La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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martedì 25 giugno 2019

Atto di riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù

 
Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.
 
Ricordando però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che errando lontano dalla via della salute, o ricusano di seguire Te come pastore e guida ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del Battesimo hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.
 
E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro Te e i tuoi Santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi ond’è profanato lo stesso Sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata.
 
Oh! potessimo noi lavare col nostro sangue questi affronti! Intanto, come riparazione dell’onore divino conculcato, noi Ti presentiamo — accompagnandola con le espiazioni della Vergine Tua Madre, di tutti i Santi e delle anime pie — quella soddisfazione che Tu stesso un giorno offristi sulla croce al Padre e che ogni giorno rinnovi sugli altari: promettendo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore con la fermezza della fede, l’innocenza della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica specialmente della carità, e d’impedire inoltre con tutte le nostre forze le ingiurie contro di Te, e di attrarre quanti più potremo al tuo sèguito. Accogli, Te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per intercessione della Beata Vergine Maria Riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservaci fedelissimi nella tua ubbidienza e nel tuo servizio fino alla morte col gran dono della perseveranza, mercé il quale possiamo tutti un giorno pervenire a quella patria, dove Tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli.
Così sia.
 
LETTERA ENCICLICA 'MISERENTISSIMUS REDEMPTOR' SULL'ATTO DI RIPARAZIONE
AL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ
 
Dato a Roma, presso San Pietro, l’8 maggio 1928
da Sua Santità Pio XI
 
QUI

domenica 23 giugno 2019

Sacro Cuore di Gesù: in attesa della festa/3

 
Un bellissimo compendio delle prerogative del Sacro Cuore si trova nello scritto di un anonimo certosino di Treviri risalente al XV secolo: “Se volete completamente e facilmente purificarvi dei vostri peccati, liberarvi delle vostre passioni e arricchirvi di tutti i beni… mettetevi alla scuola dell’eterna carità. Riponete, immergete spesso in ispirito... tutto il vostro cuore e la vostra mente nel Cuore dolcissimo di Nostro Signor Gesù Cristo in croce. Quel Cuore è pieno d’amore... Mediante lui noi abbiamo accesso al Padre nell’unità di spirito; egli abbraccia d’un immenso amore tutti gli eletti... In quel Cuore dolcissimo si trova ogni sorta di virtù, la fonte della vita, la consolazione perfetta, la vera luce che illumina ogni uomo, ma soprattutto chi ha fatto devotamente ricorso a Lui in ogni afflizione e necessità.
 
Tutto il bene che si può desiderare lo si attinge abbondante in lui; ogni salvezza e ogni grazia ci vengono da quel Cuore dolcissimo, e non da altrove. Esso è il focolare dell’amore divino che brucia sempre del fuoco dello Spirito Santo, che purifica, consuma e trasforma in sé tutti coloro che Gli sono uniti e che desiderano attaccarsi a Lui”.
 
Continua l’anonimo certosino: “Ora, come ogni bene ci viene da questo Cuore dolcissimo di Gesù, così pure tutto dovete riferirvi... tutto restituirgli senza nulla attribuire a voi... In quello stesso Cuore confesserete i vostri peccati, domanderete perdono e grazia, loderete e ringrazierete... Per questo bacerete spesso con riconoscenza quel Cuore piissimo di Gesù inseparabilmente unito al Cuore divino, dove sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio, un’immagine, voglio dire, sia di quel Cuore, sia del Crocifisso. Aspirerete senza posa a contemplarlo faccia a faccia confidandogli le vostre pene; attirerete così nel vostro cuore il suo spirito e il suo amore, le sue grazie e le sue virtù; a Lui ricorrerete nei beni e nei mali, in Lui avrete fiducia, a Lui vi attaccherete, in Lui abiterete, affinché, in cambio, si degni di porre la sua dimora nel vostro cuore; e qui infine dormirete dolcemente e riposerete nella pace.
 
Poiché anche se i cuori di tutti i mortali vi abbandonassero, quel Cuore fedelissimo non vi ingannerà e non vi abbandonerà mai. E non trascurerete di onorare devotamente e di invocare anche la gloriosa Madre di Dio e dolcissima Vergine Maria, perché si degni di impetrarvi dal Cuore dolcissimo del suo Figliolo tutto quanto vi sarà necessario. In cambio, voi offrirete tutto al Cuore di Gesù attraverso le sue mani benedette”.
 
Padre Giorgio Maria Farè

venerdì 21 giugno 2019

Sacro Cuore di Gesù: in attesa della festa/2

Vi è uno stretto legame tra il Cuore di Gesù e la Santissima Eucarestia. Quando si dice che il Sacramento supremo è scaturito dal Cuore di Gesù, viene spontaneo intendere questa espressione metaforicamente, a significare che l’istituzione dell’Eucarestia è il vertice della manifestazione dell’amore di Gesù per gli uomini. In realtà bisognerebbe applicare questa frase anche in senso letterale. I medici chiamati a stabilire la veridicità di diversi miracoli eucaristici hanno dovuto attestare che le Ostie si erano trasformate in tessuto umano e precisamente in miocardio: il caratteristico tipo di muscolo che costituisce le pareti del cuore (Si veda, ad esempio, l’analisi comparata di cinque miracoli eucaristici approvati dalla Chiesa in: Franco Serafini, Un cardiologo visita Gesù. I miracoli eucaristici alla prova della scienza, Edizioni Studio Domenicano, 2018).
I Vangeli ci rivelano che nella sua Passione il Signore Gesù ha sparso tutto il suo Sangue per noi, effondendone le ultime gocce dal suo Cuore trafitto dalla lancia. Questi miracoli eucaristici ci dicono che, quando Gesù ci dona il suo Corpo nell’Eucarestia, è del suo Cuore che ci nutre!
 
Padre Giorgio Maria Farè

mercoledì 19 giugno 2019

Sacro Cuore di Gesù: in attesa della festa.

Nella festa liturgica del Sacro Cuore, che quest’anno cade il 28 giugno, la Chiesa ci propone di onorare il Cuore di Gesù, sia in quanto tale, sia come simbolo vivente della sua carità. “Adorare il Cuore di Gesù significa adorare per così dire, nel suo principio, nel suo fulcro, la vita di sacrificio e d’immolazione del nostro Salvatore. Significa adorare il prezioso ricettacolo in cui le ultime gocce del sangue divino hanno atteso, per effondersi, che venisse a colpirlo la lancia di Longino. Quel cuore squarciato rimane per sempre come la testimonianza d’una vita che si è data interamente per la salvezza del mondo” (Dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 413-417).
 
Allo stesso tempo, il Cuore di Cristo rappresenta la sede degli affetti del Dio fatto uomo, come egli stesso disse apparendo a Santa Margherita Maria Alacoque: “Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino a esaurirsi e a consumarsi per testimoniare loro il suo Amore”. E Gesù prosegue, chiedendo espressamente che venga istituita la festa liturgica del Sacro Cuore: “In segno di riconoscenza, però, non ricevo dalla maggior parte di essi che ingratitudini per le loro tante irriverenze, i loro sacrilegi e per le freddezze e i disprezzi che essi mi usano in questo Sacramento d’Amore. Ma ciò che più mi amareggia è che ci siano anche dei cuori a me consacrati che mi trattano così. Per questo ti chiedo che il primo venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini, sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore, ricevendo in quel giorno la santa Comunione e facendo un’ammenda d’onore per riparare tutti gli oltraggi ricevuti durante il periodo in cui è stato esposto sugli altari. Io ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino Amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli sia reso da altri”.
 
Le prime due cerimonie in onore del Sacro Cuore, presente la mistica francese, si celebrarono nel Noviziato delle Suore della Visitazione di Paray-le-Monial (Parigi) il 20 luglio 1685 e il 21 giugno 1686.
 
Nel 1765 Papa Clemente XIII approvò la solennità del Sacro Cuore e, nel 1856, Papa Pio IX la rese universale. La data della festa è variabile poiché, in ossequio alla richiesta di Gesù, essa viene celebrata il venerdì dopo la solennità del Corpus Domini. Pio XI, con l’enciclica Miserentissimus Redemptor dell’8 maggio 1928 compose il testo dell’Ammenda chiesta da Gesù, cioè l’Atto di riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù da recitarsi il giorno della festa, al quale sono annesse indulgenze. Su esortazione dello stesso Pio XI si diffusero gli Atti di consacrazione al Cuore di Gesù della famiglia e delle nazioni.
 
Padre Giorgio Maria Farè

giovedì 6 giugno 2019

La lavanda dei piedi

Anche se il “tempo” in cui riviviamo questa pagina di Vangelo è trascorsa, ci farà bene riflettere sopra e ragionare con serenità sull’insegnamento magisteriale e patristico. In questi ultimi cinque anni si è data vita ad una nuova “tradizione” della “lavanda dei piedi“. Nella Tradizione di sempre, come conclusione della Messa – in Coena Domini – c’era (e c’è) la reposizione di Gesù-Ostia-Santa nei cosiddetti “Sepolcri”, organizzati e preparati negli Altari della “Reposizione”, a significare il triste tempo in cui si entra: quello dell’arresto di Gesù, una notte di processi farsa, vituperio, oltraggi alla Sua Persona. Alle ore 12,00 del Venerdì Santo Gesù viene “portato via” da questi Altari, viene “nascosto” per così dire, si segue tutta la Passio, gli ultimi interrogatori di Pilato ed infine la condanna, la Via Crucis e la Crocifissione, con l’adorazione della Croce da parte della Chiesa, con i Fedeli.
 
Orbene, nella nuova “tradizione” avviata da papa Francesco la prima parte qui descritta: la reposizione di Gesù-Ostia-Santa con la conseguente adorazione, anche notturna, è finita, non c’è più, per lui. La Messa in Coena Domini (della Cena del Signore) è stata trasformata nella messa della “lavanda dei piedi”, e l’ adorazione a Gesù portato nell’Altare della Reposizione, questo Papa non la fa più. Papa Francesco saluta i fedeli come se nulla fosse, mentre prima i Papi, terminata la sacra funzione si ritiravano in silenzio proprio per lasciare spazio e tempo all’Unico e vero Protagonista, da quel momento fatto oggetto di un processo montato ad arte per condannarlo a morte.
Per capire cosa abbia in mente papa Francesco bisogna risalire indietro nel tempo. Non che abbia mai rilasciato una catechesi o una lectio sulla “sua lavanda dei piedi”, ma i tanti gesti che l’hanno caratterizzata da quando era arcivescovo di Buenos Aires, fanno capire bene, purtroppo, che per lui Gesù è più PRESENTE e vivo nei “poveri o emarginati, gli scartati” che non nell’Eucaristia. Ci crede nella Presenza reale, ma..... però.....
 
Chi ha fatto il bagno non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro. Voi siete puri ma non tutti” (Gv.13,1-11)
Con queste parole di Gesù – il rito della lavanda dei piedi – entra all’interno dei fatti accaduti in quel “Giovedì Santo” ricordati nella Tradizione viva della Chiesa, i cui pilastri teologici e dottrinali sono due: l’istituzione dell’Eucaristia e l’istituzione del Sacerdozio (il Sacramento dell’Ordine Sacro). Per comprendere la reazione di Pietro che rifiuta in un primo momento di farsi lavare i piedi, occorre capire che questo era un gesto vietato persino ai servi ebrei nei confronti dei loro padroni, essendo considerato troppo umiliante e quindi da riservare agli schiavi stranieri, cioè lavare loro i piedi.
Ebbene, a cosa allude Cristo attraverso questa distinzione che ha un evidente valore simbolico? Molti Padri della Chiesa hanno distinto tra il “bagno” del battesimo e la “lavanda” dei peccati successivamente commessi durante l’esistenza cristiana, attraverso la penitenza-riconciliazione-confessione delle colpe (vedi Matteo 16,19; 18,18; Giovanni 20,23).
 
Infatti i Padri mettono anche in risalto che Gesù, con la lavanda dei piedi, ha voluto rappresentare simbolicamente la sua donazione sacrificale per la redenzione-salvezza dell’umanità nell’umiliazione della morte in croce, insita in un potere straordinario e divino ora trasmesso AGLI APOSTOLI nell’Ultima Cena con l’Istituzione del loro sacerdozio e dell’Eucaristia, con il potere di rimettere i peccati. Non per nulla dice a Pietro che, qualora egli rifiuti questo dono, «non avrà parte con lui» nel regno futuro.
Pietro aveva equivocato e ritenuto che Gesù volesse introdurre un nuovo rituale di purificazione. È per questo che Cristo ribadisce riproponendo il senso profondo di quell’atto: il lavacro battesimale completo ha sempre bisogno dell’atto della donazione estrema di Cristo nella sua morte redentrice, raffigurato proprio nel gesto di umiliazione della lavanda dei piedi. La redenzione, come la stessa remissione dei peccati, passa dal Cristo, per questo “Il più grande tra voi sia vostro servo…”(Mt.23,11)
 
Nel gesto della lavanda dei piedi, quindi, caratteristica dell’ospitalità nel mondo antico, un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre che veniva effettuata con un catino apposito e con un “lention” (asciugatoio) posti al di fuori della zona dove ci si riuniva per mangiare, diventa ora segno e simbolo del vero servizio nella Chiesa. Per gli Apostoli è il servizio liturgico e sacramentale. Spiega Benedetto XVI:
  • “La richiesta di fare ciò che ha fatto Gesù non è un’appendice morale al mistero o addirittura qualcosa di contrastante con esso….. Questa dinamica essenziale del dono, ….. appare in modo particolarmente chiaro nella parola di Gesù: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre» (Gv 14,12)… La novità può derivare soltanto dal dono della comunione con Cristo, del vivere in Lui. (..) solo se ci lasciamo ripetutamente lavare, «rendere puri» dal Signore stesso, possiamo imparare a fare insieme con Lui ciò che Egli ha fatto.cliccare qui.
Fin dai Padri della Chiesa e dalle loro spiegazioni, questo gesto della lavanda dei piedi ha così diversi significati inscindibili fra loro:
  1. il primo è il senso salvifico all’interno della Chiesa, è Gesù che salva e si sacrifica per noi (istituzione dell’Eucaristia), per i suoi stessi Apostoli: “se non ti lavo”, ossia se non ti lasci purificare da me, non potrai aver parte di Me;
  2. il secondo senso è battesimale (Gv.17,14-17) “Sapete ciò che vi ho fatto?” domanda loro Gesù e che spiega poi il gesto, invitando i Suoi a fare altrettanto fra di loro, FRA I BATTEZZATI esprimendo il concetto della conversione nell’umiltà, con un gesto di umiltà: “non solo per questi ma anche per quelli che sulla loro parola crederanno in me”. Nei testi dei Padri si pone in parallelo la lavanda con il battesimo, considerandola la “illuminazione” degli apostoli. Il battesimo, come morte dell’uomo vecchio e resurrezione dell’uomo nuovo, è la condizione essenziale per poter partecipare all’Eucaristia. Così Gesù lava i piedi ai discepoli “per avere parte con Lui”. Sono pronti, cioè, a mangiare la Pasqua nuova.
  3. il terzo senso è emulativo, di conversione, è importante perché i discepoli possano aver parte con Lui e questa azione li libera dal peccato, li rende puri. Per i Padri della Chiesa, la santa lavanda non è intesa a “lavare le macchie del corpo, ma a santificare misticamente l’anima”, per questo è sempre stata pensata all’interno del collegio apostolico. I Vescovi lavavano i piedi dei propri sacerdoti (il presbiterio), da loro consacrati e associati al ministero nella propria diocesi; nei monasteri gli Abati lavavano i piedi agli umili frati…
Il significato è chiaro. Il Re è venuto per servire e non per essere servito. Pietro non accetta lo “scandalo” della lavanda dei piedi, come in precedenza, proprio subito dopo che Gesù lo aveva eletto “pietra di fondazione della Chiesa”, non aveva accettato lo scandalo della croce. In quella occasione Pietro aveva chiamato in disparte Gesù per rimproverarlo per quel discorso da “fallito”, da “vinto”. Ma Gesù, per tutta risposta, davanti a tutti lo scaccia come “satana” perché non ragiona secondo Dio ma secondo gli uomini. Dopo quella brutta figura, la reazione di Pietro al gesto sconvolgente di Gesù è meno “aggressiva” e più remissiva. Anzi quando gli dice: “Se non ti laverò, non avrai parte con me” Pietro non oppone altra resistenza, anzi chiede addirittura che gli venga fatto il bagno… (1) E’ solo in questo contesto che si avvia, nella vera Tradizione della Chiesa, questo rito della lavanda dei piedi, DENTRO IL COLLEGIO APOSTOLICO.
 
E così siamo arrivati al dicembre 2014 quando, Papa Francesco, dispose la modifica delle regole che disciplinano liturgicamente il tradizionale rito della “lavanda dei piedi”, nella messa “in Coena Domini” del Giovedì Santo, prevedendo che per ricevere la lavanda dei piedi – che ricorda il gesto fatto da Gesù la sera dell’Ultima Cena con gli apostoli – non debbano più essere scelti solo maschi, ma anche le donne… Anche il numero, quindi, non dovrà essere più obbligatoriamente di 12, ma “un gruppetto”.
 
Lasciando perdere per un momento la questione delle “donne” che è pura ideologia, altrettanto ideologia è che poi, papa Francesco, vi abbia aggiunto anche i non battezzati, coloro che non sono solo semplicemente al di fuori della Chiesa, ma che probabilmente non hanno neppure alcuna intenzione di aderirvi, perché magari musulmani!! Ora è onesto anche dire che fu sempre quello “spiritello” del Concilio ad avanzare aperture e stranezze in campo liturgico! Bergoglio non sta facendo altro che attualizzarle perché “altri” glielo hanno permesso di fare!
 
Spiegava così Benedetto XVI:
  • “Teniamo innanzitutto presente che la lavanda dei piedi – come abbiamo visto – non è un sacramento particolare, ma significa la totalità del servizio salvifico di Gesù: il sacramentum del suo amore, nel quale Egli ci immerge nella fede e che è il vero lavacro di purificazione per l’uomo. Ma in questo contesto la lavanda dei piedi acquista, tuttavia, al di là del suo simbolismo essenziale ancora un significato più concreto, che rimanda alla prassi della vita della Chiesa primitiva. Di che cosa si tratta? Il «bagno completo» presupposto non può riferirsi che al battesimo, col quale l’uomo una volta per tutte è immerso in Cristo e riceve la sua nuova identità dell’essere in Cristo.” (vedi qui)
In conclusione: cosa dovrebbe fare papa Francesco? e perché avrebbe sbagliato a cambiare la tradizione?
 
Prima di tutto perchè il senso di Bergoglio è molto ideologico, prima l’apertura alle donne (che c’entrano nel collegio apostolico? Gesù non lavò i piedi alla Madre! forse che la Madre non prese parte di Lui alla gloria eterna?); secondo perché è più facile lavare i piedi ad un carcerato, ad un musulmano (con tanto di fotografi e telecamere piazzate) che non – per esempio – umilmente inginocchiarsi per lavarli al cardinale Rayomond Leo Burke…
 
Papa Francesco dovrebbe riprendere la Tradizione e lavare i piedi ai sacerdoti, ai vescovi e cardinali da lui trattati male durante l’anno, dovrebbe lavare i piedi a Padre Stefano Maria Manelli… e ribadire in tal senso il concetto dell’autentico umile servizio a cui allude il Cristo nei fatti riportati dai Vangeli.
 
Infine dovrebbe riportare al  centro – nella Messa del Giovedì Santo – l’EUCARISTIA, i Santi Sepolcri, l’Adorazione al termine della Messa in Coena Domini, che non è la “messa della lavanda dei piedi”
Laudetur Jesus Christus
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