorprendente.  Quante cose ho visto, quante foto ho fatto, quante cose ho imparato! Più di tutto ho imparato ad apprezzare ancora di più il popolo spagnolo che, visto da vicino, è meravigliosamente incantevole: la lingua, i modi, il comportamento, l'affabilità, il senso civico, il tutto a sottolineare un animo fiero, poderoso e nobile. In ultimo, ma non per questo meno importante, sottolineo la religiosità del popolo andaluso che mi ha edificata. Non dimenticherò mai lo splendore, la ricchezza, la luce delle chiese, piene di fedeli anche durante la Messa feriale, la devozione alla Madonna addolorata e a Gesù Crocifisso.
Il Signore benedica la Spagna!        

mercoledì 3 dicembre 2014

Ho scoperto perchè mi piace il tè

San Francesco Saverio, che oggi la Chiesa ricorda, (su mittite rete la biografia), il tè e la Santa Messa tridentina hanno tantissimo in comune, l'ho scoperto sul blog messa in latino, che ha tradotto un articolo dall'inglese di Karen Anderson, apparso su Crisis Magazine il 29 novembre 2012 dal titolo Tea and Christianity (Tè e cristianità).
San Francesco Saverio con i suoi missionari approdò in Giappone nel lontano 1549 e portò, per primo, la fede cattolica in quelle terre ancora, per certi versi, sconosciute ai più. Qui i gesuiti missionari ebbero modo di apprezzare la cultura giapponese e naturalmente anche il tè. Ed è proprio di un missionario gesuita, padre João Rodrigues, la più bella descrizione del tè e della cultura che lo ha prodotto, e la si trova nel suo libro, Historia.
Padre Rodrigues ed i suoi confratelli scoprirono che  i Giapponesi avevano un intero rituale e una filosofia dedicata al suo consumo e al modo di apprezzarlo (La Via del Tè), esso era parte integrante della vita di ogni giapponese, una bellissima e profondissima pagina della sua cultura che poteva armonizzarsi tranquillamente con la fede cattolica.
 La cerimonia del tè, il rituale ispirato alla filosofia Zen ed il cattolicesimo hanno come punti in comune l'umiltà, il distacco, la sottomissione a qualcosa di più alto. Le case da tè, infatti avevano la porta molto bassa, si entrava solo in ginocchio ed erano aperte a tutti indistintamente, uomini e donne di qualunque ceto sociale. E qui inizia lo stupore! La cerimonia del tè offerta in una semplice casa del tè, ha azioni così simili da non poter essere distinte da quelle della Consacrazione a Messa, viste attraverso una parete in carta di riso. Questo straordinario rituale ha permesso ai Giapponesi cattolici di sopravvivere alle persecuzioni che seguirono, perchè le Sante Messe furono segretamente celebrate in case da tè.
In parte grazie a questo, la fede cattolica in Giappone è sopravvissuta nascosta per i successivi 200 anni. Quindi onore a San Francesco Saverio che ha donato la fede e la Messa ai Giapponesi ed il tè al mondo intero ed onore al tè perché ha preservato il cattolicesimo in Giappone per duecento anni.

giovedì 6 febbraio 2014

Ha combattuto per il Regno

“Quando si arriva a una certa età si pensa alla frase che si vorrebbe sulla propria tomba… Io non voglio una tomba duratura, meglio la nuda terra, perché il corpo con cui risorgeremo non è quello con cui moriamo: dunque è meglio che questo si dissolva al più presto. Comunque per la mia tomba avrei chiesto questa frase: “Ha combattuto per il Regno”. Sono conscio di non avere, purtroppo, combattuto bene. Però è fuori discussione che ho combattuto”.
(EUGENIO CORTI dalla pagina di FACEBOOK)
 
Eugenio Corti, uno dei massimi scrittori italiani del nostro tempo è tornato alla casa del Padre. Io ho avuto l'onore di poterlo conoscere qualche anno fa. Sono rimasta affascinata ed incantata dalla fortezza di un uomo conquistato da Dio. Un bellissimo uomo, alto, distinto, dall'incedere regale, che portava i suoi lunghi anni con la baldanza e la temerarietà di un bambino. I suoi brillanti occhi azzurri contemplavano già il mistero del Cielo ed esercitavano un richiamo tenace e gentile, un invito a porre la fiducia in Dio, mentre lo splendore della loro tenera luce abbagliava e si apriva sul mistero di una vita intera spesa per cantare l'amore a Maria che lo aveva preservato dalla morte nella campagna di Russia. Un autore cattolico, tanto boicottato dall'entourage intellettuale catto-progressista e laicista, quanto amato e letto dal mondo cattolico. Mi piace ricordarlo così, semplice, umile, innamorato della vita e di Dio così come traspare dalla risposta ad una domanda in un'intervista che la Nuova Bussola Quotidiana gli fece il 15 gennaio 2011 in occasione del suo 90.mo compleanno (www.lanuovabq.it) :
 
Nell’aldilà si vede ancora come scrittore?No… Penso di aver scritto abbastanza. In cielo vorrei soltanto riabbracciare i miei genitori, i miei fratelli, tutti quelli che ho amato sulla terra. Ho sempre ammirato la carità irraggiungibile di mio fratello, missionario in Ciad e di un altro, medico, che ha fondato un ospedale in Uganda. Io mi sono impegnato con la penna a trasmettere la verità. Ma fino a che punto ci son riuscito è un punto interrogativo. Per me la cosa più importante è la misericordia divina. Ho fatto tanti errori, ma quando mi presenterò a Dio credo che mi riterrà ancora uno dei suoi.
 
Per conoscerlo meglio, andare su questo sito