Scrivo spesso di mia nonna e raramente di mio nonno. Naturalmente anche lui ha avuto un peso nella mia infanzia. Loro sono i miei nonni materni. Mi hanno allevata da quando avevo solo tre mesi. Durante gli anni della mia infanzia ho dovuto separarmi spesso da loro, per andare a vivere in Germania con i miei genitori: la prima volta avvenne quando avevo tre anni, la seconda volta a nove dopo aver vissuto di nuovo con loro l'età della scuola elementare. Vivevo facendo la spola tra la Sicilia e la Germania. Durante le vacanze estive mi trasferivo dai miei genitori per poi tornare dai miei nonni durante il periodo della scuola. Non è stato facile per me ma neanche per i miei genitori e per i miei nonni. Eravamo sottoposti a grandi sconvolgimenti e la pressione psicologica di questa situazione era troppo pesante da sopportare. Ogni giorno facevo i conti con la nostalgia, mi mancava sempre qualcosa. Mia nonna però mi sapeva colmare, mi riempiva il cuore con il suo amore, sicchè sono cresciuta accanto a lei con molta serenità anche se i continui cambiamenti mi destabilizzavano non poco, soprattutto il trasferimento in Germania e la relativa nostalgia dei nonni, delle amiche e del mio Paese.
Mio nonno mi ha trasmesso la passione per i cavalli. Spesso mi portava con sé e mi faceva cavalcare. Ricordo con gioia e volentieri quando mi teneva davanti a sé, cingendomi la vita e mi portava a spasso in groppa ad un cavallo.
Nelle lunghe e fredde sere d'inverno, quando la famiglia si radunava accanto al fuoco, lui ci intratteneva con storie che inventava sul momento e d'estate, quando ci si sedeva fuori al fresco, intratteneva me ed i bambini del vicinato, che attenti e curiosi ascoltavamo le sue storielle. Mio nonno spesso mi portava con sé a fare una passeggiata, oppure a fare visita al fabbro che aveva la sua bottega vicino casa nostra. Mi faceva sedere sulle sue ginocchia e, mentre gli uomini si intrattenevano tra loro, io guardavo ammirata il fabbro che lavorava il ferro o ferrava i cavalli.
Mi piaceva guardare il fuoco che arroventava il ferro e poi che prendeva forma sotto i colpi ritmici del martello. Oh, il rumore della forgia! Ancora lo ricordo, mi pare di sentirlo e ne ho nostalgia! Tutte le mattine era proprio il tipico tintinnio del martello sopra l'incudine che mi svegliava. Che bello! Davvero......lo ricordo ancora............con somma dolcezza!







