La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





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mercoledì 21 ottobre 2020

Un giudizio di padre Pio



Lutero, Calvino e compagnia bella, [furono] pieni di superbia, zeppi di vizi fino agli occhi, i quali si divisero dalla Chiesa per assecondare le loro malvagie passioni dalle quali erano dominati.

Secondariamente mancano della santità di dottrina. La dottrina che queste sette insegnano è empia e immorale. Ecco ciò che essi insegnano circa la fede e la morale: Dio è l’autore del peccato, e vi spinge l’uomo per quindi condannarlo. Che Iddio comanda agli uomini delle cose impossibili, e che poi neghi loro la grazia per adempierle. Che è tempo perduto, anzi è cosa sacrilega il ricorrere all’intercessione dei santi, e specialmente di Maria santissima, e che le loro immagini si debbano calpestare e gettare nel fuoco; e che la sola fede basta per salvarsi, quindi la bestemmia, l’impudicizia, il sacrilegio non impediscono all’uomo di potersi salvare, purché creda.

Lo ha scritto san Padre Pio da Pietrelcina 

(Epistolario, vol. IV)

giovedì 15 ottobre 2020

Cattolici e massoni: è possibile?

Da diversi decenni fino al presente, in Italia e all’estero, vari dignitari della Massoneria tentano di intrattenere con la Chiesa dialoghi miranti sia a una qualche forma di cooperazione filantropica e culturale, e sia ad una dichiarazione di compatibilità o di doppia appartenenza cattolico-massonica. Ovviamente i massoni cercano per lo più di agganciare ecclesiastici colti e “aggiornati” come quelli che ora vengo a presentare.
Nel 1980 l’editrice massonica Atanòr di Roma pubblica il libro «Noi cattolici noi massoni», a cura di P. Giovanni Caprile S.J. (1917-1993), Don Rosario Francesco Esposito S.S.P. (1921-2007), P. Michel Riquet S.J. (1898-1993),  tre sacerdoti protagonisti, dopo il Concilio Vaticano II, di dialoghi catto-massonici ambigui e fuorvianti. Tutti e tre hanno sostenuto la perfetta compatibilità tra la Chiesa Cattolica e la Massoneria sedicente regolare e tradizionale. Purtroppo quei tre studiosi non hanno condotto un’analisi critica di riti, rituali e scritti massonici di natura iniziatica, limitandosi invece ad accogliere acriticamente dichiarazioni e rassicurazioni di parte massonica.
 
Padre Caprile, che fino al 1960 era un apologeta antimassonico, scrive che la partecipazione al Concilio lo ha «trasformato», gli ha fatto acquisire «una mentalità nuova», «un atteggiamento molto diverso, molto più possibilista, molto più aperto verso la Massoneria» (p. 23).  Egli sottolinea che quella «mentalità nuova» ha raggiunto livelli colti e alti nella Chiesa (cf. pp. 61-62).
Caprile presenta un caso di morale dandone una soluzione soggettivista e relativista:
«Quindi, in concreto, oggi come mi regolo quando qualcuno mi viene a domandare: “Io sono un buon cattolico, praticante; posso essere massone? Posso iscrivermi a una loggia?”. Mi regolo rispondendo così: “Guarda, io non te lo posso dire. […]. Io non posso darti i consigli definitivi, ma solo un certo orientamento. Devi decidere tu, in coscienza; nella loggia effettivamente non trovi – e te ne danno garanzia – nulla che mal si concili con la tua coscienza cattolica. In questo caso ti puoi iscrivere. Se hai motivi seri ti puoi iscrivere”» (p. 32).
 
Eppure P. Caprile era al corrente di alcuni punti problematici nella Massoneria: il «valore supremo della ragione umana», la «Gnosi», il dogmatismo rimproverato alla Chiesa, l’esoterismo (cf. pp. 33-35).
Quel libro riporta anche le interviste rilasciate a Radio Vaticana da Don Esposito (27 gennaio 1980) e da P. Caprile (02 marzo 1980). Don Esposito afferma che tra Chiesa e Massoneria «è avvenuta la riconciliazione» (p. 109).
 
Caprile commenta la lettera (ambigua) del 19 luglio 1974, inviata ad alcune Conferenze Episcopali dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), Card. Franjo Seper (1905-1981).   P. Caprile riassume così quella lettera:
«[…] se in qualche nazione ci sono delle Associazioni massoniche o analoghe alla massoneria, le quali si propongono delle attività sociali, anche di formazione, e così via, ma non hanno scopi di lotta alla Chiesa, queste Associazioni massoniche o analoghe alla massoneria, non rientrano più sotto la scomunica. Quindi un cattolico, in genere, può iscriversi ad esse senza essere scomunicato» (p. 118).
Il gesuita P. Michel Riquet afferma che sin dall’inizio degli Anni Sessanta egli è convinto che le massonerie anglosassoni non cadano nella scomunica prevista dal can. 2335 dell’allora Codice di Diritto Canonico (pp. 121-126). Secondo P. Riquet la scomunica avrebbe una «portata limitata» (p. 131), cioè non riguarderebbe tutti i cattolici iscritti alla Massoneria. P. Riquet diffonde queste sue idee tra i Vescovi francesi. Egli ritiene che le Grandi Logge di Inghilterra, Scozia, Irlanda, e la «Grande Loge Nationale Française» (GLNF) non incorrano nella pena del can. 2335 (cf. p. 137).  
Ancora per quanto riguarda il libro «Noi cattolici noi massoni», trovo invece molto più interessanti i contributi di alcuni massoni che si firmano «Fr. Ruggiero» (napoletano), «Fr. Alfredo» e «Lazzaro». Infatti sono proprio loro a far comprendere l’oggettiva incompatibilità tra Massoneria e Chiesa. Vediamoli in sintesi.

Fr. Ruggiero sostiene teorie esoteriche del celebre René Guénon (1886-1951), gnostico, massone della Grande Loge de France, sufi.
Fr. Ruggiero condivide con Guénon concetti quali: «gnosi», «tradizione primordiale», «influenza spirituale», «restaurazione dello “stato primordiale” (quale quello che esisteva nel biblico “Eden”), condizione fondamentale e necessaria affinché l’uomo possa ricongiungersi ed identificarsi col “Principio”» (cf. pp. 46-47).
Fr. Ruggiero presenta ed elogia come massone cattolico il Fr. Italo Gentile, autore del libro «Esoterismo essoterico dei Rosa+Croce» (Firenze 1967). Fr. Ruggiero dice che Gentile propugna la pace tra Chiesa e Massoneria (cf. pp. 14-15)…  Però Fr. Ruggiero non dice che in quel libro Gentile 33° propone ed elogia l’umanesimo gnostico, il cristianesimo rosacrociano, la Gnosi dualista (pp. 63-67).
Il massone Fr. Alfredo non accetta i dogmi cattolici, nega la verginità della Madonna e ritiene che Gesù sia soltanto un grande uomo, un Iniziato (cf. p. 74). Fr. Alfredo afferma che il Grande Architetto dell’Universo non è il Dio ebraico-cristiano, ma è solo un’entità filosofica che ciascun massone è libero di intendere come vuole (cf. pp. 74-75).
Quasi in risposta al Fr. Alfredo, Fr. Ruggiero cerca di difendere il culto alla Madonna, alla Madonna nera, alla “Vergine”, precisando che lei è menzionata nelle tradizioni pre-cristiane (egizia, babilonese, greco-romana…) e dai Rosacroce
Secondo Fr. Ruggiero, la Vergine è in ognuno di noi, e perciò appartiene alla Massoneria; vergine è l’anima con cui Dio si  congiunge (cf. pp. 77-78)… È chiaro che la “mariologia” del massone Fr. Ruggiero è esoterica e gnostica.
Nella «Conclusione» del libro, un certo Lazzaro vede nella Chiesa «profondi mutamenti».  Secondo lui nel nuovo approccio massonologico di P. Caprile e di Don Esposito si può vedere «l’influenza della “svolta antropologica” del gesuita Karl Rahner » (p. 141).
Tuttavia Lazzaro riconosce che nel dialogo con la Massoneria, ci sono punti difficili, ossia «aspetti fondamentali non ancora affrontati: la gnosi, l’esoterismo, i dogmi ed il valore supremo della ragione. Su questi argomenti avverrà lo scontro finale» (pp. 142-143).

A quanto mi risulta i Padri Caprile, Esposito e Riquet, non hanno approfondito quegli «aspetti»,  né hanno ritrattato il loro ottimismo filo-massonico. Comunque, almeno in Italia, non tutti i gesuiti condividevano quella linea filo-massonica.  Un certo Orio Nardi pubblicò un libro antimassonico dal titolo «Il vitello d’oro: l’altra faccia della storia» (Linea Diretta, Milano 1989). Dietro Orio Nardi si nascondeva il gesuita P. Vittorio De Bernardi. All’epoca P. De Bernardi era direttore responsabile della rivista «Spirito e Verità», di proprietà dei Gesuiti della Provincia Veneto-Milanese.  Su quella rivista, nel numero di agosto-settembre del 1984, troviamo l’articolo di Diogene, «Il satanismo, una fede a rovescio»  in cui si afferma che il luciferismo massonico non è un’invenzione di Leo Taxil, ma che davvero negli alti gradi massonici viene professata «la religione massonica» che venera «Lucifero» come vero «Dio», contro il crudele «Adonai» (cf. pp. 227-229).
Già nel novembre 1976, la rivista «Spiritualità» (la cui sede era quella dei Gesuiti: Piazza San Fedele 4, Milano) pubblica come supplemento l’opuscolo di A.Z., «La fucina della rivoluzioni»  in cui, tra l’altro, si collega la Massoneria al luciferismo (cf. pp. 13-19).
Infine, nel 1983, gli sforzi degli autori di «Noi cattolici noi massoni» verranno  respinti dalla Dichiarazione della CDF, firmata dal Prefetto Card. Joseph Ratzinger, in cui si ribadisce l’incompatibilità tra Fede cristiana e Massoneria.
Forse è anche a causa di quel documento che il futuro Papa Benedetto XVI avrebbe incontrato tanta opposizione durante il suo non lungo Pontificato? 
(di P. Paolo M. Siano FI)

giovedì 9 luglio 2020

Soffiano i venti.....


Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via.
 
 
Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.
 
Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella carità.
 
San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana.
 
In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna” (1 Cor 13, 1).
 
MISSA PRO ELIGENDO ROMANO PONTIFICE
OMELIA DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER
DECANO DEL COLLEGIO CARDINALIZIO
Patriarcale Basilica di San Pietro
Lunedi, 18 aprile 2005
 

martedì 26 novembre 2019

Di tortelli ed apostasia: mons. Nicola Bux

 
Monsignor Bux, secondo alcuni organi di stampa Bari presto potrebbe diventare una della capitali italiane del cattolicesimo tradizionale. Che ne pensa?

“Non so a cosa alluda che la possa far diventare tale. Constato sempre più, nei viaggi in Italia e all’estero, che il movimento della tradizione cattolica è inarrestabile, dappertutto, nei piccoli e nei grandi centri. I fedeli – intendo coloro che conoscono la verità cattolica e quindi sanno distinguerla dall’errore e dall’eresia – si accorgono che il ‘pasto’ della cosiddetta pastorale è una polpetta avvelenata e reagiscono, riunendosi e ricorrendo alla tradizione cattolica conservata nel Catechismo e nella Liturgia, in specie quella che Benedetto XVI ha liberalizzato. Invece, la teologia della liberazione o la sua versione indigenista, come abbiamo visto dai recenti atti compiuti in Vaticanoaccentua il relativismo religioso,– si veda la Dichiarazione di Abu Dhabi –  svuota la fede, fa fuggire verso le sette e porta all’idolatria; ma chi conosce l’insegnamento cattolico reagisce,seguendo “coloro che custodiscono la fede cattolica trasmessa dagli Apostoli”(Canone Romano), ossia la sacra Tradizione: questa, come dice il concilio Vaticano II, è una delle due fonti della Rivelazione, e ad essa ha attinto anche la redazione della Sacra Scrittura; da queste due fonti ispirate, i veri cattolici traggono le norme della vita morale. Se le chiese si svuotano, e i matrimoni civili e le convivenze aumentano, come documentano le statistiche, vuol dire che i vescovi e il clero non si occupano con le parole e i comportamenti, di catechizzare il popolo, ma sono affaccendati nell’agenda sociale, dietro i migranti, la legalità, il clima ecc., nonostante la maggioranza di cattolici l’abbia bocciata, in quanto la prima fame da soddisfare nell’uomo è quella di Dio.
 
La Chiesa sembra diventata una succursale delle agenzie dell’Onu, interessate al relativismo di ogni tipo, alle quali piace che la Chiesa non annunci più Gesù Cristo, ma un “Dio unico” – mentre il Dio rivelato da Gesù è uno e trino – e invece si interessi di ambiente e culture indigene.”

 Ci sono iniziative in vista?
 
“Dicevo che dappertutto, nei grandi e nei piccoli centri, nascono aggregazioni momentanee o stabili, che richiedono catechesi e insegnamenti cattolici, adorazione al Santissimo Sacramento, sacre liturgie degne di tal nome, perché celebrate davanti al Protagonista che è Gesù Cristo, e non davanti al prete che col microfono in mano guida l’assemblea come un conduttore televisivo. C’è bisogno di silenzio e di adorazione, per poter dare ragione della fede davanti al mondo, con dolcezza, rispetto e buona coscienza, come chiede l’apostolo Pietro. Si sta accentuando la persecuzione dentro e fuori la Chiesa; pertanto i cattolici devono difendere la fede e la ragione, e affinare così il giudizio, cioè esaminare ogni cosa e trattenere ciò che vale. Gesù Cristo per questo è venuto nel mondo, lo ha detto egli stesso: “è per un giudizio che sono venuto nel mondo, perché coloro che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi” (Gv,9,39). Suggerirei ai vescovi di prendere sul serio l’intervista data dal cardinal Ruini. Se amano il dialogo e il confronto, promuovano un pubblico dibattito e si confrontino con tutti i cattolici e non solo con una parte, peraltro sempre meno rilevante, perché accodata al pensiero di sinistra e radicale”.

 E’ giusto parlare di tradizionalismo oppure ogni cattolico degno di tal nome deve essere difensore della tradizione?
 
“Gli -ismi, si sa, sono peggiorativi e buttano, come si suole dire, il bambino con l’acqua sporca. Tradizione viene dal latino e indica movimento:tradere; essa trasmette in modo arricchito e sempre nuovo quanto riceviamo dai padri. La tradizione è tutt’altro che mera conservazione. Lo dimostra il boom della cucina con le ricette tradizionali, e tanti altri ambiti. Allora, perché l’antica liturgia, all’improvviso, dovrebbe essere considerata dannosa e addirittura proibita, se ha formato generazioni di santi? Semmai dovrebbero i vescovi interrogarsi, come mai dopo tanti anni di nuova liturgia, questa non attrae più e la gente abbandona la Chiesa. I giovani sono sempre di meno nelle chiese, invece aumentano nella liturgia tradizionale, che non hanno mai conosciuta, e, per assurdo, c’è chi li accusa di essere nostalgici. Bisogna sapientemente tramandare e innovare, cose nuove e cose antiche, ma, chi ha assaggiato il vino vecchio, constata che questo è buono. Lo afferma il Signore nel vangelo di Luca(5,37). “

 La tradizione è utile?
 
“La tradizione è parte della natura dell’uomo: noi siamo quello che abbiamo ricevuto, sia come dna sia come capacità; poi vi aggiungiamo del nostro. La Chiesa non avrebbe superato duemila anni di storia, se fosse andata dietro le mode; il modernismo è il veleno che sotto diverse versioni cerca di inquinarla, ma bisogna resistere, non conformandosi alla mentalità del tempo presente, come dice l’Apostolo ai Romani(12,2). Questo significa saper vagliare e trattenere ciò che vale(1 Ts 5,21).Si deve riprendere la missione al popolo, formarlo nella dottrina cristiana affinché rinasca la vita morale”.

 Che cosa pensa del fatto che alla giornata mondiale dei poveri il Papa (ma accade ormai dovunque) abbia fato servire a tutti, inclusi italiani, lasagne senza carne di maiale?

“Evidentemente si è dimenticato che Gesù Cristo – come dice il vangelo di Matteo(cfr 7,1-23) – ha dichiarato puri tutti gli alimenti. Vogliamo tornare indietro rispetto a Cristo? Sono i musulmani che si devono aggiornare e convertire. Ne conosco, specie in Medioriente, che hanno studiato da noi e biasimano questo arretramento dell’Occidente e di certi cattolici.” 

 Questa scelta è inquadrabile come ha detto da Socci, in una sottomissione e comunque lancia questo segnale?
 
Tutto ciò che va contro il vangelo è una apostasia, cioè un allontanamento, di conseguenza una sottomissione, che ha come esito la confusione ulteriore dei cristiani labili, che non conoscono bene i vangeli e si accodano pedissequamente ad ogni moda. E’un tradimento di Gesù Cristo. Per fortuna c’è sempre la reazione di tanti che ragionano, perché, disse Chesterton, in chiesa ci è chiesto di toglierci il cappello, non la testa”.

 Non le pare irrispettosa verso gli italiani e magari che il buon senso richiedeva due tipi di sughi, con e senza maiale?
 
Questo è un affare che non riguarda la Chiesa. E’ importante invece rilevare che la Tradizione il è un movimento che cresce irreversibilmente, perché asseconda la vera natura umana; bisogna dare tempo, a quelle parti ancora anestetizzate del corpo ecclesiale, di risvegliarsi. Ci vuole pazienza e resistenza, che poi sono aspetti della virtù della fortezza, una virtù cardinale. Fa riflettere quanto ha scritto mons. Carlo Maria Viganò: se il Papa non conferma i fratelli nella fede e non diffonde la fede cattolica con la missione verso tutti popoli, che Cristo ha ordinato a Pietro, si pone un grande problema di cui i Cardinali e i Vescovi per primi devono farsi carico. Però, c’è da ricordare la premessa che Gesù ha posto a Pietro: “tu, una volta convertito, conferma nella fede…”(Lc 22,32).Ci vuole prima la conversione a Gesù Cristo, distogliendo l’attenzione dal mondo e dalle sue mode temporanee. Invece, molti pastori sono voltati ancora da questa parte, come narcotizzati. Ma i fedeli laici e tanti sacerdoti cattolici li sveglieranno”.
 
Bruno Volpe

mercoledì 16 ottobre 2019

Come decadde la civiltà cristiana /3

1) Pseudo-Riforma e Rinascimento.
Dopo aver descritto la decadenza del medioevo, occorre parlare delle successive tappe del processo rivoluzionario.
Questo nuovo stato d'animo conteneva un desiderio possente, sebbene più o meno inconfessato, di un ordine di cose fondamentalmente diverso da quello che era giunto al suo apogeo nei secoli XII e XIII. Anche nell'Umanesimo e nel Rinascimento troviamo perciò l'ostilità al soprannaturale e al Magistero della Chiesa, così come all'austerità dei costumi.

"Il tipo umano, ispirato ai moralisti pagani, che quel movimento introdusse come ideale in Europa, e la cultura e la civiltà coerenti con esso, è il precursore dell'uomo avido di guadagni, sensuale, laico e pragmatista dei nostri giorni, della cultura e della civiltà materialistiche in cui ci andiamo immergendo sempre più.

In alcune parti d'Europa, esso si sviluppò senza portare all'apostasia formale. Notevoli resistenze gli si opposero. Ed anche quando si installava nelle anime, non osava chiedere - almeno all'inizio - una rottura formale con la fede.

Ma in altri paesi attaccò apertamente la Chiesa. L'orgoglio e la sensualità, nel cui soddisfacimento consiste il piacere della vita pagana, suscitarono il protestantesimo.
L'orgoglio diede origine allo spirito di dubbio, al libero esame, all'interpretazione naturalistica della Scrittura. Produsse la rivolta contro l'autorità ecclesiastica, espressa in tutte le sette con la negazione del carattere monarchico della Chiesa universale, cioè con la rivolta contro il papato. Alcune, più radicali, negarono anche quella che si potrebbe chiamare l'alta aristocrazia della Chiesa, ossia i Vescovi, suoi prìncipi. Altre ancora negarono lo stesso sacerdozio gerarchico, riducendolo ad una semplice delegazione del popolo, unico vero detentore del potere sacerdotale.
Sul piano morale, il trionfo della sensualità nel protestantesimo si affermò con la soppressione del celibato ecclesiastico e con l'introduzione del divorzio". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5B)


2) Rivoluzione Francese

Questa tendenza ugualitaria, che si era già manifestata in materia religiosa, passò anche nel campo politico.

"Allo scopo di evitare qualsiasi equivoco, conviene sottolineare che questa esposizione non contiene l'affermazione che la repubblica sia un regime politico necessariamente rivoluzionario. Leone XIII ha messo in chiaro, parlando delle diverse forme di governo, che 'ognuna di esse è buona, purché sappia procedere rettamente verso il suo fine, ossia verso il bene comune, per il quale 'autorità sociale è costituita'. (Enciclica Au milieu des sollicitudes, del 16.2.1892)
Qualifichiamo come rivoluzionaria, questo sì, l'ostilità professata, per principio, contro la  monarchia e contro l'aristocrazia, come se fossero forme essenzialmente incompatibili con la dignità umana e l'ordine normale delle cose.
E' l'errore condannato da S. Pio X nella lettera apostolica Notre Charge Apostolique, del 25 agosto 1910". ("RCR" del prof. Plinio Correa de Oliveira, Parte I, cap. III, 5E)
Una prima manifestazione di egualitarismo politico, fu la Rivoluzione Inglese, che decapitò Carlo I, proclamò la repubblica in Inghilterra, ed abolì virtualmente i titoli di nobiltà. Precisamente fu la setta di Cromwell, i Puritani, la quale non ammetteva disuguaglianze religiose, che, coerentemente, insorse anche contro le disuguaglianze civili. Perché se qualcuno odia le disuguaglianze a causa dell'orgoglio, questi è disturbato sia dalla disuguaglianza religiosa quanto da quella civile, e finisce con scagliarsi contro ambedue. Questa Rivoluzione suscitò una reazione dopo la morte di Oliver Cromwell. Suo figlio Richard rimase al governo molto poco tempo, e subito dopo ebbe luogo il ristabilimento della monarchia con Carlo II.

La continuità del processo rivoluzionario

Ma questa tendenza rivoluzionaria esplose sopratutto in Francia, paese che era stato fortemente lavorato dal protestantesimo.

Nel secolo XVI, una gran parte della Francia divenne protestante, e se non fosse stato per l'ausilio di Federico II, Re di Spagna, e l'influenza dei Papi, lo sarebbe divenuta interamente. La Rivoluzione continuò ad avere un carattere religioso, e diede vita al Giansenismo, una forma travestita di Protestantesimo. Il Giansenismo produsse un progressivo raffreddamento religioso, che culminò nello scetticismo, ossia nello spirito di dubbio nei confronti della religione. Coi giansenisti incontriamo i gallicani, che sono cattolici, ma negano l'autorità del Papa sulla Chiesa di Francia.
Il naturalismo rinascimentale si sviluppò, e divenne Deismo, ossia accettazione vaga di un Dio impersonale. Il Deismo genera una mentalità atea che si esprime nella corrente culturale detta dell'enciclopedismo, che elaborò la dottrina della completa uguaglianza civile.

Uno studio attento dell'Assolutismo monarchico, dimostra che la politica dei monarchi assoluti, in tutto quel che non pregiudicava la loro autorità, era segnata dallo spirito ugualitario. La riduzione dei privilegi del clero e della nobiltà, fatta in modo progressivo dai Re assoluti, andava nella direzione di un'equiparazione politica di tutti i cittadini, sotto il potere dello Stato. I favoritismi continui dei Re, nei confronti della parte più attiva e sviluppata della plebe, cioè della borghesia, contribuì ancor più ad una situazione di uguaglianza politica.
La corruzione dei costumi, che era cresciuta dalla fine del medioevo, raggiunse nel 1700 un grado inimmaginabile.
La Rivoluzione Francese, continuatrice del Rinascimento e del Protestantesimo

La Francia, imbevuta degli elementi che nei paesi nordici avevano prodotto il protestantesimo, si preparava, attraverso l'enciclopedismo e l'assolutismo, ad una convulsione profonda, che altro non sarebbe stata se non la proiezione, nella sfera religiosa, filosofica, politica, sociale ed economica, dei principi protestanti.
Alla fine del secolo XVIII il protestantesimo era consumato, minato al suo interno dai progressi crescenti del dubbio e dello scetticismo, stancato ed invecchiato, mancava di forza di espansione. Umanesimo e Rinascimento erano sorti da molto tempo. Ma ciò che questi 3 movimenti avevano di più dinamico e fondamentale, ossia lo spirito che li aveva suscitati, sopravviveva ed era più forte che mai. Questo spirito doveva lanciare la Francia, e poi l'intera Europa, in un cataclisma liberale e ugualitario.

La Rivoluzione Francese fu notevolmente segnata dallo spirito protestante; la Chiesa Costituzionale da lei organizzata, altro non era se non uno strumento mal nascosto per impiantare in Francia un vero protestantesimo. Lo spirito ugualitario, anti-monarchico ed anti-aristocratico della Rivoluzione Francese è la proiezione, nella sfera civile, della tendenza ugualitaria che portò il protestantesimo a rifiutare gli elementi aristocratico e monarchico della gerarchia ecclesiastica.
Il fermento comunista che lavorava all'estrema sinistra di questa Rivoluzione, e che finì per esplicitarsi in movimenti come quello di Babeuf, non era se non la copia laica dei movimenti pre-comunisti, come quello dei Fratelli Moravi, che brulicavano in quella che si potrebbe chiamare la estrema sinistra protestante.
 
La completa laicizzazione dello Stato, la continua evocazione dei modelli del paganesimo classico, mostrano nella Rivoluzione Francese gli effetti dell'Umanesimo, del Rinascimento e dell'Enciclopedismo.



venerdì 4 ottobre 2019

Lutero e la famiglia cristiana

QUI
Articolo originale di Lazzaro M. Celli pubblicato su «Il Settimanale di Padre Pio» n. 37 del 30 settembre 2018.
 
Riadattato da Isidoro D’Anna in un italiano più scorrevole.



 




venerdì 27 settembre 2019

Corpo mistico dell'Anticristo

 
Il Venerabile Arcivescovo Fulton Sheen scrisse nel 1948:
 
Il falso profeta avrà una religione senza croce.
Una religione senza un mondo che verrà.
Una religione per distruggere le religioni.
Sarà una chiesa falsa.
La Chiesa di Dio (la Chiesa Cattolica) è Una, mentre il falso profeta ne creerà un’altra.
La chiesa falsa sarà mondana, ecumenica e globale.
Sarà una federazione vaga di chiese e le religioni formeranno una specie di associazione globale, un parlamento mondiale di chiese. Sarà vuota di tutto il contenuto divino e sarà il corpo mistico dell’Anticristo.
Il corpo mistico di Cristo sulla terra avrà il suo Giuda Iscariota e sarà il falso profeta.
Satana lo arruolerà fra i VESCOVI CATTOLICI.”

giovedì 6 giugno 2019

La lavanda dei piedi

Anche se il “tempo” in cui riviviamo questa pagina di Vangelo è trascorsa, ci farà bene riflettere sopra e ragionare con serenità sull’insegnamento magisteriale e patristico. In questi ultimi cinque anni si è data vita ad una nuova “tradizione” della “lavanda dei piedi“. Nella Tradizione di sempre, come conclusione della Messa – in Coena Domini – c’era (e c’è) la reposizione di Gesù-Ostia-Santa nei cosiddetti “Sepolcri”, organizzati e preparati negli Altari della “Reposizione”, a significare il triste tempo in cui si entra: quello dell’arresto di Gesù, una notte di processi farsa, vituperio, oltraggi alla Sua Persona. Alle ore 12,00 del Venerdì Santo Gesù viene “portato via” da questi Altari, viene “nascosto” per così dire, si segue tutta la Passio, gli ultimi interrogatori di Pilato ed infine la condanna, la Via Crucis e la Crocifissione, con l’adorazione della Croce da parte della Chiesa, con i Fedeli.
 
Orbene, nella nuova “tradizione” avviata da papa Francesco la prima parte qui descritta: la reposizione di Gesù-Ostia-Santa con la conseguente adorazione, anche notturna, è finita, non c’è più, per lui. La Messa in Coena Domini (della Cena del Signore) è stata trasformata nella messa della “lavanda dei piedi”, e l’ adorazione a Gesù portato nell’Altare della Reposizione, questo Papa non la fa più. Papa Francesco saluta i fedeli come se nulla fosse, mentre prima i Papi, terminata la sacra funzione si ritiravano in silenzio proprio per lasciare spazio e tempo all’Unico e vero Protagonista, da quel momento fatto oggetto di un processo montato ad arte per condannarlo a morte.
Per capire cosa abbia in mente papa Francesco bisogna risalire indietro nel tempo. Non che abbia mai rilasciato una catechesi o una lectio sulla “sua lavanda dei piedi”, ma i tanti gesti che l’hanno caratterizzata da quando era arcivescovo di Buenos Aires, fanno capire bene, purtroppo, che per lui Gesù è più PRESENTE e vivo nei “poveri o emarginati, gli scartati” che non nell’Eucaristia. Ci crede nella Presenza reale, ma..... però.....
 
Chi ha fatto il bagno non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro. Voi siete puri ma non tutti” (Gv.13,1-11)
Con queste parole di Gesù – il rito della lavanda dei piedi – entra all’interno dei fatti accaduti in quel “Giovedì Santo” ricordati nella Tradizione viva della Chiesa, i cui pilastri teologici e dottrinali sono due: l’istituzione dell’Eucaristia e l’istituzione del Sacerdozio (il Sacramento dell’Ordine Sacro). Per comprendere la reazione di Pietro che rifiuta in un primo momento di farsi lavare i piedi, occorre capire che questo era un gesto vietato persino ai servi ebrei nei confronti dei loro padroni, essendo considerato troppo umiliante e quindi da riservare agli schiavi stranieri, cioè lavare loro i piedi.
Ebbene, a cosa allude Cristo attraverso questa distinzione che ha un evidente valore simbolico? Molti Padri della Chiesa hanno distinto tra il “bagno” del battesimo e la “lavanda” dei peccati successivamente commessi durante l’esistenza cristiana, attraverso la penitenza-riconciliazione-confessione delle colpe (vedi Matteo 16,19; 18,18; Giovanni 20,23).
 
Infatti i Padri mettono anche in risalto che Gesù, con la lavanda dei piedi, ha voluto rappresentare simbolicamente la sua donazione sacrificale per la redenzione-salvezza dell’umanità nell’umiliazione della morte in croce, insita in un potere straordinario e divino ora trasmesso AGLI APOSTOLI nell’Ultima Cena con l’Istituzione del loro sacerdozio e dell’Eucaristia, con il potere di rimettere i peccati. Non per nulla dice a Pietro che, qualora egli rifiuti questo dono, «non avrà parte con lui» nel regno futuro.
Pietro aveva equivocato e ritenuto che Gesù volesse introdurre un nuovo rituale di purificazione. È per questo che Cristo ribadisce riproponendo il senso profondo di quell’atto: il lavacro battesimale completo ha sempre bisogno dell’atto della donazione estrema di Cristo nella sua morte redentrice, raffigurato proprio nel gesto di umiliazione della lavanda dei piedi. La redenzione, come la stessa remissione dei peccati, passa dal Cristo, per questo “Il più grande tra voi sia vostro servo…”(Mt.23,11)
 
Nel gesto della lavanda dei piedi, quindi, caratteristica dell’ospitalità nel mondo antico, un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre che veniva effettuata con un catino apposito e con un “lention” (asciugatoio) posti al di fuori della zona dove ci si riuniva per mangiare, diventa ora segno e simbolo del vero servizio nella Chiesa. Per gli Apostoli è il servizio liturgico e sacramentale. Spiega Benedetto XVI:
  • “La richiesta di fare ciò che ha fatto Gesù non è un’appendice morale al mistero o addirittura qualcosa di contrastante con esso….. Questa dinamica essenziale del dono, ….. appare in modo particolarmente chiaro nella parola di Gesù: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre» (Gv 14,12)… La novità può derivare soltanto dal dono della comunione con Cristo, del vivere in Lui. (..) solo se ci lasciamo ripetutamente lavare, «rendere puri» dal Signore stesso, possiamo imparare a fare insieme con Lui ciò che Egli ha fatto.cliccare qui.
Fin dai Padri della Chiesa e dalle loro spiegazioni, questo gesto della lavanda dei piedi ha così diversi significati inscindibili fra loro:
  1. il primo è il senso salvifico all’interno della Chiesa, è Gesù che salva e si sacrifica per noi (istituzione dell’Eucaristia), per i suoi stessi Apostoli: “se non ti lavo”, ossia se non ti lasci purificare da me, non potrai aver parte di Me;
  2. il secondo senso è battesimale (Gv.17,14-17) “Sapete ciò che vi ho fatto?” domanda loro Gesù e che spiega poi il gesto, invitando i Suoi a fare altrettanto fra di loro, FRA I BATTEZZATI esprimendo il concetto della conversione nell’umiltà, con un gesto di umiltà: “non solo per questi ma anche per quelli che sulla loro parola crederanno in me”. Nei testi dei Padri si pone in parallelo la lavanda con il battesimo, considerandola la “illuminazione” degli apostoli. Il battesimo, come morte dell’uomo vecchio e resurrezione dell’uomo nuovo, è la condizione essenziale per poter partecipare all’Eucaristia. Così Gesù lava i piedi ai discepoli “per avere parte con Lui”. Sono pronti, cioè, a mangiare la Pasqua nuova.
  3. il terzo senso è emulativo, di conversione, è importante perché i discepoli possano aver parte con Lui e questa azione li libera dal peccato, li rende puri. Per i Padri della Chiesa, la santa lavanda non è intesa a “lavare le macchie del corpo, ma a santificare misticamente l’anima”, per questo è sempre stata pensata all’interno del collegio apostolico. I Vescovi lavavano i piedi dei propri sacerdoti (il presbiterio), da loro consacrati e associati al ministero nella propria diocesi; nei monasteri gli Abati lavavano i piedi agli umili frati…
Il significato è chiaro. Il Re è venuto per servire e non per essere servito. Pietro non accetta lo “scandalo” della lavanda dei piedi, come in precedenza, proprio subito dopo che Gesù lo aveva eletto “pietra di fondazione della Chiesa”, non aveva accettato lo scandalo della croce. In quella occasione Pietro aveva chiamato in disparte Gesù per rimproverarlo per quel discorso da “fallito”, da “vinto”. Ma Gesù, per tutta risposta, davanti a tutti lo scaccia come “satana” perché non ragiona secondo Dio ma secondo gli uomini. Dopo quella brutta figura, la reazione di Pietro al gesto sconvolgente di Gesù è meno “aggressiva” e più remissiva. Anzi quando gli dice: “Se non ti laverò, non avrai parte con me” Pietro non oppone altra resistenza, anzi chiede addirittura che gli venga fatto il bagno… (1) E’ solo in questo contesto che si avvia, nella vera Tradizione della Chiesa, questo rito della lavanda dei piedi, DENTRO IL COLLEGIO APOSTOLICO.
 
E così siamo arrivati al dicembre 2014 quando, Papa Francesco, dispose la modifica delle regole che disciplinano liturgicamente il tradizionale rito della “lavanda dei piedi”, nella messa “in Coena Domini” del Giovedì Santo, prevedendo che per ricevere la lavanda dei piedi – che ricorda il gesto fatto da Gesù la sera dell’Ultima Cena con gli apostoli – non debbano più essere scelti solo maschi, ma anche le donne… Anche il numero, quindi, non dovrà essere più obbligatoriamente di 12, ma “un gruppetto”.
 
Lasciando perdere per un momento la questione delle “donne” che è pura ideologia, altrettanto ideologia è che poi, papa Francesco, vi abbia aggiunto anche i non battezzati, coloro che non sono solo semplicemente al di fuori della Chiesa, ma che probabilmente non hanno neppure alcuna intenzione di aderirvi, perché magari musulmani!! Ora è onesto anche dire che fu sempre quello “spiritello” del Concilio ad avanzare aperture e stranezze in campo liturgico! Bergoglio non sta facendo altro che attualizzarle perché “altri” glielo hanno permesso di fare!
 
Spiegava così Benedetto XVI:
  • “Teniamo innanzitutto presente che la lavanda dei piedi – come abbiamo visto – non è un sacramento particolare, ma significa la totalità del servizio salvifico di Gesù: il sacramentum del suo amore, nel quale Egli ci immerge nella fede e che è il vero lavacro di purificazione per l’uomo. Ma in questo contesto la lavanda dei piedi acquista, tuttavia, al di là del suo simbolismo essenziale ancora un significato più concreto, che rimanda alla prassi della vita della Chiesa primitiva. Di che cosa si tratta? Il «bagno completo» presupposto non può riferirsi che al battesimo, col quale l’uomo una volta per tutte è immerso in Cristo e riceve la sua nuova identità dell’essere in Cristo.” (vedi qui)
In conclusione: cosa dovrebbe fare papa Francesco? e perché avrebbe sbagliato a cambiare la tradizione?
 
Prima di tutto perchè il senso di Bergoglio è molto ideologico, prima l’apertura alle donne (che c’entrano nel collegio apostolico? Gesù non lavò i piedi alla Madre! forse che la Madre non prese parte di Lui alla gloria eterna?); secondo perché è più facile lavare i piedi ad un carcerato, ad un musulmano (con tanto di fotografi e telecamere piazzate) che non – per esempio – umilmente inginocchiarsi per lavarli al cardinale Rayomond Leo Burke…
 
Papa Francesco dovrebbe riprendere la Tradizione e lavare i piedi ai sacerdoti, ai vescovi e cardinali da lui trattati male durante l’anno, dovrebbe lavare i piedi a Padre Stefano Maria Manelli… e ribadire in tal senso il concetto dell’autentico umile servizio a cui allude il Cristo nei fatti riportati dai Vangeli.
 
Infine dovrebbe riportare al  centro – nella Messa del Giovedì Santo – l’EUCARISTIA, i Santi Sepolcri, l’Adorazione al termine della Messa in Coena Domini, che non è la “messa della lavanda dei piedi”
Laudetur Jesus Christus
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